Duomo di Caorle su facebook

domenica 23 marzo 2014

Cinque mariti e in cerca della vera gioia: la Samaritana

Riporto una parte significativa del discorso improvvisato dal Santo Padre Benedetto XVI al termine dell'incontro con i gruppi parrocchiali di Santa Maria liberatrice di Testaccio (24 febbraio 2008). Ha come spunto l'episodio del Vangelo di questa III domenica di Quaresima, in particolare l'attenzione di Gesù per la ricerca affannata e sbagliata della Samaritana che, incontrando il Messia, appaga finalmente la sua sete di libertà e gioia:
Oggi abbiamo letto un brano del Vangelo molto attuale. La donna samaritana della quale si parla, può apparire come una rappresentante dell'uomo moderno, della vita moderna. Ha avuto cinque mariti e convive con un altro uomo. Faceva ampio uso della sua libertà e tuttavia non diventava più libera, anzi diventava più vuota. Ma vediamo anche che in questa donna era vivo un grande desiderio di trovare la vera felicità, la vera gioia. Per questo era sempre inquieta e si allontanava sempre di più dalla vera felicità. 
Tuttavia anche questa donna, che viveva una vita apparentemente così superficiale, anche lontana da Dio, nel momento in cui Cristo le parla allora mostra che nella profondità del cuore custodiva questa domanda su Dio: chi è Dio? Dove possiamo trovarlo? Come possiamo adorarlo? In questa donna possiamo vedere tutto lo specchio della nostra vita di oggi, con tutti i problemi che ci coinvolgono; ma vediamo anche come nella profondità del cuore ci sia sempre la questione di Dio, e l'attesa che Egli si mostri in un altro modo.
La nostra attività è realmente l'attesa; rispondiamo all'attesa di quanti attendono la luce del Signore, e nel darle risposta a questa attesa anche noi cresciamo nella fede e possiamo capire che questa fede è quell'acqua della quale abbiamo sete. 
In questo senso voglio incoraggiarvi ad andare avanti con il vostro impegno pastorale e missionario, con il vostro dinamismo per aiutare le persone di oggi a trovare la vera libertà e la vera gioia. Tutti, come questa donna del Vangelo, sono in cammino per essere totalmente liberi, per trovare la piena libertà e per trovare in essa la gioia piena; ma spesso si ritrovano sulla strada sbagliata. Possano costoro, tramite la luce del Signore e la nostra cooperazione con il Signore, scoprire che la vera libertà viene dall'incontro con la Verità che è l'amore e la gioia.


lunedì 24 dicembre 2012

Celebrazioni natalizie in parrocchia

Lunedì 24 dicembre 2012
Vigilia di Natale

Ore 23:00: Ufficio delle letture
Ore 23:55: Canto della Kalenda (a seguire arrivo della processione del gruppo sommozzatori con il Bambinello)

Martedì 25 dicembre 2012
Natale del Signore

Ore 0:00: Santa Messa solenne di Mezzanotte
Sante Messe del giorno di Natale: ore 8:00, 9:30, 10:45 (cantata), 12:00, 18:30
Ore 17:45: Secondi Vespri solenni

Mercoledì 26 dicembre 2012
Santo Stefano Protomartire
Patrono di Caorle

Sante Messe: ore 8:00, 9:30, 10:45 (cantata), 12:00, 18:30
Ore 17:45: Secondi Vespri solenni

Nella Messa di Mezzanotte e le Messe cantate del 25 e del 26 dicembre la Corale Santo Stefano del Duomo di Caorle canterà l'Ordinario della Messa "Cristo Re" di Franco Vittadini, a 3 voci dispari.

Tanti auguri di un felice e sereno Natale.

giovedì 13 dicembre 2012

Sito parrocchiale rinnovato

Dopo qualche settimana di lavoro è finalmente quasi ultimato il nuovo sito parrocchiale caorleduomo.altervista.org. Il restyling, oltre che per una questione estetica, si è reso necessario anche per una certa comodità di consultazione da parte dei lettori e per fornire informazioni in maniera più chiara ed efficiente. Nella Home page si possono ora trovare delle sezioni che rimandano al Calendario liturgico settimanale, il Download di risorse on line, la pagina del Coro, dei Sacerdoti, del Gruppo chierichetti, delle News e dei gruppi di Catechismo.
La sezione Calendario liturgico mostra il una piccola agenda settimanale, con il Santo del giorno e la possibilità di pregare con la Litrugia delle Ore, cliccando su "Ufficio delle Letture", "Lodi Mattutine", "Ora media", "Vespri" e "Compieta" corrispondenti ad ogni giorno; inoltre, cliccando su "Messale e Lezionario" sarà possibile vedere le orazioni e le letture del giorno. Cliccando poi sul tasto "More" comparirà una finestra che mostra gli orari delle Messe in parrocchia e gli appuntamenti previsti per quel giorno. Sulla colonna di destra sono collocati il widget della CEI ed alcuni collegamenti a siti internet importanti.
La sezione Download consente di visualizzare o scaricare sul proprio computer risorse quali i libretti utilizzati in chiesa per i Vespri domenicali, il libretto dei canti, preghiere e meditazioni proposte in parrocchia per manifestazioni particolari.
La pagina del Coro contiene una brevissima storia della Corale Santo Stefano di Caorle; da qui si può accedere alla sezione delle prove di canto, dove i coristi potranno ascoltare a casa i canti proposti durante le prove e visualizzarne le partiture comodamente sul proprio computer.
Seguono pai la pagina dei Sacerdoti, con gli incarichi ed un breve curriculum dei preti attivi presso la nostra parrocchia, del Gruppo chierichetti, con gli avvisi e la possibilità di visionare e scaricare il periodico diocesano "El Zaghetoo", le News, che contiene collegamenti ad articoli apparsi su giornali locali e nazionali a proposito della nostra parrocchia e del Catechismo, con orari ed altre informazioni circa gli incontri di Catechesi per bambini e ragazzi. In chiusura della Home page si ha un piccolo richiamo agli ultimissimi articoli pubblicati in questo blog parrocchiale ed un piccolo riquadro con le previsioni meteo per Caorle.
Nella parte superiore delle pagine del sito, in un piccolo nastrino grigio, vi sono otto pulsanti: il primo, "Home", che rimanda alla pagina iniziale da qualunque pagina del sito ci si trovi. Il tasto "Duomo" apre una interessante pagina storico-artistica, con approfondimenti circa la storia del Duomo e del caratteristico Campanile di Caorle, una pagina con il Tour virtuale del Duomo, con la possibilità di visionare delle foto e delle brevi descrizioni delle opere d'arte custodite nel Duomo di Caorle ed una pagina dedicata all'antica diocesi di Caorle, con la cronotassi dettagliata di tutti i vescovi succedutisi sulla cattedra di Santo Stefano, compresi i vescovo e gli arcivescovi titolari. Cliccando sui nomi dei singoli vescovi sarà possibile avere alcune interessanti informazioni biografiche.
Analogamente il tasto "Santuario" rimanda ad una pagina di storia e di arte sul Santuario della Madonna dell'Angelo, con, anche in questo caso, il Tour virtuale del Santuario. Seguono infine un tasto per il "Museo", che descrive le opere custodite nel Museo Liturgico parrocchiale (unica sezione ancora in via di preparazione), il tasto Gallery", che dà accesso alle fotografie e ai video riguardanti la nostra parrocchia e le manifestazioni da noi organizzate, un tasto che rimanda a questo blog, il tasto "Link", con gli indirizzi dei siti internet di area cattolica consigliati dallo staff del sito e il tasto Contatti, con le informazioni attraverso cui contattare il webmaster ed i sacerdoti.
Con questa nuova veste grafica al sito intendiamo essere più vicini ai parrocchiani e agli ospiti che in tutti i periodi dell'anno ci vengono a far visita. Accogliamo l'invito del Santo Padre Benedetto XVI, che molto ha a cuore la Nuova Evangelizzazione anche attraverso la rete, perché il messaggio cristiano possa giungere in tutto il mondo con il buon utilizzo di questo mezzo di comunicazione.

sabato 10 novembre 2012

Lezione di musica sacra di Papa Benedetto

Alle ore 12 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti all’incontro promosso dall’Associazione Italiana Santa Cecilia. Di seguito pubblico il discorso che ha pronunciato: si tratta di una breve ma intensa lezione di musica sacra. Si può fare nuova evangelizzazione anche con la musica sacra, dato che siamo nell'Anno della Fede? In cosa consiste la nuova evangelizzazione? C'è chi crede che significhi abbandonare il latino, il gregoriano e la grande musica polifonica che fa parte del tesoro di fede e di arte del nostro Paese e del mondo intero, perché l'assemblea deve partecipare. Ecco come risponde il Papa, in maniera chiara, concisa ed inequivocabile:
Impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra.
Pochi sono stati i pronunciamenti più chiari di questo in ambito di partecipazione liturgica e di musica sacra; eppure sono certo che la lotta di coloro che cercano di curare la retta liturgia in questo campo, contro il parere personale di certi laici, preti, vescovi (e di quanti interpretano il Concilio a modo loro con la pretesa che le loro opinioni siano universali) non sarà certo più morbida, anzi. Ma, ancor di più con oggi, essi sanno di avere un ulteriore valido aiuto e una potente preghiera e incoraggiamento proprio dal Vicario di Cristo in terra.

Udienza ai partecipanti all'incontro promosso dall'Associazione Italiana Santa Cecilia

Cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia vi accolgo, in occasione del pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, alla quale va anzitutto il mio plauso, con il saluto cordiale al Presidente, che ringrazio per le cortesi parole, e a tutti i collaboratori. Con affetto saluto voi, appartenenti a numerose Scholae Cantorum di ogni parte d’Italia! Sono molto lieto di incontrarvi, e anche di sapere - come è stato ricordato - che domani parteciperete nella Basilica di San Pietro alla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arciprete Angelo Comastri, offrendo naturalmente il servizio della lode con il canto.

Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel sesto capitolo – tratta della musica sacra. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione.

Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto possono conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. La testimonianza di Agostino, che in quel tempo era professore a Milano e cercava Dio, cercava la fede, al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni, della sua Autobiografia, egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegna che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? Non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o solo un abbellimento esteriore della liturgia, ma è essa stessa liturgia. Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore.

Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). Ma anche proprio nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra -con la sua grande tradizione che è propria, che è cultura nostra, occidentale - può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, poeta francese, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». Ma, senza scomodare personaggi illustri, pensiamo a quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica come Claudel. E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra. Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche.

Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. Grazie ancora a tutti per questo incontro! Grazie.

Fonte: vatican.va

Restaurata la tela della Madonna del Carmelo

E' di nuovo esposta in Duomo, appesa alla parete della navata laterale sinistra, la pala d'altare della Madonna del Carmelo, un olio su tela di Scuola Veneta del XVIII secolo, in restauro da prima della stagione estiva. Il lavoro di pulitura e restauro del dipinto gli ha restituito la brillantezza dei colori originali, permettendo di scorgere nuovamente alcuni particolari prima soltanto intuibili. Il quadro rappresenta la scena dell'apparizione che ebbe San Simone Stock (circa 1165-1265), Priore dell'Ordine Carmelitano che riformò con grande zelo. L'agiografia del Santo racconta che il 16 luglio 1251, anno in cui Papa Innocenzo IV approvò la riforma dell'Ordine, ricevette l'apparizione della Beata Vergine Maria che gli rivelava il privilegio dello scapolare: chiunque in punto di morte avesse indossato lo scapolare sarebbe stato liberato dalle pene del Purgatorio il sabato successivo al giorno della sua morte. In memoria di questo prodigioso evento fu istituita, per il 16 luglio, la festa della Madonna del Carmelo, che tutt'oggi viene celebrata.
Nel quadro conservato nel nostro Duomo si vede proprio la Santa Vergine, sorretta da una nuvola e circondata da numerosi Angeli, che consegna a San Simone, inginocchiato, lo scapolare carmelitano; accanto alla figura di San Simone si intravvede un leggio, con il libro aperto. In alto, all'interno di una nuvola che rappresenta il Cielo ed il mistero della vita dopo la morte, si ammira la scena di tre anime tra le fiamme del Purgatorio imploranti un Angelo che viene a liberarle. Interessante è poi il colore delle vesti della Madonna, tradizionalmente dei colori rosso e blu (simboleggianti l'uno la Passione di Cristo e l'altro la virtù della Temperanza), qui più chiari, con una vesta rosacea ed un lungo manto cobalto.

A questo quadro ben si adattano le preghiere dedicate alla Madonna del Carmelo in suffragio delle anime del Purgatorio, che è buona cosa recitare spesso, specialmente in questo mese di Novembre:
Vergine pietosissima del Carmine, voi che siete le gioie della Chiesa trionfante l’aiuto della Chiese militante, siete pure Il conforto delle Chiese purgante Deh stendete ovunque la vostra destra pietosa verso tante Anime che penano nel fuoco del Purgatorio, e liberatele, facendo sì che presto siano ammesse ella visione beatificante del Cielo.
Ricordatevi, o Santa Vergine, dl soccorrere specialmente quelle dei miei parenti- e tutte quelle altresì che sono più abbandonate e defraudate di suffragi. Versate o pietosissima Signora, in larga copia sopra le spose elette del Signore i meriti del sangue prezioso di Gesù Cristo affinché restino esse refrigerate nel gaudio eterno. E voi, Anime benedette che tanto potete presso Dio colle vostre preghiere, deh, intercedete per noi e liberateci da tutti I pericoli di animo e di corpo; proteggete le nostre famiglie, affinché a noi tutti sia concesso di essere ammessi atta eterna beatitudine. Così sia.

venerdì 9 novembre 2012

Una precisazione

A causa di alcuni recenti fraintendimenti, sento di dover intervenire, per amore di verità, al fine, se possibile, di dipanare qualche dubbio e correggere qualche errata informazione. Lo faccio con le parole di fr. A.R., frate francescano residente in Padova (Italia). Sacerdote, teologo con master in scienze della comunicazione. Si interessa soprattutto della comunicazione della fede, dei rapporti tra fede e cultura contemporanea, e dell'incarnazione liturgico-artistica di ciò che i cristiani credono, sperano e amano; cura il blog Cantuale Antonianum. Egli a sua volta si rifà ad un documento in particolare del Magistero della Chiesa e ad un'intervista proprio su questo documento fatta ad Angelo Amato, all'epoca arcivescovo e segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede ed oggi cardinale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Lo scopo è semplicemente quello di esporre con deferente neutralità i fatti, per dare a tutti i fedeli un'idea chiara di quello che Santa Romana Chiesa pensa, al di là di ogni speculazione giornalistica.

Tornielli su Medjugorje sbaglia: "non constat de supernaturalitate" è giudizio negativo.
Da cantualeantonianum.com

Non volevo intervenire su queste questioni, sapete che mi tengo per principio alla larga da polemiche. Ma quando i giornalisti non controllano con precisione le loro affermazioni teologiche, per rispetto alla verità, bisogna, con delicatezza, intervenire.
Tornielli - che stimo e ammiro - ha fatto uscire un pezzo su Vatican Insider a proposito dei lavori della Commissione istituita dalla Santa Sede per il "caso Medjugorje". Trovate tutto a questo collegamento.
Il noto giornalista afferma ad un certo punto, riprendendo una errata convinzione, diffusa anche in ambienti ecclesiali:
All’inzio delle apparizioni di Medjugorje era stata costituita una commissione diocesana, la quale aveva poi passato la mano alla Conferenza episcopale della Jugoslavia, che però non era riuscita a pronunciarsi sulla soprannaturalità o meno dei fenomeni, concludendo, nel 1991, con la dichiarazione «non constat de supernaturalitate», cioè «non consta la soprannaturalità»: si tratta della classica espressione prudenziale, non essendo stati i vescovi in grado né di approvare né di bocciare, segno che se non vi erano elementi sufficienti per dire «sì», non vi erano nemmeno prove che si trattasse di una truffa come sostenuto invece dal vescovo di Mostar.

Il verdetto sospensivo, aperto a ulteriori approfondimenti, non è né «sì» né «no». Nel primo caso, infatti, la dichiarazione affermerebbe che «consta» la soprannaturalità, sancendo così il riconoscimento ufficiale. Nel secondo caso, quello negativi affermerebbe che «consta la non soprannaturalità», cioè è stato accertato che il fenomeno non è soprannaturale.
Ma noi ci chiediamo: davvero "NON constat de supernaturalitate" è un giudizio sospeso? Davvero significa che non è accertato? O la cosa è un tantino diversa. Non rispondo io, ma lascio la parola ad un'intervista del 2008, fatta all'allora mons. Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Fu pubblicata da Avvenire il 9 Luglio 2008 a pag. 15 sotto il titolo Tempi e criteri per “giudicare” le apparizioni a firma di Gianni Cardinale. Potete trovare la fonte intera sul sito delle diocesi della Conferenza Episcopale Italiana (Chiesacattolica.it). Sta parlando delle norme e delle modalità generali di indagine in casi di apparizioni o visioni [in rosso i miei commenti]
Eccellenza, cosa può dirci di questo documento sul modo con cui le autorità ecclesiastiche devono comportarsi nel caso di presunte apparizioni e rivelazioni?
Il documento si intitola « Normae S. Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in diudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationisbus » . Deliberate dalla plenaria di questo dicastero del novembre 1974, papa Paolo VI le approvò il 24 febbraio 1978, e portano la data del giorno successivo. Hanno la firma dei compianti cardinale Franjo Seper e dell’arcivescovo Jean Jerome Hamer, all’epoca rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione....

Ma quali sono le competenze dei vescovi e delle Conferenze episcopali riguardo questi fenomeni?

A questa domanda risponde il punto terzo delle Norme. La prima competenza spetta all’ordinario [NdR nel caso Medjugoje gli ordinari del luogo si sono espressi unanimemente contro]. Le Conferenze episcopali regionali o nazionali possono però intervenire se interpellate dall’ordinario o, sempre previo consenso del vescovo locale, se i fenomeni hanno rilevanza regionale o nazionale [Ndr: nel caso Medjugorje la Conferenza episcopale si è espressa con parere negativo]. A questo si aggiunge che la Sede apostolica può intervenire su richiesta del vescovo locale o su richiesta di un gruppo qualificato di fedeli o in ragione della giurisdizione universale del Sommo Pontefice [NdR: per il caso Medjugorje siamo a questo punto, che è come una sentenza di Cassazione, ma nel merito, e la commissione sta facendo il suo lavoro processuale per conto della Congregazione della Dottrina della Fede].

E la Sede apostolica interviene attraverso la Congregazione per la dottrina della fede.

Giusto, ed a questo è dedicato il quarto e ultimo punto delle Norme. In esso viene spiegato che la nostra Congregazione deve essere attenta, nel caso che intervenga su richiesta dei fedeli, che non ci siano ragioni sospette dietro, come quella di costringere l’ordinario a mutare sue legittime decisioni o approvare qualche gruppo settario.

Alla fine di questi procedimenti, quali possono essere le prese di posizione dell’autorità?

Ci può essere l’approvazione, il constat de supernaturalitate, come ha fatto di recente il vescovo di Gap per le apparizioni di Laus [NdR: il caso di cui si stava occupando Amato all'epoca]. Oppure la disapprovazione, il non constat de supernaturalitate, come ad esempio di non poche manifestazioni pseudomistiche. [NdR: Amato è stato chiaro, ma l'intervistatore insiste con la domanda riportata qui sotto, e Amato taglia corto]

Ma il «non constat de supernaturalitate» può essere considerato un giudizio attendista, rispetto a quello negativo che sarebbe il «constat de non supernaturalitate»?

Nelle Norme di cui stiamo parlando si parla solo di constat de e non constat de. Non si fa cenno al constat de non.

[Ndr: la condizione "attendista" esiste ed è spiegata al punto 2b delle Norme, dove si dice che l'autorità ecclesiastica di dovere può esprimere: "per il momento, nulla osta", ma questo, è specificato, non c'entra col giudizio sulla soprannaturalità del fenomeno in esame da parte della commissione, ma è solo una precauzione pastorale, per non soffocare la manifestazione di devozione da parte dei fedeli, dove ancora ci sia da studiare.]
Riepilogando la vicenda Medjugorje, per correggere Tornielli: dopo il grado diocesano di giudizio fortemente negativo per quanto riguarda la soprannaturalità degli eventi e il grado della Conferenza episcopale (che si esprime con cautela "in base alle indagini eseguite finora", quindi non in modo definitivo, ma in maniera chiara "non si può affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali", che viene spiegato come: "non constat de supernaturalitate"), ora, nell'ultimo grado di giudizio, quello riservato alla Santa Sede, se venisse confermato il non constat de supernaturalitate, non sarebbe emesso un giudizio "sospensivo", ma un parere negativo.
Non lo dico io, lo dice il Card Amato e con lui le Norme della Congregazione per la Dottrina della Fede, e in tempi non sospetti. Le Norme della Congregazione legano il "non constat" alla proibizione del culto e di altre manifestazione di devozione.
Certo, si dirà, il Sant'Uffizio anche il 31 maggio 1923, dopo la famigerata "relazione Gemelli" per le stimmate di Padre Pio, dichiarò: "non constat de supernaturalitate" e scattarono tutte le norme repressive. Ma si sa oggi come fu fatta quell'indagine, o meglio come non fu fatta. Il problema allora fu la mancanza di approfondimento e l'emettere un giudizio affrettato. Comunque non era un giudizio "attendista", ma negativo, e Padre Pio ne prese proprio tante: il divieto di confessare e perfino di celebrare la messa. E lui obbedì. Invece i veggenti, nonostante siano stati sottoposti alle stesse dichiarazioni e gli sia stato chiesto silenzio, fin dal 1991, sappiamo cosa hanno continuato a fare in pubblico e dovunque.
A proposito dei criteri con cui giudicare i fatti, oltre ovviamente il criterio dell'assenza di errori per la fede, c'è anche i criteri negativi c) e d) che ritengono il cercare soldi in connessione con i pretesi fatti soprannaturali (l'agiatezza dei veggenti a seguito dei pellegrinaggi non è buon segno) e gli "atti immorali gravi" connessi con i soggetti dei fatti o i loro sostenitori e seguaci (si veda il caso dei frati francescani dimessi, e in particolare di Vlasic e i suoi atti osceni oltre che le sue eresie).

Dunque, per non continuare a mettere in giro "modi di dire" che non corrispondono ai documenti, ma solo ad un certa "vulgata", diffusa anche da mariologi di una certa fama:
Stando alle NORME IN VIGORE, i membri della commissione voteranno solo "constat de supernaturalite" se a favore, oppure "non constat de supernaturalitate" se contrari. Altrimenti devono chiedere, come lasciano intendere i vescovi a Zara 1991, nuove indagini e più tempo, rimandando il verdetto definitivo, ma con chiarezza indicano che - per il momento - chi volesse affermare che i fatti siano di origine soprannaturale non lo può fare.
Tutto questo non lega le mani all'istanza superiore, che può eventualmente sospendere il proprio giudizio e dire "per il momento NIHIL OBSTAT". Questo è ciò che fece il cardinal Bertone quando, nonostante il giudizio negativo del vescovo del luogo e il giudizio della commissione episcopale locale (che disse: "In base alle indagini eseguite finora non si può affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali."), affermò che si potevano comunque fare pellegrinaggi, con prudenza, se questo non significava avvalorare le apparizioni (26 maggio 1998). E disse questo in perfetta linea con il punto II,2 delle Norme della Congregazione.

Qui trovate, sul sito della diocesi di Mostar, il materiale ufficiale e le dichiarazioni delle autorità ecclesiastiche in italiano.

Per chi legge in inglese: potete trovare a questo link tutte le spiegazioni dettagliate del caso.

Altre evidenze e documentazione dello stesso tenore (e in inglese)

La traduzione italiana delle Norme della Congregazione (1978) è qui, pubblicata dalla sala stampa della Santa Sede il 29 maggio 2012.

Estratto di tesi di laurea in Diritto Canonico sulla questione delle due sole possibilità (affermativa o negativa) della soprannaturalità di eventi prodigiosi. Quando si asserisce che "non consta soprannaturalità" vuol proprio dire che dalle prove emerse, i fatti non possono proprio essere detti "soprannaturali".


Testo preso da: Tornielli su Medjugorje sbaglia: "non constat de supernaturalitate" è giudizio negativo. http://www.cantualeantonianum.com/2012/02/tornielli-su-medjugorje-sbaglia-non.html#ixzz2BiGgyRbV
http://www.cantualeantonianum.com

martedì 6 novembre 2012

Il Purgatorio. IV-La Bontà di Dio

Meditando le pene e lo stato della anime del Purgatorio si è talvolta tentati allo sconforto, nella consapevolezza che, pur con tutti gli sforzi umanamente possibili, nessun uomo (eccetto Maria Santissima) potrà evitare questo luogo di espiazione. Questa tentazione è quella che vorrebbe far credere all'uomo che, poiché è stato creato per la felicità, ogni sofferenza è inutile e soltanto dannosa. Per il cristiano, però, non è così: Gesù Cristo stesso è venuto tra noi per insegnarci che la sofferenza è via privilegiata per raggiungere il Cielo. Questo brano, tratto sempre dal libro "Il Purgatorio nella Rivelazione dei Santi" (Visto: nulla osta alla stampa. Torino 10 marzo 1946 Sac. Luigi Carnino, Rev. Del. Imprimatur. Can. Luigi Coccolo, Vic. Gen.) sottolinea come nell'esistenza stessa del Purgatorio e delle sue pene si scorgano la Santità, la Bontà e la Sapienza di Dio, che ha mandato sulla terra il Suo Figlio affinché il mondo si salvi per mezzo di Lui.

Dio e le anime del Purgatorio
Santità, Sapienza e Bontà di Dio

Fino ad ora abbiamo parlato del Purgatorio considerato di per sé, e come se esistesse da solo nel mondo sopranaturale, mentre in virtù della comunione dei Santi si trova in continui rapporti colla Chiesa trionfante e colla militante. Studieremo adunque ora queste relazioni, e innanzi tutto tratteremo di quelle che passano fra le anime del Purgatorio e Dio, fra il giudice che condanna e il reo condannato, fra il padre che tende le braccia al figlio esiliato e l'anima che arde d'amore per lui ed affretta col desiderio il momento d'entrare nella paterna dimora.

Una delle cose che più risaltano, per poco che si sia posto mente al fin qui detto, è che il Purgatorio manifesta in modo ammirabile tutte le perfezioni di Dio. Il Salmista ha detto che i cieli narrano la gloria di Dio, ma altrettanto può dirsi di quelle oscure prigioni dalle quali parrebbe dovesse solo diffondersi il dolore e il pianto; eppure Dio in nessuna parte del creato si rivela forse più grande e perfetto come nel Purgatorio. Fra tutte le perfezioni poi che di lui si manifestano laggiù, tre sopratutto emergono in maniera straordinaria, vale a dire la sua santità, sapienza e bontà.
Che il Purgatorio manifesti la santità infinita di Dio nessuno ne dubita. Là infatti troviamo anime sante, uscite di vita nel pieno esercizio della loro carità, predestinate alla gloria, future abitatrici del cielo, oggetto delle compiacenze dell'adorabile Trinità, spiriti eletti che, dopo le lotte della vita, sono sul punto di giungere alla gloria che Dio Padre, nel crearli, aveva loro assegnata. Tuttavia, siccome nei giorni del loro pellegrinaggio hanno contratto delle macchie, Iddio li tiene inesorabilmente lontani da sé; condannandoli ad un fuoco di purificazione, fino al giorno in cui saranno trovati degni di comparire tutti puri, dinanzi al suo cospetto. Forse quelle anime lavorarono molto per la gloria di Dio, sono forse santi sacerdoti che l'han fatto conoscere e amare nel mondo, o religiosi che han tutto abbandonato per lui e che per amor suo abbracciarono una vita di patimenti e di sacrifici, o apostoli che hanno recato il suo nome nelle estreme parti del mondo; ma non importa: basta che abbiano una macchia, una macchia sola, perché Iddio dimentichi, per ora, le loro opere buone, i loro sacrifici, i loro meriti. Quantunque sia ormai pronta per loro la corona di gloria, quantunque in Cielo il Padre le attenda, hanno da purificare col fuoco quanto in loro non è ancora degno di Dio e della sua santità.

Ci sembra che tra le anime del Purgatorio e Dio passi qualche cosa di analogo a quello che passava tra Dio e il suo Figliol divino sul Calvario. Cristo, figlio prediletto del Padre, splendore della sua gloria, oggetto delle sue eterne compiacenze, appena addossatisi i peccati degli uomini, attira sopra di sé i colpi della divina giustizia, e non v'è più pietà per lui che si è dato come riscatto pei peccati del mondo. Trema la terra, si fendono le rocce, il sole si eclissa davanti all'Uomo Dio che muore; ma Dio Padre resta impassibile nel silenzio della sua eternità; nulla lo commuove né intenerisce, neppure quel grido doloroso che gli rivolge la vittima divina: - Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato! - Il sacrificio dev'essere tutto consumato, la giustizia deve avere il suo corso, dopo di che soltanto egli si ricorderà di esser Padre. - Orbene, anche le anime son figlie predilette di Dio, ma perché portano ancora impressa l'orma del peccato, egli non le riconosce per tali, e quando il fuoco vendicatore, quando i supplizi e le espiazioni si saranno accumulati sopra quelle meschine, assisterà impassibile a tante torture, anzi se ne rallegrerà, perché così la sua giustizia sarà soddisfatta. Sarà inutile ogni grido, ogni soccorso implorato, dal cielo, poiché il cielo sarà chiuso per loro, e prima che Iddio si ricordi d'essere padre, ogni macchia dovrà esser distrutta e consumata dal fuoco. - Santa M. Maria Alacoque, che aveva provato in se stessa questi rigori della giustizia di Dio, soleva dire che i tormenti che l'amore divino imprimeva in lei come saggio di quelli che soffrono le anime del Purgatorio erano veramente insopportabili. - S. Caterina da Genova così si esprime a riguardo di questo martirio che la santità di Dio fa soffrire a quelle anime. Il fondamento di tutte le pene è il peccato originale o attuale. Dio ha creato l'anima pura, semplice e netta d'ogni macchia di peccato, con un certo istinto beatifico verso di lui, dal quale istinto il peccato originale, che essa trova in sé, l'allontana; quando poi vi si aggiunge l'attuale, ancora più se ne discosta, e quanto più se ne fa lontana, tanto più diventa malvagia, poiché Dio meno le dà la grazia della corrispondenza. E poiché ogni bontà o virtù è largita per partecipazione di Dio, il quale corrisponde nelle creature irrazionali come vuole e come ha ordinato e non manca loro mai, ed all'anima razionale corrisponde più o meno, secondo che la trova purificata dall'impedimento del peccato; perciò quando si trova un'anima che si accosti alla sua prima creazione pura e netta, quell'istinto beatifico se le va discoprendo e crescendo tuttavia, con tanto impeto e furore di carità (il quale la spinge verso il suo ultimo fine) che le par cosa insopportabile l'impedimento che prova, e quanto più vede e intuisce, tanto più le riesce dura la pena. Or dunque, siccome le anime che soffrono nel Purgatorio non sono insozzate da gravi peccati, perciò non v'è altro impedimento tra Dio e loro tranne quella pena la quale le ha ritardate dall'andare a lui, e vedendo esse e provando quanto importi ogni minimo impedimento, ne nasce in loro un estremo fuoco, simile a quello dell'Inferno, eccetto nella colpa, che è quella che fa la volontà maligna ai dannati, ai quali Dio non corrisponde colla sua bontà epperciò restano in quella disperata maligna volontà contro la volontà di Dio».

Oltre alla santità, il Purgatorio manifesta ammirabilmente la sapienza e la bontà di Dio. Egli infatti non può soffrire impurità dinanzi a sé, perché la sua santità infinita vi si oppone. Siccome però quelle infelici sono morte in istato di grazia e nell'esercizio attuale dell'amore e del pentimento; e quindi non possono essere condannate agli odii e alle disperazioni eterne dell'Inferno, e siccome d'altra parte sono chiuse per loro tanto le porte del Cielo quanto quelle dell'Inferno, Iddio ha creato un luogo intermedio, un soggiorno destinato alle espiazioni temporanee, nel quale regni l'amore accanto alla giustizia e alla santità divina. Sì, l'amore, il più tenero amore fu quello che creò il Purgatorio. Per ben comprendere questa verità, dice S. Caterina da Genova, bisogna pensare che quel che d'ordinario gli uomini ritengono come perfezione, è difetto dinanzi agli occhi di Dio, perché tutte le cose che fa l'uomo portano sempre con sé macchie ed imperfezioni quand'egli non riconosca che la perfezione in quel ch'egli fa è puro dono di Dio. Attesa perciò la corruzione del cuore umano, il Purgatorio era il solo mezzo che a Dio rimanesse per salvarci; poiché chi è mai fra noi che potrebbe ripromettersi di presentarsi senza colpe al tribunale divino? Se non vi fosse stato il Purgatorio, bisognava o che la giustizia di Dio avesse lasciato il peccato impunito, il che ripugna all'essenza sua, o che la quasi universalità delle anime fosse rimasta priva per sempre dalla vista di Dio; mentre ora, grazie a quest'amorevole invenzione del Purgatorio, possiamo ancora aspirare alle gioie della visione beatifica. Così nessuna delle perfezioni divine venendo lesa, la misericordia e la verità s'incontrano in quel soggiorno del dolore, la giustizia e la pace si tendono la mano e tutto si compie in perfetto ordine, sicché dopo espiato il peccato, segue subito il premio delle buone opere, e l'uomo è salvo. - Ed è appunto perché le anime del Purgatorio comprendono questa verità che invece delle grida di rabbia e di disperazione che si sollevano di continuo dall'Inferno, esse innalzano al cielo fra le loro pene canti sublimi d'amore ed inni di grazie. Ma, dirà qui taluno, come potrà mai esercitarsi nel Purgatorio la misericordia di Dio, se Iddio si trova quasi impotente verso quelle povere anime, dovendo la sua giustizia aver libero corso? Risponderò che è tale l'armonia delle perfezioni divine, che non mai una nuoce all'altra, e mentre la giustizia è pienamente soddisfatta, la misericordia trova anch'essa sempre modo di esercitarsi; e Iddio che è amore per eccellenza, fa sempre penetrare in quelle oscure prigioni qualche raggio della sua immensa chiarezza. Come poi possa ciò accadere senza ledere la divina giustizia, sarà manifesto da quanto diremo. Per quattro canali la divina misericordia si spande continuamente su quelle povere anime, ed ecco come.

In primo luogo bisogna convenire che quasi sempre le anime sono mandate in Purgatorio in virtù di una disposizione di misericordia, e d'una misericordia tutta speciale. Infatti chi è fra noi che almeno una volta in vita sua non abbia meritato l'Inferno? Se ora passeggiamo per le vie della città o respiriamo l'aria pura della nostra campagna, e godiamo tutti i comodi della vita invece di contorcerci fra le eterne disperazioni dell'Inferno, non è forse per misericordia di Dio, che avrebbe potuto farci morire già in tante occasioni, coglierci all'impensata e farci piombare in quel baratro dove si trovano tante anime forse meno colpevoli di noi? - Ma ammettiamo per un momento d'aver conservato la nostra innocenza battesimale e di non esserci macchiati giammai di peccato mortale, chi potrà assicurarci di perseverare nel bene? E se in grazia della perseveranza finale, non commettendo nessun grave peccato, noi arriveremo un giorno in Purgatorio, non sarà forse anche questo un dono immenso della divina misericordia? In realtà però il caso dell'innocenza conservata fino alla morte è cosa rarissima, perché la maggior parte delle anime cadendo più o meno spesso in peccato mortale, si rendono degne dell'Inferno. Eppure per una misericordia gratuita del Signore anche molte di queste si salvano, perché dopo una vita tiepida e negligente, dopo una serie di cadute e di ricadute nel peccato, purificate da un'ultima confessione ben fatta, sono salve dalle pene eterne. Resterà loro, è vero, una più o meno lunga e dura pena da scontare in Purgatorio, ma potrebbero forse lamentarsene se considerassero quante volte abbiano coi loro peccati meritato l'Inferno? Che dire poi di coloro che si salvano con un atto di perfetta contrizione concepita nei momenti dell'agonia? Queste anime che hanno forse passato tutta la lor vita nel peccato, accumulando confessioni nulle a comunioni sacrileghe, e intorno alle quali il demonio andava già tripudiando credendole sua preda, in virtù d'una grazia tutta gratuita e assai immeritata, s'illuminano ad un tratto, e sulla soglia dell'eternità e in mezzo agli spasimi dell'agonia mandando un grido supremo di pentimento, innalzando al cielo un atto di perfetta contrizione, si trovano perdonate e salve, e invece dell'Inferno che meritavano, non soffrono che le espiazioni temporanee del Purgatorio. Oh misteri della misericordia e dell'amore di Dio! - Il P. Ravignan era di parere che a' di nostri, nei quali pure tante anime ingolfate nei pregiudizi si tengono lontane da ogni pratica di religione, molte se ne salvino per intervento diretto della divina misericordia, la quale non di rado agisce su loro negli ultimi momenti di vita. È vero che in questo caso lo spirito deve purificarsi dalle sue colpe con un lungo e duro Purgatorio, ma che importa quando l'eternità è assicurata? Anche se i supplizi di quelle anime venissero prolungati fino alla fine dei secoli, credete voi che se ne lamenterebbero? Niente affatto; che anzi nel momento in cui presentatesi al divin Giudice ascoltano la loro sentenza, gioiscono esse in cuor loro sapendosi condannate alle temporanee espiazioni di quel carcere, non altrimenti che il condannato a morte, il quale venisse a sapere essergli stata commutata la pena del capo in pochi anni di prigionia.

In secondo luogo la misericordia divina si manifesta laggiù anche nell'applicazione della pena. Infatti per quanto terribili sieno i supplizi del Purgatorio, bisogna convenire che son sempre molto inferiori a quello che merita il peccato. - Ogni offesa fatta a Dio, per quanto sia leggera, essendo stata fatta verso una Maestà infinita, importa un'espiazione infinita. Quando si considera il peccato sotto questo rapporto, bisogna persuadersi che la misericordia di Dio regna perfino nell'Inferno, come dice S. Caterina da Genova, perché mentre il peccatore morto in disgrazia di Dio meriterebbe pena infinita quanto all'intensità e quanto alla durata, Iddio nella sua bontà ha voluto renderla infinita solo quanto al tempo, mentre riguardo all'intensità vi ha voluto porre un limite. Se la sola giustizia avesse avuto più severo corso, avrebbe richiesto certamente maggior pena! Altrettanto e con più ragione è delle anime purganti, le quali relativamente ai falli commessi in vita, soffrono molto meno di quel che in realtà meriterebbero.

In terzo luogo la misericordia divina si manifesta laggiù allorché Iddio abbrevia la durata della pena di qualche anima senza ledere i diritti della sua eterna giustizia, ed ecco come. - In confronto all'eternità il tempo è un nulla, ma considerato in se stesso non è altro che una relazione di atti intimamente concatenati fra loro. Ora moltiplicando gli atti dell'anima Iddio può in un istante dare a questa la sensazione di più secoli, come verosimilmente accadrà a coloro che morranno negli ultimi giorni del mondo, e che dovranno espiare in pochi minuti tutte le colpe della loro vita. Egli è vero che tutte le sensazioni dolorose accumulate in sì piccolo spazio di tempo fanno crescere l'intensità del castigo in una proporzione spaventosa, ma quantunque la giustizia eserciti in ciò i suoi pieni diritti, la misericordia non cessa di guadagnarvi, perché così l'anima viene messa più sollecitamente in possesso della gloria divina. Secondo le rivelazioni da noi già citate e molte altre ancora, pare che simili abbreviazioni di pena siano concesse specialmente alle anime divote di Maria santissima; ed è così che si spiegherebbero i famosi privilegi della Bolla Sabatina di cui parleremo quando dovremo trattare delle indulgenze.

In quarto luogo la misericordia si manifesta nel Purgatorio allorché Iddio permette ad un'anima di uscirne temporaneamente per far conoscere il suo stato ai viventi e implorarne suffragi. Da che esiste il Purgatorio migliaia di anime hanno visto in tal modo abbreviare le loro pene, ed è certo gran segno di misericordia il sospendere che Dio fa le leggi della natura permettendo al defunto di venire a raccomandarsi agli amici lasciati su questa terra. Iddio non fa né sempre né per tutte le anime questa grazia, ma si può dire tuttavia che le apparizioni su questa terra di poche di esse giovano a tutte le altre, perché rianimando la fede nel Purgatorio fanno sì che i fedeli si risveglino dalla loro apatìa e dal loro egoismo ed implorino la rugiada della divina misericordia su quelle anime penanti.

Giustizia divina

Volendo ora dire qualche cosa sulla giustizia che Dio esercita in Purgatorio, non ripeteremo qui ciò che già dicemmo circa la severità di essa, ma studieremo solo una questione di non lieve importanza che ci si presenta, e cioè se Iddio si tenga obbligato per giustizia ad applicare ad un dato defunto i suffragi che per lui vengono fatti dai viventi. I teologi sono discordi su questo punto, e i dottori scolastici inclinano a credere che Iddio si sia in ciò riservato la più gran libertà. Quel che è certo si è che - almeno quanto alle indulgenze - i Sommi Pontefici e la Chiesa, non esercitando più alcuna giurisdizione sulle anime del Purgatorio, non possono essere ad esse applicate per modo d'assoluzione come ai vivi, ma solo per modo impetratorio, che è quanto dire che la Chiesa invece di rimettere direttamente quella tale o tal altra parte di pena dovuta al peccato, si limita a pregare Iddio onde accetti quell'indulgenza e l'applichi egli stesso nella proporzione che meglio conviene alla sua giustizia. D'altra parte i teologi mistici inclinando verso l'opposto parere, insegnano che tutti i suffragi che si fanno a favore di un dato defunto, vengono a questo da Dio applicati. Pare infatti conveniente che Iddio tenga conto dell'intenzione particolare di quelli che lo pregano, eccetto che ragioni speciali di giustizia non glielo vietino. Se di tali ragioni ve ne siano spesso, è cosa molto ardua a sapersi. Santa Francesca Romana dice che le preghiere e le buone opere che si fanno in questa vita per qualche anima del Purgatorio, sebbene vadano subito a vantaggio di questa, per quel vincolo però di carità che le unisce tutte servono anche a giovare le altre: se poi siano offerte per un'anima che è già in possesso della gloria, il merito ritorna a colui che le ha fatte, mentre il frutto si spande allora su tutto il Purgatorio.
D'altra parte in molte rivelazioni di Santi vediamo che la giustizia di Dio ha negato talvolta di applicare i suffragi a vantaggio di talune anime per le quali si pregava.

Dalla Santa M. Alacoque abbiamo veduto raccontare di quel nobile personaggio, già da noi menzionato, il quale avendo commesso in vita molte ingiustizie verso i suoi soggetti, vedeva in Purgatorio che i suffragi fatti per lui venivano applicati dalla divina giustizia a vantaggio di quelli che egli vivendo aveva oppressi e danneggiati. Bisogna quindi concludere che Iddio in tal maniera si riserva la più ampia libertà, e che spesso, e fors'anche sempre, l'anima per la quale noi preghiamo non è sollevata dalle sue pene in quella misura che si crede, altrimenti basterebbe guadagnare un'indulgenza plenaria in favore d'un'anima del Purgatorio, o di celebrare in suo suffragio una Messa ad un altare privilegiato, per esser sicuri della sua liberazione, il che è in aperta contraddizione con quanto suol praticare la Chiesa e con quel che ci dicono i Santi nelle loro rivelazioni. Non dobbiamo mai adunque rassicurarci troppo sulla sorte dei nostri cari defunti, ma pregare e pregar molto per loro, poiché senza una speciale rivelazione non potremo mai esser sicuri che essi non abbisognino più dei nostri aiuti.
E qui sorge spontanea la domanda, che cosa faccia Iddio di quell'eccedenza di suffragi ch'egli rifiuta di applicare al defunto, al quale individualmente erano diretti. A noi pare probabilissimo ed in tutto conforme alle leggi della giustizia distributiva, che queste preghiere non vadano perdute, ma che siano applicate ad altre anime che a Dio meglio piace di sollevare. S. Caterina da Genova così si esprime a tal proposito: - «Quando le persone del mondo offrono a Dio preghiere ed elemosine per diminuire le pene delle anime del Purgatorio, queste anime hanno facoltà di distogliere il loro sguardo dall'oggetto divino che di continuo contemplano, per posarlo su questi atti di carità, ma li veggono solo nella bilancia della divina volontà, lasciando che Dio sovranamente disponga di tutto, affinché i suoi diritti siano soddisfatti nel modo che più piaccia alla sua infinita bontà. Queste anime poi hanno ben ragione di rimettersi interamente alla bontà di Dio, perché ne' suoi rapporti con loro non domina la giustizia, ma bensì l'amore. E come non dovrebbe amarle egli che vede in esse le conquiste della sua passione e morte, le future abitatrici del cielo? Egli desidera la fine delle loro pene, e se la giustizia da un lato gli vincola le mani, dall'altro invita noi a soccorrerlo nelle sue membra sofferenti; Tibi derelictus est pauper, orphano tu eris adjutor! (Ps. 9, 34). Queste parole del Salmo si applicano molto bene a quelle anime. Iddio non può far nulla per trarle dalla miseria nella quale sono piombate, e quindi confida a noi la cura di aiutarle; sono esse orfane pel momento, e perciò c'invita ad averne cura». - Nostro Signore apparendo un giorno a S. Geltrude, le disse: - Tutte le volte che liberi un'anima dal Purgatorio fai un atto a me sì gradito, che più non lo sarebbe se riscattassi me stesso dalla cattività. - Spesso nostro Signore si è perfino abbassato ad implorare dall'uomo suffragi per le sue care anime del Purgatorio. Potremmo citare molti di questi esempi, ma ci limiteremo solo al seguente che è raccontato da S. Teresa nel suo libro delle fondazioni (capo 10).

«Nel giorno dei morti l'illustre Don Bernardino di Mendoza mi fece dono di una casa e di un bel giardino situato in Valladolid, perché vi fondassi un monastero in onore della SS. Vergine. Due mesi dopo, questo gentiluomo caduto improvvisamente malato perdette la parola, e quantunque con segni esteriori mostrasse il desiderio di volersi confessare e la viva contrizione che aveva dei suoi peccati, tuttavia non poté farlo. Morì egli, e sebbene allora io mi trovassi lontana dalla sua città, il Signore mi fece conoscere che Don Bernardino di Mendoza era salvo, ma che aveva però corso molto pericolo di dannarsi se la misericordia di Dio non si fosse esercitata sopra di lui in considerazione dei doni fatti al convento della Vergine SS. da me fondato; nondimeno l'anima sua non sarebbe potuta uscire dal Purgatorio prima che venisse celebrata nella nuova casa la prima Messa. A tal notizia rimasi tanto commossa che quantunque desiderassi di affrettare più che fosse possibile l'altra fondazione del convento di Toledo, partii immediatamente per Valladolid per sollecitarvi il compimento dell'edificio del convento. Un giorno mentre stavo a Medina del Campo pregando in una chiesa, nostro Signore mi disse che cercassi di affrettare l'apertura del convento di Valladolid, perché l'anima di Mendoza era in preda ai più atroci tormenti. Me ne partii all'istante sebbene non fossi affatto preparata al viaggio, ed arrivata a Valladolid il giorno della festa di S. Lorenzo, chiamai immediatamente gli operai ed imposi loro di terminare nel più breve tempo i muri del chiostro; e siccome questo lavoro richiedeva ancora qualche settimana, pregai il Vescovo di permettermi l'erezione di una cappella provvisoria per uso delle suore che mi avevano colà accompagnata; il che avendo ottenuto, appena compiuta la cappella, vi feci subito celebrar la Messa, e con mia gran gioia e sorpresa, mentre mi mossi per andare all'altare a ricevere la S. Comunione, vidi l'anima del nostro benefattore, il quale a mani giunte e col viso splendente, ringraziandomi di quanto io aveva fatto per liberarlo dal Purgatorio, se ne saliva al cielo».

Da ciò si può argomentare con quanta bontà ed amore Iddio s'interessi delle povere anime del Purgatorio. Queste amorose premure di colui che un giorno sarà nostro giudice ci spronino a pregar molto per quelle care sofferenti, affinché con questo mezzo ci si prepari un giudizio favorevole quando verrà l'ora suprema in cui dovremo comparire al tribunale di Dio e sperimentar forse i rigori della sua giustizia, poiché allora saranno felici i misericordiosi, perché sarà loro usata misericordia: Beati misericordes, quoniam ipsi misericordiam consequentur (Matth., 5, 7).
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