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martedì 20 dicembre 2011

Omelia sull'Ave di padre Konrad Zu Loewenstein

Riporto la predica di padre Konrad Zu Loewenstein FSSP, cappellano per i fedeli che seguono il rito antico del patriarcato di Venezia, pronunciata domenica scorsa, quarta di Avvento, nella chiesa di San Simeon Piccolo di Venezia.

Predica della Quarta Domenica di Avvento
Di Padre Konrad Zu Loewenstein FSSP

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
In questo sacro Tempo di Avvento, carissimi fedeli, un tema costante nella Santa Messa come oggi dell'Offertorio, è quello della Salutazione Angelica, l'Ave Maria, perciò volgiamo oggi, in quest'ultima domenica prima di Natale un breve sguardo su questo tema, ossia, sulla sola parola "Ave".
Ave significa pace e gioia, pace non solo per infondere la pace nell'anima della Madonna, ma innanzi tutto perché l'Annunciazione è una ambasciata di pace mediante cui Dio e l'uomo saranno riconciliati, una ambasciata di pace mediante cui Dio si unirà all'uomo per vincere il suo nemico, per riparare i danni fatti dall'uomo e per soggiogare il mondo intero al Regno pacifico ed eterno di Colui che è il Principe della Pace.
Pace e gioia, la gioia che viene dai beni elargiti da Dio sulla Santissima Madre di Dio, nelle parole di san Bernardo: l'estinzione della concupiscenza, il dominio e il primato di tutto l'Universo, la pienezza di tutte le grazie, di tutte le virtù, di tutti i doni, di tutte le beatitudini, di tutti i frutti dello Spirito, di tutte le scienze, della interpretazione dei sermoni, degli spiriti della profezia, dei discernimenti degli spiriti, delle operazioni delle virtù, la fecondità della verginità, la maternità del Figlio di Dio, l'essere Stella del mare, la Porta del Cielo e soprattutto la Regina della Misericordia.

Se era grande la gioia della Madonna che derivò dal possesso di tutti questi beni, infinitamente più grande era la gioia che derivò dal possesso di quel bene che è il Suo Bene, Dio stesso, perché con l'Incarnazione la Santissima Vergine Maria ha preso possesso in modo perfetto, in quanto era possibile ad un essere umano, di Dio stesso, la Seconda Persona della Santissima Trinità fatta Uomo, ha preso possesso di Lui in modo perfetto sia fisicamente, sia spiritualmente. Fisicamente in quanto l'ha contenuto nel Suo corpo stesso, nel paradiso terrestre del Suo grembo immacolato, secondo la parola di Geremia: "la donna cingerà l'uomo", e l'ha posseduto in modo perfetto spiritualmente in quanto la Sua anima, per questo scopo, fu fornita di tutte le grazie, le virtù e di tutti i doni di cui abbiamo già parlato.
Ma siccome l'Arcangelo san Gabriele annuncia la pace non solo alla Madonna, ma anche a tutto il genere umano, così anche la gioia, perché con la nascita del Suo Figlio, come recitiamo nel Prefazio della Madonna: "versò sul mondo la luce eterna" sul mondo e in cielo, quella Luce eterna che è Gesù, che nelle parole dell'inno "è l'allegria dei cuori, la gioia delle valli, e il dolce premio della vita", e questa gioia celeste siamo capaci di possederla anche noi come un oggetto, non come un oggetto qualsiasi, ma come la Madonna stessa, anche se in grado inferiore, possederla in noi, perché il Signore stesso ha detto: "affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena", la possediamo in noi nella inabitazione sostanziale della Santissima Trinità, quando siamo nello stato di grazia, e nella Santa Comunione.

Ma c'è un altro significato della parola Ave che è "viva", che si riferisce ad Eva madre dei viventi. Chiamando la Madonna "viva" l'Arcangelo dunque, la dichiara "vera Madre dei viventi", vera madre dei viventi perché vera Madre della vera Vita che è Dio stesso, e perché vera Madre della Vita, la vera vita degli uomini che è la vita della Grazia, la Vita Eterna. E se la Madonna è la vera Madre della Vita, Eva non è la vera madre della vita, bensì la madre della Morte, perché la vita terrestre è la Morte in confronto alla Vita di Grazia e perché lei è la causa della nostra morte fisica, di tutti i suoi discendenti, tranne la Madonna, e della morte spirituale, dell'Inferno.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva la Chiesa lo vede espresso nel fatto che la parola Ave è l'inversione della parola Eva, come cantiamo nell'Inno Ave Maris Stella:
Sumens illud ave (...) Mutans Evae nomen/ Accogliendo quell'"Ave" (...) il nome mutante di Eva...
e la Chiesa considera che come Ave è l'inversione di Eva, la Madonna converte in benedizione tutte le maledizioni di Eva.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva, la Patristica lo espone come contrasto tra una vergine sciocca ed una vergine prudente, una donna superba ed una donna umile, la prima che fa assaporare dell'albero della morte, la seconda che fa assaporare dell'albero della vita, la prima l'amarezza di un cibo velenoso, la seconda la dolcezza di un Frutto Eterno.
Ora, la dolcezza di questo Frutto Eterno è il Frutto del Seno della Santissima Vergine Maria, e che desideriamo gustare a Natale, che desideriamo gustare e guardare con i propri occhi dopo questo nostro esilio, mostratoCi dalla Sua tenerissima Madre, Lui che è l'allegria dei cuori, il gaudio delle lacrime, il dolce premio della vita.
Amen.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

Fonte: sansimeonpiccolo.blogspot.com.

Un piccolo contributo musicale: l'Ave Maris Stella in gregoriano e nella versione di Guillaume Dufay:



domenica 20 novembre 2011

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo

L'ultima domenica dell'anno liturgico si chiude con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo; contempliamo il nostro Redentore in tutta la sua regalità. Nel rito antico questa solennità cade nell'ultima domenica del mese di ottobre; voglio proporre all'attenzione dei lettori l'omelia tenuta in quell'occasione da padre Konrad Zu Loewenstein FSSP, della chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia, cappellano per il patriarcato di Venezia dei fedeli che seguono il rito antico.


Festa di Cristo Re dell'universo
Predica di padre Konrad(*)

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Talvolta qualcuno chiamerà la Chiesa "trionfalista" come se fosse una società mediocre, puramente umana, centrata sul mero uomo, una società che non abbia niente su cui gloriarsi, come se dovesse prendere un posto modesto vicino alle altre religioni e, modestamente, tacere.
La realtà carissimi fedeli, però, è ben diversa: la Chiesa è una società perfetta animata dallo stesso Spirito Santo, santificante, infallibile, tutta pura, l'immacolata Sposa di Cristo. Le altre religioni sono tutte false, i loro seguaci devono convertirsi, devono essere evangelizzati, catechizzati, battezzati e santificati, sottomessi al dominio di Cristo Re, Re di tutti gli uomini, non c'è un'altra via di salvezza perché Cristo è Dio, l'unico Dio, "uno simile a Figlio d'uomo - dice san Giovanni - con occhi fiammeggianti come fuoco, la voce simile al fragore di grandi acque, che nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio, il Suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza e mi disse: - Io sono l'Alfa e l'Omega, il Vivente, Io ero morto ma ora vivo per sempre ed ho potere sopra la morte e sopra gli inferi".

Dunque, il Nostro Signore Gesù Cristo + che è già Re dell'Universo, Pantocrator, sia da Dio sia da Uomo in virtù dell'unione ipostatica fra la Sua divinità e la Sua umanità, è anche Re di tutti gli uomini in virtù della Sua Passione e Morte in Croce.
La Santa Chiesa Cattolica non si vergogna di Lui, dunque, che altrimenti si vergognerà di Lei davanti al Suo Padre e ai Suoi Angeli, bensì esulta soprattutto oggi nella Festa di Cristo Re, quando ricorda il Suo trionfo su Satana, sul peccato e sulla morte, esulta per Lui ed anche per se stessa, perché sa con certezza assoluta che seguendo il suo Re sul campo di battaglia di questo mondo, trionferà anche Lei.
Quaggiù facciamo parte della Chiesa Militante, militante contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti, e ci gloriamo di combattere sotto i vessilli di Cristo Re (nelle parole dell'ultima preghiera di questa Santa Messa), per poter regnare con Lui dopo come Chiesa Trionfante in Cielo, per sempre.
La parola "trionfalista" come la parola "tradizionalista" sono parole moderne invitate da persone moderne per presentare come falso e male ciò che è vero e bene.
La Chiesa ha sempre visto la nostra vita terrena come una lotta dura contro i nemici della nostra salvezza, cioè, il mondo, la carne, il diavolo.
Il mondo, tutto ciò che ci circonda che sia male, le cattive compagnie, le pubblicità (persino su questa chiesa), i fiori del male sparsi attraverso i tratti interminabili del computer, la carne, tutti i desideri, gli istinti, le emozioni che lottano contro la ragione, e il diavolo, lui che aumenta i nostri disagi in tutto, obnubilando la nostra fede e la nostra fiducia in Dio insinuando pensieri cattivi, negativi, meschini nella mente, ingannandoci e seducendoci.

Contro questi nemici noi lottiamo in collaborazione con Nostro Signore Gesù Cristo + una collaborazione che culminerà nella Sua gloriosa vittoria sul mondo.
Questa è la visione della Chiesa, la visione tradizionale che, come tutto ciò che è tradizionale nella Chiesa è da accettare da noi come pienamente cattolica.
Gloriamoci, dunque, di combattere sotto i vessilli di questo Re vestito di una Corona e di una Porpora più gloriose di quelle di tutti i re che abbiano mai vissuto su questa terra, essendo gli strumenti dell'opera del Suo Divin Amore; gloriamoci nel Nostro Re, per cui saremo onorati di versare la nostra vita, come Lui ha versato la Sua per noi fino all'ultima goccia del Suo preziosissimo Sangue; gloriamoci di seguirLo in questa vita non con l'arroganza e la superbia, però, bensì nella profondissima umiltà portando la nostra croce dietro a Lui, consapevoli solo della Sua infinita maestà e della nostra iniquità e della nostra nullità, la nostra iniquità che l'ha messo in Croce, e seguendoLo così nell'umiltà, rinnegandoci, e portando la nostra croce vinceremo nella battaglia contro i nostri nemici, e trionferemo e regneremo con Lui per sempre nella gloria della Patria Celeste.
Amen

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

(*)Predica tratta dall'audio e non rivista ed eventualmente corretta da Padre Konrad

Fonte: sansimonpiccolo.blogspot.com.

martedì 11 ottobre 2011

Catechesi sull'Ave Maria

In questo mese di ottobre, dedicato al Santo Rosario, voglio citare le stupende parole di una predica pronunciata da padre Konrad Zu Loewenstein FSSP sulla preghiera dell'Ave Maria. Essa è infatti la preghiera principale del Santo Rosario, ripetuta per dieci volte ad ogni mistero; è la preghiera che forse per prima imparano i bambini, attraverso la quale essi si rivolgono alla Vergine Santa quale mediatrice delle grazie di Dio; è anche una delle preghiere più frequentemente musicate, a partire dal canto gregoriano per finire nel trionfo della polifonia. Consiglio di leggere le parole di padre Konrad mentre si ascolta uno dei brani che propongo in coda a questo articolo: il primo è la versione gregoriana dell'Ave Maria, ed il secondo è una splendida versione di Rachmaninov, dai Vespri, che evoca la liturgia bizantina.

Predica del 2 ottobre 2011 di padre Konrad sul Santo Rosario
Dal blog San Simeon

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Nell'Enciclica Octobri Mense il Papa Leone XIII afferma che è stata la stessa Regina del Cielo ad annettere una grande efficacia alla Preghiera del Santo Rosario poiché è per ispirazione di Lei che il Rosario è stato istituito e propagato da san Domenico in tempi molto dolorosi per la Chiesa, non tanto dissimili da quelli attuali, quasi strumento di guerra, scrive il Papa, molto adatto a vincere i nemici della fede, nella forma degli eretici Albigesi, e così, continua il Papa, col favore della Vergine Gloriosa debellatrice di tutte le eresie hanno annullato e distrutto le forze degli empi e salvato la fede di tanti.
Un'altra vittoria del Santo Rosario che festeggiamo in questa prima Domenica di ottobre è quella di Lepanto che è successa in risposta alla recita del Santo Rosario da parte dei fedeli di tutta l'Europa e soprattutto di Roma, si racconta come prova dell'intercessione della Madonna, la Sua immagine miracolosamente formata nel fumo dei fucili proprio all'inizio della battaglia, determinante contro l'Islam.

Il Santo Rosario è dunque una preghiera molto potente che, possiamo dire inoltre, conserva la fede, mette il fedele sotto la protezione della Madonna e lo inizia alla meditazione del Volto adorabile di Cristo +.

Per capire meglio la preghiera centrale del Santo Rosario, l'Ave Maria, ci serve di riflettere sul suo significato teologico a cui voglio adesso brevemente accennare:
- Ave Maria gratia plena: la Madonna è piena di grazia di per se stessa e in rapporto agli uomini, è piena di grazia di per se stessa affinché, come dice san Basilio, Ella potesse essere la degna Mediatrice tra Dio e gli uomini, altrimenti come avrebbe potuto essere la scala del Paradiso, l'Avvocata del mondo e la vera Mediatrice degli uomini con Dio; è piena di grazia in rapporto agli uomini nel senso che ha ricevuto tutte le grazie necessarie per salvare tutti gli uomini dall'inizio dei tempi fino alla fine.
- Dominus tecum: questa frase non significa il Signore "sia" con te come il "Dominus vobiscum" della santa Messa, bensì il Signore "è" con te, ossia in virtù della Sua eminente santità, Lei che sola era immune al Peccato sia Originale, sia personale e il modello di ogni virtù.
- Benedicta tu in mulieribus: benedetta in ogni senso e in particolare quanto alla benedizione caratteristica delle donne, soprattutto nella mente del popolo Ebreo, che è la maternità; a causa del Frutto benedetto del Suo Seno che è il Santo stesso, nelle parole dell'Arcangelo Gabriele, o nelle parole di san Paolo: Dio sopra ogni cosa, benedetto.
Per questo ci rivolgiamo a Lei, di nuovo, col titolo "Sancta", Sancta Maria, e aggiungiamo il titolo che esprime la causa e il fondamento della Sua santità Madre di Dio, Mater Dei. Lei è Madre di Dio perché è Madre di Gesù Cristo che è una Persona Divina, una Persona Divina con una natura Divina e una natura umana, Lei è la Sua Madre nel senso che ha dato a Lui tutto ciò che ogni madre dà a suo figlio, ma ancora di più perché tutta la natura umana del Signore viene dalla Sua Beatissima Madre e niente da un padre umano.
- Ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae: prega per noi peccatori adesso, e quando questo adesso sarà l'ora della nostra morte, quando forse non saremo più coscienti e non potremo più rivolgere a Lei la nostra Preghiera, quando forse saremo soli, dimenticati, abbandonati, avremo solo Lei da pregare nella nostra misera anima come abbiamo chiesto con tanto desiderio per tutta la nostra vita, e quando forse questa Sua preghiera materna sarà l'elemento determinante che ci assicurerà il Cielo piuttosto dell'inferno.

Prega per noi peccatori, o Madre di Dio, così vicina a Lui che venite descritta come la Donna vestita di Sole, brillando sul mondo come una Stella, o come un cristallo soffuso e interamente illuminato dalla luce del Sole, e se fosse possibile aumentando anche la Sua ineffabile bellezza.
Radiante nel firmamento del Cielo, anzi "creando" un Cielo a parte e al di sopra di tutte le altre cose che siano create. Rifulge al di sopra di questo mondo caduto e dolorante dove gli uomini peccano e si rattristano nei loro peccati e sospirano nelle tenebre verso la Vostra luce che è la Luce di Dio.
Al di sopra di questo mondo, ma conoscendolo intimamente e conoscendo intimamente ogni uomo, e amandolo con un Cuore Materno.
Prega per noi, o Madre di Dio! Siete la nostra tenerissima Madre dunque, affinché noi che abbiamo contemplato con Voi il Volto adorabile del Vostro Figlio, nella Preghiera, possiamo alla fine dei nostri giorni elevarci tramite Voi al Cielo, per adorarLo con Voi e tutti gli Angeli e i Santi in gloria, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo.


Fonte: sansimonpiccolo.blogspot.com.



lunedì 9 maggio 2011

Comunicazione della FSSP di Venezia

Divulghiamo questo messaggio apparso oggi sul blog San Simeon della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) di Venezia. San Simeon Piccolo è la chiesa veneziana che ospita tutti i giorni la celebrazione della Santa Messa nel rito antico, quello detto "di san Pio V"; don Konrad Zu Loewenstein, sacerdote della FSSP, è stato nominato dal patriarcato di Venezia cappellano per i fedeli che seguono il rito antico, in seguito alla promulgazione da parte di Benedetto XVI del motu proprio "Summorum pontificum". E' inoltre da precisare, a causa della confusione che spesso domina quando si parla di questi temi, che la FSSP è ed è sempre stata in Comunione con il Sommo Pontefice fin dalla sua nascita, nel 1988, e con la Chiesa Cattolica, né essa si è mai posta fuori da tale comunione. I sacramenti amministrati dai suoi preti sono pienamente legittimi e validi. Inoltre devo testimoniare in tutta onestà che il servizio e la missione svolti dal cappellano don Konrad Zu Loewenstein in modo ammirevole e con grande umiltà, sono degni di lode ed importanti non solo per una classe ristretta di fedeli, ma per tutta la Chiesa di Dio.
Per tutti questi motivi ritengo doveroso e necessario difendere don Konrad, la Fraternità Sacerdotale San Pietro e tutta la comunità di San Simeon piccolo da qualsiasi attacco lo spiacevole episodio, autonomamente messo in atto da persone estranee alla comunità, verificatosi ieri possa aver attirato su di loro, e invito tutti i lettori a manifestare loro la propria vicinanza e solidarietà.

Domenica 8 Maggio, in occasione della visita a Venezia del Santo Padre Benedetto XVI, questo striscione:



La redazione di questo Blog tiene a precisare la totale estraneità della FSSP di Venezia a questa iniziativa.

Ritengo che questo modo di difendere la Tradizione della Santa Chiesa Cattolica sia non solo sterile, ma invero dannoso. In quanto mette in cattiva luce la totalità dei fedeli legati alla Tradizione, annullando gli sforzi di coloro che con fatica cercano quotidianamente di far riscopire e di promuovere il Rito romano Antico.

giovedì 24 febbraio 2011

Le varie forme dell'Adorazione

«Della virtù della religione, l'adorazione è l'atto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Dio, come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso. "Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai" (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio. [...] Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il "nulla della creatura", la quale non esiste che da Dio. Adorare Dio – come fa Maria nel "Magnificat" – è lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome. L'adorazione del Dio unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo.»
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2096-2097

Queste parole del Catechismo indicano l'adorazione come "atto principale"; l'atteggiamento da cui scaturisce ogni preghiera ed ogni lode, ogni supplica ed ogni riconoscenza verso la Santissima Trinità. Quando pronunciamo la parola "adorazione", almeno chi, tra i lettori, frequenta più spesso la chiesa, pensa immediatamente alla pratica dell'Adorazione Eucaristica; davanti a Gesù Sacramento il fedele si inginocchia, prega e loda Nostro Signore, secondo gli atteggiamenti indicati dal Catechismo: inginocchiandosi di fronte all'Ostia il fedele lo riconosce come Dio, si sottomette a Lui umiliando se stesso e lodandolo con ogni gratitudine; viene liberato dalla schiavitù del peccato e, riconoscendo la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, dall'idolotria delle cose del mondo.
Ma possiamo limitare il significato del termine "Adorazione" solo a questo atto del Culto Divino? A questo proposito ho trovato molto suggestiva un'omelia di padre Konrad Zu Loewenstein (nominato dal patriarca cappellano nel patriarcato di Venezia per i fedeli che seguono il rito romano antico), recentemente pubblicata nel blog di "San Simeon Piccolo". In essa leggiamo: «L'Adorazione è sia interna, cioè mentale, sia esterna cioè corporale. L'Adorazione interna è più importante di quella esterna, ma tutte e due sono dovute a Dio dall'uomo». Approfondisce, poi, il senso di questo duplice aspetto dell'Adorazione: poiché l'uomo è composto dalla mente e dal corpo è necessario che, poiché l'Adorazione di Dio da parte dell'uomo deve essere totale, egli vi impieghi tutte le sue forze, prima interiormente con l'anima e poi anche esternamente, col corpo, compiendo così il primo comandamento della legge dell'Amore: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente".
E' importante, a mio modo di vedere, ribadire la necessità di entrambe le forme, interiore ed esteriore, spirituale e corporale; alcuni pensano, infatti, che la religione sia un fatto esclusivamente personale, la testimonianza esteriore della propria fede diventa qualcosa di superfluo se non addirittura nocivo per la libertà altrui. Così si rinuncia alla pratica religiosa, poiché la preghiera personale avrebbe più valore del precetto festivo, non è necessario confessarsi davanti al sacerdote nel segreto del Confessionale, quando il Signore conosce già le nostre colpe. Addirittura alcuni, e tra questi purtroppo anche sacerdoti, ritengono che la stessa pratica dell'Adorazione Eucaristica rischi per alcuni di diventare una sorta di idolatria, disconoscendo, in questo modo, quanto precedentemente citato dal Catechismo: "L'adorazione del Dio unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo".
Ma lo stesso Signore Nostro ci dice che è necessario per l'uomo amarlo ed adorarlo con tutte le forze, spirituali e mentali. L'atto esteriore e quello interiore si completano, non possono mancare per rendere autentica l'Adorazione; dice ancora padre Konrad: «L'atto esterno di adorazione è necessario per eccitare il nostro affetto per sottomettersi a Dio, e l'adorazione interna, se è autentica, ci preme a manifestarla in gesti esterni». Di qui si intende anche che i gesti esteriori perdono ogni significato se privati di un autentico accompagnamento interiore. La sola preghiera personale, dunque, benché assolutamente necessaria, non è sufficiente per l'Adorazione: essa deve essere sostenuta dalla pratica religiosa, cioè andare alla Santa Messa almeno la domenica, per poter accostarsi al Santissimo Sacramento una volta Confessati e Assolti dal sacerdote in persona Christi.
Ma l'Adorazione, per il cristiano, non può essere limitata nel tempo (ad esempio limitarsi alla durata della Santa Messa o dell'Azione Liturgica); deve protrarsi in ogni istante della vita; e ciò esige l'astenersi dal peccato per rispetto e amore di Dio. Rispetto che si esercita in particolare nella Sua Casa, l'edificio sacro, dove sono custodite le Sacre Specie che, come ricorda padre Konrad, «non è né segno, né figura, né virtù (come hanno preteso gli eretici), non è pane che contiene Dio, come tutte le cose contengono Dio, non è pane benedetto, non è pane sacro, non è neanche la divinità sotto le apparenze di pane, ma Gesù Cristo + sotto l'apparenza di pane nella Sua divinità e la sua umanità diventato Sangue ed Anima». Un altro aspetto che dovremmo reimparare è quello, infatti, del decoro a partire proprio dalla chiesa; quante volte, specie tra una Messa e l'altra la domenica, ci comportiamo in chiesa come se fossimo in una piazza pubblica o al bar, ci scambiamo saluti in maniera calorosa e spesso a voce alta, a volte urlando? Quante volte, per la fretta o per i pensieri che ci attanagliano la mente, passiamo davanti alla Croce, all'Altare o al Tabernacolo senza nemmeno fermarci, come faremmo, invece, se passassimo davanti ad un conoscente? Leggiamo ancora, in un passo dell'omelia: «In questo riguardo, carissimi fedeli, non possiamo non accennare alla mancanza di adorazione da parte dei fedeli moderni, purtroppo anche membri del clero, intermediari che siamo fra Dio e l'uomo, entrando in chiesa passando davanti al Santissimo senza il minimo segno di rispetto, parlando a voce alta come se fossero in un luogo di incontro pubblico, o in un museo, anche al telefonino e, carissimi amici, ricevendo la santissima Eucarestia dopo esser mancati alla santa Messa domenicale, o alla santa purezza con altrui o da soli...».
Preghiamo quindi Nostro Signore perché ci insegni ad adorarLo degnamente, e perché l'Adorazione, che ha il suo culmine nel Sacrificio Eucaristico della Santa Messa, ci insegni l'umiltà ed il rispetto di Dio e delle cose sacre, e allontani da noi ogni peccato ed idolatria del mondo.

Cliccando qui potrete leggere l'intera omelia di padre Konrad Zu Loewenstein da cui ho citato alcuni passaggi in questo articolo.

venerdì 28 gennaio 2011

Due tipi di ecumenismo: l'omelia di padre Zu Loewenstein

E' appena terminata la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, in cui il tema principale è stato l'ecumenismo, cioè la tendenza a riunire tutti i cristiani. E' ancora viva nei nostri cuori l'omelia del Santo Padre lo scorso 25 gennaio: «Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo».
Oggi vorrei proporre l'omelia di padre Konrad Zu Loewenstein, cappellano per i fedeli che seguono la liturgia secondo il rito romano antico per il patriarcato di Venezia, pronunciata lo scorso 23 gennaio, e apparsa sul blog della Fraternità Sacerdotale San Pietro di Venezia (http://venezia.fssp.it/). In essa si prende in cosiderazione un problema importante che si deve affrontare quando si parla di ecumenismo: cosa significa unità dei cristiani? Significa forse che le diverse confessioni devono mettere in comune alcuni aspetti e rinunciare ad altri per creare una nuova religione comune? Molti pensano che la meta di questo cammino difficile ed importante sia questa; ma allora che ne sarebbe del messaggio di Cristo? Padre Zu Loewenstein mette a confronto due diversi tipi di ecumenismo, uno dal senso Cattolico, l'altro dal senso politico, ed addirittura anti-cattolico. Leggiamo le sue argomentazioni:

Il Vero Ecumenismo. Predica di Padre Konrad del 23.01.11

In nomine Patris, et Filii, et Spiritui Sancti.

In questa settimana di Preghiera per l'unione dei Cristiani, vogliamo considerare il fenomeno dell'Ecumenismo.

L'etimologia del termine "ecumenismo" è "Oikoumené" la parola greca che significa "mondo", il termine "ecumenismo" significa dunque, qualche cosa che riguarda tutto il mondo, qualche cosa di universale, qualche universalismo.

Ora, il termine Ecumenismo (con il suo significato di universalismo), viene inteso in due sensi distinti: primo senso è che tutto il mondo deve divenire cattolico; il secondo senso è che tutti gli uomini si devono unire sulla base di ciò che hanno in comune.

Il primo senso di Ecumenismo è il senso Cattolico, il secondo senso è il senso non cattolico!

Che il primo senso è Cattolico è già chiaro nell'etimologia del termine "cattolico" che significa "intero", viene dalla parola greca "olos" e si rapporta tra l'altro al genere umano itero.

Ecumenismo, nel secondo senso, non è una faccenda Cattolica, ma politica, perchè non spetta al bene ultimo dell'uomo in cielo come il cattolicesimo, ma spetta al suo bene su questa terra: spetta alla sua pace con altri quaggiù.

Ecumenismo nel secondo senso, che è purtroppo il senso lunge il più comune, non solo non corrisponde al cattolicesimo, ma è anche ostile al Cattolicesimo, perchè se cerchiamo solo ciò che ci unisce con altre Confessioni Cristiane, o con altre religioni (come se ci fossero altre religioni fuori che la sola vera Religione Cattolica), se cerchiamo solo ciò che ci unisce con loro, neghiamo o almeno trascuriamo e diluiamo, un articolo di fede dopo l'altro; cercando solo ciò che ci unisce ai luterani, neghiamo, per esempio, la natura sacrificale della Santa Messa, i Sette Sacramenti, il culto alla Madonna; cercando ciò che ci unisce ai musulmani, per esempio, neghiamo o trascuriamo il mistero della Santissima Trinità, la divinità e la missione salvifica di Nostro Signore Gesù Cristo + che costituiscono, infatti, il nucleo essenziale della fede.

Così il Cattolicesimo scende in una specie di vago cristianesimo in confronto con le altre confessioni, o in confronto con le altre religioni scende in una specie di vago umanesimo, o ricerca di essere simpatici a tutti!

Era questo il motivo dell'Incarnazione, della vita, della passione, della morte in Croce tra spasimi atroci di dolore di Nostro Signore Gesù Cristo + ? Domando!

Qualcuno proverà forse a difendere questo falso ecumenismo, che è la condivisione di ciò che è comune a tutti, dicendo che è una forma di amore, e l'amore è nell'analisi finale, lo scopo della nostra vita e Dio stesso è l'amore; la Santissima Trinità è un mistero di amore tra le Tre Persone Divine +. Ebbene è vero che la condivisione di tutto ciò che è comune tra Cattolici ed altri è una forma di amore, ma è anche vero che l'amore è cieco! e deve essere guidato dalla conoscenza.

L'uomo ha due facoltà principali dell'anima: la conoscenza e la volontà (o amore razionale), e tutte e due devono adoperarsi nel suo agire. Sul livello sovrannaturale questa conoscenza è la conoscenza della fede, e questo amore è l'amore della Carità, e tutte e due si devono adoperare nel suo agire: e la Fede e la Carità.

Non basta avere la fede per essere salvati; non basta amare per essere salvati, ma occorre la fede e la carità.

Rispondiamo dunque, a questa obiezione "che l'amore basti" dicendo che la conoscenza è anche necessaria.

Ma bisogna aggiungere (insieme) che la conoscenza, ha la precedenza sull'amore perchè, come ho già detto, l'amore è cieco e deve essere guidato dalla conoscenza: prima di amare devo sapere cosa amare e come amare. Se un ubriaco mi chiede cento euro ed io glieli do, non pratico l'amore perchè non lo posso amare in questo modo dando i soldi...

Sul livello soprannaturale la fede (come conoscenza sovrannaturale), ha la precedenza sulla Carità (come amore soprannaturale). L'oggetto della Fede è Dio, la Santissima Trinità e non posso amarLo con la carità prima di conoscerLo con la Fede.

Sul livello più profondo possiamo dire con Romano Amerio, nel suo libro ammirevole "Jota Unum", che la conoscenza precede l'amore, ultimamente, nel mistero della Santissima Trinità stessa, perchè la conoscenza di Dio tramite il Verbo precede l'amore di Dio tramite lo Spirito Santo: la processione del Figlio dall'intelletto del Padre, precede la processio dello Spirito Santo dall'amore reciproco del Padre e nel Figlio.

In questo modo possiamo dire che Dio, prima di essere un mistero di Amore è un mistero di Conoscenza.

Vediamo dunque che gli ecumenisti falsi si sbagliano quando dicono che "basta amare", necessario è piuttosto, ribadisco, sia la conoscenza, sia l'amore e, la conoscenza, ha la precedenza sull'amore; la fede sulla carità, il vero sul bene.

Come si esercita l'Ecumenismo?

L'Ecumenismo Cattolico avviene tramite l'insegnamento. Il primo compito della Chiesa è di insegnare la fede: la Chiesa è in possesso della fede che è la verità assoluta ed immutabile e deve insegnarla agli altri per la loro salvezza perchè per essere salvati devono conoscere Dio con la Fede e amarLo con la carità (di per se stesso e tramite il vicario) per glorificarLo quaggiù e in cielo per salvare le loro anime.

L'Ecumenismo falso... si esercita tramite il così detto "dialogo" che viene inteso come una specie di relazione reciproca con l'altro, dove l'uno è aperto all'altro e l'uno impara dall'altro a vicenda, in un tipo di processo senza termine in ricerca di una verità elusiva o mutabile, considerata come meno importante del dialogo stesso o dell'amore che lo costituisce.

Per valutare questo concetto di dialogo bisogna spiegare che la santa Chiesa Cattolica ha ricevuto la VERITA' da Dio stesso che è la Verità tutta intera.

Nostro Signore Gesù Cristo + di cui il Nome sia sempre adorato e benedetto, disse: "Io vi manderò lo Spirito della verità, che vi condurrà alla verità intera", questa verità è la verità sovrannaturale, il contenuto della fede, la verità assoluta e immutabile, più stabile della terra, delle stelle, della luna e del sole, perchè "il cielo e la terra passeranno ma - dice il Signore - le mie parole non passeranno".

Le parole del Signore, la verità della fede, sono immutabili e non cambieranno: neanche uno jota cambierà, e nessun uomo di Chiesa ha il potere di cambiare il minimo dettaglio della fede.

Ora, la santa Chiesa Cattolica ha ricevuto un mandato del Signore, da predicare questa fede raccontato alla fine del vangelo di san Matteo con le parole: "Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato"; alla fine del vangelo di san Marco, con le parole: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato"; alla fine di san Luca, con le parole: "Il Cristo doveva patire e risorgere e nel Suo nome saranno predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati".

Queste parole alla fine dei vangeli sono, per così dire, lo strumento per comunicare il contenuto dei vangeli alla terra intera, per comunicare gli avvenimenti e le parole di quei trentatre anni di vita terrena dell'adorabilissimo Figlio di Dio e di Maria che hanno cambiato per sempre la faccia di questa terra e hanno determinato definitivamente il destino eterno di ogni uomo, dall'inizio dei tempi fino alla loro fine.

Questo mandato è il "munus docendi" di Nostro Signore Gesù Cristo + stesso che ha tre "munera": il munus docendi, il munus regendi e il munus santificandi: tre uffici: quello di insegnare, quello di governare, quello di santificare, Questi tre Uffici li ha tramandati alla Sua Chiesa una, santa, Cattolica ed Apostolica e ad ogni membro del Suo Clero.

Insegnare la fede è dunque un ufficio, un compito, un obbligo della Chiesa e del Suo Clero: "guai a me se non predico il vangelo" dice san Paolo.

Insegnare la fede significa che la Chiesa che è in possesso della verità, la comunichi a qualcuno che non è in possesso di questa verità, ad una persona che ne è ignorante affinchè anche lui la conosca.

Non è un processo interminabile di dialogo, di discussione, di interessamento da parte della Chiesa alle opinioni false di altri, per cercare insieme una specie di...amalgamo del vero e del falso, nell'interesse di una convivenza puramente terrena.

Piuttosto è una comunicazione della verità, dell'unica verità: dalla verità soprannaturale e assoluta, la Verità che in fin dei conti è Nostro Signore Gesù Cristo + stesso che disse: "IO SONO LA VERITA' " affinchè ogni uomo venga alla conoscenza di questa verità e ogni uomo venga salvato!

Amen.

In Nomine Patris, et Filii et Spiritui Sancti

Sia lodato Gesù Cristo +

Testo tratto da http://sansimonpiccolo.blogspot.com/.
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