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mercoledì 18 gennaio 2012

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Comincia oggi la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Nei prossimi otto giorni, che ci conducono verso la festa della Conversione di San Paolo Apostolo il 25 gennaio, la Chiesa cattolica ci chiama a pregare, da soli ed insieme ai cristiani che si sono allontanati nei secoli dalla Chiesa cattolica, affinché i cristiani tornino ad essere uniti. Il Signore Gesù Cristo stesso pregava per l'unità del suo Corpo mistico, cioè la Chiesa, proprio prima del compiersi della sua gloriosa Passione: «Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17, 9. 15-23). Nello spirito della sequela di Cristo, dunque, ogni cristiano prega per l'unità della Chiesa.
Durante questo periodo sono molte le iniziative, promosse da Chiese particolari ed associazioni, di preghiera comune fra cristiani cattolici e cristiani di diversa confessione; pregare per l'unità dei cristiani significa amare tutti i fratelli che credono in Cristo dello stesso Amore che il Signore ha dimostrato morendo sulla Croce. E la dimostrazione di questo Amore l'abbiamo pregando per il ritorno di tutti i cristiani verso l'unica Chiesa che Cristo ha fondato e stabilito sul fondamento degli apostoli, sotto la guida del Papa, ossia la Santa Chiesa cattolica.
Con l'espressione "Unità dei cristiani" spesso dimentichiamo che, ancor prima dei cristiani delle confessioni diverse dall'unica e vera confessione cattolica, si intende anche l'unità dei cattolici, troppo spesso minacciata da divisioni interne in nome di rivendicazioni che vengono dalle cose del mondo e non da Dio. Tramite queste divisioni il nostro nemico, il diavolo, punta a dividerci, illudendoci di poter trovare la verità fuori dalla Chiesa di Cristo. Per scongiurare questo pericolo, in questa settimana dobbiamo dunque pregare anche per l'unità della Chiesa cattolica, dei fedeli con i preti loro pastori, dei preti con i vescovi e dei vescovi con il Papa, successore di Pietro e Vicario di Cristo in terra.
Infine non dimentichiamo di pregare anche per i non cristiani, affinché anch'essi si convertano a Cristo Gesù unico Salvatore degli uomini; impegniamoci a testimoniare il Vangelo nella nostra vita quotidiana, senza vergognarci di fronte al mondo; facciamolo per amore e sull'esempio dei molti martiri cristiani che ancora oggi soffrono nel proprio corpo a causa della fede, in diverse parti del mondo, arrivando fino a dare la propria vita.

venerdì 23 settembre 2011

Lutero il rivoluzionario

In questo periodo, in cui il Santo Padre Benedetto XVI si trova in visita nel suo paese natale, la Germania, torna in primo piano il tema importante dell'ecumenismo. In particolare anche il Papa ha dichiarato che il rapporto con gli amici evangelici costituisce una parte importante del suo viaggio; ma vale la pena di ricordare come si è originato lo scisma protestante in Germania, ad opera di Martin Lutero. E' uscito oggi, sul quotidiano online La Bussola Quotidiana, un interessante articolo di Francesco Agnoli dal titolo "Lutero: rivoluzione e non riforma". In effetti la storia ci presenta quella di Lutero con il nome di "Riforma protestante"; e la successiva discussione in ambito cattolico voluta dal Concilio di Trento come "Controriforma". I libri di scuola, d'altra parte, presentano l'opera di Lutero come giustificata da una ampia corruzione nella Chiesa cattolica, che aveva nella compravendita delle indulgenze il suo aspetta più eclatante. Questo articolo ci aiuta a capire quali siano state, invece, le ragioni dell'azione di Lutero, e come essa abbia di fatto fondato una nuova religione, piuttosto che riformato la religione cattolica. Non che alcuni vescovi e abati di quell'epoca non fossero realmente corrotti; ma questo fu piuttosto l'elemento che favorì la diffusione delle tesi luterane, più che la causa dello scisma. Se oggi come allora il protestantesimo si alimenta da un certo sentimento anticattolico, allora vale la pena di conoscere la reale natura della teologia luterana. Per questo diffondiamo questo importante contributo di Francesco Agnoli.

Lutero: rivoluzione, non riforma
Di Francesco Agnoli

Quando si parla di Lutero, nell’immaginario collettivo creato ad arte da propagandisti interessati, il pensiero corre subito alla corruzione della Chiesa cattolica del Cinquecento. Molti libri della scuola dell’obbligo, allora, si soffermano nel descrivere le oscenità dei vescovi e dei papi di quel periodo, la cosiddetta vendita delle indulgenze e quant’altro, per poi estrarre dal cilindro il vendicatore, l’eroe buono, il ribelle animato da senso di giustizia: Martin Lutero, appunto.


Ebbene si tratta di una caricatura. Non perché la Chiesa dell’epoca non fosse corrotta. Lo era sicuramente. Del resto è la storia che ce lo insegna: quando scarseggiano i sacerdoti santi, nascono le diaspore, la gente perde la fede…La Chiesa dell’epoca, dunque, versava in pessime condizioni. Non stupisca: ha anch’essa, nella sua componente umana, i suoi giorni e le sue notti.

La crisi era dovuta a motivi interni, rilassatezza dei costumi, ai vescovi che pensavano a viaggiare e alla bella vita, all’incuria di molti sacerdoti, alla mentalità rinascimentale e cortigiana penetrata nel tempio di Dio…, e a motivi esterni: in molti paesi d’Europa, in quegli anni, vescovi ed abati non erano scelti dal papa di Roma, ma dai sovrani. Erano quindi più che uomini di Chiesa, uomini di potere. A ciò si aggiunga il rischio sempre in agguato: il clericalismo….


Ci sarebbe dunque voluto, sicuramente, un riformatore. Come lo era stato Francesco d’Assisi, per esempio, o come sant’Ignazio di Loyola.


Riformatore è colui che riconosce il male che vive nella Chiesa, e si adopera non contro di Essa, ma perché Essa sia più fedele al suo compito, alla sua costituzione divina. Il riformatore cattolico non inventa una nuova dottrina, non propone una ricetta sua, ma lucida e rispolvera il senso profondo del Vangelo e della Tradizione, nella fedeltà alla Chiesa di sempre. Con umiltà.


Lutero, invece, fece tutt’altro: non fu un riformatore, ma un rivoluzionario. Non cercò di eliminare i guasti, le aberrazioni, gli errori, ma propose una religione nuova, una nuova teologia ed una nuova antropologia. Indicò non Cristo, ma le sue personali opinioni.


Ricordiamolo, perché non lo si dice spesso: la sua stessa vocazione era stata incerta, poco spontanea, e la vita religiosa, abbracciata senza adeguata consapevolezza, si rivelò, per lui, insopportabile. Lutero era uomo passionale, irascibile, impetuoso: cercò, certamente, di cambiarsi, di farsi violenza, con penitenze e preghiera; forse con troppe penitenze e preghiere, ma con pochi risultati. Lutero infatti, non riusciva ad accettare la sua limitatezza, la sua miseria, tipica della condizione umana. Ha scritto di lui J. Maritain: “Si appoggiava, per giungere alla virtù, alle sue sole forze, fidandosi dei propri sforzi, delle sue penitenze, delle opere della sua volontà, molto più che della grazia. Praticava così quel pelagianesimo di cui accuserà i cattolici, e da cui in realtà lui stesso non riuscirà ad affrancarsi. Praticamente egli era, nella vita spirituale un fariseo che conta nelle sue opere, come fa fede il suo raggrinzimento di scrupoloso. Si rimproverava come peccato ogni involontaria impressione della sensibilità, e si studiava di acquistare una santità da cui fosse esclusa la minima traccia della debolezza umana” (I tre riformatori).

L’insuccesso, dunque, vissuto con orgoglio, scatenò la sua ribellione e generò la sua nuova antropologia: io non riesco a fare il bene, l’uomo non riesce a fare il bene, ogni uomo è solo cattivo. Questo è il caposaldo del pensiero luterano: il pessimismo antropologico. Lo stesso concetto sostenuto, nello stesso periodo, da Niccolò Machiavelli.


Ma se l’uomo non è capace di opere di bene, allora, come può salvarsi?

Se le opere buone non contano nulla, concluse Lutero, l’unica cosa che ci può salvare è la Fede, la misericordia di Dio (la sola Fides, in contrapposizione con il pensiero di san Giacomo fides sine operibus morta est).

Di qui la sua celebre proposizione luterana: “Pecca fortiter sed crede fermius”, cioè “pecca pure fortemente, ma credi più fermamente”. Di qui la sua critica alle indulgenze: non solo alla corruzione, ma alla possibilità stessa che ad una azione buona (ad esempio un'elemosina per costruire una chiesa o un ospedale, come spesso si faceva) corrispondesse un perdono dei peccati. Di qui la seconda parte della sua vita: non più rigore e penitenza eccessivi, ma, come ammetteva lui stesso, e come testimoniano disegni e ritratti dell’epoca, gozzoviglie, dissolutezza, vino…

Ridotto l’uomo a peccatore senza possibilità alcuna di bene, appeso solo al filo della fede, Lutero si rese ben conto di aver così ucciso la libertà. E lo scrisse apertamente nel suo “De servo arbitrio”: “Quanto a me, io lo confesso: se la cosa fosse possibile, non vorrei che mi fosse dato il libero arbitrio o che a mia disposizione fosse lasciato alcunché, con cui poter tendere alla salvezza, non solo perché non avrei la capacità di resistere e conservarlo fra tante avversità e pericoli e fra tanti assalti diabolici, poiché, essendo un solo demonio piú forte di tutti gli uomini, nessuno degli uomini si salverebbe, ma perché, anche se non ci fossero pericoli, avversità, demoni, io sarei costretto a travagliarmi continuamente nell'incertezza e a dare pugni nell'aria: infatti la mia coscienza, anche se vivessi e operassi eternamente, mai potrebbe conseguire una tranquilla certezza di quanto dovesse fare per soddisfare Dio. E, qualunque opera avessi compiuto, sussisterebbe sempre lo scrupolo se ciò piacesse a Dio, o se Egli richiedesse qualcosa di piú, cosí come prova l'esperienza di tutti coloro che si sono dati alle opere e come io ho dovuto apprendere in tanti anni con grave mia sofferenza. Ma ora, poiché Dio ha avocato a sé la mia salvazione, escludendola dal mio arbitrio, e ha promesso di salvarmi non a motivo delle mie opere e del corso della mia vita, ma per la sua grazia e misericordia, io sono tranquillo e sicuro che Egli mi sarà fedele e non mi mentirà, e inoltre cosí possente e grande, che nessun demonio, nessuna avversità potranno piegarlo o strapparmi a Lui” (Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VIII, pagg. 1145-1146).


Da questa concezione, ne derivava un’altra, sebbene non ancora così esplicita come sarebbe accaduto con Calvino: non contando nulla le buone opere, o meglio non essendo possibile che un uomo faccia qualcosa di buono, ne consegue che l’uomo è predestinato, alla salvezza o alla dannazione, indipendentemente dalla sua stessa vita, per giudizio insindacabile di Dio.


Un altro concetto fondamentale introdotto da Lutero per abbattere la necessità della Chiesa, fu la riduzione dei sacramenti a due, e la proclamazione del libero esame: ogni uomo può leggere e interpretare liberamente la Bibbia, senza mediazione alcuna. Un tale principio si rivelò, però, devastante: se ogni uomo può leggere come vuole le Sacre Scritture, infatti, è giocoforza che nascano infinite interpretazioni ed infinite sette. Così nel tempo sorsero calvinisti, socianiani, evangelici, battisti, anabattisti, episcopaliani… mormoni, avventisti, testimoni di Geova…Ovunque sedicenti profeti si alzarono per dire di aver compreso il vero senso della Bibbia (nascosto sino ad allora, sino ad almeno 15 secoli dopo la venuta di Cristo), ed iniziarono, in base al libero esame, a proporre la data per la fine del mondo, a distruggere dogmi e a crearne altri…


A tutto ciò si aggiunga il carattere durissimo di Lutero: per lui il papa era l’Anticristo e i cattolici i suoi “servi”; i contadini ribelli andavano trattati con ferocia: “Verso i contadini testardi, caparbi, e accecati, che non vogliono sentir ragione, nessuno abbia un po’ di compassione, ma percuota, ferisca, sgozzi, uccida come fossero cani arrabbiati...” (Scritti politici, Utet, Torino 1978, p. 515); quanto agli ebrei: “In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto”; inoltre occorre “allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe. Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari” (Degli ebrei e delle loro menzogne, Torino 2000, pp. 188-190).


Perché allora Lutero ebbe tanto successo? Sicuramente perché seppe utilizzare il pretesto della corruzione della Chiesa, per la sua rivoluzione, ma soprattutto perché seppe arruolare i principi tedeschi prima e altri sovrani poi. Alcuni signori tedeschi prima, infatti, poi i re di Svezia, Danimarca, Inghilterra… furono coloro che permisero al protestantesimo di decollare, schierandosi dalla sua parte, con uno scopo ben preciso: diventare protestanti significava abolire la Chiesa cattolica dalle proprie terre, incamerarne i beni, sommare nella propria figura il potere temporale e quello spirituale! Se dunque nel campo religioso Lutero portò l’anarchia e l’individualismo, in campo politico generò le Chiese di Stato e le chiese nazionali. Fuori dalle chiese, in Inghilterra, vi è ancora oggi una scritta: “Church of England”. Inconcepibile per il pensiero cattolico… Fu la divisione dell’Europa, la fine del sogno imperiale, di unire popoli diversi per lingua, cultura e tradizioni, ma fondati sulla stessa fede.

Si potrebbe dire molto altro, ma manca lo spazio. Urge dunque una conclusione. Il protestantesimo oggi è in crisi totale. In buona parte vive, come è spesso successo, per opposizione al cattolicesimo. In molte nazioni, pur di non scomparire, ha aperto al sacerdozio femminile, ai gay ecc., senza successo alcuno, anzi…Ma il protestantesimo, come si è visto, è basato sul libero esame, e se è vero che sovente questo ha portato a tante aberrazioni, è anche giusto ricordare che vi sono sempre stati e vi sono anche oggi protestanti più o meno vicini alla vera tradizione cristiana. Vi sono, per fare un solo esempio, protestanti che lottano con grande coraggio, con determinazione anche molto superiore a quella dei cattolici, in difesa della vita e dei principi non negoziabili. Vi sono protestanti che rinnegano buona parte delle idee di Lutero, dalla svalutazione delle opere buone, alla negazione del libero arbitrio. Con questi protestanti, come con tutti gli uomini di buona volontà, si deve ed occorre collaborare, consapevoli che la vera fede è per noi non un motivo di superbia, ma una responsabilità. Senza però che questo comporti una confusione sul piano dottrinale. Senza che ecumenismo diventi sinonimo di indifferentismo. Ci separano teologia, antropologia, ecclesiologia, storia… Ma la speranza è che si ritorni ad un “solo ovile” sotto un “solo pastore”, che si ripeta dovunque quello che è accaduto in Inghilterra ed in altre parti del mondo: un ritorno alla Chiesa “una, santa, cattolica ed apostolica”.

Fonte: La Bussola Quotidiana.

venerdì 28 gennaio 2011

Due tipi di ecumenismo: l'omelia di padre Zu Loewenstein

E' appena terminata la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, in cui il tema principale è stato l'ecumenismo, cioè la tendenza a riunire tutti i cristiani. E' ancora viva nei nostri cuori l'omelia del Santo Padre lo scorso 25 gennaio: «Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo».
Oggi vorrei proporre l'omelia di padre Konrad Zu Loewenstein, cappellano per i fedeli che seguono la liturgia secondo il rito romano antico per il patriarcato di Venezia, pronunciata lo scorso 23 gennaio, e apparsa sul blog della Fraternità Sacerdotale San Pietro di Venezia (http://venezia.fssp.it/). In essa si prende in cosiderazione un problema importante che si deve affrontare quando si parla di ecumenismo: cosa significa unità dei cristiani? Significa forse che le diverse confessioni devono mettere in comune alcuni aspetti e rinunciare ad altri per creare una nuova religione comune? Molti pensano che la meta di questo cammino difficile ed importante sia questa; ma allora che ne sarebbe del messaggio di Cristo? Padre Zu Loewenstein mette a confronto due diversi tipi di ecumenismo, uno dal senso Cattolico, l'altro dal senso politico, ed addirittura anti-cattolico. Leggiamo le sue argomentazioni:

Il Vero Ecumenismo. Predica di Padre Konrad del 23.01.11

In nomine Patris, et Filii, et Spiritui Sancti.

In questa settimana di Preghiera per l'unione dei Cristiani, vogliamo considerare il fenomeno dell'Ecumenismo.

L'etimologia del termine "ecumenismo" è "Oikoumené" la parola greca che significa "mondo", il termine "ecumenismo" significa dunque, qualche cosa che riguarda tutto il mondo, qualche cosa di universale, qualche universalismo.

Ora, il termine Ecumenismo (con il suo significato di universalismo), viene inteso in due sensi distinti: primo senso è che tutto il mondo deve divenire cattolico; il secondo senso è che tutti gli uomini si devono unire sulla base di ciò che hanno in comune.

Il primo senso di Ecumenismo è il senso Cattolico, il secondo senso è il senso non cattolico!

Che il primo senso è Cattolico è già chiaro nell'etimologia del termine "cattolico" che significa "intero", viene dalla parola greca "olos" e si rapporta tra l'altro al genere umano itero.

Ecumenismo, nel secondo senso, non è una faccenda Cattolica, ma politica, perchè non spetta al bene ultimo dell'uomo in cielo come il cattolicesimo, ma spetta al suo bene su questa terra: spetta alla sua pace con altri quaggiù.

Ecumenismo nel secondo senso, che è purtroppo il senso lunge il più comune, non solo non corrisponde al cattolicesimo, ma è anche ostile al Cattolicesimo, perchè se cerchiamo solo ciò che ci unisce con altre Confessioni Cristiane, o con altre religioni (come se ci fossero altre religioni fuori che la sola vera Religione Cattolica), se cerchiamo solo ciò che ci unisce con loro, neghiamo o almeno trascuriamo e diluiamo, un articolo di fede dopo l'altro; cercando solo ciò che ci unisce ai luterani, neghiamo, per esempio, la natura sacrificale della Santa Messa, i Sette Sacramenti, il culto alla Madonna; cercando ciò che ci unisce ai musulmani, per esempio, neghiamo o trascuriamo il mistero della Santissima Trinità, la divinità e la missione salvifica di Nostro Signore Gesù Cristo + che costituiscono, infatti, il nucleo essenziale della fede.

Così il Cattolicesimo scende in una specie di vago cristianesimo in confronto con le altre confessioni, o in confronto con le altre religioni scende in una specie di vago umanesimo, o ricerca di essere simpatici a tutti!

Era questo il motivo dell'Incarnazione, della vita, della passione, della morte in Croce tra spasimi atroci di dolore di Nostro Signore Gesù Cristo + ? Domando!

Qualcuno proverà forse a difendere questo falso ecumenismo, che è la condivisione di ciò che è comune a tutti, dicendo che è una forma di amore, e l'amore è nell'analisi finale, lo scopo della nostra vita e Dio stesso è l'amore; la Santissima Trinità è un mistero di amore tra le Tre Persone Divine +. Ebbene è vero che la condivisione di tutto ciò che è comune tra Cattolici ed altri è una forma di amore, ma è anche vero che l'amore è cieco! e deve essere guidato dalla conoscenza.

L'uomo ha due facoltà principali dell'anima: la conoscenza e la volontà (o amore razionale), e tutte e due devono adoperarsi nel suo agire. Sul livello sovrannaturale questa conoscenza è la conoscenza della fede, e questo amore è l'amore della Carità, e tutte e due si devono adoperare nel suo agire: e la Fede e la Carità.

Non basta avere la fede per essere salvati; non basta amare per essere salvati, ma occorre la fede e la carità.

Rispondiamo dunque, a questa obiezione "che l'amore basti" dicendo che la conoscenza è anche necessaria.

Ma bisogna aggiungere (insieme) che la conoscenza, ha la precedenza sull'amore perchè, come ho già detto, l'amore è cieco e deve essere guidato dalla conoscenza: prima di amare devo sapere cosa amare e come amare. Se un ubriaco mi chiede cento euro ed io glieli do, non pratico l'amore perchè non lo posso amare in questo modo dando i soldi...

Sul livello soprannaturale la fede (come conoscenza sovrannaturale), ha la precedenza sulla Carità (come amore soprannaturale). L'oggetto della Fede è Dio, la Santissima Trinità e non posso amarLo con la carità prima di conoscerLo con la Fede.

Sul livello più profondo possiamo dire con Romano Amerio, nel suo libro ammirevole "Jota Unum", che la conoscenza precede l'amore, ultimamente, nel mistero della Santissima Trinità stessa, perchè la conoscenza di Dio tramite il Verbo precede l'amore di Dio tramite lo Spirito Santo: la processione del Figlio dall'intelletto del Padre, precede la processio dello Spirito Santo dall'amore reciproco del Padre e nel Figlio.

In questo modo possiamo dire che Dio, prima di essere un mistero di Amore è un mistero di Conoscenza.

Vediamo dunque che gli ecumenisti falsi si sbagliano quando dicono che "basta amare", necessario è piuttosto, ribadisco, sia la conoscenza, sia l'amore e, la conoscenza, ha la precedenza sull'amore; la fede sulla carità, il vero sul bene.

Come si esercita l'Ecumenismo?

L'Ecumenismo Cattolico avviene tramite l'insegnamento. Il primo compito della Chiesa è di insegnare la fede: la Chiesa è in possesso della fede che è la verità assoluta ed immutabile e deve insegnarla agli altri per la loro salvezza perchè per essere salvati devono conoscere Dio con la Fede e amarLo con la carità (di per se stesso e tramite il vicario) per glorificarLo quaggiù e in cielo per salvare le loro anime.

L'Ecumenismo falso... si esercita tramite il così detto "dialogo" che viene inteso come una specie di relazione reciproca con l'altro, dove l'uno è aperto all'altro e l'uno impara dall'altro a vicenda, in un tipo di processo senza termine in ricerca di una verità elusiva o mutabile, considerata come meno importante del dialogo stesso o dell'amore che lo costituisce.

Per valutare questo concetto di dialogo bisogna spiegare che la santa Chiesa Cattolica ha ricevuto la VERITA' da Dio stesso che è la Verità tutta intera.

Nostro Signore Gesù Cristo + di cui il Nome sia sempre adorato e benedetto, disse: "Io vi manderò lo Spirito della verità, che vi condurrà alla verità intera", questa verità è la verità sovrannaturale, il contenuto della fede, la verità assoluta e immutabile, più stabile della terra, delle stelle, della luna e del sole, perchè "il cielo e la terra passeranno ma - dice il Signore - le mie parole non passeranno".

Le parole del Signore, la verità della fede, sono immutabili e non cambieranno: neanche uno jota cambierà, e nessun uomo di Chiesa ha il potere di cambiare il minimo dettaglio della fede.

Ora, la santa Chiesa Cattolica ha ricevuto un mandato del Signore, da predicare questa fede raccontato alla fine del vangelo di san Matteo con le parole: "Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato"; alla fine del vangelo di san Marco, con le parole: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato"; alla fine di san Luca, con le parole: "Il Cristo doveva patire e risorgere e nel Suo nome saranno predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati".

Queste parole alla fine dei vangeli sono, per così dire, lo strumento per comunicare il contenuto dei vangeli alla terra intera, per comunicare gli avvenimenti e le parole di quei trentatre anni di vita terrena dell'adorabilissimo Figlio di Dio e di Maria che hanno cambiato per sempre la faccia di questa terra e hanno determinato definitivamente il destino eterno di ogni uomo, dall'inizio dei tempi fino alla loro fine.

Questo mandato è il "munus docendi" di Nostro Signore Gesù Cristo + stesso che ha tre "munera": il munus docendi, il munus regendi e il munus santificandi: tre uffici: quello di insegnare, quello di governare, quello di santificare, Questi tre Uffici li ha tramandati alla Sua Chiesa una, santa, Cattolica ed Apostolica e ad ogni membro del Suo Clero.

Insegnare la fede è dunque un ufficio, un compito, un obbligo della Chiesa e del Suo Clero: "guai a me se non predico il vangelo" dice san Paolo.

Insegnare la fede significa che la Chiesa che è in possesso della verità, la comunichi a qualcuno che non è in possesso di questa verità, ad una persona che ne è ignorante affinchè anche lui la conosca.

Non è un processo interminabile di dialogo, di discussione, di interessamento da parte della Chiesa alle opinioni false di altri, per cercare insieme una specie di...amalgamo del vero e del falso, nell'interesse di una convivenza puramente terrena.

Piuttosto è una comunicazione della verità, dell'unica verità: dalla verità soprannaturale e assoluta, la Verità che in fin dei conti è Nostro Signore Gesù Cristo + stesso che disse: "IO SONO LA VERITA' " affinchè ogni uomo venga alla conoscenza di questa verità e ogni uomo venga salvato!

Amen.

In Nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancti

Sia lodato Gesù Cristo +

Testo tratto da http://sansimonpiccolo.blogspot.com/.
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