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lunedì 18 luglio 2011

L'infallibilità papale

Dal blog messainlatino.it traggo questa notizia: ricorre oggi, 18 luglio, l'anniversario del dogma sull'infallibilità papale, promulgato nel 1870 dal beato papa Pio IX. E' particolarmente importante ricordare questo dogma in questo periodo nel quale, a causa degli evidenti influssi da parte nel maligno all'interno della Chiesa stessa, alcuni sacerdoti e laici credono di poter mettere in discussione la dottrina cattolica, la quale non è frutto della mente degli uomini ma dono di Dio. Leggiamo dunque le parole di Pio IX:

«Questa Santa Sede ha sempre ritenuto che nello stesso Primato Apostolico, posseduto dal Romano Pontefice come successore del beato Pietro Principe degli Apostoli, è contenuto anche il supremo potere di magistero. Lo conferma la costante tradizione della Chiesa; lo dichiararono gli stessi Concili Ecumenici e, in modo particolare, quelli nei quali l’Oriente si accordava con l’Occidente nel vincolo della fede e della carità. Proprio i Padri del quarto Concilio di Costantinopoli, ricalcando le orme dei loro antenati, emanarono questa solenne professione: "La salvezza consiste anzitutto nel custodire le norme della retta fede. E poiché non è possibile ignorare la volontà di nostro Signore Gesù Cristo che proclama: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa", queste parole trovano conferma nella realtà delle cose, perché nella Sede Apostolica è sempre stata conservata pura la religione cattolica, e professata la santa dottrina. Non volendo quindi, in alcun modo, essere separati da questa fede e da questa dottrina, nutriamo la speranza di poterci mantenere nell’unica comunione predicata dalla Sede Apostolica, perché in lei si trova tutta la vera solidità della religione cristiana" [Ex formula S. Hormisdae Papae, prout ab Hadriano II Patribus Concilii Oecumenici VIII, Constantinopolitani IV, proposita et ab iisdem subscripta est]. Nel momento in cui si approvava il secondo Concilio di Lione, i Greci dichiararono: "La Santa Chiesa Romana è insignita del pieno e sommo Primato e Principato sull’intera Chiesa Cattolica e, con tutta sincerità ed umiltà, si riconosce che lo ha ricevuto, con la pienezza del potere, dallo stesso Signore nella persona del beato Pietro, Principe e capo degli Apostoli, di cui il Romano Pontefice è successore, e poiché spetta a lei, prima di ogni altra, il compito di difendere la verità della fede, qualora sorgessero questioni in materia di fede, tocca a lei definirle con una sua sentenza". Da ultimo il Concilio Fiorentino emanò questa definizione: "Il Pontefice Romano, vero Vicario di Cristo, è il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i Cristiani: a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il supremo potere di reggere e di governare tutta la Chiesa».
«Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.
Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema».

In questo modo papa Mastai Ferretti proclamava la cosiddetta infallibilità: non si tratta di un atto di arroganza (come pensano taluni, specialmente affini all'area politica da sempre ostile alla Chiesa e a Pio IX in particolare), ma di mettere in pratica le parole del nostro Signore Gesù Cristo, quando a Pietro diede le chiavi del Regno dei Cieli e gli conferì il potere di legare o sciogliere ogni cosa sulla terra e nei cieli. Chiunque metta in dubbio, dunque, questa infallibilità del papa quando insegna dalla sua cattedra sarebbe responsabile di eresia; anzi, il vero atto di arroganza sarebbe, a questo punto, quello di colui che, pur dicendosi cristiano cattolico, dichiara che l'insegnamento magisteriale infallibile del papa dovrà essere soggetto a revisione. In questo modo, infatti, il semplice fedele si sostituirebbe all'autorità che Gesù Cristo stesso ha affidato al suo Vicario, il Papa.
E' quello che sta succedendo da un po' di tempo a questa parte in Europa, specialmente in Austria e Germania, dove si sentono tristi notizie di preti che firmano documenti in aperto contrasto con il Magistero papale; ma la vicenda tocca qua e là tutte le nazioni, intaccando la Chiesa sia nei sacerdoti che nei fedeli laici. Un punto particolarmente doloroso riguarda la presunta apertura che la Chiesa dovrebbe operare in favore del sacerdozio femminile. Tale nodo è infatti stato sciolto dal beato papa Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, dove il papa polacco ha impegnato l'Infallibilità papale con le seguenti parole:

«Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa.»

A dire la verità fin dalla diffusione di questa lettera apostolica vi furono diverse voci contradditorie, che puntavano a screditare l'intervento del Papa dicendo che non aveva carattere di infallibilità; a questo rispose definitivamente la Congregazione della Dottrina della Fede, guidata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, il 28 ottobre 1995:

«Dubbio: Se la dottrina, secondo la quale la Chiesa non ha la facoltà di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede.

Risposta: Affermativa.

Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella Parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa fin dall'inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale (cf. Conc. Vaticano II, Cost. Dogm. Lumen gentium, n. 25,2). Pertanto, nelle presenti circostanze, il Sommo Pontefice, nell'esercizio del suo proprio ministero di confermare i fratelli (cf. Lc 22,32), ha proposto la medesima dottrina con una dichiarazione formale, affermando esplicitamente ciò che si deve tenere sempre, ovunque e da tutti i fedeli, in quanto appartenente al deposito della fede.
Il sommo pontefice Giovanni Paolo Il, nel corso dell'udienza concessa al sottoscritto cardinale prefetto, ha approvatola presente risposta, decisa nella riunione ordinaria di questa congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.»

Dunque il fedele cristiano non deve e non può mettere in dubbio questo insegnamento infallibile che il Papa ha dato a tutta la Chiesa nel nome di Gesù Cristo; non può pensare che in futuro, in virtù di un concetto errato di progresso, la Chiesa dovrà ammettere anche la donne al sacerdozio; la questione è stata definitivamente chiarita dal magistero papale. Ma purtroppo si sente sempre più spesso dire da alcuni che si dicono cattolici che la Chiesa deve aggiornarsi, che è necessario aprire la mente per fare in modo di stare "al passo con i tempi", quasi come se la dottrina potesse cambiare di anno in anno, fino a diventare in un'epoca l'esatto contrario di quello che era precedentemente. L'insegnamento della Chiesa è ben diverso; sottostare al Magistero senza avere la pretesa di cambiarlo non significa affatto essere chiusi di mente, ma l'esatto contrario: chi accoglie l'insegnamento magisteriale infallibile della Chiesa e lo mette in pratica manifesta obbedienza e docilità, come lo stesso Signore nostro ci ha insegnato. Preghiamo, dunque, in questo anniversario, affinché tutti i cattolici del mondo amino l'insegnamento della Chiesa, e non si arroghino il diritto di saperne di più, di volerlo cambiare o di predicare dottrine diverse da quella cristiana, specialmente se sono sacerdoti e se hanno un ruolo di insegnamento nei confronti di altri fratelli.

Di seguito alcuni collegamenti utili:

lunedì 6 dicembre 2010

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Mercoledì prossimo, 8 dicembre, ricorre la solennità liturgica dell'Immacolata Concezione della Beata sempre Vergine Maria; esattamente nove mesi prima della riccorrenza della sua natività (l'8 settembre) la Chiesa ricorda come la Madre del nostro Salvatore sia stata preservata da ogni macchia di peccato (da qui, appunto, Immacolata), dal suo concepimento e durante tutta la sua vita, per i meriti della Redenzione di Gesù Cristo, che ha portato in grembo.
Il dogma dell'Immacolata Concezione della Vergine fu stabilito da papa Pio IX; tuttavia già da molto tempo questo tema era in discussione, tanto da creare delle vere e proprie battaglie ideologiche tra i cosiddetti immaculisti (coloro che sostenevano la liceità dell'Immacolata concezione) e i maculisti (coloro che, invece, la negavano). Diversi furono anche i pronunciamenti dei pontefici in merito: nel 1484 papa Sisto IV introdusse a Roma la festa liturgica della Concezione di Maria Santissima, ed emanò le bolle Cum Praeexcelsa e Grave nimis nelle quali, tra le altre cose, impediva definitivamente alle due fazioni contrapposte di lanciarsi accuse di eresia; nel 1661 papa Alessandro VII si dichiarò favorevole al riconoscimento dell'Immacolata Concezione con la bolla Sollicitudo; e nel 1708 papa Clemente XI estese la celebrazione della festa della Concezione, prima celebrata solo a Roma, a tutta la cattolicità.
Tuttavia nessuno di questi pronunciamenti ebbe mai carattere definitivo; fu papa Mastai Ferretti a voler affrontare una volta per tutte l'argomento, prima con l'enciclica Ubi primum del 1849 e poi con la Costituzione apostolica Ineffabilis Deus, dell'8 dicembre 1854, con il quale proclamò ex cathedra come dogma l'Immacolata Concezione della Vergine Maria, e quindi come principio che i fedeli non possono mettere in dubbio:

«Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell'umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l'assistenza dell'intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa, ed indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certa ed immutabile per tutti i fedeli.»

Un pronunciamento così definitivo non poteva non lasciare nello scontento quella parte di teologi e di studiosi che provenivano dalla linea di pensiero contraria al riconoscimento; parve, dunque, quasi una conferma dei recenti accadimenti l'evento straordinario che avvenne in una sperduta cittadina della collina pirenaica, quando una giovane contadina analfabeta (quindi senza alcuna nozione di catechismo), e diffidata dalle stesse autorità ecclesiastiche del posto, riferì di aver incontrato una Signora che, il 25 marzo del 1858, le riferì di essere l'Immacolata Concezione. Perciò, da quel momento in poi, tutte le raffigurazioni della Madonna con il titolo di Immacolata Concezione hanno l'aspetto descritto da santa Bernadette:

«Scorsi una signora vestita di bianco: indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi.»

La devozione a Maria Immacolata, tuttavia, era già insita nel popolo dei fedeli, tanto che il mondo dell'arte inseriva appositamente degli elementi iconografici che suggerivano all'osservatore devoto la favorevole conclusione. Basti pensare, ad esempio nel nostro Duomo, alla tela della Natività di Maria, datata XVII secolo (quindi circa cent'anni prima del pronunciamento di papa Pio IX): la Vergine Maria è circondata, così come tutta la scena, da un trionfo di angeli, e san Gioacchino, riprodotto in alto a sinistra, con gli occhi rivolti al cielo, sembra elevare all'Onnipotente un inno di lode.

Le Messe in parrocchia nella solennità dell'Immacolata Concezione saranno celebrate tutte in Duomo e seguiranno l'orario festivo (prefestiva alle 18:30 di martedì 7 e poi mercoledì 8 alle 8:00, 9:30, 10:45, 12:00, 18:30) con i Vespri solenni alle ore 17:45. Per concessione del sommo pontefice Benedetto XVI, inoltre, è possibile lucrare l'Indulgenza plenaria per sè e per i propri defunti visitando il Santuario della Madonna dell'Angelo ed ivi trattenendosi in devoto raccoglimento, a condizione di essere in grazia di Dio, confessati in una data ragionevolmente vicina all'8 dicembre, comunicati ad una Messa in questo stesso giorno, pregando secondo le intenzioni del sommo pontefice e recitando il Padre nostro ed il Credo. Tutte le informazioni sulla concessione dell'Indulgenza plenaria possono essere consultate a questo indirizzo, dove sono anche disponibili i decreti rilasciati in merito dalla Penitenzieria Apostolica.
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