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venerdì 26 ottobre 2012

Il Purgatorio. II-I novissimi

Nel post precedente ho accennato ai Novissimi, cioè le cose ultime dell'uomo. In questo post vorrei presentare la dottrina della Chiesa sui Novissimi così come appare nel Catechismo Maggiore di San Pio X e nell'ultima edizione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Essa, nella conoscenza di quanto ci aspetta e di quanto il Signore ci ha promesso, ci sprona a vivere la nostra vita proiettata non più tra le preoccupazioni di questo mondo ma nell'altro, e ci dà motivo di pregare per i nostri fratelli defunti che si trovano nel Purgatorio, affinché giungano al più presto nella gloria del Cielo .

Dal Catechsimo Maggiore:

968. Che cosa intendete per Novissimi?
Novissimi sono chiamate nei Libri santi le cose ultime che accadranno all’uomo.
969. Quanti sono i Novissimi, o cose ultime dell’ uomo?
I Novissimi, o cose ultime dell’uomo, sono quattro:
Morte,
Giudizio,
Inferno,
Paradiso.
970. Perché i Novissimi si dicono cose ultime dell’uomo?
I Novissimi si dicono cose ultime dell’uomo, perché la Morte è l’ultima cosa che ci accade in questo mondo; il Giudizio di Dio è l’ultimo fra i giudizi che dobbiamo sostenere; l’Inferno è l’estremo male che avranno i cattivi; il Paradiso il sommo bene che avranno i buoni.
971. Quando dobbiamo noi pensare ai Novissimi?
È bene pensare ai Novissimi ogni giorno, e massimamente nel fare orazione alla mattina subito svegliati, alla sera prima di andare a riposo e tutte le volte che siamo tentati a far male, perché questo pensiero è validissimo a farci evitare il peccato.

Dal Catechsimo della Chiesa Cattolica:

1020 Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l'ultima volta, le parole di perdono dell'assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l'ha segnato, per l'ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole:

« Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. [...] Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. [...] Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno ». [604]

I. Il giudizio particolare

1021 La morte pone fine alla vita dell'uomo come tempo aperto all'accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo [605]. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell'incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l'immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro [606] e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone [607] così come altri testi del Nuovo Testamento [608] parlano di una sorte ultima dell'anima [609] che può essere diversa per le une e per le altre.

1022 Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione [610], o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, [611] oppure si dannerà immediatamente per sempre [612].

« Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore ». [613]

II. Il cielo

1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono « così come egli è » (1 Gv 3,2), « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12) [614]:

« Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo [...] e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c'era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate, [...] anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale — e questo dopo l'ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo — sono state, sono e saranno in cielo, associate al regno dei cieli e al paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l'essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura ». [615]

1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata « il cielo ». Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

1025 Vivere in cielo è « essere con Cristo » [616]. Gli eletti vivono « in lui », ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome [617]:

« Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi Regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c'è Cristo, là c'è la vita, là c'è il Regno ». [618]

1026 Con la sua morte e la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha « aperto » il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: « Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano » (1 Cor 2,9).

1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell'uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa « la visione beatifica »:

« Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l'onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, [...] godere nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell'immortalità raggiunta ». [619]

1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui « regneranno nei secoli dei secoli » (Ap 22,5). [620]

III. La purificazione finale o purgatorio

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze [621] e di Trento. [622] La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, [623] parla di un fuoco purificatore:

« Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ». [624]

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, [625] affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:

« Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [626] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? [...] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere ». [627]

IV. L'inferno

1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: « Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna » (1 Gv 3,14-15). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli. [628] Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola « inferno ».

1034 Gesù parla ripetutamente della « geenna », del « fuoco inestinguibile », [629] che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo. [630] Gesù annunzia con parole severe: « Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno [...] tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente » (Mt 13,41-42), ed egli pronunzierà la condanna: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno! » (Mt 25,41).

1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, « il fuoco eterno ». [631] La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: « Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! » (Mt 7,13-14).

« Siccome non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove ci sarà pianto e stridore di denti ». [632]

1037 Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; [633] questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole « che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi » (2 Pt 3,9):

« Accetta con benevolenza, o Signore, l'offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti ». [634]

V. Il giudizio finale

1038 La risurrezione di tutti i morti, « dei giusti e degli ingiusti » (At 24,15), precederà il giudizio finale. Sarà « l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,28-29). Allora Cristo « verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli [...]. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [...] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna » (Mt 25,31-33.46).

1039 Davanti a Cristo che è la verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. [635] Il giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena:

« Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà (Sal 50,3) [...] egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me ». [636]

1040 Il giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l'ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l'opera della creazione e di tutta l'Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte. [637]

1041 Il messaggio del giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini « il momento favorevole, il giorno della salvezza » (2 Cor 6,2). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del regno di Dio. Annunzia la « beata speranza » (Tt 2,13) del ritorno del Signore il quale « verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto » (2 Ts 1,10).

VI. La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

1042 Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato:

Allora la Chiesa « avrà il suo compimento [...] nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo ». [638]

1043 Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: « i nuovi cieli e una terra nuova » (2 Pt 3,13). [639] Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di « ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra » (Ef 1,10).

1044 In questo nuovo universo, [640] la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli « tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate » (Ap 21,4). [641]

1045 Per l'uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell'unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è « come sacramento ». [642] Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la « Città santa » di Dio (Ap 21,2), « la Sposa dell'Agnello » (Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, [643] dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l'uomo:

« La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio [...] e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione [...]. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo » (Rm 8,19-23).

1047 Anche l'universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, « affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti », [644] partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

1048 « Ignoriamo il tempo in cui saranno portate a compimento la terra e l'umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l'universo. Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini ». [645]

1049 « Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso è di grande importanza ». [646]

1050 « Infatti i beni della dignità dell'uomo, della comunione fraterna e della libertà, cioè tutti questi buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale ». [647] Dio allora sarà « tutto in tutti » (1 Cor 15,28), nella vita eterna:

« La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna ». [648]

In sintesi

1051 Ogni uomo riceve nella sua anima immortale la propria retribuzione eterna fin dalla sua morte, in un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti.

1052 « Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo [...] costituiscono il popolo di Dio nell'al di là della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi ». [649]

1053 « Noi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite attorno a Gesù e a Maria in paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com'è e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi e aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine ». [650]

1054 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della loro salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio.

1055 In virtù della « comunione dei santi », la Chiesa raccomanda i defunti alla misericordia di Dio e per loro offre suffragi, in particolare il santo sacrificio eucaristico.

1056 Seguendo l'esempio di Cristo, la Chiesa avverte i fedeli della triste e penosa realtà della morte eterna, [651] chiamata anche « inferno ».

1057 La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio; in Dio soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.

1058 La Chiesa prega perché nessuno si perda: « Signore, [...] non permettere che sia mai separato da te ». [652] Se è vero che nessuno può salvarsi da se stesso, è anche vero che Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tm 2,4) e che per lui « tutto è possibile » (Mt 19,26).

1059 « La santissima Chiesa romana crede e confessa fermamente che nel [...] giorno del giudizio tutti gli uomini compariranno col loro corpo davanti al tribunale di Cristo per rendere conto delle loro azioni ». [653]

1060 Alla fine dei tempi, il regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio allora sarà « tutto in tutti » (1 Cor 15,28), nella vita eterna.

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(604) Sacramento dell'Unzione e cura pastorale degli infermi, Raccomandazione dei moribondi, 236-237 (Libreria Editrice Vaticana 1984) p. 111-112.

(605) Cf 2 Tm 1,9-10.

(606) Cf Lc 16,22.

(607) Cf Lc 23,43.

(608) Cf 2 Cor 5,8; Fil 1,23; Eb 9,27; 12,23.

(609) Cf Mt 16,26.

(610) Cf Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 856; Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Concilio di Trento, Sess. 25a, Decretum de purgatorio: DS 1820.

(611) Cf Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 857; Giovanni XXII, Bolla Ne super his: DS 991; Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1000-1001; Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1305.

(612) Cf Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 858; Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1002; Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1306.

(613) San Giovanni della Croce, Avisos y sentencias, 57: Biblioteca Mística Carmelitana, v. 13 (Burgos 1931) p. 238.

(614) Cf Ap 22,4.

(615) Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1000; cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 49: AAS 57 (1965) 54.

(616) Cf Gv 14,3; Fil 1,23; 1 Ts 4,17.

(617) Cf Ap 2,17.

(618) Sant'Ambrogio, Expositio evangelii secundum Lucam, 10, 121: CCL 14, 379 (PL 15, 1927).

(619) San Cipriano di Cartagine, Epistula 58, 10: CSEL 32, 665 (56, 10: PL 4, 367-368).

(620) Cf Mt 25,21.23.

(621) Cf Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304.

(622) Cf Concilio di Trento, Sess. 25a, Decretum de purgatorio: DS 1820; Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canone 30: DS 1580.

(623) Per esempio, 1 Cor 3,15; 1 Pt 1,7.

(624) San Gregorio Magno, Dialogi, 4, 41, 3: SC 265, 148 (4, 39: PL 77, 396).

(625) Cf Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 856.

(626) Cf Gb 1,5.

(627) San Giovanni Crisostomo, In epistulam I ad Corinthios, homilia 41, 5: PG 61, 361.

(628) Cf Mt 25,31-46.

(629) Cf Mt 5,22.29; 13,42.50; Mc 9,43-48.

(630) Cf Mt 10,28.

(631) Cf Simbolo Quicumque: DS 76; Sinodo di Costantinopoli (anno 543), Anathematismi contra Origenem, 7: DS 409; Ibid., 9: DS 411; Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica: DS 801; Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 858; Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1002; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1351; Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canone 25: DS 1575; Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 12: AAS 60 (1968) 438.

(632) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 54.

(633) Cf Concilio di Orange II, Conclusio: DS 397; Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canone 17: DS 1567.

(634) Preghiera eucaristica I o Canone Romano: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 386.

(635) Cf Gv 12,48.

(636) Sant'Agostino, Sermo 18, 4, 4: CCL 41, 247-249 (PL 38, 130-131).

(637) Cf Ct 8,6.

(638) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.

(639) Cf Ap 21,1.

(640) Cf Ap 21,5.

(641) Cf Ap 21,27.

(642) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1: AAS 57 (1965) 5.

(643) Cf Ap 21,27.

(644) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1: SC 153, 398 (PG 7, 1210).

(645) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 39: AAS 58 (1966) 1056-1057.

(646) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 39: AAS 58 (1966) 1057.

(647) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 39: AAS 58 (1966) 1057; cf Id., Cost. dogm. Lumen gentium, 2: AAS 57 (1965) 5-6.

(648) San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: Opera, v. 2, ed. J. Rupp (Monaco 1870) p. 332 (PG 33, 1049).

(649) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28: AAS 60 (1968) 444.

(650) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 29: AAS 60 (1968) 444.

(651) Cf Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 69: AAS 64 (1972) 141.

(652) Preghiera prima della Comunione: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 421.

(653) Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo: DS 859; cf Concilio di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, c. 16: DS 1549.

giovedì 25 ottobre 2012

Il Purgatorio. I-La morte nel mondo di oggi

In questi giorni che anticipano e in quelli che seguiranno i due giorni di Ognissanti e della Commemorazione di tutti i fedeli defunti desidero scrivere una serie di post dedicati alla dottrina della Chiesa cattolica sul Purgatorio, al fine di far convergere la preghiera e la meditazione sul Mistero del Purgatorio e sulle anime dei defunti ivi imprigionate. In questo primo post faccio una personale analisi sull'interpretazione della morte e della vita dopo la morte che oggi sembra essere più diffusa tra i credenti e i non credenti.
Nel nostro mondo sempre più secolarizzato, anche la morte e la vita dopo la morte stanno subendo un processo di progressiva scristianizzazione anche da parte di chi si professa cristiano. Una conseguenza particolarmente curiosa di questo processo è il fatto che oggi credere in una vita dopo la morte non è più il tratto che contraddistingue un credente da un ateo. Infatti fino a pochi anni fa, ma c'è chi continua ad asserirlo ancora, moltissimi pensatori atei accusavano i credenti per il fatto che la loro fede sarebbe debole proprio perché essi non si accontenterebbero della morte come fine della vita, ma, a motivo di consolazione illusoria (questo è quello che gli atei affermano), credono che la vita continui nell'aldilà. In realtà oggi sembra che siano più gli atei, seguiti purtroppo anche da una buona fetta di coloro che si dicono cristiani, a credere ad una certa vita dopo la morte, che però nulla ha a che vedere con quella vera; essa sembra fatta apposta per consolare quelli che restano qui sulla terra, piuttosto che per coloro che effettivamente entrano nell'aldilà.
Queste le caratteristiche dello stravagante "aldilà", che molto (troppo) sembra avere in comune con l'aldiqua: innanzitutto tutti coloro che ci lasciano diventerebbero angeli, senza alcuna coscienza di cosa effettivamente gli Angeli siano. Questa metamorfosi angelica sembra essere poi legata all'età ed alle circostanze che hanno portato alla morte: in generale più il defunto è giovane e più sarebbe facile che diventi un angelo, così come accade quanto più improvvisa è la morte. In questa vita futura essi continuerebbero a svolgere le attività che svolgevano da "vivi", o meglio, continuerebbero a fare soltanto quello che a loro piaceva fare da vivi (fosse stato anche andare a donne); guarderebbero ai loro congiunti rimasti sulla terra con uno sguardo non buono, ma buonista, evitando ogni possibile rimprovero, ma piuttosto incoraggiando ogni azione che i vivi credono buona per loro. Questo genere di convinzione sembra rafforzarsi quando nei funerali cristiani, specialmente di giovani morti improvvisamente, si lascia ai loro amici ricoprire la bara con magliette della squadra del cuore, portare, in chiesa o fuori, motociclette, automobili, strumenti musicali che il defunto apprezzava in vita, richiedere ai musicisti di parrocchia "canzoni allegre" perché il defunto era una persona allegra. Infine, in alcuni casi sempre più frequenti, si richiede la cremazione del corpo per tenerselo in casa o per spargerne le ceneri in mare, sulla terra o addirittura nello spazio; è assai raro, infatti, vedere giovani recarsi in un cimitero per pregare sulla tomba di un loro amico defunto.
Grande assente in questo tipo di cerimonie funebri è proprio la preghiera; l'unica parvenza di preghiera è quella per gli astanti, dal momento che è diffusa la convinzione che per il morto non serva pregare, se davvero è "un angelo" che felice saltella per i prati di un paradiso molto simile alla nostra terra. C'è da dire che molto spesso ci si mettono anche i preti, che durante i funerali pronunciano, più che omelie, vere e proprie "agiografie" del defunto, sempre per la convinzione che in un funerale non si debba pregare per il defunto ma serva molto più preoccuparsi di quello che vuole sentirsi dire l'"Assemblea". Come conseguenza alcuni di questi sacerdoti consentono, specialmente dopo la Comunione, ricordi funebri da parte di parenti e amici sullo stile hollywoodiano che vediamo al cinema o in tv, oppure smettono le vesti nere, il colore proprio del rito funebre, per indossare quelle viola (che forse, credono, sia di un impatto meno negativo sull'"Assemblea") o peggio quelle bianche (perché il defunto è già puro e santo); alcuni arrivano addirittura ad insegnare che il funerale è un matrimonio, il matrimonio dell'anima del defunto con Dio, e pertanto, durante la funzione, cercano, magari in buona fede, di strappare un sorriso sulle facce dei poveri congiunti.
Questo tipo di cerimonie forse potrà consolare parenti e amici, anche se dubito che si possa essere pienamente consolati allo stesso modo di come si fa coi bambini, magari dicendo cose false. Se davvero fosse questo l'aldilà avrebbero ragione gli atei che accusano i credenti di crearsi il paradiso che vogliono o che si immaginano, perché è proprio questa la verità: questo è un paradiso inventato. Cosa ne è della pietà per il defunto? Se il defunto avesse bisogno di preghiere per la sua anima, chi le eleverà al suo posto, se parenti e amici sono convinti della sua salvezza?
In tutto questo ragionamento manca un appiglio fondamentale per un cattolico, la dottrina cristiana; accanto al Paradiso (alla cui esclusiva presenza molti sembrano ridurre l'aldilà) mancano l'Inferno e il Purgatorio; mancano il Giudizio particolare ed il Giudizio universale; mancano, in altre parole, i Novissimi, le cose ultime, che un tempo la Chiesa insegnava ma che ora sono viste come qualcosa di sorpassato.
Nei prossimi post dedicati al Purgatorio approfondiremo più dettagliatamente la dottrina della Chiesa a proposito della vita dopo la morte, come essa richieda da parte dei vivi non astrazione sullo stato dei propri defunti, ma innanzitutto preghiera e speranza e come la conoscenza della verità sulla morte cristiana diventi uno sprone non solo per gli istanti ultimi della propria vita, ma per tutta la durata della nostra vita e di quella degli altri.
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