Duomo di Caorle su facebook

Visualizzazione post con etichetta San Giovanni Bosco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Giovanni Bosco. Mostra tutti i post

giovedì 5 maggio 2011

I giovani e la castità

Sfogliando alcuni blog cattolici, mi sono qualche giorno fa imbattuto in questo articolo di Corrado Gnerre, pubblicato dal blog Sursum Corda, che a sua volta l'aveva ripreso da Il Settimanale di Padre Pio, sulla castità prematrimoniale. L'ho trovato davvero illuminante, e quindi mi sento in dovere di divulgarlo anche su questo blog. Il valore della castità tra i giovani, al giorno d'oggi, sembra essere del tutto ignorato, o peggio: sembra essere addirittura diventato un disvalore. Lo osservava anche il nostro patriarca in uno dei suoi interventi al Messaggero di Sant'Antonio (pubblicato anche qui), che poneva l'accento specialmente sull'ignoranza che i nostri ragazzi hanno su quanto dice la Chiesa a proposito della sessualità. E vi assicuro che, leggendo ad esempio in rete gli interventi di ragazzi e ragazze anche giovanissimi, il patriarca ha assolutamente ragione. Uno dei pregi dell'articolo che mi appresto ad ammannirvi, è quello di spiegare la visione della Chiesa a partire dalle domande più frequenti che sorgono dai giovani su questi temi (un po' sullo stile del Catechismo Maggiore di S. Pio X, del Compendio del Catechismo o sulla struttura del recente Youcat); cosa che, credo, dovrebbe essere al più presto recuperata in tutte le nostre parrocchie. Spesso si ha il timore che parlare di sessualità durante una lezione di Catechismo in parrocchia sia in qualche modo inopportuno, irriverente, possa turbare l'animo dei nostri ragazzi e giovani. Ma, parlo per i ragazzi più grandicelli, quelli della Cresima o del dopo Cresima (se abbiamo la fortuna che frequentino ancora la parrocchia), essi si interrogano sempre, più o meno consapevolmente, sulle problematiche concernenti la sessualità e la castità, sul significato di queste cose nei loro rapporti di coppia, cercano risposte alle loro domande ovunque. Se noi, Chiesa, non rispondiamo a questa loro sete, si abbevereranno ad altre fonti, e non è detto che l'acqua che troveranno non sia avvelenata (anzi). La ricetta, secondo me, è sempre la stessa, molto semplice, ma che sembra paradossalmente molto difficile da realizzare: leggere il Catechismo. E' meglio, secondo la mia modestissima opinione, che i giovani sappiano la verità autentica delle cose, rischiando addirittura che coloro ai quali questa verità risulta scomoda se ne vadano, e rimanere con tre persone, piuttosto che con trenta, ma tenuti in un limbo per cui sanno e non sanno come la pensa la Chiesa cattolica a proposito dei loro interrogativi. Non è forse questo che faceva anche Nostro Signore, quando le folle aspettavano da Lui l'insegnamento? Servire la Verità, a discapito del consenso, era ciò che Egli praticava, e che noi, che portiamo il suo nome, siamo chiamati ad imitare.
L'articolo, infine, si chiude citando uno scritto di don Bosco, patrono dei ragazzi e dei giovani, che racconta di quando il suo angelo custode lo portò a vedere l'inferno. Il racconto è terribile, ma smuove le nostre coscienze; ci fa capire la gravità dei nostri peccati, gravità della quale oggi non si parla praticamente più, lo dico con rammarico, anche negli incontri di Catechismo in parrocchia. Quanti giovani, dopo la Cresima, non sanno ancora che cos'è il peccato, perché si distingue il peccato grave da quello lieve, la gravità di certe azioni, specialmente quelle contro la castità del proprio corpo. Una frase, in particolare mi ha colpito: quella della Vergine Santa alla beata Giacinta, una dei tre veggenti di Fatima; la Chiesa ha dato la conferma della bontà delle apparizioni di Fatima, quindi dobbiamo credere che queste parole non siano una storiella: «I peccati che fanno andare più all’inferno sono i peccati della carne». Si potrebbe obiettare: ma alla fine non è più grave uccidere una persona? La risposta è nell'articolo, che ora vi lascio leggere.

I rapporti prematrimoniali
Di Corrado Gnerre

Nessuna forma di unione, al di fuori di quella Sacramentale, è in grado di garantire alla coppia la totalità e definitività della mutua donazione: ecco perché ogni rapporto prematrimoniale è in sé illegittimo e irresponsabile, perché può coinvolgere una terza vita.

Quando si ha a che fare con i giovani (e io sono uno che ha a che fare con loro ogni giorno) una delle questioni più sentite è quella attinente alla sessualità e quindi ai cosiddetti “rapporti prematrimoniali”.
Su questo punto molti catechisti non sanno come affrontare il discorso. Coloro i quali si sentono di difendere la posizione del Vangelo e del Magistero (purtroppo mi sembra non tutti... e questo dovrebbe far pensare) lo fanno utilizzando argomenti poco convincenti, nel tentativo di rendere il Precetto più “trattabile” e “adattabile” ad una certa mentalità del giovane contemporaneo.
Eppure di argomenti convincenti ce ne sono. Vediamo quali sono.

La concezione cristiana della sessualità

Prima di tutto bisogna spiegare cosa è la sessualità secondo il Cristianesimo. Per il Cristianesimo la sessualità è un valore, perché creata e quindi voluta da Dio. Per il Cristianesimo non è valore ciò che è conseguito dal peccato, ma ciò che Dio ha iscritto nella natura, in questo caso nella natura dell’uomo.
L’essere umano non è stato voluto da Dio come un angelo, cioè con una natura esclusivamente spirituale, bensì come unione di spirito e di corpo. Ora, la sessualità altro non è che la dimensione corporea della reciproca donazione di quell’uomo verso quella donna e di quella donna verso quell’uomo, che si sono uniti nel vincolo indissolubile del Matrimonio-sacramento.

I rapporti prematrimoniali negano la donazione

Da ciò si capisce l’illegittimità della sessualità prematrimoniale (e ovviamente anche di quella extra-coniugale). Infatti, tale sessualità non può essere vissuta nella dinamica della donazione. La donazione, infatti, ha bisogno della definitività. Non è definitivo ciò che è ancora temporaneo e provvisorio. Nessuno può negare il fatto che il fidanzamento non sia definitivo... se è fidanzamento è proprio perché non c’è alcuna definitività.
Né ha senso fare un’obiezione di questo tipo: “Ma chi ci dice che il matrimonio sarà definitivo?”. Obiezione che non regge: ci sarebbe contraddizione in ciò che afferma la Chiesa se essa ammettesse la solubilità del Matrimonio, cosa che invece non è.
Una volta ascoltai una bellissima definizione di castità prematrimoniale. Per giunta l’ascoltai non da un sacerdote o da un teologo, ma da un laico padre di figli. Una definizione che non solo ritengo precisissima, ma che fa ben capire quanto la castità, in un determinato senso, non si configuri come una forma di rinuncia fine a se stessa, bensì per costruire ciò che conta davvero. La definizione dice così: «La castità prematrimoniale è la capacità di rimaner fedeli al proprio marito e alla propria moglie ancor prima di conoscerli». Ricordando questa definizione, dico ai ragazzi: «Chi si sente di negare quanto sia importante rimaner fedele al proprio marito e alla propria moglie, al proprio fidanzato e alla propria fidanzata? E allora perché negare quanto sia importante la fedeltà anche nella prospettiva del futuro? Perché ritenere che la fedeltà sia un valore solo nella contemporaneità – conoscendo il marito o la moglie – e non anche nella prospettiva del futuro, cioè quando ancora non si sa chi sarà il compagno di vita che la Provvidenza vorrà?».
In merito alla questione dei rapporti prematrimoniali un’altra obiezione che solitamente si riceve è questa: “Ma perché privarsi del piacere della sessualità? Non è Dio stesso che l’ha inserita nella natura umana?”. La risposta non è difficile. Certamente Dio ha inscritto il piacere nella sessualità così come ha iscritto il piacere in ogni bisogno importante della natura umana. Ha iscritto il piacere anche nel mangiare. Immaginate cosa accadrebbe se non provassimo piacere a mangiare. Faremmo questo ragionamento: “Adesso devo fare gnam gnam con le mandibole... chi me lo fa fare? Mangerò stasera...”, e poi anche la sera posticiperemmo al giorno dopo e così via... e intanto moriremmo di inedia. E così anche per la sessualità: se non ci fosse la dimensione del piacere, l’umanità si sarebbe già estinta. Ma – e qui sta il punto – un conto è apprezzare la dimensione del piacere, altro è fare di questo la componente e il criterio fondamentali. Per ritornare all’esempio del mangiare: se devo mangiare per alimentarmi, va bene apprezzare il piacere del mangiare; ma se in quel momento non è bene che mangi per non danneggiare l’organismo, non posso e non devo mangiare solo per soddisfare un piacere che poi si trasformerà in un danno per la mia salute.

I rapporti prematrimoniali negano la responsabilità

Ma oltre a tale motivo, i rapporti prematrimoniali sono illeciti anche perché sono sempre irresponsabili. Il ragionamento è molto facile: il metodo contraccettivo più sicuro è la pillola antifecondativa, la quale ha una percentuale di “successo” (rattrista utilizzare questa terminologia, ma lo facciamo per farci capire) non superiore al 90%. Il che significa che i metodi anticoncezionali occasionali (quelli che solitamente si usano tra i giovani) hanno una percentuale di “successo” ben al di sotto del 90%. Ciò vuol dire che la sessualità fuori dal Matrimonio è sempre comunque irresponsabile: si “gioca” con una terza vita che non solo ha il diritto di nascere qualora venisse concepita, ma che ha anche il diritto di trovare un nucleo familiare stabile, un papà e una mamma.
Dunque, la sessualità pre ed extra matrimoniale è, oltre ad un grave peccato (e già questo dovrebbe bastare per capire), un atto sempre e comunque irresponsabile.

La visione di Don Bosco

Purtroppo di queste cose ormai si parla poco. Si prende in considerazione il dato sociologico e quasi ci si arrende. Si pensa: “Ormai è impossibile venirne fuori”. Ora, un simile atteggiamento non solo costituisce un grave peccato di omissione, perché la verità va sempre detta, ma anche una sorta di “complicità” che permette che tante anime si perdano per l’eternità. Sì, avete capito bene: si perdano per l’eternità! La Madonna alla piccola Giacinta di Fatima lo disse chiaramente: «I peccati che fanno andare più all’inferno sono i peccati della carne».
Ho già fatto qualche riflessione su questa frase in un altro mio articolo pubblicato proprio su questo Settimanale. Certamente i peccati della carne, tra i peccati mortali, non sono quelli più gravi. Ma sono quelli che non solo possono essere commessi più facilmente, ma anche quelli che più pervertono il pensiero. Bestializzando il comportamento, bestializzano anche il ragionamento. Giustamente si dice: “Non si agisce come si pensa, ma si finisce sempre col pensare come si agisce”. Per cui, una volta fatta fuori la Legge di Dio dal comportamento, si farà fuori Dio stesso dalle proprie convinzioni e dal proprio giudizio di vita.
C’è una visione che toccò a san Giovanni Bosco e che a riguardo è bene ricordare. La Provvidenza volle che il grande Santo dei giovani vedesse l’inferno per far sì che lui – che appunto stava dedicando la vita ai giovani – venisse a conoscenza di alcune cose importanti per la sua missione. Ecco come lo stesso Don Bosco racconta ciò che gli toccò: «Mi trovai con la mia guida (l’Angelo Custode), in fondo ad un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso, avente una porta altissima, serrata. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva, un fumo grasso, quasi verde, s’innalzava sui muraglioni dell’edificio e guizze di fiamme sanguigne. Domandai: “Dove ci troviamo?”. “Leggi – mi rispose la Guida – l’iscrizione che è sulla porta!”. C’era scritto: “Ubi non est redemptio!” cioè: “Dove non c’è redenzione!”. Intanto vidi precipitare dentro quel baratro prima un giovane, poi un altro ed in seguito altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato. Esclamò la Guida: “Ecco la causa principale di queste dannazioni: i compagni, i libri cattivi e le perverse abitudini”. Gli infelici erano giovani da me conosciuti. Domandai: “Ma dunque è inutile che si lavori tra i giovani, se tanti fanno questa fine? Come impedire tanta rovina?”. “Coloro che hai visto sono ancora in vita; questo però è il loro stato attuale e se morissero, verrebbero senz’altro qui!”. Dopo entrammo nell’edificio; si correva con la rapidità del baleno. Lessi questa iscrizione: “Ibunt impii in ignem æternum!”, cioè: “Gli empi andranno nel fuoco eterno!”. “Vieni con me!”, soggiunse la Guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti ad uno sportello, che aprì. Mi si presentò allo sguardo una specie d’immensa caverna, piena di fuoco. Certamente quel fuoco sorpassava mille e mille gradi di calore. Io questa spelonca non ve la posso descrivere in tutta la sua spaventosa realtà. Intanto, all’improvviso, vedevo cadere dei giovani nella caverna ardente. La Guida disse: “La trasgressione del sesto Comandamento è la causa della rovina eterna di tanti giovani”. Io obiettai: “Ma se costoro hanno peccato, si sono però confessati”. “Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o taciute affatto. Ad esempio: uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne disse solo due o tre. Vi sono di quelli, che ne hanno commesso uno nella fanciullezza ed ebbero sempre vergogna di confessarlo, oppure l’hanno confessato male e non hanno detto tutto. Altri non ebbero il dolore e il proponimento; anzi, taluni, invece di fare l’esame di coscienza, studiavano il modo di ingannare il confessore. E chi muore con tale risoluzione, risolve di essere nel numero dei reprobi e così sarà per tutta l’eternità... Ed ora vuoi vedere perché la Misericordia di Dio qui ti ha condotto?”. La Guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Oratorio, che io tutti conoscevo, condannati per questa colpa. Fra essi vi erano di quelli che in apparenza tengono buona condotta. Continuò la Guida: “Predica dappertutto contro l’immodestia!”. Poi parlammo per circa mezz’ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: “Mutare vita!... Mutare vita!”. “Ora – soggiunse l’Amico – che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che provi anche tu un poco di inferno!”. Usciti dall’orribile edificio, la Guida afferrò la mia mano e toccò l’ultimo muro esterno; io emisi un grido... Cessata la visione, osservai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura».
Penso che questo basti ed avanzi... per capire come nel nostro apostolato non dobbiamo trascurare questa importante questione.

Fonti:

lunedì 14 marzo 2011

Don Bosco ai giovani: La Messa è Sacrificio

Vorrei riproporre oggi un pensiero di san Giovanni Bosco, dal libello "Il giovane provveduto per la pratica de' suoi doveri negli esercizi di cristiana pietà". Nella premessa leggiamo lo scopo che con questo componimento don Bosco si prefiggeva:

«Due sono gl'inganni principali, con cui il demonio suole allontanare i giovani dalla virtù. Il primo è far loro venire in mente, che il servire al Signore consista in una vita malinconica e lontana da ogni divertimento e piacere. Non è così, cari giovani. Io voglio insegnarvi un metodo di vita cristiana, che vi possa nel tempo stesso rendere allegri e contenti, additandovi quali siano i veri divertimenti e i veri piaceri, talché voi possiate dire col santo profeta Davide: serviamo al Signore in santa allegria: servite Domino in laetitia. Tale appunto è lo scopo di questo libretto, servire al Signore e stare allegri.»

A giudizio del santo piemontese, uno dei motivi per cui i giovani del suo tempo si tenevano lontani da una vita virtuosa è che essa è spesso dipinta (dal diavolo) come una sorta di investimento in perdita, che priva dai divertimenti e dalla letizia; a ben guardare, però, questo modo di vedere le cose non si è affatto modificato dai tempi di san Giovanni Bosco, ed ancora oggi è "uno dei principali inganni che allontanano i giovani dalla virtù". Tuttavia il santo sacerdote non illude il giovane sul fatto che è possibile divertirsi dei divertimenti del mondo servendo Dio: egli, infatti, precisa che vi sono "veri divertimenti" e "veri piaceri". A mio modo di vedere questo insegnamento di don Bosco non è ancora sufficientemente recepito; è inutile negare che molto spesso si crea (a volte anche in buona fede) questa illusione. Col pretesto, cioè, di "attirare" il giovane alla Messa o alla vita di parrocchia e di non farlo allontanare, si contrattano le verità di fede: ad esempio tacendo su quelle parti del Catechismo (significato del peccato e del peccato mortale, etica e morale sessuale, matrimonio etc.) più scomode per i giovani, perché costringono ad una revisione della propria condotta di vita e a delle rinunce (a volte faticose), oppure, addirittura, dicendo che queste cose, pur presenti nel Catechismo, non sono più valide oggi, ma piuttosto retaggio di un passato della Chiesa fatto di superstizioni e spesso legato al periodo preconciliare. San Giovanni Bosco non sembra essere dello stesso avviso; intende insegnare "un metodo di vita cristiana che possa rendere allegri e contenti", ma della vera letizia cristiana, che a differenza della gioia e del divertimento mondani, dona pace allo spirito, e non al corpo. Infatti, collegato a questo inganno, ve n'è un altro:

«L'altro inganno è la speranza di una lunga vita colla comodità di convertirvi nella vecchiaia od in punto di morte. Badate bene, miei figliuoli, che molti furono in simile guisa ingannati. Chi ci assicura di venir vecchi? Uopo sarebbe patteggiare colla morte che ci aspetti fino a quel tempo: ma vita e morte sono nelle mani del Signore, il quale può disporne come a lui piace.»

Non che il santo piemontese indichi intrinsecamente malvagio sperare in una lunga vita, ma l'errore sta nel confidare che essa si protragga per lasciarci il tempo di sfogarci coi nostri divertimenti, e poterci comodamente convertire alla fine, quando ormai non ci resta più nulla da fare. In questo è in gioco la nostra responsabilità, poiché, se conosciamo di essere in peccato dobbiamo desiderare convertirci, sia quella degli educatori, poiché da loro, in qualche modo, dipende la salvezza delle anime dei propri discenti.
Una delle sezioni di questa importante e nobile opera di don Bosco è, dunque, dedicata alla Santa Messa. Alla luce di quanto espresso nella premessa, io penso che abbiamo qui una lezione valida ancora, e soprattutto, oggi, quando, per dirla con le parole del card. Burke, "il modo della riforma del rito della Messa ha abbastanza oscurato l'azione divina nella Santa Messa [...] e ha indotto alcuni nell'errore che la Santa Liturgia è una nostra attività". Scrive infatti san Giovanni Bosco:

«Avvertimento: la Messa è l'offerta ed il sacrificio del Corpo e del Sangue di Nostro Signor G. C. che viene offerto e distribuito sotto le specie del pane e del vino consacrato; capite bene, o figliuoli, che nell'assistere alla santa Messa fa lo stesso come se voi vedeste il Divin Salvatore uscir di Gerusalemme e portare la croce sul monte Calvario, dove giunto viene, fra' più barbari tormenti, crocifisso spargendo fino all'ultima goccia il proprio sangue. Questo medesimo sacrificio rinnova il sacerdote mentre celebra la santa Messa, con questa sola distinzione che il sacrifizio del Calvario Gesù Cristo lo fece collo spargimento di sangue, quello della Messa è incruento, cioè senza spargimento di sangue.»

Questo era il tenore degli insegnamenti di don Bosco ai suoi giovani; egli non temeva, parlando in questi termini, di correre il rischio che i ragazzi si allontanassero dalla Messa. Anzi, avendo più premura della salvezza delle loro anime, li esorta, li ammonisce e li rimprovera in questo modo:

«Siccome non si può immaginare cosa più santa, più preziosa quanto il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Gesù Cristo, così voi, quando andate alla santa Messa, voglio siate persuasi che fate un'azione la più grande, la più santa, la più gloriosa a Dio, e la più utile all'anima propria. Gesù Cristo viene Egli stesso in persona ad applicare a ciascuno in particolare i meriti di quel sangue adorabilissimo, il quale sparse per noi sul Calvario in croce. Ciò deve inspirarci una grande idea della santa Messa e farci desiderare di assistervi bene. Ma il vedere tanti figliuoli con volontà deliberata distratti starvi irriverentemente senza modestia, senza attenzione, senza rispetto, rimanendosi in piedi, guardando qua e là, ah! costoro rinnovano più volte i patimenti del Calvario con grave scandalo de' compagni e disonore della religione! Per evitar un male così grande entrate con disposizioni di vero cristiano nello spirito di Gesù Cristo, e supponete di vederlo cominciare la sua dolorosa passione, esposto a' più barbari trattamenti per nostra salvezza.»

Se guardiamo queste parole con gli occhi del mondo, viene subito da chiedersi: dove sarebbe l'allegria e la contentezza? Sembra piuttosto che vivere la Messa, secondo don Bosco, sia quanto di più lontano dalla gioia, dalla festa e dal divertimento. Allora capiamo ancora di più il significato di quelle espressioni, "veri divertimenti" e "veri piaceri" che il cristiano, come insegna san Giovanni Bosco, deve perseguire nella sua vita: il cristiano trova letizia nel rivivere l'incruento sacrificio di Nostro Signore durante la Santa Messa per riceverne ogni beneficio spirituale. Al contempo il santo mette in guardia dalle distrazioni, dagli atti blasfemi e dalle mancanze di rispetto: di fronte al Signore che non solo si fa presente nella Santa Messa, ma ricompie il sacrificio tramite il quale ci ha redenti, non possiamo permettere di distraci, dobbiamo prepararci con ogni cura a questo mistico incontro con il Salvatore. Per questo è importante avere in somma considerazione la liturgia: anche i canti e gli atteggiamenti devono essere tutti diretti verso Cristo, e capiamo, dunque, come esistano musiche ed atteggiamenti del corpo adatti a varcare la soglia della chiesa ed altri che è bene, per rispetto e per il santo Timor di Dio, restino fuori.
San Giovanni Bosco conclude questa sezione del suo libello con una sorta di guida per "assistere con frutto alla Santa Messa"; sono indicazioni forgiate a misura della Messa antica, la quale per sua natura è tutta improntata a Cristo e al suo Sacrificio, ma che è bene applicare anche a quella riformata, per recuperarne la direzione corretta verso Nostro Signore e la sua dimensione sacrificale, nonché la differenza (che è necessario tener ben presente) tra la gioia del mondo e la letizia che promana dalla liturgia.

In principio della Messa

Signor mio Gesù Cristo, io vi offerisco questo santo sacrifizio a vostra maggior gloria ed a bonte spirituale dell'anima mia, fatemi la grazia che il mio cuore e la mia mente ad altro più non pensino che a voi. Anima mia, scaccia ogni altro pensiero e preparati ad assistere a questa santa Messa col massimo raccoglimento.

Al Confiteor

Io confesso a Dio onnipotente, alla Beata sempre Vergine Maria, al Beato Michele Arcangelo, al Beato Giovanni Battista, a' santi apostoli Pietro e Paolo e a tutti i Santi, che molto peccai con pensieri, parole ed opere per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Perciò prego la Beata Vergine Maria, il Beato Michele Arcangelo, il B. Giovanni Battista, i Ss. Apostoli Pietro e Paolo e tutti i santi ad intercedere per me appresso il Signor nostro Iddio.

Il Sacerdote ascende all'altare

Tutta la terra vi adori, o Signore, e canti lode al vostro santo nome. Sia gloria al Padre, al Figliuolo ed allo Spirito Santo. Così sia.

Al Kyrie eleison

Signor mio G. C, abbiate misericordia di questa povera anima mia.

Al Gloria

Sia gloria a Dio nel più alto de' cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà, perchè solo Iddio è degno di essere lodato e glorificato per tutti i secoli.

All'Oremus

Ricevete, o Signore, le preghiere che da questo sacerdote vi sono indirizzate per me. Concedetemi la grazia di vivere.e morire da buon cristiano nel grembo della santa Madre Chiesa.

All'Epistola

Infiammate, o Signore, il cuor mio del vostro santo amore, acciocchè io vi ami e vi serva tutti i giorni della mia vita.

Al Vangelo

Io sono pronto, o Signore, a confessare la fede del Vangelo a costo della mia vita, professando le grandi verità, che ivi sono contenute. Datemi grazia e fortezza per fare la vostra Divina volontà, e fuggire tutte le occasioni di peccare.

Al Credo

Io credo fermamente tutte le verità che voi, mio Dio, rivelaste alla vostra Chiesa, perchè siete verità infallibile. Accrescete perciò in me lo spirito di viva fede, di ferma speranza, e d'infiammata carità.

All'Offertorio

Vi offerisco, o mio Dio, per le mani del Sacerdote quel pane e quel vino che debbono essere cangiati nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo. Vi offro nel medesimo tempo il mio cuore, la lingua mia, affinchè per l'avvenire altro non desideri nè di altra cosa io parli, se non di quello che riguarda al vostro santo servizio.

All'Orate Fratres

Ricevete, Signore, questo sagrifizio per onore e gloria del vostro santo nome, per mio vantaggio, e per quello di tutta la vostra Santa Chiesa.

Al Praefatio

Mio cuore, alzati a Dio e pensa alla passione di G. C., che egli rinnova pe' tuoi peccati.

Al Sanctus

Anima mia, unisci ogni tuo affetto al coro degli Angeli, e canta con essi un inno di gloria dicendo: Santo, Santo, Santo è il Signore, il Dio degli eserciti. Sia glorificato e benedetto per tutti i secoli.

Al Memento dei vivi

Vi prego, o Gesù mio, di ricordarvi de' miei genitori, degli altri parenti, de' miei benefattori, degli amici miei, ed anche de' miei nemici: ricordatevi altresì del Sommo Pontefice e di tutta la Chiesa, e di ogni autorità spirituale e temporale, a cui tutti sia pace, concordia e benedizione.

All’elevazione dell'Ostia

Con tutta umiltà prostrato vi adoro, o Signore, e credo fermamente che voi esistete in questa Ostia sacra. Oh gran mistero, un Dio viene dal cielo in terra per la mia salute! Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo sacramento. (100 giorni d'indulgenza ogni volta).

All’Elevazione del calice

Signor mio Gesù Cristo, io adoro quel sangue che voi spargeste per salvare l'anima mia. Io ve l'offerisco in memoria della vostra passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo; ricevetelo in isconto de' miei peccati, e pei bisogni di santa Chiesa.

Al memento dei morti

Ricordatevi, Signore, delle anime del Purgatorio e specialmente di quelle de' miei parenti, benefattori spirituali e temporali. Liberatele da quelle pene e date a tutte la gloria del paradiso.

Al Pater noster

Vi ringrazio, Gesù mio, di questo eccellente modello di preghiera che mi deste: fatemi la grazia che io la possa recitare colla divozione e coll'attenzione che si merita. Concedetemi quanto in essa vi domanda per me quel sacerdote, e soprattutto che io non cada in mortale peccato, unico e sommo male che può farmi perdere eternamente. Dite il Pater noster, etc.

All'Agnus Dei

Gesù, agnello immacolato, vi supplico ad usare misericordia a me e a tutti gli uomini del mondo affinchè tutti si convertano a voi, per godere quella vera pace che provano coloro che sono in grazia vostra.

Al Domine non sum dignus

O Signore, per la moltitudine de' miei peccati io non son degno che voi veniate ad abitare nell'anima mia, ma dite solamente una parola, e mi sarà rimesso ogni peccato. Oh quanto mi spiace di avervi offeso, fatemi la grazia, che non vi offenda mai più per l'avvenire.

Alla Comunione

Se non potete comunicarvi sacramentalmente fate almeno la comunione spirituale, che consiste in un ardente desiderio di ricevere Gesù nel vostro cuore, dicendo: Mio caro e buon Gesù, poichè questa mattina io non posso ricevere l'Ostia santa, venite nondimeno a prendere possesso di me colla vostra grazia, onde io viva sempre nel vostro santo amore. La grazia che singolarmente vi domando è di potere star lontano dalle cattive compagnie, che pur troppo sono stato occasione delle mie cadute nel peccato.

Alle ultime orazioni

Vi ringrazio, o mio Dio, di esservi sacrificato per me. Fate che sin da questo momento tutto io mi possa sacrificare a Voi. Dispiaceri, fatiche, caldo, freddo, fame, sete ed anche la morte tutto accetterò volentieri dalle vostre mani, pronto ad offerire tutto e perdere tutto, purchè io possa adempiere quello che prescrive la vostra santa legge.

Alla Benedizione

Benedite, Signore, queste sante risoluzioni, beneditemi per la mano del vostro ministro, e fate che gli effetti di questa benedizione siano eternamente sopra di me. Nel nome del Padre, e del Figliuolo, e dello Spirito Santo. Così sia.

All’ultimo Vangelo

Verbo eterno, fatto carne per salvare l'anima mia, io vi adoro col più profondo rispetto, e vi ringrazio di quanto patiste per me. Concedetemi la grazia di conservare i frutti di questa santa Messa; perdonatemi, se non vi ho assistito colla debita attenzione, e fate che uscendo io di questa chiesa abbiano gli occhi, la lingua e tutti i sensi miei in sommo orrore ogni cosa che si opponga alle verità del vostro santo Vangelo. Dite una Salve alla B. V. Immacolata ed un Pater a S. Giuseppe, affinchè vi aiutino a mantenere i proponimenti fatti, e soprattutto ad evitare lo occasioni del peccato.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...