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sabato 16 giugno 2012

Ordinazione presbiterale di don Francesco

Oggi, sabato 16 aprile 2012, don Francesco Marchesi, il diacono che presta servizio presso la nostra parrocchia, viene ordinato prete nella Basilica Cattedrale di San Marco, per le mani di Sua Eccellenza Reverendissima il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia; insieme a don Francesco saranno ordinati sacerdoti anche altri due diaconi della nostra diocesi, don Mauro Margagliotti e don Morris Pasian: saranno inoltre le prime ordinazioni presbiterali del nostro patriarca Francesco dal suo ingresso solenne in diocesi, lo scorso 25 aprile.
Nato a Milano il 13 settembre 1978, don Francesco è laureato in giurisprudenza ed ha in seguito frequentato il seminario patriarcale della nostra diocesi. Inviato presso la nostra parrocchia nel 2010 dall'allora patriarca card. Angelo Scola, ha prestato servizio dapprima come seminarista e in seguito come diacono, dopo aver ricevuto l'ordinazione diaconale lo scorso 22 ottobre per le mani dell'allora amministratore apostolico mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza. Attualmente studia presso l'istituto ecumenico San Bernardino di Venezia.
La solenne celebrazione eucaristica durante la quale saranno ordinati i tre diaconi avrà inizio nella Basilica di San Marco alle ore 16; ad essa sarà presente anche un nutrito gruppo di nostri parrocchiani, che hanno dato la loro adesione nei giorni scorsi. Nella mattina di domani, domenica 17 giugno e undicesima del tempo ordinario, don Francesco celebrerà presso la nostra parrocchia la sua prima Messa, alla presenza di tutti i parrocchiani che desiderano fargli sentire la propria vicinanza ed anche di molti amici provenienti da Milano, sua città natale. La Santa Messa sarà celebrata in Duomo alle ore 10:30, per poter consentire una comoda affluenza di tutti coloro che desiderano essere presenti; pertanto l'orario consueto delle Sante Messe sarà così modificato: 7:00, 8:00, 10:30, 12:00, 16:00, 19:00 e 21:00, tutte celebrate in Duomo.
Facciamo i nostri migliori auguri a don Francesco per la sua ordinazione presbiterale; accompagniamo lui e i suoi due compagni con la preghiera al Signore Gesù Cristo, perché rafforzi in loro la fede e la vocazione, e possano così servire il Signore con mansuetudine ed obbedienza per avvicinare a Lui tutti i fedeli che incontreranno sul loro cammino.

martedì 20 marzo 2012

Ingresso del Patriarca - Informazioni e dirette

Si avvicina il giorno dell'ingresso solenne del Patriarca Francesco nella nostra diocesi. Sabato prossimo mons. Moraglia sarà a Mira, dove incontrerà i sacerdoti e i fedeli laici dei vicariati della Riviera, ed il pomeriggio culminerà con il grande incontro di Mestre con tutti i giovani del patriarcato, nella chiesa del Sacro Cuore di Mestre. Domenica 25 sarà il giorno della presa di possesso canonica della diocesi, con la Santa Messa solenne in Basilica Cattedrale di San Marco, che avrà inizio alle 16:15 e sarà preceduta dal corteo acqueo lungo il Canal Grande ed il saluto alle autorità civili.
A causa del numero comprensibilmente limitato di posti all'interno della Basilica, l'ingresso dei fedeli alla Santa Messa di domenica pomeriggio è stato regolato tramite inviti. Tutti coloro che vorranno comunque partecipare a questo momento solenne potranno usufruire dei maxi-schermi installati all'esterno della Basilica, in piazzetta dei leoncini, dove, al termine della celebrazione, il patriarca si intratterrà per salutare i fedeli, e in Basilica della Madonna della Salute, con disponibilità di posti a sedere fino ad esaurimento.
Per coloro che invece saranno impossibilitati a raggiungere Venezia vi è comunque la possibilità di partecipare spiritualmente a questo momento e di seguirlo rimanendo collegati tramite la televisione o la radio.
Alla televisione la diretta sarà trasmessa su Telechiara, canale 14 del digitale terrestre oppure collegamento internet in diretta streaming all'indirizzo http://www.telechiara.net/diretta/. La diretta di Telechiara avrà inizio alle ore 14:15, riproponendo, prima della trasmissione della Santa Messa, i vari momenti salienti dell'ingresso del Patriarca. Alla radio la diretta sarà trasmessa su Bluradio Veneto, frequenze fm 88.7-94.6 oppure diretta streaming all'indirizzo http://bluradioveneto.it/files/stream.html, anche in questo caso a partire dalle 14:15.

Le due emittenti proporranno inoltre una ricca serie di appuntamenti nei giorni immediatamente precedenti l'evento, che sarà possibile seguire con questo calendario:

Telechiara
Canale 14 DTT oppure http://www.telechiara.net/diretta/

Venerdì 23 marzo, dalle ore 21.00 alle 23.00, Telechiara realizzerà - in diretta dalla cripta della basilica cattedrale di San Marco - una puntata speciale del talk “Fatti Nostri - La Piazza”. Saranno presenti tra gli altri, accanto a molti rappresentanti della Chiesa veneziana: il vescovo di Adria-Rovigo mons. Lucio Soravito, il prof. Massimo Cacciari, il direttore del Gazzettino Roberto Papetti, il presidente dell'Osservatorio socioreligioso del Triveneto Alessandro Castegnaro e il preside dell'Istituto di liturgia pastorale S. Giustina don Luigi Girardi. Si parlerà in tale occasione anche di quale Venezia e quale Nordest si troverà ad accogliere il nuovo Patriarca, soprattutto alla luce degli ultimi e rilevanti dati sulle grandi trasformazioni - socioeconomiche e religiose - in atto nel corso degli ultimi vent’anni.

Bluradio Veneto
Frequenze fm 88.7-94.6 oppure http://bluradioveneto.it/files/stream.html

Da lunedì 19 a venerdì 23 marzo alle ore 17.15: all’interno dell’edizione quotidiana di “Primo Piano” interviste e approfondimenti sull’arrivo del nuovo Patriarca (disponibili poi sul sito www.bluradioveneto.it).
Venerdì 23 marzo, dalle ore 21.00 alle 23.00: in diretta dalla basilica di S. Marco il talk “Fatti Nostri - La Piazza” realizzato da Telechiara con ospiti, interviste, commenti e attese a poche ore dall’arrivo del nuovo Patriarca.
Sabato 24 marzo, dalle ore 14.30 alle 18.00: edizione speciale di “Primo Piano” con collegamenti in diretta per seguire le prime tappe dell’ingresso in diocesi di mons. Moraglia (a Mira, Marghera e Mestre).

giovedì 8 settembre 2011

L'omelia del cardinale Scola durante la Santa Messa di Congedo dal Patriarcato

In una Basilica di San Marco gremitissima, ieri, 7 settembre, il cardinale Angelo Scola si è congedato dal patriarcato di Venezia con una solenne Celebrazione Eucaristica. Durante l'omelia il cardinale ha esordito con le parole del terzo capitolo della lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi, «Se siete risorti con Cristo»: non "sarete risorti", ma "siamo risorti". Per questo lo stesso apostolo Paolo ci invita a manifestare nella nostra vita questa risurrezione in atto, nell'attesa di poter apparire noi stessi insieme con lui nella gloria. Tramite il Battesimo siamo morti ad un attaccamento e ad una visione terrena della nostra vita, poiché la nostra vita è già nascosta con Cristo in Dio. Ci siamo svestiti dell'uomo vecchio, fatto di passioni e di imperfezioni, e ci siamo rivestiti dell'uomo nuovo. Questo è il senso dell'affermazione: «Cristo è la nostra vita»; non una convinzione nostra, magari retaggio della nostra infanzia. Se viviamo seriamente il nostro Battesimo, esso significa la morte del nostro uomo vecchio, fatto di peccati, e la risurrezione dell'uomo nuovo, ricostruito ad immagine e somiglianza di Dio per mezzo di Gesù Cristo suo Figlio.
In quest'ottica, ha proseguito il cardinale Scola, viviamo anche questo momento di distacco; cioè se siamo effettivamente risorti con Cristo, benché questa risurrezione ora si manifesti in uno stato ancora germinale e sarà completa soltanto dopo la morte del nostro corpo, allora siamo oggettivamente orientati, incanalati a questo destino della presenza vivente di Gesù Cristo. Percui ogni cosa, compreso il distacco, è ordinato in Cristo per il nostro bene, ci fa avanzare lentamente e superare ciò che di noi, con il nostro dolore, appartiene ancora alla dimensione terrena, perché possiamo orientarci tutti verso il Cielo. La distanza ed il distacco, quindi, ordinano ogni aspetto della nostra vita personale e relazionale; il dolore e lo sconforto che da essi possono provenire sono il viatico per giungere a questa risurrezione di cui Nostro Signore ci ha fatti partecipi, soffrendo Lui stesso per primo, attraverso i Sacramenti. Tuttavia, sottolinea il cardinale, questo distacco non è una vera separazione: quasi dieci anni di vita insieme come guida della Chiesa di Venezia e l'affetto reciproco tra lui ed i veneziani (testimoniato dal fervore con cui è stato accolto nel corteo acqueo sul canal grande che lo ha condotto fino in piazza san Marco) sono un legame che non potrà essere sciolto facilmente, specialmente se noi insieme con lui siamo incamminati sulla stessa strada che conduce a Cristo, nostra vita.
Sono seguite parole di gratitudine e ringraziamento per questo decennio alla guida del patriarcato: ai sacerdoti, un presbiterio solido, unito nella sua pluriformità, ben radicato attorno al proprio pastore; ai religiosi e alle religiose; a tutti i fedeli laici, che con la loro numerosa presenza in Basilica ieri, hanno testimoniato la loro vicinanza al padre che parte. Ripercorrendo rapidamente le tappe del suo episcopato veneziano, ha confessato che quest'esperienza personale l'ha cambiato, specialmente vedendo la fede che molti ammalati, anche quelli sulla soglia della morte, gli hanno dimostrato nelle visite che egli compiva durante la visita pastorale. Ha ricordato il rapporto amichevole con i rappresentanti della società civile che si sono succeduti in questo periodo (e che due giorni fa gli hanno offerto un concerto al Gran Teatro La Fenice), e con i rappresentati della chiesa ortodossa e delle altre confessioni cristiane presenti in Venezia.
«Che bella Chiesa è la Chiesa di Venezia», ha esclamato il cardinale Scola: una chiesa viva e ben radicata in San Marco e nei suoi successori, e in tutti i santi che hanno vissuto nella nostra terra, a partire da San Lorenzo Giustiniani, suo primo patriarca. Una Chiesa che il cardinale trovò già viva, ricca e solida al suo arrivo e che, forse con un eccesso di umiltà, si augura di non aver rovinato troppo. Un grazie che il cardinale Scola ha affidato alla Serenissima città di Venezia, alle acque delle nostre lagune, da Caorle fino a tutto l'entroterra.
Non ha mancato di ricordare l'amicizia più che fraterna che l'ha legato per tutto questo tempo al patriarca emerito cardinale Marco Cè, il quale, nel suo indirizzo di saluto finale, provato dal peso degli anni, ha ricambiato con tenerezza. Ha infine esortato i fedeli a pregare incessantemente per il nuovo patriarca, assicurando la sua personale preghiera per questa intenzione.
L'arcivescovo eletto di Milano ha lasciato Venezia con un pensiero di Santa Caterina da Siena, una preghiera allo Spirito Santo; una sorta di dono finale ed un augurio:

«O Spirito Santo, vieni nel mio cuore, tiralo a te per la tua potenza, Dio vero. Concedimi carità e timore. Custodiscimi da ogni mio pensiero. Riscaldami, infiammami con il tuo amore, sì che ogni mio peso appaia leggero. Spirito di Dio Padre, dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mio ministero. Cristo amore, amen».

Video dell'omelia tratto dal sito angeloscola.it:



Foto di Giorgia dalla Ore, tratte dal sito angeloscola.it.

lunedì 5 settembre 2011

Congedo del cardinale Angelo Scola

Mercoledì prossimo, 7 settembre, il cardinale Angelo Scola, per nove anni patriarca di Venezia, si congederà dalla nostra diocesi per intraprendere il nuovo incarico che papa Benedetto XVI gli ha affidato lo scorso 28 giugno, quello di arcivescovo di Milano. Il pomeriggio di mercoledì il cardinale Scola si recherà presso il Seminario Patriarcale, dove alle ore 15:00 incontrerà tutti i sacerdoti del patriarcato; dopo un momento di preghiera comune e le parole di saluto del rettore, mons. Lucio Cilia, prenderà la parola il cardinale arcivescovo eletto di Milano, che parteciperà poi ad una breve visita dei locali restaurati del seminario.
L'appuntamento per tutti i fedeli è invece in Basilica di San Marco; per agevolare l'affluenza dei fedeli, che si prevede massiccia, la Basilica sarà aperta dalle 17:30 (si potrà entrare dalla porta dei leoncini o dalla porta principale); per i parrocchiani che desiderano partire da Caorle il ritrovo, per coloro che volessero trovarsi insieme, è presso l'entrata del Centro Pastorale Parrocchiale Beato Giovanni XXIII (ognuno partirà poi con mezzi propri) a partire dalle ore 15:00. Al termine della Santa Messa, presso la piazzetta dei leoncini (di fronte al patriarchio) il cardinale Scola sarà disponibile a salutare tutti coloro che volessero farlo di persona.
Per coloro i quali non riuscissero a partecipare di persona a questo momento comunitario diocesano, facciamo presente che l'intera cerimonia sarà trasmessa in diretta dall'emittente Telechiara (canale 14 del digitale terrestre), sperando che il segnale dei nostri televisori quel giorno sia abbastanza regolare da permettere una visione fluida della cerimonia.
Si tratta di un momento molto particolare per la nostra diocesi, che raramente si trova a dover affrontare la traslazione del patriarca ad altro incarico; continuiamo a pregare per il cardinale Scola, affinché possa svolgere serenamente il nuovo compito affidatogli dal Santo Padre, e preghiamo incessantemente il Signore perché, tramite il Papa, invii alla Chiesa di Venezia un nuovo pastore a lui gradito, che possa trovare un popolo ben disposto a seguirlo.
Ulteriori informazioni si possono trovare nella pagina dedicata del sito internet parrocchiale:
http://www.caorleduomo.altervista.org/congedoscola.html.

lunedì 9 maggio 2011

Assemblea del Patriarcato di Venezia - Discorso del Papa

Divulghiamo di seguito il discorso tenuto da papa Benedetto XVI nella Basilica di San Marco, all'assemblea diocesana del patriarcato di Venezia con la quale si è conclusa la Visita Pastorale del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, alle parrocchie della diocesi.

“Magnificat anima mea Dominum”

Cari fratelli e sorelle! Con le parole della Vergine Maria desidero innalzare insieme a voi l’inno di lode e di ringraziamento al Signore per il dono della Visita pastorale, iniziata nel Patriarcato di Venezia nel 2005 e giunta oggi alla sua provvida conclusione in questa Assemblea generale. A Dio, datore di ogni bene, rivolgiamo la nostra lode per aver sostenuto i vostri propositi spirituali e i vostri sforzi apostolici durante questo tempo della Visita pastorale, compiuta dal vostro Pastore, il Cardinale Angelo Scola, che saluto e ringrazio per le gentili parole rivoltemi a nome di tutti voi. Con lui saluto il Vescovo Ausiliare e Vescovo eletto di Vicenza, i Vicari episcopali e quanti lo hanno coadiuvato in questo lungo e articolato impegno pastorale, evento di grazia e di forte esperienza ecclesiale, nel quale l’intero popolo cristiano si è rigenerato nella fede, protendendosi con rinnovato slancio alla missione. Ed è pertanto specialmente a voi, cari sacerdoti, religiosi, e fedeli laici, che rivolgo il mio affettuoso saluto e il sincero apprezzamento per il vostro servizio, in particolare nello svolgimento delle Assemblee ecclesiali. Sono lieto di salutare la storica Comunità armena di Venezia con l’Abate e i monaci mechitaristi. Un pensiero va al Metropolita greco-ortodosso d’Italia Ghennadios e al Vescovo della Chiesa Ortodossa Russa Nestor, come pure ai Rappresentanti delle Comunità luterana ed anglicana.

Gratitudine e gioia sono perciò i sentimenti che caratterizzano questo nostro incontro. Esso si svolge nello spazio sacro, colmo di arte e di memoria, della Basilica di San Marco, dove la fede e la creatività umana hanno dato origine ad una eloquente catechesi per immagini. Il Servo di Dio Albino Luciani, che fu vostro indimenticabile Patriarca, così descrisse la sua prima visita in questa Basilica, da giovane sacerdote: “Mi trovai immerso in un fiume di luce … Finalmente potevo vedere e godere con i miei occhi tutto lo splendore di un mondo di arte e di bellezza unico e irripetibile, il cui fascino ti penetra nel profondo” (Io sono il ragazzo del mio Signore, Venezia-Quarto d’Altino, 1998). Questo tempio è immagine e simbolo della Chiesa di pietre vive, che siete voi, cristiani di Venezia.

“Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e l’accolse” (Lc 19,5-6). Quante volte, durante la Visita pastorale, avete ascoltato e meditato queste parole, rivolte da Gesù a Zaccheo! Esse sono state il motivo conduttore dei vostri incontri comunitari, offrendovi uno stimolo efficace ad accogliere Gesù Risorto, via sicura per trovare pienezza di vita e felicità. Infatti, l’autentica realizzazione dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano nel potere, nel successo, nel denaro, ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo ci fa conoscere e ci rende vicino. E’ questa l’esperienza di Zaccheo. Egli, secondo la mentalità corrente, ha tutto: potere e denaro. Può dirsi un “uomo arrivato”: ha fatto carriera, ha raggiunto ciò che voleva e potrebbe dire, come il ricco stolto della parabola evangelica, “anima mia hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divertiti” (Lc 12,19). Per questo il suo desiderio di vedere Gesù è sorprendente. Che cosa lo spinge a ricercare l’incontro con Lui? Zaccheo si rende conto che quanto possiede non gli basta, sente il desiderio di andare oltre. Ed ecco che Gesù, il profeta di Nazaret, passa da Gerico, la sua città. Di Lui gli è giunta l’eco di alcune parole inconsuete: beati i poveri, i miti, gli afflitti, gli affamati di giustizia. Parole per lui strane, ma forse proprio per questo affascinanti e nuove. Vuole vedere questo Gesù. Ma Zaccheo, seppure ricco e potente, è piccolo di statura. Perciò corre avanti, sale su un albero, un sicomoro. Non gli importa di esporsi al ridicolo: ha trovato un modo per rendere possibile l’incontro. E Gesù arriva, alza lo sguardo verso di lui, lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5). Nulla è impossibile a Dio! Da questo incontro scaturisce per Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con gioia, scoprendo finalmente la realtà che può riempire veramente e pienamente la sua vita. Ha toccato con mano la salvezza, ormai non è più quello di prima e come segno di conversione si impegna a donare metà dei suoi beni ai poveri e a restituire il quadruplo a chi aveva derubato. Ha trovato il vero tesoro, perché il Tesoro, che è Gesù, ha trovato lui!

Amata Chiesa che sei in Venezia! Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. Sforzati di vedere da vicino la persona di Cristo, che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Come successore dell’Apostolo Pietro, visitando in questi giorni la vostra terra, ripeto a ciascuno di voi: non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù, di puntare verso l’alto per incrociare il suo sguardo. Nel “logo” di questa mia Visita pastorale è rappresentata la scena di Marco che consegna il Vangelo a Pietro, tratta da un mosaico di questa Basilica. Oggi, simbolicamente, vengo a riconsegnare il Vangelo a voi, figli spirituali di san Marco, per confermarvi nella fede e incoraggiarvi dinanzi alle sfide del momento presente. Avanzate fiduciosi nel sentiero della nuova evangelizzazione, nel servizio amorevole dei poveri e nella testimonianza coraggiosa all’interno delle varie realtà sociali. Siate consapevoli d’essere portatori di un messaggio che è per ogni uomo e per tutto l’uomo; un messaggio di fede, di speranza e di carità.

Quest’invito è, in primo luogo, per voi, cari sacerdoti, configurati con il sacramento dell’Ordine a Cristo “Capo e Pastore” e posti a guida del suo popolo. Riconoscenti per l’immenso dono ricevuto, continuate a svolgere con generosità e dedizione il vostro ministero, cercando sostegno sia nella fraternità presbiterale vissuta come corresponsabilità e collaborazione, sia nella preghiera intensa e in un approfondito aggiornamento teologico e pastorale. Un pensiero affettuoso ai sacerdoti ammalati e anziani, uniti a noi spiritualmente. L’invito è poi rivolto a voi, persone consacrate, che costituite una preziosa risorsa spirituale per l’intero popolo cristiano e indicate in modo speciale, con la professione dei voti, l’importanza e la possibilità del dono totale di sé a Dio. Infine questo invito è rivolto a tutti voi, cari fedeli laici. Sappiate rendere sempre e dappertutto ragione della speranza che è in voi (cfr 1Pt 3,15). La Chiesa ha bisogno dei vostri doni e del vostro entusiasmo. Sappiate dire “sì” a Cristo che vi chiama ad essere suoi discepoli, ad essere santi. Vorrei ricordare, ancora una volta, che la “santità” non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l’aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo quotidiano della coerenza. Sì, ci vogliono fedeli laici affascinati dall’ideale della “santità”, per costruire una società degna dell’uomo, una civiltà dell’amore.

Nel corso della Visita pastorale avete dedicato speciale cura alla testimonianza che le vostre comunità cristiane sono chiamate a rendere, a partire dai fedeli più motivati e consapevoli. A tale proposito, vi siete giustamente preoccupati di rilanciare l’evangelizzazione e la catechesi degli adulti e delle nuove generazioni proprio a partire da piccole comunità di adulti e di genitori, che, costituendo quasi dei cenacoli domestici, possano vivere la logica dell’evento cristiano anzitutto nella testimonianza della comunione e della carità. Vi esorto a non risparmiare energie nell’annuncio del Vangelo e nell’educazione cristiana, promuovendo sia la catechesi ad ogni livello, sia quelle offerte formative e culturali che costituiscono un vostro rilevante patrimonio spirituale. Sappiate dedicare particolare cura alla formazione cristiana dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Essi hanno bisogno di validi punti di riferimento: siate per loro esempi di coerenza umana e cristiana. Lungo il percorso della Visita pastorale è emersa anche la necessità di un sempre maggiore impegno nella carità quale esperienza del dono generoso e gratuito di sé, come pure l’esigenza di manifestare con chiarezza il volto missionario della parrocchia, fino a creare realtà pastorali che, senza rinunciare alla capillarità, siano più capaci di slancio apostolico.

Cari amici, la missione della Chiesa porta frutto perché Cristo è realmente presente tra noi, in modo del tutto particolare nella Santa Eucaristia. La sua è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a Sé. Cristo ci attira a Sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri. Per questo la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Vi esorto pertanto a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali, affinché il Giorno del Signore sia vissuto pienamente e illumini le vicende e le attività di tutti i giorni. Dall’Eucaristia, fonte inesauribile di amore divino, potrete attingere l’energia necessaria per portare Cristo agli altri e per portare gli altri a Cristo, per essere quotidianamente testimoni di carità e di solidarietà e per condividere i beni che la Provvidenza vi concede con i fratelli privi del necessario.

Cari amici, vi assicuro la mia preghiera, affinché l’impegnativo cammino di crescita nella comunione, che avete compiuto in questi anni della Visita pastorale, rinnovi la vita di fede dell’intera vostra Chiesa particolare e, al tempo stesso, susciti una sempre più generosa dedizione al servizio di Dio e dei fratelli. Maria Santissima, che voi venerate con il titolo di Vergine Nicopeja, la cui suggestiva immagine splende in questa Basilica, ottenga in dono per tutti voi e per l’intera Comunità diocesana la piena fedeltà a Cristo. All’intercessione della celeste Madre del Redentore e al sostegno dei Santi e Beati della vostra Terra affido il cammino che vi attende, mentre con affetto imparto a voi e all’intera Chiesa di San Marco una speciale Benedizione Apostolica, estendendola ai malati, ai carcerati e a quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Amen.


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