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domenica 12 dicembre 2010

Festa di Santa Lucia vergine e martire

La scoperta del 1894 dell'iscrizione della tomba di santa Lucia, nelle catacombe di Siracusa, dipanò definitivamente ogni dubbio sull'esistenza storica della santa; tale iscrizione risale alla fine del V secolo, cent'anni dopo la vita e il martirio della vergine siracusana. La vita di santa Lucia è riportata ed illustrata fedelmente nelle didascalie che contornano l'affresco posto sulla parete della navata destra del nostro Duomo, risalente al XIV secolo; mirabile esempio di quella "Bibbia dei poveri" che faceva dell'arte, per le comunità cristiane che ci hanno preceduto, un vero e proprio libro per i più poveri e gli analfabeti, con una funzione pratica oltre che decorativa. Il suo martirio è inoltre quanto mai attuale, anche ai giorni nostri, a più di 1700 anni; esso inizia, secondo le agiografie più diffuse, con la visita di Lucia e della madre Eutichia a Catania, presso la tomba della martire sant'Agata, cui la giovane era molto devota, per impetrarne la grazia della guarigione di Eutichia, che soffriva gravemente per un'emorragia inarrestabile. Secondo la tradizione, arrivate a Catania assistettero alla Santa Messa, durante la quale ascoltarono il Vangelo sulla guarigione dell'emorroissa; allora Lucia cadde in un sonno estatico, dove sant'Agata la avvisò della avvenuta guarigione della madre e le preannunziò il martirio. Lungo la strada del ritorno Lucia comunicò alla madre la decisione di seguire le orme di sant'Agata e vivere in castità; inoltre le chiese che le fosse data la parte di patrimonio ereditato dal padre che le spettava, per poterla distribuire ai poveri. Ella, dopo qualche resistenza, acconsentì, ma il promesso sposo di Lucia volle conoscere il motivo di quella inaspettata transazione di denaro; convinto da Eutichia che la ragione fosse un investimento fruttifero, il giovane tuttavia non si rassegnò, e vedendo spostato sempre più in avanti il matrimonio con Lucia decise di denunciarla al proconsole Pascasio in quanto cristiana. Arrestata, fu condotta in tribunale dove, durante il duro interrogatorio, professò coraggiosamente la sua fede in Gesù Cristo, e contrastò con la forza dello Spirito Santo tutte le accuse che le venivano mosse. Di fronte a tanta fermezza, Pascasio decise prima per la pena del postribolo, ossia che avrebbe fatto violentare la ragazza per renderla impura; la vergine, dal canto suo, rispose al proconsole che il corpo non poteva divenire impuro se lo spirito si manteneva casto. Il Signore rese Lucia miracolosamente inamovibile, tanto che né Pascasio, né i maghi da lui chiamati riuscirono a smuoverla per portarla nel lupanare. Allora il proconsole ordinò che fosse bruciata sul rogo, dal quale, tuttavia restò inconsunta. Esasperato, Pascasio la fece torturare con la spada; ma anche con la gola recisa Lucia continuava ad esortare i suoi fratelli, accorsi al patibolo, di anteporre i doveri verso Dio a quelli verso le creature. Solo con la decapitazione i soldati riuscirono a far tacere la sua voce; ma, come le era stato predetto da sant'Agata, la sua gloria divenne la gloria di Siracusa come quella di Agata fu per Catania. L'iconografia che la vuole patrona dei non vedenti, dove regge un piatto con gli occhi in una mano e nell'altra la palma segno del martirio, deriverebbe secondo alcune agiografie da una ulteriore tortura inflittale dopo la morte, ma più probabilmente deriva dal nome stesso, Lucia, che richiama alla luce, e non solo come senso della vista, ma anche e soprattutto come capacità di discernere il volere di Dio.
Il culto di santa Lucia non rimase circoscritto alla Sicilia; è certo che a Venezia esso fosse già diffuso a partire dal secolo XI, e d'altra parte l'affresco del nostro Duomo ne attesta la presenza nel XIV secolo. Altre testimonianze, poi, sono del XV secolo, quando era addirittura festività civile. La traslazione del corpo (da Costantinopoli a Venezia) sarebbe invece avvenuto durante la crociata del 1204, quando i veneziani la proclamarono compatrona della città; le spoglie della santa vergine e martire furono inizialmente collocate nella chiesa di San Giorgio, per poi essere spostate nel tempio di Santa Lucia, appositamente costruito dove ora sorge la stazione ferroviaria; solo nel 1863 esse furono traslate nella vicina chiesa di San Geremia, dove riposano tutt'ora.

Un augurio a tutte le donne che portano il glorioso nome di Lucia. E anche a tutti noi, perché in questo mondo dove costantemente siamo portati a rinunciare alla nostra fede, alla castità e a rinnegare il nostro Salvatore possiamo conservarci fedeli e casti nello spirito, per intercessione di santa Lucia. Il giorno 13 in Duomo sarà celebrata un'ulteriore santa Messa in Duomo alle ore 10:00, in aggiunta alle consuete Messe feriali.

venerdì 10 dicembre 2010

Terza Domenica d'Avvento: Gaudete

Sempre più addentrati nel cammino dell'Avvento, la prossima domenica, la terza di questo tempo liturgico, ci offre una serie di spunti particolari per la riflessione. Come sempre a parlare è la liturgia che, come dice la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, è "il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutto il suo vigore".
Innanzitutto il particolare titolo che per tradizione è assegnato a questa domenica di Avvento: «Domenica Gaudete». Esso è la prima parola dell'introito (ossia l'antifona di ingresso) della Messa del giorno, tratta dalla lettera di san Paolo ai Filippesi:

«Gaudéte in Dómino semper: íterum dico: gaudéte. Modéstia vestra nota sit ómnibus homínibus: Dóminus prope est. Nihil sollíciti sitis: sed in omni oratióne, petitiónes vestræ innotéscant apud Deum.»

State sempre allegri nel Signore, lo ripeto, state allegri. La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. Non vi affannate per niente, ma in ogni cosa siano le vostre petizioni presentate a Dio.

Al contrario di quanto si possa pensare oggi, questo è ancora l'introito della terza domenica di Avvento; il Concilio Vaticano II non ha abolito, infatti il canto gregoriano, ma al contrario ne ha raccomandato la diffusione tra i fedeli.
La gioia, dunque, a cui san Paolo invita i fedeli è riletta, nell'ottica dell'Avvento, come una sorta di ristoro lungo il cammino dell'attesa e della penitenza: in Anno liturgico di dom Prosper Guéranger, abate benedettino di Solesmes nel XIX secolo, si legge:

«Il gaudio della Chiesa aumenta vieppiù in questa Domenica. Ella sospira sempre verso il Signore; ma sente che ormai è vicino, e crede di poter temperare l'austerità di questo periodo di penitenza con l'innocente letizia delle pompe religiose.»

Osserviamo quali sono i segni della innocente letizia delle pompe religiose, che ci invitano ad un gioioso vivere in questa domenica (gioioso e non giocondo, come a confondere la gioia evangelica promessa con la gioia terrena che, ad esempio, si prova in una discoteca): le vesti liturgiche saranno di un colore rosaceo, perché il viola dell'attesa si mischia al bianco del Natale; l'organo potrà suonare con maggior solennità anche da solo; il diacono può di nuovo indossare la dalmatica sopra la stola ed il vescovo la mitra preziosa. Ma questa gioia non è ancora quella compiuta del Natale; per questo dall'indomani riprenderà il cammino della penitenza; ma rinfrancati, e certi che la venuta del Signore non tarderà.
Un altro segno ormai divenuto tradizionale nel giorno della terza domenica di Avvento, e che mi pare il caso di portare all'attenzione nel periodo in cui tutta la diocesi si prepara alla visita del papa del maggio prossimo, è la benedizione, da parte del Santo Padre, dei bambinelli che la notte di Natale saranno posti nel presepe, al termine della preghiera dell'Angelus domenicale. A Roma i bambini della diocesi sono accompagnati in Piazza san Pietro con il loro bambinello; anche le nostre famiglie, da casa, possono però sintonizzarsi sulla benedizione del papa (all'incirca a mezzogiorno su rai 1, tv 2000, sul canale 28 del digitale terrestre, o anche dalle frequenze di Radio Maria, F.M. 106.500), affidare alle mani dei loro figli la statuetta del Bambin Gesù, pregare insieme e farsi il segno della croce. Questo segno di riunire la famiglia, specialmente i genitori con i bambini in preghiera e di unirla spiritualmente anche a tutta la cristianità nel successore di Pietro possa rinfrancare veramente il nostro cuore in questo cammino di attesa del Natale.

Qui potete ascoltare l'introito gregoriano "Gaudete in Domino":

lunedì 6 dicembre 2010

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Mercoledì prossimo, 8 dicembre, ricorre la solennità liturgica dell'Immacolata Concezione della Beata sempre Vergine Maria; esattamente nove mesi prima della riccorrenza della sua natività (l'8 settembre) la Chiesa ricorda come la Madre del nostro Salvatore sia stata preservata da ogni macchia di peccato (da qui, appunto, Immacolata), dal suo concepimento e durante tutta la sua vita, per i meriti della Redenzione di Gesù Cristo, che ha portato in grembo.
Il dogma dell'Immacolata Concezione della Vergine fu stabilito da papa Pio IX; tuttavia già da molto tempo questo tema era in discussione, tanto da creare delle vere e proprie battaglie ideologiche tra i cosiddetti immaculisti (coloro che sostenevano la liceità dell'Immacolata concezione) e i maculisti (coloro che, invece, la negavano). Diversi furono anche i pronunciamenti dei pontefici in merito: nel 1484 papa Sisto IV introdusse a Roma la festa liturgica della Concezione di Maria Santissima, ed emanò le bolle Cum Praeexcelsa e Grave nimis nelle quali, tra le altre cose, impediva definitivamente alle due fazioni contrapposte di lanciarsi accuse di eresia; nel 1661 papa Alessandro VII si dichiarò favorevole al riconoscimento dell'Immacolata Concezione con la bolla Sollicitudo; e nel 1708 papa Clemente XI estese la celebrazione della festa della Concezione, prima celebrata solo a Roma, a tutta la cattolicità.
Tuttavia nessuno di questi pronunciamenti ebbe mai carattere definitivo; fu papa Mastai Ferretti a voler affrontare una volta per tutte l'argomento, prima con l'enciclica Ubi primum del 1849 e poi con la Costituzione apostolica Ineffabilis Deus, dell'8 dicembre 1854, con il quale proclamò ex cathedra come dogma l'Immacolata Concezione della Vergine Maria, e quindi come principio che i fedeli non possono mettere in dubbio:

«Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell'umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l'assistenza dell'intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa, ed indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certa ed immutabile per tutti i fedeli.»

Un pronunciamento così definitivo non poteva non lasciare nello scontento quella parte di teologi e di studiosi che provenivano dalla linea di pensiero contraria al riconoscimento; parve, dunque, quasi una conferma dei recenti accadimenti l'evento straordinario che avvenne in una sperduta cittadina della collina pirenaica, quando una giovane contadina analfabeta (quindi senza alcuna nozione di catechismo), e diffidata dalle stesse autorità ecclesiastiche del posto, riferì di aver incontrato una Signora che, il 25 marzo del 1858, le riferì di essere l'Immacolata Concezione. Perciò, da quel momento in poi, tutte le raffigurazioni della Madonna con il titolo di Immacolata Concezione hanno l'aspetto descritto da santa Bernadette:

«Scorsi una signora vestita di bianco: indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla sui piedi.»

La devozione a Maria Immacolata, tuttavia, era già insita nel popolo dei fedeli, tanto che il mondo dell'arte inseriva appositamente degli elementi iconografici che suggerivano all'osservatore devoto la favorevole conclusione. Basti pensare, ad esempio nel nostro Duomo, alla tela della Natività di Maria, datata XVII secolo (quindi circa cent'anni prima del pronunciamento di papa Pio IX): la Vergine Maria è circondata, così come tutta la scena, da un trionfo di angeli, e san Gioacchino, riprodotto in alto a sinistra, con gli occhi rivolti al cielo, sembra elevare all'Onnipotente un inno di lode.

Le Messe in parrocchia nella solennità dell'Immacolata Concezione saranno celebrate tutte in Duomo e seguiranno l'orario festivo (prefestiva alle 18:30 di martedì 7 e poi mercoledì 8 alle 8:00, 9:30, 10:45, 12:00, 18:30) con i Vespri solenni alle ore 17:45. Per concessione del sommo pontefice Benedetto XVI, inoltre, è possibile lucrare l'Indulgenza plenaria per sè e per i propri defunti visitando il Santuario della Madonna dell'Angelo ed ivi trattenendosi in devoto raccoglimento, a condizione di essere in grazia di Dio, confessati in una data ragionevolmente vicina all'8 dicembre, comunicati ad una Messa in questo stesso giorno, pregando secondo le intenzioni del sommo pontefice e recitando il Padre nostro ed il Credo. Tutte le informazioni sulla concessione dell'Indulgenza plenaria possono essere consultate a questo indirizzo, dove sono anche disponibili i decreti rilasciati in merito dalla Penitenzieria Apostolica.

martedì 30 novembre 2010

Antifona "Alma Redemptoris Mater"

Il tempo di Avvento è caratterizzato da una connaturata devozione a Maria Vergine e Madre del Nostro Salvatore; malgrado la prima parte dell'Avvento sia dedicata, nella liturgia, all'attesa dell'ultima venuta di Gesù Cristo sulla terra nella gloria, già dall'antifona al Magnificat dei Secondi Vespri della prima domenica si guarda all'Annunciazione dell'Angelo Gabriele alla Beata Vergine. E dall'inizio dell'Avvento fino addirittura al 2 febbraio (festa della presentazione al tempio di Nostro Signore) ci accompagna una delle quattro antifone maggiori dedicate alla Madonna: "Alma Redemptoris Mater", che significa Santa Madre del Redentore; in essa troviamo condensati molti aspetti importanti del mistero dell'Incarnazione e del parto verginale di Maria. Innanzitutto ci si rivolge a Maria come Alma, che in latino significa Santa, ma che deriva anche dall'ebraico, dove l'Almah era la ragazza non ancora sposata ma in età di matrimonio; il fatto quindi di accostare l'aggettivo Alma al titolo di "Redemptoris Mater" (Madre del Redentore) è un modo di presentare la verginità intatta di Maria, che pur non conoscendo uomo, ha concepito per opera dello Spirito Santo. Infatti più avanti nel testo si trovano le parole "Virgo prius ac posterius Gabrielis ab ore" (Vergine prima e dopo l'annuncio di Gabriele), a conferma del mistero accennato all'inizio. L'antifona è comunque una preghiera, nella quale si invoca colei che è accessibile porta del cielo e guida come la stella i naviganti (quae pervia caeli porta manes et stella maris) perché soccorra il popolo che, pur soggetto alla caducità e alla morte, anela a risorgere (succurre cadenti surgere qui curat populo); lei che (splendida espressione) ha generato il suo Genitore mentre la natura contemplava stupefatta (Tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem) abbia pietà di noi peccatori e preghi per noi.
E' interessante notare come la musica segua l'andamento del testo; alle parole "surgere qui curat populo", ad esempio, anche le note si innalzano; una conferma di come il canto gregoriano sia l'essenza della musica sacra, come afferma il Magistero della Chiesa fin dai tempi di Pio X e conferma il Concilio Vaticano II. Nel canto gregoriano, che ha il pregio di possedere sempre un testo di chiara ispirazione biblica, vediamo come non basti il solo testo per l'autentica musica sacra (altrimenti non avremmo a che fare con "musica sacra" ma con testi sacri); la musica deve fondersi intimamente col testo, come a formare un tutt'uno. Nel contempo la musica gregoriana è, come è stata definita dai padri, povera, casta e obbediente; mai è invadente, non ha la pretesa di sostituire il testo e nemmeno di farlo passare in secondo piano, obbedisce rigorosamente e totalmente alla buona liturgia e sancisce una separazione fra quello che è vano e profano (e che pertanto non deve, e mai dovrebbe, varcare le soglie del tempio sacro, come ribadisce Giovanni Paolo II). Da qui si comprende la legge riconosciuta da papa Pio X e fatta propria anche dal venerabile Giovanni Paolo II: «tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme».
A seguire ecco l'antifona cantata in gregoriano nel tono semplice e una sua riproposizione in chiave polifonica, composta dal grande Giovanni Pierluigi da Palestrina (ricordiamo che la polifonia romana è l'unico genere musicale, insieme al gregoriano, che i documenti magisteriali del Concilio e dei papi indicano esplicitamente come esempi esistenti di vera musica sacra):



sabato 27 novembre 2010

Omelia del papa all'inizio dell'Avvento

Alle 18:00 nella Basilica di San Pietro in Vaticano, papa Benedetto XVI ha celebrato i Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento, con cui ha inizio un nuovo anno liturgico.
Nell'omelia il papa si è soffermato innanzitutto sul mistero dell'Avvento, del Dio che si fa uno di noi; mentre i nostri cuori si orientano alla nascita di Cristo, la liturgia ci mostra l'arrivo ultimo della nostra storia, che è la Venuta Ultima di Dio fra noi, come anche ricordiamo in tutte le Sante Messe: "Nell'attesa della Tua venuta".
Ha poi spostato l'attenzione sull'altro evento che, quest'oggi, ha preceduto i Vespri: la Veglia per la vita nascente. Dio che si è fatto bambino ha salvato la vita umana totalmente, in pienezza; l'Incarnazione ci rivela con intensa luce e in modo sorprendente che la vita umana ha una dignità altissima, incomparabile, al di sopra di tutti gli altri esseri viventi, poiché l'uomo vive contemporaneamente e inscindibilmente la realtà spirituale e quella corporea.
L'uomo, dice il papa, è spirito, anima e corpo: legato alle possibilità e alle difficoltà di questo mondo, ma anche legato a Dio, per poterne discernere l'amore e la bellezza. Per questo abbiamo una grande responsabilità nei confronti della vita umana di chiunque.
Credere in Gesù Cristo vuol dire avere uno sguardo nuovo sull'uomo, uno sguardo di fiducia e di speranza; infatti anche la retta ragione conferma che l'uomo è un essere libero e con la propria ragione, che merita il diritto di essere trattato non come un oggetto da possedere o di cui si possa disporre a proprio piacimento, ma la persona è un bene in se stessa; occorre curare il suo sviluppo integrale.
Su questo binario si pone la dottrina della Chiesa nei confronti della vita nascente, la più esposta al pericolo dell'egoismo dell'uomo e all'oscuramento delle coscenze. Riguardo all'embrione, la scienza stessa ne mette in evidenza l'autonomia di essere umano, non un agglomerato inerte di materia cellulare; non c'è alcuna ragione per non considerarlo persona fin dal concepimento. Così è stato anche Gesù Cristo nel grembo della Vergine.
Purtroppo anche dopo la nascita, osserva il pontefice, la vita dei bambini è costantemente messa in pericolo dall'egoismo, dalla violenza e dallo sfruttamento. Per questo il papa ha chiesto a tutti coloro che hanno autorità politica di promuovere leggi che vadano in difesa della vita e che in questa direzione facciano ogni sforzo possibile.
Alla fine della celebrazione dei vespri, davanti al Santissimo Sacramento, il papa ha recitato in nome di tutti la preghiera appositamente scritta per l'occasione:


Signore Gesù,
che fedelmente visiti e colmi con la tua Presenza
la Chiesa e la storia degli uomini;
che nel mirabile Sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue
ci rendi partecipi della Vita divina
e ci fai pregustare la gioia della Vita eterna;
noi ti adoriamo e ti benediciamo.
Prostráti dinanzi a Te, sorgente e amante della vita
realmente presente e vivo in mezzo a noi, ti supplichiamo.
Ridesta in noi il rispetto per ogni vita umana nascente,
rendici capaci di scorgere nel frutto del grembo materno
la mirabile opera del Creatore,
disponi i nostri cuori alla generosa accoglienza di ogni bambino
che si affaccia alla vita.
Benedici le famiglie,
santifica l'unione degli sposi,
rendi fecondo il loro amore.
Accompagna con la luce del tuo Spirito
le scelte delle assemblee legislative,
perché i popoli e le nazioni riconoscano e rispettino
la sacralità della vita, di ogni vita umana.
Guida l'opera degli scienziati e dei medici,
perché il progresso contribuisca al bene integrale della persona
e nessuno patisca soppressione e ingiustizia.
Dona carità creativa agli amministratori e agli economisti,
perché sappiano intuire e promuovere condizioni sufficienti
affinché le giovani famiglie possano serenamente aprirsi
alla nascita di nuovi figli.
Consola le coppie di sposi che soffrono
a causa dell'impossibilità ad avere figli,
e nella tua bontà provvedi.
Educa tutti a prendersi cura dei bambini orfani o abbandonati,
perché possano sperimentare il calore della tua Carità,
la consolazione del tuo Cuore divino.
Con Maria tua Madre, la grande credente,
nel cui grembo hai assunto la nostra natura umana,
attendiamo da Te, unico nostro vero Bene e Salvatore,
la forza di amare e servire la vita,
in attesa di vivere sempre in Te,
nella Comunione della Trinità Beata.
Amen.


Il testo per intero dell'omelia del papa è disponibile cliccando qui.

domenica 21 novembre 2010

Lettera pastorale del patriarca

Oggi, solennità di Cristo Re e festa della Madonna della Salute per il nostro patriarcato, il patriarca ha voluto diffondere la sua prima lettera pastorale, per annunciare la visita del papa i prossimi 7 e 8 maggio ad Aquileia e Venezia. In essa il patriarca spiega le motivazioni della visita del papa ed il suo significato nell'ambito più ampio della Chiesa di Venezia e di tutto il nordest. In chiusura il nostro vescovo suggerisce una preghiera, da recitare quanto più possibile comunitariamente e anche personalmente, proprio per la futura visita del Santo Padre.

Carissime/i,
sabato 7 e domenica 8 maggio 2011 il Santo Padre sarà tra noi. Visiterà Aquileia e Venezia.
Avrò modo di ritornare con i fratelli vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta sui gesti che si svolgeranno in occasione di questo straordinario avvenimento.
Con questo breve scritto, vorrei rivolgermi a tutti voi per condividere la gioia suscitata dall’annuncio della visita papale e renderci così conto del prezioso dono che il Papa ci fa. Questo, infatti, è il primo modo per prepararci ad accoglierlo degnamente.

1. Perché il Santo Padre viene a farci visita?

C’è una ragione profonda della venuta di Benedetto XVI tra noi. È di gran lunga la più importante perché esprime la missione specifica del successore di Pietro. Essa si radica nel compito che Gesù stesso affidò al Capo degli Apostoli quando gli disse: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).
Che cosa significa questa espressione «conferma i tuoi fratelli»? Di quale conferma abbiamo bisogno?
Il desiderio che arde nel nostro cuore è di essere confermati nella certezza che Gesù Cristo è vivo ed è a noi contemporaneo. AmarLo e seguirLo ci rende pienamente uomini. La fede, nutrita dalla preghiera liturgica e personale, dall’amore di carità e dal pensiero di Cristo, è “conveniente” per gli uomini e le donne di oggi, perché investe in ogni istante affetti, lavoro e riposo. Nulla resta fuori. Benedetto XVI lo sta documentando con la sua preghiera, con la sua testimonianza, con il suo insegnamento e coi suoi viaggi. Qui sta la sostanza del dono che il Papa intende fare, visitandole, alle Chiese e alle popolazioni del Nordest.
Le occasioni concrete a cui si lega la sua venuta - la solenne Eucaristia nel parco di San Giuliano a Mestre, l’avvio del cammino interdiocesano verso il Secondo Convegno Ecclesiale ad Aquileia, la conclusione nella Basilica Cattedrale di San Marco della Visita
Pastorale del nostro Patriarcato, l’inaugurazione del restauro della Cappella della Trinità del Seminario Patriarcale, l’apertura della nuova biblioteca moderna dello Studium Generale Marcianum - sono la “carne” di questo dono.
Da quando Dio è entrato nella storia e ha voluto farsi in tutto simile a noi, tranne che nel peccato per renderci partecipi della sua stessa vita, ogni circostanza ed ogni rapporto di cui è intessuta l’umana esistenza sono occasione di incontro personale con Lui: è il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Quale occasione di verità e di bellezza poter vivere questi gesti con il Santo Padre!

2. Una passione per tutto l’umano

Seguire Cristo consente di vivere in pienezza. Questo – ognuno di noi lo intuisce molto bene – non coincide automaticamente con il superamento delle nostre contraddizioni o incoerenze, né tantomeno significa che i cristiani siano migliori di coloro che pensano o dicono di non credere. Vuol dire unicamente che per grazia di Dio abbiamo ricevuto questa possibilità che vogliamo condividere con tutti. Infatti, per ogni uomo ed ogni donna è naturale comunicare ogni giorno spontaneamente, in tutti gli ambienti che frequenta, ciò a cui uno tiene più di ogni altra cosa.
«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8) scrive l’Apostolo. Questo dinamismo è inscritto nel DNA del cristiano. Appartenere al Signore nella sua Chiesa genera un’inarrestabile passione per l’umano – anzitutto per quello che riscopriamo in noi – che si traduce nella ricerca di un’apertura al confronto con tutti.
La venuta del Santo Padre ad Aquileia e a Venezia è destinata a tutti gli abitanti di queste nostre terre che, ne sono certo, sapranno trarne profitto come avvenne per la visita di Paolo VI (1972) e di Giovanni Paolo II (1985). Come non ricordare in proposito il singolare legame tra Pietro e Marco che così profondamente ha segnato la nostra straordinaria storia? E come tacere, per limitarci ai tempi recenti, l’approfondirsi del solido legame delle nostre genti con il Papa grazie a San Pio X, al Beato Giovanni XXIII, al Servo di Dio Giovanni Paolo I, patriarchi divenuti papi, ma soprattutto santi, cioè uomini riusciti?
«Gli uomini - è lo stesso Benedetto XVI a ricordarcelo - avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità… Dio vive, e ha bisogno di uomini che esistono per Lui e che Lo portano agli altri» (Benedetto XVI, Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010). Desideriamo che un po’di questo gusto per la bellezza della fede e per la passione di comunicarla raggiunga anche noi. Per questo, con umiltà ma anche con decisione, vogliamo mettere a disposizione della persona e della missione del Papa, in questa straordinaria occasione, energie e creatività, affinché Cristo sia conosciuto ed amato.

3. Come prepararci

Per prepararci a vivere fino in fondo l’incontro con il Papa ci vogliamo dare tempi e modalità.

a. Anzitutto i tempi
Mi sembra opportuno dividere il periodo di attesa in due grandi momenti. Il primo andrà dalla Festa della Madonna della Salute, che quest’anno coincide con la solennità di Cristo Re, fino all’inizio della Quaresima. Il secondo dalla Quaresima fino al 7-8 maggio.

b. Modalità
Dopo aver interpellato vari organismi sinodali del Patriarcato propongo di concentrarci per la prima fase su due aspetti: la preghiera assidua e l’approfondimento del magistero di Benedetto XVI.
Questa scelta presenta un duplice vantaggio.
Anzitutto ci aiuta ad assimilare in profondità il valore del gesto papale. Il suo scopo, abbiamo detto, è quello di confermare la nostra fede affinché la nostra vita fin d’ora sia più bella, più buona e più vera. Facciamo nostra la domanda degli Apostoli: «Accresci la nostra fede» (Lc 17,6).
In secondo luogo la nostra preparazione, così intesa, non richiederà impegni straordinari da assumere personalmente, in famiglia, nelle nostre aggregazioni, parrocchie, vicariati e diocesi. Si tratterà piuttosto di imprimere al nostro cammino ordinario un preciso orientamento verso l’evento di grazia che la visita del Santo Padre rappresenta per trarne tutto il frutto possibile.

* La preghiera
Mi limito a suggerire qualche indicazione che chiede di essere personalizzata e tradotta nelle forme più adeguate da parte di ogni comunità e di ogni fedele. Tutti gli abituali atti liturgici (la celebrazione dell’Eucaristia, della Riconciliazione e di tutti i Sacramenti, Liturgia della Parola di Dio, Liturgia della Ore, ecc. ) ed ogni forma di preghiera comunitaria (adorazione comunitaria, santo rosario, feste della Madonna e dei santi, ecc.) abbiano come intenzione esplicitamente espressa la preparazione del popolo di Dio all’evento di grazia rappresentato dalla Visita del Santo Padre. Domando, per la medesima intenzione, l’intensificarsi della preghiera in famiglia e della preghiera personale (preghiere del mattino e della sera, prima e dopo i pasti, ecc.). Gente Veneta e gli altri mezzi di comunicazione proporranno settimanalmente dei suggerimenti in proposito.
Vi invito inoltre a recitare sovente, comunitariamente e personalmente, la preghiera seguente appositamente preparata per la venuta del Papa.

Preghiera in preparazione
della Visita pastorale di Benedetto XVI
ad Aquileia e a Venezia 7-8 maggio 2011

Dio Padre, sorgente di ogni paternità,
che hai creato il mondo e quanti vi abitano,
Dio Figlio che, per salvarci, ti sei fatto
uomo e hai condiviso la nostra condizione
umana fino alla morte e alla morte di croce,
Dio Spirito Santo che facendoci partecipi
della comunione divina rinnovi
ogni nostra relazione,
ti ringraziamo per il dono di Papa Benedetto in mezzo a noi.
Egli viene a confermare i fratelli,
concedici di accoglierlo con amore filiale
per imitarne la fede indomita,
la speranza certa e la carità ardente.

Signore Gesù, tu hai detto a Pietro:
«Su questa pietra edificherò la mia Chiesa»,
rendici figli degni di questa santa Dimora,
docili al suo Successore.
Signore Gesù, tu hai detto:
«Sono venuto perché abbiano la vita
e l’abbiano in abbondanza»,
donaci di farne ogni giorno esperienza
negli affetti, nel lavoro e nel riposo,
rinnova il coraggio che ha spinto i nostri padri fino agli estremi confini del mondo,
perché possiamo comunicare
a tutti gli uomini il gusto della vita cristiana.

Vergine amata, tu che nei momenti
della prova hai custodito i tuoi figli,
proteggi le nostre terre con tutti coloro
che vi abitano e le visitano.
A Te, Madre del bell’amore,
affidiamo in modo speciale noi stessi,
tutti i nostri cari, le nostre famiglie,
i bambini, i giovani, gli ammalati,
gli anziani, i più poveri e bisognosi, tutti i perseguitati per la fede e per giusti ideali,
in modo speciale i nostri fratelli cristiani.
Tu, Causa della nostra letizia,
ascolta ed intercedi.
Amen.


* L’approfondimento del magistero papale
Ogni settimana verrà fornito, sempre attraverso Gente Veneta e gli altri mezzi di comunicazione, un breve testo tratto dall’insegnamento papale perché possa divenire oggetto di riflessione e di meditazione. Una speciale Commissione è già all’opera per costruire, in modo semplice ma organico, questa antologia. Il suo scopo è quello di accompagnarci nel quotidiano, illuminando con le parole del Papa i principali misteri della nostra fede in se stessi e nelle loro implicazioni con la nostra vita di uomini e di donne, di fanciulli/e, di ragazzi/e, di giovani, di adulti e di anziani.
Questi testi dovranno essere oggetto di una attenta lettura sia personale che comunitaria. Una lettura che può nascere solo da un ascolto profondo, libero da ogni pregiudizio, che cerchi un confronto a 360 gradi non solo con i battezzati ma con tutti i nostri fratelli uomini.

Carissimi,
la visita del Santo Padre è un dono che, come ogni dono, suscita una risposta grata. Una risposta che chiede responsabilità. Al senso di responsabilità di ciascuno singolarmente preso, di tutte le comunità cristiane, di tutte le associazioni ecclesiali e civili, di tutte le istituzioni mi affido perché questa straordinaria occasione sia preparata fin nei minimi particolari. Il Papa ci trova in cammino e, ne sono certo, ci lascerà in eredità nuove possibilità di crescita personale, ecclesiale civile.
Di cuore porgo a tutti la mia benedizione ed il mio affettuoso saluto.

S.E. card. Angelo Scola
Patriarca

venerdì 19 novembre 2010

Il martirio dei cristiani di oggi

Quando parliamo dei martiri cristiani siamo forse abituati a pensare alle icone o agli affreschi che abbiamo visto nei musei o (sempre meno spesso, purtroppo) nelle nostre chiese; il pensiero va alle gesta eroiche e lontane di quei primi cristiani, perseguitati dagli imperatori romani, che per difendere la propria fede erano costretti a rifugiarsi nelle catacombe. Ma la realtà è un'altra, una realtà che non conosciamo perché lontana da noi, troppo lontana dalle logiche e dagli interessi politici perché i giornali ne parlino, come magari parlano delle carceri americane, o troppo poco avvincenti perché i programmi di "approfondimento" se ne occupino.
Parlare di martirio in un mondo come il nostro, così benpensante che vuole cacciare il sacrificio persino dalla Messa per sostituirlo con le feste da discoteca, è troppo scomodo: ma è anche questo nostro atteggiamento che contribuisce a scavare le catacombe nei paesi di quei cristiani che sono costretti in vario modo ad abiurare la fede in Nostro Signore. Parlano i numeri: in meno di un secolo coloro che professavano la fede cristiana in Iraq sono passati dal 20% (all'inizio del 1900) al 2% dei giorni nostri, con una notevole accelerazione negli ultimi anni.
Ma una vicenda in particolare è in questi giorni assunta a simbolo del martirio dei cristiani in quelle terre mediorientali: è il caso di Asia Bibi, donna pakistana di 37 anni, madre di due bambini. L'anno scorso, durante il suo lavoro nei campi del Punjab, ebbe una discussione con le sue colleghe di lavoro islamiche, le quali volevano convincerla ad abbandonare il cristianesimo e convertirsi all'Islam. La donna ha difeso la sua fede in Cristo crocifisso per lei, additandolo come esempio alle sue colleghe e invitandole a pensare cosa Maometto avesse fatto per loro. A questa frase Asia è stata picchiata e rinchiusa in carcere, mentre la gente insultava lei e i suoi figli. Denunciata per blasfemia è stata recentemente condannata a morte. Non dimentichiamo che il Pakistan si è reso protagonista ultimamente della promulgazione di una legge che condanni la blasfemia contro l'Islam, e possiamo ben immaginare che tipo di utilizzo se ne possa fare, anche alla luce della vicenda toccata ad Asia Bibi.
Prima dell'esecuzione della sentenza di morte dovrà pronunciarsi l'alta corte pakistana; per questo in tutto l'orbe cattolico e non solo si sta organizzando una grande mobilitazione, che ha visto in prima linea il Santo Padre, Benedetto XVI, lanciare un appello dopo l'Angelus della scorsa domenica; lo stato italiano, con il ministro degli esteri Franco Frattini, che proprio in queste ore ha annunciato che forse il caso sarà riesaminato dalle autorità pakistane, con le quali il ministro assicura di usare tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione per convincerle a mettere mano alla pericolosa legge sulla blasfemia; anche la televisione della CEI, TV2000 ha organizzato una campagna di solidarietà, di cui potete leggere i dettagli cliccando qui.
Anche a noi spetta di non lasciar soli questi cristiani, che non hanno nulla da invidiare a quelli che sono dipinti negli affreschi, sulle tele e nelle icone dei nostri musei e delle nostre chiese. Preghiamo il Signore per loro e, cosa egualmente importante, non vergognamoci della nostra fede; per rispetto di Nostro Signore, che non si è vergognato di noi, fino al punto di farsi da noi uccidere, e per rispetto anche di coloro che per amor suo rischiano la loro stessa vita. Non temiamo di professarci cristiani; prepariamoci ad affrontare l'insulto e la derisione, pena ben più leggera delle torture fisiche e della morte che i nostri fratelli patiscono in altre parti del mondo, ma che tuttavia conduce alla stessa sorte nel Regno di Cristo: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,11-12).
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