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lunedì 23 aprile 2012

Non siamo cristiani tiepidi!

Voglio fare mie le parole di quest'omelia di Padre Juan Pablo Esquivel, che traggo dal blog Sursum Corda e che ci parla di alcuni comportamenti comuni nel mondo di oggi che puntano a screditare Gesù Cristo offendendo e calunniando la Sua Chiesa, spesso nella persona del Papa e spesso da parte di persone che si ritengono i più perfetti cristiani del mondo, i veri seguaci dei veri insegnamenti di Cristo. Le parole di questa omelia sono un po' dure, ma assolutamente necessarie per svegliare le nostre coscienze, alla stregua del rimprovero di un amorevole genitore nei confronti dei suoi figli. Ve ne raccomando la lettura (o l'ascolto), in particolare a coloro che sono giunti a questo post dai profili Facebook.

Io, sacerdote, scandalizzato
Di Padre Juan Pablo Esquivel

Io che per voi sono sacerdote, ma con voi sono cristiano, qualche volta mi scandalizzo. Poche volte… e non sono le debolezze umane a scandalizzarmi, piuttosto l'arroganza ridicola e assurda di chi pretende di essere qualcuno o qualcuno importante. Questo mi scandalizza. Di chi pretende di sapere più di coloro che sanno davvero e questo è il segno della più patetica di tutte le ignoranze. E questo mi scandalizza. Dirsi cristiano o cristiana e poi infischiarsene olimpicamente di quanto la Chiesa, nella voce dei legittimi pastori professa, difende e insegna. Questo mi scandalizza. Parla duro, oggi, il Signore nel Vangelo e, scusatemi, per oggi parlerà duro anche questo Suo sacerdote.
Mi scandalizza l'atteggiamento, balordo e maleducato, di chi, dicendosi cristiano o cristiana non sa trattare con un minimo di rispetto e considerazione il Papa, i Vescovi, i ministri di Dio. Mi scandalizza l'incoerenza brutale di troppi cattolici che nella vita pubblica e nel modo di trattare gli altri disdicono con patetica sfrontatezza tutto quanto poi vengono a "professare", tra virgolette, in chiesa. Mi scandalizza la madornale stupidità di chi usa internet per rinnegare la propria appartenenza alla Chiesa, affrettandosi ad appoggiare il primo scemo che abbia qualcosa da dire contro la Chiesa. "Il Papa venda il suo anello per sfamare gli affamati del Congo". Andiamo a mettere in vendita, all'asta, la Pietà, così sfamiamo la gente di chissà dove… e andando non solo a sottoscrivere, ma anche a condividere pornografia, bestemmi e scelleratezze ed esserne fiero. Questo mi scandalizza. Così facendo non sono né freddi né caldi, né cristiani né atei… sono tiepidi. Ebbene, col Libro dell'Apocalisse io vi ricordo che "i tiepidi saranno vomitati dalla bocca di Dio." E dico tutto questo non nascosto dietro la sicurezza vigliacca di un computer, nel soggiorno della propria casa, ma dalla cattedra più sacra che ci sia in questo Paese, dalla cattedra della Parola di Dio. Mi scandalizza che ben lungi dal prendere decisioni coraggiose, anche radicali - il Signore parla oggi di tagliare una mano, un occhio, un piede - per il bene della propria salvezza eterna, preferisce tagliare e ritagliare il tempo della preghiera, della messa, della catechesi, dell'adorazione, della confessione e di tutto quanto mantiene effettivamente viva la propria fede. Il resto non si tocca. Ma in quanto alla fede si riferisce accomodatevi, siamo alla svendita totale. Mi scandalizzano i genitori che, anziché farsi aiutare dagli altri educatori, anche quelli dell'ambito della fede, tagliano ogni eventuale correzione o richiamo, generando così piccoli bulli e teppisti, totalmente impreparati per la vita e destinati con ogni probabilità al più strepitoso fallimento in tutti i campi della vita. Altro che genitori… Complici! I primi e inescusabili responsabili della vita sciupata dei figli, che pensano che il parroco debba essere un simpaticone disposto a fare tutti gli sconti immaginabili se vuole che il figlio o la figlia vengano alla catechesi. Ebbene, capitelo bene, una volta per tutte, il parroco non è qua per accontentare tutti, ma per insegnarvi l'ardua e impegnativa via della salvezza. Di tagli parla oggi il Signore. Bene! Io ve ne suggerisco la versione aggiornata. Si tagli la lingua chi la usa per diffamare, per spettegolare, per calunniare, per uccidere. Tagli la linea telefonica chi la usa per distruggere l'unità delle famiglie, delle comunità, delle persone. Tagli la connessione di internet chi la usa per rimanere "appoltronato" nella mediocrità di un mondo virtuale nel quale di impegno o apporto positivo non c'é proprio nulla, tranne che un patetico cyber-fannullare che fa perdere in modo penoso il senso della realtà, nonché dare una patetica visione dei propri squallidi interessi. Dia un taglio alla superficialità, alla banalità, alla vanità, alla superbia petulante chi vive chiuso nel proprio egocentrismo, incapace di scoprire quanta silenziosa sofferenza si aggira nel nostro mondo, nel nostro tempo. L'ultima frase del Vangelo odierno parla dell'Inferno, del quale io vi parlo sempre molto poco perché preferisco orientarvi in positivo, ed è una scelta che mantengo, evidentemente, ma più di una pecora insolente farà bene a ricordare oggi e ogni tanto, la drammatica possibilità che incombe sulla vita di ognuno di noi. Lo stesso Signore che insegna oggi che chi non è contro di noi è per noi, è quello che dice, senza contraddirsi, che chi non è per Lui è contro di Lui. E che chi non raccoglie con lui, disperde. Quel Signore che esige decisioni chiare ed effettive, non solo affettive, non solo chi dice "Signore, Signore" entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi compie veramente la volontà del Padre. Quel Signore che attende prese di posizione senza tentennamenti e senza ripensamenti. Nel professare adesso il Credo, io intendo rinnovare a Lui la mia fede assoluta e la mia disponibilità totale alla Sua volontà, fede che si deve dimostrare nell'obbedienza alla Sua Parola. Obbedienza… non è una parolaccia. Obbedienza alla Parola di Dio. Chi non è disposto all'obbedienza della fede… sì, perché la fede implica un'obbedienza, non può essere cristiano. Chi non è disposto all'obbedienza della fede, se ne torni a casa, perché viene in chiesa a perdere il tempo. Chi è disposto, ma non solo adesso, bensì per tutta la vita, a mostrare al Signore la disponibilità della Madonna, degli angeli che rimasero fedeli, dei santi di tutti i tempi, professi allora ad alta voce, con me, il Credo, ma non solo con le labbra, ve ne prego… con il cuore, anzi, con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze, come ci insegna il primo comandamento. Amen.

martedì 17 aprile 2012

Tanto per diffamare la Chiesa

Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad uno strano paradosso: in una società sempre più moderna e democratica come quella in cui ci dicono che viviamo, la libertà viene talmente portata agli estremi che finisce per diventare il pretesto per giustificare un regime quasi dittatoriale. D'altronde non è una teoria così assurda, se già il filosofo Platone ne parlava: egli asseriva che la tirannide nasce proprio dalla democrazia, allorquando "uno stato democratico, assetato di libertà, è alla mercé di cattivi coppieri e troppo s'inebria di schietta libertà" (Platone, La Repubblica, Libro VIII). Se facciamo bene attenzione è proprio quello che accade nella nostra società odierna: la libertà di pensiero, di stampa e di espressione sono diventate così incontrollabili che si finisce per confonderli con una inesistente libertà all'insulto e alla diffamazione. Dal giornalista al blogger, dall'opinionista al semplice frequentatore di social network; è ormai diffusa la convinzione che libertà di stampa significhi che si può scrivere qualsiasi cosa, senza controllare se quanto si racconta corrisponda o meno a verità e senza citare le fonti delle proprie notizie: semmai qualcuno dovesse protestare, è proprio a quest'ultimo (molto spesso il diffamato) che spetta l'onere della prova, e non al suo accusatore, rovesciando così quella che dovrebbe essere una dinamica normale e garantista propria di uno stato civile e democratico. In ogni caso, qualora la notizia si dimostrasse palesemente falsa, il giornalista, l'opinionista o il navigatore di internet che l'ha divulgata non ha né responsabilità né l'obbligo di rettificare (quantomeno con enfasi simile); con il risultato che la falsa accusa ha quasi sempre il sopravvento rispetto alla difesa, e l'opinione pubblica, a volte senza averne colpa, si crea un'idea parziale e falsa della realtà.
Ultimamente i bersagli preferiti di certa stampa e dei social networks sono il Papa e la Chiesa cattolica; solo per citare alcuni esempi, per quanto riguarda la stampa andiamo dalla bufala dello IOR quale azionista principale di una fabbrica d'armi a quella del Papa che indossa le scarpe di Prada, per quanto riguarda i social networks c'è solo l'imbarazzo della scelta di foto e link che denigrano il Papa. Nessuno di questi accusatori si sente in dovere di verificare le proprie notizie e di cercarne le fonti: scoprirebbero, altrimenti, che la fabbrica d'armi in questione ha categoricamente smentito che lo IOR ne fosse azionista, che le scarpe del Papa sono confezionate da un calzolaio novarese che da parecchi anni si occupa di scarpe papali, che le offerte del Papa ai poveri sono molto più di quanto si possa immaginare (come riportato qui per l'anno 2010); addirittura c'è stato chi ha criticato il Papa per la grandezza della torta che gli hanno preparato per il compleanno, senza tra l'altro sapere che le immagini di torte uscite in questi giorni erano immagini di repertorio (e che in ogni caso nessuno si sognerebbe mai di accusare il festeggiato per la torta che gli è stata preparata). In alcuni casi nemmeno di fronte allo sbugiardamento più totale della falsa accusa si riescono ad ottenere le scuse del fiero accusatore, che continua invano a volere la ragione dalla sua parte.
Una delle bufale più odiose che si sono diffuse a mezzo stampa ed internet sulla Chiesa in queste ultime settimane è stata quella che riguardava la presunta Comunione negata ad un ragazzo disabile mentale in diocesi di Ferrara; ce ne parla Giorgio M. Carbone nel suo editoriale oggi apparso su La Bussola Quotidiana, che vi lascio per una attenta lettura.

Tanto per diffamare la Chiesa
Di Giorgio M. Carbone

A un disabile grave è stata rifiutata la prima comunione. Questa è la denuncia che circola su alcuni quotidiani e blog.
Veniamo anzitutto ai fatti. A febbraio i genitori del bambino disabile mentale chiedono a un parroco - dell’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, parroco di un paese diverso da quello della loro residenza – che il loro figlio possa ricevere la prima comunione insieme ai suoi compagni di classe, e cioè nel corso del prossimo giovedì santo - lo scorso 5 aprile. Inizia così il percorso di preparazione catechistica, evidentemente personalizzato per il bambino, con gradualità egli viene accolto nella parrocchia per renderlo partecipe delle varie attività.
A Ferrara, nei primi giorni di aprile, il parroco incontra il bambino e i suoi genitori per un bilancio sulle settimane trascorse e offre al bambino una particola non consacrata. Ma il bambino la rifiuta. A questo punto il parroco con i genitori decide di posticipare la prima comunione del bambino. Il giovedì santo questi era seduto accanto ai suoi compagni, non ha ricevuto l’Eucaristia, ma è stato benedetto dal parroco in modo speciale. Questi i fatti.
Poi iniziano a circolare altre notizie. La mamma rivela alle agenzie di stampa: «Siamo amareggiati, non ce lo aspettavamo». Sempre la mamma da mandato a due avvocati di fare un esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo «per violazione della libertà religiosa». Ma queste notizie presto si rivelano delle autentiche e grossolane bufale. Ma intanto hanno diffamato il parroco, la diocesi di Ferrara e la Chiesa in generale.
Questa vicenda, ricostruita sopra con i pochi particolari certi a noi noti, ci dà lo spunto per riflettere su almeno due aspetti generali della patologia dell’informazione e due aspetti riguardanti il merito della vicenda.

LA QUOTIDIANA DIFFAMAZIONE CONTRO LA CHIESA CATTOLICA

È sufficiente un abbozzo di notizia per montare un caso mediatico. Poi, non importa controllare le fonti, fare interviste, muoversi di persona per raccogliere testimonianze e informazioni. Il giornalista elabora di fantasia i pochi dati forniti dalle agenzie di stampa e confeziona la bufala davanti al video del suo pc. Non importa che quanto scrive sia vero, l’importante è che sia verosimile e soprattutto che sia una denuncia contro la Chiesa cattolica e i suoi sacerdoti. È decisivo mettere in piazza la loro ipocrisia: predicano anche cose buone, ma razzolano molto male. Insegnano pure che l’essere umano debole o malato va sempre accolto e amato, ma poi quando si passa ai fatti, a quelli che contano, gli negano un sacramento, l’Eucaristia.

UNA SCOPERTA SOPRENDENTE

Certo questo è un fatto che conta: l’Eucaristia. Anche giornalisti atei dichiarati e ferocemente anticlericali si sono manifestati apertamente, hanno scritto che negare l’Eucaristia è una grave violazione. Scopriamo così che anche loro indirettamente credono quello che anche noi crediamo e cioè che l’Eucaristia, in ragione del fatto che è in modo reale e non simbolico il Corpo di Gesù Cristo, è il più eccellente dei sacramenti ed è il più grande tesoro della Chiesa.
Paradossalmente, la vicenda mediatica li conduce a un approdo che mai avrebbero immaginato. Come nella vicenda degli uomini di età embrionale morti a causa dello scongelamento nell’Ospedale San Filippo di Roma: perché scaldarsi tanto e sprecare fiumi di parole e inchiostro se l’embrione è un grumo di cellule. E in modo analogo, se l’Eucaristia è semplice pane simbolico, perché tutta questa indignazione.
Queste due vicende mediatiche indirettamente segnalano l’umanità degli embrioni congelati e la radicale importanza dell’Eucaristia nella vita umana, anche disabile.
Ma, vendendo al merito della vicenda, emergono almeno alcune questioni - diciamo - singolari.

IL RITARDO E LA FRETTA

Posto che il bambino disabile mentale abbia iniziato il percorso di catechesi personalizzato a febbraio, mentre i suoi coetanei, compagni di classe, da alcuni anni, perché ammetterlo alla comunione solo dopo soli due mesi? Dopo una “iscrizione” a catechismo in ritardo perché tanta fretta? O va preparato in modo graduale e proporzionato alle sue capacità. Oppure percorrerà l’iter insieme a tutti gli altri.

LA GRAZIA DI CRISTO E LA CAPACITÀ DI COMPRENSIONE

Ma il problema più delicato - e le notizie fornite sono troppo scarne - riguarda la sua reale capacità di comprensione. Il fatto che all’inizio di aprile ha rifiutato la particola non consacrata come va interpretato? Ha rifiutato perché non riesce a deglutire? Perché in una situazione di forte disagio psichico? Perché semplicemente non capisce? Perché disprezza? Non conoscendo molti particolari, possiamo fare queste ipotesi.
Data la decisione del parroco, concordata con i genitori, di rinviare la sua prima comunione, dobbiamo supporre che il bambino dia buone speranze di completare la sua formazione, di crescere nell’intelligenza della sua fede in modo proporzionato all’età e alla sua disabilità psichica. È la speranza nella sua crescita e l’attenzione premurosa verso di lui che fondano il posticipare la prima comunione. Altro che discriminazione o violazione della libertà religiosa.
Certamente, se il bambino non desse queste speranze, non avrebbe senso rinviare la prima comunione. Cioè se la disabilità psichica fosse così grave da rendere la persona incapace di intendere e di volere e se questa persona ha ricevuto il battesimo, non c’è alcun serio motivo per negarle la comunione eucaristica. È stata battezzata nella fede della Chiesa e dei genitori, è stata battezzata nella sua condizione di disabilità che fa supporre l’inesistenza di ostacoli o rifiuti da parte sua, perciò in queste stesse condizioni (disabilità psichica che fa supporre a noi la non-esistenza di ostacoli o rifiuti volontari) può ricevere l’Eucaristia. Può riceverla, ma non è necessario per la sua salvezza. Può riceverla ed è bene che la riceva: ricevendo anche la cresima, completa i sacramenti dell’iniziazione a Cristo Signore. Ma non è strettamente necessario per la sua salvezza eterna: ricevendo il battesimo è stata introdotta nella vita divina, è stata assimilata a Cristo e, non essendo capace di intendere e di volere, non può rifiutare con un atto peccaminoso la vita divina e l’unione con Cristo (cosa che invece noi – che supponiamo essere capaci di intendere e di volere – di fatto facciamo quando pecchiamo gravemente, cioè mortalmente. In verità, nel rifiutare la nostra sincera assimilazione a Gesù Cristo diamo prova della nostra stupidità).
Se poi la persona disabile avesse problemi di deglutizione, va ricordato che di fatto è possibile dare la comunione, non solo con il Corpo di Cristo, ma anche solo con il Sangue di Cristo. Sono sufficienti poche gocce, o anche una sola, del Sangue di Cristo per comunicare la realtà della sua presenza e della sua grazia. Il grande Tommaso d’Aquino scriveva nell’inno Adoro te devote «Me immundum munda tuo sanguine, cuius una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere» «Monda me immondo con il tuo sangue, una sola goccia del quale può salvare tutto il mondo da ogni peccato». Il Messale Romano, le norme liturgiche e la virtù dell’epicheia prevedono questo.
Tutto ciò rende possibile realizzare quanto Benedetto XVI insegna con l’Esortazione Postsinodale Sacramentum Caritatis del 2007, n. 58: trattando dell’attiva partecipazione degli infermi all’Eucaristia e dei disabili in generale, scrive «venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l’Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna».


Fonte: labussolaquotidiana.it.

martedì 30 agosto 2011

Le menzogne sulla Chiesa (II parte)

Diffondo il secondo articolo dell'avvocato Marco Ciamei a proposito dell'intensa campagna denigratoria contro la Chiesa apparsa sulla stampa e su internet. Questa puntata è dedicata all'otto per mille, uno degli argomenti che attira più critiche nei confronti dei cattolici. Come già dimostrato in precedenti post, in realtà queste critiche non nascono da ideali di uguaglianza o da legittimi dubbi sulla gestione del denaro pubblico; sono invece soltanto un pretesto per attaccare con inaudita violenza, nelle parole e negli atteggiamenti, il messaggio di Cristo che la Chiesa divulga. E' vero che l'otto per mille dei contribuenti che non firmano viene dato alla Chiesa cattolica in maniera ingiusta e poco chiara? I cittadini sono veramente non informati circa la destinazione del proprio otto per mille? Ci sono accordi nascosti fra lo stato e la Chiesa cattolica per l'attribuzione dell'otto per mille? La Chiesa fa tutto di nascosto con i soldi che le vengono devoluti? Sono solo alcune delle domande retoriche che vengono rivolte a molti cattolici, i quali spesso si trovano nell'imbarazzo di non saper dare una risposta esauriente, e di conseguenza preferiscono tacere, nei casi in cui non finiscono per credere alle menzogne che vengono loro rinfacciate. Senza tenere conto che i primi a stare zitti prima di essersi informati sulla realtà dei fatti dovrebbero essere proprio quelli che, spinti da uno smisurato odio anticlericale, si mettono a sparare accuse e sentenze di condanna senza avere uno straccio di riscontro, scambiando la libertà di pensiero con la calunnia e l'insulto. Tutto questo, in realtà, perché costoro, che si fanno paladini della libertà, vogliono in realtà mettere a tacere, con fare dittatoriale, tutte le voci contrarie alla loro idea di mondo, senza regole e senza moralità. E' dunque molto utile l'attività contro-divulgativa di Marco Ciamei, non tanto per i detrattori (che di certo non si mettono a leggere cose che finirebbero per far crollare i loro castelli di carte, pazientemente costruiti), quanto più per i fedeli, che almeno in questo modo possono farsi un'idea e cercare di controbattere a queste false accuse.

La verità su Chiesa e 8xmille
Di Marco Ciamei

Dopo aver parlato di ICI e Chiesa cattolica, eccoci ad affrontare il tema ancora più delicato di 8xMille e Chiesa cattolica. È il cavallo di battaglia per eccellenza dei nostri amici "anticlericali": potremmo quasi dire che non ci si può definire autentici cattolici se non si è ricevuta almeno una critica su tale argomento...
Il tema è delicato, perché investe nozioni di storia, di diritto, di laicità, di libertà religiosa. Ne vogliamo parlare senza, ovviamente, pretesa di esaustività: ma un punto chiaro della situazione può aiutare a fornire qualche risposta per i nostri interlocutori e, soprattutto, per “riconciliarci” con la nostra Chiesa su un punto che ci ha fatto sempre, diciamo la verità, sentire in difetto.
Non si può del resto comprendere appieno l’8xMille se non si esamina la storia, del tutto peculiare a livello internazionale, dei rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano.

Le leggi eversive
Come molti sapranno, il secolo XIX si è caratterizzato per la progressiva spaccatura tra Chiesa cattolica e Stati moderni, in particolare in Italia. Al riguardo, basti ricordare le due leggi Siccardi del 1850, la legge Rattazzi del 1855 e le successive leggi postunitarie cosiddette "eversive". Si tratta di leggi che hanno disposto l’abolizione delle antiche prerogative ecclesiastiche e, soprattutto, la soppressione degli ordini religiosi contemplativi e mendicanti, l’incameramento di tutti i beni ecclesiastici di ordini, corporazioni e congregazioni religiose (con salvezza solo delle parrocchie e degli uffici diocesani), compresi tutti i beni dell’ex Stato Pontificio. La ragione di siffatto "furto" la conoscono tutti: la fortissima impostazione anticlericale (e oggi sappiamo anche massonica) dei governi Sabaudi prima e postunitari dopo, insieme alla impellente necessità di soldi per le casse di uno Stato ridotto allo stremo delle forze economiche dopo le dispendiosissime guerre d’indipendenza.

Tali leggi hanno portato ad effetti devastanti per la Chiesa: interi ordini religiosi (agostiniani, carmelitani, certosini, cappuccini, domenicani, ecc.) sono stati chiusi da un giorno all’altro, milioni di ettari di terra della Chiesa sono stati espropriati alla Chiesa, beni di rilevante valore storico, artistico, economico sono stati confiscati una volta per tutte.
Il tutto, peraltro e come sempre in questi casi, a danno della stragrande maggioranza dei cittadini stessi (cattolici) e dei più poveri, verso cui si indirizzavano le attività di sostegno materiale e spirituale degli ordini religiosi contemplativi e mendicanti e verso cui l’incameramento dei beni ecclesiastici non produsse utilità alcuna (i beni incamerati, infatti, erano troppo costosi e la precedenza nell’assegnazione era comunque data ai creditori dello Stato).

L’accaduto dovette suscitare un tale sdegno nella comunità internazionale che lo stesso nuovo Regno italiano si sentì obbligato ad approvare la cosiddetta Legge delle guarentigie, volta a regolare unilateralmente i rapporti tra Regno italiano e Santa Sede e, soprattutto, a risarcire la Chiesa dei soprusi dei precedenti anni. Pensate, l’importo dell’indennità era prevista in circa tre milioni di lire oro: un’autentica enormità per l’epoca, laddove lo Stato italiano aveva un bilancio di poche centinaia di milioni di lire!
Sarà utile ricordare ai nostri cari amici anticlericali che il Papa, in quell’occasione, negò legittimità ad una legge del tutto unilaterale e rifiutò interamente la somma offerta.

I patti lateranensi
I rapporti tra Chiesa cattolica e Stato italiano sono rimasti da "guerra fredda" per tutta la prima parte del secolo scorso. È solo con l’avvento di Benito Mussolini che, nel 1929, si arriva alla risoluzione di tale stato di cose: i Patti lateranensi hanno dettato la nuova normativa relativa ai rapporti tra Stato italiano e Santa Sede in modo consensuale, così come verificatosi per numerosi altri Stati europei proprio in quel periodo.
I Patti, punto di arrivo di una lunga attività di studio e di incontro, erano suddivisi nel Trattato vero e proprio, che fondava lo Stato Città del Vaticano e riconosceva indipendenza alla Santa Sede, e il Concordato, che regolava i rapporti religiosi e civili fra i due soggetti (per esempio prevedendo il cosidetto "matrimoni concordatario" o l’insegnamento della religione cattolica, ecc.). Tra gli allegati merita menzione la Convenzione finanziaria, che risolveva la questione relativa alle spoliazioni subite dalla Chiesa con le leggi eversive e che prevedeva il sistema della Ccongrua", il sostentamento - in realtà del tutto insufficiente - dei sacerdoti anche in vista delle nuove funzioni pubbliche loro riconosciute (matrimonio, stato civile, ecc.).

Piccola postilla: a questo punto molti vi citeranno, in modo ironico, le famose parole di Pio XI relative a Mussolini, che sembrerebbero suonare più o meno così: "uomo della Provvidenza". Al riguardo, basta rispondere innanzitutto riportando la frase in modo fedele («E forse ci voleva un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare …»), che suona un tantino diversa; in secondo luogo, ricordando che Pio XI in quella circostanza si riferiva esclusivamente alla questione concordataria, riconoscendo l’apertura di Mussolini (a differenza dei predecessori ideologicamente avversi) nel risolvere finalmente in modo consensuale un problema antico di decenni.

La Costituzione
I Patti lateranensi sono stati espressamente riconosciuti dal testo della Costituzione del 1948, prevedendo, all’art. 7, la loro modificabilità tramite legge ordinaria in presenza di accordo tra le parti, tramite legge costituzionale in mancanza di accordo.

La revisione del 1984
Si arriva, così, alla famosa revisione consensuale durante il governo socialista guidato da Bettino Craxi. La modifica si è resa necessaria alla luce sia di alcuni principi di diritto internazionale nel frattempo elaborati, sia di istanze volte a rendere più effettiva la rispettiva indipendenza e sovranità dei due Stati: dunque, eliminazione della religione cattolica quale "religione di Stato", facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica, limitazione al riconoscimento delle pronunce ecclesiastiche di nullità del matrimonio, miglior definizione di alcune questioni di diritto ecclesiastico (cioè della branca giuridica che si occupa dei rapporti tra diritto italiano e diritto della Chiesa), abolizione della "congrua" e previsione di uno strumento di sostentamento della Chiesa cattolica più democratico, ma anche più equo, essendo sino ad allora garantito

L’8xMille
Ed eccoci, finalmente, al fantomatico sistema dell’8xMille. Regolato in Italia con la legge n. 222 del 20 maggio 1985, tale sistema è stato pensato da eminenti giuristi (i cardinali Attilio Nicora e Achille Silvestrini, il prof. Margiotta Broglio) proprio al fine di "democratizzare" il sistema di sostentamento del clero. Vediamo come funziona.

Il meccanismo
Il sistema prevede (art. 47 della legge) che una quota pari all’otto per mille dell’imposta annuale sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sia destinata, in parte, a «scopi di interesse sociale o di carattere umanitario» a diretta gestione statale e, in parte, a «scopi di carattere religioso» a diretta gestione della Chiesa cattolica. Le destinazioni vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi e, in caso di scelte non espresse, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse.
In altre parole, il meccanismo è il seguente:
- l’intero importo dell’8xmille dell’IRPEF viene distinto in due quote, una quota A pari alla percentuale di coloro che hanno firmato, una quota B pari alla percentuale di coloro che non hanno firmato;
- la quota A, oggetto di preferenze, viene distribuita tra i soggetti destinatari in base alle manifestazioni di volontà manifestate dai contribuenti;
- la quota B, non oggetto di preferenze, viene distribuita a sua volta tra tutti i soggetti destinatari tenendo in considerazione le percentuali di preferenza espresse dai contribuenti che hanno firmato.

Il sistema, inoltre, contempla l’ingresso di tutte le altre fedi religiose che raggiungano una Intesa con lo Stato. Ad oggi hanno raggiunto un’Intesa, e partecipano al meccanismo dell’8xmille, la Tavola Valdese, le Assemblee di Dio In Italia, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia. In corso di approvazione sono altre fedi religiose.
Ogni Intesa con la singola fede religiosa regola le finalità per le quali impiegare i proventi dell’8xMille: nel caso della Chiesa cattolica, «per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondov (art. 48 legge 222/1985).

Altra piccola postilla: a proposito, sapete chi, tra i tanti, ha chiesto di concorrere al meccanismo dell’8xMille? L’UAAR. Sì, avete sentito bene, proprio quella associazione che si batte per l’abolizione di tale sistema, denunciato come "truffaldino" e contrario alla laicità di uno Stato. Ringraziando il cielo, la risposta dello Stato è stata negativa, anche dopo vari ricorsi al TAR. Certo che c’è da riflettere sull’autorevolezza di certi ridicoli quanto rumorosi anticlericali.

Risposta alle critiche

- "Con l’8xMille non effettui una scelta sul tuo gettito IRPEF, ma sull’intero gettito IRPEF nazionale".
E meno male, aggiungiamo noi. Così come congegnato, infatti, il sistema dell’8xMille permette di equiparare la scelta dell’operaio con quella del ricco imprenditore, della cassiera con quella del finanziere, proprio perché non si destina il “proprio” gettito IRPEF (diverso, evidentemente, da contribuente a contribuente), ma si esprime una preferenza su quello liquidato a livello nazionale.

- "All’8Xmille possono partecipare solo le confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo Stato".
Tale critica viene mossa da chi insinua l’intromissione del "Vaticano" (e daglie) nelle scelte dello Stato. Ora, al di là di dietrologismi di sorta e di insinuazioni che lasciamo alla passione giallistica dei nostri amici, è fin troppo ovvio che partecipino alla destinazione di denaro proveniente dalle contribuzioni dei cittadini italiani solo quelle confessioni che diano idonee garanzie sulla destinazione dei fondi e sulla sussistenza dei requisiti di legge (altrimenti l’UAAR ce la ritroveremmo tra le "confessioni religiose" nell’8xMille.).
D’altronde, chi manifesta questo tipo di critica non sa mai indicare quale altro metodo serio possa prevedersi in alternativa.

- "L’8xMille prevede un sistema complesso e ignoto ai più".
Il sistema, al contrario, è semplicissimo: si chiede agli italiani a chi vogliano destinare l’8xMille del gettito IRPEF, avvisandoli espressamente che in caso di mancata firma la quota non oggetto di preferenze viene comunque redistribuita tra i soggetti destinatari. È un po’ come nelle competizioni elettorali: chi va a votare di certo non è sicuro di mandare un eletto in Parlamento, esprime una preferenza che concorre con tutte quelle degli altri; chi non va a votare, però, sa bene di accettare il risultato del voto dato da altri, non essendo pensabile che i voti non espressi producano posti vuoti in parlamento.

- "Con questo sistema il 40% dei contribuenti decide per tutti gli italiani".
Al di là del fatto che ciò accade spesso anche nelle consultazioni elettorali e, lungi dal criticare il sistema elettorale, in quel caso si denuncia giustamente piuttosto l’assenteismo degli elettori, i dati in realtà vanno letti in modo corretto. Va precisato, infatti, che il meccanismo della firma è molto semplice per chi deve presentare la dichiarazione dei redditi (Modello Unico o 730) ed in questi casi, infatti, si arriva al 61% delle scelte. Molto più ostico, invece, è effettuare la scelta per chi deve presentare il CUD - si tratta per lo più di persone anziane e sole - essendo prevista una procedura complessa: infatti, in questo caso le firme ammontano all’1% degli aventi diritto. Per non parlare di tutti quei lavoratori, come i saltuari, che non sono tenuti nemmeno a presentare il CUD.
Le contestazioni, pertanto, dovrebbero essere indirizzate a migliorare il meccanismo di firma e a cercare di far firmare il più possibile, piuttosto che a contestare il sistema di assegnazione delle somme.

- "Perché le somme non oggetto di scelta non vengono assegnate allo Stato?"
Strana domanda, ove solo si consideri che lo Stato è uno dei "concorrenti" nel meccanismo di assegnazione! L’8xMille è stato pensato proprio come uno strumento di scelta per i contribuenti in favore o della Chiesa cattolica, o dello Stato, o delle altre fedi religiose. Tutti in condizione di parità: favorire uno di loro, a discapito di tutti gli altri (non solo della Chiesa, ovviamente), non ha davvero senso. D’altronde, la legge non ammette ignoranza e gli italiani sono ben avvisati: se firmi contribuisci alla scelta in via diretta, se non firmi si decide sulla base di ciò che hanno scelto gli altri!

- "Non vi è trasparenza, non si sa come la Chiesa spende i soldi"
La Chiesa cattolica è tenuta per legge (art. 44 della legge 222/1985) a rendicontare ogni anno allo Stato italiano come spende, centesimo per centesimo, le somme ad essa attribuite dall’8xMille. Tale informativa è pubblicata, inoltre, su vari quotidiani nazionali (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole24ore, Avvenire, ecc.) e sul sito www.8xmille.com.

- "La maggioranza della quota attribuita alla Chiesa è destinata non alla carità, ma ad esigenze interne".
Intanto la finalità dell’8xMille è quella di sostituire il meccanismo della congrua e le altre normative precedenti di ausilio alla Chiesa. Il principio sotteso a questa normativa è quella di riconoscere alla religione (Cattolica o di altre fedi) un valore in quanto tale: la funzione direttamente caritativa è solo un aspetto del riconoscimento pubblico della fede.
Detto questo, dati alla mano la Chiesa cattolica destina circa il 35% dei fondi al sostentamento del clero, circa il 20% per interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo, circa il 15% per le diocesi, circa il 10% per la nuova edilizia di culto, circa il 10% per le attività varie della Chiesa (tribunali ecclesiastici, ecc.) e circa il 10% per i beni culturali ecclesiastici. Al di là del fatto che tante di queste voci ritornano comunque a diretto vantaggio di tutti i cittadini (si pensi agli oratori, o alla tutela dei beni culturali, ecc.), questi ultimi, una volta informati, scelgano loro proprio in base al principio di responsabilità, sul quale questo sistema si fonda, se una tale gestione dell’8xMille sia meritevole di firma o meno.

- "La pubblicità della Chiesa cattolica è ingannatrice, perché punta tutto sulla carità".
Due considerazioni. Intanto, basta andare sul sito www.8xmille.com per verificare da sé i vari tipi di spot pubblicitari, 47 in tutto, che la Chiesa fa trasmettere nelle reti nazionali. Con circa 9 milioni l’anno (meno dell’1% della quota ricevuta), la Chiesa parla di carità in Italia e all’estero in misura non di molto superiore alle esigenze di culto e sostentamento del clero. E a questo punto - e in secondo luogo - dovrebbero spiegare, i nostri amici critici, come si può distinguere in maniera così netta l’attività caritativa dal sostentamento del clero o dall’ausilio alle diocesi, atteso che (e basta frequentare un pochino le parrocchie) ci sono sempre i sacerdoti dietro le iniziative della Caritas, delle mense per i poveri, delle scuole in Africa, ecc. Per non parlare dell’aiuto morale e spirituale che sempre i sacerdoti garantiscono agli anziani e ai sofferenti.

- "Ogni Chiesa si deve mantenere da sé".
Principio più che ovvio, ed infatti proprio a questo è destinato l’8xMille, in un’ottica di laicità non intesa come “distanza/scontro” tra Stato e Chiesa, ma come collaborazione nella distinzione.
Al riguardo, poco si parla di come si comportano gli altri Stati europei.
Stupirà forse sapere che in Europa vi sono ancora Paesi che hanno una religione di Stato (avete sentito bene): Danimarca, Finlandia, Grecia, Inghilterra e Svezia, laddove in tutti i casi - con le dovute differenze impossibili da specificare in questa sede - i ministri di culto sono stipendiati dallo Stato. Tra le altre Nazioni che regolano i loro rapporti con le Chiese mediante intese: lo Stato Belga paga direttamente i ministri di culto; Germania e Austria consentono alle Chiese che hanno firmato determinate intese di riscuotere una imposta ecclesiastica dai cittadini propri membri (anche molto alta, sino all’8-9% del reddito!); Spagna e Portogallo hanno un sistema simile all’8xMille, ma riservato alla sola Chiesa cattolica. Solo Francia e Irlanda escludono ogni “contatto” fiscale tra Stato e Chiese, per ragioni dovute alla storia peculiare di tali Nazioni.

Qualche considerazione finale
La nostra normativa sull’8xMille è all’avanguardia in tema di partecipazione, responsabilità, democraticità, libertà religiosa. Il confronto con gli altri Stati europei (nei cui confronti spesso ci fanno sentire gli ultimi arrivati) ci fa uscire a testa alta. Modifiche si possono pensare e disporre, regola valida per qualsiasi strumento normativo che norma i rapporti sempre delicati tra uno Stato e una confessione religiosa: ma considerare questo sistema come "truffaldino" o di stampo clericale, o peggio ancora come "dittatura del Vaticano", è atteggiamento perlomeno ideologico e non fondato sulla realtà.


Fonte: La Bussola Quotidiana

giovedì 25 agosto 2011

Le menzogne sulla Chiesa

Negli ultimi giorni la concomitanza tra la GMG di Madrid e la crisi della finanza mondiale ha dato origine ad una nuova ondata di proteste, specialmente da parte del mondo telematico di internet, contro la Chiesa cattolica, indicata in maniera abbastanza grossolana come "il Vaticano". Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, soprattutto vista l'origine dei messaggi di questo genere, riconducibile per la maggior parte dei casi ad associazioni di fondamentalisti atei e alla sinistra radicale (da sempre anti-cattolica). Quello che più fa male, però, è che a cadere in queste trappole sono gli stessi cattolici, o meglio, coloro che si dicono cattolici, i quali non perdono talvolta occasione per rivendicare con orgoglio questa loro attività di propaganda "No Vat", per dirla alla maniera più accattivante del mondo di oggi. Benché non ve ne sia oggettivamente la necessità, credo sia opportuno precisare alcune questioni su questo genere di messaggi, cosa che, come ho avuto modo di vedere, già altri siti internet di ispirazione cattolica stanno facendo.
Vorrei prevenire le obiezioni faziose di chi pensa che criticare la gestione patrimoniale della Chiesa è un peccato sicuramente meno grave di altri peccati che nella Chiesa stessa sono stati commessi (il riferimento più frequente è allo scandalo della pedofilia). Non volendo affatto giustificare i deprecabili comportamenti venuti alla luce di certi sacerdoti, che certamente gettano discredito sull'intera Chiesa di Cristo, sebbene non siano imputabili all'intera Chiesa, tuttavia mi sento di affermare che non sono gli errori degli altri a giustificare i propri. Se una persona si dice cattolica dovrebbe quantomeno avere una crisi d'identità nel momento in cui, con tanta convinzione, si trova a fare propaganda contro la Chiesa; la cosa è poi ancora più grave se il "cattolico" in questione ricopre ruoli di educatore all'interno della società e talvolta addirittura dentro la Chiesa stessa. Inoltre, per non correre il rischio di calunniare degli innocenti, si suppone che, prima di aderire a tale propaganda, abbia ottenuto i dovuti riscontri che quello che va predicando in giro è verità, e sia in grado di portare la documentazione e le prove delle accuse che lancia. Purtroppo questo, nella nostra società pluralista e democratica, succede sempre meno; specialmente nel mondo dei mass-media, presso i quali il giornalismo d'inchiesta si è trasformato in una sorta di moderna inquisizione, ove c'è spazio solo per l'accusa e non per la difesa, e gli accusatori che sbagliano non pagano mai. Bastano, poi, quattro righe sulla propria pagina facebook, che magari terminino con "Se condividi inoltralo ai tuoi amici", ed una folta schiera di conoscenti che l'abbiano già fatto girare, che non serve più controllare se quanto scritto è vero o falso: se l'hanno scritto loro è certamente vero.
A questo proposito voglio citare anch'io, come già altri blog di area cattolica, questa ricerca dell'avvocato Marco Ciamei, scritta già il 26 novembre dello scorso anno, ma tornata quanto mai d'attualità in questo periodo; in questo scritto l'autore confuta punto per punto le tesi di coloro che predicano che la Chiesa avrebbe una posizione privilegiata che nessun altro può vantare, e allude al fatto che evaderebbe le tasse su presunti alberghi a cinque stelle, per i quali basterebbe fare posto ad una cappellina per rendere l'intero immobile esente dall'ICI. Certamente possono esserci, come dappertutto, casi patologici in cui qualcuno, per così dire, fa il furbetto; ma non si intende difendere costoro, semmai difendere la Chiesa intera che si attiene alle leggi come fanno tutti i cittadini del nostro Paese. Spero che coloro che hanno dei dubbi, ma specialmente coloro che questi dubbi li hanno troppo facilmente accantonati per sparlare di cose che non sanno, abbiano la pazienza di leggere queste righe, e poi, magari, di commentarle. Non sarà corto o accattivante come il trafiletto che avranno trovato sulla propria pagina facebook, ma leggendolo scopriranno che la Chiesa non è l'unica a non pagare l'ICI sui propri edifici di culto, e che degli stessi benefici godono tutte le associazioni cosiddette ONLUS (senza fini di lucro), tra le quali tutte le altre confessioni religiose con i loro luoghi di culto, i partiti politici con le loro sedi, i centri sociali (i cui aderenti non solo sono esenti dall'ICI, ma a quanto pare anche dai biglietti dei treni "okkupati" e dal pagamento dei danni per le loro manifestazioni "pacifiche"), i sindacati con le loro sedi eccetera.

Quello che non vi dicono su Chiesa e denaro
Di Marco Camei

Cari amici cattolici, vi sarà certamente capitato in questi giorni di ricevere critiche dal vostro amico non credente di turno (o credente ma non praticante, o credente praticante ma non osservante...) sul rapporto tra Chiesa e denaro, magari utilizzando i grandi cavalli di battaglia dei cari laicisti: esenzione ICI e 8xmille alla Chiesa cattolica, tra tutti.

Ebbene, se rientrate nella categoria di chi, in tale circostanza, non ha saputo rispondere alcunché (se non, con malcelato imbarazzo, che la Chiesa è fatta di peccatori), provo ad offrirvi alcuni spunti di riflessione. Intendiamoci, che la Chiesa sia fatta di peccatori è una verità e nessuno può metterla in discussione: che questo, però, significhi la irrimediabile verità di ogni critica, beh, forse qualche dubbio può sorgere anche ai non cristiani (detti anche, per un noto pseudo-matematico, non “cretini”).

Visto allora che la figura dei cretini a noi (a differenza di altri) non piace farla, vediamo di approfondire i termini della questione.

Questione ICI
Partiamo con il primo problema, peraltro recentemente tornato a galla dopo la decisione della Commissione europea di riaprire la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia su questo punto.
Una premessa, a scanso di equivoci: la CEI e il Vaticano non sono la stessa cosa (sic!).
Con un po’ della vostra pazienza (vi assicuro che ne vale la pena) proviamo a capire come stanno le cose.

La legge
Nel 1992 lo Stato italiano ha istituito l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili. Nello stesso intervento normativo (decreto legislativo n. 504/1992) sono state previste delle esenzioni: “alla Chiesa cattolica”, penserete subito. Sbagliato: l’esenzione ha riguardato tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.

Dunque, secondo la legge, perché venga applicata l’esenzione è necessario che si realizzino due condizioni:

1. Il proprietario dell’immobile deve essere un “ente non commerciale”, ossia non deve distribuire gli utili e gli avanzi di gestione ed è obbligato, in caso di scioglimento, a devolvere il patrimonio residuo a fini di pubblica utilità. In pratica tutto quello che un ente non commerciale “guadagna” (con attività commerciali, con richieste di rette o importi, con la raccolta di offerte, con l’autofinanziamento dei soci, con i contributi pubblici, ecc.) deve essere utilizzato per le attività che svolge e non può essere intascato da nessuno.

2. L’immobile deve essere destinato “esclusivamente” allo svolgimento di una o più tra le otto attività di rilevante valore sociale individuate dalla legge.

Evidente ed apprezzabile la finalità delle esenzioni: lo Stato ha voluto agevolare tutti quei soggetti che svolgono attività sociale secondo criteri di “no profit”.

La novità della Corte di cassazione
Ora, mentre per più di dieci anni queste norme sono state applicate dai Comuni senza alcun problema, i soliti noti hanno iniziato dei contenziosi e nel 2004 la Corte di Cassazione, pronunciandosi su un immobile di un istituto religioso destinato a casa di cura e pensionato per studentesse, ha fornito una interpretazione non prevista dalla legge (… tutto ciò non vi ricorda qualcosa?): i giudici infatti hanno aggiunto un nuovo requisito per avere diritto all’esenzione sia necessario anche che l’attività “non venga svolta in forma di attività commerciale”.

Quale è la novità? È chiaro che cambia tutto se si sposta l’attenzione dalla natura “commerciale” dell’ente proprietario (come richiesto dalla norma) alla natura della “attività commerciale” effettuata (come innovato dalla Corte). Per capire la singolarità della decisione si devono tenere presenti due aspetti:

1. dal punto di vista tecnico, le attività sono considerate commerciali non quando producono utili, ma quando sono organizzate e rese a fronte di un corrispettivo, cioè con il pagamento di una retta o in regime di convenzione con l’ente pubblico: è evidente che alcune delle attività elencate dalla legge (si pensi a quelle sanitarie o didattiche) di fatto non possono essere che “commerciali” in questo senso;

2. “commerciale” non vuol dire “con fine di lucro”: per la legge, infatti, è “commerciale” anche l’attività nella quale vengono chieste rette tanto contenute da non coprire neanche i costi: in pratica, l’esenzione perde ogni senso se interpretata così.
In parole povere, se chiedi anche un cent sei fuori dall’esenzione! E zac, rimane fuori praticamente tutto il no-profit! Via il bambino con l'acqua sporca (a scanso di equivoci, la Chiesa rientrerebbe ovviamente nella seconda voce).

Prima interpretazione autentica
Davanti agli effetti disastrosi che una tale interpretazione avrebbe creato nel mondo del “no profit”, lo Stato italiano è intervenuto con una interpretazione autentica (art. 7 del decreto legge n. 203/2005, governo Berlusconi), ribadendo la sufficienza dei due requisiti iniziali e stabilendo che, ai fini dell’esenzione dall’ICI, non rilevava l’eventuale commercialità della modalità di svolgimento dell’attività.

Denuncia della Commissione Europea
L’interpretazione autentica non deve essere piaciuta, poiché nello stesso anno questa disposizione è stata impugnata di fronte alla Commissione europea denunciandola come “aiuto di Stato”. In pratica, sul presupposto che gli enti non commerciali che svolgono quelle attività socialmente rilevanti sono comunque da considerare “imprese” a tutti gli effetti, si è sostenuto che l’esenzione costituirebbe una distorsione della concorrenza nei confronti dei soggetti (società e imprenditori) che svolgono le stesse attività con fine di lucro soggettivo.
Come a dire: perché mai deve essere agevolato chi offre servizi assistenziali senza guadagnarci (eh già, perché mai …?!).

Seconda intepretazione autentica e istituzione della Commissione ministeriale
Per escludere ogni dubbio lo Stato è intervenuto con una seconda interpretazione autentica (art. 39 del D.L. n. 223/2006, governo Prodi [sottolineato adeguatamente per i più distratti, ndr]), con la quale è stato precisato che l’esenzione deve intendersi applicabile se l’attività è esercitata in maniera “non esclusivamente commerciale”. Il nuovo intervento appare molto equilibrato, perché precisa il senso dell’esenzione permettendo di evitare abusi.
Peraltro, presso il Ministero dell’economia e delle finanze è stata poi istituita una commissione con il compito di individuare le modalità di esercizio delle attività che, escludendo una loro connotazione commerciale e lucrativa, consenta di identificare gli elementi della “non esclusiva commercialità”.

Chiusura del fascicolo per due volte e recente riapertura
Alla luce della seconda interpretazione autentica e della maggiore definizione dei limiti grazie alla Commissione appositamente istituita, la Commissione europea ha chiuso la procedura di infrazione con esclusione di ogni “aiuto di Stato”. Successivamente ne è stata aperta un’altra, sempre sulla stessa linea, e anche questa è stata chiusa per chiara infondatezza.
Ad ottobre di quest’anno [2010], però, il Commissario europeo per la concorrenza (Joaquín Almunia, spagnolo, predecessore del simpatico Zapatero al partito socialista), nonostante le due archiviazioni ha riaperto una ennesima procedura di infrazione. Staremo a vedere.

Qualche riflessione
Bene. Ora abbiamo gli strumenti per rispondere alle gentili domande del nostro ipotetico (ma neanche tanto) amico.

- “L’esenzione è riservata agli enti della Chiesa cattolica”.
In realtà abbiamo visto che la legge destina l’esenzione a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale rientrano certamente gli enti ecclesiastici, ma che comprende anche: associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati e partiti politici (che sono associazioni), enti religiosi di tutte le confessioni e, in generale, tutto quello che viene definito come il mondo del “non profit”. Non si dimentichi inoltre che fanno parte degli enti non commerciali anche gli enti pubblici.
- “L’esenzione vale per tutti gli immobili della Chiesa cattolica”.
Come abbiamo evidenziato sopra, l’esenzione richiede la compresenza di due requisiti: quello soggettivo, dove rileva la natura del soggetto (essere “ente non commerciale”) e quello oggettivo, dove rileva la destinazione dell’immobile (utilizzarlo “esclusivamente” per le attività di rilevanza sociale individuate dalla legge ed in modo “non esclusivamente commerciale”). Non è vero, quindi, che tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali (e, quindi, della Chiesa cattolica) sono esenti: lo sono solo se destinati alle attività sopra elencate. In tutti gli altri casi pagano regolarmente l’imposta: è il caso degli immobili destinati a librerie, ristoranti, hotel, negozi, così come delle case date in affitto.

- “L’esenzione vale per ogni imposta”.
In realtà l’esenzione dall’ICI (che è un’imposta patrimoniale) non ha alcun effetto sul trattamento riguardante le imposte sui redditi e l’IVA, né esonera dagli adempimenti contabili e dichiarativi. Infatti gli enti non commerciali, compresi quelli della Chiesa cattolica (parrocchie, istituti religiosi, seminari, diocesi, ecc.), che svolgono anche attività fiscalmente qualificate come “commerciali” sono tenuti al rispetto dei comuni adempimenti tributari e al versamento delle imposte secondo le previsioni delle diverse disposizioni fiscali.

- “Gli alberghi sono esenti”.
Attenzione, questa è insidiosa. Per dimostrare come l’esenzione prevista dalla norma sia iniqua, danneggi la concorrenza e non risponda all’interesse comune, viene citato il caso dell’albergo che, in quanto gestito da enti religiosi, sarebbe ingiustamente esente, a differenza dell’analogo albergo posseduto e gestito da una società.
Peccato, però, che l’attività alberghiera non rientra tra le otto attività di rilevanza sociale individuate dalla norma di esenzione. Perciò gli alberghi, anche se di enti ecclesiastici, non sono esenti e devono pagare l’imposta. Ad essere esenti sono, piuttosto, gli immobili destinati alle attività “ricettive”, che è ben altra cosa. Si tratta di immobili nei quali si svolgono attività di “ricettività complementare o secondaria”. In pratica, le norme nazionali e regionali distinguono fra ricettività sociale e turistico-sociale:

§ La prima comprende soluzioni abitative che rispondono a bisogni di carattere sociale, come per esempio pensionati per studenti fuori sede oppure luoghi di accoglienza per i parenti di malati ricoverati in strutture sanitarie distanti dalla propria residenza.

§ La seconda risponde a bisogni diversi da quelli a cui sono destinate le strutture alberghiere: si tratta di case per ferie, colonie e strutture simili.

Entrambe sono regolate, a livello di autorizzazioni amministrative, da norme che ne limitano l’accesso a determinate categorie di persone e che, spesso, richiedono la discontinuità nell’apertura. Se si verifica che qualche albergo (non importa se a una o a cinque stelle) si “traveste” da casa per ferie, questo non vuol dire che sia ingiusta l’esenzione, ma che qualcuno ne sta usufruendo senza averne diritto. Per questi casi i comuni dispongono dello strumento dell’accertamento, che consente loro di recuperare l’imposta evasa.

- “Basta una cappellina per ottenere l’esenzione”.
Questa è più simpatica che ridicola. È del tutto falso che una piccola cappella posta all’interno di un hotel di proprietà di religiosi renda l’intero immobile esente dall’ICI, in base al fatto che così si salvaguarderebbe la clausola dell’attività di natura “non esclusivamente commerciale”. È vero esattamente l’opposto: dal momento che la norma subordina l’esenzione alla condizione che l’intero immobile sia destinato a una delle attività elencate e considerato che – come abbiamo visto sopra – l’attività alberghiera non è tra queste, in tal caso l’intero immobile dovrebbe essere assoggettato all’imposta, persino la cappellina che, autonomamente considerata, avrebbe invece diritto all’esenzione.

- “Ma io conosco personalmente casi in cui quello che dici non viene applicato”.
Chi sbaglia, fosse anche membro della Chiesa cattolica, è tenuto a pagare, come qualsiasi altro cittadino che infrange la legge. Ciò non significa, tuttavia, che la legge sia per ciò solo sbagliata, non vi pare?

- "Persino l'Europa ci sta sanzionando".
L'Europa ha aperto due procedure di infrazione e in entrambi i casi ha deciso per l'archiviazione. Una terza procedura è stata aperta ora da un soggetto dichiaratamente ostile alla Chiesa cattolica e la procedura è allo stato iniziale.
Ad ogni modo, l'Europa ha espresso dubbi sempre e solo con riferimento alla presenza o meno di "aiuti di Stato", ossia su presunti meccanismi distorsivi della concorrenza. Questione (peraltro già smentita due volte) che con i rapporti tra Stato e Chiesa nulla c'entra.

Riassumendo: il problema dell’esenzione dell’ICI alla Chiesa cattolica non è altro che un pretesto per attaccare quest’ultima ed è portato avanti con un accecamento pari solo all’odio per chi da due millenni proclama incessantemente Gesù Cristo al mondo intero. Basti pensare che, se venisse davvero meno l’esenzione per questi immobili perché ritenuta “aiuto di Stato”, si aprirebbe la strada all’abolizione di tutte le agevolazioni previste per gli enti non lucrativi, a partire dal trattamento riservato alle Onlus.
Ma questo non ditelo alle Onlus, loro sono meno misericordiose della Chiesa cattolica!

Articolo originale e fonti
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