«59. I compositori si accingano alla nuova opera con l’impegno di continuare quella tradizione musicale che ha donato alla Chiesa un vero patrimonio per il culto divino. Studino le opere del passato, i loro generi e le loro caratteristiche, ma considerino attentamente anche le nuove leggi e le nuove esigenze della sacra Liturgia, così che "le nuove forme risultino come uno sviluppo organico di quelle già esistenti", e le nuove opere formino una nuova parte del patrimonio musicale della Chiesa, non indegne di stare a fianco del patrimonio del passato.»
Due dei problemi principali nell'ambito della musica sacra che si sono posti innanzi alla Congregazione dei Riti dopo la riforma liturgica, sono stati l'utilizzo delle lingue volgari e la composizione di nuove melodie che accompagnassero i nuovi testi, giacché prima (a parte i canti popolari) tutto era scritto in lingua latina. Nel Concilio, infatti, è stato concesso più spazio alle lingue vernacolari; molti, però, hanno interpretato questo come il ripudio del latino, che di fatto in quasi tutte le realtà è stato letteralmente debellato come si fa con una malattia infestante. Se leggiamo quello che la Costituzione conciliare per la Sacra Liturgia prevedeva ci si rende conto che non è affatto così:«36. L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini.
Dato però che, sia nella messa che nell'amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l'uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia, specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le norme fissate per i singoli casi.»
Costituzione Sacrosanctum Concilium
«Curino i pastori d’anime che, oltre che in lingua volgare, "i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti che loro spettano dell’Ordinario della Messa.
Là dove è stato introdotto l’uso della lingua volgare nella celebrazione della Messa, gli Ordinari del luogo giudichino dell’opportunità di conservare una o più Messe in lingua latina, specialmente in canto, in alcune chiese, soprattutto delle grandi città, ove più numerosi vengono a trovarsi fedeli di diverse lingue".»
Se da una parte il latino non va abbandonato, dall'altra l'introduzione della lingua vernacolare richiede un'adeguata traduzione dei testi originali; il compito non è facile, poiché i nuovi testi devono essere fedeli al testo latino e nel contempo, per i testi destinati alla musica liturgica, adatti al canto. Finché ci si limita, per così dire, alla traduzione dei testi il problema appare abbastanza superabile, anche se, a dire la verità, molti dei canti che si sentono oggi in vare chiese d'Italia non hanno nulla né del testo sacro né della traduzione dell'originale latino. Ma quando ci si rivolge alla composizione di nuove melodie per i nuovi testi il problema si rende evidente in tutta la sua complessità. Si tratta infatti di fare in modo che le nuove musiche siano degne della liturgia, espressioni di vera arte destinate ad essere elevate a Nostro Signore.
Che cosa sia l'arte, la bellezza e la bontà delle forme, al giorno d'oggi è diventata una mera opinione, in accordo con la mentalità relativista che attanaglia tutti i campi della vita dell'uomo post-moderno; e, d'altra parte, è facile rendersi conto (basta fare quattro passi a Venezia durante la biennale) che il concetto d'arte ha valicato il confine del comune buonsenso e della decenza, se c'è chi si ostina a chiamare "opera d'arte" anche gli escrementi umani o cose ben peggiori. E' chiaro che il pericolo di questo aberrante metro di giudizio artistico si pone anche per la musica sacra e per le altre forme d'arte sacra, così come è chiaro che in tutti i modi bisogna evitare di far entrare in chiesa forme d'espressione offensive e volgari, anche contro un intero mondo che le propina a tutti come bellezza. Per questo è necessario additare un modello, uno stilema, al quale tutti i compositori e gli esecutori di musica sacra devono attingere e sottomettersi. Tale modello, lo ha più volte ribadito dal magistero, è sempre il canto gregoriano, come indicava papa San Pio X e riprendenva il beato papa Giovanni Paolo II. La vera musica sacra non può prescindere dalla Tradizione della Chiesa, e quindi dal gregoriano: deve imitarlo, rispettarlo ed attenersene. Per questo leggiamo nella Musicam Sacram:
«56. Tra le melodie da prepararsi per i testi in volgare, hanno particolare importanza quelle proprie del sacerdote celebrante e dei ministri, sia che le debbano cantare da soli o insieme all’assemblea o in dialogo con essa. Nel comporle, i musicisti vedano se le melodie tradizionali della liturgia latina, usate a questo scopo, possano suggerire delle melodie anche per i testi in lingua volgare.
60. Le nuove melodie per i testi in lingua volgare hanno certamente bisogno di un periodo di esperienza per poter raggiungere sufficiente maturità e perfezione. Tuttavia si deve evitare che, anche soltanto con il pretesto di compiere degli esperimenti, si facciano nelle chiese tentativi che disdicano alla santità del luogo, alla dignità dell’azione liturgica e alla pietà dei fedeli.»
«63. Nel permettere l’uso degli strumenti musicali e nella loro utilizzazione si deve tener conto dell’indole e delle tradizioni dei singoli popoli. Tuttavia gli strumenti che, secondo il giudizio e l’uso comune, sono propri della musica profana, siano tenuti completamente al di fuori di ogni azione liturgica e dai pii e sacri esercizi. Tutti gli strumenti musicali, ammessi al culto divino, si usino in modo da rispondere alle esigenze dell’azione sacra e servire al decoro del culto divino e alla edificazione dei fedeli.»
Anche nel caso degli strumenti utilizzati durante la Messa è facile sentirsi obiettare che "costano troppo", oppure che "non ci sono persone in grado di suonarli"; ma, come nel caso del latino, è un problema a cui si può porre rimedio senza dover eliminare l'organo, magari finanziando parzialmente gli studi musicali dei ragazzi con un piccolo incentivo economico per il servizio liturgico che svolgono. E, anche nella difficoltà più seria, è opportuno chiedersi: non è meglio una musica non accompagnata da strumenti, piuttosto che una liturgia inquinata da musiche profane e di dubbio valore artistico? Sarebbe come se, a causa della scarsità di minestra nel piatto dei figli, la madre la allungasse con dell'acqua; anche se così pare di mangiare di più, tuttavia a quel pasto non si è aggiunto nulla di sostanzioso. Anzi, in questo modo si corre anche il rischio di far perdere completamente il gusto di quella poca minestra che c'era prima, con il risultato che, magari, i figli non vorranno nemmeno più mangiarla quella minestra. D'altra parte l'istruzione dice:«67. È indispensabile che gli organisti e gli altri musicisti, oltre a possedere un’adeguata perizia nell’usare il loro strumento, conoscano e penetrino intimamente lo spirito della sacra liturgia in modo che, anche dovendo improvvisare, assicurino il decoro della sacra celebrazione, secondo la vera natura delle sue varie parti, e favoriscano la partecipazione dei fedeli.»
Quindi non è solo necessario, ma addirittura indispensabile che i musicisti di chiesa conoscano bene la musica e sappiano usare bene lo strumento, cosa che non si può certo improvvisare, ma si raggiunge soltanto con l'applicazione e lo studio metodologico. E conoscano altrettanto bene la liturgia; a questo dovranno sempre essere i pastori d'anime ad introdurli, nello spirito delle parole citate in apertura: «Studino le opere del passato, i loro generi e le loro caratteristiche, ma considerino attentamente anche le nuove leggi e le nuove esigenze della sacra Liturgia, così che "le nuove forme risultino come uno sviluppo organico di quelle già esistenti"».Di seguito i collegamenti ai documenti utilizzati per questo articolo:
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