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sabato 16 giugno 2012

Ordinazione presbiterale di don Francesco

Oggi, sabato 16 aprile 2012, don Francesco Marchesi, il diacono che presta servizio presso la nostra parrocchia, viene ordinato prete nella Basilica Cattedrale di San Marco, per le mani di Sua Eccellenza Reverendissima il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia; insieme a don Francesco saranno ordinati sacerdoti anche altri due diaconi della nostra diocesi, don Mauro Margagliotti e don Morris Pasian: saranno inoltre le prime ordinazioni presbiterali del nostro patriarca Francesco dal suo ingresso solenne in diocesi, lo scorso 25 aprile.
Nato a Milano il 13 settembre 1978, don Francesco è laureato in giurisprudenza ed ha in seguito frequentato il seminario patriarcale della nostra diocesi. Inviato presso la nostra parrocchia nel 2010 dall'allora patriarca card. Angelo Scola, ha prestato servizio dapprima come seminarista e in seguito come diacono, dopo aver ricevuto l'ordinazione diaconale lo scorso 22 ottobre per le mani dell'allora amministratore apostolico mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza. Attualmente studia presso l'istituto ecumenico San Bernardino di Venezia.
La solenne celebrazione eucaristica durante la quale saranno ordinati i tre diaconi avrà inizio nella Basilica di San Marco alle ore 16; ad essa sarà presente anche un nutrito gruppo di nostri parrocchiani, che hanno dato la loro adesione nei giorni scorsi. Nella mattina di domani, domenica 17 giugno e undicesima del tempo ordinario, don Francesco celebrerà presso la nostra parrocchia la sua prima Messa, alla presenza di tutti i parrocchiani che desiderano fargli sentire la propria vicinanza ed anche di molti amici provenienti da Milano, sua città natale. La Santa Messa sarà celebrata in Duomo alle ore 10:30, per poter consentire una comoda affluenza di tutti coloro che desiderano essere presenti; pertanto l'orario consueto delle Sante Messe sarà così modificato: 7:00, 8:00, 10:30, 12:00, 16:00, 19:00 e 21:00, tutte celebrate in Duomo.
Facciamo i nostri migliori auguri a don Francesco per la sua ordinazione presbiterale; accompagniamo lui e i suoi due compagni con la preghiera al Signore Gesù Cristo, perché rafforzi in loro la fede e la vocazione, e possano così servire il Signore con mansuetudine ed obbedienza per avvicinare a Lui tutti i fedeli che incontreranno sul loro cammino.

sabato 28 aprile 2012

Le parole del Patriarca all'assemblea parrocchiale

Dopo la Santa Messa, il Patriarca Francesco si è soffermato ancora per un'ora tra la nostra gente nell'assemblea parrocchiale che ha concluso la giornata. L'assemblea è stata aperta dalle parole del parroco don Giuseppe, che ha fatto dono al Patriarca, a nome di tutta la comunità parrocchiale, del libro di recente uscita "Caorle Sacra", consegnato a mons. Moraglia direttamente da Renata Candiago, co-autrice dell'opera insieme a Paolo Francesco Gusso. Don Giuseppe ha poi illustrato la situazione della parrocchia, parlando delle iniziative di preghiera, dei gruppi di ascolto e di catechesi, dei movimenti ed anche dell'attività del sito parrocchiale. Dopo degli ulteriori interventi da parte di due parrocchiane, il patriarca ha rivolto ai fedeli presenti le seguenti parole a braccio.

Il parroco ha delineato la vita di una comunità; noi dobbiamo prima di tutto avere la consapevolezza che non siamo una comunità perfetta, ma che siamo una comunità che desidera voler bene al Signore. Perché la cosa più importante che noi dobbiamo avere in mente è proprio questo: Gesù, prima di lasciare la sua Chiesa a un uomo che si chiamava Pietro non gli ha chiesto se sapeva il latino o il greco, o se aveva studiato filosofia ad Atene, o se aveva frequentato le biblioteche di Alessandria d'Egitto. Gli ha chiesto per tre volte una sola cosa: "Mi vuoi bene più degli altri?". Allora ognuno di noi deve lasciarsi interrogare da questa domanda. Non saremo mai una comunità perfetta, perché siamo uomini e siamo donne, quindi abbiamo le fragilità: però abbiamo anche il desiderio di essere la comunità del Risorto; la prima lettura di oggi, ma anche i Vangeli pasquali e le letture pasquali, ce lo dicono in continuazione.
Vi faccio una piccola confidenza: anche per me non è stato facile venire a Venezia; ci sono venuto volentieri, ma è stato un taglio notevole. A un certo punto una persona m'ha detto: "Se ti hanno mandato lì, là troverai il Signore". E questa è stata una delle tante cose che, unita ad altre, di dire che, se il Vangelo è preso sul serio la nostra vita cambia. Ma il problema è prenderlo sul serio, cioè crederci!
Tra le tante cose che ho fatto ho anche insegnato teologia per 29 anni, e ringrazio il Signore; però vi dico che quello che mi è servito di più spiritualmente è la preghiera del mattino: iniziare una giornata dedicando un'ora o due alla preghiera. Mi ha dato molto di più che tante ore di studio quotidiane.
Ecco, allora, che c'è una dimensione prima che è il rapporto col Signore, che deve appartenere alla comunità e a chi costituisce questa comunità. Questo lo dico perché la scelta dell'Eucarestia, la scelta dell'Adorazione, è fondamentale: perché l'ascolto della Parola di Dio è l'ascolto del Signore, perché la catechesi è andare oltre e costruire quella Parola nelle situazioni differenti, complicate, complesse della mia vita. Per esempio la Dottrina sociale della Chiesa è fondamentale se vogliamo essere all'altezza del nostro tempo, se vogliamo essere in grado di dare delle risposte; quindi, io direi, sarebbe importante che gli adulti credessero nella catechesi magari scegliendo alcuni argomenti che ci permettano anche di poter leggere la situazione attuale in cui noi viviamo, il nostro Paese vive, a partire da dei valori veri. Per esempio, li enuncio: i principi della Dottrina sociale della Chiesa sono la Persona, l'intangibilità della vita, il matrimonio, l'educazione, la libertà nell'educazione, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni. Ecco, io vorrei che un laicato cattolico maturo, se non sempre, se non tutti i giorni, ma la domenica, per esempio, intendesse che vivere il giorno del Signore è anche leggere il quotidiano cattolico. Dico una volta alla settimana, non è sufficiente, ma è già importante.
Fate caso, molte volte noi sappiamo quello che dice il Papa dal telegiornale; nei nostri telegiornali di mezz'ora, venti minuti sono di cronaca giudiziaria - passiamo da un'aula all'altra di giustizia - oppure, a seconda dei periodi, omicidi insoluti su cui poi i giornalisti speculano e fanno ricami; più che inutile, perché siamo italiani e sappiamo quello che è successo ad Avetrana, o a Roma in via Poma. Poi adesso, se notate, ci sono dieci minuti di frivolezze, perché stanno anche indettandoci certe culture. Io sono amico degli animali, ma percepiscono quando mi vogliono mandare dei messaggi in cui, a un certo punto, tra l'animale e l'uomo non c'è più differenza e dico: qui non va bene. Non perché non vogliamo bene agli animali; vogliamo bene agli animali, ma nello stesso tempo vogliamo bene all'uomo, dobbiamo anche riuscire ad avere una scala di valori.
Quindi penso che la catechesi sia importante in ogni stagione della vita; noi molte volte la limitiamo alla prima Comunione e alla Confermazione, ma fate un po' questo esempio: quante cose noi abbiamo imparato dopo i dodici anni? Un film, un libro, un teatro, un viaggio... quante cose abbiamo imparato della vita, siamo cresciuti! E invece, sulle cose della Fede, noi siamo rimasti, molte volte, a dodici anni, l'età della Confermazione, non tenendo conto che la catechista faceva i salti mortali per parlare a dei bambini che avevano dai sette ai dodici anni, e in più aveva magari una classe che non stava in ordine, per cui non poteva nemmeno concentrarsi su quello che diceva. Siamo cresciuti su tutto, ma siamo rimasti rachitici sulla Fede. Adesso noi abbiamo davanti l'Anno della Fede, e in diocesi dobbiamo cercare di fare qualcosa, stiamo partendo, proprio perché molte volte il cattolico ha dei complessi di inferiorità. Vi faccio un esempio: se uno dice a quattordici anni "Io non credo" gli si risponde "E' uno che si pone i problemi; se uno a quattordici anni dice "Io credo" gli si risponde "Credulone!". Certe volte noi perdiamo di vista dei fondamentali che bisogna recuperare, cercare di fare il possibile per recuperare.
Quindi Eucarestia, Parola di Dio, catechesi, giovani: io ho segnato solo quello che diceva il parroco. Vengo ora al secondo intervento (*). Non è che il prete possa decidere quello che ha deciso Gesù Cristo; il Papa, un vescovo, un prete, un catechista, riceve qualcosa che gli è stato dato. Se noi non avessimo niente nei Vangeli sull'indissolubilità del matrimonio potremmo anche dire... Ma nei Vangeli viene posta a Gesù la domanda proprio sul divorzio (Mt 19, 3 / Mc 10, 2). E Gesù risponde in un determinato modo, molto chiaro, tanto che i suoi Apostoli Gli dicono: "Ma se questa è la condizione dell'uomo non conviene sposarsi" (Mt 19, 10). Detto questo, noi dobbiamo pensare che ci possono essere delle situazioni in cui una persona non meritava quello che gli è accaduto matrimonialmente; allora il discorso non è dare le colpe, non è quello di giudicare negativamente; ma neanche di giudicare in altro senso.
Esiste un'appartenenza alla Chiesa, che è quella, diciamo, della Comunione totale, che arriva ai Sacramenti. Poi le spiego un attimo perché l'Eucarestia è preclusa a chi ha in qualche modo infranto il vincolo matrimoniale, perché poi ci sono anche dei gradi di affermazione che noi dobbiamo conoscere. La persona che ha subito il divorzio, se si mantiene fedele a quel legame, può continuare ad accostarsi alla Comunione e testimonia ad oltranza in modo massimo l'indissolubilità del matrimonio. Pensi ad un coniuge che ha subito una situazione matrimoniale di frattura e, nonostante questo, rimane fedele.
Ci può essere il caso di chi ha contratto il matrimonio non avendo coscienza, consapevolezza, di quello che faceva. Il matrimonio è un atto umano: gli atti umani richiedono consapevolezza e libertà. "Non sapevo quello che facevo", ho escluso qualcosa di costitutivo del matrimonio. Ci può essere anche un matrimonio che va male e che si verifica che è nullo. Ma potrebbero esserci, ed è la maggioranza, forse, di matrimoni che vanno male e che non sono nulli. Allora, dal punto di vista pastorale, dobbiamo anche consigliare le persone in questo modo.
Mettiamo però il caso in cui un matrimonio si è frantumato e le due persone hanno fatto delle scelte matrimoniali di altro tipo. Allora, nel caso di queste persone: che cos'è il matrimonio? Il matrimonio è, lo dice San Paolo nella Lettera agli Efesini, al capitolo quinto: l'unione uomo-donna è un mistero, dice San Paolo, cioè un sacramento, un segno efficace di un'altra unione, Cristo-Chiesa (Ef 5, 32). Quindi
se si viene meno in questa fedeltà non si può celebrare l'Eucarestia, che è l'incontro di due fedeltà: l'uomo e Cristo. Allora, proprio perché c'è una opposizione a quella che è la sostanza del matrimonio, dobbiamo fare degli esami di coscienza nel preparare bene, soprattutto le nuove generazioni, al matrimonio. Allora io sono d'accordo quando un parroco si pone il problema se una persona è pronta a ricevere un sacramento; sia per quello che riguarda la prima Comunione, sia per quello che riguarda la Cresima, sia per quello che riguarda il Matrimonio. Perché certi matrimoni possono nascere sbagliati in quanto non c'è la maturità sufficiente in due persone, perché il matrimonio è una scelta coinvolgente, una scelta pesante. Allora noi dobbiamo anche far capire che il matrimonio va preparato; certi fallimenti matrimoniali non ci vuole un'esperienza di trent'anni di prete per prevederli. [...] Certi matrimoni spaccati sono già spaccati prima di nascere, bisogna capire che è un passo che va soppesato. Noi, molte volte, incominciando anche dal Sacramento della Confermazione o dal Sacramento della prima Comunione, dobbiamo riflettere non per spaventare o per far credere alle persone che le cose siano impossibili, ma preparare con consapevolezza.
Però ritorniamo al discorso in cui c'è il matrimonio rotto e con una scelta incompatibile con quello che è il Vangelo, perché io ci tengo a dire: è il Vangelo, è Gesù Cristo! E' lecito o no separarsi dalla propria moglie (perché al tempo di Gesù era inconcepibile che la donna si separasse dall'uomo)? Gesù dice che non è possibile, e loro gli rispondono: "Ma Mosè lo ha concesso". E Lui ha detto: "Per la durezza del vostro cuore, ma all'inizio non era così" (Mt 19, 8). Quindi non è che ci sia la scelta di un parroco, di un papa o di un vescovo, c'è la scelta di Gesù Cristo; questo deve essere chiaro, perché quello che lei pone è un problema gravissimo: io vado da un prete e mi sento dire "Fai la Comunione", vai da un altro prete e mi sento dire "No, non la puoi fare"; leggo un libro che mi dice che non si può fare la Comunione e ne leggo un altro che mi dice che si può fare la Comunione.
Quello che noi dobbiamo dire è questo: esiste una appartenenza alla Chiesa per gradi concentrici; la Comunione è l'espressione massima del legame. Le persone che hanno una situazione matrimoniale, diciamo, in contrasto, non è che siano delle persone che non possono entrare in chiesa, non è che sono persone che sono indicate a dito, come dire "Guarda, quello è un pubblico peccatore". No, qui veramente non bisogna giudicare, e bisogna trovare dei percorsi di accoglienza e di partecipazione nella vita ecclesiale che però non pretendano di annullare il significato dell'Eucarestia che è proprio espressione di un amore totale, di un dono totale.
Ci possono essere anche delle situazioni di frattura di matrimonio in cui la responsabilità è attenuata, la responsabilità è ridotta; non tutti hanno la stessa resistenza, capacità, perché rimanere soli da giovani è difficile, poi molti di noi possono avere dei parenti, dei figli, dei conoscenti che sono in questa situazione. Non è che si tratta di giudicare e non si tratta neanche di emarginare: hanno cittadinanza nella Chiesa. Si dice semplicemente: fintanto che c'è questa situazione non si può accedere alla comunione; però puoi pregare, puoi venire a Messa, puoi partecipare alla catechesi, puoi fare vita di carità.
C'è un livello in cui il prete non può decidere cose che sono state decise da Gesù Cristo. I confratelli che ragionano in un certo modo mettono in difficoltà gli altri, perché "quello è bravo, quello ha capito", "l'altro è duro". Molte volte, io ho conosciuto dei sacerdoti molto buoni, molto sacerdotali, più di altri che erano in polemica con tutti, col Papa innanzitutto, e con altri, come il vescovo, che però indicano la strada più facile. Quando mi vedrete dare le Cresime capirete che ho fatto una scelta: durante le Cresime voglio dire le cose importanti, che reputo importanti, per i genitori, per i ragazzi, per i catechisti e per la comunità; quindi non dire delle cose originali. Ai ragazzi molte volte dico: "Che cos'è la libertà?". Noi, purtroppo, siamo in un contesto in cui la libertà è "fai quel che vuoi". Ma dobbiamo anche avere la capacità, ad uno che dice "faccio quello che voglio", di dire "sei capriccioso". La libertà non è fare quello che si vuole; se io, a un certo punto, voglio andare contromano, perché è più breve la strada per arrivare a casa ed ho fretta, non sei libero. Allora chi fa quel che vuole è un capriccioso; e ai ragazzi dico: papà e mamma si alzano al mattino perché ne hanno voglia o perché hanno un progetto di vita? Si alzano al mattino perché hanno un progetto di vita, che magari siete voi, il loro progetto di vita ha il vostro nome o dei vostri fratelli; ma mettersi la sveglia alle sei lo fanno perché sanno che è bene farlo, perché devono pensare alla loro famiglia, perché devono crescere i loro figli. Se vostro papà e vostra mamma avessero l'idea di dire "la libertà è faccio quello che voglio" chiuderebbero la sveglia e dormirebbero fino alle dieci.
Allora la libertà è avere un progetto e realizzarlo; soprattutto, io sono libero quando realizzo un progetto faticoso: ecco la vera libertà. Noi i nostri ragazzi li lasciamo in balìa di questi messaggi; per cui molte volte nelle Cresime mi sentirete dire: "molte volte, per fortuna, la strada più facile è anche quella vera e giusta, ma non è sempre così". Il criterio non è la strada più comoda o più facile, ma è la strada più vera, la strada più giusta; forse noi manchiamo di una formazione catechistica, spirituale, affettiva dei nostri ragazzi, viviamo nella società dell'effimero. [...] Pensate un po': quarant'anni fa uno che doveva scrivere un messaggio doveva prendere carta e penna, scrivere, piegare la lettera, metterci il francobollo, spedirla e aspettare due giorni che arrivasse... Prima di parlare si pensava! Adesso con un messaggio non è più così, e i nostri ragazzi si abituano a questo, a un mondo virtuale. Io non dico che non bisogna giocare con i videogames, si può giocare; ma voi sapete che c'è anche una dipendenza e si crea un mondo virtuale, per cui, a un certo punto, se ho diciotto-vent'anni esco in macchina e non ho la percezione della strada.
Ecco, affettivamente è lo stesso, quando una persona arriva al matrimonio ed ha passato venti ragazze, o venti ragazzi. Io sorrido, ma rimango molto perplesso quando una mamma va a prendere il bambino all'asilo e dice: "Mio figlio ha la fidanzatina"; a tre anni la fidanzatina? Non è che ci veda niente di male, ma è una diseducazione. Perché un'altra cosa importante da dire e che ai nostri ragazzi noi rubiamo le stagioni della vita. Ora io non so se era l'ottimo, ma quando io ero bambino si andava a letto a Carosello; c'erano delle cose che erano delle conquiste. Adesso io ho provato a vedere delle scene di bambini ripresi lasciati soli alla televisione che imitano fisicamente le scene che vedono [...].
Allora capite bene che possono esserci le fratture dei matrimoni, e sono anche un fatto fisiologico, tante volte non colpevole: allora è lì che Dio giudicherà. Perché è anche differente la situazione di chi ha fatto il possibile per mantenere il proprio matrimonio da chi ha fatto l'impossibile per romperlo; e lì sarà Dio che giudicherà. A noi, come Chiesa, spetta accoglierli, farli sentire a proprio agio: per esempio, invece di dire "puoi fare la Comunione", si può dire "guarda che esiste la Comunione spirituale", e la Comunione spirituale non è da sottovalutare; esiste un mondo di vita cristiana in comunità.
Vi faccio una piccola confidenza: a me farebbe piacere più che dare le Cresime - ma capisco bene che essendo vescovo le devo dare - dare le prime Comunioni, perché le poche volte che, da vescovo, cadeva, o nella visita pastorale o altro, di dare le prime Comunioni, potevo spiegare ai bambini come si riceve l'Eucarestia, dire, ai genitori e alla comunità, valutiamo e riscopriamo i momenti di silenzio. Io ho provato all'anno sacerdotale, con il Papa e quindicimila preti in Piazza San Pietro, a fare mezz'ora di adorazione: guardate che una comunità in ginocchio e in silenzio è una catechesi. Pensate se una persona che non ha la Fede cattolica dovesse credere e capire qualcosa dell'Eucarestia entrando in una nostra assemblea: arriverebbe a pensare che lì c'è il Signore? Ecco, allora, che noi dobbiamo riscoprire tutto questo, non giudicare nessuno, accogliere tutti.
Nella Chiesa antica, il ritorno a Dio dopo un peccato grave era una cosa laboriosa che impegnava anni; si entrava nell'ordo penitentium: si andava dal vescovo, si diceva il peccato - ma non pubblicamente -, il vescovo lo ascoltava e, se era un peccato grave dava un cammino di penitenza, di conversione. Poteva durare tre, quattro, cinque anni; certe mancanze di certi preti potevano comportare il fatto di non poter più esercitare il sacerdozio. Mancanze serie chiedevano, per esempio, due o tre anni di avvicinamento, lasciato il peccato: un cammino di penitenza e di conversione. Allora, per esempio, c'erano i cristiani che erano cristiani, erano battezzati, ma avevano rotto la Comunione con dei peccati gravi, che potevano essere il furto, l'omicidio... Queste persone non potevano accedere alla Comunione anche quando chiedevano perdono, e iniziavano un cammino, che poteva durare anni, di avvicinamento. Era bello vedere che nella comunità alcuni, per esempio, non potevano entrare in chiesa, stavano fuori mentre si celebrava l'Eucarestia, e chiedevano, a coloro che potevano partecipare all'Eucarestia, di pregare per loro, di ricordarli all'altare. Ma loro non erano in polemica, avevano iniziato un cammino; poi alla tappa successiva entravano in chiesa e ci stavano fino all'offertorio, e quando l'Eucarestia diventava più sacra, il momento culminante, loro si accomiatavano, uscivano. Poi c'era un'altra tappa: partecipavano a tutta l'Eucarestia ma non facevano la Comunione. Poi a Roma il giovedì santo, in genere, e in Spagna il venerdì santo, dopo due anni o tre anni di cammino, se il peccato era molto grave, venivano assolti e allora potevano partecipare a tutta l'Eucarestia. Allora capite che l'Eucarestia aveva un valore: se io metto insieme l'Eucarestia in qualunque condizione sono, cosa vuol dire? Che non do nessun valore a quel gesto!
Concludo; sento dire, molte volte, che Gesù ha detto: "Prendetene tutti". E' vero: "Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio Corpo" (Mt 26, 26-29), è vero che l'ha detto. Ma chi fa queste esegesi frettolose, affrettate, si dimentica che Gesù prima ha fatto la lavanda dei piedi; e a chi gli diceva "Non lavarmi i piedi", diceva: "Non avrai parte con me" (Gv 13, 8). Ricordate Pietro: "Allora, Signore, lavami tutto" (Gv 13, 9). Allora stiamo attenti: l'Eucarestia è per tutti, ma ci vogliono delle condizioni, che ci permettono anche di cogliere il valore dell'Eucarestia. Il non poter partecipare all'Eucarestia, il rimettere la situazione di una persona nelle mani del Signore, che è l'unico Giudice, questo ci dà la sicurezza di non fare delle differenze o dei giudizi, di abbracciare tutti nella vita ecclesiale: puoi fare la carità, puoi partecipare all'Eucarestia, senza ricevere la Comunione ma puoi partecipare, puoi avere una vita di preghiera, puoi fare catechesi, puoi incontrare gli altri. Perché dobbiamo violentare l'Eucarestia?
Ecco, io mi limito a dire questo perché anch'io son stato prete, anch'io ho dovuto ascoltare confessioni di persone che mi facevano presenti anche situazioni molto difficili - una volta sola uno mi ha risposto male -; tutte le altre volte mi hanno detto: "Ma se è così sono contento di iniziare". Certo, poi noi preti dovremmo avere più carità, più pazienza, più ascolto; certo non si può dare l'Assoluzione però si può fare direzione spirituale a questa gente: non ti posso dare l'Assoluzione però ti accompagno spiritualmente. Forse, in questo momento e in questo cammino, poi si fa chiarezza nella mente della persona.
Ora, ci potrebbe essere anche il caso in cui delle persone sono sposate, è passato il tempo e vivono tra di loro in modo casto; si può anche fare un cammino in cui il direttore spirituale può aiutare. Questo è rischioso, lo capisco, ma si può fare: se c'è un vero proponimento e la cosa è portata avanti (non, per dire, faccio la Comunione e poi torno indietro). Ecco, se si rimuove la possibilità di scandalo, perché realmente queste persone vivono in modo casto, e ci sono dopo una certa età questi tragitti, lì è possibile fare la Comunione; però che sia rimosso lo scandalo e che veramente queste persone vivano castamente.
Io dico: la Misericordia di Dio è grande; a noi cercare di metterci a disposizione di questo cammino, di questa disponibilità, e sono convinto che uno trovi anche la serenità e trovi anche una sua collocazione nella Chiesa.


(*) Il secondo intervento, posto da una parrocchiana, chiedeva delucidazioni in materia della Dottrina della Chiesa sulla Comunione alle persone che non si trovano in una posizione regolare per quanto riguarda il matrimonio.

venerdì 27 aprile 2012

Visita del Patriarca - L'omelia alla Messa

Sia lodato Gesù Cristo.

E' una gioia quella di poter incontrare una comunità numerosa, una comunità che esprime la gioia di trovarsi intorno all'altare col proprio vescovo. Questa è la vera forza della Chiesa: il vescovo con il suo popolo. Ed è bello che ci si trovi di fronte a un popolo che è fatto di bambini, che è fatto di adolescenti, che è fatto da papà e mamma, che è fatto da anziani; perché la prima caratteristica di una comunità deve essere quella della presenza di tutti. Se avessimo solo i bambini sarebbe una ricchezza, ma mancherebbero i genitori; se avessimo solo gli anziani - quanto sono preziosi gli anziani, pensiamo ai nonni: certe volte, in certi periodi, sono addirittura degli ammortizzatori sociali, altre volte no, altre volte gli anziani debbono essere accuditi - però, quello che voglio sottolineare è questo, è importante che nella comunità ci siano tutti. E' chiaro che i membri della comunità possono essere anche feriti; e siamo in un momento in cui tante cose, anche dal punto di vista religioso, della Fede, non ci vengono semplici, ci possono essere delle fratture; ma la Chiesa accoglie tutti, la Chiesa vuole che tutti si sentano accolti. Allora è importante che, nella comunità ecclesiale, ci sia accoglienza, ci sia spazio, ci sia la presenza di tutti. Vedete, molte volte noi, sbagliando, ci poniamo di fronte alle situazioni in questo modo: ma se vado, che cosa dico? Non so cosa dire! Ma se vado a questo incontro ho qualche ferita da nascondere! Guardate, la cosa più importante è vincere queste paure; la cosa più importante, in un incontro, non è quello che io dico, non è la bella figura che io faccio, ma è esserci: perché con la mia presenza, col mio silenzio, col mio sorriso, posso aiutare gli altri; qualche volta li posso aiutare con qualche parola.
Vi dico, siete la prima comunità parrocchiale che io incontro da Patriarca di Venezia in questi incontri infrasettimanali per conoscere la comunità; sì, qualche Cresima l'ho già data, sia a Venezia sia a Mestre, ma voi siete, la comunità di Caorle di Santo Stefano, la prima comunità che io incontro per fare amicizia, per non essere estranei, per poter iniziare confortati reciprocamente un cammino di Chiesa. E la prima cosa che vi voglio dire è proprio questo: guardate che bella chiesa che avete! Vedete, quando si hanno le belle cose ci si abitua e non si percepiscono più come belle. Voi sapete che io sono genovese; il seminario di Genova è sulle alture di Genova, si domina tutta la città; pensate che, addirittura, dall'ultimo piano, nelle giornate particolarmente terse, al mattino presto si vede la Corsica. Io, la prima volta che sono andato in seminario, perdevo tempo dalla finestra; gli ultimi anni di seminario non mi accorgevo neanche più del panorama stupendo che avevo. Voi avete una bella chiesa; voi siete anche una bella comunità, perché siete tanti, perché ci sono i bambini, dicevo, perché ci sono gli adulti, perché ci sono anche dei volti segnati da delle rughe, perché ci sono dei capelli bianchi: questa è la bellezza della comunità. In chiesa sono a casa mia; certo, c'è il parroco, che celebra l'Eucarestia, che è insostituibile, ma la chiesa è la mia casa. Ecco, io vorrei che i momenti importanti della vita ecclesiale - la preparazione alla prima Confessione, la preparazione alla Comunione, la preparazione alla Confermazione - siano proprio momenti in cui la comunità si riscopre. Che dei bambini si accostino per la prima volta alla Comunione è una cosa che tocca: sono i bambini della mia parrocchia, si stanno preparando. E lo stesso per la Confermazione, lo stesso per i Battesimi: ecco, io vorrei veramente una comunità che si lascia prendere, intrigare dalla vita parrocchiale. Perché, vedete, la cosa triste è che si ragioni così, e molte volte succede: finché non hai cose importanti da fare vai in chiesa, poi iniziano le cose importanti della vita e allora Dio non esiste più; se va bene c'è l'età della pensione. Allora in chiesa abbiamo i bambini e i vecchi: questo no, questo non lo dobbiamo accettare. Allora la prima cosa per cambiare, se ci fosse, questa tendenza è proprio esserci: non è importante quello che io dico, è importante che io ci sia, con la mia presenza; poi, ripeto, da cosa nasce cosa.
Ecco, io vi do un brevissimo pensiero sulla prima lettura e il Vangelo. Abbiamo ascoltato, nella prima lettura, che un diacono, Filippo, è mosso dallo Spirito Santo e va a incontrare un uomo, un etiope, un ministro della regina Candace, un uomo importante, che era curioso delle cose di Dio. Qui c'è l'immagine dell'evangelizzazione di sempre: un papà, una mamma, un sacerdote, un catechista che evangelizzano sono sempre dei mandati. Io non sono qui per caso: se ci crediamo, alla fine qui mi ha mandato il Signore. E il Signore suscita nel cuore di ogni uomo la curiosità; quell'etiope leggeva il libro di Isaia e non capiva, ma era curioso tanto che Filippo gli chiede: "Ma capisci?". "Ma come posso capire se non c'è nessuno che mi spiega". Ecco la comunità: noi siamo dei mandati; quando noi prendiamo le nostre iniziative di catechesi, di pastorale, quando una mamma insegna a un bambino i rudimenti della Chiesa, come fa? Lo porta in chiesa e gli dice: "Quello è il Crocifisso". E, per un po', il bambino ha altro per la testa; però, intanto, nel bambino c'è l'immagine della mamma che entra in chiesa e che gli fa vedere il Crocifisso. Quante volte mi è capitato, quando ero vice-parroco, vedere delle mamme che, prendendo il bambino all'asilo, lo portavano in chiesa e assistevo a delle scene ridicole, a degli accucciamenti che erano la genuflessione; però, vedete, si dà la Fede in questo modo. Quante volte, parlo a chi è un pochino più anziano, abbiamo imparato la preghiera del Rosario perché la nonna, o la mamma, la sera ci radunava; magari lo si diceva un po' in fretta, magari non lo si diceva benissimo, ma lo si diceva! Ecco, noi dobbiamo capire che siamo mandati agli altri; e che gli altri sono sostenuti da quella Grazia di Dio che è quella curiosità. Questo etiope: "Come potrei capire? Nessuno me lo spiega". Quante volte certe persone hanno quella curiosità di Gesù, del Signore, di Dio, ma non hanno una persona che spieghi: ecco, la nostra comunità deve sentirsi impegnata; se ci fossero anche tutti ma mancassi io c'è una nota stonata. "Ma io sono stanco, ma io non ne ho voglia, ma non questa domenica"... no, vacci! Da cosa nasce cosa, e certe volte degli incontri a cui non davamo importanza segnano e cambiano la nostra vita.
Allora noi accompagniamo la Comunità con la nostra presenza e, soprattutto, cogliamo le occasioni dei grandi avvenimenti liturgici e sacramentali della nostra comunità. Questa è la festa della Fede.

Sia lodato Gesù Cristo.

martedì 24 aprile 2012

Il Patriarca in visita alla nostra parrocchia

Ad un mese dal giorno del suo ingresso e della solenne presa di possesso del Patriarcato, avvenuti lo scorso 25 marzo nella solennità dell'Annunciazione, Sua Eccellenza Reverendissima mons. Francesco Moraglia, Patriarca della nostra Chiesa di Venezia, giovedì 26 aprile verrà in visita nella nostra parrocchia del Duomo di Caorle: speriamo sia la prima di molte altre visite nel nostro territorio! Questo il programma di massima della visita: intorno alle 17:30 il Patriarca Francesco farà il suo arrivo in parrocchia e verrà accompagnato a fare un rapido giro del territorio parrocchiale fino ai suoi confini. Intorno alle 17:45 si tratterrà in colloquio con i sacerdoti della nostra parrocchia: il parroco mons. Giuseppe, don Antonio e il diacono don Francesco.
Gli appuntamenti pubblici, a cui tutti noi siamo invitati, cominceranno alle 18:30 con la Santa Messa in Duomo celebrata dal Patriarca, di certo il momento centrale di questa prima visita di mons. Moraglia. Malgrado il giorno infra-settimanale, invitiamo tutti i fedeli, soprattutto parrocchiani, ad assistere a questa Santa Messa, se non impediti da impegni lavorativi.
Alle 19:30, terminata la Messa, ci ritroveremo tutti insieme per un Buffet in patronato, durante il quale chi lo desidera potrà salutare e trattenersi per un breve tempo con il Patriarca in un momento conviviale.
Seguirà, intorno alle ore 20:00, l'assemblea parrocchiale in Duomo, aperta a tutti i parrocchiani e particolarmente raccomandata ai membri dei gruppi parrocchiali (come Gruppi di Ascolto, ragazzi e catechisti del Catechismo, membri del coro, gruppo Caritas e tutti coloro che svolgono particolari servizi); sarà questo il momento dove presentarci come parrocchia al nostro pastore e padre, senza volerci soffermare sulle difficoltà e sui problemi, che saranno oggetto delle prossime assemblee parrocchiali con il Patriarca.
Nell'attesa di questo momento, in trepidante attesa, preghiamo il Signore per la Chiesa intera, per il Papa ed anche per il Patriarca, perché doni loro forza e salute per sostenerli nei compiti che ha loro affidati; e poniamoci tutti sotto il manto della Madonna dell'Angelo, perché ci guardi con materna bontà, ci protegga da ogni male e doni serenità e pace alla nostra città e alla nostra diocesi di Venezia.

martedì 21 febbraio 2012

Le Ceneri e gli appuntamenti quaresimali

Comincia domani il Tempo liturgico della Quaresima, quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua, la solennità più importante dell'anno liturgico. La liturgia caratterizza il Tempo di Quaresima in modo del tutto particolare, ad iniziare proprio dal rito dell'imposizione delle Ceneri che si svolgerà domani in tutte le chiese cattoliche del mondo. Le Ceneri che domani il sacerdote ci porrà sul capo sono i resti del bruciamento degli ulivi rimasti dalla Domenica delle Palme dell'anno scorso; anche questo è significativo, poiché i rami d'ulivo benedetti il giorno delle Palme ricordano l'ingresso in Gerusalemme del Signore Gesù nella settimana santa, e sono il simbolo della Sua Passione (Gesù, infatti, prima del suo arresto, pregava il Padre nel Getsemani, l'orto degli ulivi). Invece il gesto di ricevere la cenere sul capo affonda le sue radici nella storia: apprendiamo che già presso l'antico Egitto era segno di lutto rotolarsi con tutto il corpo nella cenere. Ma l'origine del gesto cristiano del giorno delle Ceneri proviene certamente dai molti passi della Bibbia che ne parlano come di un gesto di penitenza compiuto per supplicare l'aiuto di Dio e per fare penitenza: come ad esempio i Maccabei, che prima della battaglia decisiva contro il nemico «si cosparsero il capo di polvere per la preghiera a Dio» (2Mac 10, 25); o come i tre amici di Giobbe, quando, vista la disgrazia in cui era caduto il loro amico, «levarono la loro voce e si misero a piangere. Ognuno si stracciò il mantello e lanciò polvere verso il cielo sul proprio capo» (Gb 2, 12). A sottolineare che il cospargersi il capo di cenere è segno di penitenza e pentimento, vi sono le parole che il sacerdote pronuncia: "Ricordati che sei polvere e che ritornerai polvere", oppure, "Convertiti e credi al Vangelo". Durante la Quaresima siamo dunque invitati a cambiare vita, a lasciare da parte gli eccessi (acuiti dal carnevale) e a pregare, nel tempo che ci conduce verso la Passione che Nostro Signore ha sofferto per amor nostro.
Le Sante Messe con l'imposizione delle Ceneri saranno celebrate domani in Duomo alle ore 8:30 e 18:30, quest'ultima in forma solenne; è inoltre previsto un momento di preghiera con la lettura della Parola di Dio alle ore 17:00 per i bambini e i ragazzi della catechesi, durante il quale saranno loro imposte le Ceneri, ma non vi sarà la celebrazione della Santa Messa.
Una particolare devozione che in Quaresima ci unisce in modo particolare alle sofferenze di Cristo sulla Croce è la Via Crucis, che anche quest'anno celebreremo in due momenti ogni venerdì di Quaresima: il primo alle ore 15:00 in Santuario per giovani ed adulti, il secondo alle ore 17:00 in Duomo per i bambini e i ragazzi della catechesi. Quest'anno, durante la via Crucis in Santuario, e con approfondimenti su questo blog, mediteremo le stazioni del Calvario con le rivelazioni private della beata Anna Caterina Emmerich, religiosa tedesca beatificata da papa Giovanni Paolo II nel 2004, che ebbe tra gli altri il privilegio di rivedere in visione la Passione del Signore, che ha raccontato nei suoi diari affinché tutti i fedeli potessero accostarsi all'immenso dolore che Gesù Cristo ha portato sul suo Corpo per redimere l'umanità.
Non dimentichiamo che la Quaresima è anche il tempo della carità: essa si esprime in maniera speciale col digiuno, l'astinenza e l'elemosina. Il digiuno (prescritto dalla Chiesa nei giorni di mercoledì delle Ceneri e del Venerdì Santo) e l'astinenza dalle carni (ogni venerdì di Quaresima) ci aiutano ad offrire anche col nostro intero corpo una preghiera a Dio attraverso il sacrificio ed il dominio di sé. Digiuno ed astinenza partono con il cibo ma possono essere applicati anche ad altri aspetti della nostra vita: ad esempio, soprattutto per i giovani e i ragazzi, può voler significare astenersi dal computer, dai telefonini o dai videogiochi, per dedicare quel tempo alla preghiera; oppure, alla stessa maniera, spegnere la televisione o rinunciare allo spritz hour, per rimanere nel concreto. Questo prima di tutto ha una dimensione personale, di penitenza; assume poi una dimensione anche pubblica, tramite l'elemosina, ad esempio devolvendo l'equivalente del proprio digiuno, ma non solo, ai poveri ed alle opere di bene. Il nostro patriarcato, anche quest'anno, promuove l'iniziativa "Un pane per amor di Dio", con una cassettina da tenere a casa e da restituire, possibilmente con qualche soldo dentro, nei giorni della Settimana Santa, destinando quindi un aiuto concreto alle opere di carità; la Chiesa, in questo caso, diventa un tramite, affinché questo piccolo sacrificio da parte nostra si indirizzi nell'aiuto dei poveri e dei più bisognosi.
Iniziamo dunque il cammino della Quaresima con questo spirito, di pentimento e di rinnovamento della propria vita, per giungere ad essere risollevati tramite la Risurrezione di Cristo.

sabato 11 febbraio 2012

Giornata mondiale del Malato 2012

Quest'anno si celebra la ventesima Giornata Mondiale del Malato. L'istituzione di questa particolare ricorrenza annuale si deve al beato papa Giovanni Paolo II, su richiesta del Pontificio Consiglio della Pastorale degli operatori sanitari, nel 1992. Nella lettera d'indizione il papa auspicava che la celebrazione di questa giornata contribuisse a «sensibilizzare il Popolo di Dio e, di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi; aiutare chi è ammalato a valorizzare, sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza; a coinvolgere in maniera particolare le diocesi, le comunità cristiane, le Famiglie religiose nella pastorale sanitaria; a favorire l'impegno sempre più prezioso del volontariato; a richiamare l'importanza della formazione spirituale e morale degli operatori sanitari e, infine, a far meglio comprendere l'importanza dell'assistenza religiosa agli infermi da parte dei sacerdoti diocesani e regolari, nonché di quanti vivono ed operano accanto a chi soffre». La data scelta per questa ricorrenza, l'11 febbraio, ha la sua motivazione nella memoria liturgica che oggi celebriamo, la Beata Vergine Maria di Lourdes: le apparizioni della Madonna e la vita di Santa Bernadette ci fanno volgere lo sguardo all'Amore di Dio per gli ammalati e i sofferenti, ci indicano nella Fede la medicina efficace sia per il male fisico che, soprattutto, spirituale, ci aiutano a vivere la sofferenza proiettati verso la gioia non di questo mondo ma dell'altro.
Anche quest'anno, per dare maggiore importanza e solennità alla Giornata mondiale del Malato, la nostra parrocchia ha organizzato una serie di eventi per domenica 12 febbraio: innanzitutto invita tutti alla Santa Messa solenne delle 10:45, alla quale saranno presenti gli ospiti della Casa di Riposo don Moschetta; seguirà, per quanti nei giorni scorsi hanno aderito all'iniziativa, il pranzo comunitario presso il Centro Pastorale Parrocchiale "Beato Giovanni XXIII"; infine la consegna del Premio Bontà alle ore 16.
Qui di seguito pubblico il Messaggio del Santo Padre, papa Benedetto XVI, in occasione della XX Giornata mondiale del Malato.

«Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)

Cari fratelli e sorelle!

In occasione della Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo il prossimo 11 febbraio 2012, memoria della Beata Vergine di Lourdes, desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza a tutti i malati che si trovano nei luoghi di cura o sono accuditi nelle famiglie, esprimendo a ciascuno la sollecitudine e l'affetto di tutta la Chiesa. Nell'accoglienza generosa e amorevole di ogni vita umana, soprattutto di quella debole e malata, il cristiano esprime un aspetto importante della propria testimonianza evangelica, sull'esempio di Cristo, che si è chinato sulle sofferenze materiali e spirituali dell'uomo per guarirle.

1. In quest'anno, che costituisce la preparazione più prossima alla Solenne Giornata Mondiale del Malato che si celebrerà in Germania l'11 febbraio 2013 e che si soffermerà sull'emblematica figura evangelica del samaritano (cfr Lc 10,29-37), vorrei porre l'accento sui «Sacramenti di guarigione», cioè sul Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, e su quello dell'Unzione degli Infermi, che hanno il loro naturale compimento nella Comunione Eucaristica.

L'incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (cfr Lc 17,11-19), in particolare le parole che il Signore rivolge ad uno di questi: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!» (v. 19), aiutano a prendere coscienza dell'importanza della fede per coloro che, gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore. Nell'incontro con Lui possono sperimentare realmente che chi crede non è mai solo! Dio, infatti, nel suo Figlio, non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire nel profondo il nostro cuore (cfr Mc 2 ,1-12).

La fede di quell'unico lebbroso che, vedendosi sanato, pieno di stupore e di gioia, a differenza degli altri, ritorna subito da Gesù per manifestare la propria riconoscenza, lascia intravedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica, è segno della salvezza che Dio ci dona attraverso Cristo; essa trova espressione nelle parole di Gesù: la tua fede ti ha salvato. Chi, nella propria sofferenza e malattia, invoca il Signore è certo che il Suo amore non lo abbandona mai, e che anche l'amore della Chiesa, prolungamento nel tempo della sua opera salvifica, non viene mai meno. La guarigione fisica, espressione della salvezza più profonda, rivela così l'importanza che l'uomo, nella sua interezza di anima e di corpo, riveste per il Signore. Ogni Sacramento, del resto, esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il Quale, in modo assolutamente gratuito, «ci tocca per mezzo di realtà materiali …, che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti dell'incontro tra noi e Lui stesso» (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010). «L'unità tra creazione e redenzione si rende visibile. I Sacramenti sono espressione della corporeità della nostra fede che abbraccia corpo e anima, l'uomo intero» (Omelia, S. Messa del Crisma, 21 aprile 2011).

Il compito principale della Chiesa è certamente l'annuncio del Regno di Dio, «ma proprio questo stesso annuncio deve essere un processo di guarigione: "... fasciare le piaghe dei cuori spezzati" (Is 61,1)» (ibid.), secondo l'incarico affidato da Gesù ai suoi discepoli (cfr Lc 9,1-2; Mt 10,1.5-14; Mc 6,7-13). Il binomio tra salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell'anima ci aiuta quindi a comprendere meglio i «Sacramenti di guarigione».

2. Il Sacramento della Penitenza è stato spesso al centro della riflessione dei Pastori della Chiesa, proprio a motivo della grande importanza nel cammino della vita cristiana, dal momento che «tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1468). La Chiesa, continuando l'annuncio di perdono e di riconciliazione fatto risuonare da Gesù, non cessa di invitare l'umanità intera a convertirsi e a credere al Vangelo. Essa fa proprio l'appello dell'apostolo Paolo: «In nome di Cristo ... siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Gesù, nella sua vita, annuncia e rende presente la misericordia del Padre. Egli è venuto non per condannare, ma per perdonare e salvare, per dare speranza anche nel buio più profondo della sofferenza e del peccato, per donare la vita eterna; così nel Sacramento della Penitenza, nella «medicina della confessione», l'esperienza del peccato non degenera in disperazione, ma incontra l'Amore che perdona e trasforma (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Reconciliatio et Paenitentia, 31).

Dio, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), come il padre della parabola evangelica (cfr Lc 15,11-32), non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli, ma li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della comunione imprigiona nell'isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa, nella gioia della festa del perdono e della riconciliazione. Il momento della sofferenza, nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi così in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendone errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell'abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa. Egli, nel suo grande amore, sempre e comunque veglia sulla nostra esistenza e ci attende per offrire ad ogni figlio che torna da Lui, il dono della piena riconciliazione e della gioia.

3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l'Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l'Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio.

Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l'ha accolta. In quell'ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione» (Lectio divina, Incontro con il Clero di Roma, 18 febbraio 2010). Ma «l'Orto degli Ulivi è ... anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione ... Questo duplice mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre "attivo" nell'olio sacramentale della Chiesa ... segno della bontà di Dio che ci tocca» (Omelia, S. Messa del Crisma, 1 aprile 2010). Nell'Unzione degli Infermi, la materia sacramentale dell'olio ci viene offerta, per così dire, «quale medicina di Dio ... che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma che, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia, rimanda alla guarigione definitiva, alla risurrezione (cfr Gc 5,14)» (ibid.).

Questo Sacramento merita oggi una maggiore considerazione, sia nella riflessione teologica, sia nell'azione pastorale presso i malati. Valorizzando i contenuti della preghiera liturgica che si adattano alle diverse situazioni umane legate alla malattia e non solo quando si è alla fine della vita (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1514), l'Unzione degli Infermi non deve essere ritenuta quasi «un sacramento minore» rispetto agli altri. L'attenzione e la cura pastorale verso gli infermi, se da un lato è segno della tenerezza di Dio per chi è nella sofferenza, dall'altro arreca vantaggio spirituale anche ai sacerdoti e a tutta la comunità cristiana, nella consapevolezza che quanto è fatto al più piccolo, è fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).

4. A proposito dei «Sacramenti di guarigione» S. Agostino afferma: «Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite... Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani» (Esposizione sul Salmo 102, 5: PL 36, 1319-1320). Si tratta di mezzi preziosi della Grazia di Dio, che aiutano il malato a conformarsi sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. Assieme a questi due Sacramenti, vorrei sottolineare anche l'importanza dell'Eucaristia. Ricevuta nel momento della malattia contribuisce, in maniera singolare, ad operare tale trasformazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù all'offerta che Egli ha fatto di Se stesso al Padre per la salvezza di tutti. L'intera comunità ecclesiale, e le comunità parrocchiali in particolare, prestino attenzione nell'assicurare la possibilità di accostarsi con frequenza alla Comunione sacramentale a coloro che, per motivi di salute o di età, non possono recarsi nei luoghi di culto. In tal modo, a questi fratelli e sorelle viene offerta la possibilità di rafforzare il rapporto con Cristo crocifisso e risorto, partecipando, con la loro vita offerta per amore di Cristo, alla missione stessa della Chiesa. In questa prospettiva, è importante che i sacerdoti che prestano la loro delicata opera negli ospedali, nelle case di cura e presso le abitazioni dei malati si sentano veri «"ministri degli infermi", segno e strumento della compassione di Cristo, che deve giungere ad ogni uomo segnato dalla sofferenza» (Messaggio per la XVIII Giornata Mondiale del Malato, 22 novembre 2009).

La conformazione al Mistero Pasquale di Cristo, realizzata anche mediante la pratica della Comunione spirituale, assume un significato del tutto particolare quando l'Eucaristia è amministrata e accolta come viatico. In quel momento dell'esistenza risuonano in modo ancora più incisivo le parole del Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6,54). L'Eucaristia, infatti, soprattutto come viatico è - secondo la definizione di sant'Ignazio d'Antiochia - «farmaco di immortalità, antidoto contro la morte» (Lettera agli Efesini, 20: PG 5, 661), sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre, che tutti attende nella Gerusalemme celeste.

5. Il tema di questo Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato, «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!», guarda anche al prossimo «Anno della fede», che inizierà l'11 ottobre 2012, occasione propizia e preziosa per riscoprire la forza e la bellezza della fede, per approfondirne i contenuti e per testimoniarla nella vita di ogni giorno (cfr Lett. ap. Porta fidei, 11 ottobre 2011). Desidero incoraggiare i malati e i sofferenti a trovare sempre un'ancora sicura nella fede, alimentata dall'ascolto della Parola di Dio, dalla preghiera personale e dai Sacramenti, mentre invito i Pastori ad essere sempre più disponibili alla loro celebrazione per gli infermi. Sull'esempio del Buon Pastore e come guide del gregge loro affidato, i sacerdoti siano pieni di gioia, premurosi verso i più deboli, i semplici, i peccatori, manifestando l'infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cfr S. Agostino, Lettera 95, 1: PL 33, 351-352).

A quanti operano nel mondo della salute, come pure alle famiglie che nei propri congiunti vedono il Volto sofferente del Signore Gesù, rinnovo il ringraziamento mio e della Chiesa, perché, nella competenza professionale e nel silenzio, spesso anche senza nominare il nome di Cristo, Lo manifestano concretamente (cfr Omelia, S. Messa del Crisma, 21 aprile 2011).

A Maria, Madre di Misericordia e Salute degli Infermi, eleviamo il nostro sguardo fiducioso e la nostra orazione; la sua materna compassione, vissuta accanto al Figlio morente sulla Croce, accompagni e sostenga la fede e la speranza di ogni persona ammalata e sofferente nel cammino di guarigione dalle ferite del corpo e dello spirito.

A tutti assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto a ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 20 novembre 2011, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo.

Benedictus PP XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana


Fonte: vatican.va.

sabato 31 dicembre 2011

Auguri di Buon Anno

«Fiat misericordia tua, Domine, super nos,
quemadmodum speravimus in Te.

In Te, Domine, speravi:
non confundar in aeternum.
»

Con le parole dell'inno Te Deum, l'inno di ringraziamento che ogni anno tradizionalmente la Chiesa canta l'ultimo giorno dell'anno, auguriamo a tutti i parrocchiani ed ai lettori del blog e del sito parrocchiale un felice anno 2012, affinché il Signore ci conceda pace e serenità e ci dia la forza di sopportare i momenti più difficili.



«Te Deum laudamus:*
Te Dominum confitemur.

Te aeternum Patrem,*
omnis terra veneratur.

Tibi omnes angeli,*
tibi caeli et universae potestates,

tibi cherubim et seraphim*
incessabili voce proclamant:

Sanctus,* Sanctus,*
Sanctus Dominus Deus Sabaoth.

Pleni sunt caeli et terra*
maiestatis gloriae tuae.

Te gloriosus*
apostolorum chorus,

Te prophetarum*
laudabilis numerus,

Te martyrum candidatus*
laudat exercitus.

Te per orbem terrarum*
sancta confitetur Ecclesia,

Patrem*
immensae maiestatis;

Venerandum tuum verum*
et unicum Filium;

Sanctum quoque*
Paraclitum Spiritum.

Tu Rex *
gloriae Christe.

Tu Patris*
sempiternus es Filius.

Tu, ad liberandum suscepturus hominem,*
non horruisti Virginis uterum.

Tu devicto mortis aculeo,*
aperuisti credentibus regna caelorum.

Tu ad dexteram Dei sedes,*
in gloria Patris.

Iudex crederis*
esse venturus.

Te ergo quaesumus, tuis famulis subveni,*
quos pretioso sanguine redemisti.

Aeterna fac cum sanctis tuis*
in gloria numerari.

Salvum fac populum tuum, Domine,*
et benedic hereditati tuae.

Et rege eos,*
et extolle illos usque in aeternum.

Per singulos dies*
benedicimus Te;

et laudamus nomen tuum in saeculum,*
et in saeculum saeculi.

Dignare, Domine, die isto*
sine peccato nos custodire.

Miserere nostri, Domine,*
miserere nostri.

Fiat misericordia tua, Domine, super nos,*
quemadmodum speravimus in Te.

In Te, Domine, speravi:*
non confundar in aeternum.»
«Noi ti lodiamo, Dio,
Ti proclamiamo, Signore.

O eterno Padre,
tutta la terra Ti adora.

A Te tutti gli angeli
e tutte le potenze dei cieli,

a Te i cherubini e i serafini
proclamano con voce incessante:

Santo, Santo,
Santo il Signore Dio dell'universo.

I cieli e la terra sono pieni
della tua maestà e gloria.

Te loda il glorioso
coro degli apostoli,

Te loda dei profeti
il gran numero,

Te loda dei candidi martiri
l'esercito.

Per tutta la terra
la Santa Chiesa proclama Te,

Padre
d'immensa maestà;

e l'augusto tuo vero
e unico Figlio;

e il Santo
Spirito Paraclito.

Tu, Re della gloria
o Cristo,

Tu sei Figlio
del Padre sempiterno.

Tu, generato per liberare
l'uomo,
non disdegnasti il grembo della Vergine.

Tu vinto il pungiglione della morte,
apristi ai credenti i Regni dei cieli,

Tu siedi alla destra di Dio,
nella gloria del Padre.

Giudice che sei creduto
ritornare.

A Te, dunque, chiediamo, vieni in aiuto dei tuoi servi,
che hai redenti col tuo sangue prezioso.

Fa' che siano annoverati nella gloria
insieme ai tuoi santi.

Salva il tuo popolo, Signore,
e benedici la tua eredità.

E guidali,
e sorreggili in eterno.

Ogni giorno
Ti benediciamo;

e lodiamo il tuo nome nei secoli
e nei secoli dei secoli.

Degnati, o Signore, in questo giorno
di custodirci senza peccato.

Abbi pietà di noi, Signore,
abbi pietà di noi.

Sia, o Signore, la tua misericordia sopra di noi,
come noi abbiamo sperato in Te.

In Te, Signore, ho sperato
che non sia confuso in eterno.
»

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale

«Oggi,
nella città di Davide,
è nato per voi un Salvatore,
che è Cristo Signore.
Questo per voi il segno:
troverete un bambino
avvolto in fasce,
adagiato in una mangiatoia
».


A tutti i lettori del blog
e del sito web della Parrocchia
Santo Stefano Protomartire del
Duomo di Caorle i più sinceri e
calorosi auguri di un sereno e
santo Natale.


giovedì 20 ottobre 2011

Francesco Marchesi diventa diacono

Sabato 22 ottobre alle ore 16:00 nella nostra Basilica Cattedrale di San Marco a Venezia riceverà l'ordinazione diaconale il seminarista Francesco Marchesi, che da ormai un anno presta servizio nella nostra parrocchia del Duomo. Insieme a lui verranno ordinati diaconi altri due seminaristi: Morris Pasian, della parrocchia di Jesolo centro, e Mauro Margagliotti, della parrocchia di Santa Barbara di Mestre. Ad ordinare i tre seminaristi sarà l'Amministratore apostolico del nostro patriarcato, S.E. mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza. Si tratta di un momento molto importante per tutta la diocesi; i tre giovani, infatti, accedono al primo grado del sacerdozio ministeriale (il diaconato), e nei prossimi mesi si prepareranno a ricevere l'ordinazione sacerdotale. Ed è un momento particolarmente importante anche per la nostra parrocchia, non solo per il fatto che Francesco presta già servizio presso di noi, ma anche perché ha deciso di servire la sua prima Messa da diacono proprio nel nostro Duomo, nella giornata di domenica 23 ottobre, durante la quale proclamerà il Vangelo e ci proporrà per la prima volta una riflessione sulla Parola di Dio. Ringraziamo, quindi, il Signore per questo dono che fa a Francesco (che da sabato in poi dovremo abituarci a chiamare "don") e a tutta la nostra comunità parrocchiale; in particolare preghiamo per lui, e per gli altri seminaristi che con lui saranno ordinati. Questa sera alle 20:30, nella parrocchia di Jesolo centro, si terrà una veglia di preghiera per i fedeli del litorale; ma anche coloro che per diversi motivi non potranno parteciparvi sono invitati a rivolgere una preghiera al Signore per questi nostri fratelli che diventeranno diaconi. Un altro momento di preghiera è previsto per domani, venerdì 21, sempre alle ore 20:30 in Basilica della Salute, sede del Seminario patriarcale.

Infine ricordiamo ancora una volta che la solenne celebrazione eucaristica, durante la quale l'Amministratore apostolico mons. Pizziol ordinerà diaconi Francesco, Morris e Mauro, si terrà nella Basilica Cattedrale di San Marco, a Venezia, sabato 22 ottobre alle ore 16:00. Coloro che vogliono partecipare di persona possono aggregarsi al gruppo di parrocchiani che partirà dal patronato intorno alle ore 13:15 per Punta Sabbioni (con mezzi propri e con il pullmino della parrocchia). Oppure possono raggiungere autonomamente Venezia in treno; in questo caso facciamo presente che ci sono treni dalla stazione di San Donà di Piave per Venezia Santa Lucia alle ore 13:33, 14:01 o 14:12.

mercoledì 27 luglio 2011

Lo speciale di Avvenire su Caorle

Pubblichiamo, anche se con un po' di ritardo, il bello speciale su Caorle realizzato su Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, pubblicato il 10 luglio scorso in occasione della Festa annuale della Madonna dell'Angelo. Non è la prima volta, grazie alla collaborazione della giornalista Donatella Brentel, che Caorle può godere di uno spazio così ampio su quella che possiamo definire la più famosa testata cattolica italiana; nello speciale in questione la giornalista è stata autrice di ben due articoli. Il primo, nella parte superiore della pagina, riguarda l'indimenticabile serata dello scorso 7 maggio, quando una modesta folla di persone, tra parrocchiani e non, si è radunata presso la spiaggia della Sacheta, per accogliere il passaggio del papa in elicottero mentre si spostava da Aquileia a Venezia. L'articolo ricostruisce l'intera serata, al termine della quale l'elicottero con a bordo il Santo Padre ha sorvolato due volte la spiaggia dove centinaia di persone, vestite con magliette bianche e gialle, hanno formato la scritta "W IL PAPA". Più volte, al termine della visita, il patriarca Angelo, oggi Amministratore apostolico, ha avuto modo di congratularsi con i caorlotti, e di trasmettere loro la sorpresa ed il ringraziamento del papa per un gesto così caloroso, che è rimasto impresso nel cuore del Santo Padre.
L'articolo principale, scritto dal nostro parroco, mons. Giuseppe Manzato, racconta l'iniziativa che vede egli stesso come protagonista nella visita alle famiglie, attività e negozi della nostra cittadina. Sul modello evangelico del seminatore che esce a seminare, non solo il parroco, ma anche i parrocchiani sono chiamati a seminare con le parole e con l'esempio l'esperienza della vita buona in Gesù Cristo, anche sopportando il rifiuto di alcuni fratelli. La consueta benedizione delle case e degli edifici diventa così un modo per il sacerdote di portare Gesù Cristo e per gli abitanti di accoglierlo per poterlo a loro volta trasmettere al prossimo.
Sulla destra il secondo articolo a firma di Donatella Brentel sulla Festa annuale della Madonna dell'Angelo, in cui si racconta brevemente la storia della manifestazione religiosa che ogni anno attira presso la Madonnina del Mare centinaia di fedeli e presenta la figura dell'arcivescovo titolare di Caorle, mons. Juliusz Janusz, che ha celebrato i riti più importanti e si è potuto fermare nella nostra cittadina per una breve vacanza.
Infine, in un piccolo riquadro in alto a destra, un approfondimento sulla figura del nostro ormai ex patriarca, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo eletto di Milano, ricordando le sue parole al termine dell'ultima festa quinquennale della Madonna dell'Angelo che egli ha presieduto, e che vuole essere un saluto nei suoi confronti da parte di tutti i parrocchiani.

Di seguito il collegamento alla pagina dello speciale di Avvenire:
Avvenire - Speciale Caorle, 10 luglio 2011.

sabato 2 luglio 2011

Auguri al Papa - Risposta dal Vaticano

In occasione del sessantesimo anniversario di Ordinazione sacerdotale del nostro Santo Padre, Benedetto XVI, ricorso il mercoledì 29 giugno, come abbiamo accennato in un articolo precedente, abbiamo spedito una lettera direttamente all'attenzione del Papa a nome di tutta la comunità parrocchiale (il testo è riportato in quello stesso articolo) per congratularci con lui, esprimergli la nostra vicinanza e pregare per lui. La lettera è arrivata a destinazione, e dal Vaticano ci è arrivata una lettera di risposta, inviata dalla sezione Affari generali della Segreteria di Stato, datata 25 giugno 2011. Ne trascriviamo ora il testo perché tutti i fedeli che frequentano la nostra parrocchia possano leggerla.

Lettera dalla Segreteria di Stato Vaticana
Risposta al messaggio di auguri del
29 giugno 2011

Dal Vaticano, 25 giugno 2011

Reverendi Signori,

il Sommo Pontefice ha ricevuto con riconoscenza il gentile messaggio augurale, che Loro, anche a nome di codesta comunità parrocchiale, hanno voluto indirizzarGli in occasione del 60° anniversario della Sua Ordinazione Sacerdotale, ricordando la recente visita pastorale in terra veneta e rinnovando la piena adesione al Suo universale Ministero Petrino.
Il Santo Padre ringrazia vivamente per il devoto gesto, avvalorato dalla preghiera, segno di comunione ed affetto, e, mentre invoca da Cristo Sommo Sacerdote l'abbondanza delle benedizioni celesti, volentieri imparte la Benedizione Apostolica, pegno di ogni desiderato bene, estendendola a quanti si sono affidati alle Loro cure pastorali ed alle persone care.
Con sensi di distinto ossequio mi confermo

 dev.mo nel Signore

Mons. Peter B. Wells
Assessore

Ringraziamo il Santo Padre per queste parole che ci riempiono di gioia e riconoscenza nei suoi confronti; rinnoviamogli la nostra obbedienza filiale e preghiamo per lui il Signore Gesù Cristo, che gli ha affidato la missione di pascere il Suo gregge, affinché abbia forza, vita e salute. In questo momento particolare per la nostra diocesi, non facciamo mancare una preghiera per la nomina del nuovo patriarca di Venezia, e perché nel frattempo la nostra Chiesa locale sia preservata da ogni male e proceda sicura sotto la guida del Vicario di Cristo in terra.
Alleghiamo una copia della lettera inviata dal Vaticano e di una immaginetta commemorativa dei sessant'anni di sacerdozio del Papa.

mercoledì 29 giugno 2011

60 anni da sacerdote nel segno di Pietro

Esattamente sessant'anni fa, il 29 giugno 1951, un giovane ventiquattrenne si prostrava nel Duomo di Frisinga davanti al Santissimo Sacramento e veniva ordinato sacerdote. Oggi, il 29 giugno 2011, quel sacerdote festeggia un così importante anniversario da Papa, e proprio nel giorno in cui la Santa Chiesa ricorda con solennità i Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma e di tutta la Chiesa romana. Diventa così per noi una ricorrenza gioiosa ed un'occasione per pregare il Signore per il nostro Papa Benedetto, affinché lo conservi ancora nel suo ministero sacerdotale e di successore dell'Apostolo Pietro, e gli doni la forza di combattere contro le forze del male che, come il Signore promise a Pietro, non prevarranno.
Qualche giorno fa la nostra parrocchia ha inviato a nome di tutta la comunità una lettera di auguri e congratulazioni direttamente al Santo Padre (speriamo che, malgrado i disguidi delle nostre poste, sia arrivata a destinazione in tempo); ma possiamo esprimere la nostra vicinanza e gioia per il Papa direttamente, essendogli vicini nella preghiera. Il cardinale Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero, ha inviato a tutti i vescovi una missiva nella quale spronava tutte le diocesi a dedicare sessanta ore di Adorazione Eucaristica con l'intenzione di preghiera particolare per il Santo Padre. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo unirci alla Chiesa Cattolica che ringrazia il Signore per il suo Vicario in terra e implora su di lui la Sua divina protezione; ad esempio recitando un rosario, o anche solo un mistero del rosario, per le intenzione del pontefice, oppure anche soltanto dicendo un Pater Ave Gloria.
Inoltre, per chi lo desiderasse, in diretta su TV2000 (canale 14 del digitale terrestre) e su Telepace sarà possibile vedere la diretta della Santa Messa celebrata dal Papa nella Basilica Vaticana a partire dalle ore 9:30. Di seguito pubblichiamo il testo della lettera inviata dalla nostra parrocchia al Santo Padre e un brano musicale, l'antifona Tu es Petrus, musicata dal principe della musica sacra, Giovanni Pierluigi da Palestrina; si tratta delle parole che Nostro Signore Gesù Cristo rivolse direttamente all'Apostolo Pietro, indicando che la missione del Papa deriva direttamente da Gesù Cristo e non è una invenzione dell'uomo, come taluni pensano.

Lettera della parrocchia a Sua Santità
Papa Bendetto XVI

Caorle, 20 giugno 2011

Vostra Santità

La comunità di Santo Stefano che è in Caorle desidera rivolgerVi un caloroso augurio per il sessantesimo anniversario della Vostra ordinazione sacerdotale. La coincidenza di questa fausta ricorrenza con la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo rappresenta l'occasione per l'intera comunità di ringraziare il Signore per averVi donato alla Chiesa e di invocare l'intercessione dei Santi patroni della Chiesa cattolica romana affinché il Signore nostro Gesù Cristo accompagni e conservi Vostra Santità nel compito di pascere il gregge che Egli affidò al suo Vicario in terra.
Come in occasione della toccante visita nella nostra terra, compresa tra Aquileia e Venezia, ribadiamo con forza e con gioia l'augurio «W IL PAPA» che abbiamo scritto sulla nostra spiaggia nell'indimenticabile sera del 7 maggio scorso, quando ha sorvolato i nostri lidi, e che rimane indelebilmente scolpita in tutti i nostri cuori.
Tanti auguri, Santità!

Con riconoscenza e filiale devozione
i parroci in solidum e la comunità di Caorle






Tu es Petrus,
et super hanc petram
aedificabo Ecclesiam meam,
et portae inferi
non prevalebunt
adversum Eam.
Et tibi dabo
claves regni coelorum.
Tu sei Pietro,
e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa,
e le porte degli inferi
non prevarranno
contro di Essa.
E a te darò
le chiavi del Regno dei Cieli.

lunedì 6 giugno 2011

Iniziative estive della parrocchia

E' iniziata la stagione estiva, e la parrocchia del Duomo di Caorle offre ai visitatori, agli ospiti e anche agli stessi parrocchiani una serie di iniziative. Innanzitutto già dallo scorso fine settimana è entrato in vigore l'Orario estivo delle Sante Messe: ciò significa che le Sante Messe prefestive in Duomo (il sabato sera e nella vigilia delle feste) saranno celebrate alle 18:30 e alle 21:00; mentre le Sante Messe festive (domenica e feste) alle 7:00, 8:00, 9:30, 10:45, 12:00, 16:00, 19:00, 21:00. In questo modo la parrocchia auspica che tutti i fedeli presenti nel territorio abbiano assicurata l'opportunità di assolvere il precetto festivo; in particolar modo i parrocchiani che, a causa degli impegni lavorativi, lavorano anche la domenica; per questo motivo sono aggiunte all'orario le Sante Messe delle ore 7:00 e delle ore 16:00. Ricordiamo inoltre la celebrazione dei Vespri cantati, la domenica e nei festivi, alle ore 18:15 sempre in Duomo. Le altre Sante Messe in parrocchia, nei giorni feriali, sono celebrate alle 7:00 e alle 18:30 in Duomo ed alle ore 8:30 al Santuario della Madonna dell'Angelo.
Altro auspicio per tutti gli ospiti e parrocchiani è che la vacanza estiva per gli uni e l'intenso periodo lavorativo per gli altri, non porti a trascurare la cura della propria anima; per questo ricordiamo la disponibilità di sacerdoti per la Confessione, con i seguenti orari: nei giorni feriali dalle 7:00 alle 7:30 in Duomo, dalle 8:30 alle 9:00 in Santuario e dalle 18:00 alle 18:30 in Duomo; il sabato dalle 15:00 alle 18:30 in Duomo. Alcuni sacerdoti, inoltre, saranno disponibili durante la celebrazione delle Sante Messe prefestive e festive, anche se sarebbe preferibile evitare di confessarsi durante la Santa Messa a cui si intende assistere. Oltre che per la Confessione sacramentale, un sacerdote sarà disponibile per qualsiasi bisogno spirituale nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9:00 alle 11:00 al Santuario della Madonna dell'Angelo (iniziativa Prete in ascolto). Infine un altro incontro di preghiera sarà la recita del Santo Rosario, alle ore 18:00 (prima della Messa feriale) in Duomo e alle ore 21:00 in Santuario dal lunedì al venerdì.
L'arte sacra, spiegata da alcuni volontari, è l'occasione per avvicinarsi al mistero di Cristo, nonché per conoscere la storia su cui si fonda la nostra stessa cittadina di Caorle. L'invito è dunque per tutti, ospiti e parrocchiani, alle Visite guidate al Duomo, nei giorni di lunedì, martedì, mercoledì e giovedì alle ore 21:00, con ritrovo davanti alla chiesa; il martedì, inoltre, contemporaneamente alla visita guidata in lingua italiana, sarà tenuta una visita guidata anche in lingua tedesca per i numerosi ospiti da Austria, Germania e Svizzera. Nei giorni di mercoledì e di venerdì, sempre a partire dalle ore 21:00, saranno disponibili dei volontari per la visita guidata al museo liturgico parrocchiale, con ritrovo davanti al portone del giardino della canonica (a destra guardando il Duomo). Nei giorni dal 2 al 15 luglio sarà inoltre possibile visitare una mostra sacra presso la chiesa della Madonna di Pompei, situata nel centro storico, in piazza Giovanni XXIII.
Ricordiamo, infine, l'apertura del Mercatino dell'usato, ogni sabato, domenica e lunedì, dalle 15:00 alle 18:00, ed il GREST parrocchiale per i bambini delle scuole elementari ed i ragazzi delle scuole medie della parrocchia, nei mesi di luglio e agosto.
Ci auguriamo che queste iniziative possano far sentire la nostra comunità parrocchiale vicina agli ospiti, che numerosi dimorano tra di noi nel periodo estivo; ed anche ai residenti, perché si ricordino che il Signore è con loro anche durante la stagione, e aspetta sempre che qualcuno si ricordi di andarlo a trovare, almeno la domenica.

venerdì 11 marzo 2011

La fiaccolata contro le dipendenze

Oggi, primo venerdì di Quaresima, il nostro parroco, mons. Giuseppe Manzato, ha voluto riproporre l'idea di una fiaccolata per sensibilizzare tutti i cittadini sui problemi che causano le dipendenze. La nostra città, se pur piccola, è purtroppo ai primi posti nelle classifiche venete per la diffusione ed il consumo di droga, ed il fenomeno pare inarrestabile. Sui giornali locali leggiamo sempre più spesso di arresti compiuti dalle forze dell'ordine per spaccio di droga; e quelli che pensavamo fossero delinquenti che venivano da fuori città a rovinare i nostri ragazzi, sono sempre più spesso parte della stessa gioventù caorlotta. Per non parlare degli adulti: anch'essi, infatti, sono esposti al pericolo della droga, ed anch'essi vi cadono, spinti dal desiderio di sballo e di divertimento, o dall'illusione d'onnipotenza che l'assenza di Dio crea nell'uomo. E non solo la droga, ma anche l'alcol rappresenta una grande piaga, non solo del nostro paese ma di tutta Italia; i giovani cominciano a bere alcolici fin da giovanissimi, spesso riescono ad entrare in possesso di bevande alcoliche anche se la legge vieta di vendere alcolici al di sotto dei 16 anni, e non si accontentano di bere un bicchiere in compagnia, cominciano la serata con la precisa intenzione di uscirne completamente ubriachi. Ma le dipendenze che affliggono la nostra (e le altre) comunità non si esauriscono tra le sostanze che si possono assumere con il corpo: abbiamo ancora il gioco d'azzardo, l'abuso del sesso, e tutte le altre dipendenze che soggiogano la mente umana ad una vita che di umano finisce per avere ben poco.
A cosa serve, dunque, una fiaccolata? Innanzitutto, come per la precedente edizione di questa iniziativa, ad aprire gli occhi sui problemi della nostra gente; viviamo purtroppo in una società che punta ad essere perfetta sotto tutti i punti di vista, e data anche la vocazione turistica del nostro territorio, preferisce nascondere i problemi sotto lo zerbino piuttosto che riconoscerli, affrontarli e risolverli. Questo lascia spesso nel più tremendo isolamento molte famiglie che dalle dipendenze sono rovinate; pensiamo alle famiglie dei ragazzi che sono caduti nella trappola della droga, o di uomini e donne presi ormai in maniera ossessiva dal gioco d'azzardo tanto da dilapidare interi patrimoni familiari. Un secondo scopo è quello di manifestare, dunque, la nostra vicinanza a queste famiglie, a questi uomini e donne e a questi ragazzi; anche qui si rischia di puntare il dito contro chi ha sbagliato, pensando che se una persona è caduta debba trovare da sola la forza per rialzarsi. Questo può essere giusto in altre situazioni della vita, ma non dimentichiamo che le dipendenze patologiche sono una malattia ben più subdola, che il più delle volte non possono essere superate soltanto con il buon proposito personale; c'è bisogno dell'aiuto di qualcuno che, come il buon Samaritano nei confronti dell'uomo moribondo, si prenda cura di queste persone, ne fasci le ferite e le affidi a qualche "albergatore" fino a che non si siano completamente rimesse. Vogliamo ricordare a questi ragazzi e adulti che droga e alcol sono veleni, che distruggono il sistema nervoso e gli organi vitali del corpo umano, oltre che le relazioni personali e familiari.
Ed arriviamo quindi ad una terza finalità di questa iniziativa, ma prima in ordine di importanza: l'amore. Siamo nel tempo di Quaresima, e abbiamo letto, nel messaggio del papa per la Quaresima, nell'omelia per la Messa delle Ceneri e nell'omelia del patriarca, che la mortificazione che ci viene richiesta è nulla senza amore. La nostra fiaccolata di stasera non vuole essere semplicemente un atto pubblico, una ostentazione di buoni propositi, ma è una preghiera. Riconosciamo che noi stessi, in primo luogo, siamo incapaci di risolvere da soli questi problemi, ed abbiamo bisogno di un aiuto dall'Alto. Ci recheremo quindi al Santuario della Madonna dell'Angelo, recitando il Santo Rosario, nell'atteggiamento degli invitati alle nozze di Cana: confidiamo nell'aiuto della Vergine Santa che, quando venne a mancare il vino per la festa di nozze, si recò Ella stessa dal suo Divin Figlio a supplicarLo: "Non hanno più vino". E, come i servi del banchetto, anche noi sentiamo risuonare nei nostri cuori la voce della Madonna che ci dice: "Fate quello che vi dirà".
Queste dunque le istruzioni, questa la strada che ci è mostrata per aiutare i nostri fratelli nel bisogno, ed aprire gli occhi il cuore di tante famiglie della nostra città che si illudono di non aver bisogno di Dio; e la mancanza di Dio si fa sentire. Preghiamo, come i nostri antenati hanno fatto più volte, ai piedi della Madonnina del mare, perché anche costoro ritrovino la strada per tornare verso casa come il figliol prodigo: anche nella miseria della condizione umana, il Padre è pronto ad accoglierci tutti e ad ammazzare il vitello grasso, pur di vederci tornare a Lui con il cuore contrito e lo spirito umiliato. Da parte nostra, esortiamoci l'un l'altro a fare festa per ognuno di questi fratelli che ritornerà a casa.
Che Nostro Signore Gesù Cristo guardi dall'alto la nostra miseria e ci aiuti, nel suo nome, in questo impegnativo ed importante obiettivo.

domenica 20 febbraio 2011

Mons. Felice Marchesan

Ventiquattro anni fa, il 20 febbraio 1987 tornava alla Casa del Padre monsignor Felice Marchesan, più che un parroco un padre per tutti i caorlotti. Nato a Caorle il 22 novembre 1905, fu ordinato sacerdote il 13 luglio 1930 dal servo di Dio il patriarca Pietro La Fontaine. Subito prestò servizio nella sua parrocchia natia come vicario cooperatore, ma appena nove anni dopo, nel 1939, fu promosso arciprete del Duomo, incarico che mantenne fin quasi alla morte, nel 1984. Battezzò, comunicò e sposò decine e decine di caorlotti, che ancora oggi lo ricordano come uno zelante pastore della Chiesa, affezionato alla sua città e ai suoi compaesani, devotissimo alla Madonna dell'Angelo, a volte un po' burbero ma certamente schietto e sinceramente preoccupato della vita spirituale dei suoi figlioli. Mons. Marchesan ha fatto la storia del suo tempo; un tempo difficile, specialmente quello tra le due guerre, nel quale si seppe distinguere come autorità religiosa ed anche politica. Non si può dimenticare il suo impegno per salvare la città dall'inondazione programmata dai tedeschi per motivi strategici, anche a rischio della sua stessa vita; impegno che è culminato nel voto del 2 gennaio del '44 alla Madonna dell'Angelo, che ancora ai nostri giorni ricordiamo. Molti caorlotti ricordano come lui, durante la guerra (e anche Caorle era stata bombardata dagli alleati, che cercavano di tagliare vie di fuga ai tedeschi) non rifiutasse la consueta visita agli ammalati, ai quali portava, oltre a un santino, le mille lire per "tirare avanti". Finita la guerra fu sempre lui a promuovere le riparazioni del Duomo, gravemente danneggiato dai bombardamenti, e la ristrutturazione del Santuario; sotto la sua supervisione sorse il patronato, oggi intitolato a papa Giovanni XXIII, perché fu proprio grazie al papa buono che poté essere completato. Fu lui il primo arciprete di Caorle ad essere insignito del titolo di Canonico Onorario di san Marco, dietro supplica dello stesso cardinale Roncalli, il quale scriveva ai fedeli caorlotti l'8 agosto del 1955:

«D'ora in poi i vostri Arcipreti saranno Canonici Onorari della Basilica Cattedrale e Metropolitana di San Marco. Dite, figlioli miei, dite voi se non è argomento questo di somma letizia sapere che il vostro pastore, quando parteciperà ad una funzione patriarcale a Venezia, avrà accanto al Patriarca un posto di speciale distinzione con i venerabili Seniori del Clero Veneziano. Ce è quanto dire: un posto distinto presso le Ossa del glorioso Evangelista San Marco, discepolo prediletto di San Pietro. Non è un complimento questo che vi faccio: ma è piuttosto un suadente invito a trovare nel nuovo vincolo di Caorle con Venezia un incitamento ad evangelico fervore e a franca professione di fede cattolica e romana. [...] Mi associo a voi nelle celebrazioni di ottobre per le nozze d'argento del vostro arciprete che è figlio di Caorle: fiore lui stesso della vostra gente, e geloso custode con voi, di quanto la storia, le tradizioni e l'arte vi hanno lasciato in nobile retaggio.»

Una volta divenuto papa, Giovanni XXIII insignì inoltre l'arciprete del Duomo di Caorle durante munere del titolo di protonotario apostolico, e gli concesse la facoltà di celebrare quattro Messe pontificali all'anno.
Alla Messa cantata delle 10:45 sarà ricordato il compianto arciprete mons. Felice Marchesan, nel 24mo anniversario della sua morte.

domenica 26 dicembre 2010

Santo Stefano Protomartire

La ricorrenza di Santo Stefano assume per noi il grado di solennità, in quanto patrono principale della nostra parrocchia; pertanto, pur essendo la domenica della Santa Famiglia, celebreremo il primo martire cristiano, che, secondo il racconto degli Atti degli Apostoli, subì la lapidazione pochi giorni dopo l'Ascensione di Gesù al cielo. La data del 26 dicembre, vicina al Natale, fu scelta per unire idealmente la nascita di Cristo alla nascita al cielo di colui che per primo diede la vita per Lui. Parimenti, vicino al Natale troviamo le ricorrenze di san Giovanni evangelista, dei santi Innocenti ed anticamente persino i santi Pietro e Paolo erano ricordati in questi giorni natalizi.
Quest'anno vorrei concentrarmi su alcuni aspetti storici e tradizionali che riguardano il culto del protomartire. La tradizione che lega Caorle a Santo Stefano affonda le sue radici molto lontano nei secoli; il vescovo Pietro Martire Rusca (1656 - 1674), in una missiva inviata a Roma il 16 agosto 1664, scriveva che alcune reliquie esistevano nel Duomo da oltre mille anni, portate a Caorle dal vescovo Giovanni di Concordia, anche se non ne esistono notizie sicure. Quel che è certo è che reliquie del Protomartire cristiano devono essere state custodite nella cattedrale fin dall'erezione della diocesi caprulana che, come sappiamo, fu fondata dagli esuli concordiesi, la cui cattedrale è a loro volta dedicata a santo Stefano. Al tempo del vescovo Giorgio Darmini (1648 - 1655) fu presentato il progetto di un reliquiario marmoreo che contenesse, tra le altre reliquie, il "cranio di santo Stefano"; reliquiario che fu completato nel 1658 dal vescovo Rusca, quando con grande solennità e concorso di popolo fu compiuta la traslazione dei resti santi.
Ma la storia delle reliquie di santo Stefano è tutt'altro che chiara; dopo la morte per lapidazione il corpo, che era stato abbandonato alle bestie senza che, miracolosamente, alcuna di esse lo toccasse, fu sepolto poco lontano da Gerusalemme, in un luogo chiamato Caphargamala. Per quattrocento anni fu quindi dimenticato, a causa delle persecuzioni ai cristiani, della distruzione di Gerusalemme nell'anno 135 e per il fatto che il culto dei martiri non ebbe inizio prima del II secolo. Solo nel IV secolo, dopo la concessione della libertà di culto, un prete di nome Luciano ebbe la visione in sogno di un vecchio con barba bianca ed abiti liturgici, che si rivelò essere il dotto Gamaliele (che istruì san Paolo e che seppellì santo Stefano), il quale gli chiese di dare una degna sepoltura al corpo del suo amico e di altri santi, indicandogli il luogo esatto dove l'avrebbe trovato. Il ritrovamento dei corpi nel giardino di Caphargamala destò grande stupore nel mondo cristiano appena agli albori, e così si diffuse il culto di santo Stefano; il corpo fu seppellito nella chiesa di Sion a Gerusalemme, mentre alcune reliquie furono lasciate a Luciano.
Successivamente le reliquie furono traslate a Costantinopoli per poi approdare a Roma e in Italia, alla fine del VI secolo. Qui il corpo fu sepolto all'interno della tomba di san Lorenzo; il culto dei due diaconi martiri fu così legato in maniera stretta, e ne abbiamo una testimonianza anche nel nostro Duomo, nell'affresco dell'absidicola sinistra risalente al XIV secolo, ove i due santi sono raffigurati ai lati della Vergine col Bambino. Da Roma le reliquie del protomartire cristiano si diffusero in tutta Italia, approdando anche a Venezia nel XVIII secolo; era questo un periodo di grande fervore nella fede e bisogna dire che proliferarono molti falsi tanto che a Roma erano venerati addirittura tre reliquiari contenenti braccia di santo Stefano.
Le reliquie rimaste oggi sono quelle del corpo, conservato presso la chiesa di santo Stefano a Venezia, ed il cranio, conservato nel nostro Duomo, già cattedrale; alcuni frammenti ossei del cranio sono conservati a Putignano, in Puglia, ed altre reliquie del santo sono sparse ancora oggi per il mondo.
Veneriamo dunque santo Stefano, primo martire della Chiesa; da lui prendiamo l'esempio di come professare la fede in Gesù Cristo anche a costo della propria stessa vita. Affidiamo a lui, nostro patrono, le anime e le vite di molti nostri fratelli cristiani che in diverse parti della terra continuano a dare la vita per Gesù Cristo (è di ieri la notizia di 40 morti in Nigeria per le violenze di estremisti contro una chiesa durante la celebrazione della Messa di Natale). Chiediamogli la sua intercessione perché la nostra fede si rafforzi e nella nostra comoda vita di ogni giorno non rinneghiamo il nostro Salvatore per paura di essere esclusi dalla società; ricordiamoci come i pastori del presepe furono i primi a vedere Gesù proprio perché esclusi dalla società. Soffermiamoci oggi, prima o dopo la santa Messa, in preghiera davanti all'altare, ove sarà esposta la reliquia del cranio, e meditiamo silenziosamente la vita e la morte del nostro santo patrono, concludendo con le parole dell'orazione colletta:

«Donaci, Signore, di esprimere nella vita il mistero che celebriamo nel giorno natalizio di santo Stefano primo martire e insegnaci ad amare anche i nostri nemici sull'esempio di lui che morendo pregò per i suoi persecutori. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.»

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