Da allora e fino ai giorni nostri ogni 2 gennaio si commemora l'adunanza del popolo di Caorle ai piedi della Vergine: quest'anno sarà celebrata una santa Messa solenne alle ore 10:00 al Santuario. Da quest'anno, per sette anni, chi, accostatosi al sacramento della Confessione, partecipa a questa sacra funzione (o per lo meno si raccolga in preghiera dinanzi all'immagine della Vergine, concludendo con il Padre nostro ed il Credo) potrà lucrare, per benevola concessione del Sommo Pontefice Benedetto XVI, l'Indulgenza plenaria per sè e per i defunti trattenuti in Purgatorio.
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sabato 2 gennaio 2010
66° anniversario del voto alla Madonna dell'Angelo
Da allora e fino ai giorni nostri ogni 2 gennaio si commemora l'adunanza del popolo di Caorle ai piedi della Vergine: quest'anno sarà celebrata una santa Messa solenne alle ore 10:00 al Santuario. Da quest'anno, per sette anni, chi, accostatosi al sacramento della Confessione, partecipa a questa sacra funzione (o per lo meno si raccolga in preghiera dinanzi all'immagine della Vergine, concludendo con il Padre nostro ed il Credo) potrà lucrare, per benevola concessione del Sommo Pontefice Benedetto XVI, l'Indulgenza plenaria per sè e per i defunti trattenuti in Purgatorio.
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venerdì 1 gennaio 2010
43° Giornata mondiale per la pace - Messaggio del papa
«Sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa - all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo - che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire».
Nel quinto anno del suo pontificato, Benedetto XVI celebra la giornata mondiale per la pace dell'anno 2010 sul tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Di seguito è riportato l'intero messaggio del Santo Padre (formato pdf).
Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XLIII giornata mondiale per la pace
sabato 26 dicembre 2009
Santo Stefano, il nostro patrono
Gli Atti degli Apostoli ci tramandano la vita del santo, scelto dagli apostoli tra i sette diaconi. Stefano si distin se tra il popolo per i prodigi che compiva e per la predicazione. La sua opera portò alla Conversione molti, tanto che gli ebrei di Gerusalemme (i «liberti») si videro minacciati, e sobillarono il popolo affinché accusasse Stefano di pronunciare bestemmie e frasi blasfeme nella sua predicazione. La cosa arrivò agli orecchi del Sinedrio, che all'epoca (intorno all'anno 36) colmava il vuoto di potere lasciato da Pilato, e Stefano fu sottoposto a giudizio. In questo gli Atti sembrano ripercorrere le fasi del processo contro Gesù: i falsi testimoni e accuse, la risposta del Santo («Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio»), la condanna a morte per lapidazione, in osservanza della legge di Mosè, e le parole di Stefano prima di morire: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» e «Signore non imputare loro questo peccato»; sottolineando, così, maggiormente la vicinanza tra il martirio di Stefano e la morte di Cristo.
Il culto di santo Stefano nel nostro territorio si diffuse almeno dal IV secolo, con l'erezione, come costola del patriarcato di Aquileia, della diocesi di Concordia, la cui cattedrale è dedicata al Protomartire. E' quindi ragionevole pensare che, con le invasioni dei barbari del V-VI secolo che costrinsero i concordiesi a rifugiarsi nell'antico porto di Caprulae, la tradizione del culto del santo fosse instaurata anche nell'erigenda diocesi marittima, fino ai giorni nostri.
Numerosi sono i riferimenti a santo Stefano nel nostro Duomo: a cominciare dall'affresco che ricopre il catino dell'absidicola sinistra, che lo raffigura alla destra della Vergine mentre invoca la sua protezione per il popolo, o in quello del presbiterio, accanto allo stemma del vescovo Giuseppe Piccini; in entrambe è raffigurato nella classica iconografia, rivestito con la dalmatica (paramento sacro di origine romana proprio dei diaconi), con la palma e le pietre, simboli del martirio. Sopra la porta principale è posta la statua di santo Stefano che campeggiava al centro dell'altar maggiore barocco, distrutto negli anni settanta; un bassorilievo a lui dedicato è riportato nel palliotto frontale dell'attuale altar maggiore.
Altre raffigurazioni sono sul retro della croce capitolare esposta in museo (nella foto), contornato dai quattro evangelisti, e, secondo la tradizione, anche la quarta formella della nostra pala d'oro.
Particolare attenzione merita poi il reliquiario contenente il cranio di Santo Stefano, che, secondo le cronache, è parte dei resti di Santi più importanti della cattedrale dal 1658, probabilmente portato a Venezia dai Crociati, e di qui a Caorle; è tradizione che il reliquiario, solitamente conservato nel museo parrocchiale, venga esposto il 26 dicembre alla pubblica venerazione.
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giovedì 24 dicembre 2009
Auguri natalizi dei sacerdoti
«Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria» (Gv 1,14).
Così l'evangelista Giovanni annuncia il Natale: egli testimonia, assieme ad altri discepoli, di aver contemplato la gloria divina nell'umanità del Verbo di Dio.
Cari fratelli e sorelle, facciamo nostra la testimonianza del discepolo amato da Gesù e diciamo con fede che il Verbo sta in mezzo a noi: visibile Colui che è invisibile, umano Colui che è divino.
Anche noi possiamo riconoscerlo. Cosa ha mosso il Verbo a farsi uomo e a stare tra gli uomini? L'Amore. Solo l'amore ha condotto il Verbo sulla terra ed è ancora l'amore a trattenerlo in mezzo a noi. Guardiamo a Gesù Bambino: lì è incarnato l'Amore di Dio, che attende di essere riamato. I sacerdoti per primi si uniscono amorevolmente a Gesù Cristo e vi invitano ad accogliere il dono del Natale.
L'umiltà nella quale l'Amore si rivela ci faccia piegare le ginocchia, riconoscendoci un nulla davanti al Tutto, che è Lui: saremo ricolmati di grazie e innalzati a contemplare la gloria del Figlio di Dio.
Tanti cari auguri.
I vostri sacerdoti
In figura: Lorenzo Lotto - Natività
domenica 13 dicembre 2009
La Novena di Natale
Durante questi nove giorni che precedono la solennità natalizia, anche la liturgia si arricchisce di segni, che indicano il bimbo Gesù, nato nella stalla di Betlemme, come il Messia atteso e sperato dai profeti. In primo luogo il Canto delle profezie, che nella liturgia è usato quale invitatorio (introduzione) alla celebrazione della Santa Messa. Esso è introdotto da un ritornello che in latino recita: Regem venturum Dominum: venite adoremus ("Venite, adoriamo il Re Signore che sta per venire"), e vi intervalla alcuni passi dei profeti sulla venuta del Messia (Sofonia, Michea, Isaia).
In secondo luogo sono caratteristiche le Antifone maggiori, che precedono il canto del Magnificat nei vespri dei giorni che vanno dal 17 al 23 dicembre, e che la liturgia della Messa riprende nel versetto alleluiatico. Sono anche dette Antifone in "O", poiché tutte cominciano con l'interiezione Oh, e tutte scritte nel secondo modo gregoriano. In queste antifone si invoca il Redentore con titoli propri sia dell'antico che del nuovo Testamento:
| O Sapientia, quae ex ore Altissimi prodiisti, attingens a fine usque ad finem, fortiter suaviterque disponens omnia: veni ad docendum nos viam prudentiae. | O Sapienza, che esci dalla bocca dell'Altissimo, ed arrivi ai confini della terra, e tutto disponi con dolcezza: vieni ad insegnarci la via della prudenza. | |
| O Adonai, et dux domus Israël, qui Moyse in igne flammae rubi apparuisti, et ei in Sina legem dedisti: veni ad redimendum nos in brachio extento. | O Adonai, e condottiero della casa d'Israele, che sei apparso a Mosè tra le fiamme, e sul Sinai gli donasti la legge: vieni a redimerci col tuo braccio potente. | |
| O Radix Jesse, qui stas in signum populorum, super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur: veni ad liberandum nos, jam noli tardare. | O Radice di Jesse, che sei un segno per i popoli, innanzi a te i re della terra non parlano, e le nazioni ti acclamano: vieni e liberaci, non tardare. | |
| O Clavis David, et sceptrum domus Israël, qui aperis, et nemo claudit, claudis, et nemo aperuit: veni, et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris, et umbra mortis. | O Chiave di David, e scettro della casa di Israele, che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre: vieni e libera lo schiavo dal carcere, colui che è nelle tenebre, e nell'ombra di morte. | |
| O Oriens, splendor lucis aeternae, et sol justitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris, et umbra mortis. | O Oriente, splendore di luce eterna, e sole di giustizia: vieni ed illimina chi è nelle tenebre, e nell'ombra di morte. | |
| O Rex Gentium, et desideratus earum, lapisque angularis, qui facis utraque unum: veni, et salva hominem, quem de limo formasti. | O Re delle Genti, da loro bramato, e pietra angolare, che riunisci tutti in uno: vieni, e salva l'uomo, che hai plasmato dal fango. | |
| O Emmanuel, Rex et legifer noster, expectatio gentium, et Salvator earum: veni ad salvandum nos, Domine, Deus noster. | O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza delle genti, e loro Salvatore: vieni e salvaci, Signore, nostro Dio. |
Sin dall'alto medioevo è stato osservato che, considerando le lettere con cui iniziano i titoli del Redentore (la seconda lettera dopo la "O" in ogni antifona) in ordine inverso si ottiene l'acrostico «ERO CRAS», che dal latino significa "Sarò domani"; come una risposta del Salvatore a coloro che per sette giorni l'hanno così invocato.
L'appuntamento è pertanto a partire dal 16 dicembre, con l'inizio della Novena e il canto del Magnificat durante la Messa feriale delle 18:30.
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domenica 29 novembre 2009
Messaggio del papa per l'inizio dell'Avvento
Cari fratelli e sorelle, con questa celebrazione vespertina entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento. Nella lettura biblica che abbiamo appena ascoltato, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento. Riflettiamo brevemente sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.
Il significato dell’espressione “avvento” comprende quindi anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come “visita”, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?
Altro elemento fondamentale dell’Avvento è l’attesa, attesa che è nello stesso tempo speranza. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, come occasione favorevole per la nostra salvezza. Gesù ha illustrato questa realtà misteriosa in molte parabole: nel racconto dei servi invitati ad attendere il ritorno del padrone; nella parabola delle vergini che aspettano lo sposo; o in quelle della semina e della mietitura. L’uomo, nella sua vita, è in costante attesa: quando è bambino vuole crescere, da adulto tende alla realizzazione e al successo, avanzando nell’età, aspira al meritato riposo. Ma arriva il tempo in cui egli scopre di aver sperato troppo poco se, al di là della professione o della posizione sociale, non gli rimane nient’altro da sperare. La speranza segna il cammino dell’umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita, ci accompagna e un giorno asciugherà anche le nostre lacrime. Un giorno, non lontano, tutto troverà il suo compimento nel Regno di Dio, Regno di giustizia e di pace.
Ma ci sono modi molto diversi di attendere. Se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa rischia di diventare insopportabile; se si aspetta qualcosa, ma in questo momento non c’è nulla, se il presente cioè rimane vuoto, ogni attimo che passa appare esageratamente lungo, e l’attesa si trasforma in un peso troppo grave, perché il futuro rimane del tutto incerto. Quando invece il tempo è dotato di senso, e in ogni istante percepiamo qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. Cari fratelli e sorelle, viviamo intensamente il presente dove già ci raggiungono i doni del Signore, viviamolo proiettati verso il futuro, un futuro carico di speranza. L’Avvento cristiano diviene in questo modo occasione per ridestare in noi il senso vero dell’attesa, ritornando al cuore della nostra fede che è il mistero di Cristo, il Messia atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme. Venendo tra noi, ci ha recato e continua ad offrirci il dono del suo amore e della sua salvezza. Presente tra noi, ci parla in molteplici modi: nella Sacra Scrittura, nell’anno liturgico, nei santi, negli eventi della vita quotidiana, in tutta la creazione, che cambia aspetto a seconda che dietro di essa ci sia Lui o che sia offuscata dalla nebbia di un’incerta origine e di un incerto futuro. A nostra volta, noi possiamo rivolgergli la parola, presentargli le sofferenze che ci affliggono, l’impazienza, le domande che ci sgorgano dal cuore. Siamo certi che ci ascolta sempre! E se Gesù è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Se Lui è presente, possiamo continuare a sperare anche quando gli altri non possono più assicurarci alcun sostegno, anche quando il presente diventa faticoso.
Cari amici, l’Avvento è il tempo della presenza e dell’attesa dell’eterno. Proprio per questa ragione è, in modo particolare, il tempo della gioia, di una gioia interiorizzata, che nessuna sofferenza può cancellare. La gioia per il fatto che Dio si è fatto bambino. Questa gioia, invisibilmente presente in noi, ci incoraggia a camminare fiduciosi. Modello e sostegno di tale intimo gaudio è la Vergine Maria, per mezzo della quale ci è stato donato il Bambino Gesù. Ci ottenga Lei, fedele discepola del suo Figlio, la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operosi nell’attesa. Amen!
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venerdì 13 novembre 2009
Indulgenza della Madonna della Salute
A Venezia si venera la "Madonna della Salute". Per la peste del 1630, che sterminò quasi la metà della popolazione veneziana, il Senato della Serenissima Repubblica fece voto che, se il morbo fosse cessato, avrebbe eretto un tempio in onore della Madonna della Salute, con intervento del doge, ogni anno, in pellegrinaggio. Per tale fatto fu scelto il 21 novembre. Da allora, al tempio progettato da Baldassarre Longhena su modello del Palladio e divenuto dal 1817 chiesa dell'annesso seminario patriarcale, ogni anno i fedeli accorrono a venerare la Madonna ed a chiedere la sua protezione.
Dal 16 agosto 2009 e per i successivi 7 anni, per decreto, la Penitenzieria Apostolica ha concesso ai fedeli che visiteranno il Santuario della Madonna dell'Angelo di Caorle nel giorno della Festa della Madonna della Salute (appunto il 21 novembre) l'Indulgenza plenaria, da lucrare anche per le anime del Purgatorio; alle condizioni che, pentiti, confessati e ristorati dalla Santa Comunione, visitino il Santuario e sostino davanti all'immagine della Madonna dell'Angelo, partecipino alla Santa Messa o almeno si trattengano in preghiera concludendo con il Padre nostro ed il Credo.
Sabato 21 novembre alle ore 10:00 sarà celebrata una S. Messa in Santuario, con la spiegazione dell'Indulgenza.
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