Duomo di Caorle su facebook

giovedì 10 febbraio 2011

L'Arcivescovo di Caorle Nunzio in Slovenia

E' notizia di oggi la nomina di S.E. mons. Juliusz Janusz, arcivescovo titolare di Caorle, a Nunzio apostolico in Slovenia. Pochi caorlotti sembrano sapere che Caorle è onorata del titolo di sede vescovile titolare; dopo la soppressione della diocesi nel 1818, il territorio fu inglobato nel patriarcato di Venezia, cui la sede caprulana era suffraganea. Tuttavia nel 1960 Paolo VI ornò la Chiesa di Caorle, in memoria della sua millenaria storia vescovile, del titolo episcopale. Infatti ogni vescovo possiede il titolo di una Chiesa: i vescovi residenziali (ossia quelli che si occupano del governo di una diocesi) hanno il titolo della loro diocesi di competenza; ma esistono molti vescovi che svolgono funzioni amministrative in dicasteri vaticani (ad esempio i segretari delle Congregazioni), i vescovi ausiliari, oppure i Nunzi apostolici (che possiamo accostare agli ambasciatori della Santa Sede nelle varie nazioni). Questi vescovi assumono il titolo di una chiesa che non governano (per questo sono chiamati vescovi titolari), che il più delle volte è stata in passato diocesi, in seguito soppressa, ma che si trova sotto la giurisdizione di un'altra diocesi. E' il caso di Caorle; la nostra Chiesa si trova sotto la giurisdizione canonica del patriarcato di Venezia, ed il nostro vescovo è il patriarca, ma esiste un vescovo che porta il titolo di Caorle. Oggi costui è l'arcivescovo Juliusz Janusz, nominato nel 1995 Nunzio apostolico in Ruanda, nel 1998 in Mozambico e nel 2003 in Ungheria.
Oggi il nostro vescovo titolare è stato spostato in Slovenia, in qualche modo è un po' più vicino a noi; nel comunicato della sala stampa della Santa Sede è precisato anche che il nuovo Nunzio in Slovenia avrà anche l'incarico di Delegato apostolico in Kosovo. Data la delicata situazione di questi territori, segue una precisazione sul ruolo di delegato apostolico in Kosovo, nella quale si dice che il delegato apostolico non ha ruolo diplomatico, ma si occupa delle esigenze pastorale dei fedeli. Uniamoci dunque nelle congratulazioni e negli auguri al nostro vescovo titolare per il suo nuovo incarico.

Bollettino odierno della Sala Stampa della Santa Sede.

martedì 8 febbraio 2011

Antifona "Ave Regina Coelorum"

Con la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, lo scorso 2 febbraio, sono terminati i giorni che ancora ci tenevano legati alla solennità del Natale; secondo la legge di Mosè, infatti, erano necessari quaranta giorni, ad una donna che aveva partorito un figlio maschio, per "purificarsi" e poter di nuovo entrare nel santuario e toccare cose sante (Lv 12). La Vergine Maria, pur essendo rimasta incinta per opera dello Spirito Santo e avendo partorito Nostro Signore Gesù Cristo, si sottomise ugualmente e con docilità alla legge. Durante i quaranta giorni che sono seguiti il Natale, dunque, le ore liturgiche terminavano con l'antifona mariana "Alma Redemptoris Mater", e seguendo la tradizione durante la Messa cantata abbiamo cantato la Missa IX "Cum Jubilo", che è tradizionalmente associata alle solennità e feste della Beata Vergine Maria.
Dopo la Purificazione gioiamo insieme alla Madre di Nostro Signore e Madre nostra con l'antifona "Ave Regina Coelorum", che ci accompagnerà fin quasi alla Pasqua:

«Ave Regina Coelorum,
ave Domina Angelorum.
Salve Radix, salve Porta
ex qua mundo Lux est orta.
Gaude, Virgo gloriosa,
super omnes speciosa:
vale, o Valde Decora
et pro nobis Christum exora.»
«Ave Regina dei Cieli,
ave Signora degli Angeli
Porta e Radice di salvezza
rechi nel mondo la luce.
Gioisci, Vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne:
salve, o Tutta Santa,
prega per noi Cristo Signore.
»

Ricorrono in questi versi alcuni titoli della Vergine Santa: Regina del Cielo (mistero che contempliamo tra quelli gloriosi nel Rosario), Radice (in riferimento alla discendenza di Cristo da Davide e alla profezia di Isaia), Porta (titolo presente anche nelle litanie lauretane, porta del cielo), Tutta santa. Il primo verso di questa antifona, inoltre, è riportato nella cintura azzurra in lettere dorate che percorre tutte le pareti del Santuario della Madonna dell'Angelo, sulla parete del coro, anche se nascosto dalla struttura dell'altare. L'antifona si conclude, come le altre antifone maggiori dedicate alla Madonna, con l'invocazione di pregare per noi, suoi figli: in Lei, Immacolata e docile, che non ha disdegnato di sottomettersi alla legge, che ha accettato la sofferenza del Figlio come una spada che le ha trafitto l'anima, troviamo una potente intercessione presso Dio; malgrado la nostra indegnità possiamo confidare nel suo aiuto, perché il Signore ci ascolti.
Ascoltiamo, dunque, l'antifona mariana; prima nella versione gregoriana simplex, quella che cantiamo anche noi tutte le domeniche; ma esiste anche una versione solenne, sempre gregoriana, che possiamo sentire nel secondo video. Infine, in ossequio a quanto dice il Concilio Vaticano II sulla musica sacra (che dopo il canto gregoriano indica la polifonia tra i generi di musica che hanno la dignità per ornare le celebrazioni), una versione di Tomás Luis de Victoria, compositore spagnolo vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.



lunedì 7 febbraio 2011

Il beato papa Pio IX

Ricorre oggi l'anniversario della morte di papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 2000. Nato il 13 maggio 1792 a Senigallia, fu ordinato sacerdote sotto la spinta di papa Pio VII (il papa che sancì la soppressione della diocesi di Caorle nel 1819); malgrado il suo parere espresso di non volere cariche ecclesiastiche, nel 1827 fu nominato arcivescovo di Spoleto a soli 35 anni. Fu poi nominato arcivescovo di Imola da papa Gregorio XVI, e creato cardinale nel 1840. Solo 6 anni dopo, nel 1846, morì Gregorio XVI; il conclave che ne seguì fu segnato dalle forti tensioni che in quegli anni interessavano l'Europa e la penisola italiana in particolare. Fu eletto papa, ed assunse il nome di Pio IX, in onore di Pio VII che incentivò la sua vocazione sacerdotale. Il nuovo pontefice era considerato un liberale, inesperto di questioni diplomatiche e affine alle spinte unitarie che pervadevano l'Italia di metà ottocento; a testimonianza di ciò il fatto che l'Imperatore d'Austria inviò l'arcivescovo di Milano al conclave con il veto contro l'elezione del cardinale Mastai Ferretti, ma non riuscì ad arrivare in tempo.
Nel governo dello stato pontificio promulgò lo "Statuto fondamentale pel governo temporale degli Stati della Chiesa", col quale intendeva venire incontro alle esigenze della popolazione istituendo due Camere e il collegio cardinalizio, con a capo il papa. Durante il suo pontificato, inoltre, si raggiunsero obiettivi molto all'avanguardia per il mondo dell'epoca, quali la libertà di stampa e la promozione di una lega doganale tra gli stati italiani preunitari, all'epoca un intrepido e importante tentativo diplomatico verso l'unità degli stati italiani sulla via federale. Promosse inoltre un processo di reintegrazione degli ebrei che abitavano lo stato pontificio, ad iniziare con il processo simbolico di rompere i sigilli all'ingresso del ghetto, per poi sottrarli al tributo annuale che essi dovevano versare al Campidoglio e proclamarli pubblicamente "suoi figli".
Dal 1848 in poi inizia il periodo del lungo pontificato di Pio IX che più ne condizionerà la memoria futura. Del 29 aprile 1848 è l'allocuzione al collegio cardinalizio con la quale chiariva che il papa non poteva considerarsi ostile all'Austria, in quanto legittimo regno non in guerra, ma manifestava ugualmente il suo parere favorevole per l'unità federale degli stati italiani (l'allocuzione conteneva l'invocazione "Benedite, Gran Dio, I’Italia e conservatele sempre questo dono di tutti preziosissimo, la Fede"). Tale chiarimento (che diplomaticamente serviva a proteggersi da un attacco militare dell'impero asburgico, che mal sopportava l'idea di perdere i suoi possedimenti in territorio italiano per la formazione di uno stato federale indipendente) gli valse comunque la qualifica di traditore agli occhi dei patrioti più facinorosi, che il 15 novembre uccisero il primo ministro Pellegrino Rossi e, pochi giorni dopo costrinsero lo stesso papa alla fuga a Gaeta, vestito da semplice sacerdote per passare inosservato. Dopo il fallimento della repubblica romana, la figura di papa Pio IX era sempre più disprezzata negli ambienti patriottici italiani; la realizzazione di uno stato italiano unitario avvenne diversamente da come auspicato dal pontefice (cioè in forma federale), con la ben nota breccia di Porta Pia del 1870 e la presa di Roma. Questo portò ad una frattura sessantennale tra la Chiesa e lo stato italiano, con la promulgazione del non expedit e ritirandosi in Vaticano quale prigioniero politico, status che conservarono anche i successivi pontefici Leone XIII, Pio X, Benedetto XV e Pio XI, che tornò a farsi vedere pubblicamente in corteo solenne soltanto dopo i patti lateranensi del 1929 e la formazione dello stato della Santa Sede.
Papa Pio IX è anche ricordato per aver promulgato il dogma dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre 1854, e il Sillabo, del 1864, col quale elencava i principali errori del suo tempo (tra i quali l'ateismo, il comunismo, il socialismo, l'indifferentismo ed altri concernenti il rapporto tra la Chiesa e la società civile). Fu il papa del Concilio Vaticano I, del 1869, il cui risultato più conosciuto è il dogma dell'infallibilità papale, considerato, tra gli altri da papa Paolo VI, precursore della Costituzione Apostolica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II. Morì il 7 febbraio 1878.
Vale la pena di ricordare la figura di questo grande papa del '800, specialmente in questo 150mo anniversario dell'unità d'Italia. Fa specie che dall'anno scorso, in tutte le occasioni in cui si è parlato dell'anniversario dell'unità d'Italia, non si sia mai fatto il nome di Pio IX. D'altra parte è innegabile che, come avvenuto anche per altri papi nella storia, il mito di Pio IX papa re, nemico della rivoluzione e dei patrioti italiani, antisemita, senza però conoscerne la storia, il Magistero e la politica, abbia contribuito alla sua damnatio memoriae. Non si spiegherebbe altrimenti la lunga serie di critiche piovute su Giovanni Paolo II quando nel settembre del 2000 beatificò papa Mastai Ferretti. Nella rivista teologica Concilium si leggeva: "La beatificazione rischia di recare alla Chiesa cattolica un danno considerevole"; il teologo Edward Schillebeeckx ribadiva: "Beatificarlo oggi danneggia la Chiesa e aumenterà la disaffezione di molta gente"; e ancora, Giovanni Battista Metz, parlando del suo "antisemitismo": "Mi meraviglio che possa essere proclamato beato da Giovanni Paolo II, che è andato in Israele esprimendo sentimenti di riconciliazione. Mi è incomprensibile sono triste". Fa specie, inoltre, leggere anche certe opinioni di Giovanni Paolo II, da parte di chi oggi, specialmente in contrapposizione a Benedetto XVI, si dichiara lieto della sua prossima beatificazione; nel duemila si leggeva di lui in relazione alla beatificazione di Pio IX, in un certo giornale: "C'è un aspetto poco conosciuto del pontificato wojtyliano: la sistematica repressione ed emarginazione dei teologi di "parere diverso" rispetto alla linea ufficiale. Così sono pochi, oggi, ad avere il coraggio di parlare anche se l'imbarazzo e il malessere per la beatificazione di Pio IX sono diffusi in molti settori del mondo cattolico"; e ancora, sullo stesso giornale: "Tre ovazioni scroscianti della piazza per Giovanni XXIII (beatificato insieme a Pio IX, ndr). Solo un accenno di applauso per Pio IX. I fedeli di piazza San Pietro non hanno avuto imbarazzi nella scelta tra il "Papa Buono" e il "Papa Re"".
C'è da augurarsi che, specialmente quando sono uomini di Chiesa ad essere impegnati nelle manifestazioni per l'unità d'Italia, si possa citare la figura di questo grande papa, beato, e si possa fare chiarezza, con onestà intellettuale, sulla sua vicenda.

venerdì 4 febbraio 2011

San Gilberto di Sempringham - 4 febbraio

Oggi ricorre la memoria liturgica di san Gilberto di Sempringham, compatrono di Caorle. Nasce nel 1083, figlio di un nobile normanno approdato in Inghilterra al seguito di Guglielmo il Conquistatore; fu avviato fin dalla giovane età alla carriera ecclesiastica, e per lungo tempo dimorò in Francia, Paese nel quale compì gli studi religiosi ed insegnò. Tornato in patria ricevette dal facoltoso padre il beneficio delle chiese di Sempringham e di Terrington, le cui cospicue rendite, però, soleva devolvere agli umili e ai poveri, andando ad abitare nel palazzo vescovile della diocesi di Lincoln, a servizio del vescovo Roberto, dal quale ricevette gli ordini minori.
Fu ordinato sacerdote dal successore, il vescovo Alessandro, che lo nominò anche penitenziere della diocesi di Lincoln. Tuttavia qualche anno più tardi ritornò a Sempringham; qui diede vita dapprima ad una comunità monastica femminile, sotto la rigida regola benedettina, e poi ad una comunità di monaci ai quali, dopo il rifiuto dei cistercensi di assumerne la direzione spirituale, affidò la regola di sant'Agostino. Nasceva così il primo Ordine religioso sorto in Inghilterra, i monaci Gilbertini, i cui statuti vennero approvati e confermati da tre papi.
Recatosi in Francia nel 1147 ebbe modo di conoscere personalmente papa Eugenio III e san Bernardo; sostenne poi san Tommaso Becket nella controversia con Enrico II, dal quale dovette subire delle persecuzioni e, tornato tra i suoi monaci, fu calunniato da alcuni membri laici del suo stesso ordine, per la disciplina troppo rigida che aveva loro imposto. Tuttavia i vescovi inglesi furono concordi in sua difesa presso papa Alessandro III. Morì il 4 febbraio 1189, nella sua comunità di Sempringham, a più di cento anni.
La devozione a san Gilberto nella diocesi di Caorle è radicata fin dal XV-XVI secolo, quando negli atti delle visite pastorali dei vescovi di Caorle, sono riportate tra le reliquie più importanti conservati nella cattedrale il capo di Santo Stefano Protomartire (titolare della stessa), il braccio destro di Santa Margherita (compatrona) e la maggior parte del corpo di san Gilberto Confessore (anch'egli compatrono). A conferma di questa devozione secolare vi erano le statue seicentesche poste sull'altare maggiore della stessa cattedrale, e rappresentanti il patrono principale e i due compatroni. Oggi, dopo il discutibile smembramento dell'antico altare, troviamo la statua di santo Stefano sopra la porta principale, e le statue di santa Margherita e san Gilberto (nella foto) ai lati del coro del Santuario della Madonna dell'Angelo. Tuttavia anche nel palliotto del moderno altare maggiore sono rappresentati i tre titolari.

giovedì 3 febbraio 2011

Nasce "El Zaghetto" periodico dei chierichetti

E' uscito il nuovo periodico dei chierichetti del patriarcato di Venezia, dal titolo "El Zaghetto". Nell'articolo introduttivo il cerimoniere del patriarca, don Raffaele Muresu, spiega la scelta di divulgare un giornalino per i bambini e ragazzi che servono la Messa in continuità con il vecchio periodico, dal titolo "Il tesoro", che forse i ragazzi della mia classe, che hanno avuto modo di svolgere il servizio dei chierichetti sotto il compianto mons. Giovanni Fattore, ancora ricordano. In questo primo numero viene spiegata la figura del chierichetto, in un articolo vengono presentate le realtà del seminario minore e del seminario maggiore di Venezia e vengono date alcune importanti informazioni sulle iscrizioni alla GMG del 2011 a Madrid e sulla visita del papa a Venezia l'8 maggio di quest'anno. Alcuni articoli sono dedicati ai gruppi di chierichetti delle parrocchie del patriarcato: in questo primo numero (cosa che ci fa un grande onore), possiamo leggere un bell'articolo sul gruppo dei chierichetti del nostro Duomo, che don Raffaele ha visitato lo scorso 9 gennaio.
Interessante è anche "L'angolo del cerimoniere", uno spazio telematico in cui i chierichetti possono manifestare tutti i dubbi e le domande sugli arredi sacri e sull'uso delle suppellettili durante il rito, sulla formazione dei lettori e dei chierichetti, su qualsiasi fatto avvenga in parrocchia e che susciti dubbi. In coda al giornalino un quiz per tutti i chierichetti: in palio una gustosa scatola di cioccolatini!
Facendo gli auguri a don Raffaele e a tutti i collaboratori di questo nuovo progetto, ci impegnamo a divulgare le successive uscite del nuovo periodico "El Zaghetto" nella apposita sezione del sito parrocchiale dedicata ai chierichetti.

mercoledì 2 febbraio 2011

Vespri nella Presentazione del Signore - Omelia del Santo Padre

Oggi, 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la preghiera dei vespri, in occasione della festa degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, ed ha pronunciato l'omelia, durante la quale si è soffermato sul mistero celebrato in questa festa, e sul motivo che ha spinto il suo venerato predecessore, Giovanni Paolo II, a collocare proprio in questa festa la giornata mondiale della vita consacrata.
Nella festa odierna, ha detto il papa, contempliamo il Signore Gesù che Maria e Giuseppe presentano al tempio per offrirlo al Signore. In questa scena evangelica si conferma il Figlio della Vergine, venuto sulla terra per compiere la volontà del Padre. Simeone lo addita come “luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele”. E' l'unione dei due testamenti; Gesù entra nel vecchio tempio, Lui che è il nuovo tempio. Malgrado il tempio sia frequentato da sacerdoti desiderosi di incontrare Dio, nessuno si accorge di nulla: Gesù è povero, figlio di genitori poveri. Solo due anziani, Simeone ed Anna, si accorgono del bambino; entrambi contemplano la luce di Dio, e il loro sguardo profetico si apre al futuro: “lumen ad revelationem gentium”. Alla vista del bambino Simeone e Anna intuiscono che è proprio Lui l'atteso. La presentazione di Gesù al tempio rappresenta la totale dedicazione della propria vita al Padre da parte di Simeone ed Anna e di tutti coloro che donano la propria vita al Signore; perciò questa festa è stata scelta da Giovanni Paolo II per la festa degli istituti di vita consacrata.
Il pontefice si è poi soffermato su tre significati particolari dell'icona evangelica della presentazione di Gesù al Tempio: in primo luogo, dice, essa contiene il simbolo fondamentale della luce che, partendo da Cristo, si irradia su Maria e Giuseppe, Simeone ed Anna e su tutte le genti. I padri della Chiesa hanno interpretato questa emanazione il cammino spirituale di amore per la bellezza del volto di Cristo. La Chiesa e la vita consacrata contemplano la bellezza del volto trasfigurato di Cristo per non essere titubanti davanti al volto sfigurato del Cristo sulla Croce.
In secondo luogo, l'icona evangelica manifesta la profezia, dono dello Spirito Santo; Simeone ed Anna, contemplando il Bambino Gesù, intravvedono il suo destino di morte e risurrezione. La vita consacrata è chiamata a questa missione profetica mediante la duplice attitudine contemplativa e attiva, alla passione per il Vangelo, praticato come forma di vita e annunciato ai poveri e agli umili della terra. Nel suo vissuto quotidiano la vita consacrata manifesta il Vangelo e il Regno già presente e operante.
Infine l'icona evangelica manifesta la sapienza di Simeone ed Anna, di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, ai suoi segni e alla sua volontà. La vita consacrata è nel mondo e nella Chiesa segno visibile di questa ricerca del volto del Signore e delle vie che conducono a Lui. La vita consacrata incarna il volto gioioso ed impegnativo della ricerca di Dio.
"Siate ascoltatori assidui e scrutatori della Parola", è il messaggio affidato da Benedetto XVI a coloro che hanno consacrato al Signore la propria vita; attraverso la Lectio Divina, perché la vita consacrata nasce dall'ascolto della Parola. Vivere nella sequela di Cristo povero, casto ed obbediente è un'esegesi vivente della Parola di Dio. Da essa è sgorgato ogni carisma ed ogni regola, dando origine ad itinerari di vita cristiana segnati dalla radicalità evangelica.
L'attenzione del papa è anche per la società di oggi, soprattutto nei paesi più economicamente avanzati e benestanti: viviamo una emarginazione sempre maggiore della religione dalla sfera pubblica e un relativismo che tocca le sfere più importanti dei valori. Ciò esige una testimonianza luminosa e coerente da parte della Chiesa; saper orientare con la sapienza della vita l'intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la vita buona del Vangelo è il compito della vita consacrata.
In conclusione il Santo Padre si è rivolto orante alla Vergine Santa: "O Maria, madre della Chiesa, affido a Te tutta la vita consacrata, affinché tu le ottenga la pienezza della luce divina viva nell'ascolto della Parola di Dio".

Per leggere l'omelia completa fare clic sul seguente link:

Vespri della Presentazione di Gesù al Tempio - Omelia del Santo Padre

martedì 1 febbraio 2011

Che festa celebriamo il 2 febbraio?

La festa che celebreremo domani è scritta nel calendario come "Presentazione di Gesù al tempio"; fino al Concilio Vaticano II era più conosciuta come la festa della "Purificazione di Maria", mentre tra il popolo è celebre come la festa della "Madonna Candelora", alla quale è associato il famoso proverbio:

«A Madona Candeora
de l'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento
de l'inverno semo drento.
»

Ma cosa, in effetti, celebriamo il 2 febbraio? Vorrei riproporre alcuni punti del Catechismo, detto Maggiore, divulgato da san Pio X per l'insegnamento ai ragazzi. Colpisce molto la chiarezza: poche parole e dirette, molto più efficaci di mille discorsi e di mille disegnini esplicativi che spesso troviamo nei "catechismi" che oggi sono destinati all'uso dei bambini. E dire che i bambini del tempo di Pio X non erano tanto più preparati dei nostri (anzi, molto meno, dato che erano in larghissima parte destinati già da bambini al lavoro nei campi), non hanno certo avuto la possibilità di studiare. Perché allora ci si inventano spesso parole, cartelloni, libriccini con edizioni ogni anno rivedute e corrette e non si torna, invece, ad insegnare il catechismo con la stessa chiarezza di un tempo? Abbiamo davvero così poca fiducia nel comprendonio dei nostri bambini e ragazzi? Ma leggiamo queste poche parole:

146. Che festa è la Purificazione di Maria Vergine?
La Purificazione di Maria Vergine è la festa istituita in memoria del giorno nel quale la santissima Vergine andò al tempio di Gerusalemme, per adempire la legge della purificazione e per presentarvi il suo divin figliuolo Gesù Cristo.

147. Che cosa era la legge della purificazione?
La legge della purificazione era quella legge di Mosè, la quale obbligava tutte le donne a purificarsi dopo il parto nel tempio coll'oblazione di un sacrifìzio.

148. La santissima Vergine era obbligata alla legge della purificazione?
La santissima Vergine non era obbligata alla legge della purificazione, perché divenuta madre per opera dello Spirito Santo, conservando la sua verginità.

149. Perché la santissima Vergine si sottomise alla legge della purificazione, alla quale non era obbligata?
La santissima Vergine si sottomise alla legge della purificazione, alla quale non era obbligata, per darci esempio di umiltà e di obbedienza alla legge di Dio.

150. La santissima Vergine, nella sua purificazione, che cosa offrì al tempio?
La santissima Vergine, essendo povera, nella sua purificazione offri al tempio il sacrificio delle madri povere, che era un paio di tortore o di colombi.

151. Perché la santissima Vergine, nel giorno della purificazione, presentò Gesù Cristo al tempio?
La santissima Vergine nel giorno della purificazione present6 Gesù Cristo al tempio, perché la legge antica obbligava i genitori a presentare a Dio i loro primogeniti, e a ricuperarli poi con una certa somma di danaro.

152. Perché Dio aveva stabilita la legge della presentazione dei primogeniti?
Iddio aveva stabilita la legge della presentazione dei primogeniti perché il suo popolo ricordasse sempre che egli fu liberato dalla schiavitù di Faraone, quando l'Angelo uccise tutti i primogeniti degli egiziani e salvò quelli degli ebrei.

153. Che cosa avvenne di maraviglioso quando Gesù Cristo fu presentato al tempio?
Quando Gesù Cristo fu presentato al tempio, venne riconosciuto pel vero Messia da un santo vecchio chiamato Simeone e da una santa vedova chiamata Anna.

154. Che cosa fece Simeone quando Gesù Bambino fu presentato al tempio?
Quando Gesù Bambino fu presentato al tempio, Simeone lo prese fra le sue braccia, e ringraziando il Signore disse il cantico Nunc dimittis, con cui espresse che moriva contento dopo aver veduto il Salvatore; predisse di più le contraddizioni che doveva soffrire Gesù Cristo, e le pene che ne avrebbe provato la santa di lui madre.

155. Quando Gesù Cristo venne presentato al tempio, la profetessa Anna che cosa fece?
Quando Gesù Cristo venne presentato al tempio, la profetessa Anna lodava e ringraziava il Signore d'aver mandato il Salvatore del mondo, e ne parlava a tutti quelli che ne aspettavano la venuta.

156. Che cosa dobbiamo noi imparare dai misieri della Purificazione di Maria Vergine e della Presentazione di Gesù Cristo?
Dai misteri della Purificazione di Maria Vergine e della Presentazione di Gesù Cristo dobbiamo imparare principalmente tre cose: 1.° ad adempiere esattamente la legge di Dio, e non cercar pretesti per dispensarci dall'osservarla; 2.° a desiderare Dio solo, e offerirci a Lui per fare la sua divina volontà; 3.° ad avere grande stima dell' umiltà, e purificarci sempre più colla penitenza.

157. Che cosa dovrebbero fare i padri e le madri nella festa della Purificazione?
I padri e le madri nella festa della Purificazione dovrebbero offrire i loro figliuoli a Dio, e domandargli la grazia di allevarli cristianamente.

158. Per qual fine si fa nel giorno della Purificazione la processione colle candele accese in mano?
Nel giorno della Purificazione si fa la processione colle candele accese in mano, in memoria del viaggio della santissima Vergine da Betlemme al tempio di Gerusalemme col bambino Gesù fra le braccia, e del giubilo che dimostrarono i santi Simeone ed Anna nell'incontrarsi con esso.

159. Come dobbiamo noi assistere alla processione che si fa nella festa della Purificazione?
Assistendo alla processione che si fa nella festa della Purificazione, noi dobbiamo rinnovare la fede in Gesù Cristo nostra vera luce, e pregarlo ad illuminarci colla sua grazia e renderci degni d' essere un giorno ammessi al tempio della gloria per l'intercessione della sua santissima Madre.

Dopo aver letto queste parole sfido chiunque a dire che non ha soddisfatto i propri dubbi; e non sono neppure necessarie tante spiegazioni. Abbiamo capito il perché della celebrazione, perché si fa la processione con le candele, perché il presepe, anche nel nostro Duomo, è rimasto esposto fino a questa festa. C'è da dire che questo Catechismo era destinato ai bambini: ma non sarà forse il caso, oggi, che tutti, bambini, ragazzi, giovani e adulti, lo riprendiamo in mano?
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