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martedì 8 luglio 2014
Festa della Madonna dell'Angelo
Tra poco meno di una settimana (sabato 12 luglio e domenica 13 luglio) si terrà la consueta processione della Madonna dell'Angelo con "l'incendio" del campanile.
Molti turisti attratti da questa manifestazione si accingono a Caorle per rendere grazie alla Madonna.
La tradizione narra che la Madonnina dell'Angelo sia stata trovata in un blocco di marmo che galleggiava sul mare poco allargo della costa caorlotta. I pescatori la trassero a riva con le reti, ma non riuscirono a sollevarla per portarla in chiesa, così il vescovo dell'epoca pensò di chiamare i bambini per sollevare il simulacro e portarlo in cattedrale. I bambini riuscirono. Ma perchè proprio i bambini? I bambini sono gli unici che non hanno peccati e quindi sono puri di cuore; proprio per questo motivo, il vescovo pensò di chiamarli. Il simulacro, dunque, venne portato nella cattedrale. Al mattino dopo la statua non c'era più. E' stata ritrovata nella chiesa di San Michele Arcangelo. Da quel giorno la statua della Madonna dell'Angelo è posta nella chiesetta sul promontorio. Venne chiamata Madonna dell'Angelo perchè, appunto, la chiesa è dedicata a san Michele Arcangelo.
Presiederà la processione solenne di sabato 12 luglio sua eccellenza mons. Adriano TESSAROLO vescovo di Chioggia.
sabato 28 giugno 2014
Papa Francesco riflette sul ministero del Vescovo di Roma alla luce di San Pietro
In questa vigilia della Festa degli Apostoli di Roma, che quest'anno è particolarmente solenne a motivo della coincidenza con la domenica (sulla quale - liturgicamente - prevale), riascoltiamo una parte dell'omelia di Papa Francesco sul ministero di "confermare nella fede i fratelli" proprio del successore di Pietro: confermare nella fede, confermare nell'amore, confermare nell'unità, evitando la mentalità mondana, la logica del potere umano o delle umane convenienze: la fede in Cristo deve essere luce, senza risparmio, superando ogni conflitto tra i cristiani, "uniti nelle differenze".
Tre pensieri sul ministero petrino, guidati dal verbo “confermare”. In che cosa è chiamato a confermare il Vescovo di Roma?
1. Anzitutto, confermare nella fede. Il Vangelo parla della confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), una confessione che non nasce da lui, ma dal Padre celeste. Ed è per questa confessione che Gesù dice: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (v. 18). Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto. Nella seconda parte del Vangelo di oggi vediamo il pericolo di pensare in modo mondano. Quando Gesù parla della sua morte e risurrezione, della strada di Dio che non corrisponde alla strada umana del potere, in Pietro riemergono la carne e il sangue: «si mise a rimproverare il Signore: …questo non ti accadrà mai» (16,22). E Gesù ha una parola dura: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo» (v. 23). Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo. La fede in Cristo è la luce della nostra vita di cristiani e di ministri nella Chiesa!
2. Confermare nell’amore. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato le commoventi parole di san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Di quale battaglia si tratta? Non quella delle armi umane, che purtroppo insanguina ancora il mondo; ma è la battaglia del martirio. San Paolo ha un’unica arma: il messaggio di Cristo e il dono di tutta la sua vita per Cristo e per gli altri. Ed è proprio l’esporsi in prima persona, il lasciarsi consumare per il Vangelo, il farsi tutto a tutti, senza risparmiarsi, che lo ha reso credibile e ha edificato la Chiesa. Il Vescovo di Roma è chiamato a vivere e confermare in questo amore verso Cristo e verso tutti senza distinzioni, limiti e barriere. E non solo il Vescovo di Roma: tutti voi, nuovi arcivescovi e vescovi, avete lo stesso compito: lasciarsi consumare per il Vangelo, farsi tutto a tutti. Il compito di non risparmiare, uscire di sé al servizio del santo popolo fedele di Dio.
3. Confermare nell’unità. Qui mi soffermo sul gesto che abbiamo compiuto. Il Pallio è simbolo di comunione con il Successore di Pietro, «principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione» (Conc. Ecum Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 18). E la vostra presenza oggi, cari Confratelli, è il segno che la comunione della Chiesa non significa uniformità. Il Vaticano II, riferendosi alla struttura gerarchica della Chiesa afferma che il Signore «costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro» (ibid., 19). Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato. E continua, il Concilio: «questo Collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e universalità del Popolo di Dio» (ibid., 22). Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa. Uniti nelle differenze: non c’è un’altra strada cattolica per unirci. Questo è lo spirito cattolico, lo spirito cristiano: unirsi nelle differenze. Questa è la strada di Gesù! Il Pallio, se è segno della comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa universale, con il Sinodo dei Vescovi, è anche un impegno per ciascuno di voi ad essere strumenti di comunione.
Confessare il Signore lasciandosi istruire da Dio; consumarsi per amore di Cristo e del suo Vangelo; essere servitori dell’unità. Queste, cari Confratelli nell’episcopato, le consegne che i Santi Apostoli Pietro e Paolo affidano a ciascuno di noi, perché siano vissute da ogni cristiano. Ci guidi e ci accompagni sempre con la sua intercessione la santa Madre di Dio: Regina degli Apostoli, prega per noi! Amen.
sabato 7 giugno 2014
Omelia di Papa Francesco sulla Pentecoste
Cari fratelli e sorelle,
in questo giorno noi contempliamo e riviviamo nella liturgia l’effusione dello Spirito Santo operata da Cristo risorto sulla sua Chiesa; un evento di grazia che ha riempito il Cenacolo di Gerusalemme per espandersi nel mondo intero.
Ma che cosa avvenne in quel giorno così lontano da noi, eppure così vicino da raggiungere l’intimo del nostro cuore? San Luca ci offre la risposta nel brano degli “Atti degli Apostoli” che abbiamo ascoltato (2,1-11). L’evangelista ci riporta a Gerusalemme, al piano superiore della casa nella quale sono riuniti gli Apostoli. Il primo elemento che attira la nostra attenzione è il fragore che improvviso viene dal cielo, “quasi un vento che si abbatte impetuoso” e riempie la casa; poi le “lingue come di fuoco” che si dividevano e si posavano su ciascuno degli Apostoli. Fragore e lingue infuocate sono segni precisi e concreti che toccano gli Apostoli, non solo esteriormente, ma anche nel loro intimo: nella mente e nel cuore. La conseguenza è che “tutti furono colmati di Spirito Santo”, il quale sprigiona il suo dinamismo irresistibile, con esiti sorprendenti: «Cominciarono a parlare in altre lingue nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi». Si apre allora davanti a noi un quadro del tutto inatteso: una grande folla si raduna ed è piena di meraviglia perché ciascuno sente parlare gli Apostoli nella propria lingua. Tutti fanno un’esperienza nuova, mai accaduta prima: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue». E di che cosa parlano? «Delle grandi opere di Dio».
Alla luce di questo brano degli “Atti”, vorrei riflettere su tre parole legate all’azione dello Spirito: novità, armonia, missione.
1. La novità ci fa sempre un po’ di paura, perché ci sentiamo più sicuri se abbiamo tutto sotto controllo, se siamo noi a costruire, a programmare, a progettare la nostra vita secondo i nostri schemi, le nostre sicurezze, i nostri gusti. E questo avviene anche con Dio. Spesso lo seguiamo, lo accogliamo, ma fino a un certo punto; ci è difficile abbandonarci a Lui con piena fiducia, lasciando che sia lo Spirito Santo l’anima, la guida della nostra vita, in tutte le scelte; abbiamo paura che Dio ci faccia percorrere strade nuove, ci faccia uscire dal nostro orizzonte spesso limitato, chiuso, egoista, per aprirci ai suoi orizzonti.
Ma, in tutta la storia della salvezza, quando Dio si rivela porta novità – Dio porta sempre novità -, trasforma e chiede di fidarsi totalmente di Lui: Noè costruisce un’arca deriso da tutti e si salva; Abramo lascia la sua terra con in mano solo una promessa; Mosè affronta la potenza del faraone e guida il popolo verso la libertà; gli Apostoli, timorosi e chiusi nel Cenacolo, escono con coraggio per annunciare il Vangelo.
Non è la novità per la novità, la ricerca del nuovo per superare la noia, come avviene spesso nel nostro tempo. La novità che Dio porta nella nostra vita è ciò che veramente ci realizza, ciò che ci dona la vera gioia, la vera serenità, perché Dio ci ama e vuole solo il nostro bene. Domandiamoci oggi: siamo aperti alle “sorprese di Dio”? O ci chiudiamo, con paura, alla novità dello Spirito Santo? Siamo coraggiosi per andare per le nuove strade che la novità di Dio ci offre o ci difendiamo, chiusi in strutture caduche che hanno perso la capacità di accoglienza?
2. Un secondo pensiero: lo Spirito Santo, apparentemente, sembra creare disordine nella Chiesa, perché porta la diversità dei carismi, dei doni; ma tutto questo invece, sotto la sua azione, è una grande ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità, ma ricondurre il tutto all’armonia. Nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo.
Uno dei Padri della Chiesa ha un’espressione che mi piace tanto: lo Spirito Santo “ipse harmonia est”. Lui è proprio l’armonia. Solo Lui può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità. Anche qui, quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità, l’omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa.
Il camminare insieme nella Chiesa, guidati dai Pastori, che hanno uno speciale carisma e ministero, è segno dell’azione dello Spirito Santo; l’ecclesialità è una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni Comunità, per ogni Movimento. È la Chiesa che mi porta Cristo e mi porta a Cristo; i cammini paralleli sono tanto pericolosi! Quando ci si avventura andando oltre la dottrina e la Comunità ecclesiale, dice l’Apostolo Giovanni nella sua Seconda Lettera, e non si rimane in esse, non si è uniti al Dio di Gesù Cristo. Chiediamoci allora: sono aperto all’armonia dello Spirito Santo, superando ogni esclusivismo? Mi faccio guidare da Lui vivendo nella Chiesa e con la Chiesa?
3. L’ultimo punto. I teologi antichi dicevano: l’anima è una specie di barca a vela, lo Spirito Santo è il vento che soffia nella vela per farla andare avanti, gli impulsi e le spinte del vento sono i doni dello Spirito. Senza la sua spinta, senza la sua grazia, noi non andiamo avanti. Lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero del Dio vivente e ci salva dal pericolo di una Chiesa gnostica e di una Chiesa autoreferenziale, chiusa nel suo recinto; ci spinge ad aprire le porte per uscire, per annunciare e testimoniare la vita buona del Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell’incontro con Cristo.
Lo Spirito Santo è l’anima della missione. Quanto avvenuto a Gerusalemme quasi duemila anni fa non è un fatto lontano da noi, è un fatto che ci raggiunge, che si fa esperienza viva in ciascuno di noi. La Pentecoste del Cenacolo di Gerusalemme è l’inizio, un inizio che si prolunga. Lo Spirito Santo è il dono per eccellenza di Cristo risorto ai suoi Apostoli, ma Egli vuole che giunga a tutti.
Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, dice: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). È lo Spirito Paràclito, il “Consolatore”, che dà il coraggio di percorrere le strade del mondo portando il Vangelo! Lo Spirito Santo ci fa vedere l’orizzonte e ci spinge fino alle periferie esistenziali per annunciare la vita di Gesù Cristo. Chiediamoci se abbiamo la tendenza di chiuderci in noi stessi, nel nostro gruppo, o se lasciamo che lo Spirito Santo ci apra alla missione.
Ricordiamo oggi queste tre parole: novità, armonia, missione.
La liturgia di oggi è una grande preghiera che la Chiesa con Gesù eleva al Padre, perché rinnovi l’effusione dello Spirito Santo. Ciascuno di noi, ogni Gruppo, ogni Movimento, nell’armonia della Chiesa, si rivolga al Padre per chiedere questo dono. Anche oggi, come al suo nascere, insieme con Maria la Chiesa invoca: «Veni, Sancte Spiritus!». «Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!». Amen.
mercoledì 21 maggio 2014
Meriam, la cristiana condannata a morte in Sudan.
È in carcere incatenata per le caviglie Meriam Yehya Ibrahim, la donna cristiana del Sudan incinta di otto mesi e condannata a morte per apostasia, oltre che a 100 frustate per adulterio. Per la prima volta il marito Daniel Wani ha avuto la possibilità di visitarla in carcere, vedendo in quali condizioni vive dal 17 febbraio.
«È OLTRAGGIOSO».
«Le sue gambe sono tutte gonfie. È oltraggioso, visto che è incinta di otto mesi e mezzo», ha dichiarato ai media americani Tina Ramirez, direttrice esecutiva di Hardwired, gruppo che si batte contro la persecuzione religiosa nel mondo e che sta aiutando Wani. Il marito, che gode di doppio passaporto sudanese e statunitense, ha chiesto più volte e invano aiuto all’ambasciata americana in Sudan per ottenere il rilascio della moglie, che si trova in carcere insieme al figlio di 20 mesi.
CONDANNA PER APOSTASIA.
Meriam è stata condannata per apostasia lo scorso 15 maggio: la dottoressa di 27 anni è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma il fratello insieme agli zii paterni l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo.
In Sudan, secondo la sharia, l’apostasia è punita con la morte e un matrimonio tra una musulmana e un cristiano non è valido e i figli che nascono dalla relazione sono illegittimi. Questo è il motivo per cui Martin, il figlio di 20 mesi di Meriam, è in prigione con lei e non può essere preso in custodia dal padre.
AMERICANO IN CARCERE
Wani, insieme agli avvocati della moglie, ha affermato che ricorrerà in appello per non fare eseguire la sentenza capitale. Intanto, però, si è lamentato del fatto che l’ambasciata americana non l’abbia mai aiutato a risolvere il caso giudiziario. Un aiuto che si aspettava visto che il figlio Martin è in carcere ed è a tutti gli effetti cittadino americano. Come dichiarato dall’uomo, «ho fornito all’ambasciata tutte le prove che mi ha richiesto per dimostrare che Martin è un cittadino americano. Ho portato il certificato di nascita, il mio certificato di matrimonio e gli esami del Dna di mio figlio, che sono stati mandati negli Stati Uniti per essere verificati. Ma mi hanno chiuso la porta in faccia».
CNSNews ha chiesto direttamente al portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jen Psaki, la veridicità di queste notizie ma il portavoce non ha saputo rispondergli. «Sta dicendo che non sapete se quel bambino in prigione è un cittadino americano?», lo ha rintuzzato il giornalista. «Non abbiamo ulteriori dettagli da condividere». Ad oggi, il Dipartimento non ha ancora fatto luce su questo aspetto, che è dirimente per la sorte di Meriam: la pressione internazionale di un governo come gli Stati Uniti potrebbe far cambiare la sentenza dei giudici sudanesi in un eventuale processo di appello.
Tratto da Tempi.it
lunedì 12 maggio 2014
La morte del card. Cè: l'annuncio del Patriarca Moraglia
Il Patriarca Francesco Moraglia, i sacerdoti e i diaconi, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici della Diocesi di Venezia annunciano che questa sera il card. Marco Cè, Patriarca emerito di Venezia, ha raggiunto la Casa del Padre. La morte è avvenuta alle ore 20.15 all'Ospedale Ss. Giovanni e Paolo di Venezia dove era ricoverato dal 19 marzo scorso per le conseguenze della frattura del femore.
La sera della Domenica delle Palme (13 aprile) aveva chiesto e ricevuto, dal Patriarca Francesco Moraglia, il sacramento dell'unzione degli infermi. Le sue condizioni di salute si erano poi ulteriormente e definitivamente aggravate nelle ultime ore. Proprio ieri sera, inoltre, il Patriarca Francesco aveva confessato il card. Cè impartendogli l’assoluzione e l’indulgenza plenaria e ricevendo da lui un ultimo “grazie”.
Alle ore 20.30 di domani sera - martedì 13 maggio - nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia avrà luogo la recita del Rosario, presieduta dal Patriarca Francesco che chiede a tutti i credenti il bene della preghiera di suffragio.
Il card. Cè era nato a Izano, in provincia di Cremona e diocesi di Crema, l'8 luglio 1925. Compì gli studi teologici presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Biblico conseguendo la laurea in teologia dogmatica e la licenza in Sacra Scrittura; fu ordinato sacerdote65 anni fa, il 27 marzo 1948 a Crema, e nella sua diocesi di origine fu, per molti anni, prima vicerettore e poi rettore del Seminario. Il 22 aprile 1970 venne eletto vescovo da Paolo VI e nominato ausiliare del card. Poma nella diocesi di Bologna. il 30 aprile 1976 fu nominato, dallo stesso Paolo VI, assistente ecclesiastico generale dell'Azione cattolica italiana. Giovanni Paolo II lo chiamò quindi - era il7 dicembre del 1978 - a reggere il Patriarcato di Venezia di cui prese possesso canonico il 1° gennaio 1979 mentre il suo ingresso in città risale al 7 gennaio successivo, allora solennità dell'Epifania. Fu creato cardinale, sempre da Giovanni Paolo II, il 30 giugno 1979. Dopo 23 anni di governo pastorale della diocesi lagunare, dal 5 gennaio 2002 era divenuto Patriarca emerito di Venezia continuando, sino a pochi mesi fa, ad esercitare in pieno il suo ministero occupandosi soprattutto della cura spirituale delle persone e, in particolare, degli esercizi spirituali diocesani.
Fonte Gente Veneta
venerdì 9 maggio 2014
ATTENZIONE! FURTO D'IDENTITA'
IN RIFERIMENTO AL TENTATIVO DI TRUFFA SUBITO IERI SULL'ACCOUNT DI POSTA ELETTRONICA DELLA PARROCCHIA:
Preghiamo cortesemente chiunque avesse ricevuto nella sua casella di posta email truffaldine dagli indirizzi:
* caorleduomo@gmail.com
* caorleduorno@yahoo.it
di segnalarcelo prontamente in questo profilo o dal form presente nel sito parrocchiale alla pagina web
"http://www.caorleduomo.altervista.org/contact.html"
Il tipo di messaggio truffaldino a cui ci riferiamo riguarda la richiesta di invio denaro ad uno sconosciuto che si sarebbe trovato bloccato all'aeroporto di Bradford (UK) e al quale sarebbero stati rubati tutti i documenti.
Le vostre eventuali segnalazioni saranno da noi inviate immediatamente ai Carabinieri, ai quali abbiamo denunciato l'accaduto.
Rinnoviamo ancora una volta l'invito a NON DARE SEGUITO A TALI COMUNICAZIONI TRUFFALDINE, poiché la parrocchia non ha mai chiesto né mai intende chiedere denaro nei termini posti in queste mail.
Grazie per la collaborazione.
Avviso - Tentativo di truffa
Informiamo tutti i lettori che giovedì 8 maggio 2014 l'account di posta elettronica 'caorleduomo@gmail.com' (sul quale si appoggia anche il presente blog) ha subito un attacco da parte di pirati informatici ed è stato violato. I pirati hanno cambiato la password dell'account e, mentre ne disponevano, hanno mandato a tutti i contatti presenti una mail truffaldina, dove si richiedeva denaro da parte di uno sconosciuto che sarebbe stato bloccato in un aeroporto del Regno Unito e al quale erano stati rubati tutti i documenti. La parrocchia Santo Stefano di Caorle tiene a far sapere che:
- non è assolutamente coinvolta nell'invio di queste email dall'intento chiaramente truffaldino;
- esorta a non dare assolutamente seguito a questi messaggi, poiché la parrocchia non ha mai chiesto né mai intende chiedere in futuro denaro in questi termini a chiunque;
- invita quanti avessero ricevuto messaggi di questo tipo provenienti dagli indirizzi 'caorleduomo@gmail.com' oppure 'caorleduorno@yahoo.it' a comunicare in maniera tempestiva l'accaduto, compilando il form presente alla pagina web http://www.caorleduomo.altervista.org/contact.html (la segnalazione sarà immediatamente girata alle forze dell'ordine alle quali abbiamo denunciato l'accaduto).
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