Duomo di Caorle su facebook

sabato 10 settembre 2011

Festa della Madonna dei fagotti

La domenica successiva alla festa della Natività della Beata Vergine Maria è ugualmente dedicata, nella nostra parrocchia, alla Madonna, in quella che viene tradizionalmente chiamata "Festa della Madonna dei fagotti". Tale ricorrenza aveva, come la maggior parte delle feste di carattere religioso, un significato pratico molto importante, e testimoniava la grande devozione che il popolo nutriva nei confronti, in questo caso, della Santa Vergine. Nel periodo intorno all'8 settembre, chiamato Fraima (dal latino "infra hieme", che significa in prossimità dell'inverno) i pescatori lasciavano le loro abitazioni per riprendere l'attività di pesca dopo la pausa estiva, e si recavano nei casoni, le tipiche costruzioni in canna palustre costruite tra le isole della laguna caprulana. A quel tempo e fino agli anni Settanta del secolo scorso, i pescatori costituivano la parte più cospicua di tutta la popolazione cittadina, così questa sorta di migrazione stagionale degli uomini di Caorle, che sarebbe durata fino a Natale, diventava un evento importante. Essi si recavano presso il rio, che all'epoca si addentrava fino all'interno dell'odierna Piazza Papa Giovanni XXIII, formando una vera e propria processione, muniti dei loro vestiti e dagli attrezzi per la pesca racchiusi in un fagotto. Una volta giunti alle loro imbarcazioni ricevevano la benedizione del sacerdote, quindi potevano partire; non a caso proprio i pescatori vollero, nel XIX secolo, la costruzione di una chiesa dedicata alla Madonna del Rosario adiacente al luogo da dove ogni anno partivano per la pesca invernale, senza sapere con certezza se sarebbero tornati indietro. Quella chiesetta, ristrutturata nel 1950, è oggi dedicata alla Madonna del Rosario di Pompei.
Al giorno d'oggi la pesca non è più la principale attività di sussistenza del popolo caorlotto, scalzata dal turismo che ha certamente tempi diversi rispetto a quelli dei pescatori di un tempo. Tuttavia il mantenimento di questa ricorrenza religiosa, spostata alla domenica successiva, non è un inutile retaggio del passato o un anacronismo; settembre rappresenta per molti, ancora, l'inizio delle attività lavorative dopo una pausa estiva più o meno lunga, soprattutto per i nostri bambini e ragazzi che iniziano la scuola proprio il giorno successivo. Anch'essi, per una strana coincidenza, partiranno dalle loro case con il proprio fagotto, certamente più alla moda di quello dei vecchi pescatori, per il lavoro quotidiano. Sembra proprio, con il mantenimento di questa ricorrenza fino ai nostri giorni, di sentire la voce materna della Vergine Santa rivolgersi al suo popolo, per richiamare i suoi figli che sembrano diventati sordi alle sue dolci parole, e garantire ancora la sua protezione per quanti la invocano.
Nella giornata di domani, dopo le Sante Messe in Duomo (alle 10:45 la Santa Messa solenne), saranno celebrati i Vespri alle 17:45, al termine dei quali si snoderà dal Duomo per le vie del centro storico la processione con il simulacro della Madonna delle Grazie. Potessimo accogliere con gratitudine il richiamo della Madonna che con insistenza chiama alla conversione i suoi figli! Come sarebbe bello se i genitori accompagnassero i propri bambini alla processione di domani sera, specialmente i più piccoli, che cominceranno la scuola lunedì; e se anche i ragazzi più grandi, soprattutto coloro che hanno frequentato il grest parrocchiale (sia come partecipanti che come animatori) e frequenteranno gli incontri di Catechismo in parrocchia quest'inverno, si mettessero simbolicamente alla sequela di Maria Santissima in questa manifestazione pubblica di fedeltà e devozione, chiedendo a Lei l'aiuto per far sì che l'anno scolastico alle porte inizi e si concluda positivamente! Anche gli albergatori potrebbero cogliere l'occasione di questa festa per ringraziare la Madonna per la stagione turistica ormai in via di conclusione, e pregare perché anche l'anno venturo il Signore possa garantire loro un lavoro dignitoso, cosa per nulla scontata. Magari non potranno partecipare alla processione per motivi di lavoro, ma forse potranno accendere una candela presso il simulacro della Madonna esposto in Duomo, o semplicemente recitare una preghiera: un altro segno che vuole significare affidarsi alla sua materna protezione.
L'augurio dei sacerdoti e di tutta la parrocchia è dunque quello di accogliere l'invito della Santissima Madre di Dio, dispensatrice di ogni grazia del Signore; la partecipazione a questa festa della Madonna dei fagotti, che resiste ai tumulti secolarizzatori di questi tempi, possa convertirci ad un pensiero più umile nel nostro modo di vivere e ad una sincera devozione, com'era quella dei nostri antenati.

Ricordiamo che da questo fine settimana entra in vigore l'orario post-estivo: l'unica Santa Messa prefestiva in Duomo sarà celebrata alle ore 18:30 (è soppressa la Santa Messa delle ore 21), mentre la domenica sono state soppresse le Sante Messe delle ore 16 e delle ore 21; l'orario domenicale delle Sante Messe è dunque 7:00, 8:00, 9:30, 10:45, 12:00, 19:00.

giovedì 8 settembre 2011

Mons. Pizziol amministratore apostolico

COMUNICATO DELLA CANCELLERIA PATRIARCALE

Dopo aver preso congedo da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinal Angelo Scola, già Patriarca di Venezia, trasferito all’Arcidiocesi di Milano, in data odierna, il Santo Padre Benedetto XVI, con Decreto della Congregazione per i Vescovi, ha nominato Amministratore Apostolico del Patriarcato di Venezia “sede vacante” Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Beniamino Pizziol, Vescovo di Vicenza, conferendogli tutte le facoltà, i diritti e i doveri dei vescovi diocesani, precisando che tale mandato avrà termine con la presa di possesso canonica del nuovo Patriarca.

Sua Eccellenza l’Amministratore Apostolico ha pertanto confermato in forma delegata tutte le potestà e le facoltà che i Vicari episcopali godevano prima della vacanza della sede patriarcale, oltre a quelle deleghe conferite a suo tempo dal Card. Angelo Scola, ovvero a Mons. Orlando Barbaro la delega a provvedere alla soluzione delle emergenze riguardanti la celebrazione dell’Eucaristia presso le parrocchie, le rettorie e le cappellanie presenti nel territorio diocesano, nonché la rappresentanza alle principali celebrazioni liturgiche cui l’Amministratore Diocesano non potrà presenziare, a Mons. Valter Perini la delega per tutto quanto attiene allo svolgimento del ministero e più in generale alla vita dei chierici, diocesani e non, presenti nel Patriarcato, a Mons. Giacomo Marchesan il compito di assistere e visitare i sacerdoti anziani e ammalati e a Mons. Danilo Barlese la delega alla concessione delle licenze previste dalla vigente legislazione canonica in materia amministrativa, nonché al coordinamento della pastorale diocesana. Tutti gli altri delegati patriarcali vengono confermati nel loro incarico, mentre la delega per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso viene mantenuta dall’Amministratore Apostolico.

L’Amministratore Apostolico invita tutte le comunità della Diocesi a pregare quotidianamente affinché la Chiesa di Venezia non resti a lungo priva del suo pastore, raccomandando che in Cattedrale come in tutte le altre chiese del Patriarcato si celebrino frequentemente le Sante Messe per l’elezione del Vescovo o dello Spirito Santo che sono nel Messale Romano. In particolare chiede che nella preghiera dei fedeli si aggiunga la seguente intenzione: “Per la nostra Diocesi, perché il Signore, Padre che si prende cura di tutti i suoi figli, si degni di donarci un pastore secondo il suo cuore, che ci accompagni con instancabile amore nel nostro cammino dietro a Cristo, preghiamo.”

Infine si rende noto che durante la preghiera eucaristica non si farà più menzione del Vescovo diocesano sino alla presa di possesso dell’eligendo Patriarca e, di conseguenza, si pregherà “per il nostro papa Benedetto e per tutto il collegio episcopale”.


Venezia, 8 settembre 2011.

 Don Diego Sartorelli
Pro-Cancelliere Patriarcale

L'omelia del cardinale Scola durante la Santa Messa di Congedo dal Patriarcato

In una Basilica di San Marco gremitissima, ieri, 7 settembre, il cardinale Angelo Scola si è congedato dal patriarcato di Venezia con una solenne Celebrazione Eucaristica. Durante l'omelia il cardinale ha esordito con le parole del terzo capitolo della lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi, «Se siete risorti con Cristo»: non "sarete risorti", ma "siamo risorti". Per questo lo stesso apostolo Paolo ci invita a manifestare nella nostra vita questa risurrezione in atto, nell'attesa di poter apparire noi stessi insieme con lui nella gloria. Tramite il Battesimo siamo morti ad un attaccamento e ad una visione terrena della nostra vita, poiché la nostra vita è già nascosta con Cristo in Dio. Ci siamo svestiti dell'uomo vecchio, fatto di passioni e di imperfezioni, e ci siamo rivestiti dell'uomo nuovo. Questo è il senso dell'affermazione: «Cristo è la nostra vita»; non una convinzione nostra, magari retaggio della nostra infanzia. Se viviamo seriamente il nostro Battesimo, esso significa la morte del nostro uomo vecchio, fatto di peccati, e la risurrezione dell'uomo nuovo, ricostruito ad immagine e somiglianza di Dio per mezzo di Gesù Cristo suo Figlio.
In quest'ottica, ha proseguito il cardinale Scola, viviamo anche questo momento di distacco; cioè se siamo effettivamente risorti con Cristo, benché questa risurrezione ora si manifesti in uno stato ancora germinale e sarà completa soltanto dopo la morte del nostro corpo, allora siamo oggettivamente orientati, incanalati a questo destino della presenza vivente di Gesù Cristo. Percui ogni cosa, compreso il distacco, è ordinato in Cristo per il nostro bene, ci fa avanzare lentamente e superare ciò che di noi, con il nostro dolore, appartiene ancora alla dimensione terrena, perché possiamo orientarci tutti verso il Cielo. La distanza ed il distacco, quindi, ordinano ogni aspetto della nostra vita personale e relazionale; il dolore e lo sconforto che da essi possono provenire sono il viatico per giungere a questa risurrezione di cui Nostro Signore ci ha fatti partecipi, soffrendo Lui stesso per primo, attraverso i Sacramenti. Tuttavia, sottolinea il cardinale, questo distacco non è una vera separazione: quasi dieci anni di vita insieme come guida della Chiesa di Venezia e l'affetto reciproco tra lui ed i veneziani (testimoniato dal fervore con cui è stato accolto nel corteo acqueo sul canal grande che lo ha condotto fino in piazza san Marco) sono un legame che non potrà essere sciolto facilmente, specialmente se noi insieme con lui siamo incamminati sulla stessa strada che conduce a Cristo, nostra vita.
Sono seguite parole di gratitudine e ringraziamento per questo decennio alla guida del patriarcato: ai sacerdoti, un presbiterio solido, unito nella sua pluriformità, ben radicato attorno al proprio pastore; ai religiosi e alle religiose; a tutti i fedeli laici, che con la loro numerosa presenza in Basilica ieri, hanno testimoniato la loro vicinanza al padre che parte. Ripercorrendo rapidamente le tappe del suo episcopato veneziano, ha confessato che quest'esperienza personale l'ha cambiato, specialmente vedendo la fede che molti ammalati, anche quelli sulla soglia della morte, gli hanno dimostrato nelle visite che egli compiva durante la visita pastorale. Ha ricordato il rapporto amichevole con i rappresentanti della società civile che si sono succeduti in questo periodo (e che due giorni fa gli hanno offerto un concerto al Gran Teatro La Fenice), e con i rappresentati della chiesa ortodossa e delle altre confessioni cristiane presenti in Venezia.
«Che bella Chiesa è la Chiesa di Venezia», ha esclamato il cardinale Scola: una chiesa viva e ben radicata in San Marco e nei suoi successori, e in tutti i santi che hanno vissuto nella nostra terra, a partire da San Lorenzo Giustiniani, suo primo patriarca. Una Chiesa che il cardinale trovò già viva, ricca e solida al suo arrivo e che, forse con un eccesso di umiltà, si augura di non aver rovinato troppo. Un grazie che il cardinale Scola ha affidato alla Serenissima città di Venezia, alle acque delle nostre lagune, da Caorle fino a tutto l'entroterra.
Non ha mancato di ricordare l'amicizia più che fraterna che l'ha legato per tutto questo tempo al patriarca emerito cardinale Marco Cè, il quale, nel suo indirizzo di saluto finale, provato dal peso degli anni, ha ricambiato con tenerezza. Ha infine esortato i fedeli a pregare incessantemente per il nuovo patriarca, assicurando la sua personale preghiera per questa intenzione.
L'arcivescovo eletto di Milano ha lasciato Venezia con un pensiero di Santa Caterina da Siena, una preghiera allo Spirito Santo; una sorta di dono finale ed un augurio:

«O Spirito Santo, vieni nel mio cuore, tiralo a te per la tua potenza, Dio vero. Concedimi carità e timore. Custodiscimi da ogni mio pensiero. Riscaldami, infiammami con il tuo amore, sì che ogni mio peso appaia leggero. Spirito di Dio Padre, dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mio ministero. Cristo amore, amen».

Video dell'omelia tratto dal sito angeloscola.it:



Foto di Giorgia dalla Ore, tratte dal sito angeloscola.it.

martedì 6 settembre 2011

Concerto di Alessandro Taverna

Evento imperdibile per tutti gli appassionati di musica caorlotti e per gli ospiti ancora presenti nella nostra città; giovedì 8 settembre si terrà in Duomo un recital di Alessandro Taverna, pianista di fama internazionale, nonché nostro concittadino e parrocchiano. Classe 1983, Alessandro Taverna si forma nella classe di pianoforte del M° Laura Candiago Ferrari presso la Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro; dopo essersi diplomato al Conservatorio di Padova con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore, consegue dapprima il diploma di concertismo presso la Scuola di perfezionamento musicale della Fondazione Santa Cecilia di Portogruaro, con il M° Piero Rattalino, quindi il diploma finale di alto perfezionamento presso l'Accademia pianistica internazionale di Imola, sotto la guida dei maestri Franco Scala, Leonid Margarius, e Boris Petrushansky. Infine ha recentemente conseguito il diploma presso l'Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, sotto la guida del M° Sergio Perticaroli.
Si impone all'attenzione internazionale dopo alcuni importanti successi conseguiti in prestigiosi concorsi pianistici: vince infatti il secondo premio al London International Piano Competition, il primo premio assoluto al Minnesota International Piano-e-Competition ed il terzo premio al Leeds International Piano Competition, che lo consacrano uno degli artisti più eminenti della sua generazione in ambito mondiale. Nel 2008 è inoltre insignito del Mozart-Pizzini Praemium della Fondazione Mozart-Pizzini von Hochenbrunn di Ala (TN) e, nel 2010, del Premio A. B. Michelangeli alla Eppan Piano Accademy.
La sua attività concertistica si svolge principalmente in Inghilterra, Italia e Nord America: ha partecipato a stagioni ed iniziative artistiche organizzate da importanti istituzioni, esibendosi per il Keybord Trust di Londra, il Konzerthaus di Berlino, il 69mo Maggio Musicale Fiorentino, la Fazioli Concert Hall di Sacile, MITO SettembreMusica e Auditorium di Milano, l'Estate Musicale di Portogruaro, la Salle Cortot di Parigi, l'Ottawa Internetional Chamberfest in Canada e, negli Stati Uniti d'America, la Preston Bradley Hall di Chicago e l'International Keybord Festival di New York. Si è distinto anche per essersi esibito con prestigiose orchestre di fama internazionale, quali la London Philarmonic Orchestra, la Minnesota Orchestra, la Hallé Orchestra di Manchester, la Chamber Orchestra Kremlin e l’Orchestra Sinfonica della Valle d’Aosta.
Il prossimo 8 settembre, in occasione dell'iniziativa "Caorle sotto le stelle", questo straordinario talento del panorama artistico nazionale ed internazionale si esibirà, dopo molto tempo, davanti al suo pubblico di casa. L'appuntamento è per le 20:40 presso il Duomo e l'ingresso del pubblico sarà libero. Per chi volesse ulteriori dettagli sulla carriera e sui concerti di questo pianista suggeriamo la visione del suo sito internet:
www.alessandrotaverna.com.

lunedì 5 settembre 2011

Congedo del cardinale Angelo Scola

Mercoledì prossimo, 7 settembre, il cardinale Angelo Scola, per nove anni patriarca di Venezia, si congederà dalla nostra diocesi per intraprendere il nuovo incarico che papa Benedetto XVI gli ha affidato lo scorso 28 giugno, quello di arcivescovo di Milano. Il pomeriggio di mercoledì il cardinale Scola si recherà presso il Seminario Patriarcale, dove alle ore 15:00 incontrerà tutti i sacerdoti del patriarcato; dopo un momento di preghiera comune e le parole di saluto del rettore, mons. Lucio Cilia, prenderà la parola il cardinale arcivescovo eletto di Milano, che parteciperà poi ad una breve visita dei locali restaurati del seminario.
L'appuntamento per tutti i fedeli è invece in Basilica di San Marco; per agevolare l'affluenza dei fedeli, che si prevede massiccia, la Basilica sarà aperta dalle 17:30 (si potrà entrare dalla porta dei leoncini o dalla porta principale); per i parrocchiani che desiderano partire da Caorle il ritrovo, per coloro che volessero trovarsi insieme, è presso l'entrata del Centro Pastorale Parrocchiale Beato Giovanni XXIII (ognuno partirà poi con mezzi propri) a partire dalle ore 15:00. Al termine della Santa Messa, presso la piazzetta dei leoncini (di fronte al patriarchio) il cardinale Scola sarà disponibile a salutare tutti coloro che volessero farlo di persona.
Per coloro i quali non riuscissero a partecipare di persona a questo momento comunitario diocesano, facciamo presente che l'intera cerimonia sarà trasmessa in diretta dall'emittente Telechiara (canale 14 del digitale terrestre), sperando che il segnale dei nostri televisori quel giorno sia abbastanza regolare da permettere una visione fluida della cerimonia.
Si tratta di un momento molto particolare per la nostra diocesi, che raramente si trova a dover affrontare la traslazione del patriarca ad altro incarico; continuiamo a pregare per il cardinale Scola, affinché possa svolgere serenamente il nuovo compito affidatogli dal Santo Padre, e preghiamo incessantemente il Signore perché, tramite il Papa, invii alla Chiesa di Venezia un nuovo pastore a lui gradito, che possa trovare un popolo ben disposto a seguirlo.
Ulteriori informazioni si possono trovare nella pagina dedicata del sito internet parrocchiale:
http://www.caorleduomo.altervista.org/congedoscola.html.

sabato 3 settembre 2011

San Gregorio Magno Papa

Ricorre oggi, 3 settembre, la memoria liturgica di San Gregorio Magno, 64mo successore di Pietro, tra l'anno 590 e l'anno 604. Grande ammiratore di San Benedetto da Norcia e della sua Regola, fin dalla gioventù decise di trasformare le sue abitazioni in monasteri, e di farsi monaco, dedicandosi completamente alla meditazione ed alla lettura delle Sacre Scritture. Intorno all'anno 579, papa Pelagio II lo invia come suo delegato presso la corte di Costantinopoli, dove ebbe modo di distinguersi agli occhi dell'imperatore Maurizio I e portò addirittura al Battesimo il figlio dell'imperatore Teodosio. Dopo una permanenza di sei anni tornò a Roma, dove risiedette per circa quattro anni nel suo convento sul Celio; fino a quando, il 3 settembre 590, fu eletto papa.
Uno dei suoi primi atti da pontefice fu quello, in risposta alla pestilenza che stava soffocando l'Urbe in quel periodo, di ordinare costanti pellegrinaggi presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, al termine dei quali si racconta la famosa apparizione dell'Arcangelo San Michele sopra il mausoleo di Adriano, nell'atto di riporre la spada nel fodero, segno che il flagello era terminato. Ciò valse alla tomba di Adriano il nome di Castel sant'Angelo, così come ancora oggi conosciamo questo importante monumento romano.
Fu amministratore capace ed intraprendente della Chiesa; tessé importanti rapporti diplomatici con i regnanti dell'epoca, visigoti, longobardi e franchi, grazie ai quali riuscì in una delle sue opere più importanti, ossia la conversione al cattolicesimo della Britannia, dopo avervi inviato una delegazione di circa quaranta dei suoi monaci del Celio, capeggiata da sant'Agostino. La sollecitudine di papa Gregorio per il suo gregge è testimoniata anche in un carteggio con l'esarca di Ravenna Mariniano, il quale, secondo alcuni storici, costituirebbe la prima prova documentata dell'esistenza della diocesi di Caorle. La lettera, scritta nell'anno 598, comunicava che il vicedomino ed il difensore della «Chiesa capritana» riferivano alla Santa Sede che il vescovo Giovanni di Pannonia aveva fissato la sua dimora nel castello di «Nove», essendo stato scacciato dagli abitanti della sua diocesi.
Altro versante importante nel quale papa Gregorio riversò i suoi sforzi fu quello liturgico; a lui si deve la codifica del rito romano nel rito appunto chiamato gregoriano. Tale rito costituì la forma in cui venne celebrata la Santa Messa fino praticamente al Concilio Vaticano II; forma che, grazie a Papa Benedetto XVI (con il motu proprio Summorum Pontificum e l'istruzione Universae Ecclesiae) è oggi in via di completa riabilitazione. Non solo i codici, tuttavia, furono la preoccupazione di San Gregorio Magno in campo liturgico: da lui deriva anche il canto proprio della liturgia romana, in suo onore detto canto gregoriano. Anche se non è certo il fatto che egli abbia scritto di suo pugno alcuni brani, egli si occupò in maniera decisa di diffonderne l'uso in tutte le terre cattoliche. A questo proposito è interessante ed emblematica la leggenda che si è diffusa grazie a Paolo Diacono e ad alcune antiche illustrazioni: papa Gregorio era solito dettare il testo e la musica dei canti sacri ad uno dei suoi monaci, separato da lui da un paravento di stoffa. Ma poiché il Papa alternava alla dettatura dei lunghi periodi di silenzio, il monaco scostò un lembo del paravento, e si trovò dinanzi la scena miracolosa: una colomba posata sulla sua spalla, durante i lunghi silenzi, dettava in un orecchio al Santo Padre i frammenti del canto liturgico. Questa leggenda ha lo scopo di mettere in luce il carattere davvero sacro del canto gregoriano, che è di ispirazione divina (la colomba era infatti lo Spirito Santo). Per questo la Chiesa, nei secoli, non ha mai potuto, né voluto, sopprimere o eliminare dalla Divina Liturgia questo inestimabile tesoro di preghiera ed arte a servizio di Dio che è il canto gregoriano. La leggenda ci insegna ancora oggi che la liturgia, ed in particolar modo il canto liturgico, non deve essere invenzione degli uomini, ma deve sempre essere ricondotto all'azione di Dio attraverso l'uomo. Soltanto con l'obbedienza ai voleri divini gli uomini renderanno il culto liturgico gradito a Dio.

Papa Gregorio morì il 12 marzo del 604. Meditiamo, dunque, sulla vita di questo santo pastore, che meritò di essere proclamato "Grande" dalla tradizione della Chiesa; impariamo da lui l'amore e la sollecitudine verso il prossimo, e la cura per la liturgia ed il canto nelle funzioni sacre. Concludiamo con l'ascolto di uno dei canti del repertorio gregoriano che proprio San Gregorio contribuì a diffondere in tutto il mondo e per tutte le generazioni; si tratta dell'Ordinario della Missa Orbis Factor (per le domeniche fra l'anno), che contiene alcuni dei brani gregoriani più antichi (X-XI secolo), all'ascolto dei quali sembra davvero di rivevere la scena vista da quel monaco, con il papa intento a carpire i suggerimenti della colomba sulla sua spalla, e si intuisce come queste note non possano essere esclusivamente di provenienza umana. Il canto è eseguito dalla Scuola Gregoriana Mediolanensis, diretta da Giovanni Vianini.

venerdì 2 settembre 2011

Intervista al card. Scola sugli anni veneziani

Riporto alcuni stralci di una complessa ed articolata intervista al card. Angelo Scola, in edicola sul settimanale diocesano Gente Veneta di domani, tratti dal sito angeloscola.it. In questa intervista il cardinale, arcivescovo eletto di Milano, fa quello che possiamo chiamare un bilancio dei nove anni trascorsi alla guida della nostra Chiesa veneziana. L'intervista video sarà poi trasmessa dall'emittente triveneta Telechiara domani, sabato 3 settembre, alle ore 21, e sulle frequenze di Bluradio Veneto (fm 88.7 - 94.6) lunedì 5 settembre, sempre alle ore 21.

Alla domanda su come sia stato il suo inserimento nella realtà veneziana e sui momenti più significativi di questo periodo il card. Scola ha così risposto: “Io sono partito da ciò che mi disse Giovanni Paolo II durante la cena mi disse che mi avrebbe mandato a Venezia: il problema della Chiesa di oggi è rigenerare il soggetto che è il popolo sulla base di una dottrina sana e di una prassi solida. A rinnovare non è una dialettica tra una teoria che si suppone al passo con i tempi o una teoria che si suppone capace di garantire una grande tradizione, ma è la rigenerazione del soggetto personale e comunitario a partire da ciò che poi Benedetto XVI ha esplicitato nel prologo della Deus caritas est: il cristianesimo è essenzialmente un incontro personale con Cristo nella comunità cristiana prima di essere ovviamente anche una dottrina e una morale. Quindi la mia preoccupazione è stata quella di una pastorale a 360 gradi che avesse come preoccupazione la rigenerazione della persona in Cristo attraverso un’appartenenza forte a delle comunità cristiane vive ed oggettive”. Ed ha quindi aggiunto: “Tutto quello che ho fatto l’ho fatto in quest’ottica: da Oasis al Marcianum, alla Scuola Santa Caterina, alle Unità di Lavoro per la Transizione, alla Visita pastorale, al potenziamento dei patronati, al rilancio delle aggregazioni ecclesiali, alla Scuola di Metodo, alle comunità pastorali… ho sempre cercato di tenere unito questo sguardo e di non perdere di vista questo scopo. Mi rendo conto che non sono sempre stato capace di far passare questa visione integrale; taluni forse non l’hanno capita o non l’hanno voluta capire. Da questo punto di vista è una visione molto parziale dire che Scola lascia a Venezia il Marcianum, Oasis… Dò molto più peso, per esempio, al lavoro con i vicari e i provicari foranei e con il Consiglio di Curia, con i quali ho sperimentato una comunione profonda che è arrivata a valutazioni e ad azioni molto precise e pertinenti nelle diverse situazioni pastorali. Ho apprezzato molto la Visita pastorale e la Scuola di Metodo. Se lascio un’eredità la vedo soprattutto a partire da questi dati”.

Ripercorrendo i temi fondamentali toccati in questi anni nel suo ministero veneziano il card. Scola si è soffermato in particolare sull’educazione al gratuito: “La gratuità viene spesso recepita come un darsi da fare con grande generosità, anche ispirandosi al Vangelo, per aiutare i più bisognosi. Il che è sacrosanto e bellissimo. Ma quando parlo di gratuito io intendo un’altra cosa: che l’uomo al di fuori dell’esperienza dell’amore non capisce se stesso. Uno ha bisogno di essere definitivamente amato, anche oltre la morte, per poter definitivamente amare. Se le cose stanno così, uno deve imparare a donare la vita; e questo esige un’educazione appassionata, attenta, fedele, rigorosa all’amore, che duri lungo tutto l’arco dell’esistenza. L’unico modo che l’uomo, essere limitato, ha di imparare è quello di ripetere con fedeltà dei gesti in cui una determinata dimensione venga esercitata il più possibile. Io dico allora: come la Chiesa, molto saggiamente, per educarci al rapporto con Gesù da sempre ci domanda di partecipare consapevolmente all’azione sacramentale della Santa Messa ogni domenica, così noi dovremmo individuare un gesto gratuito da vivere con le nostre comunità, regolarmente, fedelmente, lungo tutto l’arco dell’esistenza”.

Sull’intenso rapporto intercorso tra il Patriarca di Venezia e i mondi della cultura, dell’economia e delle istituzioni, il card. Scola ha osservato: “Da dove è nata in me l’urgenza di questo rapporto? Siccome la religione cristiana ha a che fare con la vita quotidiana dell’uomo, allora tutto ci interessa. Con due punti fermi: la consapevolezza della distinzione netta tra la dimensione religiosa della vita dell’uomo e la dimensione civile; e, secondo, il dato, ormai incontrovertibile, della società plurale che ci chiede di paragonarci instancabilmente come cristiani, con grande libertà e con energia costruttiva, con soggetti che hanno una visione di vita differente. Questo ci spinge a costruire una società in cui la vita buona sia possibile, il buon governo sia realizzabile. Pratiche virtuose possono farci guardare con sufficiente speranza al futuro. Questo è il senso dell’impegno”. Il rapporto con le istituzioni, in particolare, “è stato molto rispettoso da parte di tutti e anche molto positivo con tutti coloro che in questo decennio hanno occupato posti di responsabilità in Regione, Provincia, Comuni, Municipalità… Mi pare però che la questione sia di altra natura: la transizione in atto non può non toccare le modalità di rapporto fra Chiesa, società civile e istituzioni. Bisogna lasciare emergere i segni che urgono ad un cambiamento e pazientemente cercare di costruirlo. E qui torna attuale il metodo delle implicazioni sociali della vita cristiana: bisognerebbe che nel Nordest – ma non solo: in Italia e in Europa – i cristiani si interrogassero molto di più sulla modalità con cui attuare la dimensione pubblica della fede nel processo di grande cambiamento in atto. Sarebbe qui necessario entrare nei problemi specifici, anche in quelli che sono occasione di dialettica e di conflitto con altri soggetti che abitano la nostra società plurale. Penso ai temi scottanti della nascita, della morte, della bioetica in generale, dell’educazione, della giustizia sociale ecc.”.

Incalzato sul tema della crisi economica e delle situazioni di difficoltà nel mondo del lavoro, anche veneziano, il card. Scola si è così espresso: “Cosa può fare la Chiesa di fronte a questa drammatica situazione di crisi? Vedo un’analogia con il compito cui è chiamata, a breve termine, nei confronti degli immigrati. Noi dobbiamo lanciarci in una condivisione immediata, con l’impeto appassionato al grande bene che è la vita di ogni singolo uomo e al suo destino. Non sono mancati nella crisi aiuti economici anche consistenti da parte della Chiesa italiana alle famiglie e ai lavoratori. Ma né tocca a noi come Chiesa, né abbiamo la possibilità di proporre soluzioni politiche al problema. Attenzione, qui c’è però un punto su cui dobbiamo essere chiari: ai cristiani, soprattutto ai fedeli laici cristiani, tocca partecipare a questo compito sociale e politico in maniera molto più pronunciata di quanto non sia avvenuto in questi ultimi anni. Il cristiano è cittadino e deve esserlo fino in fondo. Anzi, come diceva il grande Péguy: il cristiano è cittadino per eccellenza, proprio perché la prospettiva della vita eterna, lungi dal generare un disimpegno col quaggiù, offre la possibilità di edificarlo al meglio, con una solida distanza critica. Spesso comunque sulle questioni legate alla crisi dei posti di lavoro mi sono trovato di fronte ad un dilemma che mi ha angosciato: di non fare solo parole, di non pensare che due dichiarazioni rilasciate alla stampa possano risolvere il problema…”.

Quanto all’area del Nordest, anche alla luce del “grande dono” della recente visita di Papa Benedetto, il card. Scola evidenzia che “il Nordest è anzitutto chiamato a ripensarsi nella direzione di un recupero, ovviamente adeguato all’oggi, degli orizzonti larghi che sono alla base della sua nascita e crescita. Dobbiamo ritrovare come Chiesa e come società, anzitutto, questo spazio più largo che farà bene all’Europa e all’Italia nello stesso tempo. Il futuro del Nordest è legato anche al suo essere nuova cerniera tra Nord e Sud. E gli eventi che stanno capitando in tutta l’Africa del nord e anche in taluni paesi del Vicino e del Medio Oriente urgono ad assumere questa prospettiva. Ancora una volta, non solo a partire dalla nostra grande esperienza di commerci e di industria ma come sforzo di condivisione benefica di culture diverse e di edificazione di una civiltà che abbia un respiro effettivamente internazionale, che sia plurale ma che non rinunci all’unità. Senza unità non c’è civiltà”.

Ad una domanda su come la Chiesa di Venezia si può preparare ad accogliere bene il nuovo Patriarca di Venezia, il card. Scola si è, infine, soffermato a riflettere tra l’altro sulla questione del “pregiudizio” con queste parole: “Dico sempre che avere pre-giudizi è in qualche modo inevitabile. Il punto non è che ci siano pregiudizi, ma l’obiettivo è di superarli, di non incanaglirsi in essi… Però i pregiudizi sono più simili alla neve – che si scioglie facilmente – che alla roccia, che resiste. Basta andare al significato etimologico della parola: se sono pre-giudizi non sono giudizi, cioè prescindono dalla conoscenza reale. La grande strada è infatti quella della conoscenza reale. Poi, certo, essendo noi uomini, ciascuno può ostinarsi nel suo pregiudizio… Ciò non toglie, però, che il criterio di fondo resta quello della comunione, soprattutto con il vescovo. Il pregiudizio fa parte del dinamismo di ogni rapporto: io non posso entrare in relazione con una persona senza farmi di lei un’opinione o senza avere una reazione nei suoi confronti. Questo è un dato inevitabile. Il problema nasce se io mi fermo a questo stadio o addirittura se elaboro il pregiudizio. Per superare tale pericolo ci vuole un fattore che vada oltre me e te, a cui io mi possa rifare. Del resto è quello che avviene tra un marito e una moglie quando entrano in difficoltà: l’energia per recuperare il loro rapporto è un fattore che sta oltre loro. Gesù Cristo, che ci dona tutti i giorni la possibilità di una fraternità, è questo fattore che va oltre”.


Fonte: angeloscola.it.

Video trasmesso sabato 3 settembre 2011 su Telechiara:

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