Duomo di Caorle su facebook

Visualizzazione post con etichetta Giornata Mondiale della Gioventù. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giornata Mondiale della Gioventù. Mostra tutti i post

domenica 28 agosto 2011

La democrazia e la tolleranza dei "laici"

Riprendo dal sito UCCR online questa notizia uscita ieri a proposito della protesta cosiddetta "laica" contro i pellegrini che partecipavano alla GMG di Madrid. Si è parlato di protesta civile, legittima, addirittura qualcuno l'ha giustificata tirando in ballo la crisi economica e l'esasperazione dei cittadini spagnoli per la loro condizione. A leggere questo articolo, e a vedere i video filmati da alcuni testimoni non si direbbe affatto: piuttosto risulta un astio ed una rivalità fuori dal normale, e gli insulti diretti all'indirizzo del papa e dei pellegrini mettono in evidenza che le motivazioni della protesta erano tutt'altre rispetto a quelle economiche. Piuttosto si capisce chiaramente come questa manifestazione sia stata organizzata con il chiaro intento di denigrare il cristianesimo ed i cristiani, proprio da parte di coloro che, ad esempio in occasione dei ben più scandalosi gay pride, predicano la democrazia, il rispetto per la libertà e la tolleranza. Talvolta, al giorno d'oggi, si ha quasi paura ed una sorta di ossequioso rispetto verso i cosiddetti "laici" nel pronunciare la parola «persecuzione»: a sentire quanto è accaduto ai nostri giovani pellegrini in Spagna e a guardare certe testimonianze filmate ci si stupisce, invece, che nessuna testata giornalistica italiana abbia parlato della violenza e dell'intolleranza con cui sono stati trattati il papa e tutti i cattolici in Spagna. Forse noi cristiani d'Occidente non eravamo abituati a simili manifestazioni d'odio, pensando che soltanto i cristiani che abitano terre governate da sistemi teocratici fondamentalisti potessero rischiare: non è affatto così. E' giunta l'ora di prendere coscienza che noi cristiani siamo, e saremo sempre, perseguitati in ogni parte del mondo, a causa di Cristo e del Vangelo; a meno che (e purtroppo succede molte volte) anche i cristiani non rinuncino al Vangelo per conformarsi, come dice quest'oggi San Paolo nella lettera ai Romani, alla "mentalità di questo secolo".

GMG 2011: manifestanti atei denunciati per insulti e violenze a pellegrini e disabili
Da uccronline.it

Come riportavamo in Ultimissima 19/8/11, parallelamente alla Giornata Mondiale della Gioventù cattolica, si è svolta di fronte al mondo anche quella della “Gioventù atea”, in cui gruppi di “liberi pensatori” (come si fanno chiamare atei e agnostici militanti) e omosessuali hanno marciato intonando inni contro la Chiesa e il Vaticano, dando del “nazista” e del “pedofilo” al Papa e ai pellegrini (una triste documentazione audiovisiva è possibile visionarla in Ultimissima 26/8/11).

Anche il quotidiano “L’Unità” riconosce l’effetto controproducente delle manifestazioni anticlericali madrilene. Si parla di circa 2000 persone, comprese giornalisti e osservatori. E «le immagini di militanti di mezza età che urlano bestemmie contro il volto spaventato di sedici-diciottenni impauriti ha disgustato il pubblico spagnolo». Mentre la setta dei razionalisti atei italiani si concentra infantilmente sulla spazzatura che i cattolici avrebbero lasciato all’aerodromo di Cuatro Vientos, tentando così di sminuire la portata dell’evento, i quotidiani spagnoli riportano dell’arrivo delle prime denunce.

Il quotidiano “El Mundo” informa che un gruppo di sette pellegrini francesi, tra i quali diversi bambini e un ragazzo disabile in carrozzina, hanno depositato presso la Polizia di Stato una serie di denuncie contro un gruppo di atei partecipanti alla manifestazione anticlericale del 17 agosto 2011 a Madrid. La gioventù atea è accusata di insulto, persecuzione e umiliazione. L’incidente è avvenuto alle 21 circa nei pressi della metropolitana Sol. Proprio in quella zona, tra l’altro, sono stati arrestati diversi giovani anticlericali e molti cattolici sono rimasti feriti. I ragazzi, tra cui Anne-Marie C., di 23 anni della Normandia, hanno riferito di aver incrociato la comitiva “anti-cattolica” mentre erano alla fermata della metropolitana, venendo presto insultati e minacciati di “bruciare i crocifissi e gli zaini” che loro tenevano in mano. Il tutto condito da varie e pesanti ingiurie. Nicola T., 20 anni, ha dichiarato che nella spedizione atea c’era anche una donna vestita in costume da gatto con frustra nera e cinghie, la quale ha cominciato a molestare e umiliare sessualmente uno dei disabili in carrozzina (18 anni), mentre un altro ragazzo anticlericale faceva gesti osceni con le dita. Il gruppo ha impedito ai pellegrini di prendere la metropolitana e uno dei giovani cattolici ha avuto un attacco di panico, perdendo coscienza per un po’.

Da HazteOir.org apprendiamo invece che i pellegrini che sono stati ospitati al Polideportivo de Aluche hanno trovato le porte forzate e una volta rientrati dopo la serata hanno trovato le loro valigie rotte, oggetti di valore rubati e l’abbigliamento dei sacerdoti strappato e gettato a terra. Hanno quindi avverito immediatamente la polizia che ha iniziato immediatamente le ricerche. Le vittime hanno dichiarato che da come si mostrava la situazione non si trattava solo di una rapina ma di una vera e propria vendetta da parte degli anticlericali.

Religion En Libertad informa che gli arrestati sono 8, tutti laici, e 11 feriti (compresi 2 poliziotti). Parla anche di un gruppo di radicali che ha attaccato con pugni e calci venti giovani cattolici che si trovavano nella High Street, prima dell’arrivo della polizia.

Su Madridiario.es compare invece la notizia che il difensore civico per l’infanzia della Comunità di Madrid, Arturo Canalda, ha riferito l’apertura di un’”inchiesta ufficiale” per accertare se vi sia stata “aggressione o minacce” ai pellegrini della GMG da parte di gruppi atei. Si è detto speranzoso di ricevere nei prossimi giorni denunce di famiglie di bambini che sono stati “attaccati o insultati”. Ha dichiarato: «Una cosa è il diritto degli individui di esprimere opinioni un altro è insultare o attaccare le persone. Tutti i bambini godono di una protezione speciale ed è nostro dovere studiare e chiarire i casi segnalati». Il difensore civico per l’infanzia ha descritto come “molto grave” quello che è successo nelle ultime ore del 17 agosto 2011.

Per visionare, invece, i video e le foto delle violenze contro i cristiani durante la GMG in Spagna vi rimando a questo indirizzo, sempre dal sito uccronline.

giovedì 14 aprile 2011

Ancora problemi con Youcat

Nei giorni scorsi abbiamo appreso la notizia (ripresa nel post di ieri) del grossolano errore di traduzione nel numero 420 del catechismo pensato per accompagnare i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid nel prossimo agosto, errore che creava ambiguità sulla vera dottrina della Chiesa sull'utilizzo degli anticoncezionali. Il primo annuncio era stato quello del ritiro dalle librerie della versione errata del sussidio, in attesa di una revisione; ma in tarda mattinata è arrivata la notizia che Youcat sarebbe rimasto nelle librerie, e vi si sarebbe aggiunto un foglio di Errata corrige, dove si cassava la domanda errata e si proponeva una traduzione più fedele all'originale, che allontanasse ogni pericolo di fraintendimento. Nel frattempo si teneva la conferenza stampa di presentazione di Youcat, già prevista da tempo, alla quale partecipavano, tra gli altri, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, e monsignor Salvatore Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, nonché già presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
Proprio ieri, in conferenza stampa, le domande dei giornalisti non sono state solamente per l'errore nella traduzione italiana, ma per un altro errore, che appare addirittura peggiore, poiché lambisce il campo dei temi etici e dei valori non negoziabili per i cattolici, cioè l'eutanasia; e questo non è un problema di traduzione, ma è presente nella versione originale del Catechismo pensato per i giovani, in lingua tedesca. Infatti, traggo dal blog Settimo Cielo del vaticanista Sandro Magister, il numero 382 chiede e risponde:

L’eutanasia è permessa?

Provocare attivamente la morte è sempre una violazione del comandamento: ‘non uccidere’ (Es 20, 13); al contrario, assistere una persona durante il processo di morte è addirittura un dovere di umanità.
Spesso le definizioni di eutanasia attiva ed eutanasia passiva rendono poco chiaro il dibattito; la questione dirimente è propriamente se si uccide o se si lascia morire la persona. Chi aiuta a morire una persona nel senso dell’eutanasia attiva viola il quinto comandamento; chi invece aiuta una persona durante la morte nel senso di un’eutanasia passiva obbedisce invece al comandamento dell’amore del prossimo. Si intende con questo che, essendo la morte del paziente ormai sicura, si rinuncia a procedure mediche straordinarie, onerose o sproporzionate rispetto ai risultati attesi. Questa decisione spetta al paziente stesso, oppure deve essere messa per iscritto in anticipo. Se il paziente non è più cosciente, una persona delegata deve soddisfare le volontà dichiarate o presumibili del morente. La cura di un morente non può mai essere interrotta, trattandosi di un dovere di carità e di misericordia; in questo senso può essere legittimo e corrispondere alla dignità umana l’uso di palliativi, anche col rischio di abbreviare la vita del paziente; è però decisivo che la morte non sia ricercata né come fine né come mezzo

In questo campo ogni discorso è molto delicato, anche perché solo chi ha fatto studi approfonditi sulla morale può dare risposte esaurienti. Ma non sono necessari molti studi per capire che, nel testo sopra menzionato, qualcosa che non va deve esserci; in pratica scopriamo che esistono due tipi di eutanasia, una attiva (da condannare perché con essa materialmente si uccide una persona, se pure consenziente), ed una "passiva", di cui non si è sentito molto parlare nemmeno durante le drammatiche ore dell'agonia di Eluana Englaro, quando tutti i telegiornali e i giornali si occupavano di queste cose. Innanzitutto l'incipit della risposta ("Provocare attivamente la morte è sempre una violazione del comandamento") lascia intendere che, al contrario, provocare passivamente la morte può non essere violazione del comandamento; tant'è vero che, di seguito, si parla di questa "eutanasia passiva", nella quale entrerebbero a far parte "procedure mediche straordinarie, onerose o sproporzionate rispetto ai risultati attesi". E non è tutto: la decisione "spetta al paziente stesso", ad esempio "messa per iscritto in anticipo", oppure "se il paziente non è più cosciente, una persona delegata deve soddisfare le volontà dichiarate o presumibili del morente".
Basta fare un parallelo proprio col caso Eluana Englaro: se si parla di "procedure mediche" che, dato lo stato del malato, appaiono "onerose e sproporzionate" rispetto ai risultati attesi, e si aggiunge il fatto che il padre e alcuni dei conoscenti parlavano insistentemente di una decisione della paziente tale da autorizzare la "persona delegata" a soddisfare le volontà dichiarate o "presumibili" del morente, dove si è sbagliato, nel caso di Eluana? Perché la Chiesa fece tanto rumore, in quei giorni?
C'è quindi da ammettere che il testo, così come è scritto, e, ripeto, non è una questione di traduzione italiana questa volta, dà adito a diverse interpretazioni, e anche qui può arrivare a far credere ad alcuni che l'eutanasia sia, in qualche forma, permessa. E' veramente così? Anche oggi andiamo ad attingere dal Catechismo completo, ai numeri 2277, 2278, 2279:

2277. Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.
2278. L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
2279. Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.

In questo caso non si parla di "eutanasia passiva", ma si mette chiaramente in evidenza che quello a cui ci si riferisce dicendo "interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate", ossia la rinuncia all'accanimento terapeutico. Eutanasia, infatti, attiva o passiva che sia, significa procurare volontariamente la morte di una persone, anche se questa è consenziente; rinunciare all'accanimento terapeutico, come precisa il Catechismo della Chiesa Cattolica, significa invece accettare la morte come inevitabile, ma non volontà di procurarla dall'esterno. Non a caso, infatti, il Catechismo completo non usa la parola eutanasia passiva. Infatti, quando poi si dice che "Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto", si fa chiaramente riferimento alla rinuncia all'accanimento terapeutico, e non ad alcuna forma di eutanasia.
Interrogato su questo punto, durante la conferenza stampa di ieri, il cardinale Schönborn ha dichiarato che nella versione tedesca non si è apposta voluto usare la parola "Euthanasie", ma "Sterbehilfe", che significa aiuto alla morte. Ma monsignor Fisichella ha invece rigettato in blocco le formule di "Eutanasia attiva" ed "Eutanasia passiva", anche nell'accezione che si è dato al termine della versione originale tedesca, proprio per il pericolo di ambiguità di cui ho parlato sopra, precisando che "non dovrebbero essere più usate". Su questo punto, il vaticanista Sandro Magister ricorda l'enciclica di papa Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, nella quale si fa riferimento ad un'eutanasia non tanto "passiva", quanto di "omissione" che nell'intenzione procura la morte; questo basta, dice il papa in questa enciclica, a definire l'eutanasia in senso vero e proprio. Da questa è ben distinta la rinuncia all'accanimento terapeutico, poiché nelle intenzioni non vuole procurare la morte, ma la accetta quale naturale termine della vita:

«65. Per un corretto giudizio morale sull'eutanasia, occorre innanzitutto chiaramente definirla. Per eutanasia in senso vero e proprio si deve intendere un'azione o un'omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. «L'eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati».

Da essa va distinta la decisione di rinunciare al cosiddetto «accanimento terapeutico», ossia a certi interventi medici non più adeguati alla reale situazione del malato, perché ormai sproporzionati ai risultati che si potrebbero sperare o anche perché troppo gravosi per lui e per la sua famiglia. In queste situazioni, quando la morte si preannuncia imminente e inevitabile, si può in coscienza «rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi». Si dà certamente l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, ma tale obbligo deve misurarsi con le situazioni concrete; occorre cioè valutare se i mezzi terapeutici a disposizione siano oggettivamente proporzionati rispetto alle prospettive di miglioramento. La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all'eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione della condizione umana di fronte alla morte.
»

Dunque l'eutanasia, scriveva Giovanni Paolo II, è una questione di intenzioni e di metodi; anche se distinguiamo l'eutanasia passiva da quella attiva, restano le intenzioni di procurare la morte. E dobbiamo concludere che parlare di eutanasia passiva in un sussidio catechistico è quantomeno fuorviante ed improprio, se non del tutto errato. Sarebbe stato sufficiente, conclude Magister (ed io concordo con lui), accennare all'accanimento terapeutico, anziché usare il termine "eutanasia passiva", dicendo un "doppio no" molto chiaro, all'eutanasia in tutte le sue forme da un lato e all'accanimento terapeutico dall'altro; questo avrebbe evitato le grosse ambiguità che nascono dalla formulazione del testo nello stato attuale.
In conclusione: io ribadisco la mia opinione che l'idea della realizzazione di un sussidio catechistico per i giovani della GMG sia molto buona ed importante; non considero Youcat come il Catechismo "in versione giovani", più che altro un concentrato di quello che dice il Catechismo sui temi a cui i giovani d'oggi sono più sensibili (quali la morale sessuale della Chiesa, i temi etici etc.). E' chiaro, però, che la formulazione deve essere chiarissima, non deve prestarsi ad alcun fraintendimento e deve riferirsi sempre al Catechismo completo, l'unico Catechismo della Chiesa Cattolica (non esiste la versione "per giovani", "per bambini", "per adulti", "per anziani"...). Per questo, io credo, di fronte ad uno scopo così nobile come quello che si era proposto Youcat, serve un lavoro minuzioso e paziente, con analisi e controanalisi, per evitare che proprio i giovani che si volevano in questo modo aiutare non siano indotti in errori da formulazioni poco chiare, ambigue e, talvolta, errate. Forse nella stesura di questo sussidio e delle sue traduzioni, data l'imminenza della giornata mondiale, la fretta ha giocato dei brutti scherzi. Lo stesso arcivescovo di Vienna, nota Sandro Magister, ha dichiarato che sarà organizzato un gruppo di lavoro presso la Congregazione per la Dottrina della Fede atto a rivedere nuovamente l'originale e le traduzioni di Youcat per correggere gli errori. Ecco, un lavoro del genere, tenendo conto di chi sono i destinatari e in quali situazioni emotive e sociali spesso si trovano oggi, secondo me andava fatto prima della messa in vendita.
Torno a ribadire, dunque, il mio invito a pregare affinché questi errori non contribuiscano a creare confusione nei giovani, una generazione oggi più che mai già abbastanza indotta alle false dottrine dai mezzi di comunicazione di massa. Anche per questo motivo, dunque, credo sia necessario che di questi errori nella stesura di Youcat non si abbia paura di parlare, anzi, si enuncino e si spieghino con grande forza, affinché la spiegazione arrivi a tutti i giovani, anche a quelli che magari hanno già comprato Youcat e, leggendolo, hanno scelto la strada sbagliata nel bivio creato dalle ambiguità presenti nel testo.

mercoledì 13 aprile 2011

Ritirata l'edizione italiana di Youcat

Dopo l'annuncio dei giorni scorsi sulla stesura di un Catechismo, con prefazione di papa Benedetto XVI, per i giovani che parteciperanno alla Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Madrid nel mese di agosto di quest'anno, arriva oggi una notizia inaspettata quanto sconvolgente: a causa di un errore di traduzione in lingua italiana, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha deciso di ritirare decine di migliaia di copie, già ordinate nelle edicole, del Catechismo per i giovani. Entriamo più nel dettaglio: questa forma del Catechismo, voluta da papa Benedetto XVI come sussidio per i giovani che parteciperanno al grande incontro di agosto, è scritta nella pratica forma domanda e risposta, sul modello del recente Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica e, ancora prima, del Catechismo Maggiore di san Pio X. L'idea di accompagnare i giovani con questo importante sussidio che dà risposte importanti ai temi cruciali, per i quali spesso la Chiesa è attaccata dal mondo giovanile, è apparsa quanto mai opportuna e straordinaria. Ma purtroppo un errore di traduzione in lingua italiana rischia di gettare delle ombre su questo progetto, ombre che davvero non si meritava. L'errore riguarda la traduzione del numero 420, che, nella versione giudicata errata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, recita così:

Può una coppia cristiana fare ricorso ai metodi anticoncezionali?

Sì, una coppia cristiana può e deve essere responsabile nella sua facoltà di poter donare la vita. [2368-2369-2399]

Come si può vedere, scritte in questa forma domanda e risposta sono del tutto fuorvianti ed errate. E stupisce che un errore così grossolano possa essere stato commesso proprio in un tema delicato come quello dell'utilizzo di metodi anticoncezionali, che per i giovani d'oggi è particolarmente importante. Ritengo quindi sia importante, sperando che le copie con la traduzione errata siano del tutto ritirate e buttate al macero (o riciclate, come meglio si crede), spiegare dove sta l'errore. Se si fa bene attenzione alla domanda e alla risposta che segue, ci si accorge che le due non sono molto collegate; anzi, appare chiaro che la risposta non soddisfa affatto la domanda posta. Infatti la domanda è sul "ricorso ai metodi anticoncezionali" (agghiacciante, non è precisato alcunché, dunque si possono anche intendere i metodi anticoncezionali nella loro totalità), mentre la risposta riguarda la "responsabilità" della coppia nel mettere al mondo i figli, citando anche i numeri 2368, 2369 e 2399 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che riporto di seguito per ulteriore chiarezza:

2368. Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione. Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità. Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51].
2369. “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità” [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 12].
2399. La regolazione delle nascite rappresenta uno degli aspetti della paternità e della maternità responsabili. La legittimità delle intenzioni degli sposi non giustifica il ricorso a mezzi moralmente inaccettabili (per es. la sterilizzazione diretta o la contraccezione).

A maggior ragione, dopo aver letto i numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica citati nella risposta stessa del numero 420 di Youcat, appare del tutto incoerente la domanda rispetto alla risposta e viceversa: la risposta parla di "responsabilità" nel mettere al mondo i figli, di volontà di distanziare le nascite dei figli per motivi che, si sottolinea, non devono essere egoistici e comunque sempre rispettosi della castità matrimoniale, la domanda invece parla di metodi contracettivi in modo del tutto generale ed indiscriminato.
Potrebbe dunque sembrare una terribile svista nel porre la domanda, svista che, per qualche lettore, potrebbe indicare una sorta di ripensamento nella dottrina della Chiesa riguardo all'uso dei contraccettivi; vi si può leggere, infatti, e senza un utilizzo smodato della fantasia: "E' lecito usare i contraccettivi? Risposta: sì". Vediamo invece cosa dice lo stesso numero di Youcat nella traduzione in altre lingue, diverse da quella italiana. Nell'edizione originale in lingua tedesca il numero 420 suona così:

Darf ein christliches Ehepaar Empfängnisregelung betreiben?

Che significa:

Può una coppia cristiana esercitare (praticare) una regolazione (un controllo) dei concepimenti (delle nascite)?

Oppure ancora, nella traduzione in lingua inglese:

May a Christian married couple regulate the number of children they have?

Che significa:

Può una coppia cristiana regolare il numero dei bambini che ha?

(Testi e traduzioni tratti dal blog Settimo Cielo di Sandro Magister).

La risposta in italiano, invece, appare coerente sia con la traduzione inglese che con l'originale tedesco.
Se dunque confrontiamo la stessa domanda nell'originale tedesco, tradotta in lingua inglese e tradotta in lingua italiana appare evidente il distacco dalla fedeltà all'originale; infatti né in tedesco, né in inglese si parla di anticoncezionali: perchè in italiano sì?
L'azione della Congregazione della Dottrina della Fede, che arriva a poche ore dalla presentazione ufficiale di Youcat prevista per oggi, è un'azione chiara e decisa; speriamo e preghiamo che possa dipanare ogni dubbio, mettere definitivamente in chiaro l'errore dell'attuale edizione italiana (che può a sua volta trarre in errore i giovani che la leggeranno) e provvedere al più presto alla correzione.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...