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sabato 19 marzo 2011

Christus vincit!

Ieri, tra l'altro venerdì di Quaresima, la Grande Camera della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo con sede a Strasburgo ha definitivamente assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani a causa dell'esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza, attesa da molto tempo e per la quale bisogna riconoscere l'impegno dell'attuale governo italiano, arriva nell'ambito del cosiddetto caso "Lautsi contro Italia"; la signora Soile Lautsi è la mamma di origini finlandesi che, con l'aiuto dell'UAAR (Unione Atei Agnostici e Razionalisti) aveva portato alla ribalta il caso dei Crocifissi nelle aule scolastiche, chiedendo alla scuola Vittorio da Feltre di Abano Terme (PD) di rimuoverli, in quanto, secondo lei, costituivano una violazione del suo diritto di educare i propri figli (di 11 e 13 anni nel 2001) secondo i "principi laici" (sarebbe più corretto chiamarli principi atei). Vedendosi rispondere negativamente dall'istituto scolastico, ed addirittura subendo la direttiva del Ministero dell'Istruzione italiano, che sanciva l'esposizione obbligatoria dei Crocifissi nelle aule, fece ricorso al TAR del Veneto, il quale, dopo un rapido passaggio alla Corte Costituzionale, sentenziò che "la croce è diventata uno dei valori secolari della Costituzione italiana e rappresenta i valori della vita civile". Di qui la decisione della signora Lautsi di rivolgersi alla Corte Europea di Strasburgo, nel 2006, che si pronunciò a suo favore, ordinando la rimozione dei Crocifissi dalle aule scolastiche e un risarcimento dello stato nei confronti della ricorrente per danni morali di 5000 euro: «La presenza del crocifisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso, che avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. Tutto questo, potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose, o che sono atei. La Corte non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana. L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni e il diritto dei bambini di credere o non credere».
La sentenza fu accolta in maniera sostanzialmente positiva dalle Comunità ebraiche italiane, che la definirono "Una chiara lezione dalla Corte europea", dalle confessioni cristiane evangeliche, valdesi, luterane e battiste italiane, che la leggevano in un'ottica di netta separazione fra stato e chiesa, e dalle unioni degli atei, che la definirono come un grande successo per la laicità. Le comunità musulmane non espressero un parere esplicito, anche se tra esse si possono enumerare i pareri simili a quelli dell'ormai famoso Abel Smith, secondo il quale l'Italia vieterebbe agli uomini di professare una religione diversa dal cristianesimo con l'esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici.
Il mondo politico espresse parere contrario alla sentenza della Corte Europea e alle sue motivazioni quasi all'unanimità, fatta eccezione per i gruppi dei Radicali, Sinistra e Libertà e Sinistra alternativa e Verdi, i quali espressero parere favorevole. Il governo italiano ricorse immediatamente contro la sentenza di primo grado, trovando successivamente il sostegno esterno di altri paesi membri del Consiglio d'Europa: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Principato di Monaco, Romania, Russia e San Marino.
Di ieri la sentenza di appello che assolve l'Italia: con 15 voti favorevoli e 2 contrari, i giudici hanno smentito la sentenza di primo grado, riconoscendo che non sussistono elementi che provino l'eventuale influenza sugli alunni dell'esposizione del crocefisso nella aule scolastiche. Il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco giudica il pronunciamento della corte europea «una sentenza importante, di grande buon senso e di grande rispetto per quelle che sono le argomentazioni che sono state presentate dal governo italiano insieme ad un numero significativo di paesi europei che hanno condiviso questa posizione».
Immediate anche le reazioni degli esponenti del governo, che tale ricorso avevano inoltrato; il ministro dell'Istruzione Gelmini ha espresso «profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano. Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese». Anche il ministro degli Esteri Frattini è intervenuto sul caso, dichiarando: «Oggi ha vinto il sentimento popolare dell'Europa. Perchè la decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa».
Inutile dire che l'UAAR dichiara invece "profonda delusione" per la sentenza di assoluzione; la famiglia ricorrente, fa sapere il sito dell'UAAR, ritiene che il cambiamento dell'opinione della Corte sia dovuta alle "enormi pressioni messe in campo dalla Chiesa cattolica", e che "sostenere che mancano elementi che provino la discriminazione subita è puerile".
Qualche giorno fa, inoltre, la Corte di Cassazione italiana aveva deposto le motivazioni della sentenza contro il giudice Luigi Tosti, rimosso dall'ordine giudiziario, il quale si rifiutava di lavorare in qualsiasi aula di tribunale finché non fossero stati rimossi i Crocifissi da tutte le aule italiane oppure ad essi venissero affiancati simboli di altre religioni; in queste motivazioni si legge che il Crocifisso può e deve essere esposto nelle aule di tribunale italiane, e ad esso non può essere affiancato alcun altro simbolo.
Da parte nostra, come di tutti i cristiani cattolici (ed anche ortodossi) del mondo non possiamo che essere soddisfatti di questa sentenza, e ringraziare il Signore; affermiamo e cantiamo con tutta la nostra voce: "Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!".

2 commenti:

  1. Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!

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