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mercoledì 8 febbraio 2012

Cristianofobia, un fenomeno europeo

Riporto un articolo apparso lunedì su la Bussola Quotidiana a firma di Marco Respinti, che ci aiuta a riflettere su un fenomeno, l'intolleranza contro i cristiani ed i cattolici in particolare, che sta diventando sempre più europeo.

500 casi di cristianofobia. In Europa
Di Marco Respinti

Per l’esattezza 527. Tanti sono i casi aperti di discriminazione nei confronti dei cristiani monitorati dal Dokumentationsarchiv der Intoleranz gegen Christen diretto a Vienna da Gudrun Kugler e noto anche con il nome inglese The Observatory on Intolerance and Discrimination against Christians in Europe. E non in qualche remota regione del mondo particolarmente famosa per la violenza e il fanatismo, ma nella democraticissima, tollerantissima, laicissima Europa. Una cifra record per il nostro mondo apparentemente pacifico e falsamente pacificato.

È il fenomeno orami noto come "cristianofobia" da che il neologismo è stato creato dallo studioso ebreo di diritto Joseph H.H. Weiler, docente alla New York University School of Law, per essere poi introdotto a livello internazionale nel dicembre 2004, dopo la famosa bocciatura di Rocco Buttiglione alla carica di Commissario europeo per avere osato dire di riconoscersi, lui, cattolico, in principi non negoziabili di diritto naturale.

Il triste traguardo raggiunto dal monitoraggio condotto dall’Osservatorio di Vienna dice cioè che la cristianofobia è oggi un tratto distintivo del nostro mondo, di quel mondo che definiamo "civile" e che riteniamo tanto moralmente superiore al resto dell’orbe terracqueo da attribuire a esso il compito di salvaguardare qui diritti intrinseci alla persona umana che invece altre culture e diverse visioni religiose ritengono "eresia" o violazione dei diritti di Dio. È invece proprio qui, nel Vecchio Continente, la patria storica delle istituzioni rappresentative e della cultura dei diritti dell’uomo, che si consumano, sotto gli occhi di tutti ma in maniera così mass-mediaticamente inavvertita da travolgere tutto nell’indifferenza pratica dei più, i maggiori casi di diniego dei criteri minimi di rispetto, di tolleranza e di equità nei confronti dei cristiani. È in Europa che la marginalizzazione dei cristiani dalla vita pubblica - culturale, sociale, politica - di molti, troppi, Paesi compie quotidianamente passi da gigante, avvenga essa sul piano morale o su quello più strettamente - tecnicamente - giuridico.

In gran parte, il problema ruota attorno a un falsato criterio di "laicità", costantemente intesa solo come laicismo: vale a dire, come insegna il magistero della Chiesa cattolica, l’«estromissione della motivazione e della finalità religiosa da ogni atto della vita umana» (beato Giovanni Paolo II [1920-2005], Discorso Sono lieto, del 1° marzo 1991), che secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) «va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, del 7-12-1965, n.43). Quando dunque a questa laicità laicista viene per ciò stesso conferito il monopolio della "modernizzazione" e della neutralità delle istituzioni, che sarebbe l’unica garanzia dell’autentico e rispettoso pluralismo, il cristiano che per definizione non può conformarsi alla "mentalità del secolo", il cristiano che abita e vivifica questo mondo ma che da questo mondo non è ultimamente definito, insomma il cristiano generatore di storia e portatore di un altro criterio risulta solo nemico, quanto meno un ostacolo.

La cristianofobia, pratica e teoretica, si manifesta in molti modi: si va dalle manifestazioni dell’"arte" oltraggiosa cui è data piena possibilità di espressione in nome di una errata concezione delle libertà individuale al tentativo d’imporre norme comportamentali intollerabili, magari anche attraverso direttive "dall’alto", per esempio imposte dalle istituzioni dell’Unione Europea o dalle sue agenzie. Si susseguono così le ingerenze nell’insegnamento scolastico quando l’educazione sessuale (ben noti i casi che si ripetono in Germania) diviene un grimaldello per esautorare l’istituto familiare, gli sforzi per conformare tutti all’accettazione dell’omosessualismo come fait accompli o le violazioni della coscienza di chi obietta contro aborto, eutanasia, sperimentazioni sugli embrioni umani. Ma è notorio che anche solo un crocefisso appeso in classe viene condsierato sconveniente, né mancano addirittura casi di intemperanza verso le campane della parrocchia che suonano sotto casa o nei confronti dei ragazzi che all’oratorio schiamazzano "molestamente" il pomeriggio…

Del resto, è evidente l’uso terroristico del linguaggio, creato appositamente per generare nel pubblico quel sospetto e quella repulsione che sono utilissimi a lucrare per la causa, con cui i cristiani che si oppongono alla normalizzazione vengono rapidamente deportati dalla ragione al torto per essere stigmatizzati come pericolosi nemici. L’invenzione, per esempio, del termine "omofobia" - un termine antipatico, irritante, evocatore di scenari tetri - per denunciare preventivamente e condannare chiunque si permetta di non essere anche solo semplicemente d’accordo con le nuove frontiere dell’"ideologia di genere" o con l’offensiva vessatoria dei "diritti dei gay" (o della comunità LGBT, lesbiche, gay, bisessuali e transgender) ne è il caso più lampante.

Muovendosi sia sul piano propagandistico della cultura sia nelle aule delle denunce, dei ricorsi e degli appelli, la cristianofobia avanza insomma pericolosamente soprattutto nel mondo democratico.
Per questo l’attività di organismi seri come il citato Osservatorio di Vienna è fondamentale. Il più delle volte, infatti, i casi di abuso contro i cristiani avvengono in maniera apparentemente isolata. Sembrano episodi singoli dovuti a questo o a quel motivo di contenzioso personale (il vicino di casa che s’inquieta, il preside della tal scuola che entra in dissidio con una certa famiglia, il primario di un ospedale che litiga con il paziente tizio). Occorre quindi considerarli nella loro organicità per percepirne l’unità e l’offensiva frontale.

Se non fosse altro, il pregio dell’Osservatorio di Vienna è proprio questo. Svelare il progetto, in sé del tutto scoperto e palese, che cerca di smantellare l’ultima resistenza autenticamente popolare che ancora può opporsi al trionfo del relativismo più smaccato: le persone e le famiglie cristiane - non solo cattoliche, del resto - le quali, capaci ancora di generare comunità, istituti e istituzioni, riescono a frenare l’antiumanesimo.

L’Osservatorio provvede dunque a offrire aiuti legali ai perseguitati, raccordandosi con altre istituzioni che statutariamente forniscono tali servizi ai cristiani vessati; raccoglie e organizza le testimonianze; avverte e sollecita i media. Membro della Piattaforma per i diritti fondamentali della UE-Agenzia dei diritti fondamentali, l’Osservatorio è una organizzazione non governativa totalmente no profit il cui obiettivo principale è quello di fare lobby presso istituzioni quali la UE, l’OSCE, il Consiglio d’Europa, le Nazioni Unite, senza dimenticare le Conferenze episcopali dei diversi Paesi, per ricordare e mostrare che il primo problema di violazione dei diritti umani nell’Europa democratica riguardi i cristiani. Che sono l’unica "minoranza" davvero positivamente perseguitata a motivo di ciò che intrinsecamente è.

In anni recenti all’ONU si è esercitata pressione notevole affinché, accanto all’islamofobia e all’antisemitismo, si iniziasse a parlare seriamente anche della cristianofobia, e risultati apprezzabili sono stato ottenuti: tant’è che oggi la Commissione per i diritti umani dell’ONU, che ha sede a Ginevra, parla regolarmente di «antisemitismo, islamofobia e cristianofobia». Con tutta evidenza, si tratta una significativa vittoria semantica e culturale. Che però oggi la patria della cristianofobia sia l’Europa - la casa comune che, avendo preso sul serio la Rivelazione, ha saputo dare vita a una civiltà autenticamente cristiana, pur segnata dal peccato umano e poi travolta dalle ideologie e dalle ideocrazie - è un fatto allarmante. E non può lasciare tranquilla nessuna persona di buona volontà, qualunque sia il suo dio.


Fonte: labussolaquotidiana.it.

lunedì 9 gennaio 2012

Lo spettacolo blasfemo

In questi giorni stiamo assistendo ad una nuova ondata di quella che alcuni osservatori chiamano cristiano-fobia, secondo una moda invalsa tra i più: dal Pakistan continuano ad arrivare notizie su Asia Bibi, la donna cristiana incarcerata e condannata a morte per blasfemia, di cui la quasi totalità dei media italiani sembra essersi dimenticata; oppure la terribile situazione dei cristiani in Nigeria, perseguitati e uccisi dai fondamentalisti islamici, che hanno intimato ai superstiti di lasciare le loro case per poter dare vita ad uno stato totalmente islamico. Ma finché questi gesti razzisti riguardano terre lontane, non ci toccano direttamente, restano fatti di cronaca, semplici titoli che, forse per una qualche casualità, abbiamo letto sui quotidiani o ascoltato al telegiornale.
In verità c'è un altro gesto cristianofobo che sta avvenendo proprio nel cuore della civilissima, democraticissima e liberissima Italia: si tratta di una rappresentazione teatrale di un certo Romeo Castellucci, dal titolo "Sul concetto di Volto del figlio di Dio". Questa, molto in sintesi, la trama: un anziano guarda la televisione in una stanza bianca; ma l'anziano è incontinente, ed è soggetto a frequenti attacchi di dissenteria. Tocca al figlio pulire la stanza ed accudire il padre, ma puntualmente un nuovo attacco di dissenteria inquina il bianco della scenografia non appena il figlio ha terminato le pulizie. Alla fine il povero figlio, forse esasperato, prende i liquami e gli escrementi depositati sul palcoscenico e li scaglia contro il fondo della scenografia.
Viene da chiedersi cosa c'entri il "Volto del figlio di Dio" in tutto questo; ebbene, anche se non se ne capisce il motivo (ma non credo sia l'unica cosa priva di spiegazione in tutta questa faccenda, a cominciare dall'affinità di questa cosa col teatro), durante tutto lo svolgimento campeggia sullo sfondo una gigantografia del Volto di Gesù Cristo, nella rappresentazione del Salvator Mundi di Antonello da Messina. Quindi la chiosa del lavoro di Castellucci non è semplicemente il figlio che lancia via gli escrementi per esasperazione; lancia quegli escrementi all'indirizzo del Volto di Gesù Cristo. E per fugare ogni dubbio (magari qualcuno può pensare che si tratti di casualità), il quadro si squarcia, lasciando leggere la frase "You are not my shepherd" (Tu non sei il mio pastore).
Non ci vuole molto, soltanto un minimo di onestà intellettuale, per capire che questo orrendo spettacolo non è semplicemente una provocazione, satira o qualcos'altro di lecito o innocente, ma un chiaro attacco, volutamente blasfemo, contro Gesù Cristo e contro i cristiani. Da parte sua il regista ci tiene a far sapere (in una lettera pubblicata sul blog messainlatino.it) che il suo spettacolo è «spirituale e cristico; portatore, cioè, dell’immagine del Cristo», e che «è completamente falso che si lordi il volto del Cristo con gli escrementi; chi ha visto lo spettacolo ha potuto vedere la finale colatura di un velo di inchiostro nero scendere sul dipinto come un sudario notturno». Il tutto dando, a chi abbia pensato che lo spettacolo potesse essere offensivo di Gesù Cristo e della religione cristiana, degli emeriti ignoranti. Ci perdoni, dunque, l'ignoranza il regista, se gli facciamo notare che, secondo il suo ragionamento, anche il regime nazista poteva essere definito filo-ebraico, anzi, il maggiore diffusore dell'ebraismo nella Germania degli anni '30, giacché aveva "gentilmente proposto" a tutti gli ebrei di portare in bella vista la Stella di David, un simbolo ebraico; oppure che l'allora ministro Calderoli era un fervente musulmano, giacché aveva deciso di indossare lui stesso la famosa maglietta con le vignette islamiche, un gesto sicuramente maomettistico. Ironia a parte, dal basso della nostra ignoranza ci sentiamo di suggerire al Castellucci che non basta esporre l'immagine di Cristo per definire "cristico" il suo spettacolo; dipende dalla destinazione che ha quell'immagine. E, per rispondere alla seconda obiezione qui riportata, quella cioè secondo cui l'immagine non sarebbe insozzata di escrementi nel finale dell'opera, ci limitiamo a riportare il link a un'immagine che rappresenta la scenografia a rappresentazione conclusa in un teatro francese.
Chiaramente non è un argomento allettante per i grandi quotidiani italiani, fatta eccezione per un articolo di Paola d'Amico a pagina 55 del Corriere di sabato scorso. In compenso in molti quotidiani compare oggi la notizia del comportamento omofobo di un politico pdl nei confronti del governatore della Puglia; allora viene da chiedersi: perché l'omofobia sì e la cristianofobia no? Se fa notizia l'omofobia perché non dovrebbe far notizia la discriminazione nei confronti dei cristiani? La notizia compare soltanto sulle pagine del web, nei siti e nei blog cattolici come Corrispondenza Romana e Fides et Forma, oltre al già citato Messa in Latino; su questi siti internet si sta diffondendo la notizia di una manifestazione di protesta pacifica a cui tutti i cattolici sono invitati che si dovrebbe tenere martedì 24 gennaio alle 19:30 e sabato 28 gennaio alle 20:00 (giorni in cui è prevista la messa in scena della suddetta rappresentazione) davanti al Teatro Parenti a Milano. Ci si può chiedere se vi sia effettivamente l'opportunità di manifestare, come qualcuno si è anche chiesto se vi sia l'opportunità di denunciare fatti di questo tipo; ha provato a dare una risposta il prof. Roberto de Mattei, in un video pubblicato a questo link, che invito per lo meno ad ascoltare. Di certo non vi è l'opportunità di rappresentare questo spettacolo blasfemo proprio mentre una donna cristiana viene, lei sì ingiustamente, accusata di blasfemia e minacciata di morte in Pakistan, e mentre migliaia di cristiani in Nigeria sono costretti a vivere nel terrore di essere trucidati, come già successo, a causa della loro fede cattolica.
Io personalmente inviterei ancora una volta a giudicare con onestà intellettuale quelli che sono i fatti, e che cita anche de Mattei: nel nostro stato non si può criticare il presidente della repubblica perché si rischia di essere accusati del reato di vilipendio, non si può obiettare allo stile di vita degli omosessuali perché si viene accusati di omofobia, non si possono criticare i musulmani perché si rischierebbero le ritorsioni (anche violente) di alcuni e quelle verbali di musulmani e non; Gesù Cristo, invece, può essere liberamente insozzato, offeso, sbeffeggiato e oltraggiato, non esistono leggi che tutelino la libertà di pensiero e di espressione dei cattolici. Se nemmeno protestiamo per questi eventi sconfortanti ed offensivi rischiamo sul serio di far rimanere soltanto la loro bestemmia. Ed invito anche, senza retorica o demagogia, a gettare uno sguardo sulla storia, su quella che è stata l'origine del razzismo più bieco del nostro continente, quello contro gli ebrei, gli omosessuali e i disabili nella Germania nazista e nella Russia comunista, e come esso si sia potuto diffondere senza freno anche grazie alla incolpevole docilità degli stessi discriminati che, ignari di quello a cui erano stati destinati, sopportavano in silenzio le assurde leggi e gli insulti da parte dei regimi nazista e comunista. Studiare la storia può servire anche per non commettere oggi gli stessi errori del passato.

mercoledì 8 giugno 2011

La tolleranza del mondo rispetto ai cattolici

Quest'oggi, su La Bussola quotidiana è uscito un articolo di Massimo Introvigne, rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani, dove il sociologo ha esposto i risultati di una statistica che vede salire a 105.000 il numero dei cristiani uccisi nel mondo in un anno a causa della loro religione. Introvigne sottolinea come «una minoranza di coloro che hanno riferito la notizia ha sollevato dubbi su una cifra che a prima vista può sembrare eccessiva», cosa che mette in luce una certa sottovalutazione della vera entità del problema. Egli, però, cita con accuratezza la fonte ed il lavoro da cui è tratta questa statistica, concludendo che il numero dei cristiani uccisi si aggira attorno ad uno ogni 5 minuti o, volendo approssimare per difetto il risultato della ricerca effettuata, uno ogni 5 minuti e mezzo.
In effetti ricordiamo tutti le vicende che lo scorso Natale hanno coinvolto l'Egitto, dove a causa di diversi attentati sono cadute molte vittime, fra i cristiani copti, per il solo fatto che stavano partecipando alla Messa. Tuttavia da Natale, complice anche lo spostamento dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sui fatti ben noti dell'intero nord Africa, i telegiornali non ne hanno più parlato. Con il meccanismo per cui se il telegiornale o il giornale non ne parla il fatto non è accaduto, oggi ci disinteressiamo completamente delle migliaia di morti cristiani che ogni giorno cadono sotto le armi e gli attentati. Soltanto un anno fa l'uccisione di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, poco più di tre mesi fa l'assassinio del ministro pakistano per le minoranze (nonché unico cattolico al governo), Shahabaz Bhatti: eppure sembrano passati degli anni. Per non parlare di Asia Bibi, che probabilmente i nostri ragazzi nemmeno sanno chi sia, la donna arrestata e condannata a morte sempre in Pakistan ormai due anni fa, a causa della vergognosa legge sulla blasfemia in vigore in quello stato; e non dimentichiamo il governatore del Punjab, Salman Taseer, ucciso da una delle sue guardie del corpo nel gennaio dell'anno scorso per aver voluto difendere la donna cristiana. Casi come questi nel mondo si ripetono ogni giorno, anzi: secondo lo studio reso noto da Introvigne, ogni 5 minuti.
Ma non serve andare in Pakistan, India, Cina, Egitto, per trovare episodi di intolleranza di questo tipo contro i cristiani. E' di domenica scorsa, 5 giugno, la notizia che nella civilissima e "accogliente" (come qualcuno nei giorni scorsi l'ha definita) città di Milano, un gruppo di una ventina di giovani dei centri sociali ha fatto irruzione in una chiesa, gridando slogan offensivi contro i preti, costringendo il vescovo ausiliare che celebrava in quel momento la Messa ad interrompere, fino a che, tra gli spintoni e gli insulti, i giovani manifestanti si ritirassero sul sagrato. Il tutto era stato annunciato nel novembre dello scorso anno, quando apparvero delle scritte vergognose sui muri dell'oratorio. E tutto questo perché in quella parrocchia un sacerdote ha osato dare aiuto, per mezzo di alcuni psicologi, ad alcune persone con tendenze omosessuali che sentivano come sbagliata questa loro inclinazione, e desideravano superarla. Un fatto di questo genere è normalemente qualcosa di molto grave, che dovrebbe avere un'eco abbastanza ridondante sulle più comuni testate giornalistiche; invece, a parte qualche eroica eccezione, non se ne è dato affatto lo spazio che meritava. Proviamo, per contro, ad immaginare cosa sarebbe successo se un gruppo di cristiani avesse fatto irruzione in una moschea per manifestare, ad esempio, contro la concezione integralistica che certi musulmani mostrano di avere nei confronti delle donne. Ironia della sorte, questi tollerantissimi giovani volevano manifestare contro l'intolleranza della Chiesa.
Ma gli esempi non sono finiti: ad esempio l'anno scorso si sono moltiplicate le scritte sui muri della sede di Scienza e Vita a Milano, sempre per protestare contro l'intolleranza dei cattolici, contro uno psicologo americano, Joseph Nicolosi, che da anni mette in pratica un metodo riparativo nei confronti di quelle persone che di propria volontà chiedono aiuto per superare le tendenze omosessuali. Fatti che ricordano da vicino l'episodio avvenuto all'università La Sapienza, contro papa Benedetto XVI, al quale è stata tolta, sempre in nome della tolleranza, la libertà di espressione.
Per non parlare, poi, delle innumerevoli scritte sui muri che noi stessi vediamo con i nostri occhi nelle nostre città, degli episodi di derisione ed intolleranza a causa del proprio credo cattolico, per i quali molti di noi, soprattutto giovani, desistono e cedono al modo di pensare comune: meglio essere e farsi vedere atei piuttosto che cristiani, o comunque meglio essere cristiani al passo coi tempi, che dicono sì alle coppie di fatto, all'aborto, al divorzio, all'omosessualità, all'eutanasia. Così si è più alla moda, più inseriti nel gruppo, si hanno più possibilità in ambito lavorativo, rispetto a quelli che testimoniano la propria Fede in mezzo alla gente, osando replicare a quelli che, con scherno e forti dell'arroganza di certi mezzi di comunicazione, disprezzano la Chiesa e la sua dottrina senza nemmeno sapere che cosa dice in realtà. Proprio il grande numero di episodi di questo tipo fa dire a molti: "Che vuoi che sia una scritta sul muro, una risata alle spalle o in faccia, una turba di giovani esaltati che ti gridano dietro quando sei in chiesa? Succede tutti i giorni, perché un giornale dovrebbe parlarne?". In effetti, ormai, questo accade tutti i giorni, e sotto il nostro naso, così come i cristani muoiono ogni giorno, anzi, ogni 5 minuti, nelle parti del mondo che fino a ieri pensavamo fossero "lontane". Chissà se anche lì i nostri fratelli cristiani pensano che questi atti di "civile intolleranza" non meritino di essere riportati sui mass-media.

Di seguito l'articolo odierno di Massimo Introvigne ed alcuni altri articoli sui fatti di Milano di domenica scorsa, tratti sempre da La Bussola Quotidiana:
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