
A cosa serve, dunque, una fiaccolata? Innanzitutto, come per la precedente edizione di questa iniziativa, ad aprire gli occhi sui problemi della nostra gente; viviamo purtroppo in una società che punta ad essere perfetta sotto tutti i punti di vista, e data anche la vocazione turistica del nostro territorio, preferisce nascondere i problemi sotto lo zerbino piuttosto che riconoscerli, affrontarli e risolverli. Questo lascia spesso nel più tremendo isolamento molte famiglie che dalle dipendenze sono rovinate; pensiamo alle famiglie dei ragazzi che sono caduti nella trappola della droga, o di uomini e donne presi ormai in maniera ossessiva dal gioco d'azzardo tanto da dilapidare interi patrimoni familiari. Un secondo scopo è quello di manifestare, dunque, la nostra vicinanza a queste famiglie, a questi uomini e donne e a questi ragazzi; anche qui si rischia di puntare il dito contro chi ha sbagliato, pensando che se una persona è caduta debba trovare da sola la forza per rialzarsi. Questo può essere giusto in altre situazioni della vita, ma non dimentichiamo che le dipendenze patologiche sono una malattia ben più subdola, che il più delle volte non possono essere superate soltanto con il buon proposito personale; c'è bisogno dell'aiuto di qualcuno che, come il buon Samaritano nei confronti dell'uomo moribondo, si prenda cura di queste persone, ne fasci le ferite e le affidi a qualche "albergatore" fino a che non si siano completamente rimesse. Vogliamo ricordare a questi ragazzi e adulti che droga e alcol sono veleni, che distruggono il sistema nervoso e gli organi vitali del corpo umano, oltre che le relazioni personali e familiari.
Ed arriviamo quindi ad una terza finalità di questa iniziativa, ma prima in ordine di importanza: l'amore. Siamo nel tempo di Quaresima, e abbiamo letto, nel messaggio del papa per la Quaresima, nell'omelia per la Messa delle Ceneri e nell'omelia del patriarca, che la mortificazione che ci viene richiesta è nulla senza amore. La nostra fiaccolata di stasera non vuole essere semplicemente un atto pubblico, una ostentazione di buoni propositi, ma è una preghiera. Riconosciamo che noi stessi, in primo luogo, siamo incapaci di risolvere da soli questi problemi, ed abbiamo bisogno di un aiuto dall'Alto. Ci recheremo quindi al Santuario della Madonna dell'Angelo, recitando il Santo Rosario, nell'atteggiamento degli invitati alle nozze di Cana: confidiamo nell'aiuto della Vergine Santa che, quando venne a mancare il vino per la festa di nozze, si recò Ella stessa dal suo Divin Figlio a supplicarLo: "Non hanno più vino". E, come i servi del banchetto, anche noi sentiamo risuonare nei nostri cuori la voce della Madonna che ci dice: "Fate quello che vi dirà".
Queste dunque le istruzioni, questa la strada che ci è mostrata per aiutare i nostri fratelli nel bisogno, ed aprire gli occhi il cuore di tante famiglie della nostra città che si illudono di non aver bisogno di Dio; e la mancanza di Dio si fa sentire. Preghiamo, come i nostri antenati hanno fatto più volte, ai piedi della Madonnina del mare, perché anche costoro ritrovino la strada per tornare verso casa come il figliol prodigo: anche nella miseria della condizione umana, il Padre è pronto ad accoglierci tutti e ad ammazzare il vitello grasso, pur di vederci tornare a Lui con il cuore contrito e lo spirito umiliato. Da parte nostra, esortiamoci l'un l'altro a fare festa per ognuno di questi fratelli che ritornerà a casa.
Che Nostro Signore Gesù Cristo guardi dall'alto la nostra miseria e ci aiuti, nel suo nome, in questo impegnativo ed importante obiettivo.
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