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mercoledì 23 novembre 2011

Sospeso per la Messa del papa

Invita i colleghi a vedere la Messa del Papa in tv, l’azienda sanitaria lo sospende per tre giorni
Dal quotidiano Avvenire

Ha annunciato un presidio e uno sciopero della fame un dipendente dell’Ulss 12 sospeso per tre giorni senza stipendio perché, in occasione della visita del Papa a Venezia nel maggio scorso, si adoperò per consentire a degenti e colleghi di assistere in diretta alla Messa celebrata da Benedetto XVI. «Il direttore generale Antonio Padoan ha ritenuto che l’iniziativa ledesse l’immagine laica dell’Azienda per cui ha agito disciplinarmente nei miei confronti», spiega Bernardino Mason, il dipendente. «In previsione della visita del Papa a Venezia, avvenuta l’8 maggio – racconta – sono stato incaricato dal direttore amministrativo e dal direttore di Scuola di Sanità Veneta, mio diretto superiore, di rendere possibile la visione della Messa ai degenti degli ospedali e a chiunque ne avesse desiderio». «Sono stato punito pur avendo dimostrato che ho agito in collaborazione con altri e su indicazione del direttore amministrativo Maria Alessandra Massei – prosegue Mason – fatalità la punizione mi è stata comunicata il giorno successivo alla fine dell’incarico del direttore amministrativo». Replica l’azienda sanitaria: «La procedura disciplinare – spiega l’azienda – è stata comminata perché con una sua email il dipendente aveva sollecitato il personale ospedaliero a seguire la Messa del Pontefice durante l’orario di servizio».

Fonte: L'Avvenire, 23 novembre 2011, pag. 14

Sospeso per la Messa del Papa in tv
Di Alberto Francesconi dal Gazzettino di Venezia

Punito per avere invitato il personale dell’Ospedale dell’Angelo a seguire la Messa del Papa. È destinata a sollevare polemiche la sospensione di tre giorni dal servizio comminata dalla direzione dell’Ulss 12 a un proprio dipendente, Bernardino Mason, autore di una mail con la quale invitava il personale in servizio a seguire dal maxischermo allestito nella hall dell’ospedale la Messa celebrata al Parco di San Giuliano da Benedetto XVI l’8 maggio scorso. Mason, in servizio alla Scuola di sanità veneta, braccio operativo dell’Ulss 12 nella formazione, ha annunciato un presidio di protesta e uno sciopero della fame nei tre giorni di sospensione, dal 28 al 30 novembre. «Il direttore generale Antonio Padoan ha ritenuto che l’iniziativa ledesse l’immagine laica dell’Azienda per cui ha agito disciplinarmente nei miei confronti», spiega Mason, che adombra il sospetto che di una lotta di potere dietro il provvedimento disciplinare a suo carico. Proprio il dipendente era stato incaricato dal direttore amministrativo dell’Ulss di permettere ai degenti di assistere alla diretta della Messa del Papa. All’Angelo, per avere la tv in camera è necessario pagare; per la rilevanza dell’evento si era così deciso di allestire un maxischermo nella hall. Mason, noto per il suo impegno pluriennale nel mondo dell’associazionismo e della cooperazione, sarebbe però andato oltre: «La procedura disciplinare - spiega l’azienda - è stata comminata perché con una sua email il dipendente aveva sollecitato il personale ospedaliero a seguire la Messa del Pontefice durante l’orario di servizio». Con un uso improprio della posta elettronica aziendale, ma soprattutto con una violazione della "mission" dell’azienda che, si legge nella contestazione, «non è quella di fare propaganda religiosa, bensì di assistere la collettività». Mason però sente puzza di bruciato: «Sono stato punito - sostiene - pur avendo dimostrato che ho agito in collaborazione con altri e su indicazione del direttore amministrativo Maria Alessandra Massei - prosegue Mason - fatalità la punizione mi è stata comunicata il giorno successivo alla fine dell’incarico del direttore amministrativo». Per questo il dipendente, che annuncia che ricorrerà contro la sospensione, ha deciso che trascorrerà i tre giorni alla stazione Sfmr dell’Ospedale a digiuno spiegando al pubblico il proprio caso.

Fonte: Il Gazzettino di Venezia, 23 novembre 2011, pag. XVII

martedì 10 maggio 2011

La Messa a San Giuliano - Alcune considerazioni

Riprendo un articolo apparso ieri dal blog Cantuale antonianum, che esprime alcune considerazioni (che condivido in pieno) sull'allestimento e lo svolgimento della Santa Messa celebrata da papa Benedetto XVI al parco san Giuliano di Mestre domenica scorsa. Potete raggiungerlo cliccando sul titolo di seguito: Una basilica a cielo aperto: la messa del Papa a Mestre, un esempio per le future maxicelebrazioni papali.
Voglio solo citare alcuni passaggi importanti:

Il cosiddetto "palco papale" era un vero e proprio abside basilicale, con la riproduzione in gigantografia su tela di mosaici in stile bizantino veneziano. L'altare coperto dal ciborio, pilastri che inframezzavano l'enorme presbiterio e lo splendido e semplicissimo ambone che richiamava visivamente quello di San Marco. [...]
Niente biancume iconoclasta o peggio ancora palchi da concerto rock o manifestazione politica: i cerimonieri organizzatori veneti ci hanno finalmente una cattedrale virtuale, degna di una Messa papale, in puro stile Benedetto XVI.
Ma non c'è da lodare solo la scenografia: tutto è stato veramente lodevole. La posizione di vescovi e presbiteri attorno al Papa celebrante, il canto dei ministri (il diacono ha cantillato il vangelo in maniera splendida e significativa), il canto gregoriano, a cui si è voluto dare - ed è ben giusto - il posto d'onore, senza dimenticare il canto assembleare (senza stravaganti novità, ma puntando sui canti più conosciuti). Ottimi e solenni i seminaristi ministranti, guidati - per quanto potevo vedere e sapere - dai precisi (ma discreti) cerimonieri di Padova, i proff. di liturgia Don Gianandrea Di Donna e padre Andrea Massarin, francescano, che ci hanno mostrato di saper unire le competenze teoriche (leggi qui) ad una sana pratica. Non è certo facile organizzare e gestire una celebrazione del genere, neanche sotto la supervisione esperta ed attenta del Maestro delle Celebrazioni pontificie Guido Marini.

Di seguito metto anche le foto, prese in prestito dal blog Sacrissolemniis. Vorrei aggiungere un mio commento. Direi che noi, fedeli del patriarcato di Venezia, nonché tutti i fedeli delle diocesi del Triveneto, dobbiamo essere orgogliosi di aver dato un tale splendore alla celebrazione della Santa Messa con il papa; in questo modo abbiamo tutti (o quasi tutti) avuto l'impressione, come ha detto lo stesso pontefice durante la sua omelia, di non assistere ad un evento mondano, ma alla visita di Nostro Signore nel Supremo Sacrificio dell'Eucaristia: «È significativo che il luogo prescelto per questa Liturgia sia il Parco di San Giuliano: uno spazio dove abitualmente non si celebrano riti religiosi, ma manifestazioni culturali e musicali. Oggi, questo spazio ospita Gesù risorto, realmente presente nella sua Parola, nell’assemblea del Popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue».
Non è, infatti, da tutte le organizzazioni di questi grandi eventi dare un servizio così nobile ed allo stesso tempo semplice, come lo stesso Concilio Vaticano II ha raccomandato: «I riti splendano per nobile semplicità» (SC 36). La nobiltà era quella dell'arte, vera arte, patrimonio culturale di tutte le genti venete, richiamata nella riproduzione dei mosaici della nostra Basilica Cattedrale di San Marco; nobiltà (e questo è un vanto tutto caorlotto) erano anche i candelieri e la Croce d'altare, provenienti dal Tesoro del nostro Duomo. Semplicità sta nella scelta stessa di queste cose, e non nella ricerca affannosa e spesso inconcludente di chissà quali novità, con la simbologia ambigua tipica di certa "arte" moderna (che troppo spesso abbiamo visto e vediamo fare da cornice alle celebrazioni liturgiche), contraria a quanto lo stesso Concilio insegna: «[I riti] non abbiano bisogno, generalmente, di molte spiegazioni» (SC 36). Semplicità è anche quella di utilizzare gli immensi tesori di arte sacra che, specie nelle nostre terre, i nostri antenati ci hanno affidato, e non buttarli via, come spesso in questi anni si è fatto, magari spendendo (e questa volta sì sperperando) grandi patrimoni per comprare paramenti e suppellettili di dubbio gusto sia artistico che liturgico.
Nobiltà e semplicità li abbiamo potuti non solo vedere, ma anche udire, con la raffinata scelta dei canti, incentrata sul canto gregoriano. Qui non tutti possono dirsi d'accordo, e questo è certamente motivo di tristezza; ma vorrei ribadire ancora una volta che la celebrazione di domenica scorsa, anche nella musica sacra, seguiva il Concilio, che ci insegna: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (SC 116). Ed il posto principale ha avuto: con l'introito previsto per la liturgia del giorno, Iubilate Deo; il canto del Vidi aquam, che nel tempo di Pasqua sostituisce l'Asperges me al momento dell'aspersione con l'acqua benedetta, particolarmente raccomandata nelle domeniche del tempo di Pasqua; l'Ordinario della Messa, preso dalla Messa Prima Lux et origo (alternata alla polifonia della schola cantorum), indicata per il tempo pasquale nei libri preparati in seguito alla riforma liturgica e fortemente voluti dal Concilio e da papa Paolo VI; l'antifona di Comunione, Surrexit Dominus. Oltre al gregoriano abbiamo potuto gustare nuovamente la meravigliosa polifonia rinascimentale che per tanti anni nelle nostre chiese ha alimentato la fede dei nostri padri; ed anche il canto devozionale e popolare, con ritornelli semplici e molto diffusi (ma mai banali) come nei canti Cristo risusciti e Sei Tu, Signore, il Pane. Anche questo perfettamente in linea con quanto ci insegnano i padri conciliari: «Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica [...] Si promuova con impegno il canto religioso popolare in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme stabilite dalle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli» (SC 117-118). Nel libretto per la celebrazione, consegnato gratuitamente a tutti i fedeli, si potevano leggere i testi in latino affiancati dalle traduzioni in italiano, e accompagnati dalla notazione musicale quando alla schola si univa o intervallava l'assemblea.
Le critiche, che sentivo prima e durante la celebrazione, a questo modo di condurre il canto liturgico e la celebrazione mi hanno fatto sorgere immediatamente questa domanda: nelle nostre celebrazioni liturgiche siamo ancora in grado di ascoltare? Siamo capaci di fermarci e far posto per un momento a quello che il Signore ci vuole dire (anche e soprattutto per il fatto che il canto gregoriano trae la sua origine e si sviluppa su testi biblici e patristici)? Siamo disposti con umiltà a tacere per un momento al cospetto di Dio, a deporre la smania di voler fare per forza qualcosa di diverso dall'ascolto e dalla meditazione orante, e metterci devotemente alla sequela di Cristo come fanno i discepoli che ascoltano il maestro senza parlargli sempre sopra? Credo che in questa direzione debba andare l'educazione liturgica del popolo di Dio, direzione indicata ed ampiamente illustrata dal nostro Santo Padre Benedetto XVI, che in ogni celebrazione (specialmente in questa, vissuta da noi in prima persona) vuole insegnare il decoro e la dignità delle celebrazioni, dando indicazioni anche ai suoi cerimonieri in questo senso.
L'augurio che posso rivolgere a tutti coloro che hanno assistito dal vivo alla Santa Messa del parco san Giuliano, ed anche a coloro che l'hanno guardata alla televisione o sentita alla radio, è proprio questo: lasciare con umiltà che l'insegnamento del papa penetri nel profondo del nostro animo; preparare, con spirito di sottomissione, il proprio cuore a ricevere gli insegnamenti del Santo Padre. Solo così essi potranno rinnovare il nostro modo di vivere la liturgia divina, e potremmo dire sul serio che il Santo Padre ha confermato la nostra fede; solo così non faremo della Liturgia una serie di gesti e di azioni inventati dall'uomo e che finiscono solo sull'uomo, ma bensì che partono da Dio e a Dio ritornano.

 

lunedì 9 maggio 2011

Basilica della Salute - Discorso del Papa

Di seguito pubblichiamo il discorso tenuto dal Santo Padre Benedetto XVI alla Basilica della Madonna della Salute, al termine della sua visita pastorale ad Aquileia e Venezia, davanti al mondo della Cultura, della Politica e dell'Economia.

Cari amici,

sono lieto di salutarvi cordialmente, quali rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte e dell’economia di Venezia e del suo territorio. Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra simpatia. Esprimo la mia riconoscenza al Patriarca e al Rettore che, a nome dello Studium Generale Marcianum, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi e ha introdotto questo nostro incontro, l’ultimo della mia intensa visita, iniziata ieri ad Aquileia. Vorrei lasciarvi alcuni spunti molto sintetici, che spero vi saranno utili per la riflessione e per l’impegno comune. Questi spunti li traggo da tre parole che sono metafore suggestive: tre parole legate a Venezia e, in particolare, al luogo in cui ci troviamo: la prima parola è acqua; la seconda è Salute, la terza è Serenissima.

Cominciamo dall’acqua – come appare logico per molti versi. L’acqua è simbolo ambivalente: di vita, ma anche di morte; lo sanno bene le popolazioni colpite da alluvioni e maremoti. Ma l’acqua è anzitutto elemento essenziale per la vita. Venezia è detta la “Città d’acqua”. Anche per voi che vivete a Venezia questa condizione ha un duplice segno, negativo e positivo: comporta molti disagi e, al tempo stesso, un fascino straordinario. L’essere Venezia “città d’acqua” fa pensare ad un celebre sociologo contemporaneo, che ha definito “liquida” la nostra società, e così la cultura europea: una cultura “liquida”, per esprimere la sua “fluidità”, la sua poca stabilità o forse la sua assenza di stabilità, la mutevolezza, l’inconsistenza che a volte sembra caratterizzarla. E qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città “liquida” – nel senso appena accennato –, ma come città “della vita e della bellezza”. Certo, è una scelta, ma nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.

Veniamo alla seconda parola: “Salute”. Ci troviamo nel “Polo della Salute”: una realtà nuova, che ha però radici antiche. Qui, sulla Punta della Dogana, sorge una delle chiese più celebri di Venezia, opera del Longhena, edificata come voto alla Madonna per la liberazione dalla peste del 1630: Santa Maria della Salute. Accanto ad essa, il celebre architetto costruì il Convento dei Somaschi, diventato poi Seminario Patriarcale. “Unde origo, inde salus”, recita il motto inciso al centro della rotonda maggiore della Basilica, espressione che indica come sia strettamente legata alla Madre di Dio l’origine della Città di Venezia, fondata, secondo la tradizione, il 25 marzo del 421, giorno dell’Annunciazione. E proprio per intercessione di Maria venne la salute, la salvezza dalla peste. Ma riflettendo su questo motto possiamo coglierne anche un significato ancora più profondo e più ampio. Dalla Vergine di Nazaret ha avuto origine Colui che ci dona la “salute”. La “salute” è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo “stare bene” che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla salus animae, da cui dipende il nostro destino eterno. Dio si prende cura di tutto ciò, senza escludere nulla. Si prende cura della nostra salute in senso pieno. Lo dimostra Gesù nel Vangelo: Egli ha guarito malati di ogni genere, ma ha anche liberato gli indemoniati, ha rimesso i peccati, ha risuscitato i morti. Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. Per questo, Gesù stesso si può chiamare “Salute” dell’uomo: Salus nostra Dominus Jesus. Gesù salva l’uomo ponendolo nuovamente nella relazione salutare con il Padre nella grazia dello Spirito Santo; lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue “paralisi” fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo. Unde origo, inde salus. Questo motto richiama molteplici riferimenti; mi limito a ricordarne uno, la celebre espressione di sant’Ireneo: “Gloria Dei vivens homo, vita autem hominis visio Dei [est]” (Adv. haer. IV, 20, 7). Che si potrebbe parafrasare così: gloria di Dio è la piena salute dell’uomo, e questa consiste nello stare in relazione profonda con Dio. Possiamo dirlo anche con i termini cari al neo-beato Giovanni Paolo II: l’uomo è la via della Chiesa, e il Redentore dell’uomo è Cristo.

Infine, la terza parola: “Serenissima”, il nome della Repubblica Veneta. Un titolo davvero stupendo, si direbbe utopico, rispetto alla realtà terrena, e tuttavia capace di suscitare non solo memorie di glorie passate, ma anche ideali trainanti nella progettazione dell’oggi e del domani, in questa grande regione. “Serenissima” in senso pieno è solamente la Città celeste, la nuova Gerusalemme, che appare al termine della Bibbia, nell’Apocalisse, come una visione meravigliosa (cfr Ap 21,1 – 22,5). Eppure il Cristianesimo concepisce questa Città santa, completamente trasfigurata dalla gloria di Dio, come una meta che muove i cuori degli uomini e spinge i loro passi, che anima l’impegno faticoso e paziente per migliorare la città terrena. Bisogna sempre ricordare a questo proposito le parole del Concilio Vaticano II: “Niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo” (Cost. Gaudium et spes, 39). Noi ascoltiamo queste espressioni in un tempo nel quale si è esaurita la forza delle utopie ideologiche e non solo l’ottimismo è oscurato, ma anche la speranza è in crisi. Non dobbiamo allora dimenticare che i Padri conciliari, che ci hanno lasciato questo insegnamento, avevano vissuto l’epoca delle due guerre mondiali e dei totalitarismi. La loro prospettiva non era certo dettata da un facile ottimismo, ma dalla fede cristiana, che anima la speranza al tempo stesso grande e paziente, aperta sul futuro e attenta alle situazioni storiche. In questa stessa prospettiva il nome “Serenissima” ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia. Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo, ma non è un’utopia, né un’ideologia. Le prime generazioni cristiane lo chiamavano piuttosto la “via”, cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire. Alla città “serenissima” si giunge per questa via, che è la via della carità nella verità, ben sapendo, come ci ricorda ancora il Concilio, che non bisogna “camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita” e che sull’esempio di Cristo “è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia” (ivi, 38).

Ecco, cari amici, gli spunti di riflessione che volevo condividere con voi. Per me è stata una gioia concludere la mia visita in vostra compagnia. Ringrazio nuovamente il Cardinale Patriarca, l’Ausiliare e tutti i collaboratori per la magnifica accoglienza. Saluto la Comunità ebraica di Venezia - che ha antiche radici ed è una presenza importante nel tessuto cittadino - con il suo Presidente, Prof. Amos Luzzatto. Un pensiero anche ai musulmani che vivono in questa città. Da questo luogo così significativo rivolgo il mio cordiale saluto a Venezia, alla Chiesa qui pellegrina e a tutte le Diocesi del Triveneto, lasciando, come pegno del mio perenne ricordo, la Benedizione Apostolica. Grazie per la vostra attenzione.


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Assemblea del Patriarcato di Venezia - Discorso del Papa

Divulghiamo di seguito il discorso tenuto da papa Benedetto XVI nella Basilica di San Marco, all'assemblea diocesana del patriarcato di Venezia con la quale si è conclusa la Visita Pastorale del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, alle parrocchie della diocesi.

“Magnificat anima mea Dominum”

Cari fratelli e sorelle! Con le parole della Vergine Maria desidero innalzare insieme a voi l’inno di lode e di ringraziamento al Signore per il dono della Visita pastorale, iniziata nel Patriarcato di Venezia nel 2005 e giunta oggi alla sua provvida conclusione in questa Assemblea generale. A Dio, datore di ogni bene, rivolgiamo la nostra lode per aver sostenuto i vostri propositi spirituali e i vostri sforzi apostolici durante questo tempo della Visita pastorale, compiuta dal vostro Pastore, il Cardinale Angelo Scola, che saluto e ringrazio per le gentili parole rivoltemi a nome di tutti voi. Con lui saluto il Vescovo Ausiliare e Vescovo eletto di Vicenza, i Vicari episcopali e quanti lo hanno coadiuvato in questo lungo e articolato impegno pastorale, evento di grazia e di forte esperienza ecclesiale, nel quale l’intero popolo cristiano si è rigenerato nella fede, protendendosi con rinnovato slancio alla missione. Ed è pertanto specialmente a voi, cari sacerdoti, religiosi, e fedeli laici, che rivolgo il mio affettuoso saluto e il sincero apprezzamento per il vostro servizio, in particolare nello svolgimento delle Assemblee ecclesiali. Sono lieto di salutare la storica Comunità armena di Venezia con l’Abate e i monaci mechitaristi. Un pensiero va al Metropolita greco-ortodosso d’Italia Ghennadios e al Vescovo della Chiesa Ortodossa Russa Nestor, come pure ai Rappresentanti delle Comunità luterana ed anglicana.

Gratitudine e gioia sono perciò i sentimenti che caratterizzano questo nostro incontro. Esso si svolge nello spazio sacro, colmo di arte e di memoria, della Basilica di San Marco, dove la fede e la creatività umana hanno dato origine ad una eloquente catechesi per immagini. Il Servo di Dio Albino Luciani, che fu vostro indimenticabile Patriarca, così descrisse la sua prima visita in questa Basilica, da giovane sacerdote: “Mi trovai immerso in un fiume di luce … Finalmente potevo vedere e godere con i miei occhi tutto lo splendore di un mondo di arte e di bellezza unico e irripetibile, il cui fascino ti penetra nel profondo” (Io sono il ragazzo del mio Signore, Venezia-Quarto d’Altino, 1998). Questo tempio è immagine e simbolo della Chiesa di pietre vive, che siete voi, cristiani di Venezia.

“Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e l’accolse” (Lc 19,5-6). Quante volte, durante la Visita pastorale, avete ascoltato e meditato queste parole, rivolte da Gesù a Zaccheo! Esse sono state il motivo conduttore dei vostri incontri comunitari, offrendovi uno stimolo efficace ad accogliere Gesù Risorto, via sicura per trovare pienezza di vita e felicità. Infatti, l’autentica realizzazione dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano nel potere, nel successo, nel denaro, ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo ci fa conoscere e ci rende vicino. E’ questa l’esperienza di Zaccheo. Egli, secondo la mentalità corrente, ha tutto: potere e denaro. Può dirsi un “uomo arrivato”: ha fatto carriera, ha raggiunto ciò che voleva e potrebbe dire, come il ricco stolto della parabola evangelica, “anima mia hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divertiti” (Lc 12,19). Per questo il suo desiderio di vedere Gesù è sorprendente. Che cosa lo spinge a ricercare l’incontro con Lui? Zaccheo si rende conto che quanto possiede non gli basta, sente il desiderio di andare oltre. Ed ecco che Gesù, il profeta di Nazaret, passa da Gerico, la sua città. Di Lui gli è giunta l’eco di alcune parole inconsuete: beati i poveri, i miti, gli afflitti, gli affamati di giustizia. Parole per lui strane, ma forse proprio per questo affascinanti e nuove. Vuole vedere questo Gesù. Ma Zaccheo, seppure ricco e potente, è piccolo di statura. Perciò corre avanti, sale su un albero, un sicomoro. Non gli importa di esporsi al ridicolo: ha trovato un modo per rendere possibile l’incontro. E Gesù arriva, alza lo sguardo verso di lui, lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5). Nulla è impossibile a Dio! Da questo incontro scaturisce per Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con gioia, scoprendo finalmente la realtà che può riempire veramente e pienamente la sua vita. Ha toccato con mano la salvezza, ormai non è più quello di prima e come segno di conversione si impegna a donare metà dei suoi beni ai poveri e a restituire il quadruplo a chi aveva derubato. Ha trovato il vero tesoro, perché il Tesoro, che è Gesù, ha trovato lui!

Amata Chiesa che sei in Venezia! Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. Sforzati di vedere da vicino la persona di Cristo, che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Come successore dell’Apostolo Pietro, visitando in questi giorni la vostra terra, ripeto a ciascuno di voi: non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù, di puntare verso l’alto per incrociare il suo sguardo. Nel “logo” di questa mia Visita pastorale è rappresentata la scena di Marco che consegna il Vangelo a Pietro, tratta da un mosaico di questa Basilica. Oggi, simbolicamente, vengo a riconsegnare il Vangelo a voi, figli spirituali di san Marco, per confermarvi nella fede e incoraggiarvi dinanzi alle sfide del momento presente. Avanzate fiduciosi nel sentiero della nuova evangelizzazione, nel servizio amorevole dei poveri e nella testimonianza coraggiosa all’interno delle varie realtà sociali. Siate consapevoli d’essere portatori di un messaggio che è per ogni uomo e per tutto l’uomo; un messaggio di fede, di speranza e di carità.

Quest’invito è, in primo luogo, per voi, cari sacerdoti, configurati con il sacramento dell’Ordine a Cristo “Capo e Pastore” e posti a guida del suo popolo. Riconoscenti per l’immenso dono ricevuto, continuate a svolgere con generosità e dedizione il vostro ministero, cercando sostegno sia nella fraternità presbiterale vissuta come corresponsabilità e collaborazione, sia nella preghiera intensa e in un approfondito aggiornamento teologico e pastorale. Un pensiero affettuoso ai sacerdoti ammalati e anziani, uniti a noi spiritualmente. L’invito è poi rivolto a voi, persone consacrate, che costituite una preziosa risorsa spirituale per l’intero popolo cristiano e indicate in modo speciale, con la professione dei voti, l’importanza e la possibilità del dono totale di sé a Dio. Infine questo invito è rivolto a tutti voi, cari fedeli laici. Sappiate rendere sempre e dappertutto ragione della speranza che è in voi (cfr 1Pt 3,15). La Chiesa ha bisogno dei vostri doni e del vostro entusiasmo. Sappiate dire “sì” a Cristo che vi chiama ad essere suoi discepoli, ad essere santi. Vorrei ricordare, ancora una volta, che la “santità” non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l’aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo quotidiano della coerenza. Sì, ci vogliono fedeli laici affascinati dall’ideale della “santità”, per costruire una società degna dell’uomo, una civiltà dell’amore.

Nel corso della Visita pastorale avete dedicato speciale cura alla testimonianza che le vostre comunità cristiane sono chiamate a rendere, a partire dai fedeli più motivati e consapevoli. A tale proposito, vi siete giustamente preoccupati di rilanciare l’evangelizzazione e la catechesi degli adulti e delle nuove generazioni proprio a partire da piccole comunità di adulti e di genitori, che, costituendo quasi dei cenacoli domestici, possano vivere la logica dell’evento cristiano anzitutto nella testimonianza della comunione e della carità. Vi esorto a non risparmiare energie nell’annuncio del Vangelo e nell’educazione cristiana, promuovendo sia la catechesi ad ogni livello, sia quelle offerte formative e culturali che costituiscono un vostro rilevante patrimonio spirituale. Sappiate dedicare particolare cura alla formazione cristiana dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Essi hanno bisogno di validi punti di riferimento: siate per loro esempi di coerenza umana e cristiana. Lungo il percorso della Visita pastorale è emersa anche la necessità di un sempre maggiore impegno nella carità quale esperienza del dono generoso e gratuito di sé, come pure l’esigenza di manifestare con chiarezza il volto missionario della parrocchia, fino a creare realtà pastorali che, senza rinunciare alla capillarità, siano più capaci di slancio apostolico.

Cari amici, la missione della Chiesa porta frutto perché Cristo è realmente presente tra noi, in modo del tutto particolare nella Santa Eucaristia. La sua è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a Sé. Cristo ci attira a Sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri. Per questo la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Vi esorto pertanto a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali, affinché il Giorno del Signore sia vissuto pienamente e illumini le vicende e le attività di tutti i giorni. Dall’Eucaristia, fonte inesauribile di amore divino, potrete attingere l’energia necessaria per portare Cristo agli altri e per portare gli altri a Cristo, per essere quotidianamente testimoni di carità e di solidarietà e per condividere i beni che la Provvidenza vi concede con i fratelli privi del necessario.

Cari amici, vi assicuro la mia preghiera, affinché l’impegnativo cammino di crescita nella comunione, che avete compiuto in questi anni della Visita pastorale, rinnovi la vita di fede dell’intera vostra Chiesa particolare e, al tempo stesso, susciti una sempre più generosa dedizione al servizio di Dio e dei fratelli. Maria Santissima, che voi venerate con il titolo di Vergine Nicopeja, la cui suggestiva immagine splende in questa Basilica, ottenga in dono per tutti voi e per l’intera Comunità diocesana la piena fedeltà a Cristo. All’intercessione della celeste Madre del Redentore e al sostegno dei Santi e Beati della vostra Terra affido il cammino che vi attende, mentre con affetto imparto a voi e all’intera Chiesa di San Marco una speciale Benedizione Apostolica, estendendola ai malati, ai carcerati e a quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Amen.


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Messa a san Giuliano - Omelia e Regina Coeli del Papa

Pubblichiamo di seguito l'omelia tenuta da papa Benedetto XVI durante la Santa Messa celebrata al parco san giuliano di Mestre, e il discorso tenuto alla recita del Regina Coeli.

Cari fratelli e sorelle!

Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. È significativo che il luogo prescelto per questa Liturgia sia il Parco di San Giuliano: uno spazio dove abitualmente non si celebrano riti religiosi, ma manifestazioni culturali e musicali. Oggi, questo spazio ospita Gesù risorto, realmente presente nella sua Parola, nell’assemblea del Popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. A voi, venerati Fratelli Vescovi, con i Presbiteri e i Diaconi, a voi religiosi, religiose e laici rivolgo il mio più cordiale saluto, con un pensiero speciale per gli ammalati e gli infermi qui presenti, accompagnati dall’UNITALSI. Grazie per la vostra calorosa accoglienza! Saluto con affetto il Patriarca, Cardinale Angelo Scola, che ringrazio per le toccanti parole che mi ha indirizzato all’inizio della santa Messa. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali in rappresentanza del Governo, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed alle Autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento sentito a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per la preparazione e lo svolgimento di questa mia Visita Pastorale. Grazie di cuore!

Il Vangelo della Terza Domenica di Pasqua - ora ascoltato - presenta l’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), un racconto che non finisce mai di stupirci e di commuoverci. Questo episodio mostra le conseguenze che Gesù risorto opera nei due discepoli: conversione dalla disperazione alla speranza; conversione dalla tristezza alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria. Talvolta, quando si parla di conversione, si pensa unicamente al suo aspetto faticoso, di distacco e di rinuncia. Invece, la conversione cristiana è anche e soprattutto fonte di gioia, di speranza e di amore. Essa è sempre opera di Cristo risorto, Signore della vita, che ci ha ottenuto questa grazia per mezzo della sua passione e ce la comunica in forza della sua risurrezione.

Cari fratelli e sorelle! Sono venuto tra voi come Vescovo di Roma e continuatore del ministero di Pietro, per confermarvi nella fedeltà al Vangelo e nella comunione. Sono venuto per condividere con i Vescovi e i Presbiteri l’ansia dell’annuncio missionario, che tutti ci deve coinvolgere in un serio e ben coordinato servizio alla causa del Regno di Dio. Voi, oggi qui presenti, rappresentate le Comunità ecclesiali nate dalla Chiesa madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del suo essere e del suo agire.

Voi vivete in un contesto nel quale il Cristianesimo si presenta come la fede che ha accompagnato, nei secoli, il cammino di tanti popoli, anche attraverso persecuzioni e prove molto dure. Di questa fede sono eloquente espressione le molteplici testimonianze disseminate ovunque: le chiese, le opere d’arte, gli ospedali, le biblioteche, le scuole; l’ambiente stesso delle vostre città, come pure delle campagne e delle montagne, tutte costellate di riferimenti a Cristo. Eppure, oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente - e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza, come abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno a proposito dei due discepoli di Emmaus, i quali, dopo la crocifissione di Gesù, facevano ritorno a casa immersi nel dubbio, nella tristezza e nella delusione. Tale atteggiamento tende, purtroppo, a diffondersi anche nel vostro territorio: questo avviene quando i discepoli di oggi si allontanano dalla Gerusalemme del Crocifisso e del Risorto, non credendo più nella potenza e nella presenza viva del Signore. Il problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell’ingiustizia e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dall’ingiustizia.

È necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio, letta nella luce del Mistero Pasquale, perché riscaldi il nostro cuore e illumini la nostra mente, e ci aiuti ad interpretare gli avvenimenti della vita e dare loro un senso. Poi, occorre sedersi a tavola con il Signore, diventare suoi commensali, affinché la sua presenza umile nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue ci restituisca lo sguardo della fede, per guardare tutto e tutti con gli occhi di Dio, nella luce del suo amore. Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione. L’Eucaristia è la massima espressione del dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a vivere la nostra esistenza nella logica eucaristica, come un dono a Dio e agli altri.

Il Vangelo riferisce anche che i due discepoli, dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme» (Lc 24,33). Essi sentono il bisogno di ritornare a Gerusalemme e raccontare la straordinaria esperienza vissuta: l’incontro con il Signore risorto. C’è un grande sforzo da compiere perché ogni cristiano, qui nel Nord-est come in ogni altra parte del mondo, si trasformi in testimone, pronto ad annunciare con vigore e con gioia l’evento della morte e della risurrezione di Cristo. Conosco la cura che, come Chiese del Triveneto, ponete nel cercare di comprendere le ragioni del cuore dell’uomo moderno e come, richiamandovi alle antiche tradizioni cristiane, vi preoccupate di tracciare le linee programmatiche della nuova evangelizzazione, guardando con attenzione alle numerose sfide del tempo presente e ripensando il futuro di questa regione. Desidero, con la mia presenza, sostenere la vostra opera e infondere in tutti fiducia nell’intenso programma pastorale avviato dai vostri Pastori, auspicando un fruttuoso impegno da parte di tutte le componenti della Comunità ecclesiale.

Anche un popolo tradizionalmente cattolico può, tuttavia, avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico. So quanto sia stato e quanto continui ad essere grande il vostro impegno nel difendere i perenni valori della fede cristiana. Vi incoraggio a non cedere mai alle ricorrenti tentazioni della cultura edonistica ed ai richiami del consumismo materialista. Accogliete l’invito dell’Apostolo Pietro, contenuto nella seconda Lettura odierna, a comportarvi «con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1 Pt 1,17); invito che si concretizza in una vita vissuta intensamente nelle strade del nostro mondo, nella consapevolezza della meta da raggiungere: l’unità con Dio, nel Cristo crocifisso e risorto. Infatti, la nostra fede e la nostra speranza sono rivolte a Dio (cfr 1 Pt 1,21): rivolte a Dio perché radicate in Lui, fondate sul suo amore e sulla sua fedeltà. Nei secoli passati, le vostre Chiese hanno conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa. Se vogliamo metterci in ascolto del loro insegnamento spirituale, non ci è difficile riconoscere l’appello personale e inconfondibile che essi ci rivolgono: Siate santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità.

Attorno ad Aquileia si ritrovarono uniti popoli di lingue e culture diverse, fatti convergere non solo da esigenze politiche ma, soprattutto, dalla fede in Cristo e dalla civiltà ispirata dall’insegnamento evangelico, la Civiltà dell’Amore. Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità spirituale, in particolare alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche in atto. La fede cristiana può sicuramente contribuire alla concretezza di un tale programma, che interessa l’armonico ed integrale sviluppo dell’uomo e della società in cui egli vive. La mia presenza tra voi vuole essere, perciò, anche un vivo sostegno agli sforzi che vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le vostre Diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace.

Questo, fratelli, è il mio auspicio, questa è la preghiera che rivolgo a Dio per tutti voi, invocando la celeste intercessione della Vergine Maria e dei tanti Santi e Beati, tra i quali mi è caro ricordare san Pio X e il beato Giovanni XXIII, ma anche il Venerabile Giuseppe Toniolo, la cui beatificazione è ormai prossima. Questi luminosi testimoni del Vangelo sono la più grande ricchezza del vostro territorio: seguite i loro esempi e i loro insegnamenti, coniugandoli con le esigenze attuali. Abbiate fiducia: il Signore risorto cammina con voi, ieri, oggi e sempre. Amen.

Cari fratelli e sorelle!

Al termine di questa solenne Celebrazione eucaristica, volgiamo lo sguardo a Maria, Regina Caeli. All’alba della Pasqua, Ella divenne la Madre del Risorto e la sua unione con Lui è così profonda che là dove il Figlio è presente non può mancare la Madre. In questi vostri splendidi luoghi, dono e segno della bellezza di Dio, quanti Santuari, chiese e cappelle sono dedicati a Maria! In Lei si riflette il volto luminoso di Cristo. Se la seguiamo docilmente, la Vergine ci conduce a Lui. In questi giorni del Tempo pasquale, lasciamoci conquistare dal Cristo risorto. In Lui ha inizio il mondo nuovo di amore e di pace che costituisce la profonda aspirazione di ogni cuore umano. Il Signore conceda a voi, abitanti di queste Terre ricche di una lunga storia cristiana, di vivere il Vangelo sul modello della Chiesa nascente, nella quale “la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32). Invochiamo Maria Santissima, che ha sostenuto i primi testimoni del suo Figlio nella predicazione della Buona Novella, affinché sostenga anche oggi le fatiche apostoliche dei Sacerdoti; renda feconda la testimonianza dei Religiosi e delle Religiose; animi la quotidiana opera dei genitori nella prima trasmissione della fede ai loro figli; illumini la strada dei giovani perché camminino fiduciosi sulla via tracciata dalla fede dei padri; colmi di ferma speranza i cuori degli anziani; conforti con la sua vicinanza gli ammalati e tutti i sofferenti; rafforzi l’opera dei numerosi laici che collaborano attivamente alla nuova evangelizzazione, nelle Parrocchie, nelle Associazioni, come gli scout e l’Azione Cattolica, così radicata e presente in queste Terre, nei Movimenti, che, con la varietà dei loro carismi e della loro azione, sono un segno della ricchezza del tessuto ecclesiale – penso a realtà come il Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione o il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo alcune. Tutti incoraggio a lavorare con vero spirito di comunione in questa grande vigna nella quale il Signore ci ha chiamati ad operare. Maria, Madre del Risorto e della Chiesa, prega per noi!


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Assemblea di Aquileia - Discorso del Papa

Di seguito divulghiamo il discorso del Santo Padre Benedetto XVI, tenuto nella Basilica di Aquileia sabato 7 maggio 2011, alla presenza dei delegati delle 15 diocesi del Triveneto in vista del Secondo Convegno di Aquileia, che si terrà nella medesima Basilica l'anno prossimo.

Signor Cardinale Patriarca,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!


Nella magnifica cornice di questa storica Basilica che in modo solenne ci accoglie, rivolgo il mio più cordiale saluto a tutti voi, che rappresentate le 15 Diocesi del Triveneto. Sono molto lieto di incontrarvi mentre vi preparate a celebrare, l’anno prossimo, il secondo Convegno ecclesiale di Aquileia. Saluto con affetto il Cardinale Patriarca di Venezia e i Confratelli nell’Episcopato, in particolare l’Arcivescovo di Gorizia, che ringrazio per le espressioni con cui mi ha accolto, e l’Arcivescovo-Vescovo di Padova, che ci ha offerto uno sguardo sul cammino verso il Convegno. Saluto, con altrettanto affetto, i presbiteri, i religiosi e le religiose e i numerosi fedeli laici. Con l’Apostolo Giovanni, anch’io vi ripeto: “Grazia a voi e pace da Colui che è, che era e che viene” (Ap 1,4). Attraverso il “convenire sinodale” lo Spirito Santo parla alle vostre amate Chiese e a tutti voi singolarmente, sostenendovi per una più matura crescita nella comunione e nella reciproca collaborazione. Questo “convenire ecclesiale” permette a tutte le comunità cristiane, che qui voi rappresentate, di condividere anzitutto l’esperienza originaria del Cristianesimo, quella dell’incontro personale con Gesù, che svela pienamente ad ogni uomo e ad ogni donna il significato e la direzione del cammino nella vita e nella storia.

Opportunamente avete voluto che anche il vostro Convegno ecclesiale avesse luogo nella Chiesa madre di Aquileia, da cui sono germinate le Chiese del Nord-est dell’Italia, ma anche le Chiese della Slovenia e dell’Austria e alcune Chiese della Croazia e della Baviera e persino dell’Ungheria. Riunirsi ad Aquileia costituisce perciò un significativo ritorno alle “radici” per riscoprirsi “pietre” vive dell’edificio spirituale che ha le sue fondamenta in Cristo e il suo prolungamento nei testimoni più eloquenti della Chiesa aquileiese: i santi Ermagora e Fortunato, Ilario e Taziano, Crisogono, Valeriano e Cromazio. Ritornare ad Aquileia significa soprattutto imparare dalla gloriosa Chiesa che vi ha generato come impegnarsi oggi, in un mondo radicalmente cambiato, per una nuova evangelizzazione del vostro territorio e per consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana.

“Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2,7). I vostri Pastori hanno ripetuto questo invito dell'Apocalisse a tutte le vostre singole Chiese e alle diverse realtà ecclesiali. Vi hanno così sollecitato a scoprire e a “narrare” ciò che lo Spirito Santo ha operato e sta operando nelle vostre comunità; a leggere con gli occhi della fede le profonde trasformazioni in atto, le nuove sfide, le domande emergenti. Come annunciare Gesù Cristo, come comunicare il Vangelo e come educare alla fede oggi? Avete scelto di prepararvi, in modo capillare, diocesi per diocesi, in vista del Convegno del 2012, per affrontare anche le sfide che superano i confini delle singole realtà diocesane, in una nuova evangelizzazione radicata nella fede di secoli e rinnovata nel vigore. La presenza oggi, in questa splendida Basilica, delle diocesi nate da Aquileia sembra indicare la missione del Nord-est del futuro che si apre anche ai territori circostanti e a quelli che, per diverse ragioni, entrano in contatto con essi. Il Nord-est dell’Italia è testimone ed erede di una storia ricca di fede, di cultura e di arte, i cui segni sono ancora ben visibili anche nell’odierna società secolarizzata. L’esperienza cristiana ha forgiato un popolo affabile, laborioso, tenace, solidale. Esso è segnato in profondità dal Vangelo di Cristo, pur nella pluralità delle sue identità culturali. Lo dimostrano la vitalità delle vostre comunità parrocchiali, la vivacità delle aggregazioni, l’impegno responsabile degli operatori pastorali. L’orizzonte della fede e le motivazioni cristiane hanno dato e continuano ad offrire nuovo impulso alla vita sociale, ispirano le intenzioni e guidano i costumi. Ne sono segni evidenti l’apertura alla dimensione trascendente della vita, nonostante il materialismo diffuso; un senso religioso di fondo, condiviso dalla quasi totalità della popolazione; l’attaccamento alle tradizioni religiose; il rinnovamento dei percorsi di iniziazione cristiana; le molteplici espressioni di fede, di carità e di cultura; le manifestazioni della religiosità popolare; il senso della solidarietà e il volontariato. Custodite, rafforzate, vivete questa preziosa eredità. Siate gelosi di ciò che ha fatto grandi e rende tuttora grandi queste Terre!

La missione prioritaria che il Signore vi affida oggi, rinnovati dall’incontro personale con Lui, è quella di testimoniare l’amore di Dio per l’uomo. Siete chiamati a farlo prima di tutto con le opere dell’amore e le scelte di vita in favore delle persone concrete, a partire da quelle più deboli, fragili, indifese, non autosufficienti, come i poveri, gli anziani, i malati, i disabili, quelle che san Paolo chiama le parti più deboli del corpo ecclesiale (cfr 1 Cor 12,15-27). Le idee e le realizzazioni nell’approccio alla longevità, preziosa risorsa per le relazioni umane, sono una bella e innovativa testimonianza della carità evangelica proiettata in dimensione sociale. Abbiate cura di mettere al centro della vostra attenzione la famiglia, culla dell’amore e della vita, cellula fondamentale della società e della comunità ecclesiale; questo impegno pastorale è reso più urgente dalla crisi sempre più diffusa della vita coniugale e dal crollo della natalità. In tutta la vostra azione pastorale sappiate riservare una cura tutta speciale per i giovani: essi, che guardano oggi al futuro con grande incertezza, vivono spesso in una condizione di disagio, di insicurezza e di fragilità, ma portano nel cuore una grande fame e sete di Dio, che chiede costante attenzione e risposta!

Anche in questo vostro contesto la fede cristiana deve affrontare oggi nuove sfide: la ricerca spesso esasperata del benessere economico, in una fase di grave crisi economica e finanziaria, il materialismo pratico, il soggettivismo dominante. Nella complessità di tali situazioni siete chiamati a promuovere il senso cristiano della vita, mediante l’annuncio esplicito del Vangelo, portato con delicata fierezza e con profonda gioia nei vari ambiti dell’esistenza quotidiana. Dalla fede vissuta con coraggio scaturisce, anche oggi come in passato, una feconda cultura fatta di amore alla vita, dal concepimento fino al suo termine naturale, di promozione della dignità della persona, di esaltazione dell’importanza della famiglia, fondata sul matrimonio fedele e aperto alla vita, di impegno per la giustizia e la solidarietà. I cambiamenti culturali in atto vi chiedono di essere cristiani convinti, “pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15), capaci di affrontare le nuove sfide culturali, in rispettoso confronto costruttivo e consapevole con tutti i soggetti che vivono in questa società.

La collocazione geografica del Nord-est, non più solo crocevia tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, ma anche tra il Nord e il Sud (l’Adriatico porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa), il massiccio fenomeno del turismo e dell’immigrazione, la mobilità territoriale, il processo di omologazione provocato dall’azione pervasiva dei mass-media, hanno accentuato il pluralismo culturale e religioso. In questo contesto, che in ogni caso è quello che la Provvidenza ci dona, è necessario che i cristiani, sostenuti da una “speranza affidabile”, propongano la bellezza dell’avvenimento di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, ad ogni uomo e ad ogni donna, in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni. Siete chiamati a vivere con quell’atteggiamento carico di fede che viene descritto dalla Lettera a Diogneto: non rinnegate nulla del Vangelo in cui credete, ma state in mezzo agli altri uomini con simpatia, comunicando nel vostro stesso stile di vita quell’umanesimo che affonda le sue radici nel Cristianesimo, tesi a costruire insieme a tutti gli uomini di buona volontà una “città” più umana, più giusta e solidale.

Come attesta la lunga tradizione del cattolicesimo in queste regioni, continuate con energia a testimoniare l’amore di Dio anche con la promozione del “bene comune”: il bene di tutti e di ciascuno. Le vostre comunità ecclesiali hanno in genere un rapporto positivo con la società civile e con le diverse Istituzioni. Continuate ad offrire il vostro contributo per umanizzare gli spazi della convivenza civile. Da ultimo, raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico. Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una “vita buona” a favore e al servizio di tutti. A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono certo pellegrini verso il Cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità.

Cari fratelli e sorelle! Ringrazio Dio che mi ha concesso di condividere questo momento così significativo con voi. Vi affido alla Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, e ai vostri Santi Patroni, e imparto con grande affetto la Benedizione Apostolica a tutti voi e ai vostri cari. Grazie per la vostra attenzione.


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domenica 8 maggio 2011

Caorle alla Messa del Papa a san Giuliano

E' terminato il primo giorno della visita di Sua Santità il papa Benedetto XVI alle diocesi del Nordest; ieri è stata la volta di Aquileia, dove il Santo Padre ha incontrato in particolare le delegazioni diocesane che stanno preparando il secondo convegno di Aquileia, che si terrà l'anno prossimo. La frase di apertura del discorso è stata molto suggestiva: «Ritornare ad Aquileia significa soprattutto imparare dalla gloriosa Chiesa che vi ha generato come impegnarsi oggi, in un mondo radicalmente cambiato, per una nuova evangelizzazione del vostro territorio e per consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana». In questo modo il pontefice ha esortato tutte le Chiese del Nordest a dare sempre una testimonianza decisa di Cristo Gesù, specialmente in questo nostro mondo fortemente secolarizzato, anche con le nostre manifestazioni pubbliche di devozione religiosa, quali le processioni. «L’orizzonte della fede e le motivazioni cristiane», ha detto il papa, «hanno dato e continuano ad offrire nuovo impulso alla vita sociale, ispirano le intenzioni e guidano i costumi. Ne sono segni evidenti l’apertura alla dimensione trascendente della vita, nonostante il materialismo diffuso; un senso religioso di fondo, condiviso dalla quasi totalità della popolazione; l’attaccamento alle tradizioni religiose; il rinnovamento dei percorsi di iniziazione cristiana; le molteplici espressioni di fede, di carità e di cultura; le manifestazioni della religiosità popolare; il senso della solidarietà e il volontariato. Custodite, rafforzate, vivete questa preziosa eredità. Siate gelosi di ciò che ha fatto grandi e rende tuttora grandi queste Terre!». Caorle, dal canto suo, non è rimasta a guardare: con grande mobilitazione, molti parrocchiani e concittadini si sono riversati nella spiaggia della Sacheta, vicino al Santuario della Madonna dell'Angelo, formando in una singolare catena umana la scritta "W IL PAPA". E l'elicottero con a bordo il Santo Padre, dopo minuti di trepidante attesa, ha sorvolato per ben due volte l'area, spingendosi a poche decine di metri da terra.
Ma ora la nostra attenzione si volge alla Messa in parco san Giuliano, il vero evento che metterà in diretta comunicazione il successore di Pietro con gran parte del popolo di Dio che abita questo nostro territorio. Anche in quest'occasione Caorle, e la nostra parrocchia in particolare, avrà un ruolo di primo piano. E non solo per il fatto che molti nostri parrocchiani saranno presenti a Mestre per rendere omaggio al pontefice ed assistere al Divin Sacrificio da lui celebrato. Un segno particolare, grande onore per il nostro Duomo, metterà in comunione tutti i parrocchiani e tutti i caorlotti, anche quelli che non sono potuti venire. I candelabri e la Croce dell'altare, opportunamente restaurati, saranno quelli che da ormai duecento anni ornano le cerimonie del nostro Duomo (vedi la foto in alto). Pensate, i nostri arredi sacri, che appartengono al Tesoro del Duomo, tramandatoci dai nostri antenati della Chiesa di Caorle, orneranno l'altare sul quale il papa celebrerà la Santa Messa. E' un ulteriore motivo di gioia e di grande onore per noi parrocchiani del Duomo di Caorle e per i cittadini tutti; poter dire che i nostri arredri sacri sono degni dei papi! Come tutti gli onori, assumiamone anche gli oneri; impegnamoci a vivere la liturgia, ed in particolare le celebrazioni eucaristiche, come il papa ci insegna nelle cerimonie pontifice.
E' un po', dunque, come se tutti noi fossimo insieme ad assistere alla Santa Messa; ricordiamoci in particolar modo degli ammalati, degli anziani, dei deboli e dei sofferenti, e di chi lavora, che non hanno potuto essere con noi, e preghiamo anche per loro, in comunione con il successore di Pietro, i successori degli apostoli e tutta la Chiesa universale.

Alcune foto in anteprima

sabato 7 maggio 2011

Visita del papa - Cambiamenti nell'orario delle Messe

A motivo della visita del Santo Padre Benedetto XVI ricordiamo che gli orari delle Sante Messe di domani, domenica 8 maggio, subiranno delle pesanti variazioni in tutta la diocesi, per concedere a fedeli e sacerdoti di recarsi al parco san Giuliano di Mestre per la Santa Messa celebrata dal pontefice.
Per quel che riguarda la nostra parrocchia si fa presente che tutte le Messe del mattino non saranno celebrate; per coloro che non potessero recarsi al parco san Giuliano di Mestre e volessero adempiere il precetto festivo, ricordiamo che saranno celebrate le Sante Messe prefestive in Casa di Riposo don Moschetta e in Duomo (quest'ultima alle ore 18:30), mentre domani, domenica 8, saranno celebrate soltanto due Sante Messe alle ore 17:00 e alle ore 19:00 in Duomo. Coloro che, per motivi di lavoro non potessero recarsi nemmeno a queste celebrazioni non sono dunque tenuti al precetto, potranno preferibilmente seguire una Santa Messa alla radio o alla televisione.
Per tutti i parrocchiani che volessero unirsi a coloro che sono andati a Mestre, ricordiamo domani le dirette televisive alle ore 10:00 su Rai 1 e su TV 2000 (canale 28 del digitale terrestre). Su TV2000 si potranno anche seguire le dirette degli altri eventi connessi alla visita del papa, calendarizzati al seguente indirizzo: Programma della visita.

venerdì 6 maggio 2011

Il saluto di Caorle al papa

Siamo giunti ormai ai giorni della visita del Santo Padre Benedetto XVI al Nordest, che culminerà per tutti noi con la Santa Messa solenne al parco san Giuliano di Mestre domenica 8 alle ore 10. Tuttavia questo grande evento comincerà già domani, quando, alle 16:45 circa, il papa giungerà in Piazza del Capitolo ad Aquileia e, successivamente alle ore 17:00 circa, entrerà nella Basilica di Santa Maria Assunta, ove presiederà l'assemblea in preparazione del secondo convegno di Aquileia. Questi appuntamenti saranno trasmessi in diretta dal Centro Televisivo Vaticano e visibili su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre). Quindi, alle 18:15, è previsto lo spostamento in elicottero da Aquileia a Venezia, dove saluterà i fedeli riuniti in Piazza San Marco e venererà in Basilica le Reliquie del Santo Evangelista. Il tragitto che il papa percorrerà costeggerà il litorale friulano e veneziano, sorvolando quindi anche la nostra cittadina di Caorle. Per questo è sorta spontaneamente tra alcuni nostri concittadini una singolare iniziativa, che ha come scopo quello di salutare il papa. Il titolo dell'iniziativa è "W IL PAPA - Catena umana per salutare Benedetto XVI"; si tratta di raggiungere la spiaggia adiacente al Santuario della Madonna dell'Angelo sabato 7 attorno alle ore 17:30, muniti di bandierine, magliette o pezzi di stoffa bianchi o gialli (i colori del papa), o semplicemente essendo presenti, per formare una scritta, visibile dall'alto, appunto "W IL PAPA", al passaggio del pontefice sopra i cieli di Caorle. E' un modo per far sentire la nostra vicinanza e partecipazione al Santo Padre in visita alle nostre terre, che coinvolgerà anche coloro che, per motivi di lavoro o fisici, non potranno essere presenti alla Messa di domenica. Esortiamo dunque tutti i parrocchiani, liberi da impegni di lavoro e in salute, a partecipare a questo gesto molto semplice ma anche molto significativo. Cliccando sulla foto, che rappresenta il manifesto/volantino della manifestazione, potrete trovare un numero di telefono ed un indirizzo di posta elettronica a cui rivolgervi per ottenere ulteriori informazioni.
Appuntamento, dunque, sabato 7 maggio (domani) alle ore 17:30 sulla spiaggia della Sacheta, adiacente al Santuario della Madonna dell'Angelo.

mercoledì 4 maggio 2011

Visita del papa, intervista del patriarca

A pochissimi giorni dalla visita del Santo Padre Benedetto XVI al nostro territorio, alle Chiese del Nordest, ad Aquileia e Venezia, trasmettiamo un breve riassunto e l'intervista rilasciata qualche tempo fa dal nostro patriarca, il cardinale Angelo Scola, all'emittente televisiva cattolica Telepace.
Il papa, esordisce il patriarca, viene per ciascuno di noi, e ciò è confermato dalla frase scelta per rappresentare questa visita: "Tu conferma la nostra fede", un Tu che ricorda il dialogo tra Gesù e Pietro, il "Mi ami tu". La visita del papa ci fa interrogare sul nostro cammino rispetto a Dio: la venuta del papa è una possibilità eccezionale che non deve essere persa da tutti, dai credenti in primo luogo ma anche da tutte le persone di buonsenso. E' necessaria, però, l'umiltà di accogliere il papa, la capacità e la disposizione all'ascolto, cosa che oggi sembra sempre più venire meno. L'ascolto è la capacità di ricevere, che implica un lasciarsi svuotare; da questo punto di vista la visita del papa è una grandissima occasione per chiunque sia capace di ascoltare, svuotato da ogni pregiudizio, almeno come tentativo di essere critici.
Il patriarca, appositamente interrogato, pone poi l'accento su che cos'è il Nordest; si intende un Nordest largo, non solo Veneto, Trentino - Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, ma tutto il territorio nato, cristianamente parlando, da Aquileia, in vista di un ripensamento del Nordest nel futuro. La fede che il papa troverà, si augura il nostro vescovo, sarà quella della Chiesa Santa di Dio che sfida uomini e donne a passare da una fede di convenienza ad una fede per convinzione, da un essere cristiani per nascita ad esserlo per scelta. Nelle vicende del mondo che ci circonda appariamo spesso come frastornati, ma malgrado ciò sempre in piedi; la visita del papa, in questo senso, è la volontà di essere confermati da lui, farci vedere che la fede non è una favola o un'evasione fuori dal mondo, ma possibilità di essere immersi nell'oggi, capaci di pratiche virtuose.
Parlando del cuore della visita del papa come la Santa Messa al parco san Giuliano domenica prossima, il patriarca intende invitare a riscoprire il significato della Chiesa: non è propriamente il tempio, ma la volontà di lasciare le proprie case e fisicamente lasciandoci convocare da Gesù per avere parte a Lui. La Chiesa sia atto vivo, della quale bisogna che tutti comprendiamo la componente di pellegrinaggio e di sacrificio; per questo non sarà la stessa cosa, per chi non è impossibilitato a muoversi, essere presenti fisicamente al parco san Giuliano od ascoltarlo alla televisione. Alla Messa al parco san Giuliano sono invitati tutti; mentre i gesti di Aquileia e di Venezia, per motivi logistici, non potranno essere seguiti in prima persona da tutti coloro che lo desiderassero, a san Giuliano potranno venire tutti: il papa viene per il popolo di Dio.
Il patriarca si è detto, poi, molto contento del fatto che la visita del papa sia stata sentita come un fatto non esclusivo dei cattolici, malgrado la stragrande maggioranza degli abitanti del nostro territorio sia battezzata, ed il Battesimo non si può mai cancellare. La visita del papa potrà così rappresentare una possibilità di risveglio, in senso nobile, del nostro popolo, che avrà delle ricadute benefiche anche in ambito civile e culturale, oltre che spirituale, come affermato dall'allora cardinale Ratzinger: "quando la fede dice all'uomo chi è l'uomo diventa inesorabilmente cultura". Cristo Gesù, Via, Verità e Vita, ci accompagna nel quotidiano, nel modo di vivere gli affetti, il lavoro, le nostre fragilità il dolore: Cristo non è lontano da nessuno.
Commentando la scelta di non voler gravare economicamente sulle istituzioni pubbliche, il nostro vescovo dice che è stata una scelta piuttosto coraggiosa, e sottolinea come le offerte liberamente versate, oltre che per l'organizzazione, siano destinate a quel fondo che il papa silenziosamente ma continuamente devolve alle persone bisognose in ogni parte del mondo, come nei casi di grandi cataclismi naturali, ma anche per le varie realtà civili.
Particolarmente importante sarà l'incontro del papa con il mondo civile, culturale e politico; lo Studium Generale Marcianum, dice il patriarca, ha voluto organizzare una particolare Lectio Magistralis del papa a tutta la città di Venezia, in cui tutte le realtà civili della società saranno rappresentate, ma nella quale, come già avvenuto in altre parti del mondo, il papa si rivolgerà direttamente al mondo.
Per quanto riguarda l'aspetto storico della visita del Santo Padre, il porporato ha sottolinato come ormai dal 1985, con la visita di Giovanni Paolo II, Venezia non ospiti un papa; ma la visita del papa sarà storica anche per il fatto che il mondo che incontrerà qui il pontefice è molto diverso da quello incontrato da papa Wojtila, e quindi la sua visita aprirà ad affrontare con coraggio il futuro che ci aspetta.
In conclusione, il patriarca si augura che la visita del papa faccia sorgere la domanda che ognuno di noi, consapevolmente o meno, si pone al risveglio ogni giorno, ossia la compagnia di Dio.

Di seguito potete ascoltare l'intera intervista:

mercoledì 6 aprile 2011

Avvisi logistici per la visita del papa

Manca un mese alla visita di papa Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia: ricordiamo ancora una volta che sabato 7 maggio, nel pomeriggio, il Santo Padre arriverà ad Aquileia dove, dopo aver salutato i fedeli nella piazza del Capitolo, incontrerà nella Basilica di Santa Maria Assunta le delegazioni diocesane che preparano il convegno ecclesiale "Aquileia 2", che l'anno prossimo coinvolgerà le chiese del Nordest. Domenica 8 maggio sarà il giorno della Santa Messa al parco san Giuliano di Mestre, e nel pomeriggio dello stesso giorno il papa incontrerà dapprima i rappresentanti della Chiesa di Venezia nella Basilica Cattedrale di san Marco e poi il mondo civile e culturale nella Basilica della Salute, prima di ripartire per Roma. Il programma dettagliato è comunque consultabile nell'apposita sezione del sito parrocchiale: www.caorleduomo.altervista.org/visitapapa.html.
La scorsa domenica abbiamo terminato le prenotazioni dei pass per la Santa Messa a san Giuliano; c'è innanzitutto da ricordare che il pass è assolutamente gratuito: i soldi che eventualmente vi sono stati richiesti sono dovuti al costo dell'autobus (per chi ha deciso di venire a Mestre in autobus da Caorle) e ad una tassa d'ingresso del comune di Venezia; oppure, per chi ne ha fatto richiesta, per i kit e le sedie in cartone da usare per l'evento. Ma l'ingresso all'"area liturgica" destinata alla celebrazione della Messa è del tutto gratis. Dal sito ufficiale della visita del papa, www.ilpapaanordest.it traggo alcune informazioni logistiche importanti per tutti coloro che l'8 maggio prossimo parteciperanno a questo evento straordinario per il nostro territorio che è la visita del Santo Padre. Ricordo a tutti i parrocchiani che hanno deciso di raggiungere Mestre in autobus che la partenza da Caorle è prevista, il giorno 8 maggio, alle ore 5:00 di mattina dal piazzale del mercato (zona palaexpomar - stazione ATVO). Questo perché, per ragioni d'ordine e di sicurezza, il cancello che darà accesso all'area liturgica sarà aperto a partire dalle 5:30 e i fedeli sono invitati a presentarsi entro le 9:00 (un'ora prima dell'inizio della Santa Messa), e coloro che arriveranno dopo le 9 saranno eventualmente ammessi nei settori più esterni. Di seguito le indicazioni logistiche tratte dal sito "ilpapaanordest":

Per chi arriva in treno (mezzo consigliato): dalla stazione di Mestre sarà possibile raggiungere il Parco a piedi - tempo di percorrenza 40 minuti circa - o con bus navetta gratuito. Sono previsti anche alcuni treni speciali (per informazioni contattare la segreteria organizzativa).
Per chi arriva in autobus: al momento della consegna del pass saranno assegnate le aree di parcheggio.
a) Dai parcheggi più vicini si potrà arrivare a piedi al parco (tempo di percorrenza 15-20 minuti circa).
b) Gli autobus destinati ai parcheggi più distanti potranno, all’arrivo, scaricare i pellegrini in prossimità del Parco, per poi raggiungere il parcheggio assegnato. I pellegrini di questi autobus, al termine della messa, raggiungeranno tali parcheggi con i bus navetta gratuiti.

Per chi arriverà in auto: al momento della consegna del pass saranno assegnate le aree di parcheggio, collegate al Parco con bus navetta gratuiti.
Per chi arriverà in bicicletta (altro mezzo particolarmente consigliato): nelle vicinanze del parco sarà riservata un’area per il posteggio.
Per i fedeli che arriveranno da Venezia: per tutti i mezzi pubblici di linea vi sarà una speciale fermata ai piedi del cavalcavia di S. Giuliano; alcune parrocchie si stanno, inoltre, attrezzando – in accordo con la segreteria organizzativa - per giungere alla messa via acqua ed utilizzando mezzi privati.

Orari e indicazioni importanti:

  • la messa avrà inizio alle ore 10.00.
  • i fedeli sono invitati a raggiungere il Parco entro le ore 9.00, orario per il quale tutto dovrà essere pronto per accogliere il Santo Padre.
  • dato il notevole afflusso di fedeli previsto si consiglia di arrivare con largo anticipo. Il parco sarà aperto a partire dalle ore 5.30.
  • dalla porta d’ingresso del Parco all’area liturgica il tempo di percorrenza a piedi è di circa 15 minuti.
  • i fedeli che giungeranno dopo le ore 9.00 saranno ammessi nei settori più esterni.
  • la messa, seguita dal Regina Coeli, terminerà attorno alle ore 12.15.
  • al termine della messa i fedeli potranno uscire dal parco e riprendere la via di casa oppure fermarsi nell’area verde fino a pomeriggio inoltrato. Qui sarà allestita, a cura di volontari, un’area giochi e di animazione per bambini, ragazzi e famiglie.
I fedeli che dovranno raggiungere le aree di parcheggio o la stazione di Mestre avranno poi a disposizione le navette gratuite dalla fine della messa alle ore 17.00 (ultima corsa). Sarà, perciò, importante che i pellegrini prendano nota del parcheggio assegnato e dei tempi necessari per gli spostamenti.

martedì 22 marzo 2011

Il papa e il latino nella liturgia

Abbiamo in altre occasioni approfondito l'aspetto dell'uso della lingua latina nella liturgia, cercando di far capire il motivo di questa scelta. Oggi continuiamo in questo approfondimento, ma orientati verso la visita del papa ad Aquileia e Venezia. Nel sito internet dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, diretto dal Maestro delle celebrazioni, mons. Guido Marini, troviamo interessanti informazioni in merito.
Innanzitutto c'è da dire questo: quando si parla di Messa in Latino si pensa a qualcosa che riguarda il passato, per diversi ordini di motivi: principalmente perché fino alla riforma liturgica la Santa Messa era celebrata solo in lingua latina. Tuttavia un conto è dire che il latino appartiene al passato, un conto è dire che è superato. La prima affermazione può essere in un certo senso condivisa: si legge nel sito dell'Ufficio delle Celebrazioni: «Il latino è senza dubbio la lingua più longeva della liturgia romana: la si utilizza infatti da più di sedici secoli, ossia da quando si perfezionò a Roma, sotto Papa Damaso († 384) il passaggio ad essa dal greco». Ciò non significa che, appartenendo al passato, non possa appartenere anche al presente e al futuro; continua infatti il testo: «I libri liturgici ufficiali del Rito Romano vengono pertanto a tutt’oggi pubblicati in latino (editio typica)». Al contrario, chi pensa che il latino sia una cosa superata, ritiene che esso non debba più essere parte della liturgia, in quanto il suo utilizzo sarebbe un anacronistico ritorno ad una realtà che, probabilmente, si ritiene negativa. Ritornano qui, nella questione dell'uso del latino nella liturgia, le due ermeneutiche della storia della Chiesa: da una parte la continuità (il latino è nato nel passato, ma vive e prolifica nel presente) e dall'altra la rottura (oggi sì che si sta bene, che abbiamo abolito questa noia del latino).
Come nel post dedicato alle ermeneutiche del Concilio, ci rendiamo conto che chi promuove la rottura in nome del Concilio lo fa, in realtà, a titolo esclusivamente personale, giacché il Concilio ha affermato cose ben diverse:

«L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini.
Sacrosanctum Concilium, n.36»

Anche nel caso della lingua vernacolare, il Concilio ed il Codice di Diritto Canonico sono molto chiari: «La traduzione del testo latino in lingua nazionale da usarsi nella liturgia deve essere approvata dalla competente autorità ecclesiastica territoriale di cui sopra»; quindi anche nel caso delle lingue nazionali non si tratta di un'altra Messa, scritta appositamente in un linguaggio "moderno", si tratta della stessa Messa, tradotta dal latino. La lingua latina, dunque, al primo posto; ma allora perché oggi il latino è quasi completamente accantonato in molte realtà ecclesiali? Non abbiamo una risposta soddisfacente; se non quella che arriva dal Sommo Pontefice, il quale sta cercando di riportare questi comportamenti, che vanno contro il Magistero della Chiesa e gli insegnamenti del Concilio, sul giusto binario. E a coloro che si affrettano a bollare il Magistero di Benedetto XVI come controcorrente rispetto al suo predecessore, Giovanni Paolo II, l'Ufficio delle Celebrazioni ricorda queste parole del futuro beato papa polacco:

«La Chiesa romana ha particolari obblighi verso il latino, la splendida lingua dell’antica Roma e deve manifestarli ogniqualvolta se ne presenti l’occasione»
Dominicae Cenae, n. 10

Così gli insegnamenti che il Santo Padre Benedetto XVI impartisce durante le liturgie papali sono in continuità con quanto affermato da Giovanni Paolo II:

«Più in generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché ad utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia.»
Sacramentum Caritatis, n.62

Ecco qui un altro aspetto, quello del canto liturgico, principalmente gregoriano. Il papa fornisce la ricetta da usare affinché il popolo di Dio ritorni a pregare con questo incommensurabile strumento, capace di elevare gli animi al Signore. Molti, infatti, obiettano alla reintroduzione del latino e del gregoriano che la gente non sa il latino, e che il gregoriano è difficile. Tuttavia dobbiamo ricordare che latino e gregoriano (come già visto) non sono mai stati aboliti, e quindi non devono essere reintrodotti, ma semmai dobbiamo tirarli fuori dalle cantine polverose in cui spesso sono stati relegati dagli araldi del postconcilio; ed il fatto che il gregoriano sia difficile è un mito ormai sfatato, il gregoriano non è più difficile di molti altri canti che si usano in svariate realtà ecclesiali. Quello che è più importante, però, è che lo stesso Benedetto XVI invita i preti a tornare ad insegnare il latino e il gregoriano alla gente; quindi non dobbiamo buttare nel cestino i libri usuales perché la gente non sa il gregoriano, ma dobbiamo semmai educare, aiutare il popolo a cantare. E' quello che tentiamo di fare nella nostra parrocchia (almeno alla Messa delle 10:45 e durante i Vespri domenicali); e molti fedeli, specialmente turisti, vengono a dirci di come rimangono estasiati a riascoltare il canto che forse nelle loro terre è purtroppo andato perduto, malgrado per secoli abbia condotto i cuori dei cristiani verso Dio, e che tutt'oggi non ha perso questo suo incredibile potere.
Quando, dunque, al parco san Giuliano sentiremo il papa celebrare in latino e saremo invitati a rispondere nell'ordinario della Messa con il gregoriano, penseremo a queste cose e, spero, potremmo essere lieti di seguire il papa in questo suo insegnamento.

Qui di seguito la pagina dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dedicata all'uso del latino nella liturgia:
L'uso della lingua latina.

mercoledì 16 marzo 2011

Alcune importanti indicazioni sulla visita del papa

Dalla Conferenza Episcopale Triveneta giungono le prime indicazioni per i fedeli sulla Santa Messa che il papa celebrerà il prossimo 8 maggio in parco san Giuliano a Mestre.

NORDEST – È stata dedicata in gran parte alla preparazione e alla verifica dei vari aspetti organizzativi legati alla prossima visita del Papa del 7 e 8 maggio 2011 ad Aquileia e Venezia l’odierna riunione della Conferenza Episcopale Triveneto a Zelarino (Venezia).

I Vescovi del Nordest hanno nuovamente sottolineato come la visita del Papa rappresenti una grande occasione offerta alle comunità ecclesiali e civili di queste regioni in cammino verso il secondo Convegno ecclesiale di Aquileia (aprile 2012): “Nell’incontro diretto con Benedetto XVI ci è data l’opportunità di ridestare e ravvivare il dono più bello. Ci parlerà di Gesù, vera speranza del mondo. Ci aiuterà a riscoprire che Egli è vivo, vicino e contemporaneo a noi, tocca e interessa le corde più profonde e quotidiane della nostra esistenza”.

Il momento culminante per tutti della visita pastorale del Santo Padre al Nordest sarà la grande messa della mattina di domenica 8 maggio al Parco di S. Giuliano di Mestre. Per questo, i Vescovi hanno espresso l’auspicio che da parrocchie, associazioni, movimenti ecclesiali ecc. si converga in gran numero e raccomandano di fornire al più presto l’adesione (secondo le modalità indicate nel sito www.ilpapaanordest.it o telefonando allo 041/5464417). Tale adesione – che permette di ottenere il pass d’ingresso – è un semplice gesto per favorire un migliore e ordinato afflusso dei fedeli all’area del Parco.

Alcune note tecnico-logistiche
Mentre il Comitato organizzatore sta definendo – con i diversi interlocutori istituzionali e tecnici – la complessa logistica di tale momento per consentire a tutti di vivere una celebrazione bella e ordinata, emergono alcune prime concrete indicazioni per i fedeli che parteciperanno alla messa a S. Giuliano:

· L’assistenza e il supporto di oltre mille volontari garantirà a tutti la possibilità di partecipare pienamente e in modo ordinato al gesto eucaristico.

· L’area del Parco sarà opportunamente allestita con un numero adeguato di punti di ristoro e soccorso (con ambulanze e servizio medico), servizi igienici e maxischermi.

· Alle diocesi e alle persone più lontane l’invito è quello di valutare l’opportunità di raggiungere Mestre in treno, anche attraverso l’organizzazione di appositi treni speciali; è garantita, infatti, la presenza di navette che, a ciclo continuo e dal primo mattino, collegheranno la stazione ferroviaria al Parco.

· Per chi arriverà invece a Mestre con l’auto o con i pullman saranno presto indicati dalla segreteria organizzativa i parcheggi scambiatori di riferimento (previsti entro un raggio di un massimo di 4 km di distanza dal Parco) e da cui partiranno, in continuazione, le navette per S. Giuliano.

· Nei pressi del Parco sarà predisposta, inoltre, un’area di parcheggio per le biciclette per chi sceglierà (come hanno già fatto in molti) questo mezzo che si configura come particolarmente adeguato alla circostanza.

· Il Parco di S. Giuliano – e l’accesso ai settori dell’area liturgica – sarà aperto già a partire dalle ore 6.00 e fino alle ore 9.00, orario per il quale tutto dovrà essere pronto per la celebrazione con il Papa. I fedeli sono invitati, perciò, ad arrivare con buon anticipo nell’area e a considerare con molta attenzione i tempi di spostamento necessari dai parcheggi scambiatori o dalla stazione ferroviaria per il Parco. Il tragitto a piedi dei pellegrini all’interno del Parco non sarà, prevedibilmente, superiore al quarto d’ora.

· All’area liturgica del Parco i fedeli accederanno progressivamente al momento del loro arrivo.

· Solo tre settori avranno una destinazione particolare: uno per i malati e diversamente abili, uno per seminaristi e chierichetti ed un altro ancora per le rappresentanze civili ed ecclesiali.

· Malati e diversamente abili potranno accedere al settore con, al massimo, un accompagnatore ciascuno; per favorire l’organizzazione gli interessati sono invitati a dare la loro adesione già entro il 1° aprile p.v. (sempre attraverso il sito www.ilpapaanordest.it o telefonando allo 041/5464417).

· Tale scadenza del 1° aprile vale anche per seminaristi e chierichetti che dovranno dare la loro adesione tramite i referenti diocesani e parrocchiali.

· Il deflusso dal Parco di S. Giuliano alla stazione ferroviaria e ai parcheggi scambiatori sarà garantito dal momento della fine della messa a circa metà pomeriggio (l’orario esatto sarà presto definito e comunicato).

· Ferma restando l’opportunità di preannunciare la presenza alla messa attraverso lo strumento delle “adesioni” per favorire una buona organizzazione, rimane in ogni caso aperta la possibilità per tutti – fino ad un’ora prima della messa – di accedere all’area liturgica del Parco.

Il coinvolgimento della società civile
Con il progredire dell’organizzazione dell’evento si registra un crescente coinvolgimento di varie realtà ed espressioni della società civile che desiderano esprimere il loro particolare benvenuto al Papa.

Ad esempio, molto bello e suggestivo si preannuncia l’arrivo del Papa al molo di S. Marco nella serata di sabato 7 maggio: Benedetto XVI, al suo giungere nel Bacino di S. Marco, riceverà una speciale accoglienza da uno schieramento di barche delle associazioni di “Vela al terzo” (le tipiche imbarcazioni con vela quadrata di vari colori).

La mattina di domenica 8 maggio, per il trasferimento dal Parco di San Giuliano a S. Marco, si formerà un corteo acqueo allestito dalle società remiere veneziane che accompagnerà il Papa, al suo arrivo dal Rio di Cannaregio e a partire al suo ingresso in Canal Grande (all’altezza della chiesa dei Ss. Geremia e Lucia), fino a S. Marco.

Mentre si stanno completando le collette straordinarie nelle varie diocesi (a Udine e Treviso sono fissate per domenica 27 marzo), continua la raccolta di offerte e donazioni – in particolare attraverso il c/c postale e bancario – secondo le modalità indicate sul sito e che sta documentando, sin dai primi riscontri, il generoso desiderio di molti fedeli di contribuire concretamente alla preparazione dell’evento, ciascuno secondo le sue possibilità.

Fonte: http://angeloscola.it/

sabato 12 marzo 2011

I costi della visita del papa - Parte II

Ricorderete che qualche tempo fa ho dedicato un post alle polemiche sui costi della visita del papa ad Aquileia e Venezia prevista per i prossimi 7 e 8 maggio. Ebbene credo che quel post abbia sortito, anche se in minima parte (ma d'altra parte non ho pretese), l'effetto sperato. Facendo una ricerca sul web ho trovato la pagina di un forum di telefonia mobile dove i partecipanti, partendo dalla notizia di un giornale locale, commentano a modo loro il fatto che la visita del papa costerebbe due milioni di euro. Vi spiego subito qual è l'effetto sperato: come da copione, in questo forum si moltiplicano le critiche, del tipo "Non ho parole", "il vaticano è ciò che rende i paesi cattolici civilmente inferiori rispetto a quelli protestanti", "nella storia hanno fatto di ben peggio" e molte altre che potete leggere all'indirizzo segnalato. Alcuni dei partecipanti, però, hanno eroicamente provato ad opporsi a questa marea di critiche e pregiudizi, servendosi anche del post citato in precedenza. Sono lieto, dunque, che questo post abbia contribuito alla causa della difesa del papa; infatti spesso i giornali danno solo le verità che interessano, e propongono le cifre che si sentono dire in giro (tutte da confermare, tra l'altro), ma la verità dei fatti preferiscono tenerla nascosta, non venderebbero più. A onor del vero l'articolo citato all'inizio dal forum è comunque aderente alla realtà, ma i lettori evidentemente ne traggono conclusioni diverse. Anche dopo la lettura del nostro post, la discussione è andata avanti, e vi sono state alcune critiche alle quali vorrei rispondere qui. La prima critica è la seguente:

«allora, a mio avviso paragonare un concerto ad una messa del Papa mi pare fuorviante...
la quantità di gente che lavora per un concerto è impressionante, senza considerare che gli artisti vengono pagati...non vanno mica gratis.
quei 5 milioni di euro spesi per l'organizzazione devono rientrare nelle tasche degli organizzatori, con un guadagno, tramite la vendita dei biglietti...
qui invece parliamo di una manifestazione pubblica-religiosa.
è pur vero che in tempi di crisi anche le parrocchie chiedono l'elemosina (l'hanno sempre fatto comunque) ma non vedo per quale motivo qualcuno dovrebbe donare dei soldi per organizzare qualcosa che il Vaticano potrebbe pagarsela...
non dico che il fedele non possa donare, come durante l'offertorio, per esempio, ma perchè la Santa Sede non finanzia?
»

Prima di tutto: perché il paragone dovrebbe apparire fuorviante? Forse le manifestazioni hanno più ragione d'essere a seconda del numero di persone che vi partecipano? E poi siamo proprio sicuri che il numero di partecipanti sia così dissimile tra la visita del papa ed il concerto rock? Ma il nostro commentatore si mette un po' nei guai da solo, quando dice "gli artisti vengono pagati...non vanno mica gratis": il papa, caro commentatore, non si fa pagare, viene gratis. I soldi di cui tanto si sta parlando servono per la costruzione del palco, per l'organizzazione del servizio di sicurezza, per comprare i kit... e di certo i soldi del palco non vanno al papa, e nemmeno al Vaticano, andranno, come è giusto, agli operai che quel palco lo devono realizzare, idem per le altre spese. Una parte di questi soldi va alla cosiddetta "carità del papa", con cui si indicano i fondi che la Chiesa, nella persona del pontefice, destina ai vari paesi e alle varie popolazioni in difficoltà. Solo che il papa non fa la pubblicità per televisione (tipo "Dona due euro con un sms..."); allora, dato che non lo dice la tv, la carità del papa non esiste. Ultima critica a questo intervento; il commentatore dice: "il Vaticano potrebbe pagarsela...perché la Santa Sede non finanzia?". Innanzitutto vorrei far presente al commentatore che quando si invita una persona a cena a casa propria, solitamente gli si fa trovare pronto in tavola da mangiare, non ci si aspetta che le vivande le porti l'ospite, altrimenti si farebbe a meno di invitarlo. Questo per dire che non ha senso dire "paghi la Santa Sede" se il papa è stato invitato dalle Chiese a cui farà visita. Semmai ha senso dire "paghino le diocesi"; ed è proprio quello che succederà. Forse il commentatore ha letto troppo di fretta il nostro post, e gli è sfuggito che le diocesi si sono assunte tutti gli oneri economici della visita, senza chiedere un solo centesimo agli enti pubblici (e quindi ai contribuenti): se non ci si crede si legga anche qui. Al contrario per il concerto rock paga il comune: il commentatore mi obietterà che in questo caso, col prezzo dei biglietti, ci si guadagna (anche se sul fatto che ci guadagni il comune ho i miei dubbi); ma allora facciamo solo quello che porta guadagno? Se fosse così non dovremmo nemmeno organizzare mostre d'arte, libri, concerti di musica (vera musica), la stessa beneficenza, perché queste cose i guadagni non li portano... Ma forse è già questa la filosofia, sono io ad essere un po' nostalgico.
Passiamo ora ad un altro commento interessante:

«I conti del vaticano sono si in rosso ma parliamo di qualche milione di euro (l'anno scorso intorno ai 4 milioni), dunque non stiamo parlando di cifre esorbitanti, anche perchè per spianare questo debito basterebbero meno "lussi" che a mio modesto parere non servono a nulla e sono nettamente in contrasto con quello che predicava Cristo.
Con questo non è mia intenzione fare polemica, ma una cosa che proprio non mi va giu è l'indifferenza totale di questa notizia da parte dei media. Provate a chiedere per esempio ad un alluvionato Veneto che ha perso la casa se preferisce vedere il Papa o ricevere qualche libera offerta.
»

Non voglio sindacare sulle opinioni personali e su quello che si intende per "lusso"; siccome, però, sento sempre parlare della solita polemica di stampo radicale, del tipo "se il papa vendesse uno dei suoi anelli sfamerebbe l'intera Africa", vorrei chiedere a questo commentatore quali sono i lussi del papa; va forse in giro con la limousine? Quanti anelli ha il papa? Senza contare che le croci pettorali, e le suppellettili sacre che gli si vede utilizzare o sono parte del Tesoro di San Pietro (cosa facciamo, vendiamo la Basilica di San Pietro ad uno sceicco?) o sono doni che vengono fatti dai fedeli alla Santa Sede. In ogni caso, quello che mi preme di più sottolineare di questo intervento è questo: "l'indifferenza totale di questa notizia da parte dei media", nonché il tirare in ballo gli alluvionati del Veneto. Ci vuole un bel coraggio a dire che i media sono indifferenti alla notizia quando l'intera discussione di questo forum è scaturita da un articolo di giornale (e tra i più letti, tra l'altro, della stampa locale)! E, per quanto riguarda gli alluvionati, si è informato questo commentatore di quello che hanno fatto le Chiese, locali e non, per l'alluvione in Veneto? Basterebbe una blanda ricerca sulla rete per vedere come si sono attivate le varie Caritas di zona, e trovare articoli di giornali sulle collette in chiesa. E a questo punto viene da porre una domanda che sorge spontanea: se si critica tanto la Chiesa negli aiuti ai più bisognosi, si può dire di se stessi di fare quello che fa la Chiesa, o addirittura di più, nell'aiuto dei poveri?
Non dimentichiamo che i famosi due milioni di euro non sono i soldi che ci si aspetta dalla colletta: i soldi in gran parte le diocesi li hanno già da parte. Certo (anche se la gente non ci crede) le "casse" delle diocesi non sono così grandi da poter sostenere indenni, oltre al clero e al popolo diocesano, anche una visita del papa; per questo è stata pensata una colletta. E, si badi bene, si chiama "colletta", e non tassa, perché è volontaria, se uno non desidera contribuire non lo fa, e a meno che non lo vada a dire in giro, nessuno saprà che costui si è rifiutato; inoltre il non versamento della colletta non pregiudica affatto la partecipazione all'evento, come invece succederebbe ad un concerto rock (appunto, tornando a prima, perchè gli "artisti" si fanno pagare e il papa no).
Vorrei in conclusione ricordare che ho citato il concerto rock proprio perché questo si tiene nello stesso luogo della visita del papa, ma avrei potuto citare un qualsiasi altro evento pubblico; la sostanza non sarebbe cambiata, perché la visita del papa è finanziata totalmente dalla Chiesa (anche coloro che hanno contribuito con la colletta volontaria fanno e si sentono parte della Chiesa), gli eventi pubblici necessitano, invece, dei denari dei contribuenti, che possono essere comunali, provinciali, regionali o anche statali. Inoltre vorrei che mi si rispondesse a questo: i poveri esistono solo quando si muove il papa per venire a Venezia, oppure ci sono poveri che necessitano di denaro anche quando viene Vasco Rossi? Perché allora criticare il papa e non Vasco Rossi? Non per incitare a criticare Vasco Rossi (sia chiaro), ma se uno critica il papa ed è coerente con quello che dice, allora critichi anche Vasco Rossi. La verità, come ho già detto altrove, è che, a mio modo di vedere, queste critiche sui soldi sono soltanto un pretesto, per mettere a tacere un'opinione indesiderata; l'uguaglianza, la libertà di pensiero e la democrazia vanno bene con tutti, tranne che con il papa, il quale non può andare alla Sapienza, non può dire la sua sull'aborto o sull'eutanasia, e non può venire a Venezia. E, non trovando ragioni plausibili per dire no alla visita del papa, ci si attacca a quello che la gente, con le difficoltà odierne, sente di più, il denaro, giocando sull'ideologia e sulla pelle dei poveri, che intanto non dicono mai niente.
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