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sabato 10 novembre 2012

Restaurata la tela della Madonna del Carmelo

E' di nuovo esposta in Duomo, appesa alla parete della navata laterale sinistra, la pala d'altare della Madonna del Carmelo, un olio su tela di Scuola Veneta del XVIII secolo, in restauro da prima della stagione estiva. Il lavoro di pulitura e restauro del dipinto gli ha restituito la brillantezza dei colori originali, permettendo di scorgere nuovamente alcuni particolari prima soltanto intuibili. Il quadro rappresenta la scena dell'apparizione che ebbe San Simone Stock (circa 1165-1265), Priore dell'Ordine Carmelitano che riformò con grande zelo. L'agiografia del Santo racconta che il 16 luglio 1251, anno in cui Papa Innocenzo IV approvò la riforma dell'Ordine, ricevette l'apparizione della Beata Vergine Maria che gli rivelava il privilegio dello scapolare: chiunque in punto di morte avesse indossato lo scapolare sarebbe stato liberato dalle pene del Purgatorio il sabato successivo al giorno della sua morte. In memoria di questo prodigioso evento fu istituita, per il 16 luglio, la festa della Madonna del Carmelo, che tutt'oggi viene celebrata.
Nel quadro conservato nel nostro Duomo si vede proprio la Santa Vergine, sorretta da una nuvola e circondata da numerosi Angeli, che consegna a San Simone, inginocchiato, lo scapolare carmelitano; accanto alla figura di San Simone si intravvede un leggio, con il libro aperto. In alto, all'interno di una nuvola che rappresenta il Cielo ed il mistero della vita dopo la morte, si ammira la scena di tre anime tra le fiamme del Purgatorio imploranti un Angelo che viene a liberarle. Interessante è poi il colore delle vesti della Madonna, tradizionalmente dei colori rosso e blu (simboleggianti l'uno la Passione di Cristo e l'altro la virtù della Temperanza), qui più chiari, con una vesta rosacea ed un lungo manto cobalto.

A questo quadro ben si adattano le preghiere dedicate alla Madonna del Carmelo in suffragio delle anime del Purgatorio, che è buona cosa recitare spesso, specialmente in questo mese di Novembre:
Vergine pietosissima del Carmine, voi che siete le gioie della Chiesa trionfante l’aiuto della Chiese militante, siete pure Il conforto delle Chiese purgante Deh stendete ovunque la vostra destra pietosa verso tante Anime che penano nel fuoco del Purgatorio, e liberatele, facendo sì che presto siano ammesse ella visione beatificante del Cielo.
Ricordatevi, o Santa Vergine, dl soccorrere specialmente quelle dei miei parenti- e tutte quelle altresì che sono più abbandonate e defraudate di suffragi. Versate o pietosissima Signora, in larga copia sopra le spose elette del Signore i meriti del sangue prezioso di Gesù Cristo affinché restino esse refrigerate nel gaudio eterno. E voi, Anime benedette che tanto potete presso Dio colle vostre preghiere, deh, intercedete per noi e liberateci da tutti I pericoli di animo e di corpo; proteggete le nostre famiglie, affinché a noi tutti sia concesso di essere ammessi atta eterna beatitudine. Così sia.

giovedì 17 maggio 2012

Restaurata la pala della Pentecoste

Dopo un attento restauro lungo quasi un anno, il nostro Duomo riaccoglie, proprio all'inizio della Novena di Pentecoste, la pala che fino ai primi anni del secolo scorso ornava l'altare dello Spirito Santo, e raffigurante, appunto, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Beata Vergine Maria riuniti nel cenacolo. Il restauro ha avuto il merito di restituire al dipinto la brillantezza dei colori che col tempo si era perduta, e ci permette di riscoprire alcuni particolari dell'opera che prima si potevano soltanto intuire. E' innanzitutto da precisare che la pala non era nata con la forma attuale, che termina ad arco, bensì era di forma rettangolare; com'era consuetudine nel periodo barocco, la pala originale fu adattata alla forma dell'altare che doveva adornare. Ce ne si può rendere conto, nell'opera attuale, da alcuni particolari: il più evidente si trova nell'apice, dove si intravede solamente lo Spirito Santo sotto forma di colomba, la quale, invece, doveva naturalmente essere intera; e la forma degli archi che si trovano sullo sfondo, nonché il viso di uno degli Apostoli, ci fanno capire che l'opera originale doveva estendersi di più anche in larghezza.
La datazione della pala è incerta; da alcuni tratti dei visi della Vergine e di San Giovanni (l'Apostolo che si trova in primo piano sulla destra), che richiamano lo stile di Jacopo Palma il Giovane (1544-1628), si potrebbe asserire che risalga alla metà o alla fine del '600. Tuttavia è indubbio che l'opera ha visto la collaborazione di almeno due diversi artisti, forse maestro e allievo, come si evince dalla differenza tra i volti sopra citati e quello, ad esempio, di San Pietro (l'Apostolo in primo piano a sinistra); queste caratteristiche sposterebbero la datazione piuttosto verso la fine del '600 o inizio del '700.
La scena che l'osservatore si trova di fronte è quella descritta nel Libro degli Atti degli Apostoli (At 2, 1-13): gli Apostoli riuniti, insieme con Maria, nel Cenacolo ricevono il dono dello Spirito Santo, che si presenta loro sotto forma di vento che si abbatte gagliardo e di lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di essi. Sopra la testa di tutti i soggetti, infatti, vediamo posata una fiammella, che arriva dalla colomba dello Spirito Santo posta all'apice dell'opera. Tuttavia possiamo notare che vi sono altre lingue di fuoco, oltre a quelle posate sulla testa degli Apostoli e della Madonna, che lo Spirito Santo emana; probabilmente in questo modo l'artista ha voluto significare che lo Spirito Santo è mandato dal Padre per tutti i credenti, in ogni momento della storia.
Ulteriori particolari iconografici sono i colori delle vesti, che rispecchiano quelli della tradizione: per san Pietro il blu ed il giallo, con le chiavi ai piedi, per san Giovanni e la Vergine il blu e il rosso; san Giovanni, con il libro aperto sulle ginocchia, è intento a scrivere (il pennino è stato riportato alla luce proprio in questo restauro). Inoltre si può leggere lo stupore nel volto di tutti gli Apostoli, ma al contrario il volto della Vergine sembra sereno, non stupefatto come quello degli Apostoli; segno, questo, dell'intima unione spirituale fra la Madre di Cristo ed il suo Figlio.
Il quadro restaurato resterà esposto nel presbiterio, vicino all'altare, fino a domenica 27 maggio, giorno di Pentecoste; poi tornerà al suo posto sulla navata sinistra, tra il trittico affrescato di Santa Caterina, San Nicolò e San Rocco e la pala di Sant'Antonio da Padova.

domenica 13 novembre 2011

Tesori d'arte sacra: la Natività della Vergine

Appeso alla parete sinistra, accanto al trittico affrescato di recente portato alla luce, è custodito il grande quadro della Natività della Beata Vergine Maria, risalente al XVII secolo. Si tratta di un dipinto di scuola veneta che rappresenta la scena della nascita della Madonna secondo quanto la tradizione artistica, specie del periodo barocco, ha immaginato. Il centro di tutta la scena è la Vergine neonata sulle ginocchia della levatrice; una donna, inginocchiata alla sua destra, si affretta a porgere un panno ed un'altra, alla sinistra, prepara una piccola culla in legno finemente intarsiato. Un'aura soprannaturale è conferita dalle figure angeliche che circondano la scena principale, le quali, con le braccia raccolte al petto, si meravigliano per la nascita dell'Immacolata Concezione. Sullo sfondo, a destra, si scorge Sant'Anna, accudita da due ancelle dopo il parto; il letto a baldacchino e le porte che si spalancano su quella che sembra essere l'ampia stanza da letto di un nobile palazzo veneziano sembrano immergere tutti i soggetti nel contesto storico in cui l'opera stessa è stata realizzata, il 1600; questo anacronismo, tuttavia, può trovare spiegazione nella necessità dell'arte sacra di avvicinare le vicende evangeliche e bibliche in una realtà familiare ai fedeli e agli osservatori dell'opera. Dalla parte opposta, sempre sullo sfondo, si vede invece San Gioacchino, padre della Madonna, che, in disparte, sembra ringraziare il Signore per la nuova nascita con gli occhi rivolti verso alto. Dalla finestra alle sue spalle si intravvede un cielo piuttosto scuro illuminato dalla chiara luce dell'aurora, per richiamare a quel titolo di Mistica aurora della Redenzione attribuito alla Beata Vergine Maria. A fare da contorno alla scena, infine, tre angioletti sorreggono un grosso drappo di colore rosso, quasi un divisorio fra quanto succede in primo piano e lo sfondo dell'opera.
La presenza così abbondante degli angeli testimonia come, già all'epoca di realizzazione del dipinto, la nascita della Vergine Maria fosse vista come un punto importante per la Redenzione dell'uomo; è nata Colei che il Signore aveva preservato Immacolata fin dal concepimento, e che avrebbe portato nel suo grembo il Salvatore del mondo. Tutto ciò nonostante il dogma dell'Immacolata Concezione sia stato riconosciuto dalla Chiesa soltanto nella metà del 1800, quindi quasi due secoli dopo.
Un'altra particolarità si ritrova nei colori delle vesti della nutrice, un personaggio che, per la posizione e le dimensioni della figura, sembra quasi avere il primo posto nell'opera, ma che in realtà è il contorno per la neonata Maria Vergine che porta sulle ginocchia, pretesto usato dall'artista per arricchire di significati allegorici la figura della Madonna Bambina. Possiamo vedere il blu ed il rosso, colori che l'iconografia ha associato fin dai tempi più antichi a Gesù Cristo, e simboleggianti la temperanza (il blu) e il Sangue versato nella Passione (il rosso); successivamente, però, e specialmente a partire dal Rinascimento, anche la Vergine è stata spesso dipinta con vesti degli stessi colori. Ritroviamo, quindi, in questo quadro un richiamo a quella che sarebbe stata la vita della Vergine Maria, la quale, obbediente, serbava ogni istante dell'infanzia e della vita del suo Figlio Gesù nel suo Cuore Immacolato e che avrebbe anche lei sofferto, pur senza patire nel corpo, la Passione di Cristo sotto la sua Croce.
Possiamo notare, in conclusione, come la stessa nutrice, ed anche San Gioacchino, indossino una corda, a cingere loro i fianchi, segno di umiltà e, soprattutto, di castità: la castità della vita verginale per la Madonna e la castità della vita matrimoniale per il suo genitore, esempio di famiglia gradito agli occhi di Dio.
Qui sotto un particolare dell'opera.

Natività della Beata Vergine - Particolare

Foto: caorlotti.it e caorle.com
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