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martedì 5 giugno 2012

Verità su Pio XII

Riporto un articolo apparso sabato tra le "Ultimissime" del sito UCCR online, a proposito di alcuni luoghi comuni su Pio XII e la Chiesa che, malgrado possano essere sfatati da una semplice ricerca storica, sono difficili da togliere dagli argomenti dell'anticlericalismo. Questo articolo ha il pregio di riportare con cura le fonti a sostegno di tutte le tesi sostenute, cosa che difficilmente fanno coloro che lanciano certe accuse ingiuste ed infamanti, né potrebbero farlo, poiché altrimenti verrebbe alla luce la verità, che li sbugiarderebbe. Vi lascio alla lettura.

Luoghi comuni su Chiesa e nazismo
Di Mattia Ferrari

La simpatia della Chiesa verso il nazismo è una delle più deboli leggende nere, ma anche una tra le più diffuse e persistenti. Su questo argomento sono sorti tanti luoghi comuni divenuti spesso cavalli di battaglia per gli anticlericali che sogliono paragonare il cattolicesimo al partito nazionalsocialista. Si sostiene, per esempio, che il Vaticano avrebbe mandato al potere i nazisti, persuadendo il Partito del Centro a votare per Hitler in cambio della promessa di un Concordato, per poi abbandonare il partito una volta che questo fu stipulato. Nella realtà, la prospettiva di un concordato non ebbe alcuna parte nei negoziati tra il Centro e Hitler in vista della votazione del decreto dei pieni poteri e il partito cattolico non si sciolse per via delle pressioni vaticane (lo stesso Pacelli apprenderà dell’autoscioglimento dai giornali), ma per via delle minacce che già avevano colpito tutte le forze politiche.

Inoltre, il Concordato venne stipulato non per ricavare vantaggi, nonostante molti continuino a ripeterlo, ma per difendersi dai nazisti. La gerarchia ecclesiastica era ben consapevole della loro inaffidabilità tanto che il cardinale Faulhaber affermò: “con il Concordato siamo impiccati, senza il Concordato saremmo impiccati, torturati e squartati” (M. Burleigh, In nome di Dio Bergamo 2007 pp. 203-207).

Un’altra bufala riguarda il fatto che Hitler fosse cattolico. Se è vero, infatti, che nei discorsi pubblici ci teneva a presentarsi come il difensore della cristianità contro il bolscevismo, è pur vero che privatamente fu assai critico verso il cristianesimo che considerava una religione ebraica (come documentato nelle “Conversazioni a tavola”) e che tali affermazioni pubbliche erano contraddette dalla sua politica ecclesiastica. Infatti, durante tutto il periodo del Terzo Reich entrambe le Chiese furono perseguitate e, come rileva lo storico Sergio Romano, “se avesse vinto la guerra, Hitler avrebbe trattato le Chiese cristiane come stati sconfitti”. Gli abitanti della Germania erano per la maggior parte cristiani (formalmente), ma molti alti gerarchi nazisti (tra cui Hitler stesso) erano fieri avversari del cristianesimo come Martin Bormann, Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg, Baldur von Schirach e si proponevano d’eliminarlo. Il moto dell’esercito tedesco “Gott mis uns” (“Dio è con noi”), era già presente fin dai tempi degli imperatori tedeschi e il regime nazista scelse di tenerlo per non accentuare i dubbi già presenti della classe degli ufficiali tedeschi verso il regime.

Non vi fu, inoltre, alcuna alleanza tra i papi e il nazismo per un fronte comune contro il comunismo, anzi durante la guerra la Santa Sede si rifiutò di benedire l’attacco tedesco alla Russia, sia per via del suo atteggiamento improntato alla neutralità, sia perché entrambe le dittature erano anticristiane come spiegò monsignor Domenico Tardini (allora segretario di Stato vaticano) in un colloquio con l’ambasciatore italiano Bernardo Attolico: «[Il comunismo] È il peggiore nemico della Chiesa. Ma non è l’unico. Il nazismo ha fatto, e sta facendo, una vera e propria guerra alla Chiesa» (A. Tornielli. Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro, Milano 2007 pp. 359-360). Per contrastare l’idea di questa supposta alleanza basterebbe far presente la lettera circolare di Herman Goring intitolata “Decreto sul cattolicesimo politico nella quale ordinava a tutte le autorità politiche e giudiziarie di procedere contro ogni tentativo dei cattolici d’immischiarsi negli affari dello stato o l’idea accarezzata da Hitler di far prigioniero il papa documentata da una nota del diario di Goebbels del luglio del ’43 (M. Phayer, Il papa e il diavolo, Roma 2008 p. 121).

Una “prova” che i critici del papato portano a sostegno del filonazismo di Pio XII è il presunto aiuto del Vaticano alla fuga di alcuni nazisti (spesso negando o minimizzando l’apporto dato dal papa alla fuga o al nascondiglio di ebrei e partigiani durante la guerra). È noto infatti, che il vescovo Alois Hudal aiutò a far fuggire molti gerarchi, ma non vi è unanimità sugli studiosi, se egli agisse per conto proprio o sull’assenso della Santa Sede. Un indizio che agisse per sua iniziativa sta nel fatto che il vescovo austriaco era malvisto negli ambienti vaticani tanto che nelle sue memorie Hudal si lamentò dell‘ostilità subita da Pio XII e da Montini e attaccò il rifiuto delle gerarchie ecclesiastiche a formare un’alleanza con la Germania per fermare il “comunismo ateo”. All’epoca poi, il papa autorizzò il gesuita americano Edmund Walsh a presentare un dossier al Tribunale dei Crimini di guerra a Norimberga in cui si documentavano i crimini e le atrocità dei nazisti (David G. Dalin, “La storia come calunnia. Daniel Goldhagen diffama la Chiesa Cattolica”).

Il fatto che Pio XII non avesse denunciato pubblicamente durante la guerra le atrocità naziste non implica in alcun modo una qualche simpatia per il regime tedesco perché il papa durante la guerra non denunciò pubblicamente neppure le atrocità di Stalin, preferendo agire di nascosto per aiutare le vittime dei totalitarismi e scegliendo di scomunicare i comunisti solo quattro anni dopo la fine del conflitto ossia quando i nazisti non potevano più sfruttare la sua condanna anticomunista a scopo di propaganda. Al contrario, l’antipatia di Achille Ratti e di Pacelli nei confronti del regime tedesco e della sua ideologia è ben nota e documentata, ma poco importa ai calunniatori della Chiesa che alla storia preferiscono la propaganda.

Mattia Ferrari


Fonte: uccronline.it

giovedì 15 dicembre 2011

Nuove prove a difesa di Pio XII

Continuano ad affiorare nuove prove a favore dell'impegno del venerabile papa Pio XII a beneficio anche degli ebrei di Roma durante le persecuzioni naziste degli anni '30 e '40. Subito dopo la sua morte papa Pacelli era acclamato come papa della speranza e defensor civitatis; il popolo dei fedeli lo amava. A partire dal 1963, con la rappresentazione del dramma teatrale del tedesco Rolf Hochhuth "Il Vicario", cominciò a dilagare una crescente disinformazione, diffusa non senza la regia del governo comunista sovietico; come si lesse su Repubblica del 29 marzo 2007, a firma di Marco Ansaldo: «La campagna di disinformazione, nome in codice “Posizione 12”, era stata approvata da Nikita Krusciov con l’intento di screditare moralmente il Papa, facendolo apparire come un gelido simpatizzante dei nazisti e un silenzioso testimone dell’Olocausto. L’apice dell’azione di propaganda sarebbe stata, secondo Pacepa, la rappresentazione nel 1963 della celebre opera teatrale “Il Vicario”, scritta dal drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth, che demolì la figura di Pacelli, e da cui il regista Costa-Gavras avrebbe tratto nel 2002 il suo film “Amen”». Tale campagna diffamatoria poté diffondersi sfruttando anche alla grande discrezione di Pio XII, il quale agiva nel nascondimento, senza voler essere pubblicamente riconosciuto: in parte per salvaguardare le vite delle persone che aiutava e dei moltissimi vescovi, sacerdoti e suore che, sotto i suoi ordini, agivano contro la persecuzione; in parte per la sua grandissima umiltà e per imitazione di Nostro Signore, che agiva anch'Egli quasi di nascosto operando il bene. L'ultima prova a favore del pontefice romano viene dall'ebreo americano Gary Krupp, di cui ha parlato qualche giorno fa il sito uccronline.it; riporto di seguito l'articolo ivi comparso:

Continua la difesa di Pio XII da parte degli ebrei: trovato nuovo documento
Di Davide Galati su uccronline.it

Gary Krupp, un ebreo americano, è venuto in possesso della lettera di una donna ebrea la cui famiglia si salvo grazie all’intervento diretto del Vaticano. «E’ una lettera insolita, scritta da una donna che vive oggi nel nord dell’Italia e che dice che lei, con sua madre, suo zio e pochi altri parenti era a un’udienza con Pio XII nel 1947», ha dichiarato. Vicino al Papa, durante l’incontro c’era anche monsignor Giovanni Montini, il futuro Papa Paolo VI. Suo zio -ha spiegato Krupp- fissando il Papa disse: “Voi eravate vestito come un Francescano”, poi rivolgendosi a Montini: “e voi come un sacerdote. Mi avete portato fuori dal Ghetto fino in Vaticano”. Montini ha risposto subito: “Silenzio, non dite mai nulla di questa storia”.

Krupp ha parlato di questo documento riconoscendone l’autenticità, innanzitutto per la fonte e poi perché in linea con la personalità di Pio XII, il quale desiderava accertarsi delle cose con i propri occhi, infatti era solito girare in macchina per le zone bombardate di Roma. Secondo Krupp è quindi estremamente credibile che sia entrato nel ghetto per vedere di persona cosa vi accadeva. Gary Krupp e sua moglie Meredith, entrambi ebrei, hanno fondato nel 2002 la fondazione “Pave the Way” per “identificare ed eliminare gli ostacoli non teologici tra le religioni”. Nel 2006 iniziò a studiare la figura di Papa Pio XII e il suo atteggiamento durante la seconda guerra mondiale. «Noi siamo ebrei. Siamo cresciuti odiando il nome di Pio XII», dice. «Credevamo fosse un antisemita e un collaboratore dei Nazisti. Credevamo tutto quello che era stato affermato su di lui». Ma quando ha iniziato a studiare i documenti dell’epoca è rimasto estremamente sorpreso e «la sorpresa si tramutò in rabbia perchè mi era stato mentito», ha affermato.

Oggi Krupp, e come lui il rabbino David G. Dalin e tanti altri, concorda fermamente con le conclusioni di Pinchas Lapide, storico ebreo e diplomatico Israeliano che disse che le azioni dirette di Papa Pio XII e del Vaticano salvarono circa 897.000 ebrei durante la guerra. “Pave the Way” ha raccolto oltre 46.000 pagine di documenti storici che lo provano e sul proprio sito web pubblica numerose interviste di testimoni oculari e storici. «Credo che sia una responsabilità morale, questo non ha nulla a che vedere con la Chiesa Cattolica», ha dichiarato, «riguarda solo la responsabilità ebraica di riconoscere un uomo che ha agito per salvare un’enorme numero di ebrei in tutto il mondo mentre era circondato da forze ostili, spiate e sotto minaccia di morte». Krupp ha spiegato che Pio XII usò la rete globale di ambasciate della Santa Sede per aiutare gli ebrei a fuggire dall’Europa occupata. In un caso il Vaticano chiese, segretamente, alla repubblica Dominicana i visti (800 in una volta) per aiutare la fuga degli ebrei. Con questa sola iniziativa si stima che abbia salvato oltre 11.000 ebrei tra il 1939 e il 1945. Inoltre i conventi e i monasteri di Roma (territorio neutrale durante la Guerra) furono usati come nascondigli per gli ebrei.

Dopo la sua elezione al soglio pontificio nel 1939, A. W. Klieforth, il console generale americano a Colonia, inviò un telegramma segreto al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti illustrando i sentimenti di Papa Pio XII nei confronti del Nazismo in Germania. Krupp descrive la reputazione del Papa come luminosa e intatta fino a quando, nel 1963, lo scrittore tedesco Rolf Hochhuth scrisse la sua commedia “Il Vicario”. Egli ritrasse Papa Pio come un ipocrita che rimase in silenzio riguardo la persecuzione degli ebrei e da lì è nata la leggenda, ripresa da anticlericali e anticattolici. Il sito internet di “Pave the Way” porta la testimonianza di un ex ufficiale del KGB, Mihai Pacepa, che sostiene come quello di macchiare la reputazione del Papa fosse un piano sovietico. L’obiettivo dei comunisti sarebbe stato di «screditare il Papa dopo la sua morte, per distruggere la reputazione della Chiesa Cattolica e, più importante per noi, per isolare gli ebrei dai Cattolici. E sono riusciti bene nei loro intenti», ha sostenuto l’ebreo.

Concludendo, ritiene comunque che oggi la diga stia cedendo e ci sia una fondamentale revisione dei fatti che riguardano Papa Pio XII durante il tempo di guerra. Paradossalmente, conclude, ha dichiarato di trovare più resistenza su Pacelli quando parla nelle parrocchie cattoliche piuttosto che nelle sinagoghe ebraiche.

martedì 26 luglio 2011

Comincia ad affiorare la verità su Pio XII

Dopo anni di calunnie ed infamie sulla vita e sul pontificato di papa Pio XII, dall'archivio segreto vaticano stanno riaffiorando i documenti superstiti dell'epoca, e gli studi su di essi compiuti da numerosi storici delle più diverse nazionalità, fanno luce su quella che è stata la vera vicenda del Pastor angelicus. Lo rende noto la «Pave the Way Foundation», associazione fondata dall'ebreo statunitense Gary Krupp, attraverso la testata telematica Zenit.org. Nell'articolo pubblicato ieri, dal titolo "Documenti rivelano che Pio XII salvò 11.000 ebrei romani", si legge infatti:

«Molti hanno criticato Pio XII per essere rimasto in silenzio durante gli arresti e quando i treni lasciarono Roma con 1.007 ebrei che vennero mandati al campo di concentramento di Auschwitz. [...] I critici non riconoscono neanche l'intervento diretto di Pio XII per porre fine agli arresti del 16 ottobre 1943. [...] Nuove scoperte provano che Pio XII agì direttamente dietro le quinte per far terminare gli arresti alle 14.00 dello stesso giorno in cui erano iniziati, ma che non riuscì a fermare il treno dal destino tanto crudele. [...] L'azione diretta di Papa Pio XII salvò la vita di più di 11.400 ebrei.»

L'articolo prosegue spiegando anche l'azione di papa Pacelli per fare in modo che gli istituti religiosi di Roma e di numerose altre città italiane fossero esentati dalle ispezioni degli agenti delle SS; in questo modo, in maniera silenziosa ma efficace, Pio XII riuscì a salvare moltissimi ebrei ed oppositori politici del nazi-fascismo, rifugiati presso conventi di frati e suore o nelle sacrestie delle basiliche romane; alcuni (e questo è già universalmente appurato) furono addirittura arruolati nella guardia palatina, che nei mesi dell'occupazione tedesca di Roma passò da 400 a 4000 unità.
Ma da dove è nata la visione di papa Pio XII come di un papa collaborazionista, addirittura filo-nazista? Di certo non nell'immediato dopoguerra: lo storico della Chiesa e gesuita Peter Gumpel, relatore per la causa di beatificazione di Pio XII, ha ampiamente dimostrato come, negli anni del regime nazista, furono gli stessi ebrei a giudicare più conveniente un atteggiamento di silenzio nelle parole, ma di collaborazione fattiva, proprio quella che attuò papa Pacelli, come riaffiora dagli archivi vaticani. D'altra parte abbiamo la testimonianza diretta di suor Paschalina Lehnert, nel suo libro "Pio XII, il privilegio di servirlo", che racconta dello sconcerto del papa nel venire a conoscenza degli ebrei e cristiani olandesi deportati nei campi di sterminio in seguito al pronunciamento pubblico della comunità cristiana contro il regime nazista. Si legge nel libro della suora tedesca:

«I giornali del mattino vennero recapitati nello studio del Santo Padre, mentre egli era sul punto di recarsi all'udienza. Lesse solo i titoli e divenne pallido come un morto. Tornato dall'udienza, prima ancora di andare nella sala da pranzo, venne in cucina con due grandi fogli scritti molto fitti e disse: "Voglio bruciare questi fogli. È la mia protesta contro la spaventosa persecuzione antiebraica. Stasera sarebbe dovuta comparire sul L'Osservatore Romano. Ma se la lettera dei Vescovi olandesi è costata l'uccisione di quarantamila vite umane, la mia protesta ne costerebbe forse duecentomila. Perciò è meglio non parlare in forma ufficiale e fare in silenzio, come ho fatto finora, tutto ciò che è umanamente possibile per questa gente".»

Quando allora è iniziata questa macchina calunniosa ai danni di Pio XII e di tutta la Chiesa? Un forte impulso è stato dato, nel 1963, dall'opera teatrale scritta da Rolf Hochhuth, dal titolo "Der Stellvertreter", il Vicario. Si tratta di una dura requisitoria ai danni della Chiesa dell'epoca e del papa che la reggeva, accusato di essere filo-nazista e di aver taciuto per complicità lo scandalo dell'olocausto. Ma si tratta di deprecabili calunnie: definire papa Pacelli filo-nazista è antistorico, giacché ancor prima di diventare papa, quale segretario di stato di Pio XI, si era distinto in Europa per le sue pubbliche denunce contro la dottrina dell'idolatria della stirpe. Alla sua elezione sul soglio di Pietro, che avvenne senza che la delegazione del Reich portasse le consuete congratulazioni scritte, il governo tedesco aveva dichiarato di poter riporre ben poche speranze nel nuovo pontefice, il quale fu il maggior contributore dell'enciclica anti-nazista di Pio XI Mit Brennender Sorge. Inoltre, alla richiesta di Benito Mussolini che il Vaticano riconoscesse la repubblica di Salò, fu lo stesso pontefice a volere una risposta di diniego, essendo i patti lateranensi stati sottoscritti con lo stato italiano e non con il duce. Ed aggiungiamo che, dopo l'uscita dell'opera di Hochhuth del '63, lo storico Emilio Pinchas Lapide, autore del saggio Roma e gli ebrei, non proprio accomodante con la Chiesa dell'epoca, riconobbe come dovere di coscienza contraddire le falsità riportate dallo scrittore tedesco.
Tuttavia le tesi a sostegno dell'opera di Pio XII trovarono ben poco spazio in una società fortemente anticlericale come era quella che veniva formandosi in Europa in quegli anni, e che avrebbe raggiunto il culmine di lì a qualche lustro. A pesare su Eugenio Pacelli fu soprattutto, e lo è tutt'oggi, la sua palese e ripetuta avversione nei confronti del comunismo; viene infatti ancor oggi ricordato come "il papa che lanciò la scomunica contro i comunisti". Semplicemente, però, egli aveva vissuto il comunismo in prima persona, quando, da nunzio in Baviera, si trovò a dover fronteggiare a viso aperto i bolscevichi della rivoluzione tedesca; ed aveva assimilato l'insegnamento di quasi mezzo secolo di storia della Chiesa, che indicava come dannose ed anti-cristiane le dottrine marxiste. E' dunque comprensibile come, nel dopoguerra, egli fosse stato etichettato come filo-nazista proprio da quegli intellettuali e politici che, ancora oggi, vanno divulgando che la Resistenza italiana ha avuto un solo colore, il rosso, e che chi non era con i rossi doveva stare necessariamente, secondo loro, dalla parte dei neri.
L'apertura degli archivi vaticani in questi ultimi anni sta invece dando un grande impulso alle ricerche degli storici per ridare dignità alla figura di un così grande pontefice, ingiustamente calunniato. E malgrado l'opera di papa Pacelli sia sempre più indiscutibilmente comprovata dai documenti, ancora oggi molti intellettuali, e purtroppo anche alcuni rappresentanti della comunità ebraica italiana, non accettano la verità, criticandola senza portare prove, mettendola a tacere nei mezzi di stampa o addirittura diffondendo vere e proprie falsità. La speranza è che gli studi dei numerosi storici possa dipanare definitivamente ogni ombra di ingiusta calunnia, per fare in modo che la Chiesa possa procedere senza alcuna remora alla beatificazione, ormai già avviata, di papa Pio XII.

Alcuni approfondimenti:
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