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domenica 21 agosto 2011

Papa San Pio X

Novantasette anni fa, il 20 agosto 1914, moriva Papa Pio X, subito dopo lo scoppio di quella che ancora oggi viene ricordata come la Grande Guerra. Primo pontefice eletto nel XX secolo, proveniva da una famiglia di origini modeste: il padre, Giovanni Battista, possedeva sue campi e la casa in cui nacque poi il futuro pontefice, il 2 giugno 1835. Giuseppe Sarto era un fanciullo sveglio ed intelligente, tanto da sostituire talvolta il suo maestro durante le lezioni; imparò a leggere e scrivere ed anche a rispondere alla Santa Messa (ovviamente in latino, allo studio del quale fu avviato dal parroco a partire dal 1844). Malgrado una certa opposizione da parte del padre, seguì la propria vocazione sacerdotale; studiò nel seminario di Padova, con l'aiuto del cardinale Jacopo Monico, dedicandosi con particolare fervore allo studio del latino e della musica sacra. Tra il 1855 ed il 1858 fu ammesso agli ordini minori e continuò gli studi nel seminario di Treviso, fino al 18 settembre 1858, quando fu ordinato sacerdote nel duomo di Castelfranco dal vescovo di Treviso Giovanni Antonio Farina.
Fu inviato come cappellano nella parrocchia di Tombolo e successivamente parroco di Salzano; fu quindi nominato canonico della cattedrale di Treviso, ove svolse principalmente le mansioni di cancelliere vescovile. Nel settembre 1884 papa Leone XIII lo elesse vescovo di Mantova, e fu consacrato a Roma il successivo 16 novembre, per le mani del cardinale Lucido Maria Parocchi, vicario del papa per la città di Roma. La diocesi di Mantova versava in condizioni a dir poco precarie, tanto che i due suoi immediati predecessori lasciarono, in circostanze diverse, il governo della diocesi. Egli, al contrario, seppe infondere nuova fiducia ai suoi nuovi figli, ricostruendo il seminario e rilanciando lo studio del Catechismo presso giovani e fanciulli; furono questi gli anni in cui ebbe la prima stesura il "Catechismo" che è oggi conosciuto come Catechismo Maggiore di Papa Pio X.
Sempre come vescovo di Mantova si prodigò molto per la musica sacra, che nelle chiese dell'epoca era ormai conformata alla musica profana di stampo operistico, ed a favore del canto gregoriano, gettando le basi per quello che sarebbe stato il suo primo Motu Proprio, appena insediato pontefice, "Tra le sollecitudini":

«L'argomento da raccomandare è il Canto Gregoriano e specialmente il modo di cantarlo e renderlo popolare. Oh! se si potesse ottenere che tutti i fedeli, come cantano le Litanie Lauretane e il Tantum Ergo, così cantassero le parti fisse della Messa: il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus, l'Agnus Dei. Questa sarebbe per me la più bella delle conquiste della Musica Sacra, perché i fedeli, prendendo parte veramente alla Sacra Liturgia, conserverebbero la pietà e la devozione.»

E ancora, qualche tempo dopo, in una lettera a mons. Callegari, scriveva:

«"Mille voci che cantano in una chiesa di campagna la messa degli angeli [...] e resto rapito, come mi eccitano sempre alla pietà e alla devozione i canti del popolo nel Tantum Ergo, nel Te Deum e nelle Litanie e li preferisco alle musiche polifoniche che non siano ben condotte."»

L'eco delle sue gesta e del suo zelo pastorale per il popolo a lui affidato, che lo spinse persino ad indire un sinodo diocesano a Mantova, arrivarono anche a Roma, dove fu proposto per la porpora cardinalizia; dopo un iniziale rifiuto, segno della sua totale umiltà, spronato dal Segretario di Stato cardinale Rampolla, fu creato cardinale il 12 giugno 1893, 3 giorni prima di essere promosso a patriarca di Venezia. Anch'essa cattedra poco ambita, in quell'epoca, per le tendenze liberal-democratiche dei suoi amministratori, fu affidata, come Mantova nove anni prima, alle sapienti mani del vescovo trevigiano, perché potesse risollevarne le sorti. Ma già dal suo insediamento le cose non andarono certamente per il verso giusto: dopo aver atteso quindici mesi dalla nomina, a causa dell'opposizione di Francesco Crispi alla nomina del patriarcato di Venezia, il 24 novembre 1894 entrò nella città lagunare accolto dalle acclamazioni festose del popolo, ma con l'assenza delle autorità civili che, per l'occasione, tennero chiuse le porte del municipio.
Durante il suo episcopato veneziano continuò le lotte che già aveva intrapreso a Mantova, a favore dell'autentica musica sacra e del canto gregoriano, dell'insegnamento ai fanciulli e ai giovani del Catechismo e prese posizione contro il modernismo. Dieci anni dopo quell'ormai lontano 1893 quando fu nominato cardinale, a Roma si faceva insistentemente il suo nome addirittura come vicario dell'anziano Leone XIII per la città di Roma; ma la Provvidenza aveva disegni più alti per quel prete di campagna e vescovo solerte, per molti versi sconosciuto alle cronache del tempo. Il 20 luglio 1903 muore il pontefice, e si apre il conclave: alla partenza dalla stazione ferroviaria di Venezia il patriarca aveva rassicurato la piccola folla accorsa a salutarlo in vista della sua partenza per Roma: "O vivo o morto tornerò!"; l'unica promessa, probabilmente, che non poté mantenere nei confronti dei suoi amati figlioli.
Malgrado i pronostici della vigilia non lo nominassero nemmeno tra i papabili, preferendo i cardinali Gotti e Rampolla, il 4 agosto 1903 il camino della Sistina prese ad emettere fumo bianco per salutare la sua elezione al soglio petrino: scelse il nome Pio, come coloro che "nel secolo passato hanno coraggiosamente lottato contro le sette e gli errori". Spiegò eminentemente i progetti del suo pontificato nella sua prima enciclica, E supremi apostolatus cathedra, del 4 ottobre 1903, cui seguì poco più di un mese dopo (il 22 novembre) il motu proprio Tra le sollecitudini sulla musica sacra (a sottolineare quanto il papa trevigiano fosse preoccupato per la musica sacra nella Chiesa). Da ricordare sono inoltre la lettera enciclica Ad diem illum, pubblicata il 2 febbraio 1904 per commemorare il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, l'enciclica Jucunda sane, del 12 marzo 1904, per il XIII anniversario della morte di San Gregorio Magno ed il motu proprio Arduum sane munus con cui apriva la strada alla grande opera di ricompilazione del Codice di Diritto Canonico. L'anno successivo, il 1905, vide la pubblicazione dell'enciclica Acerbo nimis, del 15 aprile, sull'importanza dell'insegnamento del Catechismo, e del decreto Sacra Tridentina Synodus, del 20 dicembre, sulla necessità di una Comunione frequente e buona. Si scagliò in maniera decisa contro le dottrine pseudo-cattoliche dei modernisti dapprima col decreto Lamentabili sane exitum del 3 luglio 1907, e poi con la ben nota enciclica Pascendi Dominici Gregis, dell'8 settembre 1907.
Morì nella notte tra il 19 e 20 agosto 1914, dopo un lento deperimento delle sue condizioni di salute e la crescente preoccupazione per le sorti dell'Europa, con la guerra mondiale che si palesava in tutta la sua crudeltà. L'epitaffio riportato sulla sua tomba recita:

PIUS P.P. X
DIVES ET PAUPER
MITIS ET HUMILIS CORDE
REIQUE CATHOLICAE VINDEX FORTIS
INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO
SATAGENS
PIE OBIIT DIE XX AUG. A. D. MCMXIV

Fu beatificato il 3 giugno 1951 e canonizzato il 29 maggio 1954 da papa Pio XII; a tutt'oggi resta l'ultimo papa santo proclamato dalla Chiesa. La nostra comunità di Caorle è molto devota del papa che si mostrò molto vicino al popolo, già come patriarca di Venezia e poi come pontefice. Molte sono le testimonianze di tale devozione, a cominciare dall'altare a lui dedicato nel Santuario, rinnovato nel 1944, ove è posta una tela della religiosa M. Bressanin e raffigurante il Papa sulla spiaggia di Caorle (riportata nella figura all'inizio). In un palliotto molto prezioso, che viene esposto sull'altare maggiore del Duomo durante le maggiori Solennità, è riportato il suo stemma, insieme a quello del beato Giovanni XXIII; le figure dei due papi già patriarchi di Venezia ed entrambi saliti agli onori degli altari sono scolpite ai lati dell'odierno altare maggiore, realizzato nel 1975 per volere dell'allora parroco arciprete mons. Felice Marchesan. Ricca è anche la collezione di preziosi paramenti conservati gelosamente nella sacrestia del Duomo; vi sono infatti una stola e diverse pianete, tra le quali quella regalata al papa dalla gendarmeria vaticana il 18 settembre 1908, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale (foto in basso), e successivamente donata alla nostra parrocchia dalla famiglia di Giampaolo Gusso, già cameriere di papa Giovanni XXIII.
In questo giorno della ricorrenza di San Pio X rivolgiamoci alla sua intercessione perché il Signore risollevi sempre la Chiesa dalle umane imperfezioni, con la stessa forza che donò al suo servo Pio X alla guida del suo gregge.


Fronte

Retro


Stemma papale

Targa

Fonti: museosanpiox.it

mercoledì 1 giugno 2011

Il Papa sulla musica sacra

Proprio nell'articolo di ieri parlavo della partecipazione attiva dei fedeli alla Santa Messa, e di come essa non sia qualcosa da inventarsi ex novo da dopo il Concilio, ma sia stata costantemente e continuamente curata dalla Chiesa durante tutto il suo Magistero. Inoltre accennavo anche alla musica sacra, e citavo i diversi gradi di partecipazione nel canto da parte dei fedeli. Sempre ieri, nel bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, veniva reso pubblico il messaggio inviato dal nostro Santo Padre, Benedetto XVI, al card. Zenon Grocholewski, in occasione del centesimo anniversario di fondazione del Pontificio Istituto di Musica Sacra (PIMS). Fondato nel 1911, otto anni dopo la promulgazione del motu proprio "Tra le sollecitudini", da papa san Pio X, il PIMS, allora Scuola Superiore di Musica Sacra, doveva attuare l'attenta riforma del santo papa veneto, il quale auspicava l'eliminazione di ogni germe profano nella musica liturgica ed un ritorno importante al canto gregoriano. Al tempo di Pio X la minaccia maggiore giungeva dalla musica di stampo operistico, che prendeva sempre più piede anche all'interno delle chiese. Oggi certamente non vi è più l'opera ad adulterare il carattere sacro del canto liturgico; ma non possiamo di sicuro affermare che anche oggi non vi siano influssi profani, i quali prepotentemente stanno monopolizzando la musica delle nostre celebrazioni liturgiche. Come dice la parola stessa (profano significa letteralmente davanti al tempio, quindi fuori dal tempio), gli elementi della musica mondana, di qualsiasi genere (rock, pop, leggero, fino ad arrivare al rap e al metal), non hanno la dignità per varcare la soglia della chiesa ed accompagnare i canti liturgici, ed è bene che stiano fuori, come dice papa Giovanni Paolo II citando il predecessore Paolo VI: «non indistintamente tutto ciò che sta fuori dal tempio (profanum) è atto a superarne la soglia». Per giudicare la dignità di un canto liturgico, infatti, non basta guardare il testo (altrimenti parleremmo di preghiera recitata o poesia, non di "canto"); nel canto il testo si fonde intimamente con la musica che l'accompagna, cosicché entrambi devono essere degni della funzione liturgica. Non è detto che un canto sia adatto alla liturgia solo perché ha un testo di derivazione biblica: se tale testo è accompagnato da una musica chiaramente profana (come può essere un motivo palesemente vicino alla musica che oggi si vende per la maggiore), essa addirittura toglie dignità al testo, in qualche maniera lo offende, facendo in modo che il canto, nel suo complesso, non sia più adatto ad entrare in chiesa. D'altra parte, vista la grande proliferazione di canti di questo genere, ciò non significa che sia necessario un ideale rogo, nel quale gettare tutta questa musica, in modo da cancellarne la memoria; essa potrà essere utilizzata in altre occasioni (purché, ovviamente, non sia blasfema), ma non per la Santa Messa e per le funzioni liturgiche.
Qual è il criterio per giudicare se un canto è adatto o meno alla liturgia? Seguendo il Magistero della Chiesa, e nella fattispecie i pronunciamenti dei papi san Pio X e beato Giovanni Paolo II, è proprio il canto gregoriano. Leggiamo nel motu proprio "Tra le sollecitudini" così come nel chirografo di Giovanni Paolo II in occasione del centenario di tale motu proprio, un criterio semplice ed efficace con cui orientarsi nella scelta della musica liturgica:

«Tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto meno è degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme.»

Riconoscendo tale criterio come veritiero, è chiaro che il Concilio e la riforma liturgica che l'ha seguito, non hanno significato una rottura nella Chiesa: lo stesso Concilio, nella costituzione dedicata alla Sacra Liturgia (Sacrosanctum Concilium) e l'ordinamento generale del Messale Romano di Paolo VI conferiscono al gregoriano il posto principale nella liturgia romana. Ciò significa che nelle nostre liturgie dovremmo sentire abbastanza gregoriano; cosa che non accade. Ma il fatto che non accada non è da imputare al Concilio, bensì all'interpretazione (errata) che del Concilio si è data in questi anni; in particolare è auspicabile che si torni a quello che prescriveva il Concilio stesso, cioè che al popolo siano insegnate quanto meno le melodie gregoriane più semplici.
Il primo ad affermare che c'è continuità tra quanto diceva san Pio X e quanto ordinava il Concilio è Papa Benedetto XVI, nel messaggio di ieri, dove definisce la musica sacra "parte integrante della liturgia": ciò significa che, da una parte, non è secondario, nella preparazione liturgica di una celebrazione, curare con la massima diligenza la musica, e dall'altra che, come tutte le parti della liturgia, anche la musica è regolamentata dalle rubriche, e non è lasciata al totale arbitrio degli "animatori" della liturgia. Uno dei passi importanti del messaggio in questione recita:

«Un aspetto fondamentale, a me particolarmente caro, desidero mettere in rilievo a tale proposito: come, cioè, da san Pio X fino ad oggi si riscontri, pur nella naturale evoluzione, la sostanziale continuità del Magistero sulla musica sacra nella Liturgia. In particolare, i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (n. 112), e i criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum, in particolare nelle chiese cattedrali.»

In particolare credo sia particolarmente suggestivo il ricordo, da parte del sommo pontefice, della finalità della musica nella liturgia: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli. Se un canto, più che puntare alla gloria di Dio, punta al piacere di chi lo canta o ascolta, non è adatto per la liturgia; se un canto, più che rivolgersi alla santificazione dei fedeli, si preoccupa del loro diletto durante la celebrazione, non è adatto per la liturgia.
Ed importantissimo è l'ennesimo richiamo del Santo Padre al primato del canto gregoriano, che definisce supremo modello di musica sacra, mettendone in luce uno dei tanti suoi pregi: l'universalità. A questo proposito il Papa scrive:

«A volte, infatti, tali elementi, che si ritrovano nella Sacrosanctum Concilium, quali, appunto, il valore del grande patrimonio ecclesiale della musica sacra o l’universalità che è caratteristica del canto gregoriano, sono stati ritenuti espressione di una concezione rispondente ad un passato da superare e da trascurare, perché limitativo della libertà e della creatività del singolo e delle comunità. Ma dobbiamo sempre chiederci nuovamente: chi è l’autentico soggetto della Liturgia? La risposta è semplice: la Chiesa. Non è il singolo o il gruppo che celebra la Liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività.»

Il fatto, cioè, che il gregoriano unisca tutti i cattolici del mondo (perché è chiaro che resta un canto uguale per tutti) è espressione della cattolicità (che significa appunto universalità) della Chiesa. Durante la Messa non deve esserci la distinzione del singolo o del gruppo; così come è da evitare un canto esclusivo di un solista, è dunque egualmente deprecabile un canto che si caratterizzi in sè come proprio di un determinato gruppo di persone. Esistono, nella Chiesa, diversi gruppi con determinati carismi, per i quali ringraziamo continuamente il Signore; ma l'offerta che essi compiono durante la Messa che celebrano deve essere un unicum con la Chiesa intera, non differenziarsene (ad esempio) con la particolare musica. Vi sono nutriti gruppi di giovani in seno alle diverse parrocchie; ma quando essi partecipano alla Santa Messa essi sono parte dell'unico Corpo mistico di Gesù Cristo, che è la Chiesa, e non è bene che si elaborino liturgie (caratterizzate da particolari musiche) esclusivamente per giovani (ed altre esclusivamente per anziani).
In questo senso, dunque, il papa ci esorta a recuperare l'universalità della Chiesa nella Santa Messa, attraverso il segno tangibile del canto gregoriano. Preghiamo il Signore affinché ci dia la forza per attuare gli insegnamenti del suo Vicario in terra.

Di seguito il link al quale leggere l'intero messaggio di Papa Benedetto XVI al cardinale Grocholewski:
Lettera del Santo Padre al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto di Musica Sacra in occasione del 100° anniversario di fondazione dell'Istituto

martedì 1 febbraio 2011

Che festa celebriamo il 2 febbraio?

La festa che celebreremo domani è scritta nel calendario come "Presentazione di Gesù al tempio"; fino al Concilio Vaticano II era più conosciuta come la festa della "Purificazione di Maria", mentre tra il popolo è celebre come la festa della "Madonna Candelora", alla quale è associato il famoso proverbio:

«A Madona Candeora
de l'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento
de l'inverno semo drento.
»

Ma cosa, in effetti, celebriamo il 2 febbraio? Vorrei riproporre alcuni punti del Catechismo, detto Maggiore, divulgato da san Pio X per l'insegnamento ai ragazzi. Colpisce molto la chiarezza: poche parole e dirette, molto più efficaci di mille discorsi e di mille disegnini esplicativi che spesso troviamo nei "catechismi" che oggi sono destinati all'uso dei bambini. E dire che i bambini del tempo di Pio X non erano tanto più preparati dei nostri (anzi, molto meno, dato che erano in larghissima parte destinati già da bambini al lavoro nei campi), non hanno certo avuto la possibilità di studiare. Perché allora ci si inventano spesso parole, cartelloni, libriccini con edizioni ogni anno rivedute e corrette e non si torna, invece, ad insegnare il catechismo con la stessa chiarezza di un tempo? Abbiamo davvero così poca fiducia nel comprendonio dei nostri bambini e ragazzi? Ma leggiamo queste poche parole:

146. Che festa è la Purificazione di Maria Vergine?
La Purificazione di Maria Vergine è la festa istituita in memoria del giorno nel quale la santissima Vergine andò al tempio di Gerusalemme, per adempire la legge della purificazione e per presentarvi il suo divin figliuolo Gesù Cristo.

147. Che cosa era la legge della purificazione?
La legge della purificazione era quella legge di Mosè, la quale obbligava tutte le donne a purificarsi dopo il parto nel tempio coll'oblazione di un sacrifìzio.

148. La santissima Vergine era obbligata alla legge della purificazione?
La santissima Vergine non era obbligata alla legge della purificazione, perché divenuta madre per opera dello Spirito Santo, conservando la sua verginità.

149. Perché la santissima Vergine si sottomise alla legge della purificazione, alla quale non era obbligata?
La santissima Vergine si sottomise alla legge della purificazione, alla quale non era obbligata, per darci esempio di umiltà e di obbedienza alla legge di Dio.

150. La santissima Vergine, nella sua purificazione, che cosa offrì al tempio?
La santissima Vergine, essendo povera, nella sua purificazione offri al tempio il sacrificio delle madri povere, che era un paio di tortore o di colombi.

151. Perché la santissima Vergine, nel giorno della purificazione, presentò Gesù Cristo al tempio?
La santissima Vergine nel giorno della purificazione present6 Gesù Cristo al tempio, perché la legge antica obbligava i genitori a presentare a Dio i loro primogeniti, e a ricuperarli poi con una certa somma di danaro.

152. Perché Dio aveva stabilita la legge della presentazione dei primogeniti?
Iddio aveva stabilita la legge della presentazione dei primogeniti perché il suo popolo ricordasse sempre che egli fu liberato dalla schiavitù di Faraone, quando l'Angelo uccise tutti i primogeniti degli egiziani e salvò quelli degli ebrei.

153. Che cosa avvenne di maraviglioso quando Gesù Cristo fu presentato al tempio?
Quando Gesù Cristo fu presentato al tempio, venne riconosciuto pel vero Messia da un santo vecchio chiamato Simeone e da una santa vedova chiamata Anna.

154. Che cosa fece Simeone quando Gesù Bambino fu presentato al tempio?
Quando Gesù Bambino fu presentato al tempio, Simeone lo prese fra le sue braccia, e ringraziando il Signore disse il cantico Nunc dimittis, con cui espresse che moriva contento dopo aver veduto il Salvatore; predisse di più le contraddizioni che doveva soffrire Gesù Cristo, e le pene che ne avrebbe provato la santa di lui madre.

155. Quando Gesù Cristo venne presentato al tempio, la profetessa Anna che cosa fece?
Quando Gesù Cristo venne presentato al tempio, la profetessa Anna lodava e ringraziava il Signore d'aver mandato il Salvatore del mondo, e ne parlava a tutti quelli che ne aspettavano la venuta.

156. Che cosa dobbiamo noi imparare dai misieri della Purificazione di Maria Vergine e della Presentazione di Gesù Cristo?
Dai misteri della Purificazione di Maria Vergine e della Presentazione di Gesù Cristo dobbiamo imparare principalmente tre cose: 1.° ad adempiere esattamente la legge di Dio, e non cercar pretesti per dispensarci dall'osservarla; 2.° a desiderare Dio solo, e offerirci a Lui per fare la sua divina volontà; 3.° ad avere grande stima dell' umiltà, e purificarci sempre più colla penitenza.

157. Che cosa dovrebbero fare i padri e le madri nella festa della Purificazione?
I padri e le madri nella festa della Purificazione dovrebbero offrire i loro figliuoli a Dio, e domandargli la grazia di allevarli cristianamente.

158. Per qual fine si fa nel giorno della Purificazione la processione colle candele accese in mano?
Nel giorno della Purificazione si fa la processione colle candele accese in mano, in memoria del viaggio della santissima Vergine da Betlemme al tempio di Gerusalemme col bambino Gesù fra le braccia, e del giubilo che dimostrarono i santi Simeone ed Anna nell'incontrarsi con esso.

159. Come dobbiamo noi assistere alla processione che si fa nella festa della Purificazione?
Assistendo alla processione che si fa nella festa della Purificazione, noi dobbiamo rinnovare la fede in Gesù Cristo nostra vera luce, e pregarlo ad illuminarci colla sua grazia e renderci degni d' essere un giorno ammessi al tempio della gloria per l'intercessione della sua santissima Madre.

Dopo aver letto queste parole sfido chiunque a dire che non ha soddisfatto i propri dubbi; e non sono neppure necessarie tante spiegazioni. Abbiamo capito il perché della celebrazione, perché si fa la processione con le candele, perché il presepe, anche nel nostro Duomo, è rimasto esposto fino a questa festa. C'è da dire che questo Catechismo era destinato ai bambini: ma non sarà forse il caso, oggi, che tutti, bambini, ragazzi, giovani e adulti, lo riprendiamo in mano?

giovedì 19 agosto 2010

Festa di San Pio X

Ricorre sabato 21 agosto la memoria liturgica di San Pio X, già patriarca di Venezia per dieci anni (dal 1893 al 1903) e in seguito papa dal 1903 al 1914. Nel patriarcato di Venezia è celebrata col grado di festa, proprio per onorare uno dei tre patriarchi che, nel secolo scorso, salirono al soglio pontificio e che, insieme al beato Giovanni XXIII, è salito agli onori degli altari.
Proprio ieri papa Benedetto XVI, nel corso della sua udienza generale, ha ricordato la figura del santo che lo precedette sulla cattedra romana, sottolineando come la figura di questo sacerdote, vescovo e pontefice possa risultare utile per i pastori e per i fedeli della nostra epoca. Papa Benedetto si è soffermato in particolare su alcuni aspetti del suo ministero: in primo luogo sulla stesura del Catechismo (detto, appunto, "di San Pio X"), che egli da sempre auspicò potesse essere unico per tutta la Chiesa e ha poi ricordato la sua riforma della Curia romana e la promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico. Particolare importanza ha dato al motu proprio "Tra le sollecitudini", col quale Pio X ha sottolineato l'importanza di una buona e autentica musica sacra nella liturgia. Non poteva mancare il riferimento alla lettera enciclica "Pascendi Dominici Gregis", sugli errori delle dottrine moderniste nate tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, dottrine che predicavano un minore attaccamento alla Tradizione ed una maggiore autonomia di pensiero in campo di fede; san Pio X condanna queste correnti di pensiero, in maniera molto decisa, riaffermando l'importanza della tradizione e riservando unicamente all'autorità ecclesiastica le materie di fede. La sua vita terrena si chiude nel tetro scenario della Grande Guerra, dopo un appello accorato alla pace, con la sollecitudine del padre verso i figli, il 20 agosto 1914, già in odore di santità.
Caorle è molto legata al santo papa trevigiano; da patriarca di Venezia egli visitò più di una volta la cittadina marinara, e fu molto legato alla devozione alla Madonna dell'Angelo, tanto che gli è dedicato un altare proprio nel Santuario, posto nella cappellina sinistra, con una pala d'altare realizzata dal pittore M. Bressanin nel 1956 che lo ritrae benedicente sullo sfondo caorlotto. In Duomo non mancano i riferimenti a san Pio X; nell'altare maggiore moderno, sul lato sinistro, è stato aggiunto un bassorilievo che lo raffigura, e sul paliotto che nelle grandi solennità lo abbellisce è rappresentato il suo stemma papale, insieme a quello del beato Giovanni XXIII. Recentemente l'archivista del coro, Odone Rossi, ha poi rinvenuto nell'archivio parrocchiale alcuni scritti autografi del patriarca Giuseppe Sarto, con tanto di firma.
Sabato 21 agosto onoreremo in modo particolare la memoria di san Pio X nella Santa Messa delle 8:30, in Santuario.
Cliccando sui collegamenti posti qui sotto potrete vedere e leggere i documenti citati sopra di papa san Pio X:

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