
Il discorso continua con una breve analisi di come certo mondo scientifico ha ridotto l'amore fra uomo e donna, e da qui l'alternativa convincente del bell'amore biblico, che parte, in fondo, da un dato scientifico incontrovertibile: "nessun uomo potrà mai auto-generarsi", e si fonda sulla naturale differenza dei sessi. Non manca di parlare della vanità che sembra alla base di molti rapporti di coppia oggi, della "smania del tutto e subito"; all'origine di questo problema il cardinale individua la paura della morte, facendo come esempio principe la decisione delle coppie di procreare, oggi spesso "determinata dalla paura del carattere contingente dell’esistenza". A ciò pone rimedio la Risurrezione di Cristo, che ci ha liberati dalla paura della morte.
Un punto cruciale è quello della castità, parola, dice il patriarca, oggi purtroppo caduta in disuso; esponendo l'importanza della castità non solo per i religiosi ma soprattutto per i laici e in particolare per le coppie, il patriarca conclude: "La castità mette in campo un’esperienza comune a tutti: in ogni ambito della sua esistenza l’uomo sa bene di non poter trovare soddisfazione senza sacrificio". Di qui, poi, si sofferma ad analizzare come la castità è espressa nella vita di tutti gli uomini, con la verginità, il celibato ecclesiastico e l'indissolubilità del matrimonio.
Il discorso termina con un messaggio di speranza per tutti i cristiani, riprendendo una riflessione di sant'Agostino: "Neppure l’umana fragilità sessuale rappresenta ultimamente un’obiezione fondata alla castità [...] La figura morale compiuta dell’umano non è l’impeccabilità ma la “ripresa”. Essa registra, sempre più col passare degli anni, il dolore per ogni singolo peccato mentre per la grazia del perdono di Dio approfondisce l’amore".
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