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giovedì 9 giugno 2011

Intervista di mons. Guido Pozzo

Trasmetto il testo di un'intervista rilasciata da mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, al portale francese Nouvelles de France e tradotto dal blog Messainlatino.it, a proposito di motu proprio Summorum Pontificum, istruzione Universae Ecclesiae e di liturgia. In essa il prelato ribadisce che lo scopo dei documenti papali sull'antica liturgia non sono materia esclusiva per i cosiddetti cattolici tradizionalisti, ma sono stati promulgati a beneficio di tutta la Chiesa. Precisa come la liturgia antica e quella nuova si arricchiscono vicendevolmente, non sono una la contraddizione dell'altra, e mette in guardia su due tipi di "tradizionalismo", quello buono dei fedeli «che ribadiscono con forza l'integrità del patrimonio dottrinale, liturgico e culturale della fede e della tradizione cattolica» e quello negativo di coloro che fanno «un uso ideologico della Tradizione, per opporre la Chiesa di prima del Concilio Vaticano II e la Chiesa del Vaticano II, che si sarebbe allontanata dalla Tradizione». Tuttavia non nega il fatto che molto spesso si dipinge un Vaticano II diverso da quello che effettivamente è stato espresso dai Padri nei documenti pervenutici: «Le deviazioni dottrinali e le deformazioni liturgiche che si sono verificate dopo la fine del Concilio Vaticano II non hanno alcun fondamento obiettivo nei documenti conciliari compresi nell’insieme della dottrina cattolica». Anche per questo la diffusione promossa dal motu proprio della Messa in rito antico sono un bene per la Chiesa intera, affinché nella Messa celebrata nel nuovo rito possiamo recuperare ciò che il Concilio davvero intendeva insegnare e promuovere in continuità con la Tradizione. Nella parte finale dell'intervista mons. Pozzo, interrogato in proposito, parla dei rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, giacché uno tra gli obiettivi del papa, con il motu proprio, era quello di promuovere l'unità della Chiesa.

Intervista con mons. Pozzo, segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei

Monsignore, qual è lo scopo del Motu Proprio Summorum Pontificum?
Il Motu proprio Summorum pontificum intende offrire a tutti i fedeli cattolici la liturgia romana, nell’usus antiquior, considerandolo come un tesoro prezioso da conservare. A tal fine, essa intende garantire ed assicurare a tutti coloro che lo richiedono l'uso della forma straordinaria e quindi, a promuovere l'unità e la riconciliazione nella Chiesa.

Perché questo successo della Messa di San Pio V tra i giovani cattolici?
Penso che il raccoglimento interiore, il significato della Messa come sacrificio sia particolarmente valorizzato dalla forma straordinaria. Questo in parte spiega l'aumento del numero di fedeli che la reclamano.

La lettera del Papa che accompagna il Motu Proprio indica che c'è stato un aumento del numero dei fedeli che richiede l'uso della forma straordinaria. Qual è la ragione secondo Lei?
La lettera di accompagnamento del Motu Proprio presenta i motivi e le spiegazioni che chiariscono lo scopo e il significato del Motu Proprio. È essenziale notare che entrambe le forme dell’unico rito romano si arricchiscono a vicenda e devono quindi essere considerate complementari. Il ristrabilimento dell’usus antiquior del Messale romano con il suo quadro normativo proprio è dovuto ad un aumento nelle richieste provenienti dai fedeli che desiderano partecipare alla celebrazione della Santa Messa nella forma straordinaria. Si tratta in sostanza di rispettare e valorizzare un particolare interesse di alcuni fedeli per la Tradizione e per la ricchezza del patrimonio liturgico messo in evidenza dal rito romano antico. È interessante che questa sensibilità sia presente anche nelle giovani generazioni, cioè tra quelli che non erano stati precedentemente formati a questo tipo di liturgia.

Si dice che i movimenti tradizionali suscitino più vocazioni che altrove. E’ vero? Se sì, perché?
Negli istituti che dipendono dalla Commissione pontificale "Ecclesia Dei" e seguono le forme liturgiche e disciplinari della Tradizione, c'è un aumento di vocazioni sacerdotali e di vocazioni alla vita religiosa. Eppure, penso che una ripresa delle vocazioni sacerdotali si rinvenga anche nei seminari. Soprattutto là dove si fornisce una formazione e una educazione al ministero sacerdotale e a una vita spirituale seria e rigorosa, senza sconti di fronte alla secolarizzazione, che purtroppo è entrata nella mentalità e nelle forme di vita di alcuni chierici e persino di alcuni seminari. Questa è, a mio avviso, la causa principale della crisi delle vocazioni al sacerdozio, crisi di qualità beninteso, piuttosto che di quantità. Presentare la figura del sacerdote nella sua identità profonda, come ministro del Sacro, come alter Christus, come guida spirituale del popolo di Dio, come colui che celebra il sacrificio della S. Messa e rimette i peccati nel sacramento della confessione, agendo in persona Christi capitis, tale è la condizione essenziale per la creazione di una pastorale delle vocazioni che sia fruttuosa e consenta la ripresa delle vocazioni al sacerdozio ministeriale.

Sa se il Papa è soddisfatto dell’applicazione del Motu Proprio?
La Commissione pontificia "Ecclesia Dei" tiene costantemente informato il S. Padre sull'evoluzione dell'attuazione del Motu Proprio e sull’aumento della sua ricezione, nonostante le difficoltà che vediamo qui o là.

Quali sono le difficoltà pratiche di applicazione che incontrate?
C'è ancora resistenza da parte di alcuni vescovi e membri del clero che non rendono sufficientemente accessibile la messa tridentina.

L'istruzione Universae Ecclesiae sembra piuttosto incoraggiare ancor di più la celebrazione della forma straordinaria. È questo il caso?
L'istruzione è destinata a contribuire ad applicare ancora più efficacemente e correttamente le direttive del Motu Proprio. Offre qualche chiarimento normativo e qualche chiarimento di aspetti importanti per l'attuazione pratica.

Si ha l'impressione che è principalmente in Francia che le reazioni sono più epidermiche su questo argomento. Qual è la ragione secondo Lei?
Forse è troppo presto per dare una valutazione sufficientemente esauriente delle reazioni all'Istruzione, e questo vale non solo per la Francia. Ma mi sembra che pensando alla situazione della Chiesa in Francia, si dovrebbe prendere in considerazione il fatto che c'è una tendenza a polarizzare e radicalizzare i giudizi e le convinzioni in questa materia. Questo non favorisce una buona comprensione e una ricezione autentica del documento. Bisogna piuttosto superare una visione principalmente emotiva e sentimentale. Si tratta - ed è un dovere – di recuperare il principio dell'unità della liturgia, che giustifica precisamente l'esistenza di due forme, tutt’e due legittime, che non devono essere mai viste in opposizione o in alternativa. La forma straordinaria non è un ritorno al passato e non deve essere intesa come una messa in discussione della riforma liturgica voluta dal Vaticano II. Allo stesso modo, la forma ordinaria non è una rottura con il passato, ma il suo sviluppo, almeno in alcuni aspetti.

“Sollecitudine dei Sommi Pontefici” e “Chiesa universale” sono i rispettivi titoli del Motu proprio e della sua istruzione. Ciò significa che l'obiettivo è la riconciliazione con il "tradizionalista"?
L'istruzione, come ho detto all'inizio, intende promuovere l'unità e la riconciliazione nella Chiesa. Il termine "tradizionalista" è spesso una formula generica utilizzata per definire cose molto diverse. Se per "tradizionalisti", si intendono i cattolici che ribadiscono con forza l'integrità del patrimonio dottrinale, liturgico e culturale della fede e della tradizione cattolica, è chiaro che essi troveranno conforto e supporto nell'Istruzione. Il termine "tradizionalista" può inoltre essere interpretato in modo diverso e designare colui che fa un uso ideologico della Tradizione, per opporre la Chiesa di prima del Concilio Vaticano II e la Chiesa del Vaticano II, che si sarebbe allontanata dalla Tradizione. Questa opinione è una maniera distorta di comprendere la fedeltà alla Tradizione, perché il Concilio Vaticano II fa, anche lui, parte della Tradizione. Le deviazioni dottrinali e le deformazioni liturgiche che si sono verificate dopo la fine del Concilio Vaticano II non hanno alcun fondamento obiettivo nei documenti conciliari compresi nell’insieme della dottrina cattolica. Le frasi o le espressioni dei testi conciliari non possono e non devono essere isolate o strappate, per così dire, dal contesto generale della dottrina cattolica. Purtroppo, queste deviazioni dottrinali e questi abusi nell'applicazione pratica della riforma liturgica costituiscono il pretesto di questo "tradizionalismo ideologico" che fa rifiutare il Concilio. Tale pretesto si basa su un pregiudizio infondato. È chiaro che oggi non è più sufficiente ripetere il dato conciliare, ma si deve al contempo confutare e rifiutare le deviazioni e interpretazioni erronee che pretendono fondarsi sull’insegnamento conciliare. Questo vale anche per la liturgia. È la difficoltà con cui ci troviamo oggi alle prese.

"I fedeli che chiedono la celebrazione della forma straordinaria non devono mai venire in aiuto o appartenere a gruppi che negano la validità o la legittimità della Santa Messa o dei sacramenti celebrati secondo la forma ordinaria, o che si oppongono al Romano Pontefice come supremo pastore della Chiesa universale" (Istruzione Universae Ecclesiae, § 19). Questa norma colpisce la Fraternità San Pio X?
L’articolo dell'Istruzione a cui fa riferimento concerne determinati gruppi di fedeli che considerano o postulano un'antitesi tra il Messale del 1962 e quello di Paolo VI, e che pensano che il rito promulgato da Paolo VI per la celebrazione del sacrificio della S. Messa sia dannoso per i fedeli. Tengo a precisare che si deve distinguere chiaramente il rito e il Messale come tale, celebrato secondo le norme, e una certa comprensione e attuazione della riforma liturgica caratterizzata da ambiguità, deformazioni dottrinali, abusi e banalizzazioni, fenomeni purtroppo assai diffusi che hanno portato il cardinale J. Ratzinger a parlare senza esitazione in una delle sue pubblicazioni di "crollo della liturgia". Sarebbe ingiusto e sbagliato attribuire la causa di tale un collasso al Messale riformato. Allo stesso tempo si deve accogliere l'insegnamento e la disciplina che Papa Benedetto XVI ci ha dato nella sua lettera apostolica Summorum pontificum per ripristinare la forma straordinaria del rito romano antico, e seguire il modo esemplare con cui il Papa celebra la Santa Messa nella forma ordinaria in S. Pietro, nelle sue visite pastorali e nei suoi viaggi apostolici.

Ancora oggi, pensa che l'insegnamento del Concilio non sia applicato correttamente?
Nell’insieme, purtroppo sì. Ci sono situazioni complesse in cui si constata che l'insegnamento del Concilio non è stato ancora compreso. Si pratica ancora un'ermeneutica della discontinuità rispetto alla Tradizione.

Benedetto XVI sembra essere molto attento alla liturgia nel suo pontificato, vero?
È assolutamente vero, ma la precisazione che ho dato concerneva soprattutto i gruppi che pensano che ci sia un'opposizione tra i due Messali.

La Fraternità San Pio X riconosce questo Messale come valido e lecito?
E’ alla Fraternità San Pio X che bisogna chiederlo.

Il Santo Padre desidera che la Fraternità San Pio X si riconcili con Roma?
Certamente. La lettera di revoca delle scomuniche dei quattro vescovi illegittimamente consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre è l'espressione del desiderio del Santo Padre di promuovere la riconciliazione della Fraternità San Pio X con la Santa sede.

Il contenuto delle discussioni che si svolgono tra Roma e la Fraternità San Pio X è segreto, ma su quali punti e in che modo si svolgono?
Il nodo essenziale è di carattere dottrinale. Per raggiungere la genuina riconciliazione, si devono superare alcune questioni dottrinali che sono alla base della frattura attuale. Nei colloqui in corso, c'è confronto di argomenti tra gli esperti scelti dalla Fraternità San Pio X e gli esperti scelti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla fine, si preparano sintesi conclusive, che riassumono le posizioni espresse dalle due parti. I temi discussi sono noti: il Primato e la collegialità episcopale; il rapporto tra la Chiesa cattolica e le confessioni cristiane non cattoliche; la libertà religiosa; il Messale di Paolo VI. Alla fine dei colloqui, i risultati delle discussioni saranno presentati alle rispettive istanze autorizzate per una valutazione complessiva.

Sembra inconcepibile che ci possa essere una rimessa in discussione del Concilio Vaticano II. Allora su che cosa possono incentrarsi queste discussioni? Su una migliore comprensione di quello?
Si tratta del chiarimento di punti da chiarire che precisano il significato esatto dell'insegnamento del Concilio. Questo è ciò che il Santo Padre ha iniziato a fare il 22 dicembre 2005, comprendendo il Concilio in un'ermeneutica del rinnovamento nella continuità. Tuttavia, ci sono alcune obiezioni della Fraternità S. Pio X che hanno senso, perché c’è stata un'interpretazione di rottura. L'obiettivo è quello di mostrare la necessità di interpretare il Concilio nella continuità della Tradizione della Chiesa.

Il Cardinale Ratzinger è stato responsabile delle discussioni circa 20 anni fa. Continua a seguire il loro sviluppo ora che è Papa?
In primo luogo, il ruolo del segretario è quello di organizzare e garantire il corretto svolgimento delle discussioni. La valutazione di queste compete al Santo Padre che segue le discussioni, con il cardinale Levada, ne è informato e dà il suo parere. Lo stesso avviene d’altronde su tutti i punti che affronta la Congregazione.

mercoledì 8 giugno 2011

La tolleranza del mondo rispetto ai cattolici

Quest'oggi, su La Bussola quotidiana è uscito un articolo di Massimo Introvigne, rappresentante dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani, dove il sociologo ha esposto i risultati di una statistica che vede salire a 105.000 il numero dei cristiani uccisi nel mondo in un anno a causa della loro religione. Introvigne sottolinea come «una minoranza di coloro che hanno riferito la notizia ha sollevato dubbi su una cifra che a prima vista può sembrare eccessiva», cosa che mette in luce una certa sottovalutazione della vera entità del problema. Egli, però, cita con accuratezza la fonte ed il lavoro da cui è tratta questa statistica, concludendo che il numero dei cristiani uccisi si aggira attorno ad uno ogni 5 minuti o, volendo approssimare per difetto il risultato della ricerca effettuata, uno ogni 5 minuti e mezzo.
In effetti ricordiamo tutti le vicende che lo scorso Natale hanno coinvolto l'Egitto, dove a causa di diversi attentati sono cadute molte vittime, fra i cristiani copti, per il solo fatto che stavano partecipando alla Messa. Tuttavia da Natale, complice anche lo spostamento dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sui fatti ben noti dell'intero nord Africa, i telegiornali non ne hanno più parlato. Con il meccanismo per cui se il telegiornale o il giornale non ne parla il fatto non è accaduto, oggi ci disinteressiamo completamente delle migliaia di morti cristiani che ogni giorno cadono sotto le armi e gli attentati. Soltanto un anno fa l'uccisione di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, poco più di tre mesi fa l'assassinio del ministro pakistano per le minoranze (nonché unico cattolico al governo), Shahabaz Bhatti: eppure sembrano passati degli anni. Per non parlare di Asia Bibi, che probabilmente i nostri ragazzi nemmeno sanno chi sia, la donna arrestata e condannata a morte sempre in Pakistan ormai due anni fa, a causa della vergognosa legge sulla blasfemia in vigore in quello stato; e non dimentichiamo il governatore del Punjab, Salman Taseer, ucciso da una delle sue guardie del corpo nel gennaio dell'anno scorso per aver voluto difendere la donna cristiana. Casi come questi nel mondo si ripetono ogni giorno, anzi: secondo lo studio reso noto da Introvigne, ogni 5 minuti.
Ma non serve andare in Pakistan, India, Cina, Egitto, per trovare episodi di intolleranza di questo tipo contro i cristiani. E' di domenica scorsa, 5 giugno, la notizia che nella civilissima e "accogliente" (come qualcuno nei giorni scorsi l'ha definita) città di Milano, un gruppo di una ventina di giovani dei centri sociali ha fatto irruzione in una chiesa, gridando slogan offensivi contro i preti, costringendo il vescovo ausiliare che celebrava in quel momento la Messa ad interrompere, fino a che, tra gli spintoni e gli insulti, i giovani manifestanti si ritirassero sul sagrato. Il tutto era stato annunciato nel novembre dello scorso anno, quando apparvero delle scritte vergognose sui muri dell'oratorio. E tutto questo perché in quella parrocchia un sacerdote ha osato dare aiuto, per mezzo di alcuni psicologi, ad alcune persone con tendenze omosessuali che sentivano come sbagliata questa loro inclinazione, e desideravano superarla. Un fatto di questo genere è normalemente qualcosa di molto grave, che dovrebbe avere un'eco abbastanza ridondante sulle più comuni testate giornalistiche; invece, a parte qualche eroica eccezione, non se ne è dato affatto lo spazio che meritava. Proviamo, per contro, ad immaginare cosa sarebbe successo se un gruppo di cristiani avesse fatto irruzione in una moschea per manifestare, ad esempio, contro la concezione integralistica che certi musulmani mostrano di avere nei confronti delle donne. Ironia della sorte, questi tollerantissimi giovani volevano manifestare contro l'intolleranza della Chiesa.
Ma gli esempi non sono finiti: ad esempio l'anno scorso si sono moltiplicate le scritte sui muri della sede di Scienza e Vita a Milano, sempre per protestare contro l'intolleranza dei cattolici, contro uno psicologo americano, Joseph Nicolosi, che da anni mette in pratica un metodo riparativo nei confronti di quelle persone che di propria volontà chiedono aiuto per superare le tendenze omosessuali. Fatti che ricordano da vicino l'episodio avvenuto all'università La Sapienza, contro papa Benedetto XVI, al quale è stata tolta, sempre in nome della tolleranza, la libertà di espressione.
Per non parlare, poi, delle innumerevoli scritte sui muri che noi stessi vediamo con i nostri occhi nelle nostre città, degli episodi di derisione ed intolleranza a causa del proprio credo cattolico, per i quali molti di noi, soprattutto giovani, desistono e cedono al modo di pensare comune: meglio essere e farsi vedere atei piuttosto che cristiani, o comunque meglio essere cristiani al passo coi tempi, che dicono sì alle coppie di fatto, all'aborto, al divorzio, all'omosessualità, all'eutanasia. Così si è più alla moda, più inseriti nel gruppo, si hanno più possibilità in ambito lavorativo, rispetto a quelli che testimoniano la propria Fede in mezzo alla gente, osando replicare a quelli che, con scherno e forti dell'arroganza di certi mezzi di comunicazione, disprezzano la Chiesa e la sua dottrina senza nemmeno sapere che cosa dice in realtà. Proprio il grande numero di episodi di questo tipo fa dire a molti: "Che vuoi che sia una scritta sul muro, una risata alle spalle o in faccia, una turba di giovani esaltati che ti gridano dietro quando sei in chiesa? Succede tutti i giorni, perché un giornale dovrebbe parlarne?". In effetti, ormai, questo accade tutti i giorni, e sotto il nostro naso, così come i cristani muoiono ogni giorno, anzi, ogni 5 minuti, nelle parti del mondo che fino a ieri pensavamo fossero "lontane". Chissà se anche lì i nostri fratelli cristiani pensano che questi atti di "civile intolleranza" non meritino di essere riportati sui mass-media.

Di seguito l'articolo odierno di Massimo Introvigne ed alcuni altri articoli sui fatti di Milano di domenica scorsa, tratti sempre da La Bussola Quotidiana:

lunedì 6 giugno 2011

Iniziative estive della parrocchia

E' iniziata la stagione estiva, e la parrocchia del Duomo di Caorle offre ai visitatori, agli ospiti e anche agli stessi parrocchiani una serie di iniziative. Innanzitutto già dallo scorso fine settimana è entrato in vigore l'Orario estivo delle Sante Messe: ciò significa che le Sante Messe prefestive in Duomo (il sabato sera e nella vigilia delle feste) saranno celebrate alle 18:30 e alle 21:00; mentre le Sante Messe festive (domenica e feste) alle 7:00, 8:00, 9:30, 10:45, 12:00, 16:00, 19:00, 21:00. In questo modo la parrocchia auspica che tutti i fedeli presenti nel territorio abbiano assicurata l'opportunità di assolvere il precetto festivo; in particolar modo i parrocchiani che, a causa degli impegni lavorativi, lavorano anche la domenica; per questo motivo sono aggiunte all'orario le Sante Messe delle ore 7:00 e delle ore 16:00. Ricordiamo inoltre la celebrazione dei Vespri cantati, la domenica e nei festivi, alle ore 18:15 sempre in Duomo. Le altre Sante Messe in parrocchia, nei giorni feriali, sono celebrate alle 7:00 e alle 18:30 in Duomo ed alle ore 8:30 al Santuario della Madonna dell'Angelo.
Altro auspicio per tutti gli ospiti e parrocchiani è che la vacanza estiva per gli uni e l'intenso periodo lavorativo per gli altri, non porti a trascurare la cura della propria anima; per questo ricordiamo la disponibilità di sacerdoti per la Confessione, con i seguenti orari: nei giorni feriali dalle 7:00 alle 7:30 in Duomo, dalle 8:30 alle 9:00 in Santuario e dalle 18:00 alle 18:30 in Duomo; il sabato dalle 15:00 alle 18:30 in Duomo. Alcuni sacerdoti, inoltre, saranno disponibili durante la celebrazione delle Sante Messe prefestive e festive, anche se sarebbe preferibile evitare di confessarsi durante la Santa Messa a cui si intende assistere. Oltre che per la Confessione sacramentale, un sacerdote sarà disponibile per qualsiasi bisogno spirituale nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9:00 alle 11:00 al Santuario della Madonna dell'Angelo (iniziativa Prete in ascolto). Infine un altro incontro di preghiera sarà la recita del Santo Rosario, alle ore 18:00 (prima della Messa feriale) in Duomo e alle ore 21:00 in Santuario dal lunedì al venerdì.
L'arte sacra, spiegata da alcuni volontari, è l'occasione per avvicinarsi al mistero di Cristo, nonché per conoscere la storia su cui si fonda la nostra stessa cittadina di Caorle. L'invito è dunque per tutti, ospiti e parrocchiani, alle Visite guidate al Duomo, nei giorni di lunedì, martedì, mercoledì e giovedì alle ore 21:00, con ritrovo davanti alla chiesa; il martedì, inoltre, contemporaneamente alla visita guidata in lingua italiana, sarà tenuta una visita guidata anche in lingua tedesca per i numerosi ospiti da Austria, Germania e Svizzera. Nei giorni di mercoledì e di venerdì, sempre a partire dalle ore 21:00, saranno disponibili dei volontari per la visita guidata al museo liturgico parrocchiale, con ritrovo davanti al portone del giardino della canonica (a destra guardando il Duomo). Nei giorni dal 2 al 15 luglio sarà inoltre possibile visitare una mostra sacra presso la chiesa della Madonna di Pompei, situata nel centro storico, in piazza Giovanni XXIII.
Ricordiamo, infine, l'apertura del Mercatino dell'usato, ogni sabato, domenica e lunedì, dalle 15:00 alle 18:00, ed il GREST parrocchiale per i bambini delle scuole elementari ed i ragazzi delle scuole medie della parrocchia, nei mesi di luglio e agosto.
Ci auguriamo che queste iniziative possano far sentire la nostra comunità parrocchiale vicina agli ospiti, che numerosi dimorano tra di noi nel periodo estivo; ed anche ai residenti, perché si ricordino che il Signore è con loro anche durante la stagione, e aspetta sempre che qualcuno si ricordi di andarlo a trovare, almeno la domenica.

domenica 5 giugno 2011

Ascensione di Nostro Signore

La solennità che celebriamo oggi, l'Ascensione, è immersa nel mistero; veneriamo, come i discepoli, il Salvatore, risorto dai morti, ascendere al Cielo, lasciare fisicamente questo mondo. Lo scorso mercoledì, durante la Santa Messa di ringraziamento e di congedo di mons. Beniamino Pizziol dalla nostra diocesi, il patriarca, nelle sue parole di saluto, ha ricordato un passo del secondo volume di "Gesù di Nazaret", scritto da papa Benedetto XVI:

«Gli Apostoli "si prostrarono davanti a Lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia" (Lc 24,53). Questa conclusione, continua Benedetto XVI, ci stupisce. Ci aspetteremmo il contrario: "che essi fossero rimasti sconcertati e tristi" perché Gesù se n’era definitivamente andato. Insiste il Papa. "Ogni addio lascia dietro di sé un dolore". Come facevano allora i Suoi ad essere in una grande gioia? "Non si sentirono abbandonati". Sono certi che "il Risorto è presente in mezzo a loro in una maniera nuova e potente"»

Continua il patriarca, parlando dell'Ascensione e dei distacchi che ognuno di noi vive nella propria vita di relazione:

«Se siamo risorti con Cristo, come dice Paolo ai Colossesi, dobbiamo abituarci a vivere ogni avvenimento della nostra vita terrena come un segno che manifesta efficacemente la vita definitiva, l’eternità.»

L'episodio narrato dagli Atti degli Apostoli si proietta verso l'eternità con le parole degli Angeli, una volta che la visione del Signore ascendente al Cielo fu sottratta agli occhi degli Apostoli. Queste parole costituiscono anche l'introito della Santa Messa di oggi:


Viri Galilaei, quid admiramini
aspicientes in caelum?
Alleluia:
quemadmodum vidistis Eum
ascendentem in caelum,
ita veniet, alleluia,
alleluia, alleluia.
Uomini di Galilea, perché state a
guardare verso il cielo con meraviglia? Alleluia:
allo stesso modo in cui Lo avete visto ascendere al cielo,
così verrà, alleluia,
alleluia, alleluia.

Queste parole degli Angeli sono rivolte oggi anche a noi, e ci spingono ad interrogarci. Gli Apostoli, infatti, guardavano in alto, verso il cielo; guardiamo noi in alto quando la domenica ci rechiamo alla Santa Messa? Siamo disposti a superare quello che è apparentemente incomprensibile alle nostre orecchie e ai nostri animi di uomini, per farci condurre da Gesù Cristo ai misteri celesti? Se il messaggio angelico è rivolto anche a noi oggi, così come agli Apostoli duemila anni fa, significa che siamo chiamati al loro stesso sacrificio, come dice il patriarca, a "vivere ogni avvenimento della nostra vita terrena come un segno che manifesta efficacemente la vita definitiva, l’eternità". Questo si applica a maggior ragione alla Santa Messa; malgrado la società secolarizzata di oggi ci porti a viverla come un momento prettamente umano, tanto che vorremmo organizzarla, regolarla da noi stessi, secondo il nostro gusto e arbitrio, la Santa Messa è invece un momento di eternità, che si pone nel mondo ma allo stesso tempo non appartiene al mondo. Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo ci dice:

«Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia»
(Gv 15, 19)

Con l'Ascensione, come dice san Paolo, Cristo riempie tutte le cose dello Spirito Santo, che lui invierà dal Padre. Per farci riempire dello Spirito Santo dobbiamo farci svuotare dello spirito del mondo; ci aiuta in questo il canto gregoriano, mirabile esempio con cui la Tradizione della Chiesa ha sempre conformato se stessa al Signore, e non viceversa. Il messaggio degli Angeli ci viene riproposto nel settimo modo, che secondo alcuni autori, esprime sentimenti di gioia e immerge l'ascoltatore in un ambiente, per l'appunto, angelico. Di seguito, dopo la versione in canto gregoriano, possiamo ascoltare una versione polifonica, di Giovanni Pierluigi da Palestrina: affine al gregoriano, anche questa polifonia eleva il nostro animo a Dio (assolvendo al compito che la Santa Chiesa riconosce alla musica sacra); è davvero necessario che nelle nostre liturgie il canto ritorni ad elevarci verso il cielo, anche se il distacco dal mondo può risultarci scomodo e sgradito. Svuotiamoci, quindi, dal nostro modo di ragionare di uomini, e pronti ad accogliere il messaggio cristiano, ascoltiamo col cuore e la mente aperti questi esempi autentici di canto sacro.



venerdì 3 giugno 2011

Novena di Pentecoste

Oggi, venerdì della sesta settimana di Pasqua, inizia la Novena di Pentecoste, nove giorni dedicati alle invocazioni allo Spirito Santo. La solennità dell'Ascensione sarebbe infatti posta proprio il giovedì della sesta settimana di Pasqua, che cade esattamente quaranta giorni dopo la Domenica di Risurrezione, così come ci dicono gli Atti degli Apostoli; è stata posticipata in molti Paesi del mondo alla domenica successiva per permettere al maggior numero di fedeli di santificare il giorno dell'Ascensione con la Santa Messa festiva. L'Ascensione, dunque, si trovava a dividere in due parti il tempo di Pasqua: la prima parte era caratterizzata dalla presenza di Cristo in mezzo agli apostoli dopo la sua Risurrezione dai morti, la seconda era invece orientata allo Spirito Santo, con una novena di attesa della solennità di Pentecoste (cinquanta giorni dopo Pasqua); nel calendario vigente prima della riforma liturgica post-conciliare, e ancora in vigore per i fedeli del rito romano antico, successivamente vi era un'ottava, alla quale seguiva la solennità della Santissima Trinità, e tutte le domeniche successive erano numerate a partire dalla solennità di Pentecoste.
Rispolveriamo la Novena allo Spirito Santo, così come la si cantava e recitava anticamente.

NOVENA DI PENTECOSTE

Deus, in adjutorium meum intende.
Domine, ad adjuvandum me festina.
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum. Amen. Alleluja.

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Com'era nel principio e ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

INVITATORIO

Rit: Spiritum Paraclitum, qui venturus est in mundum, venite, adoremus, alleluja.

Venite, adoriamo lo Spirito Paraclito, che sta per venire nel mondo, alleluia.

Schola: Ecce ego rogabo Patrem, et alium Paraclitum dabit vobis, ut maneat vobiscum in aeternum, Spiritum veritatis, alleluja. R.

Ecco io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, alleluia. (Gv 14, 16.17a)

S: Vos autem cognoscetis Eum, quia apud vos manebit, et in vobis erit, alleluja. R.

Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi, alleluia. (Gv 14, 17b)

S: Si quis diligit me, sermonem meum servabit, et Pater meus diliget eum, et ad eum veniemus, et mansionem apud eum faciemus, alleluja. R.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui, alleluia. (Gv 14, 23)

S: Paraclitus Spiritus Sanctus, quem mittet Pater in nomine meo, ille vos docebit omnia, et suggeret vobis omnia, quaecumque dixero vobis, alleluja. R.

Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto, alleluia. (Gv 14, 26)

S: Cum venerit Paraclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spiritum veritatis, qui a Patri procedit, ille testimonium perhibebit de me, alleluja. R.

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me, alleluia. (Gv 15, 26)

S: Ille, cum venerit, arguet mundum de peccato, et de justitia, et de judicio, alleluja. R.

Egli, quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio, alleluia. (Gv 16, 8)

S: Cum venerit ille Spiritus veritatis, docebit vos omnem veritatem. llle me clarificabit, alleluja. R.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità. Egli mi glorificherà, alleluia. (Gv 16, 13a.14a)

CANTICO RESPONSORIALE

Ant. Repleatur os meum laude tua, ut possim cantare; gaudebunt labia mea dum cantavero tibi, alleluja.

Sia riempita la mia bocca della tua lode, perché possa cantare; gioiscano le mie labbra, mentre canterò a te, alleluia.

Sicut cervus desiderat ad fontes aquarum: * ita desiderat anima mea ad te, Deus.
Deus virtutum, convertere: * respice de caelo, et vide, et visita vineam istam.
Et perfice eam, quam plantavit dextera tua: * et super fllium hominis, quem confirmasti tibi.
Veni, Domine, visitare nos in pace, * ut laetemur coram te corde perfecto.
Emitte manum tuam de alto, eripe me, et libera me de aquis multis: * de manu filiorum alienorum.
Emitte lucem tuam et veritatem tuam; * ipsa me deduxerunt, et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua.
Manda, Deus, virtuti tuae; * confirma hoc, Deus, quod operatus es in nobis.
A templo tuo in Jerusalem, * tibi offerent reges munera.
Emitte Spiritum tuum, et creabuntur, * et renovabis faciem terrae.
Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam: * propter nomen tuum, Domine, vivificabis me, in aequitate tua.
Cor mundum crea in me, Deus, * et Spiritum rectum innova in visceribus meis.
Ne projicias me a facie tua, * et Spiritum Sanctum tuum ne auferas a me.
Redde mihi laetitiam salutaris tui, * et Spiritu principali confirma me.
Emitte Spiritum Sanctum tuum de altissimis, * et sic correctae erunt semitae eorum qui sunt in terris.
Gloria Patri... Sicut erat...

Come una cerva anela ai corsi d'acqua: * così l'anima mia anela a Te, o Dio.
Dio degli eserciti, volgiti: * guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna.
Proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato: * e sopra il figlio dell'uomo che ti sei confermato.
Vieni, o Signore, a visitarci nella pace, * perché possiamo gioire al tuo cospetto con cuore sincero.
Stendi dall'alto la tua mano, scampami e salvami dalle grandi acque: * dalla mano degli stranieri.
Manda la tua verità e la tua luce: * mi guidino al tuo monte santo e alle tue dimore.
Dispiega, o Dio, la tua potenza; * conferma quanto hai fatto per noi.
Per il tuo tempio, in Gerusalemme, * a te i re porteranno doni.
Mandi il tuo Spirito e sono creati, * e rinnovi la faccia della terra.
Il tuo Spirito buono mi guidi in terra piana: * per il tuo nome, Signore, fammi vivere, nella tua giustizia.
Crea in me, o Dio, un cuore puro, * rinnova in me uno spirito saldo.
Non cacciarmi lontano dal tuo volto, * e non privarmi del tuo Santo Spirito.
Rendimi la gioia di essere salvato, * sostieni in me un animo generoso.
Manda dall'alto il tuo Santo Spirito, * e così saranno raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra.
Gloria al Padre... Com'era nel principio...


Ant. Repleatur os meum laude tua, ut possim cantare; gaudebunt labia mea dum cantavero tibi, alleluja.

CAPITOLO

Cum sanctificatus fuero in vobis, congregabo vos de universis terris: * et effundam super vos aquam mundam, et mundabimini ab omnibus inquinamentis vestris; * et dabo vobis spiritum novum. Deo gratias.

Quando sarò santificato in voi, vi radunerò da ogni terra: * e vi aspergerò con acqua pura, e vi purificherò da tutte le vostre impurità; * e vi darò uno spirito nuovo. Siano rese grazie a Dio. (Ez 36, 23.24.26)

INNO
Durante il canto della prima strofa, tutti si inginocchiano

Veni, Creator Spiritus,
Mentes tuorum visita;
Imple superna gratia
Quae tu creasti pectora.

Qui diceris Paraclitus,
Altissimi donum Dei,
Fons vivus, ignis caritas,
Et spiritalis unctio.

Tu septiformis munere,
Digitus Paternae dexterae,
Tu rite promissum Patris,
Sermone ditans guttura.
Accende lumen sensibus,
Infunde amorem cordibus,
Infirma nostri corporis
Virtute firmans perpeti.

Hostem repellas longius,
Pacemque dones protinus:
Ductore sic te praevio,
Vitemus omne noxium.

Per te sciamus da Patrem,
Noscamus atque Filium,
Teque utriusque Spiritum
Credamus omni tempore. Amen

ANTIFONE E OREMUS
distribuiti in ciascun giorno della Novena con il canto del Magnificat

Venerdì dopo l'Ascensione

Ant. O Sancte Spiritus, ex Patre procedens, qui cum Patre et Filio simul adoraris et conglorificaris, veni, et tui amoris in nobis ignem accende, alleluja.

O Santo Spirito, che procedi dal Padre, che con il Padre e il Figlio sei adorato e glorificato, vieni, e accendi in noi il fuoco del tuo amore, alleluia.

OREMUS
Illo nos igne, quaesumus, Domine, Spiritus Sanctus inflammet: quem Dominus noster Jesus Christus misit in terram, et voluit vehementer accendi: Qui tecum vivit et regnat in unitate ejusdem Spiritus Sancti, Deus...

Ti chiediamo, o Signore, che lo Spirito Santo ci infiammi con quella fiamma che il Signore Nostro Gesù Cristo inviò sulla terra, e volle che divampasse con forza: lui che vive e regna con Te in unità con lo stesso Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli.

Sabato dopo l'Ascensione

Ant. O Pater Pauperum, qui curam habes tua Providentia omnium creaturarum, cunctas replens, cunctas fovens, veni, et ad amorem supernorum trahe desiderium, alleluja.

O Padre dei Poveri, che con la tua Provvidenza hai cura di tutte le creature, e tutte le nutri, e tutte riscaldi, vieni, e attiraci al desiderio e all'amore delle cose celesti, alleluia.

OREMUS
Mentibus nostris, quaesumus, Domine, Spiritum Sanctum benignus infunde: cujus et sapientia conditi sumus, et providentia gubernamur. Per Dominum nostrum Jesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate ejusdem Spiritus Sancti, Deus...

Infondi benigno, ti chiediamo, o Signore, nelle nostre menti lo Spirito Santo, dalla sapienza del quale siamo stati creati, e dalla cui provvidenza siamo guidati. Per il Nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio: che vive e regna con Te, nell'unità dello stesso Spirito Santo, Dio...

Domenica dopo l'Ascensione

Ant. O Dator Munerum, amor Patris et Filii, qui esurientes semper reples bonis, veni ad donandum nobis sacrum septenarium, alleluja.

O Datore dei Doni, amore del Padre e del Figlio, che sempre riempi di beni gli affamati, vieni a donarci il Sacro Settenario, alleluia.

OREMUS
Sancti Spiritus gratia, quaesumus, Domine, corda nostra illuminet: et perfectae caritatis dulcedine abundanter reficiat. Per Dominum nostrum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti...

Illumina i nostri cuori, ti chiediamo, o Signore, della grazia del Santo Spirito: e ristoraci abbondantemente della dolcezza dell'amore perfetto. Per il Nostro Signore...nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Lunedì dopo l'Ascensione

Ant. O Lumen Cordium, et flamma indeficiens caritatis, qui peccatorum tenebras ac ignorantiae repellis, veni, et tui luminis claritatem nobis infunde, alleluja.

O Luce dei Cuori, e fiamma della carità inestinguibile, che scacci le tenebre dei peccati e dell'ignoranza, vieni, e infondi in noi il bagliore della tua luce, alleluia.

OREMUS
Adsit nobis, quaesumus, Domine, virtus Spiritus Sancti: quae et corda nostra clementer expurget, et ab omnibus tueatur adversis. Per Dominum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti...

Ci assista, ti chiediamo, o Signore, la forza dello Spirito Santo, perché purifichi clemente i nostri cuori, e li difenda da ogni male. Per il Nostro Signore...in unità dello stesso Spirito Santo...

Martedì dopo l'Ascensione

Ant. O Consolator Optime, ac beatitudinis donator, qui reddis innocentiam lapsis et moestis laetitiam, veni ad adjuvandum nos, jam noli tardare, alleluja.

O Consolatore Perfetto, e donatore di beatitudine, che ridoni l'innocenza ai peccatori e agli afflitti la gioia, vieni ad aiutarci, e non tardare, alleluia.

OREMUS
Gratiam Spiritus Sancti, Domine Deus, cordibus nostris clementer infunde: quae nos gemitibus lacrimarum efficiat maculas nostrorum diluere peccatorum atque optatae nobis, te largiente, indulgentiae praestet effectum. Per Dominum nostrum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti...

Infondi clemente nei nostri cuori, o Signore Dio, la grazia dello Spirito Santo: perché faccia in modo che, con i gemiti delle lacrime, stemperi le macchie dei nostri peccati e, secondo il tuo volere, ci assicuri l'effetto dell'indulgenza che noi desideriamo. Per il Nostro Signore...nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Mercoledì dopo l'Ascensione

Ant. O Dulcis Hospes animae, qui corda nostra tibi facis habitaculum, formans affectum firmansque provectum, veni, et reple cordis intima tuorum fidelium, alleluja.

O Dolce Ospite dell'anima, che ti fai dei nostri cuori una dimora, per formare lo spirito e incoraggiare la crescita, vieni, e riempi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli, alleluia.

OREMUS
Praesta, quaesumus, omnipotens et misericors Deus: ut Spiritus Sanctus adveniens, templum nos gloriae suae dignanter inhabitando perficiat. Per Dominum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti...

Affrettati, ti chiediamo, o Dio onnipotente e misericordioso: perché lo Spirito Santo che viene, ci formi affabilmente abitandoci tempio della sua gloria. Per il Nostro Signore... nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Giovedì dopo l'Ascensione

Ant. O Dulce Refrigerium, et fons aquae salientis in vitam aeternam, qui unda purificans, omnes regeneras, veni, et tui roris nos intima aspersione fecunda, alleluja.

O Dolce Refrigerio, e fonte dell'acqua che zampilla per la vita eterna, che con l'onda purificante, tutto rigeneri, e fecondaci con l'intima aspersione della tua rugiada, alleluia.

OREMUS
Sancti Spiritus, Domine, corda nostra mundet infusio: et sui roris intima aspersione fecundet. Per Dominum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti…

Monda, o Signore, i nostri cuori con l'infusione del Santo Spirito: e li fecondi con l'intima aspersione della sua rugiada. Per il Nostro Signore... nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Venerdì prima di Pentecoste

Ant. O Lux Beatissima in fllios adoptionis effusa, per quam totus in orbe terrarum mundus exsultat, veni, et illumina sedentes in tenebris et umbra mortis, alleluia.

O Luce Beatissima effusa nei figli di adozione, per la quale in tutto il mondo la terra esulta, vieni, ed illumina coloro che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte, alleluia.

OREMUS
Mentes nostras, quaesumus, Domine, Paraclitus, qui a te procedit, illuminet et inducat in omnem, sicut tuus promisit Filius, veritatem: Qui tecum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti.

Illumina, ti chiediamo, o Signore, le nostre menti del Paraclito che procede da Te e infondi in tutto la Verità, come promise il tuo Figlio: che con Te vive e regna, nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Sabato prima di Pentecoste

Ant. Non vos relinquam orphanos, alleluja, vado et venio ad vos, alleluia: et gaudebit cor vestrum, alleluja.

Non vi lascio orfani, alleluia, vado e vengo a voi, alleluia: e il vostro cuore gioirà, alleluia.

OREMUS
Deus, qui hodierna die corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti: da nobis in eodem Spiritu recta sapere; et de ejus semper consolatione gaudere. Per Dominum nostrum... in unitate ejusdem Spiritus Sancti...

O Dio, che oggi hai istruito i cuori dei fedeli con l'insegnamento del Santo Spirito: donaci che siano rettamente conformati nello stesso spirito; e gioiascano sempre della sua consolazione. Per il Nostro Signore... nell'unità dello stesso Spirito Santo...

Dominus vobiscum. Et cum spiritu tuo.
Benedicamus Domino. Deo gratias.

Celebrante in tono retto: Spiritus Sancti gratia illuminet sensus et corda nostra. Amen.

La grazia dello Spirito Santo illumini i nostri sensi e i nostri cuori. Amen.


Testo tratto da: muniatintrantes.blogspot.com

giovedì 2 giugno 2011

L'anima e l'esistenza dell'inferno

Leggendo un articolo de La Bussola Quotidiana (che consiglio a tutti) su una triste vicenda di attualità, mi sono imbattuto nella storia di Gloria Polo, una dentista di Bogotà, trovatasi nel 1995 in bilico tra la vita e la morte a causa di un fulmine che la ferì gravemente ed uccise sul colpo suo nipote. L'esperienza che racconta (in questo caso nel febbraio 2007 a Fatima) ha molto in comune con quelle che oggi sono chiamate (in maniera un po' chic) esperienze di pre-morte. Non voglio entrare nell'ambito dell'attendibilità di queste esperienze (dalle quali, il più delle volte, traspare la volontà di conciliare, con sincretismo "perfetto" tutte le religioni, escluso il cattolicesimo); quello su cui mi sento di far convergere l'attenzione è il racconto dell'esame di coscienza, in questa storia (che è sicuramente molto diversa da molte altre che si sentono in giro sulla pre-morte), e la riflessione sull'esistenza dell'inferno. Al giorno d'oggi, dobbiamo ammetterlo, si sente parlare poco di esame di coscienza o inferno; addirittura, in qualche caso, sentiamo dire (o ci sentiamo di dire noi stessi) che l'inferno non esiste. E' bene ribadire che, invece, l'inferno esiste: l'uomo che si vuole allontanare da Dio e farsi lui stesso dio se l'è creato come stato dove è assente l'Amore del Signore, e ce lo conferma il Catechismo: «La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, "il fuoco eterno"» (CCC n. 1035). Che questo racconto, tradotto in italiano sul sito http://medjugorje.altervista.org ci dia occasione di riflettere e di fare per noi stessi l'esame di coscienza della nostra vita. E' un po' lungo, ma la lettura è scorrevole e, soprattutto, interessante.

Fratelli e sorelle, è meraviglioso per me condividere con voi in questo istante, l’ineffabile grazia che mi ha dato Nostro Signore, ormai più di dieci anni fa.
Mi trovavo all’Università Nazionale della Colombia a Bogotà (nel maggio 1995). Con mio nipote, dentista come me, noi preparavamo una lezione.
Quel venerdì pomeriggio, mio marito ci accompagnò perchè noi dovevamo prendere dei libri alla Facoltà. Pioveva molto e mio nipote ed io stessa, ci riparavamo sotto un piccolo ombrello. Mio marito, coperto da un impermeabile si avvicinò alla biblioteca del Campus. Mio nipote ed io lo seguivamo, ci siamo diretti verso degli alberi per sfuggire agli scrosci d’acqua.
In quell’attimo siamo stati tutt’e due colpiti da un fulmine. Mio nipote è morto sul colpo; era giovane e nonostante la sua giovane età, si era consacrato a Nostro Signore; aveva una grande devozione per Gesù Bambino. Portava ogni giorno la Sua Santa Immagine in un cristallo di quarzo sul suo petto. Secondo l’autopsia il fulmine era passato per l’immagine; carbonizzò il suo cuore e uscì sotto i suoi piedi. Esteriormente non presentava alcuna traccia di bruciature.
Per quanto mi riguarda, il mio corpo fu bruciato in modo orribile, sia all’interno che all’esterno. Questo corpo che voi ora avete davanti, risanato, lo è per la grazia della misericordia divina. Il fulmine mi aveva carbonizzato, io non avevo più i seni e praticamente tutta la mia carne e una parte delle mie costole erano scomparse. Il fulmine è uscito dal mio piede destro dopo aver bruciato quasi completamente il mio stomaco, il mio fegato, i miei reni e i miei polmoni.
Io praticavo la contraccezione e portavo una spirale intrauterina in rame. Il rame, essendo un eccellente conduttore d’elettricità, carbonizzò le mie ovaie. Mi trovai perciò con un arresto cardiaco, senza vita, il mio corpo aveva dei soprassalti a causa dell’elettricità che aveva ancora.
Ma questo è solamente per quello che riguarda la parte fisica di me stessa perché, quando la mia carne fu bruciata, nello stesso istante mi ritrovai in un bellissimo tunnel di luce bianca, piena di gioia e di pace; nessuna parola può descrivere la grandezza di quel momento di felicità. L’apoteosi dell’istante era immensa. Io mi sentivo felice e piena di gioia, perché non ero più soggetta alla legge di gravità. Alla fine del tunnel, io vidi come un sole da dove proveniva una luce straordinaria. Ve la descriverei come bianca per darvene una certa idea, ma in realtà nessun colore di questa terra è paragonabile a questo splendore. Io ne percepivo la sorgente di tutt’amore e pace.
Nel mentre che mi elevavo, realizzai che stavo morendo. In quell’istante ho pensato ai miei figli e mi sono detta: “Oh, mio Dio, i miei figli, che penseranno di me? La mamma, molto attiva che ero stata, non ha mai avuto tempo da dedicare a noi!” Mi era possibile vedere la mia vita quale era stata realmente e questo mi rattristava. Io lasciavo la casa ogni giorno per cambiare il mondo e non ero mai stata capace di occuparmi dei miei figli.
In quell’istante di vuoto che provavo a causa dei miei figli, vidi qualcosa di magnifico: il mio corpo non faceva più parte dello spazio e del tempo. In un istante mi era possibile abbracciare con lo sguardo tutto il mondo: quello dei vivi e quello dei morti. Ho potuto sentire i miei nonni e i miei genitori defunti. Ho potuto stringere a me tutto il mondo, era un bellissimo momento! Capii allora di aver sbagliato credendo alla reincarnazione di cui mi ero fatta avvocato. Io avevo l’abitudine di “vedere” dappertutto mio nonno e mio bisnonno. Ma là essi mi abbracciavano ed ero in mezzo a loro. Nel medesimo istante noi eravamo vicini a tutte le persone che io avevo conosciuto nella mia vita.
Durante questi momenti così belli fuori dal mio corpo, io avevo perduto la nozione del tempo. Il mio modo di vedere era cambiato: (sulla terra) io distinguevo tra chi era grasso, chi era di altra razza o disgraziato, perché avevo sempre dei pregiudizi. Fuori del mio corpo io consideravo le persone interiormente (l’anima). Com’è bello vedere la gente interiormente (l’anima)! Io potevo conoscere i loro pensieri e i loro sentimenti. Io li abbracciavo tutti in un istante mentre continuavo a salire sempre più in alto e piena di gioia. Capii allora che potevo godere di una vista magnifica, di un lago di una bellezza straordinaria.
Ma in quel momento, sentii la voce di mio marito che piangeva e mi chiamava singhiozzando: ”Gloria, ti prego, non andartene! Gloria svegliati! Non abbandonare i ragazzi, Gloria” L’ho guardato e non solo l’ho visto ma ho sentito il suo profondo dolore. E il Signore mi ha permesso di tornare anche se non era mio desiderio. Io provavo una sì grande gioia, tanta pace e felicità!
Ed ecco che discendo ormai lentamente verso il mio corpo ove io giacevo senza vita. Esso era posto su una barella, al centro medico del Campus. Io potevo vedere i medici che mi facevano l’elettrochoc e tentavano di rianimarmi dopo l’arresto cardiaco che avevo avuto. Noi siamo rimasti lì per due ore e mezzo. Prima, questi dottori non ci potevano toccare perché i nostri corpi erano ancora troppo conduttori di elettricità; dopo quando poterono, si sforzarono di richiamarci alla vita. Io mi posai vicino alla testa e sentii come uno choc che mi fece entrare violentemente all’interno del mio corpo. Questo fu doloroso perché questo faceva scintille da tutte le parti. Io mi vidi incorporata a qualcosa di così stretto. Le mie carni morte e bruciate mi facevano male. Esse sprigionavano fumo e vapore.
Ma la ferita più orribile era quella della mia vanità: io ero una donna di mondo, una dirigente, un’intellettuale, una studiosa schiava del suo corpo, della bellezza e della moda. Io facevo della ginnastica quattro ore al giorno, per avere un corpo snello: massaggi terapie, diete di ogni genere, etc. Questa era la mia vita, una routine che mi incatenava al culto della bellezza del corpo. Io mi dicevo: “Ho dei bei seni, tanto vale mostrarli. Non c’è nessuna ragione di nasconderli.” Lo stesso per le mie gambe, perché credevo di avere delle belle gambe e un bel petto! Ma in un istante, avevo visto con orrore che avevo passato la mia vita a prendere cura del mio corpo. L’amore per il mio corpo era divenuto il centro della mia esistenza. Ora, in questo momento, non avevo più corpo, niente petto, niente se non un orribile buco. Il mio seno sinistro in particolare era sparito. Ma il peggio, era che le mie gambe non erano che piaghe aperte senza carne, completamente bruciate e carbonizzate.
Di là, mi trasportano all’ospedale ove mi dirigono d’urgenza alla sala operatoria ove cominciano a raschiare e pulire le bruciature. Quando ero sotto anestesia, ecco che esco di nuovo dal mio corpo e che vedo ciò che i chirurghi sono in procinto di farmi. Io ero preoccupata per le mie gambe.
Di colpo passai un momento orribile: in tutta la mia vita, io non ero stata che una cattolica di “regime”: il mio rapporto con il Signore era la Santa Messa della domenica, per non più di 25 minuti, là dove l’omelìa del sacerdote era più breve, perchè non ne potevo sopportare di più. Tale era la mia relazione con il Signore. Tutte le correnti (di pensiero) del mondo m’avevano influenzato come una banderuola.
Un giorno, quand’ero gia Dentista professionista avevo sentito un prete affermare che l’inferno come i diavoli, non esistevano. Ora questa era la sola cosa che mi tratteneva per frequentare la Chiesa. Sentendo tale affermazione, io mi dissi che saremo andati tutti in paradiso, indipendentemente da quello che noi siamo e mi allontanai completamente dal Signore. Le mie conversazioni divennero malsane perché non potevo più reprimere il peccato. Io cominciai a dire a tutti che il diavolo non esisteva e che quella era una invenzione dei preti, che c’era della manipolazione… Quando uscivo con i miei colleghi dell’università, dicevo loro che Dio non esisteva e che noi eravamo un prodotto dell’evoluzione. Ma in quell’istante, là, nella sala operatoria, io ero veramente terrificata, vedevo dei diavoli venire verso di me perché io ero la loro preda. Dai muri della sala operatoria io vidi spuntare molta gente. All’inizio, sembravano normali, ma in seguito essi avevano dei visi pieni di odio, detestabili. In quel momento, per una certa perspicacia che mi fu data, capii che io appartenevo a ciascuno di loro. Io compresi che il peccato non era senza conseguenze e che la menzogna più infame del demonio, era quella di far credere che egli non esisteva.
Li vedevo tutti venire a cercarmi, immaginate il mio spavento! Il mio spirito intellettuale e scientifico non mi era di nessun aiuto. Io volevo ritornare nel mio corpo , ma quello non mi lasciava entrare. Io corsi allora verso l’esterno della stanza, sperando di nascondermi da qualche parte tra i corridoi dell’ospedale ma di fatto finii per saltare nel vuoto. Cadevo in un tunnel che mi aspirava verso il basso. All’inizio c’era della luce e questo assomigliava a un alveare d’api. C’era moltissima gente. Ma presto cominciai a discendere passando per dei tunnels completamente oscuri. Non c’è alcun paragone tra l’oscurità di quel luogo e la più totale oscurità della terra quando non compare nemmeno la luce delle stelle. Questa oscurità suscita sofferenza, orrore e vergogna. L’odore era pestilenziale.
Quando infine finii di discendere questi tunnels, atterrai su una piattaforma. Io che avevo l’abitudine di dichiarare che avevo una volontà d’acciaio e che nulla era troppo per me… là la mia volontà non serviva a niente, non riuscivo affatto a risalire.
A un certo punto, vidi aprirsi al suolo come un gigantesco baratro e vidi un immenso abisso senza fondo. La cosa più orribile di questo buco spalancato era che vi si percepiva l’assenza assoluta dell’amore di Dio e questo, senza la minima speranza. Il precipizio mi aspirava ed io ero terrificata. Sapevo che se andavo là dentro, la mia anima ne moriva. Ero trascinata verso questo orrore, qualcuno m’aveva preso per i piedi. Il mio corpo entrava ormai in questo buco e fu un momento di estrema sofferenza e di spavento.
Il mio ateismo mi abbandonò e cominciai a gridare verso le anime del Purgatorio per avere dell’aiuto. Mentre urlavo, sentivo un dolore fortissimo perché mi fu dato di capire che migliaia e migliaia di esseri umani si trovavano là, soprattutto dei giovani. E’ con terrore che sentii stridore di denti, grida orribili, e dei gemiti che mi scuotevano nel più profondo del mio essere. Mi sono stati necessari degli anni prima di rimettermi perché ogni volta che mi ricordavo di questi istanti, piangevo pensando alle loro terribili sofferenze. Compresi che è là che vanno le anime dei suicidi, che in un attimo di disperazione, si ritrovano in mezzo a questi orrori. Ma il tormento più indicibile, era l’assenza di Dio. Non si poteva percepire Dio.
In quei tormenti, mi sono messa a gridare: ”Chi ha potuto commettere un errore simile? Io sono quasi una santa: non ho mai rubato, non ho mai ucciso, ho dato da mangiare ai poveri, ho fatto cure dentarie gratuite a chi ne necessitava; che ci faccio qui? Io andavo alla Messa la domenica… io non ho mai mancato alla messa domenicale non più di cinque volte nella mia vita! Allora perché sono qui? Io sono cattolica, vi prego, sono cattolica, fatemi uscire di qui!”
Mentre gridavo che ero cattolica scorsi un debole bagliore. E vi posso assicurare che in quel posto la più piccola luce era il più bello dei doni. Vidi dei gradini al di sopra del precipizio e ho riconosciuto mio padre, deceduto cinque anni prima. Molto vicina e quattro gradini più in alto, stava mia madre in preghiera, illuminata di più dalla luce. Il vederli, mi riempì di gioia e dissi loro: ”Papà, Mamma, fatemi uscire! Vi supplico, fatemi uscire! Quando si chinarono verso l’abisso... voi avreste dovuto vedere il loro immenso dispiacere. Il quel posto, voi potete percepire i sentimenti degli altri e sentire le loro pene. Mio padre si mise a piangere tenendo la testa tra le sue mani: ”Figlia mia, figlia mia!” diceva. Mamma pregava e capii che essi non mi potevano far uscire di là; la mia pena si accrebbe della loro perché essi condividevano la mia.
Così, mi misi a gridare di nuovo: “Vi supplico, fatemi uscire di qui! Io sono cattolica! Chi ha potuto commettere un tale errore? Vi supplico, fatemi uscire di qui! Questa volta, una voce si fece sentire, una voce così dolce che fece tremare la mia anima. Tutto allora fu innondato d’amore e di pace e tutte queste tetre creature che mi circondavano scapparono perché esse non possono stare di fronte all’Amore. Questa voce preziosa mi dice: ”Benissimo, poiché tu sei cattolica, dimmi quali sono i comandamenti di Dio.”
Ecco una mossa sbagliata da parte mia. Sapevo che aveva dieci comandamenti, punto e nient’altro. Che fare? Mamma mi parlava sempre del primo comandamento d’amore: non avevo che da ripetere ciò che lei mi diceva. Pensai di improvvisare e nascondere così la mia ignoranza degli altri (comandamenti). Credevo di potermela cavare, come sulla terra dove trovavo sempre una buona scusa; e mi giustificai difendendomi per mascherare la mia ignoranza. Dissi: “Amerai il Signore, tuo Dio al di sopra di tutto ed il prossimo come te stesso”. Sentii allora: “Benissimo, li hai tu amati?” Risposi. “Sì li ho amati, li ho amati, li ho amati!” E mi fu risposto: “No. Tu non hai amato il Signore tuo Dio al di sopra di tutto e ancora meno il tuo prossimo come te stessa. Tu ti sei creata un dio che tu adattavi alla tua vita e te ne servivi solamente nel caso di urgente bisogno. Ti prosternavi davanti a lui quando eri povera, quando la tua famiglia era umile e quando desideravi andare all’università. In quei momenti, tu pregavi sovente e ti inginocchiavi per delle ore per supplicare il tuo dio di farti uscire dalla miseria; perché ti accordasse il diploma che ti permetteva di diventare qualcuno. Ogni volta che tu avevi bisogno di soldi recitavi il rosario. Ecco la tua relazione con il Signore”. Sì, devo riconoscere che prendevo il rosario e aspettavo del denaro in cambio, tale era la mia relazione con il Signore.
Mi fu dato da vedere subito il diploma preso e la notorietà ottenuta, non ebbi mai il minimo sentimento d’amore per il Signore. Essere riconoscente, no, mai! Quando aprivo gli occhi al mattino, non avevo mai un grazie per il giorno nuovo che il Signore mi dava da vivere, non Lo ringraziavo mai per la mia salute, per la vita dei miei figli, per tutto ciò che mi aveva donato. Era l’ingratitudine più totale. Non avevo compassione per i bisognosi.
“In pratica, tu collocavi il Signore così in basso che avevi più confidenza con i responsi di Mercurio e di Venere. Eri accecata dall’Astrologia, proclamando che le stelle dirigevano la tua vita! Vagabondavi verso tutte le dottrine del mondo, credevi che saresti morta per rinascere ancora! E hai dimenticato la misericordia. Tu ti sei dimenticata che sei stata riscattata dal Sangue di Dio”.
Ora mi metteva alla prova con i dieci comandamenti. Ora mi dimostra che pretendevo di amare Dio ma che in realtà, era satana che io amavo. Così, un giorno, una donna era entrata nel mio studio dentistico per offrirmi i suoi servizi di magìa ed io le avevo detto: “Non ci credo, ma lasciate questo portafortuna qui nel caso che funzioni”. Io avevo messo in un angolo un ferro da cavallo ed un cactus, tenuti per allontanare le energie cattive. Come tutto questo era vergognoso!
Questo fu un esame della mia vita a partire dai dieci comandamenti. Mi fu mostrato quel che era stato il mio comportamento faccia a faccia col mio prossimo. Mi fu fatto vedere come io pretendessi di amare Dio mentre avevo l’abitudine di criticare tutti, di puntare il dito su ciascuno, io, la santissima Gloria! Mi si mostrò come ero invidiosa ed ingrata! Non avevo mai provato riconoscenza verso i miei genitori che mi avevano dato il loro amore ed avevano fatto tanti sacrifici per educarmi e mandarmi all’Università. Dall’ottenimento del diploma, essi divennero anche miei inferiori; avevo anche vergogna di mia madre a causa della sua povertà, della sua semplicità e della sua umiltà.
Per quanto concerne il mio comportamento come moglie ,mi fu mostrato che mi lamentavo sempre, dalla mattina alla sera. Se mio marito mi diceva: “Buongiorno”, io replicavo: “Perché questo giorno deve essere buono quando fuori piove”. Mi lamentavo anche continuamente dei miei figli: Mi fu mostrato che non avevo mai amato né avuto compassione per i miei fratelli e sorelle della terra.
E il Signore mi dice: “Tu non hai mai avuto considerazione per i malati nella loro solitudine, tu non hai mai tenuto loro compagnia. Tu non hai mai avuto compassione degli orfani, di tutti questi bambini infelici”. Io avevo un cuore di pietra dentro un guscio di noce. Su questa prova dei dieci comandamenti, io non avevo una mezza risposta corretta. Era terribile, devastante! Ero completamente sconvolta. E mi dicevo: “Almeno non mi potrà rimproverare di avere ucciso qualcuno”! Per esempio, compravo delle provviste per i bisognosi; questo non era per amore, piuttosto per apparire generosa, e per il piacere che avevo di manipolare quelli che erano nel bisogno. Dicevo loro: “Prendete queste provviste e andate al mio posto alla riunione dei genitori e dei professori perché io non ho il tempo di parteciparvi”. Inoltre, amavo essere circondata da persone che mi incensavano. Mi ero fatta una certa immagine di me stessa.
“Il tuo dio era il denaro”, mi ha ancora detto. “Tu sei stata condannata a causa del denaro. E’ per questa ragione che sei sprofondata nell’abisso e che ti sei allontanata dal Signore”. Noi eravamo stati effettivamente ricchi, ma alla fine eravamo diventati insolvibili, senza un soldo e peni di debiti. Per tutta risposta, gridai: “Che denaro? Sulla terra, noi abbiamo lasciato un sacco di debiti!”
Quando venni ad un secondo comandamento, io vidi con tristezza che nella mia infanzia, avevo presto capito che la menzogna era un eccellente mezzo per evitare le severe punizioni di mamma. Cominciai mano nella mano con il padre della menzogna (satana) e divenni bugiarda. I miei peccati aumentavano come le mie menzogne. Avevo osservato come mamma rispettava il Signore ed il Suo Nome Santissimo. Vi trovai un’arma per me e mi misi a bestemmiare il Suo Nome. Dicevo: “Mamma, giuro su Dio che…”. E così evitavo le punizioni. Immaginate le mie menzogne, implicando il Nome Santissimo del Signore… E notate, fratelli e sorelle che le parole non sono mai vane perché quando mia madre non mi credeva, avevo preso l’abitudine di dirle: “ Mamma, se io mento, che un fulmine mi colpisca qui e subito”. Se le parole sono volate via con il tempo, si riscontra che il fulmine mi ha bella e ben colpito; mi ha carbonizzato ed è grazie alla misericordia divina che io ora sono qui.
Mi fu mostrato come, io che mi dichiaravo cattolica, non rispettassi nessuna delle mie promesse e come utilizzavo futilmente il nome di Dio. Fui sorpresa di vedere che alla presenza del Signore, tutte queste orribili creature che mi circondavano, si prosternavano in adorazione. Vidi la Vergine Maria ai piedi del Signore che pregava ed intercedeva per me.
Per quel che riguarda il rispetto del giorno del Signore ero pietosa e ne provai un dolore intenso. La voce mi diceva che le domeniche passavo quattro o cinque ore ad occuparmi del mio corpo; non avevo nemmeno dieci minuti di azione di grazia o di preghiera da consacrare al Signore. Se cominciavo un rosario, mi dicevo: “Lo posso fare durante la pubblicità, prima del telefilm”. La mia ingratitudine di fronte al Signore mi fu rimproverata. Quando non volevo partecipare alla Messa, dicevo a mamma: “Dio è dappertutto, perché dovrei andare lì?...”
La voce mi ricordò ugualmente che Dio vegliava su di me notte e giorno e che in cambio io non Lo pregavo per niente; e le domeniche, non Lo ringraziavo e non Gli manifestavo la mia gratitudine o il mio amore. Al contrario, prendevo cura del mio corpo, ne ero schiava e dimenticavo totalmente che avevo un’anima e che la dovevo nutrire. Ma mai la nutrii della parola di Dio, perché dicevo che chi legge la Parola di Dio (Bibbia), diviene pazzo. E per quanto concerne i Sacramenti, avevo sbagliato in tutto. Dicevo che non sarei mai andata a confessarmi, perché quei vecchi signori erano peggiori di me. Il diavolo mi stornava dalla confessione ed è così che impediva la mia anima d’essere pulita e di guarire. La bianca purezza della mia anima ne pagava il prezzo ogni volta che peccavo. Satana lasciava il suo marchio: un marchio oscuro. Eccetto che per la mia prima Comunione , io non avevo mai fatto una buona confessione. A partire di là, non ho mai ricevuto il Signore degnamente.
La mancanza di coerenza aveva raggiunto un tale degrado che io bestemmiavo: “La Santa Eucaristia? Si può immaginare Dio venuto in un pezzo di pane?” Ecco in che stato era ridotta la mia relazione con Dio. Non avevo mai nutrito la mia anima e più ancora, criticavo i preti costantemente. Voi dovevate vedere come mi ci dedicavo! Dalla mia più tenera infanzia, mio padre aveva l’abitudine di dire che quella gente là erano ancora più donnaioli dei laici. E il Signore mi dice: “Chi sei tu per giudicare così i Miei consacrati? Questi sono degli uomini e la santità di un sacerdote è sostenuta dalla sua comunità che prega per lui, che l’ama e lo aiuta. Quando un prete commette un errore, è la sua comunità che ne è responsabile, mai lui”. Ad un certo momento della mia vita, accusai un prete di omosessualità e la comunità ne fu informata. Voi non potete immaginare il male che ho fatto!
Per quanto attiene al quarto comandamento, ”Onorerai tuo padre e tua madre”, come vi ho detto, il Signore mi fece vedere la mia ingratitudine faccia a faccia dei miei genitori. Mi lamentavo perché essi non potevano offrirmi tutte quelle cose di cui disponevano i miei compagni. Ero ingrata verso di essi per tutto quello che hanno fatto per me ed ero addirittura arrivata al punto dove dicevo che non conoscevo mia madre perché lei non era al mio livello. Il Signore mi mostrò come avrei pertanto potuto osservare questo comandamento. In effetti io avevo pagato le fatture delle medicine e del medico quando i miei genitori erano malati, ma come analizzavo tutto in funzione dei soldi. Io allora ne approfittai per manipolarli ed ero arrivata a schiacciarli.
Io mi sentivo male nel vedere mio padre piangere tristemente perché anche se fu un buon padre, che m’aveva insegnato a lavorare duramente ed ad intraprendere la carriera, egli aveva dimenticato un dettaglio importante: che io avevo un’anima e che per il suo cattivo esempio la mia vita aveva cominciato a vacillare. Egli fumava, beveva, andava dietro alle donne a tal punto che un giorno suggerii a mamma di abbandonare suo marito. “Non devi più continuare a stare con un uomo come lui. Sii dignitosa, fagli vedere che vali qualcosa”. E mamma rispose: “No mia cara, io soffro ma mi sacrifico perché ho sette figli e perché alla fine della giornata, tuo papà dimostra di essere un buon padre; non potrei mai andarmene e separarvi da vostro padre; di più, se io me ne andassi chi pregherebbe per la sua salvezza? Io sono la sola che lo possa fare perché tutte queste pene e ferite che mi infligge, io le unisco alle sofferenze di Cristo sulla Croce. Ogni giorno dico al Signore: il mio dolore è niente in confronto della vostra Croce, così, vi prego, salvate mio marito e i miei figli”. Da parte mia, non riuscivo a comprenderla e divenni ribelle, cominciai a prendere la difesa delle donne, ad incoraggiare l’aborto, la coabitazione ed il divorzio.
Quando venne al quinto comandamento, il Signore mi fece vedere l’assassinio orribile che avevo fatto commettendo il più orribile dei crimini: l’aborto. Di più, io avevo finanziato diversi aborti perché sostenevo che una donna aveva il diritto di scegliere di rimanere incinta o no. Mi fu dato da leggere nel Libro della Vita e fui profondamente mortificata, perché una ragazzina di 14 anni aveva abortito su miei consigli.
Io avevo ugualmente prodigato dei cattivi consigli a delle ragazzine, tre delle quali erano mie nipoti, parlando loro della seduzione, della moda, consigliando loro di approfittare del loro corpo, e dicendo loro di usare la contraccezione: questa è una specie di corruzione dei minori che aggravava l’orribile peccato dell’aborto. Ogni volta che viene versato il sangue di un bambino, è un olocausto a satana, che ferisce e fa tremare il Signore. Io vidi nel libro della Vita come la nostra anima si forma al momento che il seme perviene nell’ovulo. Una bella scintilla scocca, una luce che è come un raggio di sole di Dio Padre. Appena il ventre della madre è inseminato si illumina della luce dell’anima. Durante l’aborto, l’anima geme e grida per il dolore e se ne ode il grido al Cielo perché ne è scosso. Questo grido risuona ugualmente all’inferno, ma è un grido di gioia. Quanti bambini sono uccisi ogni giorno! E’ una vittoria dell’inferno. Il prezzo di questo sangue innocente libera ogni volta un demone di più. Io, mi sono immersa in questo sangue e la mia anima divenne totalmente ottenebrata. In seguito a questi aborti, avevo perduto la percezione del peccato. Per me, tutto era OK. E che dire di tutti quei bambini a cui avevo rifiutato la vita a causa della spirale (anticoncezionale) che utilizzavo? E così sprofondavo ancora di più nell’abisso. Come potevo affermare che io non avevo mai ammazzato! E tutte le persone che io ho disprezzato, odiato, che non ho amato! Anche così sono stata un’assassina perché non si uccide solamente con una pallottola della pistola. Si può egualmente uccidere odiando, commettendo degli atti di cattiveria, invidiando ed essendo gelosi.
Per quel che riguarda il sesto comandamento, mio marito fu l’unico uomo della mia vita. Ma mi fu dato di vedere che, ogni volta che mettevo in mostra il mio petto e che portavo i miei pantaloni leopardati, io incitavo gli uomini all’impurità e li inducevo al peccato. Di più, io consigliavo alle donne d’essere infedeli al loro marito, predicavo contro il perdono e incoraggiavo il divorzio. Realizzai allora che i peccati della carne sono terribili e condannabili anche se il mondo attuale trova accettabile che ci si comporti come degli animali.
Era particolarmente doloroso vedere come i peccati d’adulterio di mio padre avevano ferito i suoi figli. I miei tre fratelli divennero delle copie conformi al loro padre, donnaioli e bevitori, incoscienti del torto che facevano ai loro figli. Ecco perché mio padre piangeva con tanto dispiacere constatando che il cattivo esempio che aveva dato s’era ripercosso su tutti i suoi figli. Quanto al settimo comandamento, non rubare, io che mi giudicavo onesta, il Signore mi fece vedere il cibo era sprecato nella mia casa mentre il resto del mondo soffriva la fame. Egli mi disse: “Io avevo fame e guarda quello che tu hai fatto con quello che ti ho dato, come l’hai sprecato! Io avevo freddo e tu guarda come eri schiava della moda e delle apparenze, buttando via tanto denaro nelle diete per dimagrire. Del tuo corpo ne hai fatto un dio”! Mi fece comprendere che io avevo una parte di colpa nella povertà del mio paese. Mi dimostrò anche che ogni volta che criticavo qualcuno, rubavo il suo onore. Sarebbe stato più facile per me rubare del denaro, perché il denaro, si può sempre restituire, ma la reputazione!... Di più, io derubavo ai miei figli la grazia di avere una madre tenera e piena d’amore. Abbandonavo i miei figli per andare nel mondo, li lasciavo davanti alla televisione, al computer, ai videogiochi; e per tacitarmi la coscienza, compravo loro dei vestiti di marca. Com’è orribile! Che immenso dispiacere! Nel Libro della Vita si vede tutto come in un film. I miei figli dicevano: ”Speriamo che mamma non rientri troppo presto e che ci siano degli ingorghi perché è fastidiosa e brontolona”. Infatti, io avevo rubato loro la madre, avevo rubato loro la pace che dovevo portare nel mio focolare. Non avevo insegnato l’amore di Dio né l’amore del prossimo. E’ semplice: se non amo i miei fratelli, non ho niente a che vedere con il Signore: se non ho compassione, io non ho niente più a che vedere con Lui.
Ora parlerò delle false testimonianze e della menzogna, perché ero diventata un’esperta nella materia. Non ci sono bugie innocenti, tutto viene da satana che è il loro padre. Le colpe che ho commesso con la lingua erano veramente spaventose. Ho visto come ho ferito con la mia lingua. Ogni volta che io spettegolavo, che mi facevo beffe di qualcuno, o gli attribuivo un sopranome dispregiativo, io ferivo quella persona. Quanto un sopranome può far male! Io potevo complessare una donna chiamandola: “la grossa”...
Nel corso di questo giudizio sui dieci comandamenti, mi si mostrò che tutti miei peccati avevano come causa la bramosìa, questo desiderio malsano. Mi sono vista felice con tanti soldi. E il denaro divenne la mia ossessione. E’ veramente triste, perché per la mia anima il momento più terribile era stato quando avevo a disposizione molto denaro. Avevo anche pensato al suicidio. Avevo tanto denaro e mi sentivo sola, vuota, amara e frustrata. Questa ossessione del denaro mi allontanò dal Signore e fece sì che mi allontanassi delle sue mani.
Dopo l’esame dei 10 comandamenti, il Libro della Vita mi fu mostrato. Io vorrei avere le parole adeguate per descriverlo. Il mio Libro della Vita cominciò quando le cellule dei miei genitori si unirono. Pressoché immediatamente ci fu una scintilla, una magnifica esplosione e un’anima era così formata, la mia, creata dalle mani di Dio, nostro Padre, un Dio così buono! E’ veramente meraviglioso! Egli veglia su di noi 24 ore su 24. Il Suo Amore era il mio castigo perché Lui non guardava il mio corpo di carne, ma la mia anima e Lui vedeva come mi allontanavo dalla salvezza.
Vorrei anche dirvi che a quel punto ero un’ipocrita! Io dicevo ad una amica: “Sei incantevole in questo abito, ti sta così bene!” Ma pensavo tra me e me: è un vestito grottesco, e si crede pure una regina! Nel Libro della Vita, tutto appariva esattamente tale e quale l’avevo pensato, si vede anche l'ambiente interno dell’anima. Tutte le mie menzogne erano esposte ed ognuno poteva vederle. Marinavo sovente la scuola, perché mamma non mi permetteva di andare dove volevo. Per esempio, le mentivo a proposito di un lavoro di ricerca che dovevo fare alla biblioteca universitaria e di fatto andavo invece a vedere un film porno o a bere una birra in un bar con degli amici. Quando penso che mamma ha visto sfilare la mia vita e che niente è stato dimenticato!
Il Libro della Vita è veramente bellissimo. Mia madre aveva l’abitudine di mettere nel mio cestino delle banane per il mio pranzo, pasta di guava con del latte, perché nella mia infanzia eravamo poverissimi. Mi capitava di mangiare le banane e di buttare per terra le bucce senza pensare che qualcuno poteva scivolare su di esse e farsi male. Il Signore mi mostrò come una persona scivolò su una delle mie bucce di banana; avrei potuto ucciderla per la mia mancanza di compassione.
L’unica volta della mia vita che mi confessai con dispiacere e pentimento, quando una donna mi rese 4500 pesos in più in un negozio alimentare di Bogotà. Mio padre ci aveva insegnato l’onestà. Andando al lavoro, mentre guidavo, mi resi conto dell’errore. “Quest’idiota m’ha dato 4500 peso in più e devo subito ritornare al suo negozio”, mi dissi. C’era un ingorgo enorme e decisi di non tornare indietro. Ma il rimorso l’avevo dentro di me ed andai a confessarmi la domenica seguente accusandomi di aver rubato 4500 pesos senza averli restituiti. Non prestai ascolto alle parole del confessore. Ma sapete cosa mi disse il Signore? “Tu non hai compensato questa mancanza di carità. Per te, non era che del denaro per le piccole spese, ma per quella donna che non guadagnava che il minimo, quella somma rappresentava tre giorni di nutrimento”. Il Signore mi mostrò come ella ne soffrì, privandosi per più giorni così anche i suoi due piccoli che avevano fame.
In seguito il Signor mi fece la seguente domanda: “Che tesori spirituali porti?” Dei tesori spirituali? Le mie mani sono vuote! “A cosa ti serve”, aggiunse, “di possedere due appartamenti, delle case e degli uffici se tu non puoi nemmeno portarmene non sarà ciò che un po’ di polvere? Che hai fatto dei talenti che ti ho dato? Tu avevi una missione: questa missione, era quella di difendere il Regno dell’Amore, il Regno di Dio”. Sì, avevo dimenticato che avevo un’anima, così come mi potevo ricordare che avevo dei talenti; tutto questo bene che non ho potuto fare ha offeso il Signore.
Il Signore mi parlò ancora della mancanza d’amore e di compassione. Mi parlò ugualmente della mia morte spirituale. Sulla terra, ero viva, ma in realtà ero morta. Se voi poteste vedere cos’è la morte spirituale! E’ come un’anima odiosa, un’anima amara e disgustata di tutto, piena di peccati e che ferisce tutto il mondo. Io vedevo la mia anima che esteriormente, era ben agghindata e stava bene, ma interiormente era una vera fogna e la mia anima abitava nelle profondità dell’abisso. Non è strano che fossi così acre e depressa. E il Signore mi disse: “La tua morte spirituale e cominciata quando tu hai cessato di essere sensibile al tuo prossimo. Io ti avvertii mostrandoti la loro miseria. Quando tu vedevi dei servizi televisivi, dei morti, dei rapimenti, la situazione dei rifugiati, tu dicevi: “povera gente, com’è triste”. Ma in realtà, tu non provavi dolore per essi, tu sentivi niente nel tuo cuore. Il peccato ha cambiato il tuo cuore in pietra”.
Voi non potete immaginare la grandezza del mio dolore quando il Mio Libro della Vita si richiuse. Avevo dispiacere per Dio, mio Padre, per essermi comportata così perché, a riscatto di tutti i miei peccati, per la mia salvezza, di tutte le mie indifferenze e dei miei orribili sentimenti, il Signore a cercato di attendermi fino alla fine. Mi ha inviato delle persone che ebbero una buona influenza su di me. Mi ha protetto fino ala fine. Dio mendica la nostra conversione! Sia ben inteso, io non avrei potuto biasimarlo di condannarmi Di mia propria volontà, io scelsi come mio padre satana al posto di Dio.
Dopo che il Libro della Vita si richiuse, mi accorsi che mi stavo dirigendo in un pozzo nel cui fondo c’era una botola. Nel mentre vi precipitavo cominciai a chiamare tutti i Santi del Cielo per salvarmi. Voi non avete idea di tutti i nomi dei Santi che mi vennero in mente, a me che ero una pessima cattolica! Chiamai Sant’Isidoro o San Francesco d’Assisi e quando la mia lista finì, cadde il silenzio. Provai allora un grande vuoto ed una pena profonda. Pensavo che tutte le persone della terra, credevano che fossi morta in odore di santità, può essere che essi stessi s’attendessero la mia intercessione! E guardate dove atterravo!
Alzai allora gli occhi e il mio sguardo incrociò quello di mia madre. Con un grandissimo dolore gridai verso di lei: “Mamma, come ho vergogna! Sono condannata, mamma. Là dove vado, tu non mi vedrai mai più.
In quel momento una grazia magnifica le fu accordata. Ella si tendeva senza muoversi ma le sue dita si misero a puntare verso l’alto. Delle scaglie si distaccarono dolorosamente dai miei occhi: l’accecamento spirituale. Rividi allora in un istante la mia vita passata, quando un mio paziente una volta mi disse. “Dottore, voi siete troppo materialista, e un giorno voi avrete bisogno di questo: in caso di pericolo immediato, chiedete a Gesù Cristo di coprirvi del Suo Sangue, perché mai Egli vi abbandonerà. Egli pagò il prezzo del Suo Sangue per voi”. Con grandissima vergogna, mi misi a singhiozzare: “Signore Gesù, abbiate pietà di me! Perdonatemi, datemi una seconda occasione!”
E il più bel momento della mia vita mi si presenta, non ci sono parole per descriverlo. Gesù viene e mi tira fuori dal pozzo e tutte quelle orribili creature si appiattirono al suolo. Quando mi depose, mi disse con tutto il Suo amore: “Stai per ritornare sulla terra, ti do una seconda possibilità”. Ma precisò che non era a causa delle preghiere della mia famiglia. “E’ giusto da loro parte implorare per te. Questo è grazie all’intercessione di tutti quelli che ti sono estranei e che hanno pianto, pregato e hanno alzato il loro cuore con un profondo amore per te”. Vidi molte luci accendersi, come delle piccole fiamme d’amore. Vidi delle persone che pregavano per me. Ma c’era una fiamma molto più grande, era quella che mi dava molta più luce e che brillava più d’amore. Tentai di conoscere chi fosse questa persona. Il Signore mi disse: “Colui che ti ama tanto, neanche ti conosce”. Mi spiegò che quest’uomo aveva letto un ritaglio di giornale del mattino. Era un povero paesano che abitava ai piedi della Sierra Nevada di Santa Marta (a nord-est della Colombia). Questo pover’uomo si era recato in città per acquistare dello zucchero di canna. Lo zucchero era stato avvolto nella carta da giornale e c’era una mia foto, tutta bruciata come ero. Come l’uomo mi vide così, senza neanche aver letto l’articolo interamente, cadde inginocchio e cominciò a singhiozzare con profondo amore. Disse: “Signore, abbiate pietà della mia piccola sorella. Signore salvatela. Se voi la salvate vi prometto che andrò in pellegrinaggio al Santuario di Buga (che si trova nel sud-ovest della Colombia). Ma Vi prego, salvatela”. Immaginate questo pover’uomo, non si lamentava di aver fame, e aveva una grande capacità d’amore perché si offriva di attraversare tutta una regione per qualcuno che neanche conosceva!
E il signore mi disse: “Questo è amare il suo prossimo”. E aggiunse: “Tu stai per tornare (sulla terra) e darai la tua testimonianza non mille volte, ma mille volte mille volte. E sventura a quelli che non cambieranno dopo aver inteso la tua testimonianza, perché essi saranno giudicati più severamente, come te quando ritornerai qui un giorno; lo stesso per i miei consacrati, i sacerdoti, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Questa testimonianza , fratelli e sorelle miei, non è una minaccia. Il Signore non ha bisogno di minacciarci. E’ una occasione che vi si presenta, e a Dio grazie, io ho esperimentato ciò che è necessario per vivere! Quando qualcuno di voi morirà e si aprirà davanti a lui il suo Libro della Vita, vedrà tutto quanto come io l’ho visto. E noi tutti vedremo come siamo, la sola differenza è che sentiremo i nostri pensieri alla presenza di Dio. La cosa più bella è che il Signore sarà di fronte a noi, mendicando ogni giorno la nostra conversione, affinché diventiamo una nuova creatura con Lui, perché senza di Lui non possiamo fare niente.
Che il Signore vi benedica tutti abbondantemente. Gloria a Dio.

mercoledì 1 giugno 2011

Il Papa sulla musica sacra

Proprio nell'articolo di ieri parlavo della partecipazione attiva dei fedeli alla Santa Messa, e di come essa non sia qualcosa da inventarsi ex novo da dopo il Concilio, ma sia stata costantemente e continuamente curata dalla Chiesa durante tutto il suo Magistero. Inoltre accennavo anche alla musica sacra, e citavo i diversi gradi di partecipazione nel canto da parte dei fedeli. Sempre ieri, nel bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, veniva reso pubblico il messaggio inviato dal nostro Santo Padre, Benedetto XVI, al card. Zenon Grocholewski, in occasione del centesimo anniversario di fondazione del Pontificio Istituto di Musica Sacra (PIMS). Fondato nel 1911, otto anni dopo la promulgazione del motu proprio "Tra le sollecitudini", da papa san Pio X, il PIMS, allora Scuola Superiore di Musica Sacra, doveva attuare l'attenta riforma del santo papa veneto, il quale auspicava l'eliminazione di ogni germe profano nella musica liturgica ed un ritorno importante al canto gregoriano. Al tempo di Pio X la minaccia maggiore giungeva dalla musica di stampo operistico, che prendeva sempre più piede anche all'interno delle chiese. Oggi certamente non vi è più l'opera ad adulterare il carattere sacro del canto liturgico; ma non possiamo di sicuro affermare che anche oggi non vi siano influssi profani, i quali prepotentemente stanno monopolizzando la musica delle nostre celebrazioni liturgiche. Come dice la parola stessa (profano significa letteralmente davanti al tempio, quindi fuori dal tempio), gli elementi della musica mondana, di qualsiasi genere (rock, pop, leggero, fino ad arrivare al rap e al metal), non hanno la dignità per varcare la soglia della chiesa ed accompagnare i canti liturgici, ed è bene che stiano fuori, come dice papa Giovanni Paolo II citando il predecessore Paolo VI: «non indistintamente tutto ciò che sta fuori dal tempio (profanum) è atto a superarne la soglia». Per giudicare la dignità di un canto liturgico, infatti, non basta guardare il testo (altrimenti parleremmo di preghiera recitata o poesia, non di "canto"); nel canto il testo si fonde intimamente con la musica che l'accompagna, cosicché entrambi devono essere degni della funzione liturgica. Non è detto che un canto sia adatto alla liturgia solo perché ha un testo di derivazione biblica: se tale testo è accompagnato da una musica chiaramente profana (come può essere un motivo palesemente vicino alla musica che oggi si vende per la maggiore), essa addirittura toglie dignità al testo, in qualche maniera lo offende, facendo in modo che il canto, nel suo complesso, non sia più adatto ad entrare in chiesa. D'altra parte, vista la grande proliferazione di canti di questo genere, ciò non significa che sia necessario un ideale rogo, nel quale gettare tutta questa musica, in modo da cancellarne la memoria; essa potrà essere utilizzata in altre occasioni (purché, ovviamente, non sia blasfema), ma non per la Santa Messa e per le funzioni liturgiche.
Qual è il criterio per giudicare se un canto è adatto o meno alla liturgia? Seguendo il Magistero della Chiesa, e nella fattispecie i pronunciamenti dei papi san Pio X e beato Giovanni Paolo II, è proprio il canto gregoriano. Leggiamo nel motu proprio "Tra le sollecitudini" così come nel chirografo di Giovanni Paolo II in occasione del centenario di tale motu proprio, un criterio semplice ed efficace con cui orientarsi nella scelta della musica liturgica:

«Tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell'andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto meno è degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme.»

Riconoscendo tale criterio come veritiero, è chiaro che il Concilio e la riforma liturgica che l'ha seguito, non hanno significato una rottura nella Chiesa: lo stesso Concilio, nella costituzione dedicata alla Sacra Liturgia (Sacrosanctum Concilium) e l'ordinamento generale del Messale Romano di Paolo VI conferiscono al gregoriano il posto principale nella liturgia romana. Ciò significa che nelle nostre liturgie dovremmo sentire abbastanza gregoriano; cosa che non accade. Ma il fatto che non accada non è da imputare al Concilio, bensì all'interpretazione (errata) che del Concilio si è data in questi anni; in particolare è auspicabile che si torni a quello che prescriveva il Concilio stesso, cioè che al popolo siano insegnate quanto meno le melodie gregoriane più semplici.
Il primo ad affermare che c'è continuità tra quanto diceva san Pio X e quanto ordinava il Concilio è Papa Benedetto XVI, nel messaggio di ieri, dove definisce la musica sacra "parte integrante della liturgia": ciò significa che, da una parte, non è secondario, nella preparazione liturgica di una celebrazione, curare con la massima diligenza la musica, e dall'altra che, come tutte le parti della liturgia, anche la musica è regolamentata dalle rubriche, e non è lasciata al totale arbitrio degli "animatori" della liturgia. Uno dei passi importanti del messaggio in questione recita:

«Un aspetto fondamentale, a me particolarmente caro, desidero mettere in rilievo a tale proposito: come, cioè, da san Pio X fino ad oggi si riscontri, pur nella naturale evoluzione, la sostanziale continuità del Magistero sulla musica sacra nella Liturgia. In particolare, i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè "la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli" (n. 112), e i criteri fondamentali della tradizione, che mi limito a richiamare: il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum, in particolare nelle chiese cattedrali.»

In particolare credo sia particolarmente suggestivo il ricordo, da parte del sommo pontefice, della finalità della musica nella liturgia: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli. Se un canto, più che puntare alla gloria di Dio, punta al piacere di chi lo canta o ascolta, non è adatto per la liturgia; se un canto, più che rivolgersi alla santificazione dei fedeli, si preoccupa del loro diletto durante la celebrazione, non è adatto per la liturgia.
Ed importantissimo è l'ennesimo richiamo del Santo Padre al primato del canto gregoriano, che definisce supremo modello di musica sacra, mettendone in luce uno dei tanti suoi pregi: l'universalità. A questo proposito il Papa scrive:

«A volte, infatti, tali elementi, che si ritrovano nella Sacrosanctum Concilium, quali, appunto, il valore del grande patrimonio ecclesiale della musica sacra o l’universalità che è caratteristica del canto gregoriano, sono stati ritenuti espressione di una concezione rispondente ad un passato da superare e da trascurare, perché limitativo della libertà e della creatività del singolo e delle comunità. Ma dobbiamo sempre chiederci nuovamente: chi è l’autentico soggetto della Liturgia? La risposta è semplice: la Chiesa. Non è il singolo o il gruppo che celebra la Liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività.»

Il fatto, cioè, che il gregoriano unisca tutti i cattolici del mondo (perché è chiaro che resta un canto uguale per tutti) è espressione della cattolicità (che significa appunto universalità) della Chiesa. Durante la Messa non deve esserci la distinzione del singolo o del gruppo; così come è da evitare un canto esclusivo di un solista, è dunque egualmente deprecabile un canto che si caratterizzi in sè come proprio di un determinato gruppo di persone. Esistono, nella Chiesa, diversi gruppi con determinati carismi, per i quali ringraziamo continuamente il Signore; ma l'offerta che essi compiono durante la Messa che celebrano deve essere un unicum con la Chiesa intera, non differenziarsene (ad esempio) con la particolare musica. Vi sono nutriti gruppi di giovani in seno alle diverse parrocchie; ma quando essi partecipano alla Santa Messa essi sono parte dell'unico Corpo mistico di Gesù Cristo, che è la Chiesa, e non è bene che si elaborino liturgie (caratterizzate da particolari musiche) esclusivamente per giovani (ed altre esclusivamente per anziani).
In questo senso, dunque, il papa ci esorta a recuperare l'universalità della Chiesa nella Santa Messa, attraverso il segno tangibile del canto gregoriano. Preghiamo il Signore affinché ci dia la forza per attuare gli insegnamenti del suo Vicario in terra.

Di seguito il link al quale leggere l'intero messaggio di Papa Benedetto XVI al cardinale Grocholewski:
Lettera del Santo Padre al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto di Musica Sacra in occasione del 100° anniversario di fondazione dell'Istituto
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