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giovedì 28 luglio 2011

Nuova bocciatura per la legge sull'omofobia

In questi giorni, tra le altre annose questioni che il parlamento sta affrontando, si è consumata la nuova bocciatura del disegno di legge di modifica del Codice Penale per includere l'aggravante della discriminazione sessuale, denominata "Legge Concia" (presentata dalla deputata del Pd Anna Paola Concia). Sono state infatti accolte le pregiudiziali di costituzionalità proposte da Udc, PdL e Lega, con 293 voti a favore, 250 contrari e 21 astenuti). Ovviamente abbiamo assistito al solito lancio di insulti contro i cattolici e la Chiesa: le dichiarazioni vanno dal moderato "vergogna" di Bersani all'accusa della stessa Concia "state dalla parte dei violenti"; dall'accusa di "connivenza" che arriva dai banchi dell'Idv a quelle colorite delle associazioni arcigay. Ma sono offese a cui ormai si è più che abituati, e che francamente lasciano il tempo che trovano; cerchiamo invece di analizzare i fatti. Possiamo effettivamente dire che chi è contrario a questo progetto di legge è a favore della discriminazione? Leggiamo la modifica al Codice Penale che questa proposta di legge, giudicata incostituzionale dal parlamento, proponeva:

«Aggravano il reato quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali le circostanze seguenti: l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia, intesi come odio e discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale di una persona verso persone del suo stesso sesso, persone del sesso opposto, persone di entrambi i sessi.»

Una prima obiezione che si può muovere a questa modifica, che è stata la principale obiezione delle pregiudiziali di costituzionalità, è la seguente: perché chi commette un reato dovrebbe avere, oltre alle aggravanti già previste, una speciale aggravante in più se questo reato l'ha compiuto in ragione della discriminazione contro gli omosessuali (o transessuali)? Con questo, mi sembra chiaro, non si intende assolutamente dire che i reati compiuti per discriminazioni contro gli omosessuali siano giustificabili o non punibili; semplicemente, con questa proposta di legge, si introduce una oggettiva disparità di trattamento, che rende i reati compiuti per discriminazione contro gli omosessuali più gravi di altri. Per fare un esempio, è come se un uomo bruciasse la macchina del suo vicino di casa che, per esempio, è di nazionalità tedesca, per il solo motivo che gli stanno antipatici i tedeschi, e un altro uomo bruciasse la macchina del suo vicino di casa omosessuale, per il solo motivo che gli stanno antipatici gli omosessuali. Per quale motivo l'omosessuale dovrebbe ricevere un risarcimento maggiore del tedesco? Non sono forse le due ingiustizie egualmente deprecabili? Non si introduce, con questa diversità di punizioni, una disparità di diritti tra le persone? Oppure: il padrone di una ditta decide di non assumere o di licenziare un dipendente perché, ad esempio, si dichiara cristiano cattolico, e in un'altra ditta un altro padrone decide di non assumere o di licenziare un dipendente perché si dichiara omosessuale. Perché l'omosessuale avrebbe diritto di essere riassunto ed il cattolico no? Non hanno forse entrambi lo stesso diritto di essere riassunti? E i due datori di lavoro non dovrebbero forse essere puniti con la stessa pena?
In questo modo gli omosessuali e i transessuali sarebbero trattati come privilegiati rispetto agli altri cittadini, cosicché se qualcuno torce loro un capello deve pagare di più rispetto a quando il capello è torto a un cittadino "qualsiasi". Traspaiono, in questo progetto di legge, le vere intenzioni dei movimenti omosessualisti, che già in altri articoli abbiamo sottolineato: innanzitutto quella di dire che "gay è meglio"; i gay e i transessuali sarebbero come degli eletti, al di sopra degli altri comuni cittadini. E poi quella di far intendere alla gente che in Italia omosessuali e transessuali vivrebbero vessati, umiliati e perseguitati; una situazione che, credo, tutti possiamo essere concordi nel dire falsa. Le persone omosessuali, oggi, non sono discriminate rispetto agli altri, ma ottengono posti di lavoro come gli altri e hanno le stesse libertà degli altri; addirittura, possiamo dire, hanno già di fatto più diritti degli altri, ché se un gruppo di buon temponi decidesse di mettersi su un camion a schiamazzare e girare nudi per la città verrebbero (come è giusto) immediatamente fermati dalle forze dell'ordine, ma se questi signori dicessero che stanno manifestando l'orgoglio gay sono sicuro che i vigili non potrebbero nemmeno parlargli. Qualcuno potrebbe obiettare che nessuno brucia la macchina ai tedeschi perché sono tedeschi, e nessuno licenzia i cattolici perché sono cattolici, mentre succede che qualcuno bruci la macchina o licenzi un omosessuale perché omosessuale. Questa obiezione, tipica conseguenza di una stampa ormai pressoché totalmente espressione del demagogico pensiero relativista, non ha comunque senso; a parte che non sono sicuro che, nel caso dei cattolici, possiamo essere sicuri dell'assenza di discriminazioni, ma in ogni caso le leggi ci sono già, assicurano già alla giustizia coloro che commettono crimini contro le persone per qualsivoglia pregiudizio ed aiuta allo stesso modo tutti coloro che subiscono ingiustizie in ogni tipo di circostanza.
Una seconda obiezione, non priva di crescente preoccupazione, riguarda le parole evidenziate in grassetto nella citazione della proposta di legge, ovvero quello che si intende per omofobia e transfobia: "odio e discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale di una persona". Chi è che definisce quando si ha a che fare con odio e discriminazione? Lo scopo che si intravvede sotto una definizione così lasca dell'omofobia, come nota anche Marco Invernizzi in un articolo di oggi su La Bussola Quotidiana, è quello di portare al riconoscimento anche in Italia di matrimoni e di adozioni omosessuali. Sappiamo tutti che chi si oppone più vistosamente a questo traguardo è la Chiesa cattolica, per lo meno in Italia; dunque una norma di questo tipo finirebbe per costringere, a norma di Codice Penale, preti e vescovi a tacere la dottrina cattolica sull'omosessualità, che è considerata discriminatoria nei confronti degli omosessuali dalle associazioni omosessualiste. Come più volte osservato anche su questo blog, la dottrina cattolica, invece, raccomanda di evitare categoricamente ogni marchio di ingiusta discriminazione nei confronti degli omosessuali (CCC n. 2358); ma non può tacere il disordine dal quale gli atti sessuali fra due persone dello stesso sesso sono intrinsecamente affetti. Se dunque la Chiesa non intende discriminare gli omosessuali, metterla a tacere, magari per l'applicazione di una legge dalla dubbia interpretazione significa, come minimo, offendere e limitare la libertà di pensiero.
Ma non è solo la Chiesa ad esserne danneggiata: se, come è largamente auspicabile, l'applicazione di una legge simile porterebbe a giudicare omofobo il non affidamento di figli a coppie omosessuali, a pagare il prezzo più alto sarebbero ancora i più deboli e gli indifesi, ossia i bambini, ritenuti ancora una volta un diritto, un oggetto, alla stregua di un sussidio economico, di una pensione o di un animale domestico. Ormai da più parti i sociologi e gli psicologi si stanno rendendo conto del fatto che, nell'educazione di un figlio, è indispensabile la presenza di una figura maschile accanto ad una figura femminile, e che i figli allevati da coppie dello stesso sesso manifestano indiscutibili problematiche caratteriali e sociali. Ma nascondere la verità e piegare persino i risultati scientifici al livello di mera opinione è naturale per coloro che riempiono i propri comizi della parola "libertà", ma in realtà desiderano solo imporre la propria idea.
Per questi motivi non abbiamo che da rallegrarci di un risultato come quello dei giorni scorsi, che boccia una legge così malfatta. Speriamo che, almeno sui valori non negoziabili, i nostri politici (o almeno la maggioranza di essi) siano ancora capaci di decidere in coscienza, lontani dalle logiche di partito e dagli interessi personali, come hanno fatto in quest'occasione. E non facciamo mancare una preghiera per la nostra Italia e per gli italiani, specialmente, in questo caso, coloro che sono sviati da persone che, quelle sì, guardano egoisticamente soltanto a se stesse.

lunedì 13 giugno 2011

Dopo l'Europride - Considerazioni

«A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato [...] e per l'offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo.
La Chiesa non può tacere la verità [...] perché non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.
»

Queste le parole che sono apparse sui manifesti della contro-manifestazione organizzata da Militia Christi a Roma, in concomitanza con l'Europride, ormai tristemente noto. Non sono parole di mons. Marcel Lefebvre, e nemmeno dei suoi seguaci contemporanei; non sono parole di qualche prete che oggi coloro che amano definirsi "cattolici adulti" disprezzano, usando la parola "tradizionalista" in un senso negativo che non ha. Queste sono parole del beato Giovanni Paolo II, lo stesso beato che non più tardi di un mese e mezzo fa una platea di giovani e adulti andava acclamando addirittura come santo, come un papa amico dei giovani; gli stessi giovani che oggi, pur definendosi cattolici, la pensano in maniera totalmente difforme da quello che il Catechismo della Chiesa cattolica va predicando (il che fa sorgere qualche dubbio sul fatto che costoro abbiano in mente cosa significhi definirsi "cattolici"). Come non ricordare lo sconforto del papa, che aveva supplicato nel lontano 2000 di risparmiare la città di Pietro dalla parata della lussuria e della perversione che anche lo scorso sabato ha avuto luogo; quelle parole e quella parte del messaggio di papa Wojtila oggi sembrano essere state dimenticate. Volontariamente o no poco importa; non possiamo non pensare a come, dal Cielo, papa Giovanni Paolo II continui a rimanere amareggiato e sconfortato per quello che è uscito dal palco del circo massimo sabato scorso: "Facciamo la rivoluzione dell'amore"? Che amore devono inseguire i cristiani, se non Dio che è Amore? E' Lui l'Amore, che ama fino al punto di dare il suo unico Figlio per i suoi figli, giusti o ingiusti che siano, anche per coloro che hanno preso parte alla oscena mascherata. Se noi cristiani crediamo che Dio è Amore, e che Dio è unico nella sua Trinità, come possiamo pensare ad una rivoluzione dell'amore? Quell'amore di cui si parla non è certamente l'amore divino, è l'uomo che vuole sostituire Dio, adorando veri e propri anticristi, chiamando dio (amore) gli idoli della lussuria, gli atti sessuali sfrenati e contro natura, la concupiscenza.
Come non pensare al rammarico del beato Giovanni Paolo II di fronte a tanti giovani che si dicono cristiani, abbagliati dalla mentalità relativista e new age del mondo di oggi, che giudicano la Chiesa arretrata perché non accetta queste aberrazioni dell'amore? La Chiesa che per prima esorta a non discriminare ingiustamente qualsiasi fratello con tendenze di carattere omosessuale, ma non per questo si tira indietro quando si tratta di condannare l'atto come intrinsecamente sbagliato. Lo dice il Catechismo, lo dice il beato Giovanni Paolo II: "La Chiesa non può tacere la verità perché non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male". Ed anche coloro che contestano la Chiesa, a volte addirittura dal suo interno, devono arrendersi a questa verità, non avendo argomenti seri con cui controbattere all'unica Verità che è Gesù Cristo.
I carri sono stati smontati, deposte le parrucche e reindossati i vestiti: la parata è finita; noi cristiani, però, rimaniamo in questo mondo. Il rammarico, come quello del padre della parabola che vede allontanarsi verso la perdizione il figlio, dopo avergli anticipato la sua parte di eredità, non ci lasci in preda al totale sconforto e alla disperazione; preghiamo ancora di più per noi e per questi fratelli, che accecati dai desideri della carne, non riescono ad assecondare quelli dello spirito: che il Signore perdoni i nostri peccati e ci preservi dal fuoco dell'inferno. E preghiamo anche per i fratelli che, pur dicendosi cristiani, si scagliano contro la Chiesa, tacciandola di oscurantismo ed intolleranza, disconoscendo il Catechismo e quindi l'insegnamento stesso di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ci è quasi impossibile non pensare agli scritti della Beata Anna Maria Taigi, sposa e madre senese vissuta a cavallo tra il '700 e l'800, devota alla Santissima Trinità; che ci siano da monito e da sprone per compiere la nostra missione di cristiani, ossia implorare la Misericordia del Signore:

«Dopo questi segni, quando si sarà vicini alla fine, il Drago sarà sciolto e la Divina Madre inviterà alla penitenza e gli uomini senza tener conto dei Celesti moniti andranno per le vie della Eterna Città Santa bagnata dal Sangue dei Principi (Apostoli), portando la Lussuria in processione; e il Padre della Menzogna sarà a loro capo. Sacrilegi compiranno contro i tempi del Santo Spirito e contro la Religione: gli uomini si vestiranno da donne e le donne si vestiranno da uomini, la Voce del Santo Vicario non sarà ascoltata e l' Alma Sua figura sara fatta oggetto di scherno e risa, allora il Drago che già ha preso possesso del suo regno istillerà lumi alle menti degli a lui soggetti per diffondere l'alito pestilento della Lussuria ove il Beatissimo pose Sede e per diffondere e moltiplicare l'opera sua nefanda di distruzione e perdizione, dovrà allora dalla Cristianità implorarsi la Misericordia di Dio e fare Orazione per la Chiesa Militante domandando aiuto alla Madre Santa e offrendo penitenze e sacrifici.»



Alcuni articoli tratti da La Bussola Quotidiana:

venerdì 10 giugno 2011

Che cos'è in realtà l'Europride?

Chi di noi ha avuto modo di leggere i giornali o guardare i telegiornali in questi giorni è sicuramente venuto a conoscenza del fatto che a Roma, domani, si terrà il cosiddetto Europride, che non ha nulla a che vedere con l'orgoglio di essere europei (come si intuirebbe dal nome), ma è una delle solite manifestazioni degli irriducibili gruppi omosessualisti. Nelle intenzioni dichiarate dagli organizzatori, lo scopo sarebbe quello di combattere la cosiddetta "omofobia", l'intolleranza presunta contro gli omosessuali da parte della Chiesa e dei cattolici e molte altre cose trite e ritrite. In realtà è noto a tutti come l'evento di domani è quanto di più lontano possa esistere da una manifestazione culturale, come la si vorrebbe far passare. Diciamo le cose come stanno: in tutta onestà quella di domani sarà una parata mascherata dell'inciviltà, di gente spudorata che andrà in giro mezza nuda, mimando atti sessuali espliciti alla luce del giorno, in una città le cui strade possono essere normalmente percorse da bambini e famiglie. E questo giudizio obiettivo non può essere tacciato di essere discriminatorio od omofobo: atti di una tale sconcezza non sono assolutamente giustificabili, non perché compiuti da persone dichiaratamente omosessuali, ma sono inaccettabili di per se stessi, anche se tali manifestazioni le organizzassero coppie eterosessuali (dalle quali, tuttavia, non ho mai visto né sentito fare niente del genere).
Come il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna, la dottrina condanna gli atti sessuali fra persone dello stesso sesso; ma raccomanda che non vi siano ingiuste discriminazioni nei confronti di quelli che sono in ogni caso fratelli, addirittura più bisognosi di aiuto di altri nel cercare, se credenti, di resistere a queste tendenze di origine tutt'ora sconosciuta. A questa stessa Chiesa che predica e mette in pratica la vicinanza caritatevole nei confronti di questi fratelli, specialmente di coloro che spontaneamente si avvicinano per cercare di superare questi comportamenti indesiderati, si risponde con l'insulto e con le scritte incivili sui muri degli edifici sacri, in nome della tolleranza; con l'irruzione in chiesa durante la Santa Messa come successo non più tardi di domenica scorsa, all'urlo di "curati tu", indirizzato al parroco che aveva solo accolto dei ragazzi insoddisfatti delle loro tendenze omosessuali e che volevano superarle. Ed infine con una manifestazione assolutamente provocatoria ed indecorosa come quella di domani, comunque non una novità per la città di Roma, che viene spacciata per una "conquista di civiltà" (se questa è civiltà cos'è inciviltà?).
Chiediamoci, liberi da ogni pregiudizio, che cos'è la manifestazione di domani, cosa significa; può una sfilata di carri dove la gente sta mezza (o completamente) nuda, con parrucche colorate e vestite di pelle nera essere definita un evento culturale? Può un ammasso di persone che in preda a danze conturbanti ostentano le loro vergogne in pubblico significare la richiesta che vengano riconosciuti dei diritti?
Il reale significato di questo genere di manifestazioni ce lo spiega Luca di Tolve, omosessuale per circa vent'anni e poi uscito per sua volontà (e senza costrizioni oscure da parte della Chiesa) da questa condizione, come ha raccontato nel libro «Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso», edito da Piemme; in un articolo-intervista apparso oggi su La Bussola Quotidiana a firma di Raffaella Frullone, leggiamo la sua esperienza (mie le evidenziature in rosso):

«L'Omofobia? Una grande bufala» Parola di ex gay militante
Di Raffaella Frullone

Cinquecentomila persone per le strade, 41 linee del trasporto pubblico deviate, entusiasmo crescente. L’EuroPride 2011, che va in scena nelle strade della capitale, si prepara a vivere il suo culmine domani sera, quando una sfavillante Lady Gaga, invitata nientepopo di meno che dall’ambasciatore statunitense, si scatenerà sulle note di «Born this way», inno alla naturalità della diversità.
La manifestazione dell’orgoglio omosessuale, si legge nello statuto politico, sottolinea che «Essere orgogliosi significa scegliere a testa alta i propri percorsi di vita con consapevolezza e libertà, nel riconoscimento del medesimo spazio di libertà di qualunque altra persona». Ma questa definizione non convince, soprattutto chi l’ha frequentata per 20 anni, come Luca di Tolve. Oggi quarantenne e sposato con Teresa, Di Tolve gestisce il gruppo Lot, associazione che difende l'identità di genere e offre supporto a chi porta dentro di sè ferite e dipendenze a livello emotivo. Nel suo libro «Ero gay. A Medjugorje ho ritrovato me stesso», edito da Piemme, racconta la sua storia e la sua esperienza all'interno di Arcigay, storica associazione che, si legge nel suo statuto «si propone di promuovere e tutelare il diritto all’uguaglianza tra ogni persona sia essa gay, bisessuale, lesbica, transessuale o eterosessuale».

Di Tolve, che cosa è Europride?

«Una manifestazione egocentrica, una pura ostentazione, una giornata di folle divertimento. Tutto quello che si fa normalmente nei punti di ritrovo la notte, viene riproposto nelle strade di giorno. Non è, come si vuol far credere, una battaglia sociale, ma solo un mettersi in mostra attorno all’unico elemento di coesione: il sesso. Per capirlo basta accedere al sito di arcigay.it, si trova una serie di locali, sparsi in tutta Italia, con la denominazione cruising, ovvero ricerca e offerta di sesso casuale, anonimo e vario. Nessuna associazione che promuove diritti si sognerebbe mai di organizzare un maxi festino per le strade, tranne i movimenti omosessualisti. Il loro unico scopo è sdoganare un modello di pensiero, negando tutti quelli che lo contraddicono».

In che senso?

«Non prendono nemmeno in considerazione l’ipotesi che una persona in un dato momento abbia un problema con la proprie identità sessuale, danno per scontato che la strada sia quella dell’omosessualità, e su quella indirizzano tutti, soprattutto i più giovani e i più fragili. Noi crediamo che l’essenza della persona non sia omosessuale, che ci possano essere delle tendenze, dei problemi psicologici, delle ferite, ma non se ne può parlare. Non si può dire nulla se non nel modo in cui Arcigay propone, perchè subito si è tacciati di omofobia. Ma lo spettro dell’omofobia è una grande, gigantesca bufala. Omofobia significa avere paura, io non ho paura dell’omosessualità e nemmeno degli omosessuali: lo sono stato per 20 anni! Questo è soltanto un tentativo di zittire chiunque si permetta di esprimere un’opinione diversa».

Qualcuno potrebbe obiettare che alcune persone non si riconoscono nella propria identità sessuale biologica...

«Conosco bene questo stato d’animo, per averlo provato. Porta con sè un carico di dolore, di rabbia, di sofferenza inimmaginabile. Di fronte a questa sensazione di freddo smarrimento viene naturale avvicinarsi al mondo gay, e poi ne si viene travolti. Noi vogliamo offrire un’alternativa, con il gruppo Lot vogliamo dare voce alle persone che non si sentono in sintonia con quello che provanno, andare incontro agli adolescenti che chiedono di capire cosa sta succedendo. Il percorso è lungo e complesso, ma bisogna essere chiari: siamo maschi o femmine. E la normalità è essere eterosessuali».

Quindi secondo Lei non ci sono diritti da tutelare per quanto riguarda gli omosessuali attraverso i GayPride?

«L’unico risultato di queste manifestazioni è il proliferare di locali dove si offre sesso. A me dispiace tantissimo perchè so che i ragazzi più giovani ci credono davvero, e il loro entusiasmo viene alimentato di continiuo, facendo loro credere che si cambierà il mondo, ma non è così e ai vertici lo sanno bene. E’ il sesso il motore del mondo gay, come in una sorta di cannibalismo ci si nutre di una cosa che non si ha. Ed è questo che personalmente ha fatto scattare in me un campanello d’allarme. Il sesso. Perchè non esiste la fedeltà nel mondo gay, esiste la ricerca compulsiva di qualcosa che si vuole possedere, ma non la si ottiene perche’ ci si ostina a cercare nell’uguale a noi. Non esistono persone serene, o piene, nel mondo gay. Al contrario quando l’individuo scopre il mistero della complementarità, tutto acquista una luce diversa… ».

Quale è stata la molla che Le ha fatto pensare che qualcosa non andava nel mondo gay?

«Ad un certo punto, dopo anni di ricerca sfrenata, non solo non avevo trovato nulla, ma non avevo nemmeno capito bene cosa stavo cercando, e nemmeno se lo avrei trovato mai. Esausto, mi sono fermato, ho staccato. Poi ho scoperto che c’erano altre possibilità: con grandissimo stupore e altrettanta sofferenza ho scoperto una cosa che nessuno, in 20 anni di Arcigay mi aveva mai detto, e cioè che potevo diventare eterosessuale. Perchè non me lo avevano detto? Mi hanno rubato 20 anni di vita. Ho cominciato a leggere i libri di Nicolosi, psicoterapeuta americano, che da anni negli Stati Uniti si occupava di terapia riparativa. Non sono stato convinto da subito, ma ho voluto tentare anche quella strada. Ho capito che la mia vita era cambiata quando ho cominciato a percepire la profondità del mistero della complementarità, e ho sentito dentro di me un desiderio, che nessuno mi aveva detto che avrei potuto sentire: quello di essere padre. Fino ad allora nessuno mi aveva mai detto che avrei potuto generare una vita».

mercoledì 25 maggio 2011

Il bambino "è" un diritto o "ha" un diritto?

Continuano le critiche alla bocciatura del progetto di legge Concia, detto contro l'omofobia. Si moltiplicano articoli di giornali (specialmente quelli di una certa area politica), gruppi sui social network e trasmissioni televisive che puntano a descrivere l'Italia come un paese in cui sono calpestati i diritti umani, nella fattispecie quelli delle persone omosessuali. Uno degli argomenti più contestati è quello dell'affidamento dei bambini a coppie omosessuali. Oggi, nelle varie mappe disegnate dalle associazioni gay, un Paese non può essere considerato civile se ad una coppia omosessuale non è garantito il diritto di avere un figlio. Com'è possibile, ci si può chiedere, avere un figlio ad una coppia omosessuale? Il problema è presto risolto: basta rivolgersi a madri o padri surrogati, che mettono a disposizione i propri gameti o l'intero utero (nel caso della madre surrogata), solitamente in cambio di denaro. Così vediamo Elton John ed il suo compagno a spasso con la carrozzina, Ricky Martin con i suoi piccoli e molti altri esempi famosi. In Italia la legge non permette di avere figli tramite genitori surrogati: e all'opinione pubblica si dice che questa è una violenza contro le coppie omosessuali, una manifestazione di aperta omofobia da parte dello Stato e della Chiesa, poiché in questo modo alle coppie eterosessuali e alle coppie omosessuali non vengono garantiti gli stessi diritti.
Effettivamente questa affermazione appare inappellabile, e lascia poco spazio ad interpretazioni che siano in qualche modo comprensive dei motivi della legge italiana e della Chiesa, che con tale legge concorda. Ma fermiamoci un attimo, ed analizziamola bene: "Privare le coppie omosessuali di avere un figlio significa non riconoscere loro gli stessi diritti delle coppie eterosessuali". In questo modo è fuori d'ogni dubbio che si intende il figlio come un diritto della coppia; il bambino "è" un diritto. Purtroppo una tale affermazione non suscita immediatamente la reazione da parte di chi la legge o ascolta, poiché il nostro mondo quotidiano è ormai intriso di questa mentalità (bambino = diritto) anche e soprattutto tra le coppie eterosessuali, non solo omosessuali. E' vero che l'assenza di un figlio può essere fonte di grande sofferenza per una coppia; ma questo non deve indurre a pensare che a tutti coloro che desiderano un bambino debba essere concesso a tutti i costi. Questo perché il bambino non è un oggetto, un bene materiale; è una persona umana, e come tale ha la sua dignità individuale, che deve essere garantita e rispettata. Il bambino, più che "essere" un diritto, "ha" dei diritti, proprio in quanto persona.
Alcuni obiettano: talvolta le persone omosessuali hanno maggiore sensibilità e si comportano meglio degli eterosessuali nei confronti dei bambini (dato del tutto privo di prove, tra le altre cose, e forse figlio di quel modus cogendi "gay è meglio" di cui parlavo nel precedete post); ciò non è sufficiente, tuttavia, per il bambino. Al bambino non basta "essere trattato bene", nemmeno essere amato come se avesse due genitori eterosessuali; egli ha bisogno di due genitori, un padre ed una madre, maschio e femmina: "ha" il diritto di crescere in una famiglia di questo tipo, e questo prevalica ogni altro preteso diritto degli adulti su di lui. Lo scrive oggi, su La Bussola Quotidiana, lo psicanalista Claudio Risè, intervistato da Antonio Giuliano. Nell'articolo intitolato Bimbi con due padri, ecco perché no argomenta, studi alla mano, la tesi che, per la crescita del bambino, siano necessari entrambi gli aspetti, maschile e femminile.

Bimbi con due padri, ecco perchè no
Di Antonio Giuliano

Per chi da anni denuncia la crisi della figura paterna suona quasi beffarda la grancassa mediatica e culturale di chi vorrebbe famiglie con due padri (come Repubblica del 23 maggio “I figli di due padri”). Ma lo psicanalista Claudio Risè ormai non si scompone più: «Nel nostro orizzonte culturale l’essere umano non viene più considerato come una persona con un suo corpo, ma solo come un oggetto prefabbricato. Qui si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo». Sulla scia di sponsor del calibro di Elton John o Ricky Martin anche in Italia sarebbero un centinaio le coppie omosessuali che ricorrono all’estero (da noi è vietata) alla maternità “surrogata”: in pratica nell’utero di una donatrice che offre a pagamento il proprio utero viene inserito un embrione formato dall’ovocita di una donatrice e il seme di uno dei due padri. E la campagna mediatica si rianima mentre è in corso in parlamento il dibattito sulla legge sull’omofobia.

Professore perché per un bimbo è importante avere un padre e una madre?
In assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Nel caso di maternità surrogata, lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo di una bimba con due genitori di sesso maschile sarebbe in forte difficoltà: avrebbe problemi nel riconoscersi nel proprio sesso. Lo stesso accade al piccolo maschio.

Qualcuno le obietterebbe che uno dei due padri (o una delle madri nel caso di coppie lesbiche) potrebbe benissimo svolgere il ruolo della figura materna (o paterna nell’altro caso).
No. La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata. Il padre è un individuo di genere maschile che ha scritto nel suo patrimonio genetico, antropologico, affettivo e simbolico la storia del proprio genere. Proprio perché è un maschio e non è una donna, non può avere né il sapere naturale profondo, né quello simbolico materno. I due codici simbolici, paterno e materno, sono molto diversi: la madre è colei che soddisfa i bisogni, il padre è colui che dà luogo al movimento e propone il limite: indica la direzione e stabilisce dove non si può andare. Nei paesi anglosassoni e del nordeuropea da tempo ci sono casi di coppie omosessuali con figli: studi sul campo hanno provato che la mancanza di genitori di sesso diverso è fonte di problemi, il più evidente dei quali (quando i genitori sono del sesso opposto al tuo), è la formazione delle tua immagine sessuale profonda.

Quali sono i rischi che corre un bambino/a che cresce senza un genitore di sesso femminile? Tanto più che nella fecondazione assistita eterologa padre e madre sono spesso sconosciuti…
L’esperienza del contatto fisico con la madre, nella cui pancia si è stati, è riconosciuta dalla psichiatria e dalle psiconalisi come fondativa della personalità, e della stessa corporeità…

Nei libri come Il padre l’assente inaccettabile o Il mestiere di padre (entrambi pubblicati dalla San Paolo) denunciava la scomparsa della figura paterna. Ora invece sembra a rischio la figura materna.
Anche quei libri sono stati scritti per dimostrare che servono entrambi i genitori, entrambi gli aspetti, quello maschile e quello femminile. La verità è che ormai non c’è solo una crisi della paternità. Ma dell’umanità in generale. L’essere umano, attraverso acquisti e affitti di parti del corpo e elementi generativi è diventato un “prodotto fabbricato”, nel senso in cui ne parlava Michel Foucault. Siamo ormai all’interno di un modello culturale “materialista” (ma in realtà molto mentale, perché passa dalla negazione del corpo “naturale”) fondato sulla soddisfazione narcisistica dei bisogni indotti dal sistema di consumo. Il bimbo “fabbricato” è uno di questi nuovi bisogni. È l’effetto del processo di secolarizzazione che ha tagliato anche i rapporti con il padre celeste, Dio: non c’è posto per l’Altro, tanto meno per la dimensione verticale. Ma negando l’ordine naturale e simbolico siamo costretti a negare anche la nostra corporeità (iscritta in essi) come spiego nel mio ultimo libro Guarda tocca vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer, pp. 210, euro 16,50). Altro che superinvestimento nei sensi. L’ideologia consumista, le mode, i media dettano i nostri comportamenti, perfino nell’innamoramento: ci si incontra e ci si lascia in base ai suggerimenti della moda e delle “tendenze”. La sapiente teologia dell’amore di Giovanni Paolo II è stata spazzata via da una sessualità staccata dalla sensualità della persona umana, e consumista. Non stupiamoci, allora, se sono sempre di più quelli che vogliono evadere dal proprio corpo: magari con le droghe o coi disturbi alimentari come l’anoressia. La sacralità del corpo del cristianesimo è stata negata, e i consumi divinizzati. Ma solo riappropriandoci della nostra corporeità potremo relazionarci con gli altri. E con Dio.

giovedì 19 maggio 2011

Il "gay-friendly" che discrimina i gay

Traggo spunto anche oggi dall'editoriale di Riccardo Cascioli, apparso su La Bussola Quotidiana, per parlare di un tema molto delicato e d'attualità; il titolo dell'editoriale di Cascioli è emblematico: «Chi discrimina chi?». Si tratta della questione che viene oggi chiamata omofobia, per indicare il presunto atteggiamento di intolleranza e di discriminazione, se non di vera e propria vessazione, che sarebbe riservato alle persone con tendenze omosessuali da parte della società di oggi; ma in modo abbastanza diretto, tale accusa è rivolta principalmente alla Chiesa cattolica e a coloro che operano nel sociale (politici, psicologi, pensatori) in sintonia con essa. La domanda che oggi dobbiamo porci è se le cose stanno effettivamente come si sente dire in giro; ovvero sia, la Chiesa discrimina veramente gli omosessuali? E' corretto dire che la Chiesa sia omofoba?
Per rispondere a questi interrogativi è necessario, a mio modo di vedere, capire quello che predica la dottrina cattolica sugli omosessuali; andiamo a leggere quello che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica:

2357 [...] Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

2358 [...] Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

Da queste righe penso sia per tutti sufficientemente chiara la posizione della Chiesa; si condanna l'atto omosessuale, in quanto intrinsecamente disordinato (e se ne spiegano i motivi) , ma nei confronti di chi presenta tendenze omosessuali si dice di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione (la consueta distinzione fra il peccato ed il peccatore). Forse bisognerebbe tacere sul disordine che certi atti comportano? Molto peggio sarebbe, secondo me, se la Chiesa, per un falso ideale di libertà nei confronti dei gay, tacesse su quello che pensa a proposito degli atti omosessuali. Per un falso rispetto della persona (che la società invece sembra approvare) si sarebbe costretti a mentire: credo che nessuno, nemmeno gli omosessuali stessi, voglia vivere in una società basata sulla menzogna reciproca.
Da dove ha origine questo falso rispetto, questo "politically correct" delle parole e del pensiero a cui oggi sembriamo tutti obbligati? A mio modo di vedere, ciò è dovuto al fatto che è diffusa in tutti un'idea di amore adulterata ancora dalla mentalità sessantottina, da un concetto errato e svuotato di libertà: il famoso "vivi e lascia vivere". Per rispettare la libertà di una persona, se la vedi farsi del male (volontariamente o meno) non puoi intervenire e dirglielo. Il solo fatto di esprimere un'opinione, negativa nella fattispecie, sul comportamento di una persona, per il bene di quella persona, viene bollato come intolleranza; e non si sta parlando di obbligare la gente a comportarsi in un certo modo, né tantomeno di odiare una persona perché si comporta in quella maniera: semplicemente della libertà di esprimere un'opinione negativa sull'atto.
Ma il problema di questa ideologia del "politically correct" è anche un altro; alla fine sono proprio coloro che intendono preservare l'uguaglianza a discriminare quelli che vorrebbero proteggere. Un esempio di tale paradosso è spiegato molto bene da Riccardo Cascioli nel suo editoriale di oggi. Egli parla della bocciatura, in Commissione Giustizia della Camera, del progetto di legge Concia sulle "norme per il contrasto dell’omofobia e transfobia", e racconta le reazioni da parte dell'associazionismo omosessuale (precisa che tali reazioni non provengono in primo luogo dagli omosessuali, ma dalle associazioni). Basta, d'altra parte, una piccola ricerca in rete: "Grave e irresponsabile bocciatura", "peggior destra integralista europea", "complici morali di tutti gli atti di violenza" (per limitarsi ad una sola associazione). Ma facciamo bene attenzione a quello che prevedeva questo progetto di legge; scrive Cascioli:

«Esso è composto di soli due articoli, che aggiungono altrettanti commi a due articoli del codice penale: in pratica, la punizione di un’offesa o una violenza è aggravata se la vittima è un omosessuale o transessuale, e le eventuali attenuanti vengono cancellate; inoltre per chi commette reati di questo genere, in caso di sospensione della pena è previsto un lavoro di pubblica utilità presso associazioni di gay In altre parole, chi si è opposto al progetto di legge non ha avallato norme che rendono le persone omosessuali più vulnerabili o meno protette, semplicemente ha valutato che – dal punto di vista di chi è vittima di violenze o offese - le persone omosessuali sono come quelle eterosessuali. Se le parole hanno un senso è chi vuole questa legge che intende introdurre una discriminazione a vantaggio delle persone omosessuali».

Un altro esempio di questa dilagante mentalità falsamente egualitaria, che ha toccato da vicino la comunità caorlotta, lo troviamo in questo articolo, dove si dà particolare enfasi al fatto che alcuni alberghi di Caorle avrebbero aperto al "turismo omosessuale". Ma, pensiamoci bene, perché parlare di "turismo omosessuale"? Perché distinguere il turismo di persone con tendenze omosessuali dal turismo della totalità della gente? Non è questo un modo di discriminare i gay? All'interno dell'articolo si prova a spiegare in cosa consisterebbe tale apertura:

«Abbracciarsi e baciarsi come fanno tutte le altre coppie eterosessuali. Bisogna rendersi conto che, per una coppia gay, anche prendersi per mano può diventare un problema se non ci si trova nel posto giusto. Il gestore del locale potrebbe anche infastidirsi se non è preparato alle nuove tendenze del turismo. Ma questo non accadrà a Caorle nelle strutture che hanno già scelto di seguire il "gay wave"».

In altre parole ama i gay chi consente loro di esibirsi in atteggiamenti poco giustificabili davanti a tutti, ad esempio famiglie con bambini. Ci sentiremmo davvero di bollare un albergatore come intollerante per aver detto a una coppia di tenersi certi atteggiamenti in privato anziché farlo davanti ai bambini? Anche qui non credo faccia differenza che la coppia sia omosessuale o eterosessuale. L'articolo, poi, si conclude così:

«Caorle è invece appare del tutto impreparata, almeno per questa stagione, per la realizzazione di hotel "gay only"».

Ed è qui svelato il paradosso: per far sentire gli omosessuali uguali a tutti gli altri l'auspicio è quello di realizzare strutture adatte ai soli gay (praticamente un ghetto).
In conclusione, credo che la vera discriminazione e la vera violenza sulle persone la facciano in primo luogo coloro che puntano non ad evitare (come è giusto e doveroso) la violenza e l'ingiustizia nei confronti degli omosessuali, ma a far passare il messaggio che in qualche modo "gay è meglio". E, voglio ribadirlo, non credo affatto che gli omosessuali in sè abbiano questo atteggiamento; sono piuttosto le associazioni, i movimenti, le unioni che vogliono creare questo clima di scontro. Come dice Riccardo Cascioli nel suo editoriale, «si assiste a una crescente aggressività dei movimenti gay – non delle persone omosessuali – nei confronti di chi non si adegua a questo pensiero politicamente corretto: è questo che dovrebbe allarmare prima di tutto».
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