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martedì 25 ottobre 2011

Quella Madonnina distrutta che sorrideva

Lo scorso 15 ottobre, come tutti abbiamo avuto modo di constatare a mezzo stampa ed internet, si è tenuto a Roma, come in molte altre città del mondo, il corteo degli indignati. Un movimento nato a causa della recente crisi economica, per far sentire la voce del popolo che non vuole pagare di tasca propria gli errori che vengono attribuiti ai propri governanti e al mondo della finanza; un movimento nato in Spagna per protestare contro un governo progressista e socialista, ma che paradossalmente è stato rivendicato proprio dai movimenti e dai partiti di matrice progressista, socialista e comunista. E così si è presentato anche in Italia, dove ha potuto alimentarsi della consueta carica di odio che nel nostro Paese è il tratto caratteristico di quello che dovrebbe essere il confronto politico.
Il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti noi, specialmente dei romani: vetrine in frantumi, persone che uscendo per la strada trovano un relitto annerito al posto della propria automobile, cartelli stradali divelti e strade smontate per poter tirare i sanpietrini addosso ai poliziotti. Ed infine, ma non certamente per importanza, una chiesa con il Crocifisso martoriato e privata della statua della Santa Madre di Dio, distrutta da una furia quasi assassina. Quella Madonnina Immacolata, che certamente avrà accolto centinaia di anime in preghiera con un amorevole e materno sorriso, e che non ha smesso di sorridere quando, distrutta tra le bestemmie, veniva ammirata dai partecipanti al corteo, qualcuno indifferente, qualcuno imbarazzato, qualcuno incuriosito fino al punto di scattare una fotografia e forse, speriamo, qualcuno addolorato.

Quasi tutti i commentatori e i giornalisti si sono affrettatti a condannare le violenze di quel giorno, additando in questi famigerati black-bloc i responsabili di ogni male, come se i disordini e le violenze fossero sempre opera di extra-terrestri di cui si ignora la provenienza, di capri espiatori a cui addossare ogni colpa, con la quasi certezza che resteranno pressoché impuniti. Con una visione ostinatamente politically correct, si ha quasi paura di indagare più a fondo quelli che sono i legami tra manifestazioni di questo tipo e la presenza dei violenti; perché, è innegabile, i black-bloc non compaiono come funghi nelle giornate tranquille, quando le casalinghe sono occupate a fare la spesa e i ragazzini sono a scuola; essi vengono allo scoperto sempre e soltanto all'interno di manifestazioni che gli stessi organizzatori non rifiutano di etichettare come disobbedienti. E, malgrado il nome in inglese (sempre per far pensare che questi loschi personaggi provengano come da un'altra dimensione), sono entrati in azione solo in Italia: sia in questo mese come anche nel dicembre dello scorso anno. Quando poi costoro si manifestano, si assiste al solito acquazzone umano di gente che cade dalle nuvole: chi se lo sarebbe mai aspettato che in quella tale manifestazione vi sarebbero stati dei violenti? Chi si sarebbe mai aspettato che, in una manifestazione infarcita di odio anticapitalistico qualcuno si sarebbe messo in testa di spaccare le vetrine di qualche banca o di bruciare qualche SUV? Chi si sarebbe mai aspettato che qualcuno avrebbe fatto irruzione in una chiesa, avrebbe preso la statua della Beata Vergine tra le bestemmie, e l'avrebbe con violenza gettata a terra e calpestata? Diciamoci la verità: forse non avremmo creduto che qualcuno sarebbe arrivato a tanto, per un'idea del rispetto e della buona educazione che ancora molti di noi hanno, ma sicuramente, se ci avessero detto il giorno prima che qualcuno avrebbe profanato un luogo sacro, non avremmo certo pensato ad una moschea o ad una sinagoga, e nemmeno ad una chiesa valdese o luterana, ma ad una chiesa cattolica.

I fatti di Roma mettono in luce ancora una volta che, se è vero che la partecipazione a queste manifestazioni non vuol dire automaticamente che il partecipante sia violento, è vero anche che è l'ambiente nel quale queste manifestazioni nascono, intriso di ideologia relativista, di disobbedienza e di indignazionismo fine a se stesso, a creare il terreno fertile per la violenza. Lo dimostra il fatto (cito un articolo di Daniele Fazio apparso sul blog Associazione "Maria SS. dell'Elemosina") che il nome di Indignados trae origine da un testo francese dal combattente Stéphane Hessel, tradotto in Italia col titolo Indignatevi; in esso troviamo i "comandamenti" del buon indignado: attaccare i politici, gli industriali e la Chiesa, definendoli "caste", quindi sostituirli con altri uomini che si definiscono leali e generosi secondo gli ideali della rivoluzione francese (e che, guarda caso, allora come oggi, sono i leaders di questi movimenti), con l'illusione che per superare le crisi politiche ed economiche non sia necessario alcun sacrificio. Questi movimenti si basano su un substrato di rimostranze giuste, come ad esempio la richiesta di un mondo della politica e della finanza che siano più rispettosi del resto del mondo, ad esempio diminuendo i propri privilegi soprattutto in questi momenti critici; ma poi finiscono per sfruttare le grandi masse, facilmente allettate da questi argomenti accettabili, mettendo loro in bocca slogan anarchici, femministi, omosessualisti e, soprattutto, anti-cattolici. Il povero partecipante, che crede di stare ancora combattendo per una causa giusta, finisce per fare il ruolo dell'utile idiota, fornendo alla fin fine l'adeguata copertura a gesti di violenza inaudita come quelli di Roma. Ma Roma, e l'Italia, non sono le sole "pecore nere": un chiaro esempio del funzionamento di questo meccanismo lo abbiamo avuto proprio in Spagna, dove il movimento degli Indignados è nato e cresciuto. Prima il sit in davanti ai palazzi del potere, per far sentire la propria voce dinanzi ai governanti, e poi la trasformazione in quell'odioso movimento anticlericale, anch'esso di violenza inaudita, anche se non si è arrivati alle mani (o meglio agli estintori e ai sanpietrini), che si è espresso in tutto il suo odio contro i pellegrini della GMG.

Se ora proviamo a guardare alle nostre spalle, che cosa ha effettivamente cambiato la manifestazione del 15 ottobre? Oltre alla violenza che ha generato nel suo stesso alveo, ha offerto soluzioni efficaci alla crisi? Anche qui siamo onesti con noi stessi e tra di noi se riconosciamo che né le manifestazioni né gli ideali dei movimenti che le organizzano offrono una via d'uscita che non sia fatta solo di parole, anzi: finiscono per aggravare i già ingenti problemi degli stessi manifestanti. Proviamo allora a rivolgere, per l'ultima volta, lo sguardo a quella Madonnina distrutta, rimasta sull'asfalto di una città ferita; a quella statua che, pur irriconoscibile per la tanta violenza subita, non ha perso il sorriso, anche nei confronti del suo stesso profanatore, di coloro che erano d'accordo con lui e di quelli che, di fronte a quella scena, non se la sono sentita di abbandonare un corteo ormai degenerato. Essa identifica lo stesso amore della Madre di Dio che rappresenta, la quale ha dovuto sopportare le ben più atroci sofferenze che noi infliggiamo al suo Figlio sulla Croce, e che, malgrado ciò, ancora ci viene in soccorso. Ella ci offre la via d'uscita da tutte le nostre crisi e sofferenze: ci mostra che, con l'odio, nessuna situazione potrà mai essere risolta; ci invita a rimettere al centro la dignità della vita dell'uomo, dal suo inizio alla sua fine naturali, ci mostra il diritto naturale, firma di Dio sul gran disegno della Creazione, che si coniuga ai doveri dell'uomo e alla responsabilità di tutti. L'amore comporta sempre sacrificio; prendiamo esempio da Lei, la cui statua ha dovuto essere distrutta e deturpata dalle bestemmie, insieme a quella del suo Figlio, per farci fermare un attimo e guardare a quello che l'odio può trasformarci.

domenica 28 agosto 2011

La democrazia e la tolleranza dei "laici"

Riprendo dal sito UCCR online questa notizia uscita ieri a proposito della protesta cosiddetta "laica" contro i pellegrini che partecipavano alla GMG di Madrid. Si è parlato di protesta civile, legittima, addirittura qualcuno l'ha giustificata tirando in ballo la crisi economica e l'esasperazione dei cittadini spagnoli per la loro condizione. A leggere questo articolo, e a vedere i video filmati da alcuni testimoni non si direbbe affatto: piuttosto risulta un astio ed una rivalità fuori dal normale, e gli insulti diretti all'indirizzo del papa e dei pellegrini mettono in evidenza che le motivazioni della protesta erano tutt'altre rispetto a quelle economiche. Piuttosto si capisce chiaramente come questa manifestazione sia stata organizzata con il chiaro intento di denigrare il cristianesimo ed i cristiani, proprio da parte di coloro che, ad esempio in occasione dei ben più scandalosi gay pride, predicano la democrazia, il rispetto per la libertà e la tolleranza. Talvolta, al giorno d'oggi, si ha quasi paura ed una sorta di ossequioso rispetto verso i cosiddetti "laici" nel pronunciare la parola «persecuzione»: a sentire quanto è accaduto ai nostri giovani pellegrini in Spagna e a guardare certe testimonianze filmate ci si stupisce, invece, che nessuna testata giornalistica italiana abbia parlato della violenza e dell'intolleranza con cui sono stati trattati il papa e tutti i cattolici in Spagna. Forse noi cristiani d'Occidente non eravamo abituati a simili manifestazioni d'odio, pensando che soltanto i cristiani che abitano terre governate da sistemi teocratici fondamentalisti potessero rischiare: non è affatto così. E' giunta l'ora di prendere coscienza che noi cristiani siamo, e saremo sempre, perseguitati in ogni parte del mondo, a causa di Cristo e del Vangelo; a meno che (e purtroppo succede molte volte) anche i cristiani non rinuncino al Vangelo per conformarsi, come dice quest'oggi San Paolo nella lettera ai Romani, alla "mentalità di questo secolo".

GMG 2011: manifestanti atei denunciati per insulti e violenze a pellegrini e disabili
Da uccronline.it

Come riportavamo in Ultimissima 19/8/11, parallelamente alla Giornata Mondiale della Gioventù cattolica, si è svolta di fronte al mondo anche quella della “Gioventù atea”, in cui gruppi di “liberi pensatori” (come si fanno chiamare atei e agnostici militanti) e omosessuali hanno marciato intonando inni contro la Chiesa e il Vaticano, dando del “nazista” e del “pedofilo” al Papa e ai pellegrini (una triste documentazione audiovisiva è possibile visionarla in Ultimissima 26/8/11).

Anche il quotidiano “L’Unità” riconosce l’effetto controproducente delle manifestazioni anticlericali madrilene. Si parla di circa 2000 persone, comprese giornalisti e osservatori. E «le immagini di militanti di mezza età che urlano bestemmie contro il volto spaventato di sedici-diciottenni impauriti ha disgustato il pubblico spagnolo». Mentre la setta dei razionalisti atei italiani si concentra infantilmente sulla spazzatura che i cattolici avrebbero lasciato all’aerodromo di Cuatro Vientos, tentando così di sminuire la portata dell’evento, i quotidiani spagnoli riportano dell’arrivo delle prime denunce.

Il quotidiano “El Mundo” informa che un gruppo di sette pellegrini francesi, tra i quali diversi bambini e un ragazzo disabile in carrozzina, hanno depositato presso la Polizia di Stato una serie di denuncie contro un gruppo di atei partecipanti alla manifestazione anticlericale del 17 agosto 2011 a Madrid. La gioventù atea è accusata di insulto, persecuzione e umiliazione. L’incidente è avvenuto alle 21 circa nei pressi della metropolitana Sol. Proprio in quella zona, tra l’altro, sono stati arrestati diversi giovani anticlericali e molti cattolici sono rimasti feriti. I ragazzi, tra cui Anne-Marie C., di 23 anni della Normandia, hanno riferito di aver incrociato la comitiva “anti-cattolica” mentre erano alla fermata della metropolitana, venendo presto insultati e minacciati di “bruciare i crocifissi e gli zaini” che loro tenevano in mano. Il tutto condito da varie e pesanti ingiurie. Nicola T., 20 anni, ha dichiarato che nella spedizione atea c’era anche una donna vestita in costume da gatto con frustra nera e cinghie, la quale ha cominciato a molestare e umiliare sessualmente uno dei disabili in carrozzina (18 anni), mentre un altro ragazzo anticlericale faceva gesti osceni con le dita. Il gruppo ha impedito ai pellegrini di prendere la metropolitana e uno dei giovani cattolici ha avuto un attacco di panico, perdendo coscienza per un po’.

Da HazteOir.org apprendiamo invece che i pellegrini che sono stati ospitati al Polideportivo de Aluche hanno trovato le porte forzate e una volta rientrati dopo la serata hanno trovato le loro valigie rotte, oggetti di valore rubati e l’abbigliamento dei sacerdoti strappato e gettato a terra. Hanno quindi avverito immediatamente la polizia che ha iniziato immediatamente le ricerche. Le vittime hanno dichiarato che da come si mostrava la situazione non si trattava solo di una rapina ma di una vera e propria vendetta da parte degli anticlericali.

Religion En Libertad informa che gli arrestati sono 8, tutti laici, e 11 feriti (compresi 2 poliziotti). Parla anche di un gruppo di radicali che ha attaccato con pugni e calci venti giovani cattolici che si trovavano nella High Street, prima dell’arrivo della polizia.

Su Madridiario.es compare invece la notizia che il difensore civico per l’infanzia della Comunità di Madrid, Arturo Canalda, ha riferito l’apertura di un’”inchiesta ufficiale” per accertare se vi sia stata “aggressione o minacce” ai pellegrini della GMG da parte di gruppi atei. Si è detto speranzoso di ricevere nei prossimi giorni denunce di famiglie di bambini che sono stati “attaccati o insultati”. Ha dichiarato: «Una cosa è il diritto degli individui di esprimere opinioni un altro è insultare o attaccare le persone. Tutti i bambini godono di una protezione speciale ed è nostro dovere studiare e chiarire i casi segnalati». Il difensore civico per l’infanzia ha descritto come “molto grave” quello che è successo nelle ultime ore del 17 agosto 2011.

Per visionare, invece, i video e le foto delle violenze contro i cristiani durante la GMG in Spagna vi rimando a questo indirizzo, sempre dal sito uccronline.

mercoledì 8 giugno 2011

La tolleranza del mondo rispetto ai cattolici

Quest'oggi, su La Bussola quotidiana è uscito un articolo di Massimo Introvigne, rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani, dove il sociologo ha esposto i risultati di una statistica che vede salire a 105.000 il numero dei cristiani uccisi nel mondo in un anno a causa della loro religione. Introvigne sottolinea come «una minoranza di coloro che hanno riferito la notizia ha sollevato dubbi su una cifra che a prima vista può sembrare eccessiva», cosa che mette in luce una certa sottovalutazione della vera entità del problema. Egli, però, cita con accuratezza la fonte ed il lavoro da cui è tratta questa statistica, concludendo che il numero dei cristiani uccisi si aggira attorno ad uno ogni 5 minuti o, volendo approssimare per difetto il risultato della ricerca effettuata, uno ogni 5 minuti e mezzo.
In effetti ricordiamo tutti le vicende che lo scorso Natale hanno coinvolto l'Egitto, dove a causa di diversi attentati sono cadute molte vittime, fra i cristiani copti, per il solo fatto che stavano partecipando alla Messa. Tuttavia da Natale, complice anche lo spostamento dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sui fatti ben noti dell'intero nord Africa, i telegiornali non ne hanno più parlato. Con il meccanismo per cui se il telegiornale o il giornale non ne parla il fatto non è accaduto, oggi ci disinteressiamo completamente delle migliaia di morti cristiani che ogni giorno cadono sotto le armi e gli attentati. Soltanto un anno fa l'uccisione di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, poco più di tre mesi fa l'assassinio del ministro pakistano per le minoranze (nonché unico cattolico al governo), Shahabaz Bhatti: eppure sembrano passati degli anni. Per non parlare di Asia Bibi, che probabilmente i nostri ragazzi nemmeno sanno chi sia, la donna arrestata e condannata a morte sempre in Pakistan ormai due anni fa, a causa della vergognosa legge sulla blasfemia in vigore in quello stato; e non dimentichiamo il governatore del Punjab, Salman Taseer, ucciso da una delle sue guardie del corpo nel gennaio dell'anno scorso per aver voluto difendere la donna cristiana. Casi come questi nel mondo si ripetono ogni giorno, anzi: secondo lo studio reso noto da Introvigne, ogni 5 minuti.
Ma non serve andare in Pakistan, India, Cina, Egitto, per trovare episodi di intolleranza di questo tipo contro i cristiani. E' di domenica scorsa, 5 giugno, la notizia che nella civilissima e "accogliente" (come qualcuno nei giorni scorsi l'ha definita) città di Milano, un gruppo di una ventina di giovani dei centri sociali ha fatto irruzione in una chiesa, gridando slogan offensivi contro i preti, costringendo il vescovo ausiliare che celebrava in quel momento la Messa ad interrompere, fino a che, tra gli spintoni e gli insulti, i giovani manifestanti si ritirassero sul sagrato. Il tutto era stato annunciato nel novembre dello scorso anno, quando apparvero delle scritte vergognose sui muri dell'oratorio. E tutto questo perché in quella parrocchia un sacerdote ha osato dare aiuto, per mezzo di alcuni psicologi, ad alcune persone con tendenze omosessuali che sentivano come sbagliata questa loro inclinazione, e desideravano superarla. Un fatto di questo genere è normalemente qualcosa di molto grave, che dovrebbe avere un'eco abbastanza ridondante sulle più comuni testate giornalistiche; invece, a parte qualche eroica eccezione, non se ne è dato affatto lo spazio che meritava. Proviamo, per contro, ad immaginare cosa sarebbe successo se un gruppo di cristiani avesse fatto irruzione in una moschea per manifestare, ad esempio, contro la concezione integralistica che certi musulmani mostrano di avere nei confronti delle donne. Ironia della sorte, questi tollerantissimi giovani volevano manifestare contro l'intolleranza della Chiesa.
Ma gli esempi non sono finiti: ad esempio l'anno scorso si sono moltiplicate le scritte sui muri della sede di Scienza e Vita a Milano, sempre per protestare contro l'intolleranza dei cattolici, contro uno psicologo americano, Joseph Nicolosi, che da anni mette in pratica un metodo riparativo nei confronti di quelle persone che di propria volontà chiedono aiuto per superare le tendenze omosessuali. Fatti che ricordano da vicino l'episodio avvenuto all'università La Sapienza, contro papa Benedetto XVI, al quale è stata tolta, sempre in nome della tolleranza, la libertà di espressione.
Per non parlare, poi, delle innumerevoli scritte sui muri che noi stessi vediamo con i nostri occhi nelle nostre città, degli episodi di derisione ed intolleranza a causa del proprio credo cattolico, per i quali molti di noi, soprattutto giovani, desistono e cedono al modo di pensare comune: meglio essere e farsi vedere atei piuttosto che cristiani, o comunque meglio essere cristiani al passo coi tempi, che dicono sì alle coppie di fatto, all'aborto, al divorzio, all'omosessualità, all'eutanasia. Così si è più alla moda, più inseriti nel gruppo, si hanno più possibilità in ambito lavorativo, rispetto a quelli che testimoniano la propria Fede in mezzo alla gente, osando replicare a quelli che, con scherno e forti dell'arroganza di certi mezzi di comunicazione, disprezzano la Chiesa e la sua dottrina senza nemmeno sapere che cosa dice in realtà. Proprio il grande numero di episodi di questo tipo fa dire a molti: "Che vuoi che sia una scritta sul muro, una risata alle spalle o in faccia, una turba di giovani esaltati che ti gridano dietro quando sei in chiesa? Succede tutti i giorni, perché un giornale dovrebbe parlarne?". In effetti, ormai, questo accade tutti i giorni, e sotto il nostro naso, così come i cristani muoiono ogni giorno, anzi, ogni 5 minuti, nelle parti del mondo che fino a ieri pensavamo fossero "lontane". Chissà se anche lì i nostri fratelli cristiani pensano che questi atti di "civile intolleranza" non meritino di essere riportati sui mass-media.

Di seguito l'articolo odierno di Massimo Introvigne ed alcuni altri articoli sui fatti di Milano di domenica scorsa, tratti sempre da La Bussola Quotidiana:

sabato 19 marzo 2011

Christus vincit!

Ieri, tra l'altro venerdì di Quaresima, la Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo con sede a Strasburgo ha definitivamente assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani a causa dell'esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza, attesa da molto tempo e per la quale bisogna riconoscere l'impegno dell'attuale governo italiano, arriva nell'ambito del cosiddetto caso "Lautsi contro Italia"; la signora Soile Lautsi è la mamma di origini finlandesi che, con l'aiuto dell'UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) aveva portato alla ribalta il caso dei Crocifissi nelle aule scolastiche, chiedendo alla scuola Vittorio da Feltre di Abano Terme (PD) di rimuoverli, in quanto, secondo lei, costituivano una violazione del suo diritto di educare i propri figli (di 11 e 13 anni nel 2001) secondo i "principi laici" (sarebbe più corretto chiamarli principi atei). Vedendosi rispondere negativamente dall'istituto scolastico, ed addirittura subendo la direttiva del Ministero dell'Istruzione italiano, che sanciva l'esposizione obbligatoria dei Crocifissi nelle aule, fece ricorso al TAR del Veneto, il quale, dopo un rapido passaggio alla Corte Costituzionale, sentenziò che "la croce è diventata uno dei valori secolari della Costituzione italiana e rappresenta i valori della vita civile". Di qui la decisione della signora Lautsi di rivolgersi alla Corte Europea di Strasburgo, nel 2006, che si pronunciò a suo favore, ordinando la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche e un risarcimento dello stato nei confronti della ricorrente per danni morali di 5000 euro: «La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. Tutto questo, potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei. La Corte non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana. L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere».
La sentenza fu accolta in maniera sostanzialmente positiva dalle Comunità ebraiche italiane, che la definirono "Una chiara lezione dalla Corte europea", dalle confessioni cristiane evangeliche, valdesi, luterane e battiste italiane, che la leggevano in un'ottica di netta separazione fra stato e chiesa, e dalle unioni degli atei, che la definirono come un grande successo per la laicità. Le comunità musulmane non espressero un parere esplicito, anche se tra esse si possono enumerare i pareri simili a quelli dell'ormai famoso Abel Smith, secondo il quale l'Italia vieterebbe agli uomini di professare una religione diversa dal cristianesimo con l'esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici.
Il mondo politico espresse parere contrario alla sentenza della Corte Europea e alle sue motivazioni quasi all'unanimità, fatta eccezione per i gruppi dei Radicali, Sinistra e Libertà e Sinistra alternativa e Verdi, i quali espressero parere favorevole. Il governo italiano ricorse immediatamente contro la sentenza di primo grado, trovando successivamente il sostegno esterno di altri paesi membri del Consiglio d'Europa: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Principato di Monaco, Romania, Russia e San Marino.
Di ieri la sentenza di appello che assolve l'Italia: con 15 voti favorevoli e 2 contrari, i giudici hanno smentito la sentenza di primo grado, riconoscendo che non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni dell'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche. Il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco giudica il pronunciamento della corte europea «una sentenza importante, di grande buon senso e di grande rispetto per quelle che sono le argomentazioni che sono state presentate dal governo italiano insieme ad un numero significativo di paesi europei che hanno condiviso questa posizione».
Immediate anche le reazioni degli esponenti del governo, che tale ricorso avevano inoltrato; il ministro dell'Istruzione Gelmini ha espresso «profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese». Anche il ministro degli Esteri Frattini è intervenuto sul caso, dichiarando: «Oggi ha vinto il sentimento popolare dell'Europa. Perchè la decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa».
Inutile dire che l'UAAR dichiara invece "profonda delusione" per la sentenza di assoluzione; la famiglia ricorrente, fa sapere il sito dell'UAAR, ritiene che il cambiamento dell'opinione della Corte sia dovuta alle "enormi pressioni messe in campo dalla Chiesa cattolica", e che "sostenere che mancano elementi che provino la discriminazione subita è puerile".
Qualche giorno fa, inoltre, la Corte di Cassazione italiana aveva deposto le motivazioni della sentenza contro il giudice Luigi Tosti, rimosso dall'ordine giudiziario, il quale si rifiutava di lavorare in qualsiasi aula di tribunale finché non fossero stati rimossi i Crocifissi da tutte le aule italiane oppure ad essi venissero affiancati simboli di altre religioni; in queste motivazioni si legge che il Crocifisso può e deve essere esposto nelle aule di tribunale italiane, e ad esso non può essere affiancato alcun altro simbolo.
Da parte nostra, come di tutti i cristiani cattolici (ed anche ortodossi) del mondo non possiamo che essere soddisfatti di questa sentenza, e ringraziare il Signore; affermiamo e cantiamo con tutta la nostra voce: "Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!".

lunedì 28 febbraio 2011

La scuola e la religione

In questi giorni c'è un gran vociare sulla scuola, sull'educazione che i nostri ragazzi riceverebbero in essa, sulla contrapposizione fra scuola pubblica e privata e sulla preparazione più o meno valida di studenti ed insegnanti. Tutto ciò, come è consueto nel nostro Paese, ha scatenato l'inevitabile guerra politica; è un campo su cui non voglio assolutamente entrare. Tuttavia non si può tacere ciò di cui, oggettivamente, tutti ci rendiamo conto, per amore di verità (la quale, speriamo, continua a non avere colore politico). Proprio venerdì scorso, in una riunione a Mestre, mi è capitato di rivangare i miei ricordi di vent'anni fa, quando ancora frequentavo le scuole della nostra piccola cittadina di Caorle, e mi si chiedeva sostanzialmente una valutazione su cos'è cambiato da vent'anni a questa parte.
Non potevo che ricordare la cura delle maestre nell'insegnare ai bambini innanzitutto l'educazione, ma con un occhio di riguardo alla religione: ogni mattina, prima di iniziare le lezioni, ci alzavamo tutti in piedi e recitavamo insieme alla maestra una preghiera (e non necessariamente quelle che si imparavano a dottrina, al tempo si chiamava ancora così, ma preghiere più complicate che le maestre ci invitavano ad imparare a memoria); lo stesso facevamo poi all'uscita. Per non parlare delle recite di Natale: un anno, mi ricordo benissimo, la recita incentrata sulla Creazione, con costumi originali e sottofondi di musica ricercata; e tutte le volte che veniva "sposorizzata" l'iniziativa del Presepe vivente, cui partecipavano i bambini ed i loro genitori.
Se penso a quello che è la scuola oggi non posso che constatare un completo ribaltamento della situazione; chi solo immagina di voler dire una preghiera in classe viene tacciato di clericalismo, quando va bene, ma più spesso di sovversivismo. Si risponderà che, oggi, i tempi e la società sono cambiati, e dobbiamo abituarci ad avere in classe bambini di tutte le religioni; e questo ha delle implicazioni non così banali e serene: siamo arrivati al punto di rinunciare a manifestare alla nostra fede. Ma non possiamo tacere il fatto che, almeno in una città come la nostra, spesso i bambini di altre religioni non sono così numerosi come possono esserlo nelle scuole di Mestre. Eppure so che anche qui a Caorle diventa difficile anche solo proporre di fare un lavoretto di Natale; e questo non in nome dell'uguaglianza religiosa, ma della laicità, il nuovo idolo della nostra società: questa nuova divinità che, per appianare le cose, pretende di cancellare la religione, ma in particolare il cristianesimo, e ancor più nel dettaglio il cattolicesimo. Via i Crocifissi dalle aule, via le preghiere, abbasso i presepi, e via il nome di Cristo dai libri di storia. Pensate, si vuole cancellare Gesù Cristo addirittura dalla storia, colui che ha obiettivamente cambiato il corso della storia da duemila anni a questa parte (la storia dell'Europa dal 313 d.C. in poi dipende strettamente dal cristianesimo, pensate al Sacro Romano Impero, alla storia politica inglese etc.).
Anch'io ho avuto modo di combattere la mia battaglia per il Crocifisso in classe, al posto del quale era preferito un (secondo) orologio, che doveva segnare l'ora di New York. Preciso che nella mia classe non c'erano stranieri, né persone di religione diversa da quella cristiana-cattolica: eravamo un certo numero (pochi anche allora, ricordo) di cattolici praticanti, altri ancora comunque si professavano cattolici, altri agnostici ed altri ancora atei. Quello che sorprende è che le maggiori critiche non arrivavano dagli atei, ma dagli stessi cattolici: i quali, per giustificare la rimozione del Crocifisso, ti insegnavano: "Il Crocifisso è un segno, ed è più corretto portarlo nel cuore". Vedete, ancora ritorna il tema della religione come fatto privato: sei cattolico? Buon per te, ma non farlo vedere in giro: non solo rischi di offendere gli atei (verrebbe da chiedersi in che modo) ma fai vedere al mondo che il tuo cristianesimo è debole, perché hai bisogno di farlo vedere all'esterno. La cattolicità diventa l'unica cosa che bisogna vergognarsi di manifestare in pubblico: si possono (anzi, si devono) manifestare in pubblico effusioni amorose di vario genere, appartenenze politiche, idee sulla moda, ma non il fatto che sei Cristiano. E' come costringere una persona, legata ad un'altra da una profonda amicizia, a negare di essersi mai conosciuti.
Da quello che mi viene raccontato, però, oggi la situazione è ben più grave di quella che vivevo io; oggi i ragazzi sono derisi pubblicamente da compagni di classe ed insegnanti insieme, sbattuti su una gogna pubblica e segnati dal marchio indelebile di non si sa bene quale vergogna. Sento di insegnanti che insegnano agli alunni che la Chiesa è negazionista nei confronti dell'Olocausto degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Un giudizio che manca di rispetto a migliaia di sacerdoti e di religiosi morti anch'essi nei campi di concentramento per difendere gli ebrei (si pensi a san Massimiliano Maria Kolbe, santa Teresa Benedetta della Croce); e ad altrettanti che si sono prodigati dall'esterno per la loro salvezza, alcuni dei quali annoverati tra i "Giusti nel mondo" nello Yad Vashem (pensiamo ad esempio allo stesso beato Giovanni XXIII), per non parlare dell'azione di Pio XII, riconosciuta dagli stessi ebrei di Roma al tempo della guerra ma infangata dalle più scurrili nefandezze dalla propaganda politica degli anni 60 fino ad oggi. Come si può dire che la Chiesa neghi l'esistenza dei campi di concentramento tedeschi quando in essi furono martirizzati i suoi stessi figli? Io dico che dovrebbe studiarsi la storia, quell'insegnante, prima di parlare dalla cattedra: e dovrebbe rendersi conto che incolpare ingiustamente qualcuno (l'intera Chiesa in questo caso) di un delitto così esecrabile quale l'Olocausto degli ebrei è una colpa paragonabile a negare quella stessa strage.
Ma non è finita qui: l'inculturazione di oggi fa in modo che i nostri ragazzi delle superiori dicano con fierezza che Gesù Cristo non è mai esistito: d'altra parte, infatti, sui libri di storia non c'è, a partire dalle elementari. Non siamo più al punto di negare la divinità di Nostro Signore, ma addirittura la sua esistenza storica (il che significa negare che la storia degli ultimi 2011 anni si sia svolta come ce l'hanno insegnata, che sia esistito Carlo Magno, Enrico VIII, i papi, Napoleone...). E, quando invece si ammette l'esistenza storica, si mette in discussione la divinità: "Gesù è più uomo che Dio", detto da chi si professa cattolico, ignaro forse che tale eresia (negata già nei primi Concili della storia della Chiesa) esclude di fatto che la sua fede possa dirsi quella cattolica.
Ed infine come tacere su quei professori di religione (avete letto bene) che deridono uno studente solo perché manifesta un modo di pensare e di parlare troppo conservatore? Ancora da parte di coloro che, per dirla come il papa, asseriscono che occorrerebbe seguire non i testi del Concilio, ma il suo (fantomatico, a questo punto) spirito; per cui chi si mette di traverso a certe idee palesemente moderniste (nell'accezione che diede san Pio X a questo termine) è un pericoloso criminale da contrastare con tutte le forze e deridere in pubblico. O che, e torniamo sempre allo stesso punto della religione come fatto esclusivamente privato, insegnano, in barba a san Giacomo (leggi Gc 2, 14-18), che le opere non sono necessarie per professare la fede?
A mio modo di vedere i cattolici devono prendere coscienza di questi attacchi continui, che io non esito ad indicare come vere e proprie persecuzioni. E quando si dice che la scuola indottrina i nostri studenti di idee anti-cattoliche, da qualsiasi bocca escano queste parole, prima di fare qualsiasi ragionamento o battaglia politica, sarebbe secondo me opportuno, dopo un discernimento obiettivo della realtà, dare atto della veridicità di tale analisi, e semmai rimboccarsi le maniche (a livello sociale ed anche politico) perché questa persecuzione finisca.
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